SONETTO XXVII
Al ritorno di Lanra, si rasséréna il cielo, e si ricompone in placida calma.
Ma poi che '1 dolce riso umile e piano Più non asconde sue bellezze nove ; Le braccia alla fucina indarno move L' antiquissimo fabbro siciliano :
Ch' a Giove toi te son V arme di mano Temprate in Mongibello a lutte prove ; E sua sorella par che si rinnove Nel bel guardo d' Apollo a mano a mano.
Del lito occidental si muove un fiato
Che fa securo il navigar senz' arte
E desta i fior tra 1' erba in ciascun prato.
Stelle noiose fuggon d' ogni parte, Disperse dal bel viso innamorato, Per cui lagrime moite son già sparte.