SONETTO XXXVII
Amore lo amareggia di troppo, e non puô gustar più le sue rare (lolcezzc.
Mie venture al venir son tarde e pigre, La speme incerta; e U désir monta e cresce; Onde '1 lassar e Faspettar m' incresce ; E poi al partir son più levi clie tigre.
Lasso, le nevi fien tepide e nigre, E '1 mar senz' onda, e perl'alpe ogni pesce E corcherassi '1 Sol là oltre ond' esce D' un medesimo fonte Eufrate e Tigre ;
Prima ch' i' trovi in ciô pace ne tregua , 0 Amor o Madonna altr' uso impari ; Che m' hanno congiurato a torto incontra :
E s' i' ho alcun dolce, è dopo tanti amari, Che per disdegno il gusto si dilegua.
Allro mai di lor grazie non m' incontra.