SONETTO LXVIII
La prega di consolarlo almen coa la dolce e cara vista deila sua ombra.
Dolce mio caro e prezioso pegno, Che natura mi tolse e '1 Ciel mi guarda , Deh corne è tua piètà ver me si tarda, 0 usato di mia vita sostegno?
Già suo' lu far il mio sonno almen degno Délia tua vista, ed or sostien ch' i' arda Senz' alcun refrigerio ; e chi '1 ritarda ? Pur lassù non alberga ira ne sdegno ,
Onde quaggiuso un ben pietoso core Talor si pasce degli altrui tormenti, Si ch' egli è vinlo nel suo regno Amore.
Tu che dentro mi vedi , e '1 mio mal senti ,
E sola puoi finir tanto dolore,
Con la tua ombra acqueta i miei lamenti.