SONETTO LXXII
Il dolore di averla perduta è si forte, chè niente più varrà a mitigarglielo.
Fu forse un tempo dolce cosa amore (Non perch' io sappia il quando) ; or è si amara Che nulla più. Ben sa '1 ver chi l' impara, Gom' ho fatt' io con mio grave dolore.
Quella che fu del secol nostro onore, Or è del ciel che tutto orna e rischiara ; Fe mia requie a' suoi giorni e brève e rara, Or m' ha d' ogni riposo trattQ fore.
Ogni mio ben crudel Morte m' ha tolto ; Ne gran prosperità il mio stato avverso Puô consolar di quel bel spirto sciolto.
Piansi e cantai ; non so più mutar verso, Ma di e notte il duol nell' aima accolto Per la lingua e per gli occhi sfogo e verso.