SONETTO LXXXI
La sua grave elà e i saggi consigli di lei lo fanno rienlraro in se stesso.
Diccmi spesso il mio fîdato speglio , L' animo stanco e la cangiata scorza E la scemata mia destrezza c forza :
Non li nasconder più ; tu se' pur veglio.
Obbcdir a natura in tulto è il meglio ; Ch' a contender con lei il tempo ne sforza. Subito allor, corn' acqua il foco ammorza, D' un lungo e grave sonno mi risveglio :
E veggio ben che '1 nostro viver vola, E ch' esser non si puô più d' una volta ; E 'n mezzo '1 cor mi sona una parola
Di lei ch' è or dal suo bel nodo sciolta, Ma ne' suoi giorni al mondo fu si sola, Ch' a tulle, s' i' non erro, fama ha tolta.