SONETTO LXXXV
Si umilia dinanzi a Dio, e, piangendo, ne implora la grazia al punlo di morte.
r vo piangendo i miei passati tempi I quai posi in amar cosa mortale, Senza levarmi a volo, avend' io 1' aie Pcr dar forse di me non bassi esempi.
Tu, che vedi i miei mali indegni cd empi, Re del cielo, invisibile, immortale, Soccorri ail' aima disviata e fraie, E '1 suo difelto di tua grazia adempi :
Si che, s' io vissi in guerra ed in tempesla, Mora in pace ed in porto; e se la stanza Fu vana, almen sia la partila onesta.
A quel poco di viver che m' avanza Ed al morir degni esser tua man presta. Tu sai ben che n' altrui non ho speranza.