SONETTO LXXXVII
Era si piena di grazie, che, in sua morte, parlirsi del mondo Corlesia ed Âmore.
Spirlo felice, che si dolcemente
Volgei quegli occhi più chiari che '1 sole,
E formavi i sospiri e le parole
Vive ch' ancor mi sonan nella mente,
Già ti vid' io d' onesto foco ardente Mover i piè fra 1' erbe e le viole, Non corne donna ma com' angel sole, Di quella ch' or m' è più che mai présente ;
La quai tu poi, tornando al tuo Fattore, Lasciasti in terra, e quel soave vélo Che per alto destin ti venue in sorte.
Nel tuo partir parti del mondo Amore E Corlesia , e '1 sol cadde del cielo, E dolce incominciô farsi la Morte.