‹ Romania (volume 2)Chapitre 108 sur 282 · JUIF ERRANT EN ITALIE · texte numérisé non relu

JUIF ERRANT EN ITALIE

Pisa, 1 5 novembre 1880.

Caro e pregiato amico.

Faccio, 0 per dir meglio, facciamo onorevole ammenda : e quando dico facciamo, non intendo soltanio voi ed to ; ma quanti dal secoloxvii in poi — e non sono poclii di certo — hanno volto i loro studi alla Leggenda dell' Ebreo errante. Due cose ormai parevano assai bene assodate ; ed io nel mto anicolo délia Nuova Antohgia { 1 ottobre 80] le ripeteva e confermava sulla scorta detia vostra intéressante pubblicazione : che cioè, dopo le narrazioni dei prelati armeni riferite da Matteo Paris e da Fiiippo Mouskel , non si trovavano altn ricordi dell' Ebreo errante fine air apocrifa Lettera di Paolo d'Eitzen ; e che la Leggenda poteva dirsi ignota, 0 almeno estranea ail' Jtalia. Ecco ora una citazione, tanio ptii importante in quanto non si traita di Cartafilo relegalo quasi nel fondo dell' Armenia, ma di Butiadeo peregrinanie in Italia nel sec. xiii ; e una seconda citazione che lo fa noto nuovamente fra noi e fra noi peregrinanie tra il sec- xiv e il xv : nonchè alcune tradizionî orali di varie parti délia Sicilia, che, unité aile testimonianze sopra accennate, mostrano che la leggenda non fu soltanto conosciuta in ahd tempi, ma è tuttavia vi vente in Italia.

Cominciando dalla seconda citazione, dalla quale si risale alla prima, vi dirô, che appena pubbHcato il mio scriito nella Nuova Antologia, un dotto mio amico, il cav. Giuseppe Palmieri-Nuti di Siena, mi scriveva mandandomi trascritto un brano di cronista senese. È questi Sigismondo Tizio, nato in Casiiglîone fioreniino circa il 14^8, stabilitosi Jn Siena nel 1482, ed ivi morto verso il i J28. Fu autore di una volumjnosa Cronaca, nella quale, sotto l'anno 1400, cosi discorre di cerie pitiure di Andréa di Vanni : Hoc profecîo iibuit annotare^ quoniam tcmpestaie nostra ab antiquis c'mbas percepimus Johannem Butudeum, qui olim Christam, dum ad patibulum ducereîur, whumaniter impiiUraî, cui a Chrisio fuit dictum : Expectabis me, dum venero, Senis aîiqimndo transivisse : imaginemque ipsius ab Andréa iVfo, ut diximus^ in angulo pictam, crucem ferentem inspexisse, seque Christo similiorem haudquaim]quam vidisse fuisse testatum. Andréa di Vanni visse dal 1 ^69 al 1 41 î ; il Tizio scriveva queste parole nel 1 400 : abbiamo dunque una menzione del passaggio dell' Ebreo errante, di Buttadeo, per Siena, che risale alla seconda meta del sec. xiv. Ma non basta : ecco in quai modo il Tizio continua : Quae auum de Jobanne Buttadeo in vulgus spargi a teneris nos etiam audivimus, fabahsa existimavimus, Verum Sénat agenles, priusquam sacris initiaremur ordinibus, profitent ts astrologiae discipHnam, Guidonem Bonaîum foroUvensem^ astrologum peritissimum , in libro decimo îracîatuum, qui Introductorius ad divina nuncupatufy consideratione CXXXXl, legimus if une Johannem ponere^ et anno Christi ducentesimo sexagesmo sepûmo supra miUesimum transivisse Forotivio

2r4 MÉLANGES

a4 s. Jacobum proficiscentem, ut quandoque ad credere adduceremur^ si apud viros graves nimiae argueremur credulitatis ac simplicUaîis ; in suo igtiur quisque intelUau dijudicet. il Palmieri mi soggiunge che quesio passo, da lui risconiraio sut manoscritto del Tizio, che conservasi nella Biblioteca di Sicna, Irovasi anche a slarapa îiel Diario Senese di Girolamo GigH, part. I, p. 40» (Lucca, 1725) : in un lîbro, adunquc, del qualenessuno finora si era giovato per la leggenda dell' Ebreo errante.

Naturalmenie volli, dopo questa comunicazione, ricorrere al libre del Bon.itlJ; ed avendone scrilto al geniile amico cav. Enrico Narducci, bibliolecario delV Alessandrina di Roma. seppi da lui che il passo trovasi non giâ nell* opéra inesatiamente indicata dal cronista senese, ma in quella intitûlata Introducîorius ad judicia siellarum. Il passo da lui irascriltomi sulla edixione « Augustae Vindelicorum m cccc lxxxxi n in-4*', tractât. quintuSf considérât. 141, dice cosl a proposito di un ta! Rtccardo,che nel 123) erasi in Ravenna vantato col Bonatti di esser vissmo giàalla corte di Carlo Magno» più che quanroceni* anni addieiro : Et dicebatur tune quod erat quidam atius qui fuerat îempore Jesu Christif et vocabatur Joannes Buttadaeus, coquod impuîisset Dominum quando ducebatur ad patibulum, et ipse dixtt ei : Tu exspectabis me donec venero ; et vidi Ricardum Ravennat aéra Christi millestma ducentesima vigesma îertta, et ille Joannes transitif per Forlivium vadens ad sanctum Jâcobum aéra Christi miltesima ducentestnia sexagesima septima. Ecco adunque nel r 267 una prima apparizione dell* Kbrco errante in rtalia, dove egli ha già il nome di Buttadeo, che vol aveviite ritrovato primamente in un libretto tedesco del 1604, e che cvidentemcnte ha eiimologia italiana, da buttare, ributtare, respingere.

Vi trascrivo per uliimo due iradizioni orali siciliane raccolte dal mio egregîo amico Salvatore Salomone-Marino, che distruggono quanto io supposi circa l'esser la leggenda nota soltanto nella famigtia del villico Caacio. Il mio amico mi avverte che, oltre che a Borgetto, dove ha raccoho que«ti due testi, la tradizione è viva anche a Partinico, in Palermo e in altre parti dell* isola.

1 , Narrazione del viilico Pietro Randazzo.

BUTTADEU.

A lu trmpu cln purtavanu a Grsu Cristu a lu munti Carvanu, vogghiu diri a lempu lit la »ô sant.i passioni. iddu avia la cruci supra li spaddi, e, béni mtu ! qu«»i CÂ nuii putia cchiui, pirchl li 'nfami judei lu jianu puncennu e cacciaitnu di tulti nuneri pri lintu curnri. A lu passaggiu, Gesu Cristu viltt a 'n Abreu daviiiili II )o' purta, chi taliava la passioni di tu Figghiu di Dtu, e iddu cm •tppuJAUi a un vunchitcddu. Did Gesù tuttu stancu : Bon omu, vultti chi mi 4rripotu tintuchia iupr« svu vinchitcddu, cà nun pozzu cchiù ? No, vi spunni l'AbrKU, M lu yancltilrddu tcrvi pri mia. — E mancu tu ha a 'rripusari nni la to' viti, (licl Ûeiù Criitu, umininannu s«nipri sempri. Ora, di dd'ura 'n pot, stu

Page 1