Stavolta cou una giunia di rena
12 P. RAJNA
Akri qnaltro rigoarda come spettantî al marito ; uno duBque avanza , b doona pensa cbe iJ marito lo assegnerebbe a iei : tamo fa dunque che' te b pfcuda addirfttura. Mangiato quelle, la ghiouona considéra che, dei ^nttre lonS die restano. il marito gliene darebbe due; e i due tordi fraadoBO mààto h via del suc stomaco. Ma adesso ia sopraggiunge una ^m famm àà rimproveri che le sovrastano, avcndo mangiato seite tordi e I l'iaîii dbe soU, Per salvarsj , pensa di dire che i tordi son stati dnoEMitfaiapita; e, corne coroliario, si pappa anche gli uhimi due. i cbe il marito riiomcrà affamaio, s'affretia a mettere al Ubtt. — Ritoma ri dabbcn uomo; la gatta è prontamente , e praoaisente punita da lui con tina buona salva dî basionate ; devc poi rasscgnarsj a sfamarsi colle fave. Di queste baoglie aoa locca; mviuta a mangianie, risponde d'aver to stomaco VBppo « |M0 di pcne e di goaî. s 11 marito di buona fede crede che« on dhda coa ciô al gran rincrefdoieiito per il funo délia gatta ! i(
<^eMD momn raooooio è streno pareme del fabUau « des Perd riz < » e àAk mgn woaden Hjwii*. » Per Kndkazione delle varianii posteriori il neorra al vce 3er Hagen (II. xvi e al Momaiglon ill. 298) k tl conkoÊÊù WÊQttn nkMo cfi gpn longa pib prowune tra di loro la redazione Wâeaa e b franme, die non nano l'ona o l'ahra alla nostra dei Savi. E tùâ aKhe fe brae pottcriori, m qoanto almeno sono accessibili a me, nmm 00a ^jKfle, 000 a» qoesU* Dappemmo, salvo presso di noi, c^diaczzo wm preie od on pimat^ inntato dal marito a mangiare a le peniid o le leprî; è kn die b moglie incolpa E m fleam* attra Tarianle occocre quel calcoto curioso », dKbgNeCloriib mgjgienice alla donna, e dal quat^ I i aoo dfwgnvDeiMo. ImonoBa , le ahre versioni son pit î, t, «Kbe IwipfdfnMiiifnte da de , notevolmente diverse Mkm dnqK doe ûfi. Il trano caranenstico die li distingue con ate adf eser b colpa rovesdala nBa gatta . oppure ixrvece su di f MRO* ScsMKbè, »eMre t doe tîpi d n pmentano sdiietti , qua' alf orditon. Pubs uà Saie Stn, Tahro aefla Tcnione tedesca e r redarioai pik aodene, nefl' mûco fabkoB tmcese par di scorgere cifiBirbec. E. coae bo deno, 3 lipo pift ooniplesso che prop même ti è mttÊO te ÔBa; sa l'aDliire oofioaceva por Taltro , e s' vilaepcranîcdHred>Hi€piaodiabiaaiiafTazJone, Egliiacbeil mf iwmaio a can e doiwdar» eoM» alb mogSe delle pemici, n'aV cÉe b Itt fipaïf 1 gaoa. Al doloroio annonzio moir
I, MôBtaigk», Op. cit., t, tU.
a.V<«derHj«.0#. fi. Il, 14,.
tafi, r }64, «lia oritatilo. — G. P.]
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de M.
UNA VERSIONE RIMATA OEI SettC Savi l^
furore, corre addosso alla donna, e le caverebbe gli occhi, se essa non s'alïreiiasse a gridare, che ha deito per celia, e che le pemici son \l coperte, perché si conservino calde.
Quest' episodio è chiariio una giunta e da considerazioni intnnseche e da riprove estrinseche. Esso nuoce ail' azîone; chè la ritarda ed impaccia. E non è cosa consentanea aile intenzioni del tema, direlto a metiere in evidenza, insieme colla ghiottornia, anche l'astuzia femminile, che la donna cominci dal muovere un passo falso, in modo da doversi affreuare quanto puô a ritrarre il piede. Poi, è chiaro che il marito, lenlato d'ingannare una prima volta, sia pur che subito gli si dîca di aver volulo celiare, non dovrebbe conservar più quella verginità di fede, che è necessaria perché abbia dopo, senza un sospetio al mondo, a credere alla moglie, quando gli dice che il suo convitato scappa colle pernici.
Quanio aile ragioni estrinseche, sono ben semplici e chiare. Délia gatta e di un primo tentativo d'inganno non fa menzione alcuna la versione tedesca, corne neppure ne parlano le altre più moderne, che non dipendano esclysivamente dal lesto in quesiione.
La redazione dataci dai nostri Savi rende cosi ragione di ciô che, senza di lei 0 d'una sua consanguinea , sarebbe un problema da risolvere. La contaminazione dei lipi analoghi è, corne tutti sanno oramai, uno dei processi più comuni nella storia del!a novelle, dei canti epici, délie leggende, insomma, délia narrazione in tutte quanie le sue forme. Essa ha luogo spontaneamente e coscieniemente , per via di inconscia associazione idéale e per proposito deliberato.
Riguardû ail' antica versione tedesca, una cosa mérita nota. L'autore ci si désigna lui stesso corne il Vriotskemer (v. 130), cioè il Friulano. Ora, il nostro racconto deve, secondo ognï verosimîglianza, aver preso dalla Francia le raosse aile sue peregrinazioni. Perô s'avrebbe qui un altro eserapio per confermare un fatto poco avvertiio e ragguardevole : la letteraiura francese non penetrô solo per la via diretta delF occidenie nei dominii tedeschi; essa vi giunse talora anche dal mezzogiomo, médiatrice Tltalia.