Suchier, Denbmekr
4. Monaci, Studj di flolgia romanxa, V, 67. Fragment dans Bartsch, Chrest. prov., col. 177 et suiv.
x siècle on trouve des exemples du couplet brisé dans la pièce Cavalieri siam di Bretagna, en octosyllabiques, citée par M. T. Casini, Sulle forme metriche italiane, p. 59, et ils vont se multipliant par la suite’.
Les vers de six et de huit syllabes à rimes accouplées ont probablement été importés de France en Italie, comme en Espagne. L'une des raisons qui porteraient à le croire, c’est qu'ils sont plus usuels dans le nord de l'Italie que dans le centre ou dans le sud. C’est donc en France surtout qu’ils doivent être étudiés.
Pauz Meyer.
1. Voir par exemple la froftola attribuée par M. Grion à Lupo Farinata degli Uberti, dans le Jahrbuch f. rom. u. engl. Literatur, X (1869), 213, qui est reproduite en appendice au traité delle rime vulgari d'Antonio du Tempo (Bologna, 1869), p. 364. Elle est en vers de six syllabes. Presque tous les couplets sont brisés,
ErRaTA. — Ci-dessus, p. 4, l. 13, eimprers, lis. empereris. — P. 18, 1. 37, Galenderon, lis. Galeron. — P. 21, 1. 8, pois, lis. poi; 1. 17, volontiers, lis. volentiers ; 1. 19, lon, lis. c'on. — P. 31, 1. 26, tre, lis. étre.
CONTRIBUTI ALLA STORIA
DELL’ EPOPEA E DEL ROMANZO MEDIEVALE:
LA CRONACA DELLA NOVALESA E L'EPOPEA CAROLINGIA:.
Insieme coll!” adozione nella vita usuale di nomi propri di provenienza epica, s’ha per la storia primitiva dell’ epopea francese tra noi anche un’ altra e svariata serie di testimonianze preziose.
Cerchiamo in quella ricca miniera di tradizioni che & il Chronicon Novaliciense3, scritto in più riprese nella prima metà del secolo x1. Non ë, come s’immaginerebbe, sulle narrazioni favolose concernenti Carlo Magno — importanti ancor esse per l’epica, ma sotto altro rispetto che l'attuale, — che s’ha ora da fermar l’attenzione; sibbene su quelle riguardanti Waltario, contenute nel secondo libro, che un valido indizio porta a
2. Solo dopo aver condotto a termine il lavoro mio — anello intermedio di una catena — ho saputo che questo punto era stato studiato anche da Gaston Paris, col proposito di fame oggetto di un articolo. Cotal fatto ha procurato intanto à me alcune indicazioni, di cui ho approfittato sulle bozze ; ma giova sperare che il Paris non s'abbia a fermar qui, € comunic prima o poi al pubblico il di pit ch’ egli di certo saprà dire intomo all’ attraentissimo argomento.
3. Ne prepara una nuova edizione, per la collerione di Fonti per la storia d'Ilalia dell Istituto Storico Italiano, quel valentissimo, che & il Cie Carlo Cipolla. Il testo verrà a différire solo lievisimamente da quello dato dal Bethmann nel t. VII (Scriplores) dei Monuments Germaniae del Perte; ma insieme colla cronaca s'avrà una copiosa collezione di altri documenti preziosi, che costituiranno, uniti ad essa, il corpo dei Monwmenta Novaliciensia vetustira.
CONTRIBUTI ALLA STORIA DELL’ EPOPEA 47 Si les me tolent, si avra grant contrere, Car l'en porra . vooir tot mon afere..
L'abe l'entant, adonc ne se pot tere ; Ainzenaris desoz sa chape nere, Ou voit G. en riant l'en aresn Si le vos tolent, dont seroit ce aus lede :
A ice mot se doit l'en bien retrere; Dont vos pos combatre sans mesfere.
Si vos poer, si lor fetes contrere, Car si fete ovre est vilainne et mauvaise.
Et dit G. Moult grant merci, biau metre | Quant je me puis combatre por mes braies, N'en avront nule … s'a force nes m'estraient.
Una breve, ma importante parentesi. « Si vos poez si lor fetes contrere, » ha detto l’abate in questo nostro testo. La redazione pubblicata dal Hofmann, qui assai più prossima all altra che non sia per solito, si da aver in comune anche dei versi, porta invece « D’os et de char lor faites mout contraire » (v. 358, p- 385). Ignoro se il « D'os et de char » sia forse, o sia mai stato, anche in qualche manoscritto della nostra stessa versione!; ma, sia o non sia, esso è indubbiamente la lezione genuina.
Proseguiamo. Dopo un nuovo e vano tentativo di potersene andare armato, Guglielmo immagina di farsi fare da un orefice un braghiere d’inaudita magnificenza. Con questo indosso, s’avvia l'indomani a cavallo, mandandosi avanti un somaro e accompagnato da un servo, tra le lagrime degli altri servi, ai quali à ben noto il pericolo a cui va incontro. Nell’ andata il bosco periglioso ë traversato senza incidenti, dacchè i ladri sono altrove. Ma cosi non segue al ritorno, quando i due se ne vengono con un carico di pesce, che Guglielmo ha pagato colla sua solita prodigalità. Stavolta ecco sopravvenire i malandrini, ric mati dal canto a cui Guglielmo stesso ha indotto il servo. Essi cominciano dal far smontare e legare costui ; quindi Gondran, capo della masnada, ordina a Guglielmo di spogliarsi :
Ça me lerez celle gonne dougie,
Le chaperon, le froc et la pelice,
E ces grans botes, les chauces, (et) l'estamine, Si en irez toz nuz à l’abaïe.
1. In quelli noti finora, G. Paris mi avverte gentilmente che la frase non si trova.
48 P. RAJNA
Gugliclmo ricaciltra invano qualche poco. Anche « l'estamine » gli convien proprio levarsi! Rimane il braghiere, del quale egli stesso si fa a magnificare per il primo la ricchezzar. Naturalmente Gondran gli vuol togliere anche questo, e, sceso a piedi,
Devant le conte se vet agenoillier Por le braier qu'i voloit deslacier.
Ma come Guglielmo lo vede farsi vicino, Hauce le poing, qu'i n'ot mie legier; Par mautalant enz ou col li asiet; Fort ot le bras et le corage fier; Partelair li a un cop paié, Que li a tot le chasingnon froissié.
Fattolo a questo modo cader morto,
Glos, dit li quens, trop fus outrecuidié, Qui me voloies mes braies deschaucier, Et mon braier hors de mes rains sachier.
Sfida gli altri a farsi innanzi, e taluni ancora uccide o ferisce col pugno, il rimanente, prima con una coscia strappata al suo stesso somaro, quindi con un randello di quercia*. Uno solo,
1. Messe come qui sono, queste lodi riescono illogiche ; ma probabilmente son divenute tali solo per via di alterarioni nelle particolaritä. À fr pensare cosl contribuisce non poco il confronto del testo scandinavo, dove ke lodi si sono, seza che La logica abbia punto à dolersene. Nel testo dell’ Arsemale &'è una doppia fase. Guglielmo comincia dal parlar del braghiere come di sou vile (v 563):
Nien escient, ne vus ai mais que some, Fors unes raies, qui me cuevrent les cotes, Eur bail qui est malvais encore.
Na quando il capo de” Ladri ha impusto di darlo, Chou ist Guillaumes : Foi que jou doi nostre onre, Nicus vaut assés que toute l'autre robe.
3. Quesns randihe custituiace reatmente « éin schlechter Zusatr ». come ce il Hoñmann (p.12), per La veine pi ampa: el à davvero uma preroetva ammamente notevoe Æ quelia peurs da ici E mon aver scie aigue, E sue sé tata ga di ua space sen, che pecbb xt couk. Gags me avrebte he à Chiers per premiere quiuna
CONTRIBUTI ALLA STORIA DELL” EPOPEA 49
che s’era tenuto in disparte, ë risparmiato, e ottiene poi anche una porzione del ricco bottino che i ladri si trovavano aver portato li con sè da un furto recente. Il servo & slegato ; quattordici malandrini, morti o feriti che fossero, sono impiccati nudi; e Guglielmo ottiene da Dio il miracolo che il suo povero asino sia restituito alla primitiva integrità.
Ora si ritorna al convento col pesce e la preda, destando grande sbalordimento nei monaci, che serran la porta. Guglielmo la'sfonda con una trave, uccide il portiere, sgomina gli altri, e va nella chiesa ad inginocchiarsi davanti alla croce. L’abate, visto di non potersela svignare, fa il franco, chiedendo a Guglielmo, se abbia portato il pesce. Guglielmo risponde e s’atteggia in modo, che segue una fuga generale. L’eroe afferra l’abate, e se ne serve come di un’ arme per ammazzare il priore, ch’ era il maggior colpevole. Gli si chiede grazia; e Guglielmo domanda perdono alla sua volta :
Diex, dit li quens, con je [é] mal ouvré Par mautalant, qui si m'a sorportél
Je ne porroie mie ceanz durer.
Je n'i porré mie m'ame sauver.
Or m'en fuiré en estrange regné; Hermitefs] ere en un grant bois ramé.
Scaricato il pesce, il mangiare e bere a profusione fa presto dimenticare ai monaci il priore. Non dimentica invece Guglielmo, che, tutto pentito, dopo essere stato da ognuno perdonato e abbracciato, se ne va, lasciando in custodia ai monaci, lietissimi della sua partenza, le armi e il cavallo.
Che tra una narrazione latina, messa in iscritto nei primi decennii del secolo undicesimo, e una redazione poetica volgare e giullaresca, che nella sua condizione attuale non & certo
delle buone spade di cui eran muniti i ladroni che aveva ucciso per à primi servendosi delle sole armi sue naturali; ma, egli dice (v. 651),
N'en prendrai nul, car il m'est en defois ;
Car el capitre dis li abes cortois
Que n'eûsse armes fors le char et les ois.
Gki é allora che, volgendosi addietro, vede il somaro (prima i somari eran due, credo per effet di un traviamento, comune anche alla Karlamagnissaga) e gli strappa la coscia.
Rom nie, XXII 4
$o P. RAJNA anteriore al dodicesimo, ci sia un’ affinità cosi stretta, à veramente meraviglioso. E la somiglianza vive, nonostante l'attribuzione a personaggi diversi, e, quel ch’ ë ben più, nonostante che delle due forme sia devotamente monacale l’una e fieramente antimonacale l’altra ‘. Segnalare a parte a parte i contatti
1. Lo spirito antimonacale 8 attenuato di molto nella redarione più corta. Ii si ignora, o piuttosto si vuol ignorare, che Guglielmo, entrando nel convento, abbia fatto dono alla comunità di tutto il suo, sicchè, conducendosi come fanno, i frati si lordino anche d'ingratitudine. E non ci s'hanno nient” affitto le sfuriate di Gugliclmo contro l'ordine monastico confrontato col cavalleresco, che nella versione maggiore costituiscono come un ritornello quanto mai caratteristico ed efficace. E in generale si cerca d'accarezzare i monaci, € si rende meno simpatico il protagonista. Che cosi facendo si alteri, non pub esser dubbio in nessun modo. Lo indicano le contradizioni interne che ne risultano. © come pub star, per esempio, che l'abate ringrazi Dio al sentire da Guglielmo ch” egli ha ammazzato i ladri (v. 823), entre lo scopo suo e de” suoi era che i ladri ammazzassero lui ? E come sarebbe ipocrito, se non fosse invece ingenuo, il fargli dir di coloro,
Onques n'amerent … Jesu de maisté Per quanto malandrini, son sempre meno vituperevoli di chi, sotto tutt' altra specie, mandava a morte il fratello, e cercava perfino di togliergli la possibilitä di uno scampo, vietandogli l'uso delle armi, e, per un pezzo, qualsivoglia difesa. I ladroni sarcbbero messi da Dante nel settimo cerchio, dentro alla riviera di sangue; ma l'abate e gli altri monaci starebbero giù al fondo dell infemo, confit nella ghiaccia insieme con Gano. Questa condizione di fatto rimane immutata anche nella versione del codice dell Arsenale; e si pud ben studiarsi di dissimularla, ma in nessun modo si potrebbe distruggere. O sarà mai fuor di proposito il sospetto che, mettendo le cose come qui ë avvenuto, si sia voluto rendere il racconto tale da essere udito tranquillamente anche da orecchie monastiche, e da non correr rischio d'esser rimosso da quei luoghi e da quelle feste, a cui un « Moniage » pareva particolarmente convenire? Un po’ di male dei monaci & detto qui pure (v. 508) :
Trop estes rices et d'avoir assasé.
As povres gens deüssiés tant doner
Que vostre vie peñssiés amender, Ma queste parole sono in bocca del capo de’ ladri, ossia escono da labbra, che — in apparenza — tolgono loro il potere di offendere. C'erano bensi de” frati, a cui il Momigge poteva sonar grato anche nella sua condirione schietta : quelli — ma quelli solo — di Gellona, per via delle contese con Aniana (V. p. 44, n. 3). Ed io mi domando, sc mai essi avessero a fare qualcosa nell' ispirazione primitiva del poema. Il fatto sarebbe gravido di significato.
.CONTRIBUTI ALLA STORIA DELL’ EPOPEA 5
Alessandro Neckam, come, dopo la morte di Carlo Magno, Uggeri s’andasse sconosciuto a far monaco a Meaux. Il suo scudo & appeso nel convento, le altre armi sono riposte, il cavallo « laborem insolitum subiit, vehens lapides ad reparationem ecclesiae ». Trascorsi degli anni, i saracini vengono a devastare la Francia, ed assediano Meaux per l’appunto. Dentro c’è alla difesa lo stesso re Lodovico; ma i pagani son tanti, che i francesi non osano uscire a combattere, e neppur rispondono all invito che con superbe parole ogni giorno rinnovano, accostandosi alle mura, dodici campioni. Queste provocazioni giungono all’ orecchio di Uggeri, che domanda e ottiene dal!” abate il permesso di andar lui alla battaglia. « Adducuntur in praesentiam ducis equi qui tunc temporis generosi videbantur; sed cum vir magnae virtutis manu militari spinas equorum tangeret, impotentes erant impressionem manus sustinere. Jubet igitur adduci equum suum, robur pristinum cum animi nobilitate adhuc retinentem, licet longe minor solito diligentia nobilis equi custodiac adhiberetur. Cum vero dux inclitus violenta manus impressione dorsum equi generosi attrectaret, equus robustus spinam elevans dominum suum agnovit, hinnitu crebro et agilitate motus laetitiam cordis protestatus. » Su questo cavallo Uggeri vince ed uccide i dodici saracini, e viene ad essere autore principalissimo, e non iniziatore soltanto, d’una piena vittoria dell’ esercito cristiano. Le armi fanno che sia riconosciuto ; ma rimane nel monastero, e vi muore assai vecchio".
Il Neckam attinge a una fonte ecclesiastica*; ma questa non faceva di sicuro se non riversare le acque venutele da un poema. Le cose parlano qui ben aperto; e la convenienza parziale colla cosiddetta Chevalerie Ogier rinforza ancor loro la voce. Ë dunque epica anche la provenienza dell’ episodio nostro nella Cronaca della Novalesas. Ma se questo &, toccherà altresi la
1. L. I, c. 148; p. 261-64 nell edizione dei Rerum Britamnic. Malii Aevi Script., curata dal Wright (Londra, 1865).
2. Il Voretzsch, che pensa altrimenti (p. 116-17), non deve aver badato a queste parole che seguono alla narrazione della disfatta pagana : « Ob ducis autem singularem strenuitatem, contulit coenobio Meldensi quatuor pracdia ditissima regalis munificentia. »
3. Tale & anche l'idea del Voretzsch, p. 15-16. Ed egli (p. 116, n. 1) suppone che questo dica anche il Symons nel Grundriss der germanischen
CONTRIBUTI ALLA STORIA DELL’ EPOPEA 6r epopea, vale a dire ai giullari. Possibile che se ne venissero, attratti dalle feste religiose della Val di Susa. Son Moniages, lo ripeto, i nostri; e si ricordi il « qua vigiliae sanctorum » del biografo appunto di Guglielmo. Ma io credo ben improbabile che, presa l'abitudine del passare al di qua, quei perpetui vagabondi non proseguissero fin d’allora il viaggio per altre terre italiane. Perd, le tracce incontrate qui all” estremo confine costituiscono un indizio anche per il resto del paese.
* Pio Rajna.
BRUNETTO LATINO'S OBLIGATIONS TO SOLINUS
Asis well known, Brunetto Latino’s Livres dou Tresor' is almost entirely a compilation from other works. One of these, as Prof. Thor Sundby 2 has pointed out, is the Collkectanea Rerum Memorabilium of Solinus3.
The object of the present article is to indicate the extent of Brunetto’s obligations to the latter, whose work he has freely used, without, as is so often the case with medieval writers, in any way acknowledging his indebtedness.
The portions of the Tresor in which use has been made of the Collectanea are the geographical and natural history sections of Book I., viz. Part IV : ‘* Ci commence la Mappemonde ” ; and Part V : ‘ Ci commence de la nature des Animaus ” (pp. 151-181; 182-254, in Chabaille’s edition).
The occasional remarks on natural history introduced by Solinus in his descriptions of the various countries, have been detached by Brunetto, and included in a separate division of his work; it will be convenient, therefore, to adopt his arrangement, and deal with the two subjects separately.