AL SIGNOR ABATS FRANCHINI
firriATO DI s. ▲. E. GRAir DUCA DI TOSG4HA ▲ PJL&IOI.*
Oxtj, là ottobre fj^S,
Aduhqvx cotesti signori prendonsi gnin maraTÎglîa, cke îo me ne resti tuttavia alla campagna, e in on angolo, per dir corne loro, di nna proviilcia. Son cosi ella ; che sa quel cbe mi maova a cercare vaij paesi. Qui, Inngi dal tumnlto di Parigi, ai fa una Tita condita da' piaceri délia mente : e ben &i puô dire con qitel poeta , che a qneste cène non manca ne Lambert né Molière. Io do l'ultima mano a' miei Dialoghi , che pur han tro- Tata molta grazia innanzi gli occht oosà délia bella £milia, corne dei dotto Voltaire; e da essi «to racoogliendoi bei modi délia convenaaione, che.Torrei p#er trBs£>ndere nella mia operetta. Bla ecco che da quetta provinda to le mando cosa che dovrdlbono a«ir pur cara.>cotesti signori ùuer beamt fumum et opes strepùumque Romœ, Le mando il Giulio Cesa^ del nostro Voltaire non alterato o guasto , ma tal qnale egliosci dalla penna dell' autor suo. £ mi pare esser c^|||o che a lei dovrà sommamente piacere di scorgere in questa' tragedia un nuovo génère di bellezza , a che pi^o esser innalzato il teatro fràncese. Sebbene troppo la nuova cosa parrà cotesto a quelU che credono dopo la morte di Comelio e Racine spenta la fortuna di esso, e nulla sanno Tedere al di là délie costoro produaioni. A chi on
' * Cette lettre , plus correcte et d^un bien meilleur stjle que celle qui se lit dans toute» les autres éditions de Voltaire , est ici imprimëe d'après rëdition italienne des Œuyres d^Algarotti. Crémone, 1783, în-S. R. La lettre française qui pr^ède celle-ci n'en est pts mie tradaètion; nous avons cm devoir les conserrer toutes deux dans la laune oà Traisemblablement chacane a été ëcrite.
LETTERA DEL CONTE ALGAROTTl. laS
temj^o fa sarebbe caduto nel pensiero y che restasse da agginngère nulla alla musîca vocale dôpo lo Scarlatti, ovrero alla stnimentale dopo il Corelli. Par nondimeno il Marcello , e tl Tartini ci hanno mostrato y che ci avea cosi nell' uiia corne netl' altra alcnn segno più là. E pare cKe Tuorno non s' accorga de* luoglii clie rimangono ancora vacui nelle arti y se non dopo occupati. Cosi il Ginlio Cesare mostrerà nescio quid mt^uê qnanto al génère délie tragédie francesi. Che se la tragedia , a distinzion della commedia , è la imitazion di un'azione che abbia in se del terribile, e del compassionerole , è facile a veder qnanto questa, che non è intomo a nn matrimonio, o a un'amoretto, ma intomo a un fatto atrocissimo , e alla più gran rivolnzione che sia avrenuta nel più grande imperio del mondo; è focile, dico y a vedere qnanto ella venga ad essere più distinta dalla commedia, che non sono le altre tragédie francesi, è saïga sopra un cotnmo più alto di assai. Ma tntto qnesto è niente di~ nanzi al più délie persone : non fa mestieri aver vedûto mores hominum muUorum et urbes , per sapere che i più bei ragiona^ menti del mondo se ne vanno quasi sempre con' la peggio , quando eglino hanno a comb^ttere opinioni avvalorate dall' usanza e daU'autorità di quel sesso , il cui imperio si stende sino aile proYincie scientifiche. L*amore è signor despotico délie scène francesi; euna tragedia, dove non han che far donne, tutta sentiment! di liberté , e pratiche di poUtica , non darà naturaimente nella cruna di gente awezza ad udire Mitridate fare il galante sul punto di muovere il campo verso Roma , e a vedere Sertorio e Regolo damerini. Ne sarebbe di farsi maraviglia , che il Cesare del Voltaire corresse la medesima fortuna a Parigi, che Themistocle , Alcibiade , e quegli altri grandi uomini della Grecia corsero in Atene , ammirati da tutto il mondo , e sbanditi dalla loro patrîa.
In qnesta tragedia il Voltaire ha preso afl imitare la severità del teatro inglese, e singolarmente Shakespeare; in cui dicesi, e con ragione , che ci sono errori innumerabili e pensieri inimi- XaUbiïXyfitulU inmunentble , and thoughts inimitdhle, Del che è una riprova la medesîma sua Morte del Ginlio Cesare. £ ben ella puo credere che i] nostro poeta ha tolto di Shakespeare quello
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