AL SIGNOR FRANCESCO DANIELE
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Foggla, 34 marro isu7.
Si voles béni est, ego valeo. Valco si ; ma bo avuto febbri e rafl’redori, ed altri incommodi che m’banno insino a questo raomento tolto il piaeere di |)otervi scrivere. .Minacciato tuttavia prima che assalito da si fatti inalanni, ho presto dato di piglio all'usata inediciua, mangiare poco e faticare assai; cou questa iMinacea e l’ajuto di Dio, mi son guarito di modo clie sto corne una lasca ; e, se sapessi che di voi fosse lo stesso , .sarei contento quanto puo essere un galant’uomo. Qui à Foggia, cio è, in terra latronum, pullulano I ladri , ed è un’ arte il rubar cosi onorata e proliltevole , e senza pcricoli , che tutti la voglion fare ; chi collo schioppo, chi colla (lenna, e meglio anche al tavolino che alla macchia. Gran fatiea si prépara ai futuri Tesei. Ma parliamo d’altro. Questa brutta commissionc inipostami per commando regum timendonnn in proprios greges non va avanti, cosi non ixissopiu sperar di rivcderv i ciiin hirundine prima; anzi dubito e teino di dover piu c più mesi stare lontano da voi, il che non cra niente necessario a farmi gustar la vostra veramente atirea conversazione. Affc di Dio, don Ciccio mio, dacché vi iasciai non ho trovato con chi barattar duc parole. Qui vengo a cercar midi, ma son tutti asini cite in vederli mi fanno csclamar : dov’è il caro don Ciccio gui turpi secemit honestum ? Dov’c il padre abate che dovea venir con me? Maquaiito fu piu accorto a non partirai mai da voi; e don Giuseppe nostro cnll’amabile consortc sua; c donna Giiiiia, tutti vi piango; mi pare milie anni di rivedervi tutti. Ma quando sara, Dio lo sa.
Ora, che vi pare del mio scriver toscano? per me, credo scrivervi cruschevolissimevolmentc; ma se a caso, questo mio cicalare non fosse proprio di nessuna lingua per voi inteliigibile , basta , v’e notoraffetto mio, e se non troppo m’intendercte, indovincrcte almcn quanto vorrei, ma non so significarvi meglio. Vate,fac ut me âmes et vnle- I ludinrm tuuin diligenlissimè cures.
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