PIANTO PB1MO
Le lagrime, e le voci accoglio in rima,
Che da gli occhi, e dal petto uscir di PIERO ;
Che vinto dal timor di croce prima,
Fra la lingua, ed il cor smarrî '1 sentiero ;
E di vita mortal facendo stima ;
Nego di vita, e morte il Signor vero.
Ma chi darammi di la su favore, Altri, che Musa, o che '1 Signor di Delo? O tu, c'havesti il novo, etemo honore D'aprir', e di serrar gli usci del Cielo; Impetra al petto il lume de Tardore, Che venne al tno, quando si mppe il gelo De la paura, e col sno canto il gallo, A pianger ti desto rhorrihil faI1o^
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il MAGNANIMO PIETRO, che gîurato Havea tra mille lance, e mille spade, Al suo caro Signor morire à lato; Quando s'accorse, vinto da viltade.
I . Comparez ces deux sUmces avec les douxe premier» vert de la pièce de Malherbe, p. 4.
LES LARMES DE SAINT PIERRE. 3i3
Nel gran bisogno haver di Fè mancato; La vergogna, el dolore, e la pietade Del proprio fallo, e de Faltrai mardro ; Di mille punte il petto gli feriro '.
Ma gli archiy cbe nel core gli aventaro
Le saette piu acute, e pin mortali;
Fur gli occhi del Signor, quando il miraro :
Gli occhi fur gli archi, e ^i guardi fur gli strali,
Che del cor non contenti, sen' passaro,
Fin dentro à Valma; e vi fer piaghe tali,
Che bisogno mentre che visse poi,
Ungerle col licor degli occhi suoi.
XLDI
Più fieri (parea dir) son gli occhi tuoi De l'empie man, che mi porranno in croce ; Ne sento colpo alcun, che si m'annoi Di tandy ch'altmi forza in me ne scocca; Qnanto il colpo, ch' uscio de la tua bocca*.
XUV
< Nessun fedel trovai, nessun cortese Di tanti, c' ho degnati ad esser miei : Ma tu, dove '1 mio amor via più t'accese, Perfido, e ingrato sovr' ogn' akro sei. Ciascun di qnei sol col fuggir m'offese , Tu mi negastiy ed hor con gli altri rei, Par, che ti paschi del mio danno gli occhi; E che la parte del piacer ti tocchi'. >