MORT A
Quando romito e pallido Al meditar m’involo,
Ed alPuman consorzio Cogitabondo e solo Entro, argomento occorremi Sempre di sdegno o pianto,
Onde or severo ed ora mesto io canto (18).
Dali’ erma landa reduce Che intomo cinge Atene,
Salmeggi intesi e gemiti Nel tempio sacro a Irene....
Il piè vi misi, e apparvemi Un’ avvenente estinta Verginetta da morte dianzi vinta.
Le membra avea d' un candido Lungo ammanto coverte :
In santo atto le braccia Sul petto eran conserte ;
E tal parvenza aveano Le bellissime forme,
Ch’i’ detto avrei « mor\a non è, ma dorme. »
Dunque a te, Greca vergine,
Ahi! veramente morta Pietosi eletti numeri
LA GIOVINETTA ATENIESE.
11 verso Italo porta :
Più dell’usato flebile
L’elegia si disposa
Aile corde dell’arpa dolorosa.
Mirar la bella spoglia E la soave faccia Lasciami pria che in polvere La morte ahi ! le disfaccia :
Il primo istante e l’ultimo
Ch’io ti contemplo, è questo
Per te, per chi t’amè, cara , funesto.
Sul molle seno tumido,
Sol dilicato viso Impallidito e languido,
Siccome fior succiso,
Fia che s’appasti l’uinida
Terra e di tue s’informe
Vaghe fattezze aile stupende norme.
Forse chi più sen doglia Sarà chi nodi santi Teco bramô di stringere,
E in delirati istanti Te dal suo collo pendere Sognô veder, beato
D’un bacio, un detto, un guardo innamorato !
O troppo bella imagine E troppo fuggitiva,
Verrà notturno a piangerti Là, dell’ Ilisso in riva,
Invido a chi nel talamo Il capo intanto posa *
Sovra il tenero sen di vaga sposa.
Forse hai provato il palpito D’amor che l’aime régna ,
Gentili , e a triste apprendersi
LA GIOVINETTA ATENIESE.
Villane aime disdegna ;
E preparato il candido
Vélo e la nuzial veste
Avea tua madré, e le corone inteste (19>.
Or procombente, in lacrime,
Sul tuo deserto letto Danni farà la misera Al voltt) antico e al petto ;
Rammemorando il turgido Grembo che t’ha portata,
E il dl che han detto, c una fanciulla è nata. *
Io dal Danubio al Tevere E aU’Ilisso dall’Arno Trascino lento e squallido La cura onde mi scarno :
Ognor d’affetti vedovo,
Solo di gente in gente,
Finchè Morte m’arresti, andrô fuggente.
Deh! tu salita agli angeli In vita eterna e lieta Non esser, cara, immemore DelFItalo poeta,
Che trovator di lugubri Versi al leggiadro fraie Armonîoso diede ultimo vale.
(Atene, 1849).