AL LETTO
O letticciuol beato , che pur* anco L'ambrosio odor del molle corpo spiri , E la forma e il tepor del latteo fianco Serbi, e un susurro di baci e sospiri ;
Fatto per gioja languidetto e bianco Quel volto io miro ancora, ov' io te miri ; E a voluttade/ il dolcemente stanco Petto rinfiammi con nuovi de si ri ;
E per te vo nel grato error tant* oltre , Che l'orme del soave venir meno, E i lini abbraccio, e la turbata coltre.
Deh cosi sempre , o letticciuol , rimanti In memoria di lei ch'avesti in seno , O letticiuolo , invidia degli amanti !
LA TONACA.
Di scure lane ruvide contesta Per man di povertade al ciel si cara, O sovra ogni altra avventurosa vesta , Onde s'ammanta la beltà più rara,
Quando in te il guardo cupido s'arresta, Quanti son fregi a dispregiare impara ; Chè ben maggior tu n* bai da quella onesta Salma trasfusi, che nascondi avara.
APPENDICE
Te nel silenzio io venero , Àvvolta in nebbia oscura ; Ti sento, e questo bastami , Santissima Natura.
Miro con occliio attonito Gli astri nelU ampio vuoto; Ma d'indagarne astengomi O la figura, o il moto.
Mortal , te stesso mediti , Nè quel che sei comprendi ; E folle poi conoscere Ciel, terra , e mar pretendi ?
JFilosoûa vanissima, Figlia d'umano orgoglio , Oh quanto è incerta, e instabile La base del tuo soglio !
In mille forme varii Ai variar degli anni ; Tu sembri il ver promettere , Ci alletti, e poi c' inganni.
Devoti a un mite genio , Natura , ho core e ingegno ; Nè vuo' importun sovvertere Le leggi del tuo regno.
Abitator pacifieo Di questa terrea mole, Io col pensiero scorrere Non vuo' le vie del sole.
APPENDICE
Ed a quai uopo imprendere Opre difficil tanto?
Son l'opre mie più facili ; Sono l'amore, e il canto.
Nè Tarte , che difformati In mio soccorso io chiamo ; E libero ed ingenuo Senz' arte io canto ed amo.
Sia pure il bel pregevole DelFarte ; io nol conosco :
Più d'un giardino florido Mi piace un prato , un bosco.
Vagbe matrone spieghino Sul volto i vezzi a gara :
Pastorelletta ruvida Oh quanto m'è più cara !
Natura , in me fai nascere Tu sol pensieri, e affetti :
Godo i piacer che m'offeri , Scrivo quel che mi detti.
IL RAMMARICO.
Tamo , le dissi ; del mio cor l'affetto, Donna, a te volgo, a te sarô costante; Tu sol mi piaci , e or per te sola in petto Tutto ho Fardor ch' ebbi per moite ayante.
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Dal dl primier che il tuo leggiadro aspetto
Mi forî , mi beô , mi rese amante , Son tuo cosi che non ho alcun diletto , Se non mi vien dal tuo gentil semhiante.
Che non fec* clla, c che non disse allora?
Quai numi non giurô l'empia, dicendo Che ognor sinccra , ognor fedel mi fora ?
Eppur tradimmi.... eppur potco V ingrata In hraccio ad altri... Ah . di furor m' accendo... Oli potessi obliar d'averla amata î
O tu che ten fuggisti in enna cclla , Corne colomha da rapace artiglio, Ed agli occhi del Ciel per farti bella Da noi prendesti volontario esiglio ;
Se vedessi quai torbida procella L'anima mi combatte, e quai periglio, Forse più d'una al rigor tuo rubclla Lacrima ti vedrei cader dal tiglio;
Forse... Che penso mai? Che mai ragiono?
Oimè ! . . . tra nube c nube scintillante Veggio... è Tira di Dio... già n'odo il tuono.
Ma invan.. non temo.. in faccia anco a'tuoi sdegni Sarô in amarla , o Dio , saro costante , Se tu non sei, che a disamar m'inscgni.
APPENDICE