‹ Voyages en Corse. à l'île d'Elbe, et en Sardaigne;Chapitre 117 sur 129 · LA LONTANANZA IN PRIMAVERA · texte numérisé non relu

LA LONTANANZA IN PRIMAVERA

S'invola omai del tardo Terno algente La stagion disamabile e severa , E con il mite aspetto sorridente Olezzando ritorna prima vera ; Ma primavera i cor di gioja pasce Che son feUci, e sol per lor linasce.

Il mio che grave di dolor sospira Al suo lieto ritorno abi non s'allegra !

Anzi ovunque si volge , ovunque mira , Tutto per lui vieppiù s'infbsca e annegra :

H piacer di goderne a me vien tolto , Mentre più bel mettra natura il volto.

Cento e cento memorie errano in folla Intorno a questo cor privo di speme ; Alternamente or Funa or l'altra il crolla; Tutte or Vassalgon raggruppate insieme :

Ed un piacer perduto , a mio tormento , Mi rammenta in passando ogni momento.

APPENDICE

Ma fugga il tempo pur, nulla men cale :

Ore, di cui pavento il pigro volo, U so , rapir potete yoi sull'ale La vita mia preda all'ananno e al duolo ; Ma del bene , ond'io fui felice un giorno, Toi "più non permettete a me il ritorno.

Più non lusinga Finfiammata mente Quel che sull'alba a me s'offiria pririiiero , Quel che poi rinasceva al sol cadente , Giocondo soayissimo pensiero, Che un futuro piacer mentre pingea, Anticipato delibar mel fea.

Veggio d'intorno rinverzire il manto Délia vallea , e i rami agli arboscei ; Odo dolce animarsi il primo canto De'folleggianti amorosetti augei , Ed accordarsi in musical susurro Oli augelli, i rami, e il ruscelletto atzurro.

Ah questa è la stagion , stagion diletta In cui soleami amor esser cortese ; Che la vispa occhi-nera forosetta Più sovente faceasi a me palese :

Là dolce salutommi , e qui s'assise , Qui parlommi d'ainore, e là sorrise.

Al caro suon de'suoi soavi accenti , Che prostrato al suo piè bever godea , Stavan sull'ale innamorati i venti , Più lenta del ruscel Fonda correa,.

APPENDICE

E udiapla wuti , e tra le frondi ascosi Stupidi gli augelletti , e in un gelosi.

E ver che spesso uu invido indiscreto Spettator sorvenia nel luogo istesso, Nè al fervido désire ed inquieto Il meditato sfogo era permesso ; Ma Focchio d'un rival, sebben ci qffende , I diletti d'amor più dolci rende.

Oh grate veglie! oh placide e giulive Sere, di lieto amor felici scuole!

Languide occhiate avvicendar furtive, Dolci alForecchio mormorar parole , Un atto , un riso , un bacio eran mercede Alla niia tenerezza, alla inia fede.

Degli accorti riyali in fra la schiera , Di lor più accorta in aria semplieetta, Or con parola non del tutto intera , Or con cenno furtivo e fatto in fretta Mi additava Neera in modo espresso Dove doveam trorarci il dl d'appresso.

Supplir che puote alla giojosa ebrezza , Onde i suoi scherzi amor condisce e avviva Sol atta ad alleggiar la ria tristezza Délia languida vita fuggitiva ?

L'incantatrice gloria, ah non sen vanti , Che dar non puè si preziosi istanti.

Perche nutrire in sen cura mordace Ad acquistar d!un vano nome il suono?

APPENDICE. 375

La gloria or non ini alletta , or non mi piace ; Chè più non ho cui possa ofirirla in dono :

Amai la gloria un tempo, e allor l'amai Che dal mio ben più farmi amar sperai.

La splendida dell'arti e lusinghiera Pompa , che a'sguardi miei tutta s'ostenta , No che non puô farmi obbliar Neera ; Ch'anzi vie-meglio ognor me la rammenta; Ch'ella, ove appar di bel vestigio o traccia, Più bella sempre al mio pensier s'aflaccia.

Se di mima gentil musico labro Armonizzar il molle fiato ascolto, M entre dà legge al cor più duro e scabro , Mentr ebro da lei pende il popol folto , Neera, io dico , più soave oh quanto, E sol per me scioglieva il labbro al canto !

Se con spettacol dolcemente mesto Melpomene talvolta mi trattiene, A'di felici io col pensier m'arresto , Quando a noi presentavano le scène Ciô che sentian ben meglio i nostri petti In un tumulto tenero d'afifetti.

Mi avverte un moto involontario spesso Ch'io non son lungi dal ritiro ainico, Ove sedendo alla mia ninfa appresso De'folti rami sotto il verde intrico Nulla a'miei s'opponeva, e a'destr suoi , Soli , se non che amor era con noi.

î APPENDICE.

Talvolta, è ver, ch'al destinato loco, Ghe accoglierci dovea, l'attesi, e qoando Trascorsa ini parea Fora alcun poco, Ccnto sospetti mi venian turbando :

Ed ora, oimè , troppo da lei lontano Attenderla yorrei , fosse anco invano.

Il mio cor solitario, irrequieto A 1 in venir s'afferma il ben perduto ; Ma incontra del destin l'aspro divieto, E sospeso rimansi e irresoluto ; Poi quel , che a lui niega il présente , almeno Vuol gir sognando alTavvenire in seno.

Simile ad augellin timido, incerto Nel rio verno di nordiche contrade , Qualor di neve è il colle e il pian coverto , Chè il piano e il colle più col vol non rade , Nè sa ove posi per scampar dal gelo Con dubbia penna volteggiando in cielo.

In van, lo veggîo, d'ingannar io tento L'immedicabil mio dolore atroce Coll'iterato mio lungo lamento , E in van perdo i sospir, perdo la voce ; Chè nulla giova il lamentar fréquente, Se il nostro lamentar altri non sente.

Ma che importa destar ahrui nel petto Pietà d'un mal, ch'altri sanar non puote?

Reca pur anco il sospirar diletto , Dolce è di pianto inumidir le gote - r

APPENDICE

Esala il suo dolor, nè cerca il core A divider con altri il suo dolore.

Lasso! che dico? il mio pensier doglioso Che d'amor, di fortuna ayyerso nembo Agita e preme , sol trovar riposo A queste puô dolci memorie in grembo?...

SI questo è il sentimento in che mi arresto ; Di tutti i miei piacer l'ultimo è questo.

Sentimento gentil ! piacer soave , Che avrô compagno ancor de'miei fredd'anni î Pur quando avvien che la canuta e grave Età gli error di gioventù condanni , Questi teneri moti all'alma mia Forse che dolce a rammentar mi fia.

Allorchè de'bei di la lusinghiera Illusion dileguasi repente, E che ragione querula e severa Vietad' amar a chi più amor non sente , Io trovero , poichè l'amor perdei , D'amor l'immago almen ne'versi miei.

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