III ET IV
SONNET VIII (voy. p. 138).
Quando il tempo, che'l ciel con gli anni gira, Avrà distrutto questo fragile legno; Com' or qualche marmoreo antico segno, Roma, fra tue ruine ognuno ammira; Verran quel, dove ancor vita non spira, A contemplar l'espressa in bel disegno Beltà divina dall'umano ingegno, Ond'alcuno avrà invidia a chi or sospira. Altri, a cui nota fia vostra sembianza, E di mia mano insieme in altro loco Vostro valore, e 'l mio martir dipinto, Questo, è certo, diran, quel chiaro foco, Ch'acceso da desio più che speranza, Nel cor del Castiglion mai non fu estinto.