‹ Histoire des plus célèbres amateurs italiens et de leurs relations avec les artistes Tome IVChapitre 25 sur 26 · V

V

CANZONE III (voy. p. 139).

Manca il fior giovenil de'miei primi anni, E dentro nel cor sento Men grate voglie; nè più 'l volto fore Spira, come solea, fiamma d'amore. Fuggon più che saella in un momento I giorni invidiosi; e 'l tempo avaro Ogni cosa mortal ne porta seco. Questo viver cadùco a noi sì caro, È un ombra, un sogno breve, un fumo, un vento, Un tempestoso mare, un carcer cieco: Ond' io pensando meco, Tra le tenebre oscure un lume chiaro Scorgo della ragione, che mostra al core, Come lo sforzin gli amorosi inganni Gir procacciando sol tutti i suoi danni. E parmi udire: O stolto, e pien d'obblio, Dal pigro sonno omai Destati, e di corregger t'apparecehia Il folle error, che già teco s'invecchia. Fors' è presso all'occaso, et'tu nol sai, Il sol, ch'esser ti par sul mezzo giorno: Onde più vaneggiar ti si disdice. Penitenza, dolorj Tergogha, e scorno Premio di tue fatiehe al fin àrai; Pur ti struggi aspettando esser felice. Svelli l'empia radiee Di fallace speranza; e gli occhi intorno Rivolgendo, ne'tuoi martir ti specchia? E vedrai che null'altro è 'l tuo desio Che odiar te stesso, e meno amare Iddio. Dagli occhi tal ragion la benda oscura Mi leva, ond'io por temo, Veggendomi lontan fuor del cammino A periglioso passo esser vicino: Nè trovo il feco mitigato o scemo, Che m'accese nel cor l' alma bellezza; Tal ch'io non so come da morte aitarlo.

Pur s'in me resta dramma di fermezza Spero ancor, beneh' i' sia presse all' estremo Dall' incendie crudel vivo ritrarlo. Ma, ahi lasso, mentre io parlo, Sento da non so quai strania dolcezza L'anima traita gir dietro al divino Lucie de'duo begli occhi; onde ella fura Tanto placer, ch' altro piacer non cura. S'altri mi biasma, tu puoi dir: chi vuole A forza navigar contrario all'onda Con debil remo, giù scorre à seconda.

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