PER IL
Dr SALVATORE FABOZZI
Aiuto nell' Istituto anatomo-patologico degli Incurabili di Napoli.
balla pubblicazione del mio lavoro eonie contribuzione aU'etiologia ed istogenesi dei tuniori maligni, sperimentando con innesti epiteliali fetali tra le lamine corneali, grandi progressi sull'argomento non si sono avuti, ed ancora rimane dubbiosa la soluzione del grave problema.
In quella prima parte délie mie ricerche la lelteratura si arresta al setlembre 1903, quindi è da quest'epoca che cercherù, per quanto più brevemente mi sarà possibile, di riportare quanto è stato prodotto sulla etiologia del carcinoma.
Sovinsky ha visto che, precipitando con alcool una cultura di Bacilli di Ducrey, si ottiene una tossina, che nel peritoneo del Coniglio dà luogo a concrezioni purulenti, portando a morte l'animale; nel connettivo sottocutaneo détermina una lumefazione localizzata e nella corna utérine (Coniglio, Cavia) produce una piometrite.
Bashfont et Murray in proposito délia trasmissibilità del cancro dicono che le divisioni cellulari, aile quali i tumori maligni debbono il loro accrescimento, si operano generalmente per una segmentazione cariocinetica del nucleo, précédente alla divisione del corpo protoplasmatico. Questa ultima pero puô mancare, e di qui risultano délie cellule polinucleate, le quali, dividendosi a loro volta, danno luogo a délie figure cariocinetiche con corpuscoli polari multipli. Non già che la divisione diretta del nucleo deirelemento cancerigno non avvenisse, che anzi essa si osserva ugualmente, ma il suo vero significato resta ancora problematico. Dagli
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studii (legli autori fat ti sul cancro délia Trota, del Sorcio e del Cane, risulta che le cellule cancerigne passano per le medesime fasi évolutive degli elementi sessuali. Cosl mentre le cellule neoplastiche non subiscono tutta la riduzione cromatica, alcune Ira esse si diflerenziano nel senso del tessuto iu mezzo a cui si sviluppano, e quesle mitosi somatiehe o regolari si rattrovano pure nel limite délie metastasi, quando esistono. Allorquando poi si trapianta un framnieuto di un tumore epiteliale proveniente da un Sorcio in un aitro, si constata che il novello tumore ha ancora per origine le cellule estranee introdotte con il pezzetto, ma una parle di questi elementi è destinata a degenerare ed a sconiparire, mentre il resto moltiplicano, alcuni perdivisione diretta, la maggior parle per cariocinesi. Questi fenomeni per vero avvengono quando il tessuto neoplastico innestato ha raggiunto un certo volume ; quindi i trapianti di neoplasma in animali délia stessa specie percorrono le medesime fasi istologiche délie metastasi. 11 tumore di cui si son servit! gli autori, dato ad essi da Jensen, non aveva dalo mai metastasi. Cosicchè, essi c(m(*ludono col dire, che il cancro è una manifestazionc irregolare di un processo che esiste allô stato normale in tutti gli organismi.
Donati in un tumore dellovario a struttura molto complessa di osteocondrosarcoma cistico a cellule polimorfe, spiega la palogénesi con la teoria dei germi aberranti, ipotesi confortata dalla presenza délia cartilagine da cui, per una specie di metaplasia, deriverebbe il tessuto osseo, e per trasformazione maligna parte almeno del tessuto sarcomatoso.
11 Bosc considéra le inclusion! cancerigne corne di indole paras* sitaria, e dice, che sul principio esse sono formate da un piccolo granulo contornato da un'alone di sostanza omogenea. Questo granulo aumenta di volume, rappresentando il nucleo, e la parte omogenea, protoplasma, si fa più estesa ed a contorni ondulali. Esse possono presentare la divisione diretta in due parti, quella multipla e la cariocinesi multipla. Firket in un cancro délia cislifellea trova che la proliferazione epiteliale aveva tutti caratteri epidermoidali del foglietto esterno, cosa che per lui non sarebbe un^anomalia di sviluppo per inclusione ectodermica, ma un processo partito dalla cute e difluso alla cistifellea; per6 suUa pelle non si aveva lesione di sorta.
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Noble trova che, per una forma di metaplasia,nello spessore di un fibroma uterino, un adenoma a cellule cilindriche aveva subita una trasformazione epidermica, con tutti i caratteri di quesfultima.
Il Petersen a proposito degl'innesti cancerosi dice che in certi casi pare che si traitasse di trapianto di elementi neoplastici, ma in realtà non sarebbero altro che forme di cancri multipli o metastasi rétrograde per via linfatica, essendo ostruite le vie centripète; in altri casi ha potuto vedere che, per una flogosi localizzata alla periferia del sistema linfatico, si ha attrazione degli elementi caacerigni. Egli dice che un contatto passeggiero di un elemento con un tessuto non è sufficiente a dare Tinnesto e quindi conclude per la grandissima rarità di una Irasmissione del cancro da individuo ad in individuo. Monsarrat.Keilh ha isolato da un cancro mammario un niicrorganismo che si présenta sotto tre forme diverse, forse^ seconda del grado di sviluppo, e dice che, inoculato negli animali, provoca unatliva proliferazione nelle cellule endoteliali ed epitaliali, sotto forma di noduli atipici simili a quelli del tumore umano; e Roger e Weil hanno potuto, in un caso di melanoglossia, isolare un Blastomiceta, molto simile a quello di Lucet, e che essi pure chiamano Saccharomyccs lingnae pilosae. Inoculato nei Conigli ha un'azione elettiva sul rené e sul fegato, specie sul primo, dove, quaudo l'animale sopravvive a luugo (tre mesi), si hanno produzioni papillari a struttura adenomatosa nella papilla, mentre nel fegato agisce sui canalicoli biliari. Da ciù deducono potersi stabilire una certa correlazione con ciù che pro duce neirUomo (produzione papillari sulla lingua), pero questi risultati non pretendono che siano intesi in tesi générale per rispetto all'etiologia parassitaria dei tumori maligni.
llKlarinunagiovanetta,cheavevariportatountraumanellamano riscontrô un tumoretto, che si addimostro come una risti epidermica, e che egli interpréta essersi formata per innesto epitaliale avvenuto per il trauma; ed il Campbell, in una nota suite cause efficienti il cancro, ammette che un trauma qualunque ovvero un agente irritante possa indurfe délie modificazionispeciali nel modo di dividersi délie cellule per cui queste ritornano ai tipo embrionale, ciô che costituisce il rapido accrescimento del tumore; mentre il Cushnell e Cavers studiando le diverse forme di cario-
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cinesi in nilti tuinori, anietteno rhe vi abbia massinia intluenza una specie di dimiiiuzione délia rromatina.
Kalb cerca di niettere in evidenza un certo rapporto tra la diffuzione del cancro e le condizioni del suolo e délie abitazioni, affermandoche esse possano perfino sestuplicare la mortalità, è da questa ipotesi rhe egli crede suiTragata Tetiologia parassitaria del cancro ed amnielte corne faltore un saprofita, che trova in circostanze speciali le condizioni favorevoli alla sua vitalità e virulenza. L'Alessandri in un operaloderniariscontrùunnoduleltoresiduale, che crebbe rapidamente, asportato si vide che nel suo cenlro esi sleva un punto di sela, intorno a cui si era neoforinalo del connettivo, e che in niolti punti aveva struttura sarcomatosa.
Cristiani provocando innesti di tiroide in diverse condizioni in animali délia slessa specie e di specie dilïerenli, ha potuto vedere, dopo un cerlo tempo, che in quelli délia stessa specie i fenonieni degenerdlivi erano passeggieri, ma che ben presto si aveva la formazione di un organo perfetto e permanente, non cosi per gl'innesti in animali di specie diversa. Dagonet ha vistocheinoculando immediatemente dojm l'estirpazione un epitelioma pavimentoso, nel peritoneo di un Ratto, si détermina la formazione di tumori a struttura simile all'inesto, cio che prova airautore la trasmissibi* lita delTepitelioma dairi'omo al Ratto e dà un appoggioalla teoria délia contagiosità del cancro; mentre lo Ziegler in un caso di morbo di Paget dice trattarsi di una degenerazione progressiva de gli epitelii con bouleversemeiite délie loro propriété biologiche, per cui le cellule acquistano la loro autonomia, cou capacità di proliferazione illimitata. il MaruUo in un caso di Mollusco contagioso studia molto da vicino e con mezzi appropriati lealterazioni cellulari ed in spécial modo le produzioni endocellulare, che sono State considerate corne parrassiti dando loro molta importanzaper la genesi dell'epitelioma; ma all'autore esse sembrano il rappresentante deirultimo stadio délia degenerazione colloidea, la quale aveva già invaso tutta la cellula: uu fatto simile aveva già visto per la degenerazione jalina nel cancro cutaneo : quindi egli crede che quanto a genesi parassitaria, in questi casi, non ë ancora a parlarne non avendosi conferma dalle esperienze istituitedai sostenitori di taie teoria.
Charrin e Le Play hanno inoculato ad animali un Fungo che fre-
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quenteinenle si riscontra suUa vite invasa dalla Filossera, ed hanno Visio svilupparsi sotto la pelle o nelle sierovse una série di nodosità, la cui disposizione e numéro rirorda la carcinosi, e sono rostituite dal Fungo incapsulato in un lessuto formatodi leuoocili ed elemenli fibrosi, con un pigmento nero prodolto dal parassita. In questi animali si osservanolesioni dello soheletro, spécie nodosità nelle costole, délia stessa natura di quelle délia pelle. Parodi con i suoi esperinienti su gli innesti di capsule surrenali ha potuto osservare che l'innesto omoplaslico délia capsula fetale ha un allerchimento sempre parziale, cioè la sostanza corticale atlecchisce quasi nella sua totalità, non cosi la midollare; ed il Simon ha visto che è possibile il trapianto délie ovaia; ma che la parte corticale seguita a vivere, mentre la centrale tende ad involversi.
Il Carnot ha seguilo l'evoluzione di innesti vescicali sulla sierosa dell'intestino, ed ha visto che questi innesti evolvono molto rapidamente, determinandola formazione di cavità cistiche che possono acquistare la grandezza di un, Avellana, e sono tappezzate su lutta lafaccia interna di epiteliovescicaleattivoe vi vente. Si producono inollre molteplici invaginazioni secondarie, avendosi in générale la tendenza alla formazione di cavilà policisliche, cosa, egli dice, in perfetto rapporto con la proprielà fisiologica deirepitelio mucoso di non potersi accollare abolendo il lume.
Lo Stricker ha potuto trapiantare un linfosarcoma da un Cane in allri con risultati positivi. Mentre lo S(*hmauch a proposito di un corion — epilelioma propende per l'etiologia embroniaria nei lumori maligni.
SuH'argomenlo hanno pure scritto il Muns, il quale sarebbe più per la teoria dei germi atterrati, il Merk, il Lucas, il Leyden, che ammetle la teoria parassitaria, il Simmonds, il Deboucaud, il (iiannatlasio, il Lewisohn, lo Smith, il Saul, il Vieira de Carvalho, il Colombo ed allri; il Michaelis comunica il risultato di alcune suc ricerche faite sulla anatomia patalogica e Tinoculabilità dei cancroidi dei Sorci, e dice che essi sono inoculabili, sempre perô che si adoperino emulsioni con pezzetli grossi, e si ha riproduzione dei processo, e da questo egli deduce che il cancro è di natura parassitaria, ma che il parassita si Irovi nelle cellule.
Il Doyen ritorna sulla sua scoverla dei Micrococcus neoformans isolato dal cancro, e dice che inoculato in animali da esperimento,
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riproduce la forma neoplastica, eciieanzi a lui è riuscito di curare cou risultati più o meno positivi, parecchi ammalati di carcinoma. Simile fatto riferisce al 16<> Congresso francese di chirurgia, pen') al Reynes non seinbra possibile che lo stesso parassita possa dare diverse (orme di tumori a seconda del sito in oui si inocula ; ed allô stesso Conjçresso il Poirier obietta che egli non puo credere aile proprietà curative di un parassita specifico, la cui esistenza non è stata ulteriormente confermata da altri batteriologi.
Recentemente il Doyen stesso rltorna suirargomento e dice che il parassita da lui scoverto, fu in precedenza (nel 1902) studiatoda Calmette, dagli studi del quale risulta che si tratti di uno Stafilococco con caratteri speciali, che lo fanno distinguere da altri consimili, e che il Metshnikov, che egli ha interessato sull'argomento, ha potuto isolare il parassita da parecchi cancri da lui mandatigli ; perù infine anche egli dice che la sua specificità non ancora è ben accertata e che esso ha moite analogie col Cocco polimorfo délia pelle.
Corne si vede da tutti questi lavori non appare ancora ben chiara la questione di cui mi occupo, in quanto che persistono le due teorie a contendersi il campo, ed i sostenitori délia parassitaria non pare che vogliano cedere terreno in rispetto a quelli délia embrionale e viceversa.
lo, non propendendo ne per l'una ne per l'altra, studio Targo mento spassionatamente, facendomi guidare esclusivaraenle dal risultato degli esperimenti che istituisco, e di cui ora porto la seconda parte, come avevo di già annunziato.
Esperienze.
Con i presenti esperihienti ho cercalo di studiare: l^' quale fosse la sorte del tessuto epileliale embrionale trapiantato in organi glandolari, nella cavità retroperitoneale e nel cellulare sotlocutaneo; l"^ quale Tazione di diversi Blastomiceti in queste diverse parti; .> (juale quella di essi sul tessuto epiteliale trapiantato; 4" quali le alterazioni cellulari fini in una larga série di tumori epiteliali presi dal vivo e dal cadavere; 5® quale raffronto era possibile stabilire tra le cellule innestate e quelle dei tumori.
I modi tenuti per stabilire detti esperimenti verranno da me
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descritti in ogni série di ricerche. L'animale di cui mi son servito è stato sempre il Coniglio.
I lembi trapiantati sono stati di congiuntiva presa da feti di Coniglio in diversa epoca di sviluppo, che venivano estratti dalla madré mercè laparatomia. Di Blastomiceti ne ho adoperate sette specie diverse.
La tecnica per gli esami istologici è stata quella descritta nel précédente lavoro, perô a quel metodi di colorazione ho aggiunli i seguenli :
i^ I tagli provenienti da pezzi fissali in Flemming, Pianese od in sublimato acelico, venivano immersi per 24 ore in una soluzione di allume ferrico al 2, 5 Vo, e dopo, senza lavaggio, e per allretlanto tempo nella segiiente miscela :
Soluzione acquosa di cmatossilina 1 '/o p- t<^- » )) » eritrosina » p. 10.
» » )) orange G. 0,5 V*P- S.
F^oseia venivano dilïerenziali nella soluzione di allume ferrico fino a che non si avevano più nubecole brune, e, dopo lavaggio in acqua, si procedeva corne di solito.
2<) Le sezioni dei pezzi flssati in sublimato acetico si coloravano per 2 ore in una soluzione idroalcoolica all'lVo di rosso neutro, e dopo lavaggio prolungato in acqua, venivano ricolorati in picronigrossina Martinotti allungata al terzo. Poscia, dopo rapido lavaggio in acqua, si passano in alcool al 90 o/o fino a che il taglio non avesseacquistato una tinta rosso bruna; in seguitocomediordinario»
Debbo dire in verità che con questo secondo mezzo, che non mi pare sia stato finora adoperato, mi è riuscito di rilevare alcune particolarità di struttura del nucleo délie cellule neoplastiche, che non si notano adoperando i mezzi comuni.
Vengo ora ad esporre quanto ho potuto osservare in ogni singolo gruppo di espericnze, a cui faro seguire le poche considerazioni che ne ho potute trarre.
1» Série Innesti epiteliali nel parenchima rénale.
Dopo aver depelata e disinfettata, nel Coniglio, la regione dei lombi, praticavo un taglio longitudinale délia cute ad un cm. e
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mezzo dalle apofisi spinose, capitando cosi neirinterstizio musculare, (dopo l'incisione délia aponevrosi) fatto dal luDghissimo del dorso, dal quadrato e dal Irasverso addominale. Divaricalo queslo interstizio, compare immediatamente la capsula adiposa del rené, facevo spingere in sopra il rené per la parte addominale da un assis tente, e cheriusdvasemprevedercomparirerorganolra le labbra délia ferita con una leggiera pressione. Con grande cautela lo liberavo dalla capsula cellulo adiposa, e, fissatolo tra due dita délia mano sinistra, vi praticavo, con un sottilissimo e taglientissimo coltellino, un taglio di 3-4 mm. sul bordo convesso, immer gendo il ferro par mezzo cm. nella spessezza del parenchima.
In questa ferita immettevo il lembetto di epitelio congiunlivale, prevelato da un assistente. con tutti i mezzi di asepsi, dal fetolino di Coniglio estratto nello stesso momento mediante laparatomia dall'ulero délia madré. Di poi, posto un punto di sutura con catgut sulla ferita rénale, per impedire una possibile fuoriuscita del lembetto, alTondavo l'organo, dopo averlo ben lavato con acqua stérile a + 37<* C; e, suturata a strati la ferita délie pareli addominali, spalmavo la cutanea con collodion.
Dopo 8-10 giorni, assicuratomi che la ferita cutanea era cicatrizzata, toglievo i punti di sutura, ricovrendo con novello strato di collodion la parte. Debbo dire che, adoperando tutti i mezzi di asepsi ed antisepsi, qualche rarissima volta ho visto insorgere il processo suppurativo, il quale per6 non andava ollre il connetlivo sottocutaneo. L'animalecosi operatoin brevissimo tempo ritornava vispo e vegeto quasi che nulla avesse sofïerto.
Ho adoperato per questi esperimenti 10 Conigli, ai quali il renc innestato veniva asportata ripraticando l'atto operativo, ed allacciando il peduncolo. Immédiatemente préleva vo del pezzetti, curan do di pigliare quelli contenenti l'innesto, e li immergevo nei liquidi fissatori.
I reni f urono tolti rispetti vamente dopo : Sgiorni ( 1), 13 g. ( 1 ), 30 g, (2), 4o g. (1), 60 g. (2), 75 g. (1) 90 g. (2), e presentoronsi tutti adc renti alla loggia rénale con la ferita asterna completamente adesa, e, nei tagli praticati transversalmente e in direzione del punto di innesto, fanno osservare questo completamente attecchito e di volume variabile a secondo del tempo in oui era stato prelevato
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Torgano. Sui preperati ottenuti, varianiénte fissati e colorati, ecco quanio mi è stalo dalo di osservare.
In générale debbo dire che gli innesti praticati erano tutti atterchiti ed il loro spessore era variabile a seconda del tempo in cui l'organo veniva levato. L'epitelio innestato era vivo mostrandosi in fase molto attiva di proliferazione.
Un fatto molto importante a notare in questi esperimenti si è il modo specifiale secondo rui si orienta il trapianto nei reni estratti nei primi 8-30 giorni. 11 pezzetto di congiuntiva acquista la forma di cisti epiteliale, nei senso che il piccolo stralerello di connettivo aderente aU'epitelio piglia aderenze e si confonde con queUo provveniente dalla distruzîone del tessuto rénale circumambiente, mentre al centro si forma un vacuolo a mo' di cisti, le cui pareti sono tapezzate dall'epitelio piatto. Questo è una proprietà spéciale che acquista il lembetto, in quanto che certamente quando si pratica Tinnesto, affondandolo nei parenchima dell'organo, non si orienta in modo da far ca[)itare l'epitelio da un lato ed il connettivo dall'altro, ma il trapianto va in un modo qualunque, è solo in seguito che esso piglia la spéciale orientazzione. L'epitelio in questa epoca è vivo e presentasi in fase di attiva proliferazione per il numéro abbastanza notevole di figure cariocinetiche; non è raro pero riscontrare délie cellule in fasi degenerative, che più lardi descrivero.
A datare da questa epoca da un punto délia periferia délia cisti si avanza un piccolo mammellone, il quale gradatamente crescendo, raggiunge il lato opposto, ripiegandosi, in seguito, su se stesso costituendo cosi délie anfrattuosilà nella cisti medesima. L'epitelio di rivestimento segue complelamenle quesle diverse fasi évolutive del connettivo, pero è a notare che in questo momento esso cresce di spessore persovrapposizionedistratiprovenientida proliferazione di esso. In alcuni tratti, per combaciamenlo délie due superficie si ha fusione perfetta di due strati di rivestimento di due bendelette, e perche le superficie vengono in conlatto e perché lo strato è di molto cresciuto di spessore. Dai lali poi dello strato epiteliale si dipartono gitlate secondarie verso la periferia délia cisti, le qualisi avanzano lungo i tramiti linfalici, e, per spessore, alcune volte superano lo strato di riveslimenlo, e per forma sono più atipiche (fig. 1).
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In alcunjpreparalisi notano (60-75 g.) nodulinî tiiecondarii nello spessore del cnnnettivo neoformaln, i quali sono costituilï da epitelio pavimentosa più o meno alipïcn e senipre raccliiiisi in piccoli niveoli. K" in quesia epoca ciie nella cavità cislica non si OKKi'rvano più anfratluasità, ma rordoni cellulari proveoienli dalta [iisione oomplola de^li slrali e|)iteliali. II modo d'insorgere di un nodtilino iiovéllo ë il i^eguente : in uno spazio linfatico connetlivale appare un oleinenlo fusalo e piccolo, il quale si dislinguo molto f^cilmente dalle cellule fisse del, coniiellivo, in
b'ig. 1. — Innrslo cpitiihalo pel ronfi (00 g.) con Riltali" lilcnili e noduli scoondani,
quanto clie il suo protoplasma è gi-anulosoedilnucleoèabbaslanza grosso, ne questi naralleiî possono farlo ronfendere con ima rellula cndoteliale. Cradalainenle esso cri'sce di volume, entra in lase cariocinelira, o per divisione dii-ella o per mitosi vera, rrescendo in tal modndi numéro, fino a costituirsi un gnisso nodulo serondario, nel quale, corne ni'Hinnesto principale, accanto aile ligure milolicliesi risconiraiio fasi degenerative délie cellule.
E nel nodidu principale chc in quelli secondarii si ratlrovano délie produzioni speciali che vanno soKo il nomedi perle epitrliaJi.
AZIONE DEGLl IXXESTI EPITE-LIALI QO'A
il cui modo di insorgere e la cui interpetrazione verrô descrivendo in appresso.
Osservando il rené con innesto épiteliale di 90 g. si resta ollreniodo sopreso per il numéro di gittate epiteteliali vecchle e giovani, per la qanntità di perle, per le produzioni inler ed inlra cellulari, e per Tatipia cellulare, lanto da poter considerare Tinnesto un nodulo neoplastico épiteliale di indole maligna.
Sebbene in génère l'epitelio è dato da elementi di forma pavimentosa, pure in molti punti essi mostrano un aspetto atipico, discostandosi in diversogrado dal tipo primitivo, e questo avviene quando i noduli sono abbastanza grossi e numerosi. lo credo checiù possa addebitarsi alla legge di adattamento, in quanto che gli elementi neoformati trovansi ad orcupare uno spazio abbastanza picxolo e limitato, da non poter contenere l'abbondante numéro délie cellule, ed ancora lo spazio connettivale non segue il moltiplicarsi più o meno rapido deirepitelio, equindi gli elementi debbonno, per mutuo contatto, cangiare di forma e dare la atipia, che costituisce uno dei caratteri délie neoplasie maligne, e perciô si potrebbe mettere in conto più al rapido moltiplicarsi délie cellule, che a forme speciali del neoplasma. Le diverse alterazioni che ho potùte riscontrare nelle cellule verrù descrivendo in ultimo, appunto per non ripetere la stessa cosa nei varii gruppi di esperimenti da me istituiti.
il tessuto rénale che circonda linneslo épiteliale non mostra gravi note allerative, e se in un primo momento fa osservare, per un piccolo tratto circondante il trapianto, molti elementi epitelia- H dei tubuli in fase più o meno avanzata di degenerazione, in segui tosi ha neoformazione connettivale che si confonde con quellodel l'innesto nel modo sopra descritto, formando un sol corpo con esso, ed i capillari sanguigni provenienti dal connettivo intertubulare, mandano dei rametti secondarii, i quali vannoad irrorare Tinnesto praticato, impedendone cosi la necrosi. Quando il nodulo aumenta di volume, allora, esercitando una lenta e graduale compresssione sui tubuli che lo circandano, costringe questi, in un primo momento a diminuire di volume, e poi, per la pressione sempre crescente, si ha l'atrofia e la scomparsa di essi e la imancabile neoformazione di connettivo.
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In nessun traita ho potuto sorprendere rîgenerazione dei lubulî renalî, la quai cosa, sebbene non da tutti ammessa, pare che non potesse avvenire, teuendo présente il rapido accresrimenlo del lembo innestato.
2' SEniE Innesti epiteliali nel parenchixna epatico.
Dopo di aver fissato 1 animale sul tavolo, praticata la depelazione e resa asetlica la pelle del terzo superiore deiraddome, in corris pondenza dellipocondrio destro, ho praticata un'incisione, per 4-5 cm., semilunare tenendo per jçuida il bordo costale: giunto, tagliando a strati, sulla fascia entoaddominale, la ho soUevata con una pinza, praticandovi un occhiello con le forbici, e di poi divari cavo la ferita vxm le dita. In tal modo ho posto allô scoverto uno dei lobi del fegato, che tiravo fuori, adagiandolo su di un pannolino stérile. Indi praticavo, sul punto più spesso, una ferita lineare, nella quale immergevo il pezzetto di congiuntiva prelevato con lo stesso sistema adoperato per il rené. Lavato il campo operativo con acqua stérile, suturata la ferituccia del fegato, ho ailondato il lobo, ed ho suturato a strati le pareti addominali spalmandovi sopra il solito collodion. Neppure in questi casi ho visto mai insorgère suppuraîione.
Per questi esperimenti ho adoperato lo stesso numéro diConigli, che per i reni, e ad essi vennero asportali i pezzetti di fegalo, contenenti Tinnesto, ripraticando il processo operativo nello stesso ordine e nella medesima unità di tempo.
Debbo dire che il fegato si è mostrato sempre aderentealla parele addominale péril [liccolo punto ferito, e che per i primiH-lOgiorni vi si nota va unapiccola macchiabiancastra, la quale èandata sempre diminuendo, fino a notarsi una cicatrice che si confondeva con il resto del fegato. Praticati dei lagli in corrispondenza delPinnesto, ho osservalo questo sempre aderente e di uno spessore vario a seconda del tempo rimasto.
Nei preparati ottenuti con i metodi diajizi detti ho potuto notare quanto appresso: in générale l'innesto segue le stesse fasi che subisce nel rené, e quindi io per brevità non riporto; présenta le slesse fasi évolutive, gli slessi fenomeni involutivi nei suoi elementi.
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Un fatto jnolto importante poi è a notare quivi e si è una tendenza spéciale, che ha l'epitelio, che si neoforma, a canalizzarsi ed a inutare di natura, cioè da paviinentoso tende a divenire cilindrico, quasi simile a quello dei dotli biliari. Infatti nei trapianti di 73-90 g. in alcuni Iralli si nota che una gittata secondaria, provenisnte dairinnesto principale e proprio dai margini délia cisti epiteliale gi à chiusa peJ prolifei*azione e saldamento degli eleinenti di rivestimento, peruncerto Iratto conserva ancora i caratteri di un tubo epiteliale pieno a cellule pavimentose, ma poi si osserva che il (ilone cellulare centrale incomincia a scomparire ed a stabilirsi cosi un canalicolo; l'epitelio che ri veste il tubulo al principio è più o meno piano, mentre verso l'estremo periferico acquista tutti i caratteri del cilindrico, tanto da rimanere in certi punti ingannatodi potersi trattare proprio di un canalicolo biliare, se, in générale, questi ultimi non contenessero quasi sempre bile.
11 parenchima epatico, che circonda l'inneslo, in primo tempo resla necrotizzato, e gli elementi secernenti subiscono una graduale degenerazione grassa, dopo di cui si ha riassorbimento di essi e sostituzione di conncttivo più o meno ricco di elementi cellulari giovani ed in diverso grado libroso o fibrillare, a seconda dellepocain cui è rimaslo il pezzetlo. Inquesto connettivo neoformato si riscontra una vastissima prolifenizione di dotti biliari in diverso grado di sviluppo e formanti variamente délie reti piuttosto eleganti. Questo connettivo si salda e si confonde completamente con quello delTinnesto, nel quale manda capillari sanguigni che lo nutriscono, mentre in precedenza si era già stabilita la rete linfatica.
Nessuna parte pigliano gli elementi secernenti al processo neoformativo, ma restano sempre distrutti per degenerazione grassa. Non cosl il connettivo degli spazii porto biliari circostanti airinnesto, che anzi si salda con quello neoformato ed è proprio di qui che incomincia la proliferazione dei dotti biliari.
3» Série
Innesti epiteliali nel connettivo e retroperitoneale.
Gl'innesti in queste due localilà mi hanno dati i migliori risultati. Per i primi (c. s.) ho praticato Tinnesto in diversi punti délia superficie del corpo dell animale; per quelli invece retroperitoneali ho
prescelta seni|ire la lugi^ia rénale. Non ho pralicata îimesli nel cavo peritoneale, tenendo présente sempre il suo potere dislnitlivo, i-osa c)ie ho polulacoiislatareequindi non ^ià che ne onielt» la descri ziono, per il niaiicalo esilo, ma piMrhè ê risaputo il mododi roinportarsi di <|U(>sta sierosa rispello a i-or])i eslfnnei in ^t^nere in esaa capitati; quantum) ue si ininiiitesscro or^ani vivi. operloineDoatti a vivere.
Perquesti espérimentihoadoperatocoinplessivanienle IjConi^li (iiperi sotinculanei e 10 per i relroperitoneali), sperimentandonel
ii noiHDO fcillalP
modo più asettico che niî è stato possibile e prelevandu i pezzetli in diverse epoche, conie per i precedeiiti. Suddivido la descrizione per le due sperie di innesli :
A. ^ Il lenibetio epileliale nei lessuto connettivo sottocuUineo (Q^. 2), ha seguilo su per ^iù le stesse fasi di quando era innestalo tra le laruiiie corneali, eii') rhe liolargamenle descritto nella prima parte délie riretvlie che ini son |)n>poslo, erhe quindi io qui non riporto per nun cadere in inutili ripelizioni. Holo debbufar noiare che in alcuni tratli, negliinnestidi 75-90 g., parecchie volte bopo-
AZIONK DEiîLI LNXESTl EPITEIJALI (i07
tuto osservare rhe délie gittate epitellaili secondarie avevano lendenza a saldarsi con le pdpille dello strato supeiTiciale délia cute dell'aniinaleed in qualchepunto,essendociôavvenuto,sembra corne se la papilla,approfondand(Ksi,avesse data la gitlata; ma Terrore termina quando si considéra che gli elementi del nodulo profondo sono ancora a tipo embrionale, con protoplasma molto delicato, con nucleo netto, ben colorabile, mentre quelli dello strato papillare banno tutti i caratteri deirepitelio adulto. Nejrli elementi del trapianto molto antichi si puù notare la presenza di granuli di eleidina.
B. — I lembi trapiantati nella loggia rénale in générale hanno sempre pigliata aderenze o con il rené, ovvero con un punto qualunque délia loggia. 8e in un primo momento sembra che la sovrabbondanza di leurociti vogliacomprometternelattecchimento e l'ulteriore sviluppo, per fagocitosi, ben presto pero si ha una neoproduzione conncltivale abbastanza attira, che, circondando l'innesto, lo difende e gli somministra l'alimento necessario alla sua vitalità. E' importante notare anche quivi la tendenza del lembetto a costituirsi nella solita cavità cistica, in cui Tepitelio guardasempreillumc.Queslaproprietàpare che sia provvidenziale, in quanto che serve al trapianto per guardarsi dagli attacchi dei leucociti, i (|uali di falli, poche volte si rinvengono nella cavità, e in questo caso inclobauo qualche elemento epiteliale in via di disfacimento, ma non c raro rinvenire anche in essi note degenerative più o meno avanzate.
Osservando preparati d'innesti di 30a 45g.si vedeTinfiltramento leucocitario scomparso, ed il connettivo prendere la prevalenza, stabilendo connessioni molto intime, vascolari,con il tessuto, sul quale il trapianto ha preso aderenza. Infatti sul rené è la capsula, che manda ramuscoli nutritivi ; come ne distribuisce il connettivo retroperitoneale se su questo ha preso rapporti il lembetto. In questepoca il tessuto epiteliale mostrasi sempre vivo e vitale, addiroostrandolo con un numéro rilevante di cariocinesi negli elementi, cio che ha fatlo avvenire aumento negli strati di essi.
Quando si sono bene stabilité le connessioni vascolari il lembetto ènel massimo suo sviluppo, facendo osservare gittate secondarie dai margini dell'innesto, e noduli secondarii (fig. 3) più o meno loûtani ed il cui modo di insorgere e di svilupparsi è in tutto simile a quanto ho descritto per gli innesti epiteliali tra le lamine
cornealî. Nel l'epilelio Irapiantato e neoforniato si riscontrdno il più graa numeru di alterazioiii degenerative nel nucleo e nel protoplasnia, e si assiste al modo di insorgere, allô sviluppo,edalle fasi involutive délie perle epiteliali, cose tulle di cui parlerii di qui a poco. lu nessun punto, sia nel primo clie nel seconda caso, lio potulo osservare modilicaKioni tali nclle cellule connetUvali, clie mi avessero poluto, in un modo qualunque, far supporre la loro parlecipa/ione al processo neofonnalivo epiletiale. e lufTicio
Ki((. 3. — InncKtu epil<'lial« nello spazjo rclroperitoncale ; in sopra i^ l'inncsl» principnlc, nd rcxlo delly llKurn M vcilono mollisaimi noduli sccondarii, In
ali'un: ilei guull si ussorvuiio pcrin cpilclliilj.
del conuettivo, in r|uosli cas!, coine nci precedenti esperimenti non sarebbe altro clie un mexzodi connessioue, perstabilirc nutritive, al lra|»ianto, le cui cellule epiteliali, in base di ci polrebbero vivere e proliferare.
Alterazioni cellulari.
Cerclien'i in (|uesta parte di descrivere, con quanta piii chiarezzn mi sark possibile, le iiioileplii'i e varie alterazioni protoplasniatlclie e nucleari clie ini è riuscilo osservare nel noduli epiteliali otten ut i con il lraj)iaatu nellc diverse parti, dicui ho supra parlato. Debbo
AZI<»t: DEfiLI IXSKSTI m'ITELIALl liO!)
dire io precedenzR clie quanUi vado a descrivere mi ë slato datu osservarlo sia nell'epitelio proprio dell'innesto clie iielle gittale e ooduli seconda ri.
1d alcuDÏ elementi cellularï si nola frammealazione délia cro mallDa in granuli finissimi, ed in altri si ha fusione di essa in masse compatle, aderenti alla membrana nucleare (ipen'romatosi pariétale), mentre nelcenlroavvisostanzaacromatica. La tendenza basicromalit'a ordinaria del nueleo in alcuni si trasforma inossicromatica, coDservando alcune volte la forma.
Molli nuclei mostraasi in fase picimtica più o meno decisa ; ed in altre si ha rottura délia membraoa e spargimento per il citoplasma di tutti i materiali carioplasmatici. la diverse cellule il nurleo è scomparso in seguito a fatti disgregativi molto ben constalabili. OItre di quesli fatti.osservabili in parecchi riscontri.in alcuni elementi si vedono compariro une Q più corpusooli rotondeggianli. di diversa grandezza, simili ai corpi di Negri, ed î quali o sono cunlenuti nel nueleo o nel protnpiasma. ma sono senipre (-ircondati da un alone chiaro di divei-so spessore. Esgi reslauo tinli in rosso molto vivo dal rosso neutre o dalla ''« ^ " ^ 'P/rfi'!rfi'„''^'^
ccorpotuxsinolilo. Inncslo
saltranina, ovvero in verde dal vei-de di tre mcsi nci parenchima malachite, ed è molto dillicile stabilii-e «^Mle- x looo. cun esattezza se traitas! dicentrosomi pi ûo meno alteratiodi alterazioni proprîe del proloplasma, dappoichë essi alcime vnlte possuno osservarsi in cellule in fase cariucinelica piii o meno avanzata, ed in questi casi sembni che essi sieno granuli di cromatina distaccali dal nueleo per fatti altei'alivi avvenutï nel proiesso mitotico. Quando si rinvengono quesle produzioni la cellula è più grossa délie altre, e se il nueleo ë in quiescenza, esso acquista una policromatofilia, la quale potrebbe far supporre una divisione indiretta abbozzata, e sospesa in uno dei suoi momeiiti.
In molli preparati si possono osservare, tra le cellule normali degli elementi a doppio contorno cod nel centro un reliquato nucleare (Tig. 4, a), mentre il protoplasma è omogeneo ed ha la pro-
I>I0 s. FABOZZl
prielH, nelle colorazioni multitile, di liogei-si iiiollo întensaiiienl« col l'olore aridu.
Iii allri préparât! si [hissoiio osservare délie produiiioni in lutto
simili ai rorpusroli di Hiis.<sell (fi^. îi, a) e per la lor» (ortiia e per
le loru propriel^ microchiniit-he ; infatli esse o »ono conteoule in
un etemenli) i-ellulHce, ed in tal i-aso il pniloplasma rii-conda ronie
un anello la |)roduzioiie, stabilendosî inloni» ad essa un alime più
cliiaru, ed il nuileo è rirarriato alla periforia e ridotto di volume,
avente figura seinilunare ; ovven» esse sono libère e quindi com-
prese Ira le cellule vive e vegcle. In i|ueslo raso la pniduziune ë
munita di doppio contorno molto
aecentuato; ed in alcune, quando il
j)i'otuplasma omogeneo piglia un»
linta rose» piii o meno rarica, esisle
aiirora un reliquato nucleare, meiiire
quando si perde completameate l'as-
petto di ceilula, allora resta tinta in
.■ 11ISS0 niollo scuix) dalla fuxsina.
In moite cellule, alterate in questo
modo spéciale, resta ancora un anello
pmtoplasniatico, ma la produzione ha
seinpie il dopjno contorno, menirein
altre l'anello è scomparso e sono con-
tenute eompletamenle tra gli elemenli
Kid- il. — Xodiiio epiiciiaip vicini : è in questi casi che la somi-
innesto dcI coanciuvo sotio- .rijanza con i corpi fuxsinièniassinia.
cutanco di duu hickI. Cellule ^ ^
In cariocinc^i ed elemcnti Non è raro il caso che intonio ad un
utipici. X MS. clemento cosi alteralo, le cellule cir-
cumanibieiilisiappiattiscono|lig.(>]disponendosiabratteecircolari,
iniziandosi in lai modo la perla epiteliale. In altri eleinenti molto
grossi il proloplasinahaperdutocomplelamenleilsuoaspettogranu-
loso; in essiècontenulounnucleopiuttoslopicculoepallido(fig. i,!!)
ed inoltre vi si notano produzioni rotondeggianti in vario numéro
da â a lii. yueste si ctdorano o in rosso giallastro o in rosso vivo
con la fuxsina : in alcune perô si osserva corne un piccolo strato
proloplasLiiaticu, omogeneo, tiuto in rosso e nel centra un corpic-
cîuolo di varie forme, colorato fortemente in verde splendenle.
quasi fosse un reliquato nucleare.
AZIOSF. DKGU ISNKSTI KI'ITBUALI 611
In altri prepai-ati tiii è riuscito di iiuUire uii fattu iiioltu îin-portniUe, rioë: in tiiezzu a cellule e|iiteliiitî ni pieno sviluppo si osKervaiio elementi iiddiriltum gigHiile^rlii. cou pix)U)plasii)R omu- {Teneo. mollo truspii reiitc, t-lie aiîsunie cou uiia rerta dilTicoltà le sDsIiiiize plasiiialirhe. In qiic'sli <-elliiluni (lijï. 7 | sono coiilenule altre cellule in divei'su imniero. i< le i|ii<di lianuo tulti i costîtuenti délia reltula normale, e solu se ne dislingiiono per }i:randezKti, e»t»uïnd() più ])iccule. Seinbra proprio che la cellula. direi quasi.
Fig. G. — -Nodulo epitoliiilR da irninsto nrWd lojtgm mnalc, ( niTAto, iDiorno a cui te cflluJp plgtianu unn «lisposizionr perle cpiti^liali.
inadre abliia iniziato e condotio a termine il processo carim'inelic» nel nuclen, clie pem non si sia esleso al proloplasma. ma clie invec« in i|uest'ultimo sia avvenula una divisione inlerna e le cellule Dtflie sieno rimasle in;;lubate. Il proloplasma di qiieste ultime, in alcune ë flnemente granuloso, in allre nniogeneo;iu parecchiesi lin^e come nel normale e in allre resta colorato fortemente dalla fucsina. Non k niio osKervarc in qualcunn di questi elementi rimasli ingloliali délie inclusion!. <'ellulari simili per forma e proprietà a quelle innanzi descritte.
Oltre di queste forme principal!, e che mi è slato facile des-
6li s. KABOZZI
crivi're con una cerla esKlteïza, altrî elemeuU faiiiio osserrare délie aileraziooi abbastanza strane, e dilTicile ne riesce una descrizione précisa, ed il rilhiHe seinbi'erebbeun'esagerazioaeoaddtrittura una creazione.
Il fatlo mollo imporlanle cbe si osKerva in quesU esperimentî si ë il modo di comporlarsi délia riproduzione di molti elementi epiteliali. In générale le cellule si nioUiplicano per cariocinesi tipicbe bipolari con tutti i moment) di anafase, metafasee catafase, perù in alcune si avverano délie irregolarità negli alti raeccanici délia cariocinesi, e quindi si riscontra un'atipia nel processo, (orse per slimoli abnorini alla divisione, divers! per intensitJi o qualità.
H rcnulc di Ire mosi, con
per cul si verillcano nunierose ed alTrettate divisioni cellulari (fiR. 8. a-/.|.
Abbiaino infatti in molti elementi cellulari cariocinesi pluripolari ; ilcentrosomasidivide in Ire.quatln^cinqueopiù corpuscoli, e conse^uentemente a questo si banno irreftolari anche i diversi momenti susseguenli, quindi si hanno diversi aspelli islolnf;îci nelle stelle madri, potcndosi osservare nelle fiRure ad Y, a croce. H Stella di diversi ra^p;i,a seconda délia disposizionedeicroinosomî nelle piastre equatoriali. In alcune cellule si possono riscontrare le forme di cariocinesi aHiniinelriche, riconoscibili perfettamente dalla divisione ineguale del contenuto cromalico nelle due stelle fi^Iie.Questa forma di divisione prenderebbe origine, seconde daleotli.dauna ineguale divisione del rentrosoma, risuUandone due corpuscoli pulari di diveisa grandezza e quindi le fibrille dei semifusi vengono a riparlirsi in due fasci irregolari, attaccandosi perciô al semifuso piii piccolo le fibrille soltauto di alcuni dei cromosonii.
AZIONE DEGLl INXESTl EPITELIALI
In alcuni casi, in uno dei inomenti délia cariocinesi, la croinatina, forse per alterazione chimîca, si addimostra frammentata ed il processo arreslasi in questo momento ; mentre in altre sono alcuue masse cromatiche che non pigliano parte alla costituzione dello spirema, e rimangono corne corpi del tutto estranei vicino alla fîgura cariocinetica, che si eflettua con la restante cromatina. In poche cellule in rariocinesi mi è riuscilo di notare come se alcuni cromosomi avessero perduta la connessione coi corpuscoli polari, e, non seguendo cosl il loro modo normale di disporsi, restario abberranti e sempre estranei al processo di divisione. Alcuni elementi epitelialiinfase cariocinetica bi o tri polare fanno
F\^. 8. — Diverse forme di cariocinesi. Disegni prcsi da inncsti di diverse cpoclie ed in diversi siti. x 1315.
osservare una distribuzione curiosa délie anse cromatiche, in quanto che alcune di esse sono di grandezza e forma normale, mentre altre sono grosse e di forma strana ( fig. 9, c ). Kd in altri in cariocinesi pluripolari le anse si dispongono a varii gomitoli, lontani l'uno dalFaltro, sul medesimo semifuso, e non è raro riscontrare alcune anse in cariolisi od in frammentazione. Queste in générale sono le forme degenerative che mi è riuscito di osservare negli innesti epiteliali pralicati nei diversi organi,echehocercatodidescrivere quanto più esattamente mi è stato possibile, mentre altre ne ho viste ed abbastanza strane e di difTicilissima descrizione. Vengo ora a parlare délia constituzione délie perle epiteliali.
ril4 s. FABOZZI
Intornoad uno o più élément! in fase più o meno atanzâta di degenerazione si costituisce un alone jalino con contorni ben netli di forma varia. Intorno a queslo puô o non esistere un piccolo stralo di sostanza più corn patta, che regolarizza la figura; gli elementi circostanti incominciano a cangiare di forma, a rendersi fusali ed a disporsi a brattee concentriche. Queste cellule a misura che si procède verso la periferia délia produzione si rendono gradatamente più piccole, riacquistando la loro forma ordinaria; anco il nucleo spgue queste diverse fasi, adattandosi completamete alla forma che acquista la cellula. A poco a poco gli elementi che circondano la cellula dégénéra ta vanno accostandosi ad essa, stringendola fra di loro, fino a che questa scompare completamente, ed allora finisce la forma di perla; gli elementi incominciano a riacquistare la loroforma primitiva e ricompare il nodulo pieno con gli elementi in massima proliferazione.Nonèraro rinvenire in alcunedi queste produzioni gli elementi allungati carichi di granuli di cheratoialina, i quali scompaiono con lo scomparire délia disposizione a perla. Il fenomeno è abbastanza complesso per poterlo spiegare con molta faciltà e dargli un'interpetrazione adeguata, dappoichë è difficile dire se gli elementi che circondano quello degenerato acquistino la forma fusata per adattamento, ovvero per una proprietà spéciale che acquisiscono: inoltre non si potrebbe con esattenzza afTermare se la constituzione délia perla epiteliale ci stia a dimostrare una fase involutiva ovvero una evoluzione del nodulo. Ragioni molto potenti militano per Tuna come per Taltra interpelrazione, ma io, pure avendo considerata la cosa molto da vicino e studiato il fenomeno molto attentamente, non mi fiderei di azzardare un'opinione netta e précisa, e, piuttosto che cadere in una disquisione metahsica, mi accontento di aver descrittc le diverse fasi délia proinzione.
4'^ Série
Inoculazione di blastomiceti nel parenchizna
del rené e del fegato.
Per queste esperienze ho adoperato ben sette specie diverse di parassiti. Oltre quella usata negli esperimenti précèdent!, cioè : il Saccharomyces neoformans Sanfelice, ne ho potuto isolare due
AZIONE DEGLI INNESTI EPITELIALI 613
specie (a,b) dâ due carciùomi ulcerati délia mammella, uno dall'urina di un bambino afletto da nefrite (dopo di una pulnionite), una dal Limone in putrefazione ed intine due favoritemi dal Doit. Cappellani deiristituto di Igiene.
Non descrivero i caratteri biologici del Saccharomicete del San felice, corne pure di quelli datimi dal Cappellani, dappoichè cio è stato fatto da essi, itia invece accennerù brevemente a quelli dei Blastomiceti isolati da me.
Il metodo da me tenuto per isolare le quattro forme di parassiti i) stato quello comune per simili evenienze.
Leduespecieisolatedaicarcinomimammariisiassomiglianonelle loronote generali, in quanto che misurano in média da 4 à 7fx, di forma rotondeggiante constante nei diversi terreni di cultura, solo lagrandezza varia a seconda deU'epoca dello sviluppo. In quelli di una certa età vi si nota nell'intero un piccolo reliquato nucleare.
Si colorano con i comuni colori di anilinâ e resislono bene al (Iram. Sviluppano in quasi tutti i terreni di cultura sieno essi a reazione acida come a reazione neutra, molto lentamente, anzi uno di essi (b) non végéta atlato. in quelli alcalini. Uoptimum di sviluppo si ha a + 21^ C.
In brodo vegetano lentamente, uno (b) intorbidando il terreno e fonnando dopo un certo tem po un sedimento al fondo del tubo abbastanza spessso e di un colorilo grigiastro; e Taltro (a) conserva sempre limpido il brodo formando alla superficie una pellicola abas tanza spessa e granulosa, che in tempi diversi si divide in moite porzioni che si depositano al fondo, formando un sedimento pulverulento grigio giallastro.
In agar lo sviluppo è rigoglioso, facendo notare dopo 24-48 ore una patina abbastanza spessa, lucente come porcellana, a margini più o meno irregolari, di colore o grigio o grigio-giallastro a seconda che si tratti delluna o d'eiraltra specie, mentre Tacqua di condensazione è torbida e con depositoal fondo.
In gelatinatina vivono abbastanza bene, dando caratteri molto meno spiccati délie culture in agar. SuUa patata si sviluppano meschinamente.
11 Blastomiceta isolato dalFurina di un bambino con nefrite postpneumonica ha tutti i caratteri biologici di quello isolato del Roger e Weil nella melanoglossia.
616 s. FABOZZI
La specie invece ottenuta dal Limone in putrefazione possiede lutti i caratteri del Saccharomyces neoformans del Sanfelice.
Tutle queste divei-se specie di Saccharomiceti sono state da me rese virulente la mercè il passaggio attraverso 10-13 Cavie.
Il metodo tenuto per l'inoculazione nel parenrhima dellorgano ë stato dei più semplici, cioë, dopo messo a nudo, con il processo descritto innanzi, il rené ed il fegato, lio iniettato poche grocce di cultura del parassita, niediaute siringa Tui^sini munita di ago sottilissimo, per produrre il minor trauma possibile. La cultura iniettata era di quelle in agar di 24-48 ore, e che veniva diluita, al momento di adoperasi, in brodo nutritivo.
Per ogni caropione di Blastomiceta ho adoperato 3 Conigli, i quali vennero rispettivamente sacrificati in epoca diversa da 48 ore a 3 mesi; dico pure che, sia per il rené che péril fegato, ho adoperato lo stesso numéro di animali.
Dirô subito che gli efTetti in générale di queste diverse forme sono su per giù gli stessi, avendosi solamente un'intensilà maggiore dal Saccharomyces neoformans e dalla forma b da me isolata.
Dopo 48 ore il parassita è vivo e vegeto, mostrandosi in tutte le sue fasi di sviluppo osservate nelle culture, pero già notasi una discreta invasione di leucociti, e non è raro, in quest'epoca, raltrovare qualche parassita inglobato da un leucocita, ovveroqualcheduno penetrato in una cellula epiteliale secernente.
Quando ho riscontrato il parassita nel prato plasma cellulare, ha sempre avuto la tendenza a distruggerlo, crescendo sempre a detrimento délia cellula e subendo tutte le fasi di sviluppo e producendo i diversi stadii dégénéra tivi già de me descritti nel précédente mio lavoro.
11 modo poi di comportarsi del parassita nei leucociti verra da me descritto più tardi, quando parlerô délia sua azione nel tessuto connettivo seoltocutaneo.
In générale perd una grande resistenza questi microrganisroi non la tcngono, e dopo un certo tempo più o meno lungo (13-30 g.) nel focolaio d'inoculazione ë molto dilTicile riscontrarne qualcheduno, ed al loro posto si nota un infiltramento più o meno accentuato di piccoli elementi rotondeggianti sparsi in una rele conneltivale ricca di libroblasli. 11 connettivo insomma ripara la perdita di
AZIONK DEGLl INNESTI EPITELIALI 617
sostanza avutasi per la distruziune degli elementi glandolari coa la presenza dei parassiti.
Il tessuto ci rcu ma m bien te dopo un certo tempo dà segni evidenti di rigenerazione ; cosi noi abbiamo che nel fegato tra le maglie del connettivo neoformato si infiltrano tubuli biliari cosi corne sono stati descritti dal Cesaris Demel a proposito dei vasi biliari aberranti ; perô oitre di questo si osserva una vivace proliferazione délie cellule epatiche e le neoformate si dispongono in conglomerati od iu tubi, insinuandosi nel connettivo, e che poi, forse, potranno diventare lobuli normali, corne ha potuto constatare il Kretz, ma che a me non è riusrito intravedere, ed i fatti enumerati sarebbero riferibili piuttosto ad un fenomeno compensativo anzicchè a fatti rigenerativi.
Quanto al rene poi polrebbe dirsi ciô che brevemenle ho aocennalo per il fegato, pero quivi è molto più évidente la riparazione per connettivo quando non si tratta di distruzioni di piccoli tratti di epitelio tubulare, il quale allora si rigenera per cariocinesi.
In nessuno dei momenti teste descritti, ne con alcuna specie di Blastomiceta potrei parlare di produzione neopîastira, alla cui costituzione non vi è il benchè niinimo accenno; e se vi è un'atti vità molto accentuata negli elementi circostanti al punto d'inoculazione, cio è dovuto alla tendenza che ha ogni organo, in presenza di una distruzione più o nieno vasta di parenchima. Ne laneoformazione connettivale puo metlersi in conto di tumore, in quanto che allora ogni riparazione di perdita di sostanza, ogni cicatrice, sarebbe un tumore. E poi il non riscontrare più parassiti dopo un certo tempo (2 mesi) ed il rilorno allô stalo di quiète di tutti gli elementi che in un primo momento avevano addimostrato una certa attività proliferativa ci stanno e dimostrare la nessuna tendenza del punto a dare una forma qualunque di neoplasia.
;')• Seiue
Inoculazione di Blastomiceti nel connettivo sottocutaneo.
Per questi esperimenti mi son servito del Saccharomyces neofarmans e délia forma b da me isolata ; iniettando a 16 Conigli nel tessuto connetivo sottocutaneo délia regione addominale 0<^<^5 di
Archives de Parasitologie, IX, n* 4, lîKXî. 40
G 18 s. FABOZZI
cultura in agar stemperata in brodo, e, dopo un tempo variabile tra 48 ore e tre mesi, ho asportato i pezzetli di cute con la parete muscolare, per poter stabilire Tazione del parassita progressivamente ed in taie località. E' inutile accennare che nel sito d'ino culazione si aveva semprc la formazione di un nodulo più o meno fçrosso. il quale perô aveva senipre la tendanza a scomparire, e quindi alcune volte mi è riuscito difficile la ricerca del punto inoculato.
Dirô subito che ho costantemente ottenuto forte reazione locale, fino alla formazione di una vera raccolta puriforme, racchiusa in una saccoccia formata di pareti connetlivali più o meno spesse, a seconda del tempo in cui era rimasto in sito la cultura. In questa raccolta ho riscontralo, allinizio, sempre numerosissimi Blastomiceti, i quali sono andati mano scomparendo, ottenendosi corne risultato finale la com[)leta restitutio ad integnim del tessuto.
Nei preparati fatti dal tessuto estirpatodal punto inllammato, ho potuto studiare le fasi involutive del microrganismo fino alla sua compléta distruzione. In générale ho potuto notare in quesli esperimenti una chemiotassi positiva abbastanza accentuata ciô che dava la raccolta puriforme. I parassiti in massima parte si trovano contenuti nei corpuscoli blanchi, a preferenza nei grossi linfocili polinucleati, in numéro variabile da 2 ad 8 o 10 : quindi quivi si riscontra ilfenomeno délia fagocitosi, in quanto che i mîcrorganismi neirinlerno dei leucocili, col procedere del tempo, non si conservano intatti, ma subiscono fasi multiple di involuzione, ed ho potuto notare in quelli sia liberi, siainglobatidaileucociti, numérose forme degenerative, le quali, come evidentemente risulta dall'osservazione, costituiscono una série non interrotta fîno al completo disfacimento del parassita.
In brevi parole i fatti che si notano e si seguono al microscopio consistono sopratutto in disfacimento délia sostanza cromatica, sotto foama di rarefazione prima centrale e poi periferica. La sostanza cromatica si riduce a globetti, in prima assai numerosi, e che poi mano mano vanno facendosi assai rari, fino a scomparire del tuttto. Si ha come residuo una sostanza paraplasmica sempre meno colorabile e meno distinta, la quale dopo un certo tempo più o meno lungo, a poco a poco, perde la sua forma spezzettandosi, e del parassita non rimane più traccia, Cosicchè neppure quivi è a parlare di pro-
AZIONE DEGLI INNESTI EPITELIALI 619
duzione neoplastica, dappoichë, a prescindere che il microrganîsmo inocula to viene ad essere distrutto per fagocitosi, nel silo si produce connetlivo libroso; ne questo puo considerarsi come tumore, in quanto che esso ha tullo l'aspello del connetivo cicalri zîale con tendenza alla imrnedisemazione col circoslante. Niente mi è riuscito di trovare negli organi interni, dopo minutissiuie ed accurate ricerche.
6* Série Azione dei Blastoxniceti suU'epitelio trapiantato.
Dopo di aver praticato Tinncsto epiteliale nel modo descritto nelle prime tre série di ricerche, ho atteso 15-20 gr., facendo in modo che il lembello trapiantato fosse attecchilo e dopo, ripraticando il processo operativo, ho rercato di inoculare con siringa Tursini, munita di un ago sottilissimo, qualche goccia di cultura del Blastomiceta, di cui hoadoperatol i Saccharomyces neofosi-man e hi forma a da me isolata,
Confesso francamente che cou grande diflicoltà son potuto capi tare nel mezzo deirinnesto epiteliale; quantun(|ueavessi jirocurato di far penetrare l'ago dalla cicatrice esterna dell'organo e lo avessi approfondato quasi per quanto avevo fatto penetrare il bistorino, pur tuttavia in 2 Conigli, l'innestocon nel rené mi è riuscito di capitarvi, menlre negli allri l'inoculazione è capitata sempre nelle vicinanze. Innanzi a si grande diflicoltà ho pensatodi vedere (fuale azione avesse il parassita inoculandolo perla venaauriculare. Debbo dire perô senza premboli che taie tentativo è riuscito del tutto infruttuoso, dappoichë per poco tempo (2 a 5 g.) ho riscontrato il microrganismo nel sangue e negli organi, perô in questi non aveva prodotta nessuna alterazione degna di nota, ne intluenza alcuna aveva dispiegata suH'innesto epiteliale praticato. Quindi mi dovro accontentare di descrivere quanto ho potuto osservare nei due Conigli nei quali mi riusci di capitare con l'ago nell'innesto epiteliale ed i quali furono ammazzati Tuno dopo lo e laltre dopo 30 giorni dalla inoculazionc.
L'inoculazione era capitata neU'interno délia cisti epiteliale, di cui ho fatto parola nella prime série di ricerche, ed ho potuto nolare, nel primo Coniglio, il microrganismo vivo e vegeto (fig. î>), pero molti erano contenuti nellintorno dclle cellule epiteliali, in