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cui essi dcscrivono lutte le diverse fasi di accrescimenlo già da me descrittcqiiiiiidoho pubbliealol'iizionedei Blastomicetî suirepitelio trapiantato Ira le lamine eorneaii. Quiiidi anche qui polrei dire cbe il parassita Invade e distmgge la cellula epileliale, crescendo ed assolvendo le sue diverse fasi di sviluppo a delrimento di essa.

Nel 2' Coniglio la zona di revestimenlo délia cisli epileliale era complela mente dislrutta dal parassita, il quale perù era ancora vivo, ma bo potuto osservare l'invasione di leucocili, dei quali mollissimi avevano distrulti; molli granuli, rîsultanti dal lorosfacelo.

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si aotano iiellinternodi pareccbi grossi leucociti. Neppure quivi mi è stato possiliile inlravcdere nessun processo cbe si assomigliasse ad una neopbisia, ne le cellule fisse del connelUvo hanno dalo nessun sintoma di tiiniore ovvero di Irasformaztone in un tessuto chc si avviciiiassea qualohecosa di neoplaslico ne) seiiso di tuuiore, cbe anzi è rimaslo weniiire tessiilo di cicatrice con lendenza alla diniinuztone di volume.

Negli animali in cui non mi è riuscito di imperciare con l'ago délia siringa il noduto epileliale inneslato, questo ba subite tutte

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le fasi di accrescimento dette innanzi, mentre il parassita ha prodotto neirorgaao le cose dette nelle descrizioni precedenti e poi è scomparso per fagocitosi.

Le CELLULE NEi TUMORi EPITELIALI. — Per queste richerche mi son servito di una grande quantité di tuniori estratti dal vivo e dal cadavere cosl suddivisi :

Cancre délia mammella (dal vivo) 14

» dello stomaco con metastasi (dal cadavere) 12

)) del fegato (dal cadavere) 7

» del pancréas (dal cadavere) 5

» dellecapsulesurenalKp. dal vivo e dal cadavere) 1

» dell'utero (dal vivo) 5

» » (dal cadavere) 4

Âdenoma délia prostata (dal cadavere) 2

Epitelioma cutaneo (dal vivo) 25

» délia vescica (dal cadavere) 2

Certamente io qui non pretendo di riportare quanto ho potuto osservare corne alterazioni cellulari nei tumori sui quali ho avuto occasione di studiare, dappoiehè sarebbe un ri petere quanto èstato già detto e con molta finezza dai moltissimi ricercatori che si sono occupati délia questione ; ma io invece procurera di far noto cio che mi è riuscito di osservare nei preparati colorati con il rosso neutro e picronigrosîiia, e con la saffranina e verde di metile, dappoiehè a me sembra che tali cose non siano ancora state descritte, almeno per quanto appare nei traitai! di istologia patologîca e nelle inonografie sul proposito. Inoltre descrivero il risultato dell'osservazione da me istituita su preparati a fresco Irattati o con Tacido osmico o con i clori di anilina in soluzione fisiologica di NaCl, ed infme ciù che è avvenuto in pezzetti di tumore fatti permanere per un tempo variabile o nella soluzione fisiologica ô nei brodo nutritivo nei termostato alla temperatura di + 370 c.

Il nucleolo nelle cellule epiteliali neoplastiche in génère è un corpicciuolo sferoidale, che puô rappresentare in massima circa la décima parte del nucleo, ed è situato o nei centro, ma il più délie volte occupa un punto eccentrico délia periferia, a poca distanza dalla membrananucleare : esso è più o meno facilmente colorabile con le sostanze nucleari, ma spicca molto più con i colori di anilina.

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Ora è in queslo corpicciuolo che io ho potutu uolure divei-se formé allerative che procurera descrivere. In parecchie cellule il nucleolo incomincia ad ingrandirsi. fino ad occupare la melà, 2/3 o tutto intero lo spazio nucleare, conservando sempre le sue proprietà biochimiche. In allre cellule invece esso, con tulle le ricerche pîù accurale, non esisle; nienlre in parecchie è fuoriuscito ed è conlenulo nel prolo|)lasnia, e puùsi seguire con una cerla faciltà i diversi stadii délia niigrazione di questo corpicciuolo dalTinterno del nucleo. Infalti esso in un primo momenlo si ingrandisce e si accosla niaggiormenle alla membrana nucleare, in seguilo puù osservarsi meta nel nucleo e melà nel protoplasma, ed in tal caso quel trallo di membrana non si osserva pur colorando il taglio col secondo metodo mio di colorazione, in cui la membrana resta tinta in verdenero, ed il nucleolo in rosso brillante : in ullimo esso vien fuori dal nucleo, pigliandopostonel protoplasma, conservando perù sempre tutti i suoi a ttributi biochimici, ed il nucleo aleune volte riacquista la sua forma normale, allorquandopero il nucleolo fuoriuscito era piuttosto piccolo; ma quando esso occupava quasi per intero lo spazio nucleare, allora piglia una forma eUissoidale volendo quasi abbriacciare ilcorpo fuoriuscito; ed aleune voile, la membrana nucleare è ad immediato contatto per un certo Iratto délia periferia con la superficie esterna del nucleolo. Queslo, in tali casi, puô considerarsi come un corpo endocellulare ed il protoplasma si dirada intorno formandogli un alone chiaro, dando cosi maggiormente la illusione di un corpo estraeno ivi immigrato, e che da molli è stato considéra lo come elemenlo parassitario e Tinganno è molto facile, in quanlo che esso non è mai délie slesse dimensioni e si potrebbe dire che fosse un microrganismo nei diversi stadii di sviluppo, se con un esame accuralo e con colorazioni adatte non avessi potuta riconoscerne la sua vera nalura e provvenienza.

In altri nuclei il nucleolo, dopo di aver subila la fase di ipertrofia o rigonfiamento, si spezzetla, ed allora noi possiamo vedere un nucleo con parecchi nucleoli disordinatamenle nelle maglie del cromatofilo; mentre in aleune cellule non è più possibile riscon trare la membrana nucleare, con tutti i mezzi messi a noslra dis posizione dalla tecnica, ma invece si vedono le anze cromaliche sparse neirinterno del proloplasma e fra esse i diversi nucleoli.

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Oltre a questa forma di spezzettamento, il nucleolo presentasi in altre fasi degenerative : in alcuni offre la vacuolizzazione, mentre in altri subisce una decisa degenerazione granulare. Non è raro il caso di incontrare un nucleo al massimo ingrandito e coloranites proprio corne i corpuscoll prostàlici, subendo cioè la degenerazione colloïde più 0 meno accentuata; mentre allrove esso présenta tutti i caratteri délia degenerazione mucosa oialina. In alcuni poi, con pezzi fissati in liquidi osmici, è possibile riscontrare délie flnissime granulazioni tinte in nero. In alcuni elementi il nucleolo mostrasi in forme stranissime e di abbastanza difficile descri zione.

11 cromatofilo alcune volte è riccacciato alla periferia del nucleo (crematolisi periferica), altre e in forma di granuli, mentre in-altre cellule non si colora più corne d'ordinario; cioè, col rosso neutro e picronigrosina, la cromatina si tinge in rosso cupo e la linina in giallo deciso, mentre in alcuni nuclei in fase alterativa viene alcune volte a mancare'bna di queste parti. Il quelli pero che si avviano alla cariocinesi, i cromosomi si tingono in verde olivo e la linina in giallo. In nessun punto délie cellule in mitosi ho potuto riscontrare il nucleo, ne con ricerche abbastanza pazienti mi è riuscito di intravedere qualche tratto délia figura che assumesse un colorito che avesse fatto supporre risultare formato dal mede simo.

Tralascio qui di descrivere l'atipia del processo cariocinetico, dappoichè non vi è monogrdfia o trattato di istologia che non si sia occupato di una descrizione minutissima del fatto, e posso assicurare che mi è riuscito di risconlrarne quante ne sono state viste, a prescindere da queîle di diffîcilissime descrîzioni tanto è complicato e slrano il processo con cui procède il fenomeno.

Nei pezzetti fatti rimanere nel brodo o nel siero fisiologico alla temperatira di 37" C per un tempo variabile tra 24 ore e 8 giorni, aggiungo che i pezzetti erano sempre di tumori presi dal vivo, mi son potuto convincere che la parte délia cellula che subisce maggiore allerazione si è il cromatofilo il quale passa dal rigonfiamento puro alla degenerazione granulare i)iii tipica. La membrana nucleare perde i suoi caratteri e si colora come la linina. mentre alcune volte più non si osserva e nel protoplasma si vedono sparsi

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i granuli del cromatofilo spezzettato, dando aU'elemento l'aspetto di un labrocito(IHastzelle), 11 nucleolo assume délie proprietà acidofile e tende allatrofia. Non mi è rîuscito mal di rîsconirare forme parassilarie di nessun génère e con le più minute ricerche e nella trama del turaore e nel brodo nutritivo, trannenei duecasi di carcinoma mammario, i quali pero erano già ulcerati, e da cui ho isolate le due forme di Saccharomyces di cui ho parlato innanzi. Questi parassiti pero non erano mai contenuti nell'interno délie cellule epiteliali, ma semprenegli spazii o intercellulari olinfatici connettivali; non mi è mai riuscito di vederlisubire quelle fasi évolutive che ho avuto opportunité di studiare nelle inoculazioni sperimenlali nei lembetti epitelialî trapiantati. Se alcune volte mî è sembrato di intravedere qualche aspetlo istologico che si assomigliasse ad un microorganismo, con un attento esame e con colorazioni adeguate mi son potuto convincere trattarsi sempre di elementi cellulari in degenerazione più o meno avanzata.

Anche important! sono state le cose da me notate nei preparati ottenuti con raschiamento dei pezzi freschi e montati in glicerina, o trattati con l'acido osmico, ovvero colorati senza fissazione, con il rosso neutro, col verde malachite o colla fuxina (in soluzione al 1/2 Vo in siero fisiologico) ovvero trattati prima con Tacido osmico e poi colorati con le dette sostanze. In questo modo ho potuto notare, che, nei preparati a fresco incolori, si vedevano délie produzioni rotondeggianti, alcune volte munite di doppîo contorno, molto splendeti e refrangenti la luce, e che simulavano perfettamente un Blastomiceta osservato a fresco; mentre poi queste stesse, trattando il preparato con acido osmico, rimanevano tinte in nero più o meno intenso, addimostrando in tal modo la loro natura grassa. Alcune di queste erano contenute nel protoplasma cellulare; mentre la maggior parte rimanevano libère.

Nei preparati colorati poi molté di queste produzioni, specie quelle che si tingevano in grigiastro coir acido osmico, assumevano ora il rosso ed ora il verde : in tal modo si restava convint! che esse non erano altro che forme metacromatiche del grasso, e ciù maggiormente riesciva dimostrativo se prima il preparato si ossevava con il trattamento aU'acido osmico e poi si faceva pervenirea contatto la soluzione colorante.

azione degli innessti epiteliali 625

7* Série

Innesti di pezzetti di tuznore nel conettivo

sottocutaneo.

In 10 Conigli ho praticato innesti di pezzetti di tumori epiteriali cutanei, prelevando piccolissimi lembetti prima che il tumore avesseperdute le sue connessioni vascolari, e ci6 con le più grandi cautele di asepsi. Debbo dire che non ho potuto mai ottenere l'attecchimento di tali trapianti, e, quantunque in un primo momento (8-10 g.) sembrava che tutto procedesse per lo meglio, in quanto che le cellule neoplastiche si mostravano in piena attività cariocinetica, pur tuttavia col passare dei giorni avvenivano iatti involutivi per degenerazionedegli elementi cellulari, ed il pezzetto innestato, subendo la degenerazione o grassa o granulare, veniva fagocitato dai leucociti iviaccorsi, e finiva col disparire completamente, ed al suo posto si notava il solito connettivo cicatriziale, il quale non aveva nessuna tendenza airaccrescimento od a modificazioni istologiche nei suoi elementi flssi.

Riassumendo quanto mi è riuscito di osservare nei miei esperimenti, abbiamo che :

lo L' innesto di epitelio embrionale nel rené, nel fegato, nel con nettivo sottocutaneo e relroperitoneale attecchisce e vive, crescendo per rooltiplicazioni dei suoi elementi cellulari, ed avendo la proprietà,dopo un certo tempo, didare i noduli secondarii piùo meno lontani da esso, eciô per trasportodi un elemento embrionale dalle correnti linfatiche in uno spazio connettivale.

2^ Questi innesti acquistano la propriété spéciale a costituirsi in cisti epiteliali ; e nel fegato, i noduli secondarii tendono alla canalizzazione ed alla trasformazione deirepitelio da piatto in cubico.

3'> In mezzo aile masse epiteliali si hanno perle e fasi dégénérât! ve degli elementi cellulari, che danno un aspetto istologico simile quasi ai Blastomiceti, avendo di questi anco le proprietà specifiche di colorazione. Inoltre la loro riproduzione si efleltua non solo per divisione diretta, ma per cariocinesi atipiche, proprio simili a quelle che si sogliono rinvenire nei tumori epiteliali maligni.

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i^ L^innesto passa per due lasi nutritive consécutive : appena (lopo Toperazione i suoi elementi non possono ricevere più nella nuova sede che i liquidl interstiziali, provvenienti dai va^ del tessuto vicino, e che penetrano per imbibizione fra gli eleinenii. Questo modo di nutrizione rudimentale lia una corta duratd; infa ni dalla zona oicatriziale forniatasi intorno al trapianto, partono dei tiatli congiuntivo-vascolari, che traversano il connetlîvo délia cisti formatas!, andando cosl ad irrorare gli strati epiteliali del riveslimento interno. Il tempo che impiega per tali cose e tutte le eifre che si potrebbero stabilire, hanno sempre un valore relativo. dipendendo il tutto da fenomeni biologici diassai difficile interpetrazione e la spiegazione fa cadere sempre in una disquisizione metafisica. In tutti i modi, questa novella circolazione rudimentale non polrà certamente rapportarsi a quella che si ellettua nella rete capillare normale, e quindi taie cosu si traduce in una modificazione nella struttura istologica délie cellule, le quali acquistano quegli aspetti di cui sopra ho parlato.

o^ I Blastomiceti, di qualunque specie, ed io ne ho adoperato di sette, subiscono la sorte di tutti i ferment!, cioè rientrano nella legge délia fagocitosi, essi in un primo momento distruggono le cellule epiteliali deirorgano in cui capitano, restano sempre poi distrutti dai leucociti, il connettivo risultante non ha nessuna tendenza ad ulteriori modifiche, ma sempre quella a subire fasi involutive.

6« I Blastomiceti, almeno dai due Conigli in cui sono riuscîto a penetrare nel mezzo del nodulo epiteliale, esercitano una azione deleteria sulle cellule epiteliali del trapianto, distruggendole, e restando poi in secondo tempo essi slessi distrutti per fagocitosi, rimanedo nel sito tessuto connettivo cicatriziale.

7» 11 parassita inoculato per via endovenosa, in piccole dosî non esercita nessuna azione sia suH'organismo in génère chesul trapianto epiteliale in ispecie.

8® Inutili sono riusciti gl'innesti di tumori epiteliali, anche presi dai vivo e nel massimo di loro attività proliferativa ; e se in un primo momento sembra potersi avère un attecchimento per le figure cariocineliche che addimostrano le cellule epiteliali, in seguito questa attività proliferativa finisce e si ha distruzione di esso e formazione di connettivo.

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9^ Dairosservazione di moltissimi tumori epiieliali, con colorazioni speciali, mi son pofuto convincere che molli di quel corpi endocellulari, che da alcuni sono stati considerati come parassiti specifici, non rappresentano altro che nucleoli fuoriusciti, dopo di aver subito parecchie modificazioni, dal nucleo e rimasti o nel protoplasma o negli spazii inteiTellulari.

IQo Moite formazioni osservate a fresco danno tutto l'aspetlo di Balstomiceti, ma che poi facendo agire su di esse l'acido osmico ed i colori dianilîna, si addimostrano corne forme metacromatiche del grasso.

In base di questi risultati potrei riaflermare quanto ho detto nel précédente mio lavoro, quando cioè ho sperimentato con Tepitelio trapiantato nelle lamine corneali, che cioè il Saccharomyces non esercita nessuna azione neoformativa sotto forma di tumore, ma resta completamente distrutto, subeudo la sorte di tutti i fermenti ; ne al connettivo che si neoforma si possono dare attributi di neoplasma, in quanto che esso è il rappresen tante délia cicatrice che 3Uole avvenire in qualunque distruzione di parenchima e comunque provocata.

Mentre invece Tepitelio embrionale trapiantato vive e progredisce, acquistando proprietà tali che il suo modo di moltiplicarsi ha tutta la rassomiglianza con le cariocinesi rhe si avverano nei tumori epiteliali che si svolgono ordinariamente nell'Uomo, dando pure i medesimi aspetti degenerativi negli elementi e le perle epiteliali.

11 lembetto trapiantato cresce e si moltiplica purnon ricevendo nessuna influenza estranea ; ma se vi si fa capitare un Blastomiceta, questo non solo non esercita nessuno stimolosulla proli ferazione, ma distrugge le cellule epiteliali in cui pénétra, mentre poi esso stesso resta distrutto dai leucocili ivi accorsi per chemiotassi positiva, e nel sito non rimane altro che tessuto cicatris^ale, con nessuna tendenza ad ulteriori modificazioni.

Quindida questi esperimenti parrebbe maggiormentecomfortata la teoria dei germi aberranti come spiegazione délia etiologia e patogenesi dei tumori epiteliali maligni, perche i piccoli innesti di epitelio embrionale riesorono mollo bene e persistono indefinitamente, avendo ancora. in condizioni favorevoli, una tendenza marcata ad ipertrofizzarsi ed a dare propagini e noduli secondarii

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(bisogna por mente che il lembèlto deve essere senipre piccolo perché allora è più facilmente vascolarizzabile).

Perù il fatto sperinieutale, pur diniostrando la possibilité diuna prolilerazione del tessuto epiteliale enibrionale in seno ai diversi tessuti, non puù riprodurre esàttamente le particolari condizioni in cui naturalmente avviene una taie inclusione.

L'inclusione naturaledi epitelio è sempre autoplastica, sicompie durante lo sviluppo delForganismo, quando cioë parte inclusa ed organo includente banno una vitalltà potenziale niassima. Questo fatto insieme con altri non ancora ben definiti e di cui puô forse spiegarci in parte la esistenza di un'inclusione naturale per un periodo assai lungo délia vita di un individuo, mentre Tinnesto sperinientale dopo un certo periodo di tempo, invaso dal connettivo, viene da questo distrutto. D'altra parte la particolare tendenza di certe inclusioni embrionali naturali ad una proliferazione neoplastica non puù essere spiegata col semplice fatto anatoniico, ma implica forse la conoscenza di particolari processi ontogenetici ed istocbimici, sui quaii la moderna patologia non ha ancora detta l'ultima parola.

Perô con tutto questo io credo che la teoria dei germi embrionali soddisfl sempre di piùdi quella parassitaria, in quantoad etiologia ed istogenesi dei tumori epiteliali in génère, in quanto che se non si ha la riproduzione vera del tumore, si ha almeno laccenno all'inizio di esso, mentre che con i Blastomiceti non sihaaltroche distruzione di pochi elementi del parenchima e neoformazione di tessuto connettivo.

Fra brève portera alla luce altre ricerche sul soggetto e le quali serviranno maggiormente a confortare la teoria innanzi enunciata.

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