A PESCHIERA
Serenisswo Principe.
Ho adempito al dover di cittadino. lo sono stato a Peschiera già in mano de' Francesi, traversando una numerosa colonna di truppe di quesU nazione, che con li suoi posti avanzati si sDin-eva fin di là di Castel Nuovo. Ho veduto il General Buonaparte, era a Uvola, e l'accoglimento non fu il piu lusinehiero. Finito il pranzo ci ritirammo in una stanza, egli, lo, il gênerai Bertl.ier. ed il circospetto segretario Sanfermo. Nondeuaglio a W. EE. tutto ciô che ebbi a Pron"~ neinngratissimaconversazione; quanto dissi fuguidato dalla sapieiaa délie pubbliche massirae di neutralità da un canto, di amicizia, e riguardi verso laRepubblica Francese per parte ,li VV EE , c le prove manifeste, con cui sempre ha comprovata la lealtà de' suoi principj. Queste furono le bas., sullc quali ho pianlato il mio ragionamento, e le nsposte, che d.ed. ai propositi, che questo giovane vincitor ebbe a tenermi. La ristrettezzadel tempo non me lo concède, e credo avra a giustificarmi in faccia a VV. EE., se non mi dilungo, «o-ne pa^^rebbe esigere il dovere : ma se per quanto nguarda la m^ direzione posso appoggiato alla fiduc.a sulla bonta (h VV EE. economizzare il tempo, che poco mi resta per d.spor le m.-
sure necessarie nell' amara circostanza, che «^^y^^ J^^;;" taare devo rendere con tutla chiarezza presenti le cose detferdalBu^napa^ quali esse sono, ed a c^e si hm.a^^^^^^ mie speranze nel présente, e futuro stato di cose. M dis e dunque, che laRepubblica di Venezia aveva mal cornsposto aile Se disposizioni délia sua nazione, che ben ^Wers. Jarono i falti dalle Venete espressioni, che l'aveva tradita lasciando ^Ztli occupar Peschiera, ciocchè gli aveva fatto perdere mille cinquecento uomini, il di cui sangue reclamava vendetta : che se si voleva conservare m "ef ^a fa d^^^^^^^^^^^ resistere (nonfaccio che ripetere le sue voci) agli Austriac. che se s temeva di non aver forze suftiaenti, sarebbe egh s'esso accorso alla difesa : che qualora si credeva abusato SfAustriaci délia buona fede, su cui, io d.cevo, si nposava, si doveva non protestare, ma dichiararc loro la guerra. Che pare, si doveva impedir ad essi il passaggio per mare sui fiumi fac'endo uso délie galère; chiamù i Venet. strett. a^^^^^^ degli Austriaci, e tanto più pericolosi nemici délia Franc a quanto chesimulataconsideravala professata amica condot^ ii VV. EE. verso la Francia, che taie era il sentimento vero del suoGoverno. Quindi trascorrendol'articolo degliEmigrati formo argomento di massima accusa, oltre 1 occupazione di Peschiera, in cui principalmente mostro d'appoggiarsi |^^ «og" giorno per due anni accordato in questa citta al Conte di lilla, e marcatamente da molti mesi; poiche i suo. Mamfes ., d se egli, datati da Verona, ed un sopra l'altro agglomérat,, rlnder d;vevano abbastanza la Repubblica avvertita, che era Edi il suo principal nimico : aggiunse, che lo aveva espulso non per interna persuasione, ne per amicizia alla Francia, ma sotto la sferza del timoré : che il ^overno Francese nou ^^^^^^^^^^^ dimenticarsi d'un simile procedere : che ^.^- >^^: ^^^^^".^ avuta sempre una manifesta parzialità verso i di lui nem ci , e che perdô le commissioni, che al momento del suo partire aveva ricevute dal Direttorio, erano di abbruciare Verona, lo
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che si proponeva di eseguire in questa notte : che già il General Massena era comandato con una colonna di truppe fornita di artiglierie, e fra questa anche di sei mortari, di mette rla col mezzo di bombe in foco, che era in marchia, e che forse in quel momento avrebbero giuocato le artiglierie.
Disse di più, che con nuova commissione comandato dal Direttorio di trattare come nemici, e dichiarare la guerra a tutti i Principi Italiani al primo passo, che scoprisse in essi loro inclinazione verso gli Austriaci, si era limitato ad ordinare, che bruciata fosse Verona dipendentemente ail' affare del Conte di Lilla, ed aveva scritto a Pariggi , da dove fra sette giorni attendeva la risposta per dichiarare formalmente la guerra ail' Eccellentissimo Senato, e correre su tutti i suoi Dominj ; che aveva ordinato al Ministro in Venezia, di cui per altro, come di tutte le comunicazioni diplomatiche , faceva poco conto, di farne parte a VV. EE., che riguardava Peschiera, come paese di sua conquista, poichè l'aveva tolta agli Austriaci : che i delitti (cosi si espresse) délia Veneta Repubblica erano ben altra cosa, che li piccioli danni, che avevo reclamati, inferiti da alcuni délie sue truppe, le quali in générale conservavano tutta la disciplina. La série délia pubblica condotta, le spiegazioni del Direttorio al Ministro di VV. EE. in Parigi, la ingenuità, con cui venue corrisposto da VV. EE., le assicuranze ch' esso Générale aveva date nel Proclama pubblicato in Brescia , la sostanziale occupazione da esso fatta délia medesima, e di Crema, i principj di ragione, di diritto, e di equità, i confronti délie epoche, in cui sono avvenute le cose, tutto fu detto, ripetuto in varie forme, e manière entre lo spazio di due ore, che duro l'ingrata conversazione. Sempre si faceva a ripetere, non giudico le intenzioni^ ubbidisco ai comandi, che ho ricecuti, seguo le massime délia guerra, riconosco i fatti, e questi devono deddermi. Peschiera non si é voluto presidiarla con 2000 uomini^ si è dato
asilo al PrHendente, e fu espulso, moBSO U Semto dal timoré TsZsZ: Furono accordati, e tollerati d.' passa,J,nonse %:Zoaene çalere ,er impe.« su. .arc enc..^tificata la suppo^tc^ innocente condolta nel ^''«»/' ~^^^^^^^
« ^oiio ciia rhe l'occupazionc d una loriezza er«i ucu XenteÎqu na ci; avcva fatto di due dttà senza dife^ Non oârlo del mio imbara^zo nell' avcr vedulo mutile ogn rjp r convincere, o attenuarc almcno neU anuno d auesto giovine Générale, ebro di amb.z.one, e di glona il sensîvfôlento, che aveva manifestalo ; la Prov.denza ebbe ad Isslermi, ne ho rimorso di niente aver lasc.ato per serl'Seni; al pubbllci oggetli. Il certo penco.o ,. .ed r
chk rodelc, cd inoooentc, an,mo .1 mw J»W^.J Z^* etroK di «llonunar un* unU «iagor» : diiw» ^^^f^' !^ « VV EK., m. mi fo dur«Benic rliuuio; Bialaicitfe STete cLosUn«p»rlicol«ri ddGewf.1 »«-«"•«
L^ nnile d. far ooniparirc in V.rona U Ge^«'JÏ^5; Jheto far* nd cohk. di qu«ta pornata : <kc. »' P^»^»
n^Ho i»el Titote, dote p*re di»po«to d er.tr.ni, «*« -"Pf?-
dichUrarc la «^-^^TÏÏ^»S«n> ù Polixi.
Vende tnipf* ooc«pai«ew ic pw»^ •
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délia cilla, che già sapeva sprovigta di liiUi i generi necessarj alla guerra, comiiiciando dalle arliglit'ri«» e suoi al- Irecci. Discese egli a questo passo nel modo, che il vincllorc dona la legge al vinto. Rifletlute buI momenlo fra me slesso le commissioni di VV. EE. ceiilratc a «)lo uso di desterità, tranquillilà, c prudenza, non già di lorza, mancîinle d'islruzioni nella lellera scriltarai da questo Tenenlc Gcnerahî, che ho assoggeltata col N. 9 per Espre^so, danuoso ogni hilanciamenlo nel prendere un partilo» c dccisivo il ritardo» dovci malgrado mio cedere alla violenza dellc circostanze, e dirgli» che allora quando una condotta leale, cd cqua deltala dai doveri délia neutralità, e del riguardo verso il di lui Governo, che la Kcpubhlica aveva semprc esercitato» non era sufflciente a determinarlo a corrispondervi, corne se lo promelleva TEcoellciitHMino Scnalo, avrei ani*to il suo volcrc piuUo>lo che di oomproiiicacriî UnU prwioii o^^ù, c di eipont le vile do' numefo» iiinoceali Jibilaflti^ e U JJortc d'una ciiU dl$liiiu n<gli StiUi di W. KK. Mi ripdè con Ioodo di aifiai per in<e ittortllcwiln indiffcrw»?^, ch' egli po<o si cunva di quello fcssi per dMnrminarmi, clic mi rip«!evâ le ollime suc intenlioni» che pf««:nUtc cioè le Iruppo aile porte» le mie re*i5lenti dirttloiii gti nvrebhero çenito di wgnale per I allacro : cbe *i pettMttM. r^ofi fmi U tf'ttu con^^nazione ; cd io crcdero dî ïi^ïrnlfe k aroinc ialenxioni di VV. EK.» se al giuni;erc deir ariiMU alk porte» noo veirà oppo«u la forza per cnirarc nelU tHih. Appcna rtlooriato, crano Uj 5 d<lla nolt«, dMigii nrdini coTftspofideDti â ^uc^o Signor Tcneute Generdle. Ho re» a^^ertito qi»ttto lelante beiKtmerito Rappre- «nUnlc l*riuli, e fldesMinciite i D«puUli deila cilU, perché ne vcng4n.> prcvenuli gli abitaiïli, sicno cfai(»e le case, c le ktoUeghic ad e«eiio«e di qi*elle de' cotncsiibili, e o^teric, c dii^Kotc quelle interne prx'cauzîoni» cbe po«bîltnenle tutelino dalle ooiMCfucne^ che |K)€»oiio tcinerM da utu truppa viltoriosa, t mal inclinau» tutlo die fiihû Huonapirte spie*
gato, che sarà manlenuta in lutta la disciplina. Ho sin da quest' oggi fatto giungere a Castel Novo délie farine, e de' foraggj, disposizione, che pèsera in qualche guisa sull' erario, corne ne resi inteso l'Eccellentiss. Sig. Cassier, che questi di ad oggetti. di preservazione di sua famiglia si era condotto a questa parte. Ho ordinato, che tutti i pistori raddoppino il loro travaglio di pane; ho fatto trasportare nelle munizioni la polvere appartenente agli artiglieri urbani, che si trovava in deposito contiguo alla casa Gazzola, dove abitava il Conte di Lilla, e che non sarà per sorprendermi, se la vedro demolita, e incenerita dal furore Francese. xNon avendo altro in mira in questi brevi momenti, che di render meno pesante a questa popolazione gli effetti di queste ingrate combinazioni , mi perdoneranno VV. EE. la confusione, e la brevita del mio rapporto in tanto argomento. Gra-
zie ec.
Verona 1 Giugno 1796, ore 9 délia mattina.
Di V. S.
Niccolo Foscarini Prov. Estraord. in T. F.
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DÉPÊCHE DU DOGE A QUERINl.
1796 2 LUGLIO IN PKEGAm.
Al Nobile in Francia.
La continua dilatazione di truppe in nuovi punti dello Stato nostro con sempre crescenti riflessibili rinforzi nella fortezza di Legnago, le ricerche pesanti in ogni génère, ed ora in forma précisa d'una estraordinaria provista di tremila bovi d'ordine del Commissario Lembert, ad evitare la quale furono finora inutili le rimostranze più efficaci anco sul notorio stato délia provincia Veronese afflitta, oltre gl incalcolabili danni délia malattia nella specie bovina, che v mfierisce, dérivante in gran parte dalle sofferte fatiche nel forzato trasporto di tanti generi al provedimento délie armate Francesi, li discapiti decisivi all'agricoltura, e la naturale angustia, m cui ben conoscete versarsi sul génère stesso agli ordinarj interni consumi dello Stato, traendo sempre dall Estero a quantità occorrente; le forme, ed espressioni, che rileverete usate anco dall'inserta in Dispaccio diMilano, che pur vi si rimette, e la mancanza di pagamento délie fatte grandiose somministrazioni, non corrispondendo aile asserzioni mag- ^iori di amicizia usate dal Direttorio Esecutivo, ripetute m modo analogo dalle voci di questo Ministro Lallement, e non diverse da quelle, che tratto tratto ci derivano da alcuni tra i comandanti, come rileverete dagli annessi articoli di dispaccj del Provveditor nostro Générale in Terraferma, chiamano la paterna cura del Senato a porre in uso li mezzi tutti per ren-dere meno acerba la condizione de' sudditi. Neir atto perù di esercitare con efficacia le benemerite
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cure il N. H. Conferente verso il Ministre, e di rilasciar commissioni pcr le più précise analoghe voci verso li Commissarj a Verona, si eccita la conosciuta vostra preinura, ed irapegno per procurar in ogni modo senza apparenza di querela sulle persone de' Generali , ma sulla dolente combinazione di cose, di determinar la rettitudine del Dirrettorio a rinnovare in modo efficace quegli ordini, che sieno corrispondenti alT amieizia verso un Governo, che si fa uno studio di manifestare con le prove maggiori, e con una direzione costante la sincerità de' professati principj verso codesta nazione. A vostro solo lume vi si significa in fine, ch'essendosi fatta una raccolta nel porto di Chiozza d'un numéro di trabacoli carichi di grani per uso dell' armata Austriaca, aveva il Senato, appena avutane le conoscenza, creduto conveniente di prescrivere il pronto loro allontanamento, corne si è anche verificato.
E da mù, nel rimettersi in copia al N. H. Conferente le prcsenti Ducali unitamente agli articoli dei dispaccj dei numeri 49, 50, 51 e 53, ed inserte relative del Provveditor Générale in Terrafernia, e del Résidente in Milano de' numeri 116, ed inserta, e cosi le lettere 28 caduto del Rappresentante di Rovigo, e quelle recenti di Legnago, e di Brescia, sarà délia sua desterità, e distinto zelo il desumere dal complesso di tali carte l'importanza di quell' efficace ragionamento verso il iMinistro di Francia, che colla virtù, e prudenza sua conoscerà più oppor*uno, onde interessare la di lui opéra presso i Commissarj Francesi oltrechè agli oggetti relativi al rimborso contenuto nelle preccdenti commissioni, aile troppo giuste convenienze de' sudditi, ed aile incomode circostanze, délie quali si trovano afflitte varie Provincie dello Stato nostro, cui non deve a pretesto d'intelligenza verso il Provigioniere derivare una série di successive calamità influenti sugU elenicntari oggetti di agricoltura, e di popolo.
Andréa Alberti Segretario.
DÉPÉCHt: DU PROCURATEUR DE ST-MARC, PESARO.
Serenissimo Principe.
Vedulomi questa mattina col Ministro di Francia per ese- -uire senza perdita di tempo le commissioni mgiontemi dalla Pubblica Autorità nella giornata di jeri, cominciô il Ministro dal dimostrare la maggior riconoscenza per la gentile, e satisfacente risposta fatta da W. EE. al di lui promemoria diretto a ricercare, che rischiarati gli fossero li veri oggetti del présente nostro armamento. Mi disse, che la risposta medesima non poteva essere ne più aperta, ne più appagante, e che l'aveva sul fatto spedita al General Buonaparte, aggiun- -endoli solo, che una cosi solenne manifestazione delli pubblici sentimenti sperava, che dovesse servire di convincente apologia aile replicate costanti di lui asserzioni.
Mentre io mi dimostrai ben contento, ch' Egli avesse ritrovate le dichiarazioni dell' Eccellentissimo Senato perfettamente analoghe alli sensi, coi quali mi era incessantemente seco lui spiegato. gli aggiunsi poi, che nel momento medesimo in cui VV. EE. con tanta esuberanza manifestarono i sentimenti délia loro amieizia verso la Repubblica Francese, era ben dolente, che si trovassero cosi mal retribuite per parte delli di Lei Generali, i quali agglomerassero quasi m un punto tanti, e cosi gravi molivi di giuste doglianze, quanti
io era per esporgli.
E cominciando dalla strana petizione del General Buonaparte di allontanare dal presidio di Verona il corpo délie truppe oltremarine; e de' modi minacciosi, co' quali venne
336 CHUTE d'une héi-ublique.
in faccia alli Veneti Rappresentanti sostenuta, chiamai la di Lui equità a decidere, se un tal procedere s.a analogo al Diritto délie Genti, al titolo sacro di Sovranità Territoriale, ed a quell- atnicizia, e perfetta intelligenza, che sussiste fra il di lui Governo, e la Repubblica. Passai quindi a signiflcwgli il violento asporto dalla piazza di Legnago di artigUeria, e munizioni per farne uso nell' assedio di Mantova, e facile mi riusci il fargli conoscere, quanto con tal' alto comprometlesse quel principj di neutralità, che furono cosi religiosamente dal Senato coltivati, e mantenuti, e quanto esponesse h delica i riguardi di VV. EE. in faccia alla corte di Vienna, e flnalmenteglisignificai lastrana, ed inverif.cablle ricerca avanzata dal Commissario Flamant al podestà di Brescia d. approntare nel brevissimo spazio di due giorni un ospitale milUare di -^000 letti coir indicazione di convertire in tal uso 1 uspitaie Civico. riflettendogli, che conoscendo io perfettamente, quanto intéressante oggetto fosse per quella citta il suo oslale, non poteva depor il sospetto, che raahz.osamen e fosse stata una tal petizione avanzata, e per inyolgcre 1 autorltà di chi ad essa presiede, e per condurre ail ultima acerbità, c disperazione quel popolo.
L'energia, e la commozione d'animo, con oui sostenni tali rappresentazioni, mi convien credere, che abbiano imposto al Ministro medesimo, mentre non azzardando mai d interromnere il raio discorso, dopo averrai colla maggior attenzione ascoltato, rai rispose, ch' era ben penetrato, ed al par di me dolente di tali avvenimenti, i quaU aveva buon fondamento di credere, che dipendere certo non potessero da ordini, e commissionidelsuo Governo: che conoscendo sommamentegiuste, e ragionevoli le doglianze dell' Eccellentissimo Senato, Egh ne avrebbe avanzate colla maggior sollecitudine le relative rappresentazioni alli suoi Generali; che perô gli dispiaceva dovermi prevenire, che sopra di questi non si poteva confidare gran fatto; e che quindi mi consigliava, che venissero di-
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rettamente dall' Eccell. Senato colla maggior sollecitudine fatte le più energiche rimostranze allô stesso Direttorio Esecutivo, da cui conscio, come egli era delli sentimenti non meno d'equità, e di giustizia. che di vera propensione per il Veneto Nome confidava, che si sarebbe consegu.ta la conve-
niente riparazione. . „„„,„
Mi aggiunse poi, ch'essendo Egli impegnatissimo a mantenere la migliore armonia tra li due Stati, ben conosceva da qualche tempo non essere pari le disposizioni delh Generali délie armate, sedolti da sinistre prevenzioni, o istigati da maie intenzionate persone, presse de' quali anzi per aver troppo apertamente manifestato il proprio onesto sentimento, non godeva maggior credito, e favore. E qui non lasciô di molto estendersi non solo sopra il carattere de' Generali, ma pure sopra quelle de" Commissarj aile armate, li quali coltivando solo gli oggetti di proprio interesse, trascuravano quelli di pura giuslizia, dimostrando vera sorpresa, che dopo aver incassata una considerabile quantità di danaro, non avessero pur cominciato (siccome non ommisi anche quest' incontro di rappresentargli) a verificareliconvenienti rimborsi per lecopiose somministrazioni fatte agli eserciti.
Parlando perô diquesta classe di gente, délia loro rapacita, délie ricerche loro infinitamente superiori aile vere esigenze, e dei profitti grandiosi, che stan facendo, in taie incontro mi fece sentire, che sarebbe molto prudente cosa d'usare anche dal canto nostro qualche vigilanza per evitare la collusione colle figure Venete, che sono incaricate délie provisle. Approfittando io perô di quesf espansione dcl di Lui animo, siccome non lasciai con li modi i più efficaci di raffermarlo in cosi favorevoli sentiment!; cosi conclusi coll' impegnarlo per quanto da lui dipendeva a nulla ommettere di ciô, che lender potesse a verificare l'interessantissimo oggetto alla scambievole opéra nostra appoggiatodi conservare frali due Governi la migliore armonia; riflettendogli, che tanto maggiori dovevano essere
le nostre cure, e sollecitudini per conseguirlo, quanto Egli dal canto suo conosceva per le disposizioni de' suoi Generali farsi maggiori li pericoli, e gli ostacoli.
Taie fu, Serenissimo Principe, il moleslo risultato délia nostra non brève conversazione, nella quale se mi parve costanteraente animato il Minislro da principj di equità, e di favorevoli disposizioni verso le cose nostre, ho perô provalo il vero conforto di apertamente conoscere la debole di lui influenza verso le persone, dalle quali dipendonole operazioni militari, e solo mi sarebbe rimasta qualche lusinga nelle rappresentazioni da avanzarsi immediatamente al Direttorio Esecutivo, se non mi fosse stato présente, quanto imperfettamente anche in altre occasioni vi abbia corrisposto l'efTetto.
Se non mi resta rimorso di non avère, quanto le mie deboli forze comportano, ommcssod'esporre, e sostenere l'evidenza délie Pubbliche ragioni, non sentirù certamente neppure quello di non rappresentare ail' Eccell. Senato con tuita la ingenuità, e candore quanto poco frutto nell' urgenza délie giornaliere sopravvenienze si possa sperare dalle trattazioni con questo Ministro, per quanto si dimostri ben disposto ai Pubblici riguardi. Resta quindi solo rlservato alla maturità,. e sapienza deir Kccellentissimo Senato il rivogliersi a far uso di quei mezzi, ed espedienti, che Esso trovi più utili, cd efficaci ail' eminenza degli oggetti, che con indicibile rammarico del mio animoveggoogni giorno più esposti, e compromessi nelle presenti oscurissime circostanze, e nella successione di sempre più molesti, e pericolosi avvenimenti. Grazie. Venezia 11 10 Luglio 17%.
Fraiicesco Pesaro Cav. Proc. Dep.
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m LALLUNCE DE LA BÈPUBLIQUE DE VENISE AVEC LA FRANCE ET LA TURQUIE.