JOAN ET JOSEPHUS GELLEE
PATRUO CHARISSIMO MONUMENTUM HOC
SIBI POSTERISQUE SUIS
PONI CURARUNT.
Fu questo artefice, quanto valente nell' arte sua tanto amico de' buoni costumi. Non imbratto mai il suo pennello con alcuna lasciva o in altro modo sconvenevole rappresentazione e se talvolta gli bisogno dipigner cose favolese, in cui tali figure dovessero intervenire coprivale nel miglior modo possibile. Fù amico di ognuno, e desideroso di aver pace con qualsifosse, e laddove a tal suo desiderio alcun danno apportnr si potesse, diede sempre bando ad ogni suo più rilevante interesse. Intorno a che occorse cosa degna di memoria e fu questa. Aveva egli fin ne' tempi, che gli tocco a operare per Urbano VIII preso in casa sua quasi in qualità di servitore, ma particolarmente per macinare i colori, nettare i pennelli ed altre cose fare che abbisognavano ad un comodo esercitamento dell' arte sua, un certo giovane d'assai umile condizione, chiamato Gio. Domenico Romano. A questo, che era anche mezzo stropiato délia persona. aveva egli fatto insegnare a propie spese a sonare lo strumento di tasti ed altri strumenti : e di più avevagli con grande amore insegnato a dipignere ; quando s' incomincio a vociferar per Roma, che Claudio faceva fare i quadri a lui : cosa che di bocca in bocca passando, si condusse finalmente ail' orecchio del giovane, il quali tanto se ne invani, che dopo di essere stato con lui venticinque anni, ed averli anche dati assai disgusti in varie occasioni, si parte di sua casa, e già meditava di far lo chiamare in giudizio, per farsi pagare il salario di tutto il tempo ch' egli era stato appresso di lui, con