LA VIE DE CLAUDE PAR BALDINUCCI
trattamenti più da figliuolo, che da servitore o discepolo. Avuta di cio contezza il buono artefice, lo voile avère a se : e condottolo al banco di Santo Spirito, dov' ei teneva gran danaro, fecegli contare tanta somma, appunto quanto importava la sua pretensione. Ma non passô poi gran tempo, che Gio. Domenico fini di vivere : e Claudio da quell' ora in poi non voile più fare allievi nell' arte sua ; ma quantunque egli stesse sempre saldo in taie risoluzione, non è per questo, che egli non fosse liberalissimo de' suoi consigli e precetti a chiunque gliele avesse domandati, e particolarmente nella prospettiva, délia quale fu oltremodo intendente e pratico, e comunicolla fra gli altri al Viviani délie prospettive. E giacchè parliamo di prospettiva, non voglio lasciar di notare alcune cose, intorno al modo che egli teneva, per disporla ne' suoi paesi. Metteva egli 1' occhio ove gli pareva ; ma era solito dividere 1' altezza del quadro in cinque parti, délie quali dava le due inferiori alla linea orizzontale, o vogliamo dire asse (sic pour essa) de' raggi visuali : poi mettendo 1' occhio in essa linea, pigliava un filo, e ponendo un capo nell' occhio, giravalo in tondo sopra il quadro, comprendendo in esso tondo tutto il medesimo quadro : poi metteva sua distanza in quel luogo, ove la sua linea attraversa il tondo : e lo stesso modo teneva nel disegnar le vedute al naturale, la quai linea in taie occasione osservava tanto, che da' Fiamminghi per soprannome era chiamato Orizzonte. Di questi disegni di vedute al naturale son restati agli eredi cinque o sei gran libri, ed alcuni fasci di carte sciolte, siccome oltre al soprannominato, altri quadri da esso coloriti al -naturale. Dirô per ultimo, che quest' artefice, dico per quanto n' è corsa la fama, tutto chè in un lungo tratto di vita avendo assaissimo guadagnato, avesse potuto accumulare gran tesori, contuttociô a cagione dell' amore, ch' è' porto sempre a' proprij congiunti, a' quali diede in ogni tempo ajuti validissimi, non ha lasciato maggiori sostanze di quello, che giunga al valore di diecimila scudi : e tanto basti aver detto di tal maestro. »
Déposition d'Augustin Tassi, 1619.
Romana Burg' pro Curia et fisco contra Augustinum Tassum pictorem.
(Déposition d'Agostino Tassi) : « lo me recordo haver detto nell' altri miei esamini che so stato a lavorare a Bagnaia1, dove stei dui anni et mezzo in circa che dipignevo nel Barcho pel signor Cardinal Montalto 2 et c' havevo garzoni et lavoranti che ci tenni una man di francesi, et uno si chiamava Carlo Borgognone, Claudio di Lorena, Bartholomeo fiammengho, un certo Martio Gomassin3 e non ce lavorava altro; questi stavano tutti con il signor Cardinale, ch' io non tenevo nessuno al soldo mio, ma ero capo et havevo cura di tutti. »
(Archives d'Etat de Rome. Processi criminali, tome I.X1I, p. 55.)
1. Bagnaja, petite ville près de Viterbe, où se trouve la Villa Lante, commencée par le cardinal Riario et terminée par le cardinal Gambaro, d'après les plans de Vignole. C'est dans cette villa, probablement, que le Tassi travaillait avec ses élèves pour le cardinal Montalto.
2. 11 y avait alors deux cardinaux de ce nom, tous les deux parents de Sixte V. Celui qui employait le Tassi à Bagnaia fut peut-être le cardinal Alexandre Percttus de Montalto, mort en 1623, à cinquante-trois ans. « (juhe voluptatibus », dit le continuateur de Ciacconio, « plus xquo deditus fuit, qu;c mortem ei attulerunt ante fatalem diem. » (Vitœ et res gestœ pontificum romanorum, tome IV, colonne 147.)
3. Thomassin? Peut-être un membre de la famille de Philippe Thomassin, marchand d'estampes à Rome, né à Troyes en i55o, mort à Rome vers 1626. Voir Corrard de Breban, les Graveurs troyens, Dussieux, page 464.
Testament et codicilles de Claude, extraits des Archives Capitolinos.
A di 23 qmbre 1662.
CODICILLI CLAUDU GELLEE
« Ego notarius publicus, infrascriptus instantie et débite requisitionis a D. D. Jone Gellée Josepho Gelle'e et Agnetae Gellée me contuli ad domum solite habitationis D. Claudii Gellée posita* Romœ ante arcum Gregorum, quo perventus dicta domus ingressus fui et perventus ad primum illius appartamento in qua domus Dominus Claudius inhabitabat in sala primi appartamenti vidi dictum dominum Claudium Gellée mortuum et illius cadaver prostratum adesse super quadam tabula in dicto sala existens. Ego notarius, etc., et infrascripti testes bene cognoscentes illius cadaver, etc.
(Vient la mention d'un codicille de Claude écrit le 25 juin 1670.)
« Io sottoscritto Claudio Gellée figliolo del q. Giovanni da Camagne in Lorena havendo fatto il mio testamento clauso e sigillato e quello consegnatone gli atti del Sigr Francesco Marchetti notario capitolino li 28 febb. 1 663 o altro più nero tempo hora ho fatto anche l'infrascritti miei codicilli parimente chiusi e sigillati del tenore del seguente, cioé :
In primis codicillenda confermo il legato fatto ad Agnese mia zitella cresciuta ed allevata in casa mia delli undeci luoghi di monti di S. Bonaventura conforme apparisce in detto testamento e caso che fossero estratti o estinti voglio che gli si dia il valore etc. et inoltre le lascio altri scudi 5oo moneta et anco gli lascio una medaglia d' oro di Papa Urbano che rappresenta Monte Cavallo et una catena d' oro del valore di scudi 10 et un anello con diamante legato in oro.
Item lascio a Giovanni Gellée mio nepote una medaglia d' oro di papa Urbano che rappresenta il Battesimo di Costantino et una catena et un anello con tre diamantini.
Item ordino e voglio che tutte quelli béni che ho ordinato nel mio testamento che si dividano in quattro parti e la quarta parte si debbia dare a Giovanni Gellée mio nepote che di présente sta in casa mia.
Item lascio che le due medaglie d' oro di papa Innocenti che rappresenta S. Pietro, con le chiave fatta 1' anno santo, una ne sia data a Gio. Gellée e 1' altra a Claudio Gellée figlio di Marie Melchiorre Gellée de Camagne.
Item lascio a tutti li sudetti nepoti scudi 25 per uno, cioé a Giovanni e Claudio figlii del sudetto Marie Melchiorre.
Item lascio aile tre figlie femine del detto Marie Melchiorre scudi 20 per ciascheduno.
Item lascio alli figlioli maschi et femine nati da nascere délia mia nepote Anna Gellée scudi 25 fra tutti quanti.
Item lascio una madonna copia del Guido Bolognese del Signor Francesco Raguso alla mia figliana moglie del Sig1' Gio. Giorgio Alardino speditioniero.
LE TESTAMENT DE CLAUDE 2o3
Item lascio che nel giorno délia mia morte siano distribuiti scudi 10 tra poveri per elemosine et che siano dati scudi 5 moneta a quelle donne che si ritrovarono al mio servitio nel tempo délia mia morte.
Item ordino e voglio che gli miei heredi nominati nel testamento siano obligati de far celebrare nella chiesa di S. Dionisio de Camagne mia patria 5o messe in suffragio delP anima mia nel termine di otto giorni dappoche haverano havuto notitia délia mia morte.
Item dico et dichiaro che ritrovandosi in casa mia doppo la mia morte alcuna scrittura
fatta de mano mia concernente testamento o altra dispositione e ultima volontà sià nulla et
invalida, una sola si debba attendere al sudetto ultimo mio testamento et alli presenti
codicilli.
Io Claudio Gellée
Ho fatto questi codicilli.
Marinus Franciscus Vannius, Notarius capitolinus, suecessor Marchetti.
(Protocolli Marchetti e Vannio. Testamento itifiS-iôgo, non numerato.)
Apertura del testamento, consegnato a di 28 febbraio i663 sigillato mentre era mala valetudine oppressus et in lecto jacens timens casus futures suce mortis présente fra gli altri Claudio Bellino borgognone, Domenico Barriera da Marsiglia, Francesco de Giardino délia diocesa di Lorena. »