PROTESTE DELL' ULTIMO GENERALE
....Dichiaro e protesto che l'estinta compagnia di Gesù non ha dato motivo alcuno alla sua soppressicne. Lo dichiaro e protesto con quella certezza che puô moralmente aversi da un superiore bene informato délia sua religione.
Dichiaro e protesto che io non ho dato motivo alcuno, neppure leggierissimo, alla mia carcerazione. Lo dichiaro e protesto con quella somma certezza ed evidenza che ha ciascheduno délie proprie azioni. Faccio questa seconda protesta solo perché necessaria alla riputazione dell' estinta compagnia di Gesù, délia quale erqpreposito générale.
Non intendo perô che , in vigore di queste mie proteste, possa giudicarsi colpevole avanti a Dio, veruno di quelli che hanno recato danno alla compagnia di Gesù ed a me ; siccome io mi astengo di somigliante giudizio. I pensieri délia mente e gli aftetti del cuore umano sono noti a Dio solo ; esso solo vede gli errori dell' intelletto umano, e discerne se siano tali che scusino da colpa ; solo esso pénétra i fini che muovono ad operare , lo spirilo con cui si opéra, gli affetti e moviœenti del cuore co' quali si accompagna l'operazione. E poichè da questi dipende Pinnocenza o la reità dell' azione esterna , perciô ne lascio tutto il giudizio a lui che Interrogabit opéra , et cogitationes scrutabitur. Sapient. 6, v. 4-
E per soddisfare al dovere di cristiano , protesto di avère sempre, col divino ajuto, perdonato , et di
perdonare sinceramente a tutti quclli che mi hanno travagliato e danneggiato, prima con gli aggravj fatti alla compagnia di Gesù, e con le aspre manière usate con i religiosi che la componevano : poi coll' estinzione délia medesima e circostanze che accompagnarono l'estinzione ; e finalmente con la mia prigionia , e con le durezze che vi sono state aggiunte, e col pregiudizio anesso délia riputazione ; fatti che son pubblici e notorj in tutto if mondo. Prego il Signore di perdonare prima a me, per sua mera pietà e misericordia e per i meriti di Gesù Cristo, i miei moltissimi peccati , et poi di perdonare agli autori e cooperatori dei sopradetti mali e danni : ed intendo di morire con questo sentimento e preghiera in cuore.
Finalmente prego e scongiuro chiunque veda queste mie dichiarazioni e proteste , di renderle pubbliche a tutto il mondo per quanto potrà ; prego e scongiuro, per tutti i titoli di umanità , di giustizia e di carità cristiana,che possono a ciascneduno persuadere l'adempimento di questo mio desiderio c volontà.
Lorenzo Ricci ,
(mano propria.)
REXAZIONE DEL GENERE DI MALATTIA E MORTE DEL PAPA CLEMENTEXIV, MANDATO, DAL MINISTRO DI SPAGNA, ALLA SUA REAL CORTE.
— Il papa era d'una compîessione robusta, e soltanto pativa di certi flati ipocondriaci ; avea una voce sonora e gagliarda ; camminava a piedi con tanta iestezza , quanto un giovani dipochi anni;era di allegrissimo genio e tanto umano ed affabile, che alcuni lo teaevano per eccesso.
In uno di quei giorni délia settimana santa di quest' anno 1774, si senti Clémente XIV una commozione nel petto, stomaco e nel ventre, come di gran freddo interno , ed attribuendolo a pura casualità , si rasserenô a poco a poco. Una délie cose che comminciarono ad osservarsi fu la decadenza délia voce del santo Padre, sentendosi corne un catarro di rara specie , e per questa ragione fu deliberato che, per la cappella che avevasi dâ tenere nella- basilica di S. Pietro il giorno di Pasqua di Risurrezione , se gli mettesse un capannone per ricovero del sito délia capella,e tutti osservarono la decadenza délia voce del papa.
Commincio il S. Padre a soffrire délie infianimazioni nella bocca e nella gola, cagionandogli questo un fastidio ed inquietudine straordinaria, e fu notato che quasi sempre teneva la bocca aperta ; indi seguitarono alcuni voniiti interrotti , eccessivi do~ lori nel ventre , impedimento di orina e una debolezza progressiva nel corpo e gambe , che gli levô son solo il sonno alcune volte , ma la sua solita
agilità nel camminare. Era taie il coraggio del papa, che procurava dissimulare e coprire questi sintomi; ma era cosi persuaso che eravagli dato qualche cosa mortifera, che farongli trovate délie pillole contro il veleno, délie quali senza dubbio avea fatto uso.
Cosi il papa seguitava nel mese di maggio , giugno e luglio , con dissimulazione notabile délia decadenza délie proprie forze a di altri accidenti ; e con tuttociô spargeasi e si pubblicava per tutto che Sua Santità dovea morir presto , accennando alcuni il di 16 luglio; e quando passé- quel giorno, sparsero che il papa morebbe nel mese di ottobre , corne fu scritto dalla Germania e d'altrove.
In luglio comminciô il papa il rimedio dell' acqua apassare, del quale usava ogni anno contro un umor salso che pativa nell' estate ; e in questo fu notato che non venivagli sul principio nella superficie del corpo in abondanza degli altri anni ; ma entrato il mese d'agosto , gli venue questa sfogazione e con abbondanza bastantemente. Ciô non estante, seguitavano la debolezza , il mal di gola, l'apertura cella bocca, i straordinarj sudori, quali veniva detto che erano procurati dalla Santità Sua, corne conducenti a ristabilirlo in salute.
Dopo questi antecedenti, venne lafebbre al papa, la sera delli 10 settembre, con una specie di svenimento e prostrazione di forze, che fece credere che perderebbe presto la vita. Gli fu quella sera stessa cavato circa dieci oncie di sangue, e non si trovô in esso segno di infiammazione, e neppure nel respiro , petto , ventre e orina notossi cosa grave che dasse pensiero. Sividde anche chclo stesso sangue fece del siero corrispoudente , non ostante che il medico avesse opinato essere il maie derivato dalla mancanza dei sieri , per i copiosi sudori che la Santità Sua aveva patiti. Di fatti la mattina delli 1 1 , il papa comminciô arestare senza febbre, e^ seconde
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i medici reste- netto in quella giornata e nella seguente dei 12, notandosi nel S. Padre un ristabiiGmento di forze , che non solo pensava uscire al suo solito passeggio ne' 14 e i5, ma ancora portarsi a Castel Gandoifo alla villeggiatura consueta.
Findalli i5 , tornô alla Santità Sua la debolezza con sonno eccessivo notturno e diurno , fin'alla notte delli 18, nella quale ebbe qualche vigilia , e trovandosi la mattina delli 19 con febbre ed una grande enfiagione nel basso ventre e ritenzione d orina , gli fu fatta una saignée , e non fu osservata qualità inflammatoria nel sangue , ed in oltre essendoglisi fatte varie pressioni nel ventre medesimo , uon senti dolore alcuno , avendo anche libero il petto ed il respiro. Verso la sera del medesimo giorno, sopragiunse al papa un accensione, onde furongli replicati i salassi : e lo stesso fecesi la mattina del 20 ; ancorchè fosse notata una mag gior blandura nel polso-e ventre , la quale crebbe di modo che il giorno medesimo ao, fu creduto d'avere un poco miglio rato ; ma queste speranze svanirono colla nuova accensione nella stessa sera sopraggiunta , cosi chè fu creduto amministrargli il S. Viatico.
Passô il papa la notte inquiéta , onde gli vennero replicate l'emissioni del sangue nel di 21 , seguitando la febbre ed il gonfior del ventre, senza potere orinare , di sorte che la sera stessa dei 2T, fugli amministrato l'estrema unzione , ed in mezzo agli atti di contrizione e pietà veramente esempîare , rese l'anima al suo Creatore verso Pore i3 del di 22 settembre dal 1774-
Alla medesima ora incirca del giorno seguente 23, si fece la sezione ed imbalsamatura del cadavere. Prima pero fu osservato che il viso era di color livido , le labbra e l'unghie nere , e la région dorsale di color nericcio. Uaddomine gonfio e tutto il corpo estenuato e magro, d'un color cedrino che
tendeva al cenericcio ; il qualc pcro lasciava vedere, si nelle braccia chc nei fianchi , coscie e gambe , dei lividi apparenti sotto la cute.
Aperto il cadavere , si vidde che il lobo sinistro del polmone aderente alla pleura crasi infiammato ed incancrenito , e parimente infiammato l'altro lobo. Ambedue i lobi erano pieni di sangue saturato , e tagliata la sostanza dei medesimi gemè un umor sanguinolente. Fu aperto il pericardio , e fu veduto il cuore impicciolito di mole per la total mancanza dei liquidi che nel pericardio trovavansi. Sotto il diaframma si viddero il ventricolo e gl' intestini pieni di aère , e passati in cancrena ; e fattasi l'incisione dell' esojàgo , seguitando sino al ventricolo, piloro e gl'intestini sottili, si riconobbe infiammata tutta la parte interna dell' esofago , tendente al cancrenismo , come ancora la parte inferiore e superiore del ventricolo , e tante questo quanto gl' intestini, rico\5erti d'un fluido che da professori dicesi atrabilario ; ed il fegato era piccolo, e nella parte superiore aveva délie parti sierose. La borsa del fiele comparsa grossa , in essa trovossi copia d'umore, che ancor si dice atrabile ; si trovô pure una quantità di linfa nella cavità del basso ventre. Nel cranio viddesi la dura madré alquanto turgida ne' suoi vasi , e considerata la sostanza, nulla si osservô di particolare, se non che di essere un poco flaccida. Collocati gl' intestini e le viscère in una vettina , questà crepô ad un' ora di notte, ed empi la caméra d'un fetore orribile , non ostante l'imbalsamatura fatta akune oie prima. La mattina seguente 24 fu d'uopo chiamare alcuni professori verso le ore dieci, e si osservô che il cadavere gettava insopportabile fetore , il viso rigonfio e di color negriccio , le maui del tutto nere , e sopra i dorsi délie medcsime esservi délie vesciconc délia altezza di due dita traversali , ripiene di sierosità lisswiali, come se sopra lemcdesime si fosse
versata dcll' acqua bollita o altro fluido spirito alto a produire vesciche.
Fil osscrvato in oltre gran quantità di siero sanguinolente- corroto , e sconeva per il déclive del letto , e cadeva sul pavimento in copia abondante, cagionando un taie fenomeno ammirazionc ai professori nell' intervallo di trentaquattr' ore , in cui il cadavere dopo ben pulito e cavate le viscère era già stato imbalsamato con somma attenzione. Allora fu pensato incassare il cadavere , ma non fu fatto , per avère riflesso Mongr Maggiordomo , che cio avrebbe potuto produre qualche cattivo effetto nel pubblico, onde siprocurô usare dell' altre cautele; e a tempo di spogliare il cadavere degli abiti pontificj , se ne venne con essi gran parte dell' epidermide e cute, manifestamente nelle manis osscrvandosi che uu, unghia del dito pollice délia mano destra era separata da esso. Si fece la prova dell' altro, e si vidde che tutte, ad un semplice stroppicciamento, si separavano, allapresenza di tutti gli astanti.
Si viddero nella regione dorsale tutti i muscoli sfascellati e disfatti, in guisa che, nella meta del dorso lateralmente alla spinal midolla , si osservô , per lo spazio di tre dita traverse da ogni parte, un crostone totale , tanto di muscoli sopracostali , quanto degl' intercostali, che formandosi due aperture , permettevano di vedere l'imbalsamatura del di dentro nel petto illesa.
Fu osservato inoltre , raeno che nelle coscie e gambe, un efremen univcrsale. Si procura usare varie cautele , e nell' incisioni che di nuovo si fecero , si vidde, nella superficie di esse, un subbol- Iiinento di fluido, che manifestavasi agli occhj di tutti in guisa di ampolle.
Altra osservazione che fecesi, fu quella diessere cascati al cadavere i capelli, gran parte de' quali restô nel cuscino , in cui poggiava il capo. Nel fine , non ostanti tante cautele e nuove imbalsama-
turc , dopo chc il cadavere fu portato a S. Pietro , fu di mestiero incassarlo, ad onta délia politica colla quale spiegossi gran parte dei professori che nssistevano alla sezione. Si sparsero per Roma moite délie cose riferite di sopra , sebbene con qualche alterazione , e il popolo romano si riemp'i di scandalo , credendo avvelenato il pontefice con l'acquetta che si fa in Calabria e in Perugia, secondo la comune opinione, per levare la vita a poco a poco corne si è veduto.
Non potendo combinare che un' infiammazione , conforme dissero i medici, la quale non avesse una causa soprannaturale e violenta , lasciasse il sangue senza segni d'infiammazione e nascondesse la febbre per lo spazio di nove giorni , questi stessi osservatori senza essere medici, credettero che potessero essere adattabili da un giudizio prudente li segni del veleno , che assegna Paolo Zacchia , raedico romano.