‹ Correspondance de Rubens et documents épistolaires concernant sa vie et ses œuvresChapitre 19 sur 104 · A. DE SCAGLIA · texte numérisé non relu

A. DE SCAGLIA

Madrid 23 Juin 1629. St : no.

Londres. Public Record Office. State Papers. Spain 1629, N** 68. Traduction anglaise dans Noël Sainsbury, op. cit. p. i32.

DXCV

3o juin 1629. RUBENS AU COMTE-DUC D'OLIVAREZ.

Excelleiitissimo Signor.

Il 25 de Giunio il Re me fece chiamar a Grienitz et tratto largamente meco solo a solo et me disse poi che vedeva chio portava le mie instruttioni sufficienti et a sua sodisfattione voleva trattar meco liberamente per guadagnar tempo, et pergio se io haveva qualque commission piu particolare riservata sin adesso, chio non doveva piu dififerire ad aprirglila et se io no Thaveva non voler .pergio lasçiar de dichiararsi apertamente del canto suo di quanto si stendeva la sua possibilta per far la Pace con Spagna, la quale S. M. prese idio per testimonio de desiderar con tutto il cuore, ma che bisognava che il Re mio signore faccesse ancora qualque cosa del canto suo per facilitar il negocio che gli buoni offiti che il Re di Spana promete de fare con lemperador et il Duque de Babiera sono termini troppo generali che non appuntano nulla di çerto, ch'era necessario venire al individuo. Mi jurô sua M* desser ligato et impegniato non solo di sangue et di natura, ma per lige e confederacioni strettissime de maniera, che salva la sua fede e conscienza et onore non poteva entrar in alcun accordo con S. M. catolica sin la restitucione de Palatinato. Cognoscendo perô esser la verita che non sta in mano del Re di Spana de renderli il Palatinato entiero si contentava perçio de far la Paz con Spana de corona à corona nella forma de la paz del anno 1604 sotto condicione chel Re dispana gli darebbe le Piaze che tiene col suo presidio nel Palatinato.

Questa esser Tultima sua resolucione ne poter far davantaggio et chio poteva darne parte dove conveniva scusandome io di non haver ordine di trattar di questo et che çio si doveva rimettere a gli Ambasciatori et che richedendo il negocio principale tempo e commodita per trattarlo con intervencione de tutti gli interessati come era giusto io haveva portato la suspension d'armi signata di su M** cat"" per guadagnar tempo à valerse délie occasioni presenti mi rispose sua M** che non poteva accetarla por chel la era exclusa per tutte le sue confederacioni quanto la paz istesa et havendo gia dato parte da per tutto del suo tratato di

Paz col Re di Spana bisognava far di novo le medesime diligenze con 3o juin 1629.

tutti, che causaria molto maggior longhezza di tempo che perô desiderava

che la Paz si trattasse a Madrid et che S. M. Cat* procurasse chel

Imperator et il duque di Babiera inviassero parimente gli lor ambasciatori

a quella volta, per trattar il negocio entiero con intervencione de tutti

gli interessati, et che çio si doveva far colla commodita e tempo requisito,

mentre che S. M. Cat^ Tassicurase de darli le Piazze, sopradite in mano.

Et che con questa sicurezza si potrebbe far la paz anticipatamente senza

aspettar lessito del trattato totale vedendo il re cosi riscaldato e risolto

io dissi che voluntieri darei parte al Re mio signor di tutto quello che

S. M^ mi haveva detto mentre che fratanto non passasse oltra con la

Paz tra francia.et Inguilterra ma che la tenesse sospesa nel stato chella

era di présente il che non mi volse accordare dicendo esser impossibile

di farlo dovendo arrivar fra pochi giorni quel Ambasciatore et partir

il suo, ma doppo- molti contrasti mi diede la sua Real parola y fede

che durante il tratato con Spana non stringerebbe alcuna liga ofensiva

et defensiva ne renovarebbe alcuna vecchia fatta con francia contra

Espana. Questo e quanto si e potuto fare per adesso e credami V. Ex.

chio dissi et allegay tutte le raggioni in contrario che si potevano

imaginare che saria noioso de rifferire à V. Ex* in cartta et in quanto

a me secondo che posso comprendere si fara poco davantaggio poiche

il veston et cotinton quando io lor feci rilacione délie cose sopradette

tenendo la plattica per rota mi dessero che il Rey si era allargato

troppo et che temevano che vinendo debattuto in consiglio non sarebbe

acordato perché manifestaniente riçevendo una parte si exclusiva del

tutto per il restante io tornai listesso giorno dal Rey senza mostrar

alcun contento, ma sotto il pretesto solo délia fiacchezza délia mia

memoria pregandolo di volermi redire et confirmare le medesime cose

che S. M^ mi haveva detto la mattina, si corne fece molto distintamente

et andando alla sua audienza gli due signori sudetti approvo e confirmo

de novo quanto mi haveva detto, le quali cose io non rififerisco cosi

minuta^'' per chio creda d'haver conseguito qualque cosa, che possa dar

qualque sodisfattione e gusto a V. Ex^ ma perche mi dubito grande^^

délia instabilita de gli humori inglesi che rare vol te si fermono in una

risolutione ma cangiono dhora in hora et semper di mal in peggio,

di maniera che no spero alcun notabil ameglioramento ma che colla

3o juin 1629. venuta del Ambasciatore et il sforzo grande che fara rAmbasciatore veneto con tutta la fattion francese il Re sara combattuto' de maniera che non mantenerà ne anco qucllo che ha da si ofiferto. Poiche si corne in altre corti si cominciano gli negocii da gli ministri et si finiscono con parolla e firma Reale cosi qui si començia col Re et si achava con gli ministri mi disse il re che ben sen accorgeva dalle lettere chel Abbad Scaglia gli scriveva che gli ingannava col suo gran zelo se stesso et ancora il re de Espana et V. Ex. facendole credere che si potrebbe far la paz sopra promesa in termini generali che pero giudicava esser necessario per la reputatione del suo signore et il valor suo propio chegli intravenisse al trattato de Madrid. E dicendo io che la restitutione délie Piazze sopradette non si poteva far senza lassenso del emperador et del Duque de Baviera et chio era ben certo che S. M. Catolica non vorrebbe inimicharse luno ne laltro de quei Principi per haver la Paz con Inghilterra mi rispose S. M. che lo credeva cosi volendolo far al improviso ma che çio dependeva del tempo e modo che si pigliaria ad effettuarlo che del uno e laltro si rimetteria alla raggione et si concertaria facilmente con S. M. Cattolica essendo assicurato che seguirebbe lefifetto a suo tempo io mi sarei retirato a Brusselles con questa resolucione per darne parte alla Serenissima infanta, se il cotinton me Thavesso permesso il quale protesta se io mi parto in questa congiuntura che il negocio sara despirato per sempre, et mi promette che fra pochi di potremo far una spedicione de commun parère, il che andando in longo e sapendo che sara sopra il medesimo pie, me ha parso bene di guadagnar tempo et avisar V. Ex^ quanto prima senza la sua saputa. (Poiche conosco que questa spedicione non si fara si non doppo lesser venuto et udito TAmbasciator francese). (i) Ho scritto parimente alla serenissima infanta supplicandola de volermi concedere licenza de retirarmi a casa mia porche il tempo et il stato présente del sitio de Bolduque che tiene luna e laltra parte sospesa oltra la mala dispositione degli negocii per di qua non mi permettono di sperarne alcun buon successo. Penso pero che sara necessario per non disgustar il Rey de Inglaterra et per sodisfattione del veston e cotinton daspettar ancora la risposta de V. E. agli cui ordini sono per obedire puntualmente

humilissimo et obligatissimo servitore

PlETRO PaUOLO RuBENS.

(i) Cette phrase se trouve écrite en marge.

Copie à TArchivo General de Simancas. Secretaria de Estado. Leg. 2043, fol. 177. 3ojuin 1629.

La traduction espagnole qui existe aux Archives impériales de Vienne a été publiée et traduite en français par Gachard op cit. pp. 129 et 297. Rosenberg, Rubeiisbriefe, p. 263, a également publié la traduction espagnole. L'original de la lettre en italien n'avait pas encore été imprimé.

TRADUCTION

RUBENS AU COMTE-DUC D'OLIVAREZ

Très excellent Seigneur.

Le 25 juin, le roi me fît appeler à Greenwich et m'entretint longuement seul à seul, disant que. comme il voyait que j'étais porteur d'instructions suffisantes et à sa satisfaction, il voulait traiter avec moi librement pour gagner du temps ; qu'en conséquence, si j'avais quelque commission réservée et plus particulière, je ne devais pas différer de lui en donner connaissance ; que si je n'en avais point, il n'en voulait pas moins déclarer ouvertement tout ce à quoi il lui était possible de consentir pour faire la paix avec l'Espagne, laquelle, il prenait Dieu à témoin, il désirait de tout son cœur, mais qu'il était nécessaire que le roi notre seigneur se prêtât à quelque chose de son côté pour faciliter un accommodement; que les bons offices que le roi d'Espagne promettait de faire auprès de l'empereur et du duc de Bavière étaient des paroles trop générales et qui ne contenaient rien de positif; qu'il fallait en venir au particulier. Sa Majesté me jura qu'elle était obligée et engagée, non seulement par les liens du sang et de la nature, mais encore par des ligues et des confédérations très étroites, de manière que sa foi, sa conscience et son honneur ne lui permettaient d'entrer en aucun accord avec Sa Majesté Catholique sans la restitution du Palatinat, mais que, reconnaissant qu'il n'était pas au pouvoir de Sa Majesté de lui donner le Palatinat tout entier, elle était contente de faire la paix avec l'Espagne, de couronne à couronne, en la forme du traité de 1604, à condition que le roi lui remît les places du Palatinat où. il tient garnison : ajoutant que c'était là sa résolution définitive ; qu'elle ne pouvait faire plus, et que j'en pouvais rendre compte là où il convenait.

Je fis observer au roi que je n'avais pas d'ordre de traiter de telles choses, que cela se devait remettre aux ambassadeurs, et que comme l'affaire principale exigeait, pour être discutée, du temps et de la commodité, avec l'intervention de tous les intéressés, ainsi que la justice le voulait, j'avais apporté la suspension d'armes signée de Sa Majesté Catholique, afin de gagner du temps et de profiter

3o iuin 1629. des occasions présentes. Mais le roi me répondit qu'il ne la pouvait accepter, parce qu'elle était exclue par* toutes les alliances comme la paix même; qu'ayant déjà annoncé partout sa négociation de paix avec le roi d'Espagne, il lui faudrait faire de nouveau avec tous les mêmes diligences : ce qui causerait un beaucoup plus long délai ; qu'ainsi il désirait que la paix se traitât à Madrid, et que Sa Majesté Catholique fît en sorte que l'empereur et le duc de Bavière y envoyassent leurs ambassadeurs pour négocier l'affaire en son entier, à l'intervention de tous les intéressés ; que cela se devait faire avec la commodité et le temps requis, moyennant l'assurance que lui donnerait Sa Majesté Catholique de lui délivrer les places susdites, et que sur cette assurance on pourrait, par anticipation, convenir de la paix sans attendre la fin du traité total.

Voyant le roi si déterminé et résolu, je lui dis que je rendrais volontiers compte au roi, notre seigneur, de tout ce que Sa Majesté venait de me dire, pourvu que, dans l'intervalle, il ne passât outre à la paix avec la France, mais qu'il la suspendît et la tînt en l'état où elle était : ce qu'il ne voulut pas m'accorder, prétextant que cela lui était impossible, puisque l'ambassadeur de France devait arriver et le sien partir sous peu de jours. Toutefois, après beaucoup de débats, il me donna sa parole royale et sa foi que, durant la négociation avec Sa Majesté Catholique, il ne conclurait aucune ligne offensive ni défensive ni n'en renouvellerait aucune faite anciennement avec la France contre l'Espagne.

C'est là tout ce qui s'est pu faire pour maintenant; et que Votre Excellence m'en croie, j'ai dit et allégué toutes les raisons imaginables pour défendre l'opinion contraire à celle du roi, mais il serait fastidieux de les rappeler dans cette lettre. Quant à moi, selon ce que je peux comprendre, il ne se fera guère d'avantage: car VVeston et Cottington, quand je leur fis part de ce que j'ai rapporté ci-dessus, tenant la négociation pour rompue, me dirent que le roi s'était trop avancé et qu'ils craignaient que, l'affaire venant au conseil, elle ne fût rejetée, parce qu'il était manifeste que, si l'on acceptait une partie du Palatinat, on renoncerait virtuellement au reste.

Je retournai le même jour vers le roi, sans me montrer aucunement satisfait et, sous le seul prétexte de mon peu de mémoire, le suppliant de me redire et confirmer ce qu'il m'avait dit le matin, comme il le fit très distinctement; et les deux seigneurs susnommés étant allés à son audience, il l'approuva et confirma de nouveau.

Si je rapporte ces choses avec tant de détails, ce n'est pas que je croie avoir réussi en rien qui puisse donner quelque satisfaction à Votre Excellence, c'est parce que j'appréhende beaucoup l'instabilité des humeurs anglaises.

Rarement, en effet, ces gens-ci persistent dans une résolution, mais au contraire, 3ojuin 1629.

ils la changent à chaque instant et toujours de mal en pis : de sorte que,

loin d'espérer une amélioration notable, je crains plutôt qu'avec la venue de

l'ambassadeur (de France) et le grand effort que fera celui de Venise, secondé

par tout le parti français, le roi ne soit combattu de manière qu'il n'accomplisse

pas même ce qu'il a offert spontanément : car, si dans d'autres cours les

affaires se commencent avec les ministres et s'achèvent par la parole et la

signature royales, ici elles se commencent avec le roi et s'achèvent avec les

ministres.

Le roi me dit qu'il se rappelait bien les lettres que l'abbé Scaglia lui avait écrites ; que cet abbé avec son grand zèle les abusait, lui et le roi d'Espagne, et Votre Excellence aussi, en leur faisant croire que la paix se pouvait conclure sur des promesses en termes généraux. Sa Majesté ajouta que, par cette raison et aussi pour la réputation de son maître et à cause de son mérite propre, elle jugeait nécessaire l'intervention de l'abbé dans les négociations de Madrid. Et, comme je lui faisais observer que la restitution des places susdites ne pourrait avoir lieu sans le consentement de l'empereur et du duc de Bavière, et que j'étais bien certain que Sa Majesté Catholique ne voudrait s'attirer l'inimitié de l'un ni de l'autre de ces princes pour avoir la paix avec l'Angleterre, elle me répondit qu'elle le croyait aussi, au cas qu'il fût question d'agir à l'improviste, mais que cela dépendait des circonstances et du mode à choisir pour effectuer la chose; qu'à cet égard elle se conformerait à la raison et qu'elle s'entendrait aisément avec Sa Majesté Catholique, dès qu'elle aurait la certitude que l'effet s'ensuivrait en son temps.

Sur cette résolution je me serais retiré à Bruxelles, pour en rendre compte à la Sérénissime Infante : mais Cottington ne me l'a pas permis, m'affirmant que, si je pars, l'affaire demeurera désespérée pour toujours, et me promettant que dans peu nous pourrons faire une dépêche de commun accord. Comme il est lent en affaires et que je sais qu'il ne changera pas son habitude, il m'a paru que je ferais bien de gagner du temps et d'informer de suite Votre Excellence de ce qui se passe, sans en donner connaissance à Cottington, parce que je prévois que la dépêche dont il parle ne s'expédiera qu'après la venue de l'ambassadeur français et après qu'il aura eu audience.

J'ai écrit aussi à la Sérénissime Infante, la suppliant de vouloir me permettre de retourner chez moi : car le temps et l'état présent du siège de Bois-le-Duc, qui tient en suspens l'une et l'autre parties, outre la mauvaise disposition des affaires d'ici, ne me laissent espérer aucun bon succès. Je pense toutefois que, pour ne pas mécontenter le roi d'Angleterre et pour la satisfaction de

3o juin 1629. Weston et de Cottington, il conviendra que j'attende la réponse de Votre Excellence, aux ordres de laquelle j'obéirai ponctuellement comme

Son très humble et très obéissant serviteur, Pierre-Paul Rubens.

DXCVI 3ojumi629. RUBENS AU COMTE-DUC D'OLIVAREZ.

Excellentissimo Signore.

Mi ha parso necessario di avisar V. Ex* di quello ch'occorre sin adesso, videndo che il spaccio chio pensava di fare con assenso et di commun parère del Rey et de li suoi Ministri va in longo et penetrando che ciD si fa con artifficio per aspetar la venuta del Ambasciator frances et intender prima le sue propositioni per attaccar si puo a quello che gli parera piu avantagioso. Hieri mattina parti rono le carozze Reggie per incontrar TAmbasciator di Francia et TaUrhieri di sera si pose in viaggio il signor Edmonts Ambasciator di questo Re in francia et e stata qualque poco di disputa sopra la lontananza del Re di Francia, non potendo arrivar questo Ambasciatore nella istessa brevita di tempo en Languedocq come quello di Francia a Londra per far il juramento nel medesimo giorno, ma si e accomodato questo différente mediante che non ostante la presenza del Ambasciatore francese qui si differira il juramento sino che TAmbasciator d'Ingliterra dara aviso al suo Re d'esser giunto appresso S. M* Crist"* et aver aggiustato il giorno determinato per quella solennita fra tanto perô ha capitulato TAmbasciator francesse, soleva chiamarsi monsignor de Préaux, (i) chiamato Chasteauneuf ch'avera libero accesso e sarà ammesso como Ambasciatore appresso S. M* et gli suoi ministri per trattar délie cose contenute nelle sue instruttioni. Egli s'aspetta qui fra quattro giorni, e gia come si sa publicamente ha spedito inanci il suo secretario con lettere al Re et a suoi ministri advertendogli di non precipitar alcun trattato con

(I) Les mots soulignés se trouvent en marge,

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