‹ Correspondance de Rubens et documents épistolaires concernant sa vie et ses œuvresChapitre 62 sur 104 · REQUÊTE DE RUBENS AUX MAGISTRATS DE LA VILLE · texte numérisé non relu

REQUÊTE DE RUBENS AUX MAGISTRATS DE LA VILLE

D'ANVERS, DEMANDANT EXEMPTION DES ACCISES, CONTRIBUTIONS ET AUTRES CHARGES.

Aux honorables Seigneurs les Bourgmestres, Échevins et Conseillers de la Ville d'Anvers.

Remontre avec révérence Pierre-Paul Rubens, Secrétaire du Conseil Secret de Sa Majesté, etc. comment il y a plus de vingt ans il a été mis par vous en possession de la dispense de tous impôts, accises, gardes, contributions et tous les impôts communs et civils comme étant à cette époque seulement au service personnel de Leurs Altesses Sérénissimes, laquelle franchise ne devrait pas, en ce moment, être diminuée mais augmentée, puisque le requérant a depuis lors encore acquis et obtenu d'être gentilhomme de la maison de Son

Altesse avec autorisation, malgré sa résidence dans cette ville, de jouir des 8 août i63o. mêmes franchises dont jouissent ceux qui résident auprès de Sa personne Sérénissime et ayant, en outre, été favorisé par Sa Majesté royale d*un traitement de quarante écus par mois, ainsi que du rang de Secrétaire du Conseil Secret, dont il a pris possession et dont il a prêté le serment compétent ; à quoi s'ajoute que ses voyages en Espagne et en Angleterre, exécutés par ordre exprès de Sa Majesté, devaient lui mériter quelque faveur. Et néanmoins, au contraire, il lui est suscité quelqu'obstacle et empêchement dans son ancienne et libre possession des franchises. C'est pourquoi il vous prie d'ordonner à tous ceux que la chose concerne qu'ils laissent jouir le prédit requérant de toutes ses prédites franchises et exemptions en conformité de l'ordonnance de Son Altesse Sérénissime ci-jointe. Ce que faisant etc.

Décisions des Magistrats.

A la requête de Pierre-Paul Rubens, Secrétaire du Conseil Secret de Sa Majesté etc., Messieurs les Bourgmestres et Échevins, de l'avis conforme des Trésoriers et des maîtres des Rentes, ont ordonné et ordonnent par la présente à tous ceux que la chose concerne qu'ils laissent jouir le requérant de son ancienne franchise et exemption et de toutes autres contributions communes et civiles de cette ville, excepté seulement que le requérant devra contribuer les huit sous frappés sur chaque tonneau de bière blanche des bourgeois. Fait en Collège le 8 août i63o. C. Gevaerts.

Ordonné aux collecteurs des quatre florins sur chaque aîme de vin de permettre à Messire Pierre-Paul Rubens, Secrétaire du Conseil Secret de Sa Majesté etc., de laisser passer et suivre tous les vins nécessaires à lui et à sa famille libres des susdits quatre florins. Fait en Collège le 8 août i63o.

DCLXXXI RUBENS A PEIRESC.

Molto Ilhis''' Sig"" mio osser"^^.

Mi e capitato finalmente il desideratissimo Pachetto di V. S. congli dissegni essatissimi del suo Tripode e moite altre curiosità per le qualc rendo a V. S. il solito pagamento de mille ringraciamenti. Ho dato al

zo août i63o.

10 août i63o.

Sig'* Gevartio il dissegno de Jove Pluvio e communicato ancora tutto il resto si corne ancora al dottissimo Signor Vendelino che per sorte si trova in An versa et me venne veder hieri col Signore Gevartio. Non ho pero havuto tempo questi giorni solo d 'hieri et hoggi di poter leggere il suo discorso sopra il Tripode che senza dubbio in quella materia deve toccar tutto quello che cade sotto Tintelletto humano, ma non voglio lasciar percio de dire secondo la mia temerità solita ancora il parer mio che so çerto V. S. col solito candore pigliara in buonissima parte. Tutti, inprimis, gli utensili che poggiavano sopra tre piedi si chiamavano

anticamente Tripodi, ancor che servissero a diversissimi efifetti, come tavole, sedie, candelabra, pigniatti etc. Et tra gli altri ebbero un stromento da mettere sul fuoco sotto Lebiti (chaudrons en francese) a cuocere le carni, che s'usa ancora hoggidi in moite parti d'Europa, poi si e fatto un componimento del lebete e del Tripode come noi facciamo le nostre pigniate de ferro e bronzo con tre piedi ; ma gli Antichi Ihanno fatto con bellissime proportioni et, al parer mio, questo fu

il vero Tripode mentionato in Homero et

altri poeti et historici Greci che adoperavano

in re cidinaria a cuocere le lor vivande, e

rispetto le viscerationi usate nelli sacrificij si

cominçio havere hiter sacram supellectilem

ad eundefn tisum. Ma il Tripode Delphico

io non credo che dirivasse di questo génère,

^ ma che fosse una sorte di sedia posata in

tre piedi come s'usano ancora vulgar*® in

tutta Europa, laquale non haveva il baciie

concavo, o si era concavo per conservarvi dentro

le spogiie di Pythone (i) era coperto in cima e

sopra questo potevasedere la Pythonissa con qual-

que pertuggio sotto, ma ch'ella sedisse colle na-

. tiche sino nel fondo del concavo non mi par veri-

^Uc Ûu^a>f^ simile per Tincomodita e taglio del orlo del baciie.

(i) En marge : Si trovano nelli monumentl antichi sedie di quattro piedi ut sella Jovis ma ancora alcuni scabelle, o sedie a tre piedi come gli nostri scabelli.

3lO

D Potria ancora essere, che sopra questo Cratère fosse distesa corne

sopra un Tamburro la pelle di Pythone et percio si chiamasse Cortina, e ch' ella fosse forata insieme col lebete. Certo e che in Roma si trovano diversi Tripodi di

lo août i63o.

marmo che non hanno concavita alcuna e solevano ancora corne V. S. vedera in alcuni luochi citati qui sotto, posar tal volta délie statue dedicate a diversi Dei sopra gli medesimi Tripodi che non poteva essere si non in fondo sodo e ripieno, et si deve credere che ad imitatione del

Tripode Delphico sapplicassero ancora ad altri Dei et che il Tripode significasse ogni sorte d oraculo e misterio sacro onde si vede ancora in mimis M. Lepidi, P. M. Ma quello che fa piu al proposito nostro, dirô con piu attentione cioè che gli antichi usassero una çerta foggia de riscaldatio o rechaii, corne si dice in francese, fatto di bronso (i) questi sadopiano in ogni parte per resistere al fuoco in forma di Tripode del quale si servivono negli lor sacrificij e forse ancora nelle lor convitti, non e pero dubbio che questo non fosse il Tripode œneo tante vol te mentionato nella storia ecclesiastica d'Eusebio et altri che forniva a gli sufifumigij degli Idoli, corne V. S. vedera negli luochi sotto allegati. Et si non m'inganno al ingrosso questo Tripode aeneo de V. S. considerando bene la materia, la parvita e simplicita del lavoro, fu uno di questi che sadoperavano nelli sacrificij per lincenso et il buso in mezzo forniva per spirarglio ad acçender maggiormente gli carboni, corne e necessario, che tutti li rechatt moderni habbeno ancora qualque pertuggio o molti a questo efifetto, et secondo si po comprendere dal dissegno il fondo del bacile o Cratère e rotto e consumato del fuoco (2). Questo e quanto io posso dire cald^^ sopra questo particolare lasciando a V. S. libéra la sua censoria autorita, almeno il Sig" Vendelino ne Gevartio mi alleganno délie raggioni bastanti in contrario ansi penso

(i) En marge : Sono duo rechaus dargento fatti in Pariggi di questa sorte.

(2) En marge : V. S. [sa] che la sua quantita non eccede la grandezza di un rechau ordinario che usiamo hoggidi e la figura e tanto propria a questo effetto che quando io havessi di bisogno d'uno vorrei far lo de quella maniera.

3ll

ioaoùti63o. che poco a poco inclinaranno a questa sentenza. Quella Camina plumbea e notabilissima che si doverebbe proporre Saturnalibus optimo diermn. Il fragmente ancora e bisarro con quelli dei Egyttij et il vento che al parer mio deve esser stato qualque Calendario rustico per saper le feste principale et altri misterij délie staggioni, del anno e sono da notare gli cerchij attorno le teste dei more Egyptio come si vede in Tabula Isiaca. Ma sopra tutto mi parono gentilissimi quei annelli Nuptiali cosi gentilmente inscritti che Tistessa Venere con tutte le sue Gracie non potrebbe far meglio. Questi vagliono un Tesoro ansi sono inestimabili al parer mio, si maraviglianno tutti che V. S. in tanta calamita publica stia col animo tanto reposato che possa col gusto solito continuar la sua nobillissima curiosita nella osservacione reritm antigtiarum. Specifnen animi bene compositi et vera philosophia imbuti. Spero perô che al arrivo di questa havera cessato il maie e chella sara hormai di ritorno nel suo sacro museo che piacera al Sig^ Dio sia con ogni félicita e contentessa per molti anni come questo suo devotissimo servitore desidera con tutto il cuore et gli bacia le mani.

Di V. S. molto Illustre Servitor affectuoso

PlETRO PaUOLO RuBENS.

D'Anversa, il ... d'Agosto i63o.

Si ha qui una funestissima nova d'Italia che agli 22 di Giulio sia stata presa per escalata la citta di Mantova da gli Imperiali con morte délia maggior parte degli habitanti, che mi duole in estremo per haver servito molti anni casa Gonzaga e godato délia deliciosissima residenza di quel paese nella mia gioventù. Sic erat in fatis.

Questi dissegni sono esquisitamente ben fatti e certo in questo génère non si potrebbe far meglio, sara bene che V. S. tenga questo virtuoso giovane appresso di se per essecutore degli suoi bellissimi concetti. Il ritratto di V. S. e stato gratissimo a me et a questi Signori che rhanno veduto e restono interramente sodisfatti délia somiglianza ma io confesso non mi parère di relucere in questa faccia non so che di spiritosa, et una certa emphasi nel sembiante che mi pare propria del Genio di V. S. laquale perô non si acerta facilmente in pittura da ogniuno. Rendo a V. S. di novo mille gracie per tanti regali e la prego voler bacciar le mani con tutto il cuore da mia parte al

gentilissimo Sig'^ di Valaves verissimo suo fratello che mi ha scritto di ioaoûti63o. Lyone agli quattri di Julio dandomi nova d'haver ricevuto il mio ritratto che me dubito sara mal trattato per il longo viaggio et in tutti modi indegno del museo di V. S. sinon in qualita di servitore.

Hos locos, pro sententia mea firmanda, subministravit mihi filius Albertus, qui rei antiquariae graviter operam dat, et in literis graecis mediocriter profecit et in primis nomen di V. S. veneratur, et nobilem genium devotus adorât, in qua humanitate et in clientelam accipe et fave.

Autographe dans la collection du père de M. NoÈL Sainsbury.

Publié par NoÊL Sainsbury op. cit. p. 260, et par Ad. Rosenberg op. cit. p. 192. Cachet (op. cit. p. 25i) en a publié une traduction française, faite par Thomassin DE Masaugues.

La lettre parut dans la vente Charon à Paris, le 16 avril 1846. Elle est décrite en ces termes : « Rubens à Peiresc. L. aut. Sig. (en ital.) Al molto ill. Sig. D'Anvers 10 août i63o. Précieuse lettre de 4 pages in f° dans laquelle il parle longuement d'art, d'antiquité etc. En marge se trouve un grand nombre de petits dessins à la plume également de la main de Rubens représentant des meubles, des trépieds, des rechauds etc. » Nous ne savons où l'auteur du catalogue a trouvé la date du 10 août, l'autographe porte simplement le ... d'août.

TRADUCTION

RUBENS A PEIRESC

Monsieur.

J'ai reçu finalement votre paquet bien désiré avec les dessins très exacts de votre trépied et plusieurs autres curiosités, dont je fais le payement ordinaire par mille actions de grâce. J'ai donné à M. Gevartius le dessin du Jupiter Pluvius, et je lui ai communiqué également tout le reste, ainsi qu'au très savant M. Wendelin, qui se trouve par hasard à Anvers, et qui vint hier me rendre visite avec M. Gevartius. Je n'ai pas eu cependant, dans les deux jours d'hier et d'aujourd'hui, le temps de lire votre discours sur le trépied, lequel, je n'en doute pas, doit toucher sur cette matière tout ce qui peut se présenter à l'intelligence humaine. Mais je ne veux pas cependant manquer de dire avec ma témérité ordinaire, mon opinion à ce sujet, étant certain qu'avec votre habituelle candeur, vous le prendrez en bonne part.

D'abord, tous les ustensiles qui étaient portés sur trois pieds, s'appelaient anciennement trépieds, quoiqu'ils servissent à des usages très divers, comme tables,

lo août i63o. sièges, candélabres, marmites; et entre autres, les anciens avaient des instruments à mettre sur le feu, sous les Lebetes (en français chaudrons), pour cuire les viandes, dont on fait encore usage aujourd'hui dans divers pays de TEurope. Ensuite, on fit un assemblage du lebes et du trépied, ainsi que nous avons fabriqué nos marmites de fer ou de bronze avec trois pieds. Mais les anciens ont donné à cette composition de très belles proportions et, à mon avis, c'est là l'ustensile qu'il faut regarder comme le trépied, dont parlent Homère et d'autres poètes et historiens grecs, et qu'ils employèrent in re ctilinaria, pour cuire les viandes; et à cause de l'usage que l'on faisait des entrailles dans les sacrifices, on commença de les avoir inter sacrant supellectilem^ ad eiindem îisîim. Mais je ne crois pas que le trépied de Delphes fût de ce genre. Je crois plutôt que c'était une espèce de chaise, placée sur trois pieds, comme celles dont on se sert encore vulgairement dans toute l'Europe. Cette chaise n'avait pas le bassin concave, ou s'il était concave pour y conserver intérieurement la dépouille du Python (i), on le recouvrait par-dessus, et la Pythonisse s'asseyait sur cette couverture, qui pouvait avoir quelque petit trou. En effet, il me paraît impossible qu'on pût s'}'^ asseoir jusqu'au fond, à cause de l'incommodité de la profondeur et du tranchant des bords du bassin.

Il pouvait se faire encore que sur ce cratère on étendît, comme sur un tambour, la peau du serpent Python, qu'on appelait à cause de cela cortina, et qu'elle fût percée, ainsi que le lebes. Il est certain qu'on trouve à Rome plusieurs trépieds de marbre qui n'ont aucune concavité, et l'on était aussi dans l'usage, comme vous le verrez par quelques citations ici dessous, de placer quelquefois sur ces mêmes trépieds des statues dédiées à diverses divinités, ce qui ne pouvait avoir lieu que sur un fond plein et solide. On doit croire qu'à l'exemple du trépied de Delphes, on en faisait usage pour les autres divinités, et que le mot Trépied signifiait toute espèce d'oracles et de mystères sacrés, comme on le voit encore dans les pantomimes de feu Marcus Lepidus.

Ce qui a plus de rapport à notre affaire et ce qui demande plus d'attention, c'est que les anciens faisaient usage d'une espèce de riscaldatio, ou réchaud en français, (2) de bronze, qu'ils redoublaient de toutes parts pour qu'il résiste au feu, faite en forme de trépied, dont ils se servaient dans leurs sacrifices, et peut-être aussi dans leurs festins. Il n'y a pas de doute que ce ne soit le trépied de bronze, qui est tant de fois cité dans VHistoire ecclésiastique d'Eusèbe et dans d'autres auteurs, et qui servait aux fumigations pour les idoles, comme vous

(i) En marge : Dans les monuments anciens, on trouve des sièges à quatre pieds comme la Sella JoviSs mais non pas des escabeaux ou des sièges à trois pieds comme nos escabeaux. (2) En marge : Il y a à Paris deux rechauds de ce genre faits en argent.

le verrez dans les citations ci-après; et, si je ne me trompe encore, après ioaoûti63o.

avoir bien examiné la matière de votre trépied, la petitesse et la simplicité

du travail, ce doit être un de ceux qui servaient à brûler l'encens dans les

sacrifices. Le trou, qui est au milieu, servait de soupirail pour mieux allumer

les charbons, comme il est nécessaire que tous les réchauds modernes, ou du

moins un grand nombre, aient quelque petit trou pour cet effet ; et autant qu'on

peut en juger par le dessin, il paraît que le fond du bassin ou cratère est

rompu et consumé par le feu. (i)

Voilà tout ce que je puis pour le moment vous dire à ce sujet, vous laissant votre pleine et libre autorité de le censurer. M. Wendelin et Gevartius n'opposent rien de satisfaisant contre mon opinion. Je crois même que peu à peu ils l'adopteront tout à fait. Cette cheminée en plomb est très remarquable ; on la donnerait à proposer Saturnalibus optimo dierum.

Je trouve bizarre le fragment avec les dieux des Égyptiens et avec le vent; à mon avis, ce doit avoir été quelque calendrier rustique, pour connaître les fêtes principales et autres mystères des saisons de l'année. Les cercles qui sont autour des têtes des dieux à la façon des Égyptiens, tels qu'on en voit dans la table Isiaque, sont dignes de remarque. Mais je trouve surtout infiniment gentilles ces bagues nuptiales, si agréablement entrelacées que Vénus elle-même avec toutes ses grâces, ne pourrait rien faire de mieux. Je les regarde comme un trésor impayable.

Tout le monde est surpris, qu'au milieu d'une telle calamité publique, vous ayez l'esprit si tranquille, que vous puissiez comme de coutume continuer de donner cours à votre noble curiosité dans l'observation rerum antiquarum ; spécimen animi bene compositi et vera philosophia imbuti. J'espère néanmoins qu'à l'arrivée de la présente le mal aura passé et que vous serez enfin de retour dans votre musée sacré. Puisse Dieu, comme je l'espère, permettre que ce soit pour bien longtemps, avec toute sorte de félicités et de contentements, comme votre serviteur le souhaite de tout son cœur, et vous baise les mains.

De Votre Seigneurie le très affectionné serviteur

Pierre-Paul Rubens.

Anvers, ... août i63o.

Nous avons reçu ici une très mauvaise nouvelle d'Italie, c'est que le 22 juillet, la ville de Mantoue a été prise d'assaut par les impériaux, et qu'on a mis à mort la plus grande partie des habitants, ce qui m'afflige

(i) En marge : La contenance de votre cratère ne dépasse pas celle d'un réchaud ordinaire dont nous nous servons aujourd'hui et la forme est si bien appropriée à l'usage que nous en faisons que si vous aviez besoin d'un ustensile pareil vous le feriez faire de la même manière.

ioaoûti63o. infiniment, ayant servi bien des années la maison de Gonzague, et joui dans ma jeunesse du séjour délicieux de ce pays. Sic erat in fatis. (i)

Les dessins sont faits d'une manière très exquise, et je crois que dans ce genre, on ne saurait mieux faire ; vous ferez bien de garder ce jeune homme auprès de vous, pour être Texécuteur de vos très belles conceptions.

Votre portrait m'a fait le plus grand plaisir, ainsi qu'à tous ces messieurs qui l'ont vu et qui sont très contents de la ressemblance. Quant à moi, je confesse qu'il ne me semble pas voir briller sur cette figure je ne sais quoi de spirituel et une certaine emphase dans la physionomie, qui me paraît propre à votre génie, et qu'il n'est pas facile à chacun de pouvoir rendre en peinture.

Je vous remercie de nouveau pour tant de présents que vous me faites. Je vous prie de vouloir bien de ma part baiser les mains de tout votre cœur, au très gentil M. de Valavez, votre frère, qui m'a écrit de Lyon le 4 juillet, en me donnant la nouvelle de l'arrivée de mon portrait, que la longueur du voyage aura sans doute gâté, et qui, de toute manière est indigne de votre musée, mais digne seulement de la qualité de votre serviteur.

Les passages d'auteurs anciens ont été ajoutés par mon fils Albert, qui s'occupe sérieusement d'antiquités et fait des progrès dans les lettres grecques. Il vénère avant tout votre nom et révère votre noble génie. Agréez son travail fait dans cet esprit et admettez-le au nombre de vos serviteurs.

COMMENTAIRE

La lettre de Rubens porte en marge des dessins de trépieds, réchauds etc. que nous reproduisons d'après la lithographie que Noël Sainsbury en fit faire pour son livre. Rubens ajouta à sa lettre une page de citations d'Isidore^ de Julius Pollux, de Pausanias et de Surius relatives aux trépieds, recueillies et transcrites par son fils Albert.

Nous donnons ici le texte du mémoire que Peiresc envoya à Rubens. Cet envoi eut lieu entre le 8 et le 18 décembre 1629. A cette date, Peiresc annota dans ses « Petits Mémoires » : « A M. Rubens, A M. Gevartius avec la routte sarmatique pour M. Gevartius et le vent austral. Les dessins et discours du Tripos et des Manubria, les desseins de l'anneau de Tecla, T'inscription ithiphallique de Vincenzo a Porta, les desseins de Livia, M. Marcellus, et Livilladu S"*. Perdreau. » D'après la présente lettre, Rubens ne paraît l'avoir reçu qu'au mois d'août i63o. Peiresc fit faire d'autres copies encore de son mémoire.

(i) La ville de Maiitoue fut prise par les Impériaux le iS juillet i63o. Le sac dura trois jours

Celle que nous reproduisons se trouve dans les Manuscrits Buoncompagni n^ 7 10 août i65o.

aux Archives nationales de Paris, et porte le titre : « Discours de Monsieur

Nicolas de Peiresc, Gentilhomme et titulaire d'Aix, métropole de la Provence,

où il était Conseiller au Parlement, littérateur insigne, sur le sujet des Trépieds

antiques en usage chez les Anciens et particulièrement pour servir d'oracle.

Adressé à Monsieur Claude Menestrier, antiquaire éminent, à l'occasion d'un

trépied en bronze retrouvé il y a peu d'années non loin de la cité d'Aix. »

DCLXXXII MÉMOIRE DE PEIRESC SUR UN TRÉPIED DE BRONZE. ioaoûti63o.

Discorso del S'* Nicolo di Peyresc Gentilh^ e Titol^ d'Aix Metropoli délia Provenza, del cui parlamento era Consigliero, Letterato insigne, sopra la materia de Tripodi, o Trepiedi Antichi usati ne tempi da Gentili e particolarm^*^ per serv« degl'oracoli. Havuto da Monsu Claudio Menestrier Antiqo insigne con occ"^ d'un Tripede dî bronzo ritrovato non moltolont<^ délia sud^ Città d'Aix.

Le TRIPOS ou Tripied de bronze antique, desterré sur la coste maritime de provence en Tan 1629 dans les ruines et mazures d'un vieil temple, & tost aprez apporté au S'' de peiresc pendant son sesjour de Boysgenry, est assez bien conservé pour faire cognoistre, qu'il est de manière Grecque vraysemblablem*.

Et que l'ouvrier qui la forgé & élabouré semble y avoir affecté en la structure, & aux proportions, ornementz & enrichissementz; certaines petites particularitéz qui en rendent la symmétrie fort gentile & fort convenable à Tusage auquel telles pièces estoient comuném* emploiées ou destinées, et à la primitive origine & introduction d'icelles dans les mystères fatidiques. Voire beaucoup plus conforme que Ton ne penseroit, & de plus de rapport à ce grand Tripied du Temple de Delphes, qui y avoit autrefois servy à couvrir la guelle ou lorifice & soubzpirail de lantre, où les Pythonisses alloient humer le vent ou la vapeur soubsterraine & concepvoir l'esprit & la furie qui leur faisoit rendre les oracles si célèbres dans l'antiquité. Duquel Grand Tripied

ioaoûti63o. tous Ics autres moindres faisoient la représentation, par tout où Ton les mettoit dans les Temples corne pouvoit faire celuy cy.

Il n'est composé que de cinq pièces tant seulem^ dont Tune sert de fondem^ de base, ou de soubzbassem* sur quoy se posent trois des aultres qui servent de jambages ou pillastres pour soustenir & supporter la cinquiesme qui est en forme de bassin ou d'escuellon, le tout de cuivre jaulne ou de latton jette en fonte ou moullé et assez négligemment réparé.

Mais néantmoings tout y est si bien dressé & ajusté que ces trois jambages se peuvent tenir debout de leur seul équilibre, & encores mieux, quand le bassin y est posé par dessus, qui leur sert de liaison, corne en ces reliques de la meilleure architecture ancienne, dont les pierres estoient si bien dressées & esquarryes, qu elles se portoient & s entrelioient parfaictem* bien, sans aulcun autre ciment ne mortier, que la justesse, & le fardeau qu elles portoient. Or cez pièces icy sont si bien jettées, polies & enduictes du verniz ou lustre verdastre, tel que produict la seulle antiquité : quil n y reste point de vestiges, que lesdictes pièces ayent esté jamais souldées affichées ne clouées ou rivées ensemble ; ains seulem^ sont elles disposées à estre assemblées ou eslevées quand on veult, et au cont''® dezassemblées ou desmontées si on veut, quasi au moindre vent qu on y fasse souffler dessus. Il n y a que l'endroit ou chacun jambage souloit appuyer sa patte sur le soubzbassem* où cest que le vernix ou la rouille est de couleur un peu différente de tout le reste en sorte que le pied ou patte dun jambage semble y avoir laissé quelque marque et quelques vestiges d avoir este posé quelque temps dessus.

Et semble que ceste structure destachée ayt esté ainsy faicte à dessein par louvrier, & que Tusage en fust tel. Car feu M'' Aleandro asseuroit qu'il fut trouvé de son temps à Rome quelques années y a un aultre Tripos de bronze (tombé depuis ez mains du Cavalier Gualdo) lequel est flexile, & ployant ; en sorte quil se peut dresser & eslargir, (en esloignant les jambages les uns des aultres pour le mettre en sa juste posture) & puis ployer, en rapprochant les jambages (ce qui le faict restressir & occuper beaucoup moins de place que devant) demeurantz néantmoins les jambages réciproquem* attachez par je ne scay quelz petitz liens ployables qui servent à le retenir en debvoir & en sa vraye

figure quand on le veut redresser. Ils s en est aultresfois veu un petit ioaoûti63o. dessain taillé en cuivre mais en si petite forme qu'il n estoit pas guères facile de bien comprendre ce que cestoit.

Tant est que cela monstre que ce n est pas par hazard que celuy cy se trouve composé de pièces ainsy destachées, ne pour estre demeuré imparfaict ou non achevé, de clouer, river ou soulder : ains que ce pouvoit estre Tusage pour le moins de ceux qui debvoient servir d'instrument de cez mystères fatidiques à cez personnes qui se mesloient de rendre des oracles.

Possible affectoit on que la subsistance de toute la structure de cez pièces assemblées, ou amoncellées tint je ne scay quoy de merveilleux dans lagitation qui y estoit requise : & qu a un petit souffle de vent, elle fust subjecte à cheoir par terre, pour marque de la cessation de la présence de ce vent ou de cet esprit qui la mantenoit debout, & en son entier, voire que non seulement elle fust subjecte à choir ou crouller à terre, mais à estre ployée (comme en celluy du Caval. Gualdo) ou desmontée (coïïie en celluy cy), et les pièces espandues & parsemées, cà & là, pour mieux quadrer à ce qu'en escript Lucain en ces termes SPARGITQUE vaganti obstantes tripodas.

Estant bien certain qu'il avoit quelque agitation en cez Tripiedz pendant cez mystères. Car en vain, si cela n'estoit, le mesme Lucain auroit tesmoigné qu'on trouvase estrange la curiosité & importunité d'Appius quand il dict, tempore longo immotos sentit tripodas vastaeque silentia rupis sollicitât cessare &c. si les Tripiedz n'avoient esté meuz aultresfois ou agitez en quelque façon capable vraysemblablem* de rendre quelque son, par le heurt ou entrechoc du bassin contre les pillastres ou jambages à mesure que le vent pouvoit aulcunem* enlever ce bassin, & le faire heurter tantost contre Tun des pillastres tantost contre l'autre. Et c'estoit ce son qui le pouvoit avoir faict nommer & . qualifier par Nonnus KTKAON EW ATTOBOHTON quand II parle de l'aracle rendu à Ladmus, aprez quoy fut arrestée & corne estouffée (ce dict il) la voix furieuse des Tripiedz. Et possible estoit ce aussy le mesme son des Tripiedz qui aydoit à mettre en furie cez Pythonisses, corne le son ou le bruict des cymbales, aux mystères orgiaques, animoit & mettoit en furie les Bacchantes & jusques aux tigres & panthères. De faict ce bassin icy est si tenue & si délié, qu'il n'est

toaoûti63o. pas plus espois qu'une peau de parchemin, & rendroit sans double un son fort clair et fort aigu sans que par la trop grande antiquité la rouille la percé d'oultre en oultre, & l'a faict refendre en quelques endroictz, y aiant de la merveille qu'une matière si tenue & si délicate, ne soit allée toute en pouldre longtemps y a. Aussy un aultre bassin qui a esté faict de pareille grandeur et proportions & de pareille matière que celluy là à peu prez, est fort résonant, & à un ton fort aigu fort haultain, & fort pénétrant.

Mais ce bassin n'est pas si gasté, qu'il n'y aye eu de quoy prendre les justes dimensions de sa circonférence & de sa profondeur, et que l'on n'ayt recogneu qu'il y avoit anciennem* un trou ou pertuis dans le fondz qui estoit de forme ronde, la question est de scavoir à quel usage ce trou y pouvoit estre, ce qui a de besoing d'estre examiné de bonne main. Cependant il ne manque pas des conjectures à y employer.

Quand ce ne seroit que la signification du mot de kpathp qui est prins aussy bien pour les souspiraulx & ouvertures du Mont ^tna, du Vésuve & autres semblables qui vomissent souvent & des flammes & du vent, & ressemblent à des entonnoirs ou vases percez par le fondz; corne pour les tripos, et autres sortes de vases qui ont de la concavité à peu prèz pareille. Car cela présupposeroit que le Tripos désigné par le mot de KPATHP y deubst estre tout de mesme percé au fondz, et que tel trou au fondz de ce bassin, deubt, à son tour, vomir de ces ventz & challeurs fatidiques & soubsterraines, qui non seulem^ eschauffbient, mais qui animoient & mettoient en furie cez Pythonisses.

Tout ce qui pourroit faire de la difficulté seroit si on vouloit dire qu'il n'y eust eu que le grand Tripied dont on couvroit l'antre de Delphes, qui produisoit de telz ventz ou espritz fatidiques : Car il est certain qu'à Delphes mesmes il y avoit plusieurs autres moindres Tripiedz, qui vraysemblablem^ estoient tous esgalem^ agitez & résonantz en mesme temps les uns que les aultres, au dire de Lucain, et que la plus part des autres petitz Tripiedz de bronze, dont les temples de toute la Grèce estoient remplis, estoient faictz à peu prez de la mesme forme que celluy qui estoit le principal entre tous ceux de Delphes, ainsy qu'asseure Diodorus Siculus qu'estoient quasi tous ceux de son temps.

Et possible que dans les autres lieux où se rendoient des oracles qui

avoient esté quasi infiniz aultresfois bien quilz ayent depuis esté réduitz lo août i63o. à bien petit nombre (au moins les plus célèbres) si les personnes employées à tels mystères, se servoient de Tripiedz, il ne seroit pas inconvéniant de dire que Thumidité, froideur ou chaleur, ou enfin la température de Tair en cez lieux soubzterains (ou Ton s'alloit cacher, pour y procéder) et peut estre aussy les espritz malins, qui y estoient souvent invoquez, y produisoient du vent capable d'agiter leurs Tripiedz, & de les faire tinter & résonner, pour mettre cez gentz aveuglez en furie, & imiter tant mieux ce qui se practiquoit à Delphes.

Puis que les grandz charmes & enchantementz ne se font guières, ce dict on, sans qu'on y sente de vent et qu'on y entende bien du bruict, et que les démons fassent par illusion paroistre quelque chose de semblable (sans comparaison) ou' d'approchant à ce qui est escript de Tadvènem^ du S* Esprit, lors que Factus est repente de cœlo sonus tànquam advenientis Spiritus vehemtis, qui replevit totam domum. Et puis mesmes que tous les jours les simples sorciers, font venir la gresle & la tempeste sur leur quartiers que bon leur semble au moins se persuadent ilz de le pouvoir faire. Car c'est sans doubte que tous ces mystères fatidiques estoient pleins de magie de sorcellerie & d'imposture, au dire mesme des anciens philosophes, et à ce que les pmiers pères de l'église en ont fidèlem* rapporté pour dézabuser le monde.

Mais quand cela n'auroit jamais esté, qu'il s'y fust meslé aulcun vent ailleurs que dans le temple de Delphes, tousjours suffi roit il, pour saulver la figure & construction de ce Tripied icy, de dire qu'on l'avoit voulu conformer & rendre de telle figure qu'il peult en petite proportion représenter, tout ce qui se trou voit en plus grand volume en celluy de Delphes.

Et pour ce qui estoit du son il falloit bien que les Tripiedz en rendissent tousjours peu ou prou, soit que l'agitation du vent ou des espritz les fît retentir, ou que cez enchanteurs les touchassent eulx mesmes pour cest effect avec leurs baguettes ou aultrem* veu qu'on ne parle guières de leurs enchantementz sans qu'il se parle aussy de leurs baguettes.

Et sans quelque meslanges de son & de bruict, veu mesmes qu'ilz y affectoient corne on dict le choix de certains tons exprèz plus haultz plus clairs & plus aiguz, ou plus bas & plus sombres, telz quilz estimoient

ioaoûti63o. estre dédiez & plus agréables à leurs démons, à quoy les Tripieds leur pouvoient servir d'instrument aussi bien que leur chant & leur voix, ou séparém* & apart Tun de laultre ou conçu rremm^ & par accord & concert de Tun avec Taultre, jusques là qu'aulcuns philosophes appelloient le son que rendoit l'aerain heurté une voix de certain démon enfermée dans Taerain.

Doù procédoit vraysemblablem^ Terreur de cez premiers hérétiques Basilidiens Gnostiques, & aultres semblables imposteurs & pstigiateurs qui s'estoient figurez toutes ces déitez monstrueuses, entre lesquelles ilz mettoient les cieux et les distinguoient par les sept tons de musique, et par les sept voyelles de lalphabeth Grec, soubz les noms empruntez d'aultant d'anges, ou intelligences mouvantes ausquelz ilz approprioyent ces tons et ces lettres Grecques lesquelles ilz assembloient & réiteroient sept fois et les multiplioient les uns par les aultres, pour y chercher des mystères plus abstruz, & des multiplications de déitez & de leur ptendûe vertu.

Doncques revenant au destail Tune des principales pièces de ce Tripos estoit celle qui servoit de fondement et de soubzbassem* à toutes les aultres (à laquelle Plutarque semble avoir accômodé le nom d'HrPOCRATERIDION) qui estoit laicte à l'imitation de la figure & représentation de la machine qui fut originairem^ mise sur le soubzpirail de Tantre Delphique, pour empescher (à ce que récite Diodorus Siculus) que les personnes agitées de l'esprit fatidique ne s'y peussent plus aller précipiter & perdre comme avoient faict plus" avant cest obstacle. Laquelle machine estoit construicte en telle façon néantmoins, qu'elle n'empeschoit pas que le vent, la vapeur ou l'esprit que vomissoit l'antre, ne passast à travers icelle, & que les Pythonisses sans courir de danger de s'y perdre, ne s'y peussent aller exposer à ce vent soubzterrain quand elles jugeoient quil fut temps d'y aller monter comme sur un marchepied ou espèce d'eschauffault, pour y pouvoir plus comodément humer le vent & se mettre en estât d'en estre animées pour rendre les oracles.

N'estimant pas, quelque interptation différente que daultres y aient voulu donner, que les Pythonisses Delphiques montassent jamais plus haut que cela, pour aller chercher leur siège, ne qu'elles allassent grimper jusques sur le bassin, qui n'eust peu estre que bien hault et dans lequel leur siège eust esté beaucoup plus incômode ains croirois je bien facilem^ que les bassins (s'il y en avoit sur les soubzpirails mesnies de l'antre Delphique) & les trois pillastres ou jambages qui

le portoient, eussent esté adjoustéz par succession de temps, et possible ioaoùti63o. bien long temps aprez la construction & employ de lad. machine sur lorifice & soubzpirail de lantre, et qu'il y pouvoit servir quasi comme d'un daiz & d'une courtine.

Or ceste machine, au dire du mesme Diodore, avoit trois bases, d où Ton tiroit, ce dit-il, l'origine du nom de Tripos, ce qui ne convient pas mal à cette pièce icy, tant pour ce que la figure triangulaire aboutissant à trois bras, ou trois jambes quasi en forme de Trinacrie, ne semble pas mal propre à traverser lembouscheure d'un antre ou d'un abysme, que pource qu'on y void affichez par dessoubz trois petitz pattins faictz justem^ coiïïe la base ou plustost corne les basses mouleures & tout le bas bout d'une colomne.

Lesquelles trois bases en ceste pièce icy monstrent d'avoir esté vuidées & puis remplies d'un gros noyeau ou cheville qui les perce d'outre en oultre perpendiculairemS & les retient par la riveure de dessoubz estant ce semble icelluy noyeau enchâssé contre la superficie inférieure delad*^ machine, si ce n'est quil ayt esté fondu tout d'une pièce avec icelle machine ; car il se trouveroit en despouille, et en ce cas n'auroit esté faicte la base de deux pièces, que pour ne pouvoir estre ses mouleures de despouille.

Mais ce qui est plus considérable en la structure de ceste machine icy est, que, come (à l'imitation de celle de Delphes) elle est composée de trois grandz quartz de cercle fort massifs & solides, tournez l'un contre l'aultre par leur convexité, & assemblez par les boutz de leurs bras, formant une figure triangulaire : il demeure un vuide au centre de leur assemblage de forme triangulaire aussy, par lequel vuide, pouvoit vraysemblablem* en la Delphique, monter & eslever du fondz de l'antre & de l'abysme, le vent ou l'esprit soubsterrain qui saisissoit & mettoit en furie ces Pythonisses, quand elles s'alloient mettre dessus.

Et pour y faire plus de façon & y affecter des mystères plus cachez dans les proportions, productions et assemblages des principaux nombres & des figures géométriques, ce v.uide en figure triangulaire (composé non de lignes droictes, ains de lignes courbes, ou de trois arceaux & portions de cercle) est enfermé dans un cercle entier, qui est marqué d'une seule ligne circulaire, fort distinctem* gravée sur la superficie de ceste machine, lequel cercle embrasse justem^ les trois points du triangle de ce vuide.

lo août i63o. et semble avoir esté aultresfois divisé en douze portions esgales corne le zodiaque.

D'avantage hors de ce cercle, a esté tirée une ligne droicte partant du point auquel concourent la pointe de ce vuide avec led. cercle, & a esté conduicte sur Tun des bras de ceste machine, d'une longueur justem^ proportionnée à la haulteur que pourroit avoir le triangle de ce vuide s'il estoit levé debout : & la mesme longueur de ceste ligne prinse par un compas & portée sur led. cercle, le divise en quatre parties esgales ; ou bien faict le costé d'un quarré tel qui pourroit justem^ entrer dans led. cercle.

Que si on vouloit rapporter à toutes cez figures là, ce que Platon, Pythagore & aultres anciens Philosophes ont voulu s'imaginer pour les principes de la nature et pour le rapport qu'elles pouvoient avoir avec les attributz que l'on donnoit aux pncipales déitéz de leur temps, il s'y trouveroit de merveilleux mystères, et qui possible quadreroient fort bien à la structure & usaige de ceste grande machine Delphique, & des aultres qui se fabriquoient à l'imitation de celle là.

Car tout ce qu'ilz disoient, tant de l'unité & rotundité du monde (pour estre la figure du Créateur) & de sa circonférance (qui côprenoit les causes & les restraignoit dans le milieu) que de ce grand triangle aequilatéral qui côprenoit les trois élémentz du feu, de l'air, & de l'eau, lesquelz estoient faictz disoient ilz de triangles composez & se resolvoient en triangles, corne aussy du rapport de la figure cubique à la terre et de la superficie unie ou plaine, à la divine providance, & aultres choses semblables, n'a rien d'incôpatible, ains qui ne soit grandem^ convenable à ces plus secretz mystères Pythoniques.

Non plus que ce que daultres disoient de cette superficie triangulaire quilz appelloient le champ de la vérité, ou estoient en réserve les raisons, les formes & les idées de tout ce qui avoit esté et qui debvoit estre laquelle estoit entourée de l'aeternité & bordée de ceste grande multiplicité de leurs mondes imaginaires*

Et qui sçait si ce ne seroit point à cause de ces figures géométriques & de leurs secretz mystères, que l'oracle consulté par les pescheurs qui avoient tiré de la mer un Tripied doré à un coup de fillet, respondit, quilz le debvoient porter au plus haut, ce qui fut déféré a Thaïes Milésien & par luy à daultres philosophes qui s'estantz renvoiéz l'estude

de Tun à Taultre les renvoièrent enfin à la déité mesme qui avoit rendu ioaoûti63o. cet oracle, au à aultre capable d en rendre comme celle là. Car hors de ceste considération il ny avoit guières d apparence que ceste pièce destinée pcipalem^ aux oracles & au culte divin, fusse divertie de son usage plus propre pour estre baillée à ung philosophe, attendu que les philosophes ne s amusoient pas aux superstitions prestyges & enchantementz des Pythonisses & aultres ministres qui se mesloient de rendre des oracles.

Mais possible que toutes ces figures lignes & circulations entières & brisées, mises à droict sens, (come ce cercle entier, & cette ligne droicte) & renversées à contresens (corne pouvoient estre ces Triangles de lignes courbes) n estoient que les marques des circulations practiquées par les enchanteurs avec leurs baguettes, pour leurs charmes & enchantementz, pour servir à leurs invocations d espritz et à les violenter & contenir dans les bornes de leurs cercles & triangles de lignes circulaires et peut estre pour leur frayer quelque chemin précis du costé de ceste ligne droicte. Dequoy Porphyre tesmoigne au rapport d'Eusèbe, praeparationes Evang. que cez misérables deitéz estoiçnt si souvent en peine & en trance.

Or pour monstrer combien ces gentz avoient esté scrupuleux voire superstitieux en la construction & fabrique de ce Tripied icy, & en toutes ses proportions & dimensions, le pertuis qui estoit au fondz du bassin mentionné cy dessus, est de forme ronde, dont la grandeur & circonférence ne pourroit que justement entrer dans la capacité du triangle de ce vuide, qui est au centre de ceste grosse machine, de sorte que s'il y eust eu un tuyau rond attaché au trou de ce bassin, comme à ung entonnoir, il eust justement peu entrer dans led. triangle et y aller recepvoir le vent s'il en fust venu par dessoubz ladicte machine, comme venoit vraysemblablement le vent du plus profond de lantre Delphique, passant premièrement par l'ouverture du milieu de la grande machine, et successivement par le trou qui estoit par dessus au fondz du grand bassin, au quel on donnoit les noms de creater, OAMOC, cortina & plusieurs aultres qui auroient besoing d estre examinez un peu plus à loisir, pour voir s'ilz ont rien d'incompatible à toutes cez conjectures & auctoritéz, ou qui y fust plus convenable.

Restent les trois pillastres ou jambages faitz en forme de termes

ioaoûti63o. OU de consoles, qui portent & soubstiennent le bassin, et ont leur assiette dessus les trois bouts de lad. machine de THypocrateridion, aux endroictz qui respondent sur lesdictes trois bases ou pattins, où ilz se maintiennent debout tous seulz de leur seulle libration & bon aequilibre.

Ces pillastres se trouvent estre de la haulteur justement esgale à la longueur de la spitama des anciens Grecs, qui est le dodrans du pied Romain : toutes les aultres proportions & dimensions des membres particuliers de cez pillastres, & du Tripied mesmes, estant relatives à la mesme mesure de la spitama, & aux subdivisions d'icelle, en ses moitiés double tierce, quarte, sixiesme, douziesme, & aultres moindres parties.

Les ornementz et enrichissementz de cez pillastres sont façonnez & disposez d'une bien belle symmétrie, et toutes les façons qui s'y voient n'ont pas moings de rapport que tout le reste à la qualité & origine de cez mystères delphiques, & sortilèges qui y estoient mesléz & encores à lambiguité des oracles (subjectz à inlerptations prinses à contresens les unes des aultres) & à leurs appartenantes.

Car la membrure principale de ces pillastres est enrichie de trois striges dont l'homonymie du mot n'est peut estre pas sans affectation à cause des sorcières qui estoient ainsy appellées) lesquelles striges côposent un double triglyphe, divisé par un rang de trois petitz cailloux ou calculz & scrupules enfermez dans des lignes ou tenies & bandelettes, qui pourroient appartenir aux sortilèges (dont les Pythonisses se mesloient coïïïe les 9PIÔB0A0I,) & faire encore quelque allusion aux aultres signiffication que pouvoit souffrire le mot de scrupule.

Et possible que ce n'est pas sans quelque mystère part^^ (auquel se peusse rapporter l'employ des calculz aux oracles) ce que dict Haye de l'un des Anges Séraphins, qui print avec des tenailles sur l'aultel un calcul qu'il emporta en la main, dont il toucha ses lèvres avant sa mission de la part de Dieu vers son peuple, corne ci ceste impression ou attouchem* de calcul sur les lèvres luy avoit conféré le don de prophétie.

Le chapiteau attaché par dessus lad. membrure & lesd. striges & triglyphes est composé de deux ancones, hélices ou volutes, & prothyrides ou roulleaux contournez par les deux boutz à contresens, corne les oracles le pouvoient estre d'ord""® en double sens tout au

contraire Tung de laultre. A quoy ne respondoit pas mal Thomonymie ioaoûtx63o. & différente interptation des paroles EAIB, et EIAIB, ou lAISj pour vortex, gyrus, involucrum, dubitatio aussy bien que pour les contours des oreilles & les menottes des vignes, & pour cez ornementz d architecture.

Tout au milieu de ces volutes il y a des carcasses ou testes de chèvre couronnées ou bandées sur le front de leurs bandelettes & lemnisques pendantes aux deux costéz qui font soubz le menton deux petitz repliz ou petites boucles accômodées corne si Ton avoit affecté de les y mettre pour tenir la place & faire un peu de représentation de la barbe des chèvres, si ce n'est qu'on eust affecté de laisser leur naturelle barbe attachée ausd. carcasses corne les cornes. Et pour ne pas laisser révoquer en doubte que ce ne soient des testes de chèvre plustost que des bœufz, celles cy ont le museau fort poinctu & un peu de voulseure sur le prophyle du nez qui ne peult aulcunem* escheoir aux testes de bœufz corne en celles de chèvre.

Et de faict c'estoient les chèvres principalem^ que Ion affectoit de sacrifier à Delphes avant que d y consulter Toracle, à ce qu'en dit le mesme Diodore, qui en rapporte l'origine à ce qu'auparavant la construction du temple, les chèvres paisgantz all'entour de l'antre, avoient les pmières esté saisies & animées du vent soubsterrain, qui leur faisoit changer le ton de leur voix, & avoient esté cause que leurs bergers curieux d'aller voir de plus prèz que c'estoit, y avoient esté surprins des agitations et furies fatidiques.

Cez pillastres ou consoles, abbouttissent par en bas & se terminent à un seul pied, en forme de patte ou patturon, & de griffe de griffon, ou de Sphynx, (pour ne dire de lion) qui sont des appartenances d'Apollon & de son Tripied.

Mais le pillastre ou jambage tout entier, à guize de terme et de console, (corne les Atlantes ou Télamons, les caryatides, lamies, ancules, & aultres pareilles figures), n'est possible pas sans quelq. rapport à ces spectres, ou phantosmes nocturnes que l'on nommoit aultres foys EMPUSES, pour n'avoir qu'un pied de bronze, et pour ne marcher en apparence que d'un seul pied, lesquelles empruntoient diverses faces ou visages, ce qui n'excluroit pas la teste de chèvre. Et s'y on s'y vouloit arrester, & l'examiner de plus prèz il s'y trouveroit peut estre bien de quoy discourir un peu plus pertinemm^

ioaoûti63o. Le Tripied du Cavalier Gualdo a trois petitz pillastres qui par en

hault soustiennent des testes de femmes, lesquelles portent le bassin : et par en bas sont portez sur une patte d animal semblable à celle cy de griffon. Mais il semble que ceste patte aye de plus la teste de je ne sçay quel animal qui porte & soustient led. pillastre sans qu'on aye peu distinguer sur le petit dessin imprimé, si cest la teste d un griffon, ou d'une chèvre, ou d'un daulphin, ou plustost d'un serpent, et quelle que ce soit, elle ne seroit pas mal compatible avec cez mesmes Empuses.

Et pour cez trois testes de femmes le dessein est si confus que malaysénit s'y peult il rien distinguer de bien certain. Toutesfois elles ont par les costéz ou par le derrière je ne scay quel crochet ou aisleron (faict vraysemblablem^ pour servir de tenon & d'appuy au bassin qui se porte dessus) lequel pourroit, si c'est un aisleron, avoir quelque dépendance des aisles des sphynges, sinon, quand ce ne seroient que simples accoudoirs, tousj. auroient ilz rapport à cez Ancones & Prothyrides mentionnez cy dessus; et possible à cez Ancones qui sont prins en un vieil glossaire pour incantatores; et encore mieux à cez anculae qui estoient des petites déitéz des servantes, lesquelles deitéz avoient quelque sorte de rapport à leur ministère servile.

Ce qui ne semble pas tant mal convenable à l'office que font cez pillastres ou consoles & à cez Empulses non plus se trouvent parmy les anticailles une infinité de semblables marmousetz en forme de console, de fort gofife manière la pluspart, qui pouvoient estre fort vraysemblablem^ de cez Ancules ou déitéz de gentz bien viles & infimes, lesq^^^^ ont leur seul pied indifféremment tantost en forme de patte de lyon ou de chat, corne ces Ancules icy : tantost en forme de pied d'asne, ou aultre d'animal à pied fourchu; corne aulcuns l'ont voulu particulièrem* attribuer aux Empuses. Mais les testes y sont tantost humaines, tantost d'oyseaux, tantost d'aultres animaulx, et qui scait si ce que l'on appelle encore en Provence des Ancoules, pour les arcs bouttans qui soubstiennent les voultes des églises & et les encoigneures des maisons, n'ont pas quelque dépendance de cez anciennes Ancules et de leur fonction.

Aulcuns ont bien escript qu'Apollon, filz de Silène, ayant esté tué par Python, avoit esté ensevely dans le Tripied, qui pour raison de ce avoit prins son nom des trois filles de Triope, lesquelles y avoient pleuré & lamenté leur Apollon. Si on vouloit rapporter à cez trois

filles les trois testes de femme de ce Tri pied, on n'y seroit pas sans loaoùtieso.

fondem* et qui vouldroit aller chercher & approfondir plus avant toutes

cez mythologies, sans doubte quil y rencontreroit mille aultres tenantz &

abboutissantz, encore plus convenables à tous cez ptenduz mystères &

superstitions fatidiques ; et possible en cez testes mesmes de chèvre,

plus de rapport qu'on ne se pourroit imaginer, avec ces filles Triopides,

& avec tout ce qui en dépend, voire le nombre des trois prebstresses ou

Pythonisses qu'il y a eu quelq. temps en ce temple Delphique, lors

qu'il estoit le plus en splendeur, pouvoit avoir esté affecté par relation

aux mesmes Triopides, et réputé en cez petitz Tripiedz par les trois testes

de femmes.

Pour l'antiquité de la pièce, puis que la manière en semble assez apparemm* estre Grecque, et par l'ordre d'Architecture, et par la façon de mesurage des pièces, il y a de l'apparence qu'elle ayt esté faicte avant que ceste coste maritime fust acquise aux Romains.

Soit que ce feussent encore des reliques des despouilles que les Gaulois rapportèrent de la Grèce, et particulièrem^ du pillage du temple de Delphes.

Soit que les Phocenses l'eussent apportée avec le culte de leur Apollon, en laissant leur patrie pour venir fonder Marseille : ou bien que ce fust des ouvrages fabriquez sur les lieux par lesd. Marseillois, qui furent assez longtemps les maîtres de ceste mer, & de ceste coste, tandis que leur république & leur liberté fut en estât, durant laquelle c'est sans doubte, quilz tindrent en grande vénération & leur Apollon & son Tripied, ainsy qu'il se void par un bon nombre de leurs médailles & monnoyes de cuyvre, ou le Tripied sert de principalle marque de leur religion ou superstition pour ce regard.

Ne pouvant pas cet ouvrage cy estre plus moderne, puis que l'usage de telz instrumentz se perdit quasi tout a faict avec la cessaôn des oracles dont il ne se parla plus guières depuis que l'Empire Romain eust engloutty cette pauvre République à la suitte des Gaules & des guerres civiles.

On est maintenant aprez à fouiller derechef, pour descouvrir les fondementz du temple, & des vieilles mazures d'alentour du lieu, où ce Tripied à esté trouvé. Ce pendant on demeure d'accord, que le lieu auquel cette pièce a esté desterrée, est pavé de marbre blanc fort tenue

lo aoùi i63o. & fort délié, & qu'il est constroict côme une petite galerie ; laquelle estoit pourtant garnie par un costé, de colonnes de brique, & de petitz sièges fort proprem* faictz, mais enfoncé si profond en terre, que Ton tient que ce fust un caveau sousterrain, & par dessoubz le niveau du terrain & du pavé du temple, possible pour mieulx imiter les lieux plus sacrez & plus retirez du temple de Delphes, où les Pythonisses descendoient pour y aller monter sur le grand Tripied.

Il s y est aussy trouvé des tuyeaux de plomb & de cuyvre pour des fontaines, et y a un grand aqueduct antique qui ne passe pas loing de là, et dont on pouvoit destourner quelque rameau dans ce temple, pour y imiter les sources des sacrées fontaines Castaliennes ou Delphiques.

Et fort prèz de là se sont trouvez des manches ou poignées de dague ou d espée, ou bien de cousteaux & d'aultres instrumentz des sacrificateurs, fort bien travaillez en bronze à feuillages de cez plus anciens vraysemblablement que Ion nommoit MTKHC pour ce qu'ilz aboutissoient à un poïïïeau aulcunem^ semblable à un champignon : ung chapiteau bien feuilleté de chandelier de bronze antique à trois faces, qui monstre que le pied debvoit estre en triangle coïne le Tripied, ainsy que portoit Tusage plus coîïïun des anciens & d aultres, petites galanteries, qui ne méritent point d'estre négligées, & qui ont peu servir pour Tusage des sacrifices, si ce n'estoient des présentz & despouilles appendûes au temple, coine pouvoient estre cez espées ou poignardz dont les lames de fer sont allées en pouldre, et dont les manches & pommeaux estoient peut estre bien plus convenables que toute aultre sorte de despouilles à ce qu on appelloit manubiae.

Et ce qui est le plus important en ce mesme lieu là fut trouvé environ trente ans y a ung exellent camayeul d agathe orientale, où sont représentées les Nymphes d'Homère avec des perches à la main, soubz un arbre chargé de petitz Amours (lequel camayeul fut porté à Rome Tan 1600 & vendu au feu S"^ Lelio Pasqualini, et depuis est tombé èz mains du Cardinal Boncompagno) qui estoit ung noble joyau & digne de servir d'ornem^ & d enrichissem^ d'ung temple des plus augustes, & de tous les dons qui y pouvoient estre.

Non guières loing de là il s est trouvé d aultres mazures & ruines de fabriques bien plus superbes, car il y a à force colomnes, frises & incrustations de marbre. Mais ce lieu là semble avoir esté conservé

longuement dans sa pauvreté plus ancienne & dans les ornementz de ioaoûti63o.

simple brique, hors du seul pavé de marbre qui n'a pas plus d espoisseur

que d'ung doigt ou d'une douziesme partie de la Spitama. Les colomnes

sont de six briques a chacune assiette, qui sont faictes en triangle, et

prênent la sixiesme partie de la circonférence de la colomne, & vont

toutes abboutir comme à un centre dans le cœur ou noyeau de la colomne.

Et puis les assiettes & joinctures des briques sentrecroixsent assez

proprem* quoy que la fabrique de ces briques soit bien grossière et

partant vraysemblablem^ bien ancienne,

Paris. Archives nationales. MSS Boncompagni n° 7, P 53 r° à f** 60 r°. Voir sur ce trépied la lettre de Rubens à Pierre Dupuy d'octobre i63o.

DCLXXXIII BALTHASAR MORETUS A JEAN VAN VUCHT. i3aoùti63o.

En Anveres a i3 de Agosto i63o.

Met den voorgaenden hebbe aen U.L. brieven

van Mons'^ Rubens gesonden, sal geerne verstaen wat U.L. oft aen myn heer Baron van weghen de schilderye geanwoordt heeft, ende volghen U.L. ordre.

Archives du Musée Plantin-Moretus. Copie de lettres i625-i635, p. i5o.

TRADUCTION

BALTHASAR MORETUS A JEAN VAN VUCHT.

Anvers, le i3 août lôSg.

Par ma précédente je vous ai envoyé des lettres de

Mons^ Rubens. Je voudrais savoir ce qu'il a répondu à vous ou à Monsieur de Baron au sujet du tableau et je suivrai vos ordres.

DCLXXXIV

a3 août 1630. BALTHASAR MORETUS A BALTHASAR CORDERIUS.

R^' in Christo Pater.

Remitto Emblema pro Thesibus, quod non nisi

intra annum, aut paullo minus, incidatur ; et quidem pretio mille sex centorum circiter florenorum. D. Rubenius laudat ingenium delineationis, at manum alieno operi apponere récusât ; imo malit picturam aliquam depingere, quam delineationem istam refingere, pretium hauddubie praeter R. V. mentem, et amici cui operam hanc navat, cujus 47 patacones, cui volet, hic restituam : aut partem eorum Thesibus excudendis impendam, si sine emblemate tam precioso, et tam lento, excusas desideret : in eum finem Thèses hîc servabo, quas proximo tabellario

missuram si R. V. scribit

Antverpiae, in officinâ Plantinianà 23 Augusti i63o.

Archives du Musée Plantin-Moretus. Copie de lettres latines 1628-1633, p. 120.

TRADUCTION, BALTHASAR MORETUS A BALTHASAR CORDERIUS.

Révérend Père.

Je renvoie Temblème destiné aux thèses; il ne pourrait

être gravé avant un an d'ici ou à peu près et au prix d'environ seize cents florins. Monsieur Rubens loue Tesprit du dessin, mais il refuse de toucher à Tœuvre d'autrui. Il préfère exécuter quelque peinture nouvelle que de refaire ce dessin. Le prix serait sans doute plus élevé que celui auquel vous et Tami, qui soigne cette affaire, Testimez. Je rendrai ses 47 patacons à qui vous voudrez, ou bien j'en emploierai une partie pour imprimer les Thèses, si vous voulez que je les imprime sans illustration si coûteuse et d'une exécution si lente. Dans cette intention, je conserverai ici les thèses et vous les enverrai

par le prochain courrier si vous m'écrivez d'en agir ainsi

Anvers, de l'officine Plantinienne, le 23 août i63o.

COMMENTAIRE. 33 août i63o

La thèse, dont il s'agit ici et qui fut imprimée par Moretus, est ainsi annotée dans le catalogue manuscrit de ses publications : Andreœ Guilielmi Dietelii Canonici Wratislaviensis Exercitatio Theologica] pro Doctoratu Ferdinando III Ferdinandi PU Cœs. patris pat. Semper aug. filio Pannoniœ Régi dicata in-folio, fol. g et binœ figurœ œneœ fl. i st. 8. Suivant un autre catalogue, renseignant le nombre des exemplaires imprimés de chaque ouvrage, la thèse fut tirée à 600 exemplaires. Les gravures, dont il est question ici, ne furent pas faites d'après le dessin de Rubens ; nous ne savons quel artiste en fut chargé et, malgré toutes nos recherches, nous ne sommes pas parvenus à découvrir un exemplaire de cette impression plantinienne.

DCLXXXV BALTHASAR MORETUS A JEAN VAN VUCHT. asaoûtiôso.

En Amberes a 3i de Agosto i63o.

. . . . Met myn heer Rubbens hebbe gesproken, ende opentlijck geseght van hondert pattacons die U.L. soude v\^illen besteden : waerop antwoorde dat geen van drye subjecten onder de twee hondert pattacons soude konnen maecken midts te vol wercks zijn. Bij soo verre U.L. Diana met twee nymphen soude begheeren geschildert te hebben, oft eenighe andere materie van twee oft dry persoonen, soude U.L. seer geerne dienen voor dese voorschreven hondert pattacons. Sal hier op U.L. antwoorde verwachten.

Archives du Musée Plantin-Moretus. Copie de lettres i625-i635, p. i52.

TRADUCTION

BALTHASAR MORETUS A JEAN VAN VUCHT.

Anvers, le 3i août i63o.

• . . . J'ai parlé à M. Rubbens et je lui ai dit ouvertement que vous

3i août i63o. voudriez dépenser cent patacons. Il me répondit qu'il ne saurait faire aucun des trois sujets au-dessous de deux cents patacons, puisqu'ils exigent trop de travail. Mais si vous vouliez faire peindre une Diane avec deux nymphes ou quelqu'autre sujet de deux ou trois personnages, il vous fournirait volontiers pareil tableau pour les cent patacons. Il attendra votre réponse là-dessus.

DCLXXXVl

2 septembre i63o. SIR H. VANE AU SECRÉTAIRE LORD DORCHESTER.

My Lord :

Hère is an advertisement corne from Rubens to the States that for certaine the peace between his Ma*^ & the K, of Spaine is concluded. Yo' L^ may guesse wath discourse this begetts hère, & how they exclaime against this proceeding. I assure them that I know no such thing neither do I believe it, but this satisfies not & they will not believe other, but tell me Amb" sometymes hâve the knowledge of affaires from their Masters last, or att least they will seeme to hâve it soe.

Your Lord^' most humble and affectionate servant

H. Vane.

H âge this 2 of September i63o St^ novo.

Londres. Public Record Office. Foreign State Papers, Holland igS. Publié par NoÉL Sainsbury, op. cit. p. 154.

Page 1