‹ Documents inédits pour servir à l'histoire du christianisme en orient [XVIe-XIXe siècle];Chapitre 3 sur 113 · Troisième partie · texte numérisé non relu

Troisième partie

SOMMAIRE

1805. — 135. Guerre entre les janissaires et les chérifs. Disçtte à Alep. Mort de M. Dellard, supérieur des MM. de la Mission.

1818. — 13e. Discussion avec Mgr Eva, év. Maronite, relative à la juridiction des missionnaires. — 137. Arrivée de Tévêque Grec schismatique, avec un Khatcberif conxrt les Grecs catholiques, qui étaient 14 mille, tandis que les schismatiques ne dépassaient pas 300. — 138. A l'instigation du Cadi et de Tévéque, le Pacha fait massacrer douze catholiques, « la fleur do la jeunesse d'Alep ». — 139. Signes merveilleux qui suivent leur mort.

— 140. Regrets du Paclia. — 141, Le commandement défendait aux missionnaires d'aller dans les maisons des orientaux. Les Grecs catholiques, pr«ltres et laïcs, sont obligés de s'enfuir au Liban et ailleurs. — 142. Tentatives inutiles pour obtenir le retrait du commandement. Un nouveau patriarche de Constantinople se montre moins dur à l'endroit des catholiques.

— 143. Hésitations du Consul Français et énergie du Consul Autrichien, le juif Esdra, qui parle en faveur des missionnaires.

1819. — 144. Révolution à Alep. La ville se révolte contre les tyrannies du Pacha. Guerre civile et massacres. Accord convenu entre le Pacha

(1) Ces parajfraphes mal ûcrita, ont ét6 transcrits textuellement. Lacune dans le registre de 1739 à 1805

et les révoltés ; mais le Pacha n'en observe pas le pacte, et il les fait massacrer. — 145. Mêmes troubles à Diarbékir, à Mardin et dans d'autres villes.

1805 : 135. — Nell'anno 1805, vi fu una guerra assai grande tra gianizzeri e sceriffi. In questo medesirao anno vi fu un carrestia grandissima.

Adi 7 luglio 1805 passô all*altra vita il R. Sig. Pietro Dellard, superiore délia missione de' RR. SS. délia Missione. Credo che dope che que'Signori délia Missione hanno preso possesso di quella missione, non abbiano avuto un soggetto simile si in dottrina, corne ne' costurai (1).

1818 ; 136. — In gennaro ho [ Fr. Gio. Luigi di S. Antonio, Carmelitano scalzo délia provincia di S. Anna ] dovuto portarmi da monsignor Eva, vescovo de Maroniti, per lagnarmi d'aver dichiarate nulle le confessioni di suoi duocesani al N. P. Sigisniondo [ di S. Carlo], e convincerlo délia validita délie stesse, risultante délia autorita di esso in Aleppo, tanto in Aleppo che in qualunque nostra missione di Levante, essendo egli il superior générale délie medesime.

137. — Nel medesirao sudetto anno 1818, nel mese di aprile, giunse in Aleppo il nuovo vescovo Greco schismatico da Constantinopoli, che recco una fierissima persecuzione alla cristiauità Greca cattolica Aleppina, dal sangoso e temerario estremamente di sua natura, e molto più per un catscerif che avea ottenuto dalla Corte. Tosto arrivato in Aleppo, coirappoggio del governo teuto obbligare i cristiani Greci cattolici di questa città ad abjurare la fede cattolica ed a pregare con li scismatici in sua chiesa, benche li detti scismatici di pochissirao numéro, cioè di meno di treceuto anime, ed il numéro di cattolici grandissime, cioè di più di 14 milla anime.

138. — Avendo i cattolici negato di eseguire l'empio e sacrilego di lui impegno ed essendo per cio seguito del injurro frà essi ed esso, li fece condurre dal Pascia ; ilquale, instigato dal giudice Turco e dal medesirao vescovo scismatico, ne fece trucidare dodeci, fra quali uno Siro, che per curiosità si trovava in quella tragica oca-

(1) Nouvelle lacune jusqu'en 1818.

zione. Questi erauo dodeci giovani, il flore délia gioventù cattolîca di Aleppo.

139. — Gran terrore e spavento cagionù queirazione iii quel giorno. I detti giovani, quali dodeci vittirae per cagione délia fede cattolica immolati, furono in quello istesso giorno sepolti nel cimitero de cattolici, edopo non molti giorni, furono vedutidai cristiani vari 0 diversi segni sopranaturali corne di luce etc, sopra de sepolture di detti raartiri.

140 — Il medesimo Pascia, passata la sua ira, e conosciuta l'innocenza de' suddetti trucidati per suo ordine, ma per fallo ed inganno delli scismatici. iiiosto d'avorne concepito non poco dispiacere e patimento e comuiinciù d'indi in poi a lasciare il partito del sudetto vescovo scisin-.itico e prendero quello de cattolici.

141. — 11 sopradetto catscerif conteneva ancora la severa proibizione ai missionarii latini che non entrassero nelle case ne de Greci ne degli altri cattolici di rito orientale. I sacerdoti Greci cattolici per non potere ubbidire airini([uo commando, furono costretti a fugirsene in monte Libano. E perù la povera cristianità Greca cattolica di Alepix) rimase aliato orfana, senza chi le potesse amministrare il necessario pabolo evangelico ; e continué a restare in questo deplorabilo stato per più niesi, cioè circa undeci mesi. Alcuni venivano aile chi(»so de missionarii latini, ma di nascosto. e con molto timoré e pericolo ; altri andavano anche di nascosto aile chiese Marunita e Soriana ; pochissimi e per poco tempo andavano per politica alla chiesa scismatica; il reste non fréquenta va alcuna chiesa. Una parte de grandi, cioè più richi, usci fuori, e chi alla Montagna, chi a Constantinopoli, e chi altrove si retiro.

142. — Moite lettere e suppliche furono mandate agli Ambasciatori et in Constantinopoli, ma indarno. L'ordino era del Gran Soltan, che di cervelle duro, e ben accarezzerata e regalata la sua corte degli Greci scismatici, non vuolse mai rivocare il suo catscerif. In tanto o gli diversi impegnidi cattolici, o la supernadiviua providenza ha fatto si che fosse deposto il patriarca scismatico Greco di Constantinopoli, e gli fosse surogato un altro più mite ed indulgente verso i cattolici ; il quale scrisse una lettera piena di rimproveri e minaccie al dette vescovo Greco scismatico di Aleppo; il quale temeudo qualche meritato castigo, e vedendo che il Pascia non lo trattava corne prima, col pretesto di andare in Gerusalemme,

sirifugi per Constantinopoli, ed iiidi esigliato, corne si dice, neirarcî-

pelago ; e cosi la cristiauità di Aleppo fu liberata da un tal maligno

persecutore.

143. — In quei giorni, li missionarii latini non avevano ancora

licenza di entrare nelle case degli orientali. Il M. Console Francese, per timoré di non essere sentito del governo, non faceva impegno appresso del Pascia, ma attendiva altro tempo a dar licenza ai missionarii latini di entrare nelle case de levantini. Finalmente j»jljmo gjgFo Es^pa^ Console Impériale, quantunque ebreo, non dimeno egli solo s'impegnô caldamente ed ottenne del Pascia la licenza ai missionarii latini di entrare liberamente nelle case di cattolici orientali, e per conseguenza di poter esercitare le loro apostoliche funzioni.

1819 : 144. — Appena termino questa persecuzione o burasca che ne* incomincio un'altra maggiore e taie che in Aleppo non era accaduta simile per la sua qualità e longhezza, che duro cento ed un giorno. Poiche circa il fine di ottobre di quest'anno 1819, si sollevô la città contre dello stesso Pascia, a causa délie grandi avanie con cui tanto aggravo la città che la resa assai povera e miserabile. La detta rivoluzione incommincio di flotte, con trucidare li soldati del Pascia, tanti quanti ne trovarono. In somma la guerra fu tanto fiera che le bombarda fe e canonate arrivarono, come dicono, a più di trenta milla. E perù si abbruciarono molti bazzari e le intiere contrade vicine alla mura délia città, e moltissime altre fabbriche, dove rimassero morte moltissime persone. Già più di yenti famiglie uscirono délia città, e si andarono a domiciliare in altri paesi; già li rivoluzionar ii minaciavano il sacheggio e la morte delli istessi Europei, e già il Pascia, ajutato da altri tre Pascia, minaciava Testerminio dell'intiera città, se non si rendeva. Ma finalmente essendosi divise il partito rivoluzionario, col interposizione de Consoli Europei, si couchiuse la pace tra la città ed il Pascia, il quale dopo a ver fatte entrare le sue truppe. s'aquito la burasca. Ma al solito degli Osmanli, non mantenuti li patti : fece morire la raaggior parte di ribelli, ed augmenté le imposizioni pesantissime a tutta la città.

145. — Queste istesse vicende seguirono in Dîarbekir nella me- Jesima maniera d' Aleppo, in Mardin ed altrove, quali sembrarono annunziate da un rossa commeta appàrsa pochi mesi prima délia detta rivoluzione di Aleppo. ( ici finit le Registre )

RELATION SUCCINCTE D'UNE PARTIE DES CHOSES QUI SE SONT PASSÉES DANS LA MISSION

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