‹ Documents inédits pour servir à l'histoire du christianisme en orient [XVIe-XIXe siècle];Chapitre 40 sur 113 · BREVE E COMPENDIOSO RAQGUAGLIO · texte numérisé non relu

BREVE E COMPENDIOSO RAQGUAGLIO

Della Missions fatta pbr ordinb di N. S. Papa Paolo V

DA DUS SACKRDOTI DBLLA COMPAGNIA Dl GbSU AJ. PaTRIABCA

Blia DI Babilonia in Mbsopotamia. — L*ANN0 MDCXIV, 1614.

A. Essendo questi anni addiettro venuto a Roma a piedi di Sua Santità una persona religiosa di nazione Caldea, e per nome Adamo, mandato dal Patriarca Elia (1) abitante nel Monastère Telles-

( 1 ) Sur le patriarche Elie lll (ou VII) et sur le dàlégué Adam, voir notre introdaction à cette relation, n. 7. — Outre les documenta indiqués dans cette introdaction, on peut voir, soit dans Strozza, Dogmata et SynodalUi Chaldaeorum, pi*olegomena, p. 4 et salir., soit dans Qiamil, Genuinae rthfkmes p. 525 et soIt., le texte syriaque avec la version latine de la lettre qa*Adam porta, en 1610, an pape Paul Y de la part du patriarche Elie ; elle eet suivie de aa pi*emière profeaaion de loi.

oof, (1) yioino alla Citti Masel, la quale vogliono che sia stata l*anticaNiBÎve, per alcuni negozii, e tra questi, oom'egli diceva, per trattare con Sua Santità ranione di quella nazione con la Chiesa Cattolica Romana, piacque sommamente al zelantissimo Pontefice cotai yenuta, essendo entrato in speranza di fare nobiliasimo acquisto di tante anime : perô non mancando ragione di dubitare sequantodiceya Adamo era vero, per rendersisicuro in negozio ai importante, délibéré che ritornando il sudett Ambaaciadore al Patriarca, andassero se- 00 due padri délia Compagnia di Gesù, i quali s'informassero con ogni diligenza dal Patriarca, e d^altri, délia yerità di quanto era passato intorno a questo negozio (2). Parti dunque da Roma li dne 2 Giagno 1614 une dei Padri con Adamo, doyendo poi accompagnarsi ambidue con Taltro Padre dal quale erano a quest'effetto aspettati in Messina : portarono seco preziosi doni e regali di molta importanza per mostrarcon quelli Tottima mente di.N. S^ yerso il Patriarca e tutta la nazione. Giunsero a Napoli li 7 del medesimo ; iyi acciô le casse non fossero aperte in dogana, corne à costume farai, fù necessario dimorare alcuni giorni : riouperate flnalmente le casse serrate ed intatte, il primo di Luglio fecero ye-

( 1 ) Tellesoof, ou Telkef, est encore anjoard'hui une importante bourgade, où le patriarche catholique de Babylone, Joseph Emmanuel II Thomas, vient de jeter lea fondements d'une grande église dédiée au Sacré-Cœur. Leifre de ce patriarche aux Pôi*es Che!kho, dans le Bulletin du séminaire oriental de Beyrauthj 1914.

(2) Les Pères Antoine Marietti> romain, et Pierre Metosdta, mai*onite. Ce dernier, né en 1569 à Ch7pi*e, étudia au collôgo des Maronites de Rome, entra dans la Compagnie de Jésus, à Rome» le 17 janvier 1597. Il enseigna Tarabe au Collège Romain, fut supérieur à Chio, revint au collège des Maronites en qualité de confesseur, en 1622, et y mourut le 9 février 1625. Il a composé : 1. Carmina Ephraemellea^ Com», 1622, — 2. Institutiones linguae arabieae^ Rom», 1624. — 8. Grammatiea tyriaca. Voir Sommervogel, ^lA^tot/i. de la C. de /, t. 5, p. 1028-29. Le voyageur de la Roque Tappelle un pi*ofond théologien. Voyage de Syrie et du mont Liban, t. 2, p. 121-2. — A roccaeion du centenaire delà fondation du collège maronite de Rome, 1684-1685, son éloge fut célébré en ajriaque et en latin ; ce dernier texte débute ainsi :

ut nationi susb latins serviret, et prodesset, striotiorem vitam amplezus est in Sodetate Jesu...

Voir aussi notre Intr(>duetU)n. n, 1,D^ B.

la verso Messina, dove sani e salvi per la Dio grazia arrivarono il 7 del medesimo. Ritrovarono nel porto di quella città un yascello, il quale tra pochi giorni era per partire alla volta di Alessandretta in Soria : ma per una lettera che fù scritta da un mercante da quelle parti, fù totalmente impedita questa nayigazione. Tra questo tempo, il Padre Adamo si mostrô sempre inquieto, e mal volontieri far viaggio per quelle parti, minaociando di quando in qaando yolersi partire e ritornarsene per Venezia : non mancarono i Padri per dargli animo di allogarlo, e proYTederlo del vitto nella casa professa délia Gompaguia, come anco si era già fatto in quella di Napoli. Mostrô poi in successo di tempo che la cagione di quella inquietudine era, che, non contento del yiatico del quale in Roma era stato lungamente proyyisto, cercava tutte le vie per far nuoyo acquisto di denari. Vedendo poi che, in tutto questo tempo, non vi era occasione alcuna di far passaggio, ai due di Ottobre con la como* dità délie Galère di Malta, si risolsero passare in queirisola, sperando, come da molti lor veniva dette, di ritrovar iyi imbarco. Giunti dunque alli 7 del detto mese in Malta, il Gran Mastro di quella Religione dal quai furono yisti con gran segno di amorevolezza, li rese sicuri, che tra due mesi erano per yenire da Marsilia due yascelli francesi, i quali dopo d'ayere scaricato ivi buona quantità di grano, doyeyano far yela in Oriente : in tutto questo tempo che iyi dimorayano, il Padre Adamo f ù come negli altri luoghi riceyuto e proyyisto délie cose necessarie al yitto nel collegio délia Compagnia di Gesù.

Il primo di Gennajo 1615, fecero yela sopra la naye detta S. Francesco, e nayigando alla yolta di Candia per leyante, dopo molti trayagli e pericoli, i quali per brevità si tralasciano, alli 24 giunti airisola di Cipro^ si diede fonde nel porto detto Limissô, e la mattina seguente delli 25, poichè in quel porto non era commodità alcuna di passare a Giaffa per andare di li a Gerusalemme, smontarono di naye, e per terra andarono airaltro porto detto le Saline cou speranza di ritrovar ivi ci6 che in Limissô non si era trovato : ma neanco avendo ivi trovata occasione alcuna, furono costretti dimoraryi per molti giorni. Adamo frattanto non potendolo i Padri seguire cosi subito per certi giusti impedimenti, lasoiandoli se ne passô in Alessandretta, e d'indi in Aleppo.

Montre li Padri dimorayano nelle Saline, soprayyenne un Reli-

gioflo di S. Francesco, e raocontô che in Gerosalemme donde egli s*dra partito poohi giorni avanti, si dicea che il P. Adamo non era stato mandato dal Patriarca a Roma, ma sibbene da un Arcivescovo senza saputa del detto Patriarca, e che perciô egli si avesse tolto segretamente il sigillo, e segretamente fattosi quelle lettere con le quali se n^era venuto à Roma, il che, corne poi ci mostrà la speriensa e fi y^rà chiaro da quanto nel présente raggualio si scrivera« corne non fù del tutto vero, cosi neanco era del tutto falso.

B. Addi 22 d*Aprile, essendo già i Padri usciti affatto di speranza di passare allora da Gipro in Gerusalemme, e tenendo quel porto e quei mari di continue assediati alcuni yascelli de* Corsari di Bar beria, del che si tiene scrittura fatta in Gipro da persone degne di fede ; finalmente per non smarrire affatto il P. Adamo, si partirono alla Yolta di Aleppo anche essi, dove vi giunsero li 2 de Maggio : ivi ritrovarono cho il P. Adamo era nel viaggio di Gerusalemme, e da un certo nestoriano gli fù detto che egli di già aveva inviate le casse con li presenti del Patriarca in Amed, e che egli ancora era per partire ed andarsene di lontano se non che era stato pregato da un mercante Galdeo molto ricco, il quale con la famiglia andava a Gerusalemme, che Yolesse ire seco, come avea poi fatto. Ritrovarono dippiù ch*egli s'era raccomandato al Padre Guardiano di S. Francesco e alla nazione Italiana con dire che era stato molto per strada, e che perô ayeya fatto gran spesa ; alchemossi da queste parole, quel Signori gli ayeyano fatta una raccolta di 25 piastre. Tratt6 anco iyi con altri religiosi di yolerli menar seco e di yolere ad ogni modo lasciar li Padri datigli per compagnia in Roma, con dire che yoleyano saper troppo, e che non sarebbero conyenuti col Patriarca Galdeo. Le quali cose intendendo con grandissime loro dispiaoere quei Padri, subito che egli fù giunto in Aleppo Tandarono a yisitare e ad offerirsi a lui che essendo omai giunti nelle sue terre egli si prendesse cura del tutto e Tindirizzasse come pensaya che fosse meglio, perché Tayrobbero con molta prontezza obbedito e seguito in ogni cosa : e per meglio certificarsi dell'animo suo, pregarono Monsignore Giorgio Amira (1) Arciyescoyo Maronita col

(1) Sm* Georges Amira, voir notre Introduction, n. 7 D, en note ; la let-

quale egli mostrava oonfldar molto, Tolesse chiamarlo in disparte, e vedere se egli ayesse alcuna cosa contre di loro.che ricercasae qualche soddisfazione» e pregarlo che non yolesse dopo si Innghi viaggi e tante spese lasciarli senza che potessero fare quanto era loro da (Nostro) Signore imposte. Fece il buonPrelato roffioio diTeroamico d*ambidue le parti, e dopo Taver al lungo trattato seco, disse non ayer potnto ritroyare cosa alcuna di momento^^la qaaloosa tutta egli depone con scrittura di sue pugno, sigillata col proprio sigillé. Fù anco a questo di non poco ajuto, che il Padre Âdamo disse alli Padri voler ragionare con loro avanti il Console di Francia ( 1 ), il che gli fù di somme piacere credendo che almeno in questo modo avrebbe palesato s*egli avea neiranimo disgusto alcuno, o se altra cosa lo muoveva a non yolerli condur seco : ma tutto il sue ragionamento altro non fù se non che i Padri non dessero al Patriarca lettera yeruna fuori del Brève di Sua Santità e che si guardassero di non guastare ciô ch*egli era per fare, e che lui solo senza ajuto d*altri aveva fatto una gran conversione in Gerusalemme : gli risposero i Padri che non avendo essi altre lettere al Patriarca fuori del Brève di N. S^ stesse pur sicuro, che altra lettera non gli avrebbero resa, e che non erano venuti per tanti disagi in si lontani paesi per guastar negozio di tanta importanza, ma sibbene per ajutarlo e promueverlo con ogni modo possibile corne ricercava l'obbligo e la riputazione loro, e che egli sentisse e scrivesse pure del suo valore quanto gli pareva : purchè si facesse quanto da loro s*aspettava« Tutte queste cose cagionavano negl* animi de* Padri grandissime fastidio perche vedevano quest' uomo non scoprir liberamente Tanimo suo, e ciô che più importa, non mostrare queiranimo afifezione e divozione verso le cose délia Chiesa Romana, quale essi aspettavano e desideravano.

C. Alli 8 di Giugno 1615 partirono d*Aleppo tutti tre insieme verso Amed dove per grazia di Dio arrivarono sani alli 18 del dette mese, la quai grazia certo non fù poca, facendosi quel viag-

%i*e da P. Maniglier, 20 janvier 1635, N. 3d«D; la lettra de Georges Amira devenu patriarche^ au P. Général, 8 avril 1686, N. 40. — M. de la Roque, Voyage de Syrie et du mont Liban, t. 2, p. 181-182.

(1) En 1614-1616, le consul de France à Alep était Samson Napollon. Voir Bourguès, Revue de MarseUleet de Provence^ 1886-1887 ; A. Bopp, 6^ doyn, le « Turc », Paris, 1909, p. 21« etc.

gio buona parte di giorno in caldi eccessivi, e per campagne rase, e in gran parte déserte, doy*era necessario di continuo dormire ne* campi allô scoperto, ber acqua e cibarsi di zibibbo, datteri ed altre cose simili, il quai patire per6 rendea molto facile ed agevole la speranza di far qualche cosa ad onore del Somme Iddio e délia S. Sede Apostolica e Romana. Giunti che furono, andarono a scavalcare nella villa del Patriarca discosta da Amed un quarto di miglio detta Haïntennor, doye dairarcivescovoOabrielloeda quoi paesani che iyi se ritrovavano con essolui furono ricevuti con carità e molta amorevolezza (1).

Da questa villa furono condotti dal Padre Adamo in compagnia di alcuni mercanti nestoriani nella città d*Amed, e date loro per ospizio un piccol portico nelle case del Vescovo congiunte con la chiesa, dove la nette dormivano, ed il giorno dimoravano senza potere per alcuni giorni usoir di casa^ dubitando, come dicevano, di ricever qualche gran danno dal Turco, come che segretamente introduoessero nella Città Franchi, il quai timoré perô trovarono poi che non avea molto fondamento^ perché usciti dopo alcuni giorni li Padri di casa, andavano liberamente per la città, uscivano ed entravano senza che fosse date loro fastidio veruno. Del mangiare e bere, venue loro per alcuni giorni che ivi dimorarono provvisto con diligenza da mercanti Nestoriani délia città.

D. Quanto al negozio ritrovarono che nella città d*Amed sebbene assai grande e popolata, non v'erano più che cento e dieci famiglie di Nestoriani incirca, e che in quella nazione erano due Patriarchi : Ëlia dette di Babilonia résidente nella villa Telescof, fuori di Musel, oltre il fiume Tigre una gran giornata, e Simone (2) che dimora più dentro verso la Persia, e Babilonia, e ritrovarono che de' Nestoriani, quali cominciando d*Amed abitano nella Mesopotamia in gran numéro sparsi, e mescolati con Turchi, Armeni. Jacobiti ed altri verso li confini délia Persia, e verso Bagadet'alcuni, e la maggior parte seguitavano Elia e gli altri Simone, e che la città d'Amed in particolare, la quale è posta nel mezzo del viag-

(1) Sur rarchevôque Gabriel, ses poésies en l*honneur de Paul V, etc., ▼oir notre Introduction. N. 7, G. H, I.

(2) Siméon II Denha envoya aussi sa profession de foi à Paul Y en 1619. Voir notre introduction à cette Relation, n. 7. B, en note.

gio, che si fa d'Aleppo al Patriarca Elia, col suo yescoTo aderiva a Simone, e sebbene Ai detto luogo era arcivescovo Elia Toppe à oui N. S^^aveva scritto un Brève, nondimeno perché era molto occupa to in servire in varii negozii il Bascia d*Âmed, che di lui molto si valeva, era stato in suo luogo il detto vescovo. Quivi il Padre Âdamo si affaticava molto, com* egli diceva, per unir questi due Patriarchi sotto Tubbidienza del Papa, ed aggiungeva che la città aderiva molto a se, e che lo voleva per arcivescovo, promettendo di voler poi fare quanto egli direbbe loro intorno a questo negozio, e diceva che il Patriarca Elia sarebbe stato di ciô contente. Anzi che VArcivescovo Elia gli aveva con lettera promesse che se egli andava a Roma (1), e trattava il negozio col Papa, che gli rimunerebbe l*arcivescovado ; per6 atteudeva a donare de* libri mandati da N. S^ con liberalità, dicendo alli Padri che cosi conveniva per il negozio^ e che il Patriarca gli aveva detto che non si curava che gli portasse da Roma cosa alcuna, purchè il negozio pel quale era stato mandate, riuscisse. Vedendo i Padri, che quivi si poteva sospettare di qualche proprio interesse del Padre Adamo^ nondimeno aspettando di aver maggior luce, lodavano il desiderio che mostrava di unire con Santa Ghiesa i Nestoriani di si nobil Città.

Ë. Si fecero in questi giorni alcuni conviti alFusanza del Paese, con Toccasione deirarcivescovo Gabriello molto fedele al Patriarca Elia era venuto nella città d'Amed, la quale, come si è detto, seguiva le parti del Patriarca Simone, era dunque convitato da quoi Nestoriani délia Città, per trattare d*unirsi loro ancora col Patriarca Elia, in questo sedendoci a tavela per ordinario 6» o 7 ore Tarci vescovo Gabriello, mostrava mol ta riverenza al Papa col parlare e col bere ancora moite volte in piedi e scoperto per l'onore e salute sua, nel che veniva anco imitato dal Vesçovo d'Amed, e da altri.

Ai 29 di Giugno dalla città furono di nuovo senza saperne la causa transferiti i Padri nella già detta villa vicina del Patriarca, Haïntennor, ove il Padre Adamo più chiaramente comincii a palesare i suoi pensieri con dire che il Vescovo d*Amed presto saria par-

( 1 ) Elle, archevêque d*Amid, pois de Seert, auquel éorivit Paul V. Voir n. 7, G et H.

tito dalla Gittà rinanciando quel yescoyato, e che i cittadini altro non volevano che lui, e mostrô alli Padri una saccocella nella quale conseryava le scritture portate da Roma e disse che egli, Tarciyescovo Gabriello, e la città le studiayano senza far punto caso di essi, corne se non ayessero parte alcuna in quel negozio, seguitando a dire a noi che ci yolevano dieci anni per far sapere a tutti li Prelati ciô che N. S® da Roma scriyeya, e ch'egli in persona era per andare da ciascuno, e dirgli a bocca il tutto, con che cominciaya chiaramente a mostrar Tanimo che egli ayea di sbrigarsi da loro quanto prima, e rimaner solo.

Si tratto ancora con Gabriello, e con alcuni di quei Religiosi degli errori di Nestorio, e disputando si yidde chiaramente che non intendeyano pure che cosa fosse persona, non sapendo dir altro se non quanto leggeyano in certi libri loro scritti a penna perô dicendo apertamente che in Gristo erano due persone, aggiungeya il Gabriello che quella nazione era stata cosi istrutta, e che cosi dureria per sempre ; conyintonondimenodeirerrore, altro non rispon* deya se non che quella dottrina, corne era delli Padri, cosi per loro se la ritenessero, e quanto alla persona di Nestorio disse che dopo la sua morte alcuni anni ayea fatto un miracolo con illuminar un cieco, e che egli per lui ayeria messo la yita, e, di più, che gli errori che a lui si attribuivano non erano suoi, ma si ben d*altri impostigli falsamente.

F. Altri poi negayano doyersi semplicemente concedere che la Vergine Santissima fosse Dei Genitrix, ma necessariamente doyersi aggiungere Dei GenitrixVerbi, pensando che nella prima proppsizione si concéda che sia madré di tut ta la divinissima Trinità. Con questa ed altre dispute che si fecero ora e poi in presenza dei Patriarca con quiète e piacere di tutti, si yidde ben chiaro che non era in alcun di loro disposizion yeruna per detestare i proprii errori, e aderire alla Chiesa cattolica Romana. Al primo di Luglio, mentre nella chiesa délia Villa Haintennor sedeyano col Gabriello ed Adamo i Padri, nella chiesa alla sproyyista comparye un contadino, il quale in un fazzoletto portaya una lettera scritta dal Patriarca, com*egli dicea, all'Arciyescoyo Gabriello, e al Padre Adamo: fù letta da questo stando in piedi, com'è costume farsi, e col capo scoperto. Il contenuto di quella, come si yede dalla copia la quale tengono appresso di

se i Padri, non essendosi potuto in verun modo ottenere dal Padre Adamo Toriginale, era che i padri sabito si ritornassero dietro in Aleppo senza passar più oltre, allegando per cansa di ci6 che fosseroentrati nel suo stato troppo pomposamente yestiti* e che per questo a se e alla nazione potease esser fatto qnalche gran danno dal Turco ; la quai causa quanto fosse frivola, tanti conosceTano quanti yedeyano il loro vestito esser semplice di tela per lo più e quale usano anche i falliti mercantucci di que* paesi, corne anco si puô chiaramente vedere da una di quelle vesti la quale ancor oggi appresso ad un di que'padri si conserva. Letta la lettera, il Padre Adamo cominci6 a far instanza che i Padri dicessero sopra di quelle il loro parère ; risposero, che per essere cosa di molta importanza non si poteya cosi subito fare, ma era necessario un po* di tempo per potervi meglio pensare e cosi, per molta instanza ohe ne yenisse loro fatta, non si passé per allora più oltre. Il giorno seguente, présente il Oabriello e Adamo, dissero li Padri che fosse lor perdonato se parlayano liberamente, poichà essendo mandati da Nostro Signore altrimenti non potevano fare, e pero che per dire il loro parère, la lettera letta loro gindicayano esser flnta per certi segni : primo, percha ayeyano yisto un di que*frati, il quale scriyeya molto bene partirsi prima nella città e poi ritornare quasi insieme col sopradette Contadino : seconde, percha Tinchiostro col quale era stata scritta non era ancora beu asciutto : terzo, perché la sottoscritta e la sigillatura non erano airusanza del Paese. A questo si turbô il Padre Adamo, e per non commoyerlo più fù soggiunto che quantunque si concedesse che quella lettera fosse del Patriarca, com*egli dicea, non si poteya pero negare che non fosse stata scritta da lui malamente informato de*fatti loro, e che per6 non poteano in yerun modo tornar addietro, se prima non disingannassero il Patriarca, e rinformayano del yero, il che poichè avessero fatto, ayeriano senza indugio alcuno fatto quanto yeniya loro comandato : qui cominciè il Padre Adamo di nuovo a sgridare che la nazione non yolea quelli délia Compagnia quando fossero Angeli, ed altre oose simili : fù risposto che qui erano due cose da considerarsi, il negozio del Papa, dal quale erano stati mandati, ed il negozio délia Compagnia loro : quanto al seconde, non si prendesse fastidio percha poco importaya, non mancando altri inâniti luoghi doye potessero trayagliare ed impiegare le loro fatiche, il primo era quelle che staya loro a cuore,

6 che in ogni modo cercavano compire cou rendere al Patriarca le lettere che portayano, e da lui corne dal cape informarsi di quanto era stato dette in Roma per sua commissione. Risposero tutti due che andassero pure dove lor piacea, che non si yoleano impacciar di questo ; seguitayano i Padri a lamentarsi che li ayesse condotti in luoghi si rimoti e lontani da ogui ajuto de* Cristiaui, e che poi seuza causa yeràna si miseramente li abbandonassero, ma indarno ogui cosa, anzi soggiungendo un dei Padri che ayeyano pur lettere di Sua Santità, rispose il Padre Adamo che gliele desse, perché le ayrebbe stracciate, sentirono di queste cose gran dispiacere i Padri, yedendosi cosi senza causa rigettati, e yedendo che tanto poco conte si tenessero délie lettere di N. Signore poichè non yi era chi si prendesse cura alcuna di farle almeno in qualche modo ricapitare. Perô, non cessayano di far istanza, che fossero almeuo mandate le lettere al Patriarca, che essi ayrebbero pagato con i loro denari il messo, e che iyi ayrebbero aspettata la risposta; al che non yollero mai consentire importunandoli che quanto prima senz*altro se ne ritornassero in Aleppo. Passô tanto nella collera il Padre Adamo che col chiamarli Eelb Macbarsin {cane porco) che nella lingua araba sono parole molto ingiuriose, mostrô quanto poco conto egli facesse de* Sacerdoti Religiosi inviati cola da Nostro Signore intanto che alcuni del popolo ne sentiyano dispiacere, e mostrayano compatirli, non cessando egli di dire che andassero pur al Patriarca, che ayrebbe nondimeno fatto, che non lo yedessero mai, né con lui si abboccassôro. Spediti i Padri in questo modo dall' Arciyescoyo Gabriello e dal Padre Adamo, furono costretti dalla yilla ritirarsi di nuoyo nella città, doye giunti non sapendo doye ricoyerarsi, pregayano quei cittadini che almeno per suoi danari li proy yedessero di qualche ospizio^ che altrimenti sariano stati necessitati far ricorso a Greci o a Jacobiti* o ad altri Cristiani poco loro affezionati ; risposero che non yi era comodità yeruna di simile ospizio ; alla âne, dopo molti ragionamenti fatti, mossi alcuni a compassione Tintrodussero di nuoyo nelle stanze congiunte colla Chiesa, nelle quali ai 6 di Luglio yennero i principali mercanti di quella setta, ed ayanti Adamo e i Padri parlarono sopra il fatto di che tra loro si contendeya, ed essendosi fatto da loro ricorso, dissero che appartenendo questo negozio al Patriarca Blia, a oui egliuo non erano sottoposti, non doyeyano in quelle impacoiarsi ; soggiunsero i Padri che essendo da tutti abban-»

donati, erano ricorsi aile PP. loro per esser protetti in causa tanto giusta, poichà altro non dimandavano se non che le lettere fossero almeno rese al Patriarca, promettendo poi di obbedirlo in ogni cosa, e che non conveniva aironor loro riportar addiettro le lettere di un Papa, senza essere rese a chi erano scritte, poichè le lettere di qualsivoglia mercante d' Aleppo, sarebbero state lette, e cose simili. Mostrarono quei mercanti dî volerli ajutare, ma che per esservi grandissimi pericoli neirandare dal Patriarca come giuravano per li santi Evangelii, e per la sainte âe*suoi flgliuoli, altro non poteauo fare che mandar le lettere, e che quelli trattanto ritirati in qualche villa aspettassero ivi la risposta : non piacque ai Padri ciô che si diceva délia villa, temendo di qualche maie, perô risposero liberamente che non voleano partirsi dalla città ne dalla loro protezione ; ma la yerità era che non volevano allontanarsi dalla città dove risiedeva il Basciam, e dove si amministrava la giustizia. Non cessa va Adamo di fargli contre gagliardemente, e dire a quei cittadini che si maravigliava che trattassero con scomunicati. Edessendogli dette che si ricordasse deirabjurazione fatta in Roma, e che percio doveva anatematizzare Nestorio, e non permettere che di quelle o di altri simili Eresiarchi si facesse commemorazione nella Chiesa, negava diaver abiurato Nestorio in Roma, ma si bene altre cose, e che percià non lo maledirebbe, ma maledirebbe piuttosto il loro Générale.

O. Passati questi ragionamenti, venue nelle case délia chiesa uno de'principali mercanti per nome Cacciaduro, ed in presenza d'Adamo e de' Padri, disse loro, che dovessero pigliar partito, ed uscir di nuovo dalla Città, acciô dimorando più tempo in quella, non venisse il tutto aU'orecchie del Turco, e che i cittadini ne patissero poi qualche gran danno, e se questo non lo facessero minacciava volerli menare dal Gadi o giudice delli Turchi e Farli far una scrittura che non volevano partire : gli fù risposto che egli stesso vedesse ciô che si poteva fare, poichè pareva che fossero stati come condotti al macello, non potendosi essi fermare in Amed, perché la paura che veniva loro di continue messa di qualche gran danno, ne potendosi ritornar, addiettro in Aleppo, senza caroana, délie quali allora non ve ne era alcuna alVordine, ne parea che vi potesse essere per molti giorni per i caldi grandi, e faccende de*

contadini, né finalmente pot endos! passare avant! al Patr!aroa per non voler cià !1 Padre Àdamo, il quale pur allora affermô di averl! lasciati, e negando i cittadini poters! fare, il Cacciaduro a questo ragionamento si strinse nelle spalle, e volto al Padre Adamo, gl! disse : Voi gl* avete condott! in questa città, e voi cavateli faori. E veramente non fù leggiero il pericolo nel quale allora si trovarono, percha se un solo fanciullo gli avesse accusati al Turco, correano grandissima burrasca, e già tutti Tabbandonavano e fuggivano da loro con dirgli che malsicuri stavano nella città, ed essi non sapevano dove potersi ritirare : con tutto ciô il Padre Âdamo stava ferme nella sua durezza, e senz*aver punto di compassione 11 rinfacciava che per causa loro avea perduti quattrocento scudi, de*quali dugento ne poteva aver in Roma, e dugento per la via, e che non erano stati con esso lui in Gerusalemme^ al che risposero essi sebbene indarno, che ne a Roma ne in luogo alcuno era stato loro dette cosa veruna di Gerusalemme, e che egli mai gli aveva Yoluto mostrare ordine alcuno, che sopra di ciô avesse da Roma, e che sino allora non vi aveano potuto andare come di ciô tenevano lettere sottoscritte da uomini degni di fede. Accrebbe il sopradetto pericolo un caso che occorse li 17 di Luglio nel portico délia Chiesa, dove essendosi fatta una radunanza di più cittadini per ritrovare novanta piastre, quali il Padre Adamo avea tolto ad imprestito da un certo Diacono per nome Marugi, e moltiplicandosi le parole, uno che era imbriaco, com*essi dicevano, comincio ad innalzar la voce ed ingiuriare il P. Adamo che avesse condotti dentro la città Franchi, il che li mise in molto maggior pericolo che queste voci non arrivassero aile orecchie del Turco, perô chi amava li Padri, gli esortava ad uscir quanto prima, sebbene essi parte perché sospettavano qualche artiflcio, parte perché non pareva convenire alla fortezza religiosa, si fermarono per allora.

H. Finalmente vedendo che crescendo tuttavia il tumulte, non si vedeva conclusion veruna di quanto si proponeva, e vedendo che il Padre Adamo ed alcunide*cittadini cercavano tutte le vie possibili acciô non passassero più oltre, ora con mostrar d'aver timoré e compassione délie loro vite, ora con minacciare di volere scomunicare, non essendo ancora Prelato, i cittadini e chi anche trattasse con loro, e di voler scriver avillaggi,per i quali era necessario passare per voler

andare al Patriarca acci6 Timpedissero e non si lasciassero andar più oltre, ora con chiedere da loro scritture eon le quali obbligaasero Sua Santità a tutti i danni ne'quali per cotale andata avrebbe potuto incorrere, e moite altre cose simili, le qaali tutte cagionavano gran sospetto, che qualche gran cosa ci fosse, per la qaale il P. Âdamo tanto dispiacer sentisse del passar loro più avanti al Patriarca, tanto più che altri ancora di quella gente mostrayano di maravigliarsi di tanta resistenza, e sospettare che il P. Adamo il tutto facesse per qualche suc timoré od interesse. Accresceya il sospetto che mai per Taddietro ragionando con i Padri ayea fatta menzione alcuna di simili pericoli, li quali se yeramente yi fossero stati, pareya quasi pazzia che persone straniereed inesperte di que* paesi deliberassero di passar più ayanti, anzi ayeya di prima dette di volerli condurre al Patriarca, e provyederli di caméra doye potessero comodamente dir la Messa. Deliberarono dunque di uscir di nuoyo dalla città, come fecero alli 19 di Luglio, e di nuoyo far ritorno alla Villa, doye per ordine del Gabriello doyeyano dimorare per alcuni pochi giorni sintanto che s'apprestasse qualche Garoa-

na.

In questo modo liberi alquanto di tante minacce, e spaventi, cominciarono più libéra mente a conyersare, e praticando, e Infor* mandosi ritroyarono che quoi pericoli e minacce erano flnti, e altro non yi era da temere se non quanto communemente si teme da tutti quei che yanno al Musel, del che fatti allegri, non stimando più la yita loro in negozio tanto onorato, che altri la stimassero ne'propri affari, cominciarono a cercar modo di potersene andare, e dopo ayer alquanto cercato, alla fine li furono posti aile mani tre Arabi, i quali con loro mercanzie dal Musel erano yenuti in Amed ; con questi si accordarono del prezzo, e sopra due loro somarelli li 2 Agosto, dopo mezza notte, senza famé saper altro al P. Adamo per non esser da lui impediti, partirono, e facendo yiaggio con questi tre soli per tre giornate, li 6 agosto giunsero salyi alla città di Saibino doye la Proy videnza diyina li proyyide di una buona Garoana, con la quale inyiatisi non senza gran pericolo, percha si ayesse a meiiar le mani con certi uomini fieri e crudeli nominati Gurdi, i quali non contenti spogliar i passeggieri, come sogliono comunemente fare i ladroni arabi, gl* ammazzano ancora orudelmente, alli undici del dette mese per caldi grandissimi arriyarono al M osel città

miserabile e mezzo distrutta posta sopra la riva del Tigre. Quivi alloggiarono in casa d'un Arabo, il quale con tuttoche fosse Maomettano, li ricevè per6 e trattô con molta cortesia, provvedendoli ne bisogni con poca loro spesa, e consigliandoli fedelmente al intorno al negozio di abboccarsi col Patriarca, il quale, corne si è detto, abitava fuori di questa Città in un suo luogo detto Telloscof.

I. Ai 15 di Agosto che era il giorno dell'Assunzione délia Santissima Vergine, partiti dal Musel in compagnia deirospite, e di un altro Arabo, s'inviarono passando il Tigre alla volta del Patriaroa, il quale, come piacque a Dio ritrovarono non più che sette 0 otto miglia discosto in una villa, venendo egli alla Città per alcuni altri suoi negozi, ove fattagli Timbasciata ; furono da lui ricevuti nella Chiesa molto cortesemente ; ^ e questo Patriarca di cinquant* anni incirca, uomo schietto, sebbene non molto letterato, vestito poveramente ; s* abboccarono con lui quantunque egli dicesse che gli erano già state scritte due lettere di loro, acci6 che arrivando eglino non parlasse loro, ne li guardasse. La somma del ragionamento fù che gl'aveva mandate il P. Adamo a Roma con quei poveri presenti che porto, ma che lo aveva mandate solamente per il negozio di Gerusalemme, acciochè il Papa come comun Padre, e Signore li provvedesse di un luogo in questa città e nella Chiesa del Santissimo Sepolcro come hanno i Greci, Armeni e altre nazioni (1)> e che le cose appartenenti alla fede egli l'avea scritte come certe, e che non si avessero a mutare, e che se il P. Adamo abiuro e mutô alcuna cosa, fù fatto da lui per buscar denari, del che nondimeno egli lo aveva avvertito prima di

(1) A ce moment, le patriarche et les évêques chaldôens ignoraient sans doute que, le 25 mars 1614, le Pape avait f:dt écrire au Gardien de Terre sainte d'avoir égard (sans déroger aux droits établis) à la requête de Tarchidiacre Adam, a Quia ipse (Adamus) nobis significavit fratres sues, Chaldœos aacellum et altare in ecolesia vestra multis ab annis habuisse, concessione, ut inquit, nostrorum prsedecessorum, quanquam hoc nulle certo documente ant testimonio contirinaverit, desiderare autem cum locus omnibus pervius ftit, et ob id preces eorum ab importune introeuntibus impediantur, ut canoellis repagulisque ligneis ocoludatur, ea tamen legs, ut clavis perpétue pênes fratres vestri ordinis maneat, neque Chaldaeis ex hâc occlusione ullo unquam tempore majus jus acquiratur in hoc sacello » Giamil, n. XXXIV, p. 133.

luogo fuori délia Città, corne lor veniva detto da Mercanti Nestoriani, e sebbene essendogliene fatta istanza si offersero a voler condurre i Padri, nondimeno dal P. Adamo né da altro poterono ottenere in ciô ajuto alcuno. Conferita la cosa in Haïntennor^ villa del Patriarca, corne s*6 detto, col principal sacerdote detto Anna, egli si mostrô prontissimo in volerglielo far rendere, e impetrarne anche la risposta : piacque ciô alli Padri per non potersi far altro, stimando pur meglio ricapitarlo in qualche modo, che riportarlo addietro : per molto perô che aspettassero poi in Aleppo ed altrove, non udirono mai nuova alcuna. Partirono d'Amed, e ai 2 di Ottobre giunsero in Aleppo dove mentre dimoravano, il Guardiano di San Francesco (1) spedi con sue lettere un messo al Patriarca, sebbene per allora non si abbocco con lui, né passa più oltre che Amed. In quoi giorni un mercante venoe dal Musel, il quale diede nuova che in quella Città si vendea la Dottrina Christiana del Sig'. Cardinale Bellarmino mandata per Adamo dà Roma insieme con gl'altri doni^ eche veniva comprata più dagli Arabi che dai Nestoriani.

K. Alli 29 di Ottobre sebbene i Padri avevano già messo ogni cosa all'ordine per andarsene in Gerusalemme, e data la caparra alla guida che li conduceva, ricordandosi nondimeno délia lettera la quale avevano ricevuta in Amed essendo di ritorno per Aleppo, come di sopra si è detto, giudicarono esser meglio ritornar di nuovo al Patriarca, poichè egli ancora partitosi dal Musel s'era alquanto avvicinato acciô vedessero se voleva servirsi deU'opera loro. Parve perô al Console de'mercanti francesi, sotto la oui protezione vivevano, che andasse un di loro solamente per non mettersi tutti due di nuovo in pericolo : andô dunque uno, e ai 17 di Novembre giunse al Patriarca, il quale allora si ritrovava in un monastère detto Marbetion posto fra le Città Mardino ed Amed ; fù ricevuto da lui e dal Gabriello con mol ta amorevolezza. Presentatagli il Padre dopo i soliti saluti e complimenti la copia délia lettera sopradetta, con la quale venivano richiamati addiettro ; lettala rispose che sibbeue aveva comandato al P. Adamo che li richiamasse,

( 1 ) Sar le Gardien da couvent des Franciscains d'Âlep^ Tomaso Obicini da Novara et son râle aupi*ôs de 2 patriarches chaldôens, voir notre introdaotion, n. 7, F et p. suiv.

ma si maraviglio molto che in quella traitasse di congregazioni, nelle quali si avesse da far mutazione nelle cose loro délia Religione. La cagione per la quale l'avesse fatta scrivere diceva che era perche gîunto che fù il P. Adamo al Musel, dopo la partita delli Padri, aveva ripreso assai il Patriarca che gli avesse dato lettere a Sua Santità e che perô bisognava richiamarli e castigarli, perché non erano altrimenti mandati dal Papa, ma dal loro Générale acciô impedissero che i Nestoriani non ottenessero cappella in Gerusalemme, e che le lettere rese da loro al medesimo Patriarca, non erano del Papa, ma del loro Générale.

Ritrovô ancora il Padre che Adamo non aveva al Patriarca consegnato di quanto Nostro Signore li mandava, altro che due libri, e che degli altri libri alcuni ne aveva mandati al Musel per farli vendere. Intese che il P. Adamo aveva dato airarcivescovo Ëlia cento piastre ed alcune délie cose portate da Roma, e che questo per esser molto potente appresso al Turco, e perciô da tutti temuto, aveva comandato al Patriarca che lo consecrasse arcivescovo. Messisi poi in campo ragionamenti sopra la abjurazione fatta da Adamo in Roma, tra le altre cose, disse in pubblico che in Roma abiurando le eresie non aveva mai abiurato Nestorio, e che non accettava Goncigli alcuni, ma solo i Canoni degli Apostoli, e pero in pubblico convito biasimava la Chiesa Cattolica, perché permette mangiare il suffocato, biasimandola ancora il Patriarca ed il Gabriello, perché concéda nella Quaresima mangiare il Pesce, e agli ammalati mangiar carne in giorno de* digiuni com*é la Quaresima. Scrisse anco di suo pugno TArcivescovo Gabriello per commissione del Patriarca una lettera al Guardiano d'Aleppo, il cui originale servandolo appresso di se i Padri, é parso bene registrar quivi la copia acciô meglio s*intenda quanto fosse l'animo del Patriarca ferme ed ostinato ne* suoi errori. È ben vero che non fù poi mandata a chi veniva scritta, perché trattanto sopra vvenne il P. Adamo, che, di nuovo, mise l'animo del Patriarca in altri pensieri.

« Sappiate, o fratello nostro venerando, di aver ricevuto due Tostre lettere che mi ave te mandate, e mi sono rallegrato in esse per aver visto l'amor vostro verso di me, e verso tutto il mio popolo. Nostro Signore vi dia la gloria del Cielo e vi consoli siccome ci avete congolati : ed in esse voi dite che vi ho scritto che veniate quà da me :

Sappiate che mai vi ho scritto, ma il P. Adamo vi ha scritto senza mia licenza e volontà : se voleté venire per vedermi, venite con la benedizione di Dio, ed io mi rallegrerô di voi, ma se venite per trattare il negozio di questi Padri Gesuiti, cioè che per mezzo vostro abbiamo da lasciare il nome di Nestorio, e confessare una persona scia in Cristo^ e dir di Maria come voi dite, non vi affaticate, perche ne per mezzo vostro, ne per mezzo d'altri mai lascierà la mia fede che mi fù data dalli antichi miei Padri, e siccome li miei Parenti Patriarchi non hanno mutata la loro professione, cosinè anche io ; e queste parole che a voi dico, a tutti le fo intendere, e chi dicesse che io o altri de* miei Metropoli e Vescovi non teniamo questa fede, è bugiardo; e questo basta alla Riverenza Vostra; e se quello che mandaste fosse venuto da me, vi avrei risposto da molto tempo prima, ma egli ando in Amed, e di li se ne ritorno, ed io non Io Viddi, ne s6 quello abbia trattato col P. Adamo, e perciô se vi ha portato lettera al Papa come fosse da me mandata, non gli date fede ».

Confermô quanto qui si scrive ciô che occorse, ed è che stando ini^ierae il Patriarca col Gabriello : interrogollo questo, vogliamo forse lasciare Nestorio ? rispose il Patriarca, che siamo forse pazzi ! il che fù udito dal Padre il quale allora si trovava in luogo dal quale non potendo esser veduto, poteva udire quanto fra loro parlavano.

Diede ancora il Patriarca a leggere alcune lettere che gli erano state scritte da una persona religiosa, nelle quali, come si puô veder dalle copie, quali tengono presse di loro i Padri, si scrive di loro con poca niodestia, dalle quali si potrebbe talora sospettare che non fossero dalla medesima fatti altri officii, e che non fosse vero ciô che l'arcivescovo Gabriello disse in Haïntennor, quando il P. Adamo cominciô alla scoperta a cacciar da se i Padri, che perciô egli si mostrava verso di loro cosi duro, perché certi religiosi gravevano scritto che non sarebbe stato loro amico se quegli non cacciava. (1)

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