Etat de la Mission de l.\ Compagnie de Jésus
PAR le P. Jérôme Queyrot
Alep, 23 Février 1636 (Arch, S. J.)
Sommaire: I. La première relation de 1625-1629, ayanl été agréée par la Congrégation de la Propagande, le Père Queyrot, encouragé, raconte ce qui s'est passé de 1630 à 1635. — 2. Le P. Q.ueyrot, qui faisait la classe aux enfants Grecs, est obligé de se retirer. — 3. Ecole ouverte pour les enfants Grecs et Maronites. — 4. Congrégation de la S*' Vierge, établie à Alep, pour les hommes — 5. Ministères et cérémonies pieuses — 6. Maison acquise par les Jésuites, grâce à la libéralité de Robert Contour — 7. Nouvelle maison et chapelle — 8. Avanie ; Les Turcs envahissent la chapelle et y mettent les scellés — 9. Invasion de la chapelle des Vénitiens et menaces. — 10. Après quelques jours de* répit, les vexations recommencent. — II. Nouvelle avanie. Un Père et un Frère sont jetés en prison. —
12. Prison et interrogatoire. — 13. Intervention du consul, charité de Contour ; accord entre les Francs en faveur des persécutés. — 14, Délivrance des prisonniers moyennant bakchicheç. — 15. Incendie à Constantinople. La maison du Juge d'Âlepestia pKoie des flammes. — 16. Peste à Alep. — 17. La Mission s'établit par les épreuves et les persécutions. — 18. Par la pauvreté. — 19. Par la mort d'un Missionnaire. — 20.. Progrès de la Mission et développement laborieux de l'école des enfants.
Relazione della missions della compagnia di gesu
NELLA CITTA D'ALEPPO,
dall'anno 1630 msiNo al fine dell'anno 1635.
1. Si sorisse, alcuni anni sono, una Relazioue délie cose succedute nella missioue de'Padri dell \ Compagnia di Gesu, della citta d*Aleppo, dair auno 1025, nel quale fù principiata, insino al fine deiranno 1629 ; la quai Relazione mandata costà fù letta nella Sacra Congregazione de Propaganda Fide, corne costa dalla lettera che in risposta fù scritta daU'Emo Gard. Ludovisio,di fel. mem, l'ultimo dell'anno 1630, da quelli Emi Sig^'^ Gardinali gradita,' più per il molto zelo che TEminenze loro hanno della gloria di Dio, et della salute delt'anime, che per le co^a di momento in essa relazione narrate.
Ora, perche le cose che, da quel tempo, insino ad oggi sono accorse in questa missione, ci fanno vedere chiaramente la protezione particolare che Sua divina Maestà tiene di essa ; e che Sua Volontà è che la Compagnia di Gesù s'adoperi in coltivare questa vigna, con darci speranza grande che n'abbi i da cavar frutto a gloria del suo Santo Nome, esiltazione della S. Ghiesa e pro salute dell'anime ; ed insieme per dar qualche contezza a coloro a'quali appartiene, dell'occupazioni nostre, e degli stenti e travagli che le persone della Compagnia sopportano trà gl'infedeli e nemici del nome cristiano, perservizio della S. Chiesa ed ajuto délie anime, ho pensato che sarebbe far cosa grata a Dio ed utile al publico, il narrare succintamente e con ogni verità quelle che in questa Missione è seguito dal tempo ove si termino la prima relazione, insino al principio deiranno corrente 1636.
2, Camminavano felicemente al principio dell'anno 1630 le cose dj questa Missione, uuo dei due Padri di essa essendo occupa-
to nella città, in ajutare quelli délia nazione Francese, predicando, udendo le confes^ioni, e facendo altri simili niinisteri délia Compagnia ; e l'altro fuora, facendo scuola nella casa del metropolita de' Greci ; quando il commun nemico, teraendo che col tempo fosse per patire qualche gran danno da quella scuola, corne in vero è quasi Tunico mezzo per ajutare queste parti, si risolse dî disfarla ; ne vana gli riusci l'impresa avendo adoperato a questo effetto mezzi molto proporzionati al fine ed intente ch' egli avea. Imperocchè per isforzar il Padre d'abbandonarla, fece primieramente che non si permettesse più gli scolari udissero la messa di esso, come prima facevano ogni mattina ; seconde, che volendo il Padre incominciare ad insegnare un poco di dottrina cristiana a' quei flgliuoli, ne fosse impedito ; e perche con tutto questo egli stava saldo, con risoluzione di non abbandonar Topera incominciata, quancunque vedesse quelle contradizioni essergli fatte perobligarlo a partirsi da quel luogo; finalmente fece si che fù afFato proibito al Padre d'insegnare più quelli flgliuoli pigliando questo prefesto che ci vole va troppo tempo per imparare l'una et l'altra lingua, cioè la greca e l'arabica ; e che i parenti di quei flgliuoli essendo poveri, non potevano mantenerli tanto tempo nella scuola.
E sebbene il metropolita, il quale professa va d'ubbidire alla S. Sedia Romana , non faceva queste cose per se stesso immediateraente, ma con un suo prête, il quale insegnava a leggere in arabico nella stessa scuola, nella quale il Padre insegnava in greoo, nondimeno si vedeva chiaramente che il tutto si faceva per ordinediesso, poichè non vi voile rimediare, ancorchè ne fosse supplicato, ne proibire a quel prête d'usurparsi quell'autorità dentro la casa, e nella presenza del suo prelato. El l'opinione del Padre fù che essendo giunta sino a Costantinopoli la nuova di quella scuola aperta dentro la stessa casa del metropolita, e massi me da un Gesuita, nome troppo abbominioso al patriarca Cirillo, detto metropolita avesse avuto da lui comandamento di cacciarlo di casa sua, o almeno torgli la scuola ; come sapeva che detto Cirillo avea voluto fare col R^^ metropolita di Smirne, mentre il medesimo Padre vi dimorava e predicava nella chiesa greca ; ne era quen'opinione del Padre senza fondamento ; perch'egli s'era accorto qualche mese avanti, che all'arrivo d'un certo prête grec^o, il quale veniva da Costantinopoli, il metropolita s'era molto mutato,ne gli faceva più cosi buon viso, come
prima e dallora aveano cominciato le contradizioni.
Vedendo dunque il Padre che gli era tolta ogni comodità d'impiegarsi a prô di quella nazione, con allevare nella virtù quelle tenere piante per inezzo délie lettere, si risolse d'uscire da quella casa : il che fece dopo la pasqua, essendovi stato 15 mesi iiiteri, con aifaticare continuaraente, e con menare una vita molto austera.
3. Quindi usô ogni diligenza possibile per o'agunare alcuni pochi scolari, o greci, o raaroniti, occupandosi frattanto in fare serraoni in lingua italiana,ne gli fù possibile insino all'anno seguente 1631, che cominciarono verso la pasqua a venire alcuni, ed andarano a poco crescendo insino al numéro di diecisette.
4. In quel medesimo anno, ai 13 di Luglio si diede principio ad una congregazione délia B^^ Vergine, sotto il titolo délia àssunta , nella quale ragunandosi, ogne domenica, alcuni signori Francesi di più principali e più devoti, a sentire un ragionamento spirituale, e recitare le solite orazioni , per mezzo di questi sântiesercizii,e principalmente per mezzo de'sacramenti délia confessione e communione, che seconde le regole délia congregazione sonotenuti difrequentare almeno ogni mese, e délia confessione générale che devono fare prima d'essere ammessi in detta congregazione ; si mantengono nel timor di Dio e nella devozione, trà le moite occasioni che ne* paesi degrinfideli ci sono di perder l'uno e Taltro ; e quantunque al principio vi fossero certi cervellini che li dileggiavano e si facevano beffe délie cose di detta congregazione, nondimeno essi nuUa stimando le loro chiacchiare, perseverarono con gran costanza negl' incominciati esercizii.
Questa congregazione è stata poi aggregata alla grande di Roma ; e trà gli altri frutti che ella hçi prodotto^uno de' primi fr^telli di essa, alquanto dopo ritornato in Francia, abbandono il secolo per servir Iddio con più perfezione, ed abbracciô la regola del glorioso Padre S. Francesco, nelFordine de' Padri Cappuccini ; ed un altro è morto qui cristianamente nelle mani d'une de' Padri, dopo aver ricevuto i suoi sacramenti.
5. Nel medesimo tempo che si comincicS la sopradetta congregazione, un oreflce, il quale teneva a pigione una caméra contigua alla cappella de' Pa'iri, ed in essa esercitava la sua arte, con grande incommodità di colore che detta cappella frequentavano.
avendo sgombrato da quel luogo, e preso casa altrove, i Padri, ebbero coramodità di accrescere la loro cap[>ella, con abbattere il muro che la divideva dalla bottega di dette orefice, il che veiine f.itto a punto per la festa di S. Ignazio, fondatore délia Compagnia di Gesù, la qiiale si celebrô con gran solennità e coiicorso délia nazione, essendosi adoperati i fratelli délia congregazione, ed altri mercanti per parare la detta cappella con richi panni di seta ; e da indi in poi fù assai frequentata, massime nelle feste délia Madonna santissima, e nelle prime domeniche d'ogni niese, ne* quali giorni, oltre alla predica chi vi si faceva, si esponeva il S"^° Sacramento, e non solo i fratelli délia congregazione, ma ancor molti altri si communicavano ; poi cantato il vespero all'ora solita, si dava la benedizione cou concdrso délia maggiore parte délia nazione Francese.
6. QuelPorefice ed alcuni altri, che avevano stanza vicino alla cappella de'Padri, avendo sgomberato, e lasciato i Padri liberi dair inquietudine edisturbo che recavan loro ed a loro esercizii col moltorumore che facevano, e la cappella essendo cresciuta, pareva che, per istabilire la missione, altro non ci mancasse che qualche fondazione ; nondimeno i Padri nonaveanocasa propria, mastavauo a pigione in un appartamento d'un piccol fotidaco, dove délia cappella e di tre camere molto cattive e molto scommode,pagavano ogni anno anticipatamente sessentaquattro piastre di reali, erano corne uccelli sulle frasche, con pericolo d'esser' costretti d'uscire di quel luogo, e trovarsi senza stanza e senza cappella, ogni vol ta che qualche mercante avesse avuto voglia di comprar queir appartamento dove i Padri stavano ; conie in effetto accorse una volta che furono avvisati di cercare casa altrove ed uscir di là fra il termine d*un mese, essendovi allora un mercante veneziano che quell* appartamento comprar voleva ; e sarabbero costretti d'uscir di là e d'abbandonar la loro cappella, se quel mercante avesse potuto convenir del prezzo col padrone délia casa ; oltre che i Padri furono avvisati da una persona principale che non erano sicuri in quel luogo dove stavano, perché il padron di esso essendo molto indebitato, ed avendo creditori turchi, i quali non potendo esser pagati, v'era pericolo che gli togliessero la casa, e ne discacciassero i Padri, o*li facessero pagare due volte la pigione e dassero loro fastidio per conto délia cappella. Laonde conclusero esser necessario di comprare casa, corne
già aveano fatto tutti gli altri religiosi missioilari, benchè venuti dopo di loro in Aleppo.
Vedevau bene che l'uscir di là ed and are far casa nuoVa e raassimamente con cappella era cosa sottoposta a qualche pericolo d*avania,e pevcib desideravano di com prare il luogo dove aveano già dimorato qualche tempo; ma dair'una parte, considerando che quelle stanze erano scommode, veochie e vici ne a cadere, ed in un site poco buono, e poi molto discorto dagli altri allogiamenti dove stanno i mercanti Francesi, e che la loro cappeJJa era cosi vicina ad una meschita, che appena vi si ardiva cantare, e quahto si predicava, bisogna va andare con grande avvertiraento per non esser uditi da' turchi ; e dalFaltra parte vedendo che il padron délia casa, col quale aveano con tutto cio trattato, ne demandava un prezzo molto eccessivo, si risolsero di ^provvederJi altrove e dopo avère molto raccomandato il négocie al Signore, corne cercando casa per esso lui, più che per loro, giacche tutto il pensiero loro era di trovare un luogo dove potessero far cappella décente per tenervi il S"^° Sacramento, e commoda per le funzioni loro.
Finalmente, moltri altri dis3gni non essendo riusciti, piacque a Sual)ivina Maestà che senza avère pure una piastra, comprassero una délie più belle case che siano in Aleppo, tenuta da cristiani, ed a prezzo minore délia meta di quelle chi ella vale, ed in fojidacoy ch' appartieue al Gran Signore de'turchi, ed è una de'piu belli délia città, e per quanto dicono i mori, nel luogo ove fù fabbricato, novant*anni sono, v*era stata auticamente una chiesa di cristiani. Questa casa era stata tenuta pei' molti auni dai Sig^*^ Veneziani ; ma essendoci destinata da Dio, fù, per sua providenza, poi comprata da un mercante Francese, il quale. dopo averla tenuta solamente due anni, trovandosi indebitato, la vendette a' Padri. Fù comprata con grande segretezza, e con tut te le condizioni che' vollero i Padri i quali per condurre quel negozio a buon fine, si servirono d'un signore Francese molto principale chiamato Sig. Roberto Contour, il quale avea altresi comprato a' Padri Cappucini, alcuni anni avanti, la casa che hanno in questa città. Costui non solo trattô e concluse la compra di detta casa per i Padri- délia Compagnia ; ma ancora presto i danari necessari. Del valore di questo signore, e délia liberalità ch' egli usa yerso tutti i bisognosi e particolarmente verso i religiosi, vi sarebbe molto da dire, se questo fosse il luogo di trat-
tare. Bastera dire che per la sua generosità, magnificenza e liberalità verso i foras tieri e bisognosi, il di lui nome è molto chiaro e célèbre nou solo in Tûrchia, ma infin dentro la Persia.
Dopoaver concluso la compra délia casa col mercante che la teneva, fù necessario di trattare con Fappaltatore del fondaco^ a cui tocca di ratiflcar la compra, dar licenza di fare le riparazioni necessarie e riscuotere il censo o pensione che le case che sono dentro i londachi pagano ; e di più gli tocca di pigliare un tanto sopra le mercanzie che si'spacciano ail' uscire del fondacOy il che si chiamadritte délia /wr^a ; ed i religiosi, perché non fanno mercanzia, sono costretti di dar tanto Tanno in luogo di quel dritto ; si come bisogna ancor dare nel pigliare possesso dellTcasa, il che chiamano pagar la chiave ; e par aver licenza di fare le riparazioni necessarie .
7. Andarono i Padri abitare nella casa ai 12 di febbrajo del 1633, dopo essere stati in quell'altro allogiamento lo spazio di Quattro anni e mezzo in circa, e subito attesero a fare le riparazioni necessarie, e principalmente ad accoraodare la cappella che riusci bellissima ; ed occorse che nelFabbattere il muro che divideva due stanze, che si dovevano unir per servire di cappella apparve nel muro ove dove va essere posto l'altare, dalla parte deU'epistola un ïiome di Gesù fatto con Tinchiostro e con un pennello di quelli che i mercanti adoperano per marcar le balle : il che consolô non pauco i Padri, e fù presso per buon augurio. Fù la cappella in ordine per il giovedi santo, nel quale vi fù trasportato il S"*° Sacramento, accompagnato dal sig'' console, da Padri Cappucini e Carmelitani, e da tutta la nazione Francese, e fù esposto secondo che usa la S. Chiesa in quei sacri giorni, e con istraordi nario concorso non solo da Francesi, ma ancora da Veneziani visit ato.
8. Molto coiitenti ed allegri erano i Padri per veder fornita quella opéra, che tanto aveano desiderata ; ma piacque al Signore, i cui giudizii sono incomprensibili, di stemparar la loro allegrezza con la maggior afflizione che potessero ricevere, benchè si fossero apparecchiati per ogni reo avvenimento, massime perché erano stati avvisati alcuni giorni avanti, da Reverendi Padri Carmelitani scalzi, che si trama va qualche cosa contra di loro, e cio da altri che da ^wrcAi ; e ristesso ufficio aveano fatto i Rdi Padri- Cappuccini appresso il sig. console délia nazione Francese ; e fù che il martedi
seguente, terzo giorno di pasqua, nel quale la mattina, innanzi giorno, era stato un tremuoto, i ministri del cadi o giudice, Bniti che furono gli ufficii e le messe nelle cappelle de' religiosi, suir ora del desinare, andarono alla cappella de' Rdi Padri Carmelitani per bollarla, ed essendovi accorso per impedirli il sig. console Franeese,lacui abitazione è nel medesimo fondacoy vi sopravvenne il giudice stesso, e dopo moite parole con gran collera, fece cantare Torazione turchesca non solo nella cappella per convertirla in meschita, ma ancora nella stanza che serviva di coro, e nel corridorio davanti.
Furono di ciô avvisati subito i Padri délia Compagnia da alcuni loro amîci, accio sparassero la loro cappella, essendo molto verisimile che i ministri de la giustitia sarebbero venuti ancor da essi, corne fesero, ma sul tardi, si che i Padri e bbero tempo di levare il S"*** Sacramento e riporlo in luogo sicuro e di sfornire la loro cappella, di modo che quando quoi ministri andarono, non vi trovarono cosa alcuna, fuorchè una ta vola di legno che serviva per altare, la quale era stata risposta in un canto nel più basso luogo délia cappella. Non lasciarono percio di chiuderla con apporre il boUo del giudice alla porta di essa e délia sagrestia» e se ne andarono senza far altro ; solo avvertirono i Padri che si guardassero di levar quei boUi, perché v'andava la loro testa. Il di dopo, corse una voce che la cappella de'Padri Gesuiti s'aprirebbe l'altro giorno seguente ; il che fù vero, ma non in quel modo che si diceva. Imperocchè, il giovedi mattina, montre uno de'Padri si vestiva per celebrare, i ministri del giudice tornarono facendo gran fracasso ; ed avendo levato i bolli, ed aperto la porta délia cappella, vi fecero entrare i Padri ; ed il principale trà loro, ch'era come luogo tenente del giudice, domandô loro da chi aveano comprato quella casa. — Risposero essi che l'aveano comprato da un me rcante Francese. — Domando per quanto ; al che avendo risposto i Padri e dette il prezzo, soggiuns'egli : una cosa cosi grande a cosi vil prezzo ! — Risposero che bastava che il padrone di essa fosse contente del prezzo. — Domando dove fosse, e trovandosi ivi un parente del ven ditore, glielo mostrarono. Domandô gli se avea venduto quella casa a' Padri e per quel prezzo ; e rispondendo egli di si, gli dis se che restituisse i danari a' Padri, e ripigliasse la sua casa ; ed a'Padri ordinô che n'uscissero quello stesso giorno ; che altrimenti sarabbero appiccati alla porta
del fondacG. Disse di più a' Padri che aveano fatto chiesa nella casa dei rè ; fù gli risposto che non aveano fatto chiesa alcuna, ma che in virtù di comandamenti del loro rè, potevano avère luogo per pregare Iddio, secondo la loro usanza. — Disse loro che nessuno gli impediva di fare le loro orazioni ; ma che non potevano fare chiesa : che se volevano fare la lore messa, andassero al chiesa à'abbasso, intendendo quella de' Sig^^ Veneziani, che quella bastava. — Risposero i Padri che non era loro perraesso d'andare a quella chiesa. — Domando la ragione. — Fù risposto che quella era chiesa di Veneziani, e che i Padri erano Francesi.
Essendo poi quindi uscito uno de' Padri, seguitto un turco che serviva di turctmanno, percio che quel luogotenente del giudice non intende va la lingua arabica, e gli disse che dasse qualche cosa al luogotenente ; ma il Padre gli rispose che non aveano danari, che viveano di limosina, e che il sig. Contour era qùegli che avea loro coraprata quella casa. Il luogotenentejvedendo che non poteva avère danari da' Padri, fà veijire un muratore, gli coraanda di disfare i gradi dell'altare, che erano di pietra e d'aprire una porta vieino al luogo dove s'era posto l'altare, laquale era stata raurata di fresco, fa recare una scala, e fa cavare cinque o sei anelli di ferro che erano stati posti pér sostenere il quadro, il baldacchino ed alcune lampade ; fà rompere la porta délia sagrestia e la ta vola che serviva per altare, e se ne va via, ma più mesto per non a ver potuto cavare danari da Padri, che i Padri stessi per vedere la cappella loro n quelle sta to .
Uscirono da casa quell'istessa mattina i Padri per andare a dire la messa nella cappella del sig. console di Francia, a cui dissero Tordine che aveano avutod'abbandonare la loro casa ; ma disse loro che vi tornassero e non temessero, perché era casa loro, avendola ben comprata ; se seppe poi che dette console mando quell'istesso giorno il suo turcimanno al giudice per saj)ere la sua volontà e ch'egli rispose che restasse ro nella loro casa ; e cosi vi tornarono.
9. Ma non fini qui la tempesta mossa contra le chiese o cappelle ; imperrochè sulla sera del medesimo giovedi, il giudice mandù quelli istessi ch'erano andati disfare la cappella de'Padri, per bollare altresi quella de' Padri Cappucini e quella de' sig*** Veneziani, la quale era ancor parata corne lo stesso giorno di pasqua con moiti
candelieri e lampade d'argento, ed altre cose di prezzo, senza che quelli signori si fossero curati di spararla, ancorchè avessero veduto la disgrazia occorsa aTadri Carmelitani ed a Gesuiti. Ma essendovi in quella due porte, una grande per gli uomini, ed unà piccola per le donne^ 1 Turchi non essendosi accorti délia piccola, la lasciarono aperta e boUarono solamente la grande, si chè quei signori ^ebbero modo d'entrare di notte deatro la loro cappella, e cavarne tutte le cose più preziose, e massime il S"^^ Sacramento.
* Tre giorni dopo, cioè il lunedi dopo Qaasimodo, ai 4 d'aprile, il giudice, il quale avea saputo da' suoi ministri corne in quella chiesa vi erano moite cose di prezzo, pensando di poter fare una buôna preda,vi andô accompagnato da un gran numéro di Turchi a piedi ed a cavallo, ed avendola fatta aprire,comenon trovà in essa niente délie cose che i suoi ministri gli avean dette, ebbe da uscir di senno per la rabbia ; e dopo avère molto gridato col sig. console Veneto, dicendo che quei signori aveano rotto il suggello regio^ e pretendendo che tutta la robba ch' era dentro quella chiesa fosse confiscata al suo rè, per dispetto la converti in meschita^ facendo cantare dentro di essa al Uqfti^ o ponteiicede* Turchi, la solita orazione con la quale fanno professione délia loro falsa religiooe, il che recè sommo dolore a tutti i cattolici.
I Padri Gesuiti avendo udito che il gi udice con gran comitiva era andato alla chiesa de* signori Veneziani, si ritivarono nella casa del signer console di Francia, credendo ch\egli fosse per andare ancora a casa loro, ed avendo inteso quelle che ivi fatto avea, temevano che fosse per fare il simile alla lor cappella. Ma^ Nostro Signore le ritenne,di modo che dopo aver commesso quella sacrilega empiéta^ tornô a casa sua senza gire altrove. La cappella de' Padri Cappuccini, pocodopo, con dar danari a' ministri délia giustitia, fù di nuovo aperta,
1 Padri délia Compagnia, dopo la disgracia occorsa alla loro cappella, non lasciarono di far scuola ; ma i loro nemici cio vedendo, fecero si che questo ancora fù loro proibito, benchè non per molto tempo, perche essendo entrato nel fondaco loro un nuovo appaltatore 0 mutevelli che chiamano, tornarono ripigliarla. Nondimeno questo istigato da nemici de' Padri si mostrù loro assai contrario, TOlendo ad ogni modo farli uscire dalla casa loro, o almeno costrin-
gerli di venderla, essendovi una certa persona che grandemente bramava d'averla, e cosi mandô sino a tre volte i suoi servidori per cacciare i Padri fuora, ed una di esse, con tanta ostinazione, ancorchè fosse già'verso la sera, e che uno di loro fosse in letto con la febbre, che tutta la nazione v*accorse, temendo che facessero quaiche cosa peggiore a* Padri; ne voleva detto appaltatore ammettere parola d*accomodamento, ancorchà i Padri promettessero di pagarli il censo o pensione, ed il diritto délia porta, corne qualsi voglia mercante, dicendo sempre che non avea che fare de' loro danari/ e bensi vide allora verificata la parola d'un certo, il quale, ragionando con un religioso missionario, gli avea detto che queihuovo appaltatore era per dar assai fastidio a' Gesuiti.
10. Nondimeno si adopro e tanto fece il signor Contour, di cui s'a parlato di sopra, il quale ebbe la sua parte del fastidio, sicchè l'appaltatore ânalmente s'accorda ed acconsenti che i Padri restassero dentro la casa loro, pagandogli un tanto e dandogli oltre a cio un présente. Ma perche si diceva che l'altro appaltatore era per ritornar in brève, e ripigliar l'appalto, essendo andato in Costantinopoli per ricuperarlo,s'andava differendo il pagamento promesso, e lo stesso giorno che non potendo pi ù indugiare, dovea contarsi il danaro, arrivô il maggiorduomo dell' altro appaltatore, e poi l'istesso appaltatore con nuovi comandamenti per ripigliar l'appalto, di che si rallegrarono non poco i Padri, e gli pagarono il dritto délia porta che non gli aveano ancor pagato, e celebrarono la festa di S. Ignazio, loro fondatore, che venue in quoi giorni, con grau concorso délia nazione Francese, e con buon numéro di comunicanti, essendo venuti alla festa ancora alcuni de' Padri Gappuccini e Carmelitani scalzi, perô senza che si adoperasse la cappella grande, ch'era stata disfatta, ma solo un magazzino souro, che,dal principio e dopo la persecuzione, avea sempre servito per cappella. Ma non passarono più di dodici giorni dopo quella festa. che quel primo appaltatore, sotto il quale si era comprata la casa, fù di nuovo discacciato dal seconde , il quale da quel tempo ha tennto e tiene ancor oggi in appalto questo allogiamento. Ora questo sdegnato grandemente contre i Padri per l'indugio che aveano usato per non pagarlo,avendo saputo che aveano pagato l'altro^si risolse di vendicarsi di loro, ed oltre air affronte far perdere loro la casa, almeno
spendere danari : ilche segui con farli pigliar prigioni, ayvegnacphè alouni abbiano creduto che oltre a lui, ancor altri abbiano avuto parte in queir avania fatta a' Padri nel modo che segue.
I Padri aveano passato gia quattro mesi e mezzo nella loro casa, dopo la disgrazia accorsa alla loro cappella, senza rieevere faatidio alcuno dal giudice, ne comandamento d'uscirne, quando ecco che uo giorno di domenica, a' 14 d*agosto, la mattina, vengono i ministri délia giustizia per pigliarli prigioni. Il Fratello ayendo sentito picchiare ail' uscio molto forte, usci subito délia cappella dove stava orando, essendosi comunicato un poco avanti, ed ando alla porta, ed avendo veduto ch' erano gli ufâciali del giudice che erano venuti alla pasqua bollare la cappella e disfarla, prima di aprire loro, and6 darne awiso ad uno de' Padri ch'era altresi nella cappella e faceya il solito rendimento di grazie dopo la messa ; il quale and6 riceverli, ed il Fratello dietro di lui, dopo avère chiuso
la cappella, la cui chiave egli diede poi ad un Maronita che a caso si trovù alla porta délia casa,acciocchè a tempo suo apprisse all'altro Padre, il quale era ancora dentro a celebrare, e yi erano altresi con lui alcuni mercanti Fràncesi ch' udivano la messa.
1 1^. Âll'aprire délia porta, quelli sbirri subito afferrano il Padre ed il Fratello per la yeste sotto il coUo, e dopo ayere yeduto la cappella che era nel medesimo stato che l'ayeano lasciata il gioyedi di pasqua, li menano ayanti il giudice,senza pensare all'altro Padre; il quale finita la messa, ebbe commodità di ricoyerarsi alla casa del sig. console di Francia, e quindl a quella del sig. Contour, oye stette ritirato insino alla âne délia persecuzione. Gli altri rappresentati al giudice, furono da lui interrogati per mezzo d'un turco del paese, il quale sapea un poco parlare in italiano ; e quelle che domandô loro fù :
1° Per che causa non erano usciti dalla casa loro corne ayeva loro comandato— 2^, perché ayeano dette messa in quel luogo che* egli ayea fatto disfare, dopo ch'era stato disfatto.
Rispose il Padre per mezzo dello stesso interprète, quanto al 1^ ch' erano usciti dalla casa loro quelle stesso giorno che l'ayea comandato ; ma che y'erano ritornati, perche cosl era stato loro ordinato del loro console — non aveano saputo sin allora i Padri che il sig. console ayesse mandate dal principio il suo turcimanno al
giudice per sapere la sua volontà, ne la risposta ch'esso gli avea dato che i Padri restassero nella loro casa, corne si è detto di sopra — e da quel tempo non aveano più avuto altro ordine d'uscire di quella casa. Quanto al 2° punto, rispose il Padre che non aveano più adoperato quel luogo da che era stato rovinato. Replicè il giudice che Y*erano testiraonii del contrario, e che aveano fatto venire altri preti per dirvi la messa — Egli è vero che un P. Cappuccino et P. Carmelitano andarono dire la messa nella cappella de' Padri délia Compagnià^ il giorno di S. Ignazio ; ma fii in quel magazzino che avea servito dal principio per cappella, e servi sempre dopo la persecuzione insino a quel di, corne già s*è detto. Vole va il giudice che il Padre dicesse che si contentava di farsi turco, se si potesse provare che*egli àvesse detto la messa in quel luogo dopo ch'era stato rovinato ; ma perche il turcimanno, voleiido dire al Padre che si facesse moro, gli disse si far muro^ il Padre fingendo di non intendere che cosa volesse dire, gli el fece ripetere più volte, in fin che fù costretto di spiegarsi in arabico, perche sapeva-*bene che il Padre l'intendeva. Allora, il Padre voltatosi verso il giudice, e cavandosi un berettino ch'egli avea in capo, ed abbassando il collaro délia sua sottana, e mostrandogli el coUoignudo, disse con la più alta voce che potè in lingua arabica, ch'egli era cristiano e sacerdote, e che voleva morire più presto che farsi turco, e che si contentava d'essere appiccato se si trovasse vero ch'egli aveese detto la messa in quel luogo dopo che era stato rovinato. Il giudice udendo parlare il Padre cosi alto e non iutendendo la lingua arabica,domaudô al interprète che cosa dicesse, ed il /w/remanwoavendogli detta la risposta del Padre, replicô che non avea detto cosi, ma solo che dicesse ch'egli era contento d'essere turco si tal cosa fosse, cioè che avesse più detto la messa in quel luogo. Rispose il Padre che non direbbe mai tal parola ; ma che voleva esser appiccato se fosse veru ch'egli avesse celebrato in quel luogo dopo che era stata disfa tto.
11. Cio detto, lo fece menare alla prigione pubblica, ove andan- (lo, quoi turco che avea fatto ufficio di^^/mma/moeliaccompagnava domaudo più volte per la strada al Padre, per che causa non avea voluto dire quella parola che il giudice gli avea voluto far dire,poichè non era vero ch'egli avesse detto la messa in quel luogo;
ch'egli stesso lo sapeva, perche avea veduto il luogo, esseiido con gli sbirri^ quando pigliarono i Padri, aggiungeudo che si il Padre avesse voluto dire quella parola sarebbe stato subito liberato,e non sarebbe stato mandato alla prigione; ma il Padre gli rispose sempre che per causa alcuna al inondo, non avrebbe mai detto tal parola.
12. Restaroao nella prigione pubblica sino al giovedi dopo mezzo giorno, trattati sempre con rispetto eziandio da quella gentaglia infedeli che per varii misfatti era in quel luogo rinchiusa. Il carceriere offeri loro più volte la commodità di dorraire la notte al fresoo, sui terrazzo dello carcere, ed avendola rifiutata con ringraziarlo, li faceva dormire nell' entrata délia prigione, e dopo la cena li faceva uscire fuora a passaggiare nella strada, con alcuni altri cristiani ch'erano prigioui per debiti, ancorchè lo ricusaaiiero e lo facessero mal volontieri, teraendo che cio essendo risaputo dal giudice, fosse per esasperarlo maggiormente.
Il Bascia, avendo udito la cattura e carcerazione de'Padri, voile avère cognizione délia causa, forse per cavarne qualche somma di danari ; e cosi li mandô pigliare il martedi, terzo giorno délia loro prigionia. Furono condotti fuora délia citta in un giardijiodove stava il Bascia^ dovendo andare alla guerra contre il principe di Saïda ;. ed esso gli interrogô sopra i due medesirai punti ch'erano statidomandati loro dal gîlidice, ed ebbela medesima risposta. Ma si porto d'altra maniera; perché interne al P, disse che gia che dal loro console aveano avuto comandamento di restare nella casa loro, non aveano colpa veruna. Quanto al 2°, fece venire due Armeiii portinai del fondaco, ove è la casa de'Padri, e due altri servidori turchi per testimoniare se aveano veduto od udito che i Padri avessero detto la messa nella cappella che era stata disfatta dal giudice, i quali risposero di nô,perchè non entravano nella casa de'Padri. Dopo fece ritirare il Padre con suo compagne, volendo ancora udire lo ragioni del giudice ; il quale non ando da lui, ma gli mandô un suo luogotenente, \
Fra i servidori del bascia venerano alcuni di lingua greca, i quali avendo veduto il Padre col suo compagne, cominciarono a parlare di loro tra di se. Il Padre avendogli inteso, rispose loro ; laonde vedendo ch'egli sapeva la loro lingua, cominciarono a parlare con esso lui molto famigliarmente, domandogli la cagione délia sua carcerazione, e dandogli animo con dire che il bascia gli sarebbe
favorevole ; e fecero cavargli una manetta di ferro, con la quale gli aveano legati insieme airuscire délia prigione per condurli al bascia ; egli portarono acqua fresca per bere, facendo allora gran caldo ; e dope che il Padre ebbe parlato al bascia^ gli dissero ch'egli era restato soddisfatto délie sue risposte, e che lo chiamarebbe un altra volta quando sarebbe venuto il luogotenente del giudice, ch'egli avea mandato chiamare, e che rispondesse, corne avea già fatto senza variar niente ; al che rispose il Padre che non poteya dir altro di ci6 che già aveva detto, perché avea detto verità. Nondimeno, dopo essere 3tati richiamati ed interrogati di nuovo, furono rimandati alla prigione.
13. Il sig. console di Francia avendo saputo che il Padre col suo compagne era stato mandate avanti il bascia^ vi ando per vedere se potrebbe liberarli (1). Ma erano stati interrogati per la seconda volta, e li riconducevano alla prigione quando vi arrivé, di modo che non pote ottenere la loro liberazione, massime che in Turchia non si spedisce negozio veruno senza dar danàri.
Il giovedi sequente, i Padri furono cavati dalla prigione per comandamento del bascia e furono condotti alla casa del Mutesellem o luogotenente del bascia. Ma il Fràtello essendosi ammalato, il sig. Contour tanto fece che Tottenne dal detto luogotenente entrando mallevadore per lui, e lo condusse a casa sua, ove era ritirato l'altro Padre, e lo fece trattare con molta cura, si come fece ancora verso il Padre, montre fù in prigione, mandandogli ogni giorno le cose necessarie.
Resta il Padre solo nella casa del luogotenente del bascia^ con molta libertà insino ai 27 d*agosto, che il bascia essendo partito, ed il luogotenente di esso, essendo andato stanziare nel serraglio, il Padre ancora vi fù menato, e tenuto più strettamente rinchiuso, dentro una piccola caméra oscura e senz'aria; è veroche il bargello avendolo veduto in quel luogo, voile cavarnelo e farlo mettere altro-
(i). Le consul Lestrade. Dans sa lettre au ministre, 2} 7 bre 1633, Marcheville (Henri de Gournay comte de) ambassadeur à Constantinople (1631- 1634), déclare que Lestrade a défendu trop mollement les missionnaires. Voirn. 39 de ce fascicule, lettre de Marche ville, et sur Marcheville Mémoire historique de Vamhassade de France à Constantinople par le marquis de Bonnac ed. Scnefer, Paris 1894. De Mafcheville avait succédé à Philippe de Harlay, comte de Césy (1618-1631).
ve ; ma il Padre voile più presto restarvi che andare altrove, per la commodità che avea di fare le sue orazioni senza disturbo.
I signori Francesi, sapendo dà chi veniva fatta a' Padri quella avaniay deliberaroiio con il loro console d'interdire il fondaco dove è la casa d'essi Padri, ed ancor due altri dipendenti dal medesimo appaltatore. Questo è Tunico mezzo ch'hanno in Aleppo i mercanti europei per tenere in freno i turchi, ebrei e cristiani del paese, co* quali hanno a trattare, quando le tre nazioni, cioè la Fraacese^ ringlese e la Veneziana, sono ben unité tra di se ; e non solo interdicono i fondachi, di modo che nessuno di loro possa comperare mercanzia veruna che sia in quelli, e ciô sotto grave 'T)ena pecuniaria, ma ancora interdicono o cassano un mercante che avea fatto qualche frode nel vendere,di modo che nessun franco possa comprare la robba di esso ne direttamente, ne indirettamerite, e cosi ancora interdicono o cassano un sensale,à\ modo che nessuno di loro possa adoprarlo per fare sensaria ; e questo è chiamato da* mercanti in Âleppo bâte'lare e batelazione^ da una parola arabica ch'eglino accomodano all'uso loro. A questa interdizione fatta in favore deTadri délia Compagnia concorsero ancora i signori Veneteiani e gl'Inglesi, per là molta istanza che di ciô fù lor fatta dai signori Francesi. Il giudice di cio sdegnato, dopo moite minaccie di mal trattare i Franchi, vedendo che non poteva levare quella interdizione, comandô che tutti i Franchi che stanziavano in alcuno di quei tre fondachi n'uscissero frà tre giorni.Non istava in quelli tre fondachi mercanti Francese veru- Do, ma solo Inglesi e Veneziani; i quali cominciarono a cavar fuora la loro mercanzia,ed adisporsi per uscire da detti fondachi; il che vedendo il giudice, volto foglio e fece sapereai mercanti che si contentava che ogni uno restasse in casa sua, purchè gli dassero qualche cosa; a che s*accordarono essi, e egli diedero quatre cento piastre, dugento i Francesi, ed altre tante gîi Inglesi e Veneziani. Questo è il modo di fare de* Turchi, de'quali ben puo dirsi che non adorano altroidoio che la statua d'oro di Nabuccodonosor. E con questo accomodamento resta rono altresi i Padri in possesso délia loro c asa.
14. Ma per fare rilassare il Padre che era nella raani del luogotenente del bnscia fii necessario di dare altre trecento piastre, senza quelle che fù date al bascia^ alla sua partenza, ed al turci-
manno délia nazione Francese per la sua fatica ; che fù in tutto seicento piastre, le quale la nazione Francese per sua grazia diede, e cosi fù il Padre liberato, agli 8 di setteiubre, giorno délia nascità délia Bna* Vergine ; e tre giorni dopo furono ricondotti i Padri alla casa loro dal sig. Contour, accompagnato dal turcimantio délia nazione e dagli stessi ministri del giudice, che gli aveano fatti prigioni, ed ebbero liceuza di raccomodare quelle che era stato guastato nella loro cappella.
Nondimeno bisognô che s'accomodassero ancora col muteveUi 0 appaltatore.del/(0/irf«co, il quale voile mangiare anch'egli, per parlare al modo loro, e fece dire a'Padri che già che il giudice non avea fatto cantare l'orazione turchesca nella loro cappella, li lascerebbe fare in essa ciô che avrebban voluto, purchà gli dassero buona soddisrazionô in quello che domandava loro, che erano cetito piastre ; le quali i Padri furono sforzati di dargli, benchè yi fù gran difficoltà di trovare chi volesse prestarle, non giudicando essi bene d*accatarle dal sig. Contour, il quale avea già speso assai, e preso assai fastidio per loro. E da quel tempo insino ad oggi sono stati i iPadri, per grazia diDio,*nella casa loro quietamente, e l'hanno goduto e godonosenza ricevere disturbo da nessuno.
15. Non si ha da tacere qui, che montre il Padre era inprigione, a' 26 d'agosto, s'accese un grand' incendio nella città di Costantinopoli, il quale nello spazio di 24 ore, per quantum fù scritto da persone degne di fede, consumô sino a settantamila case, trà le quali vi fù quella del giudice d'Aleppo, che era stlmata valere moite migliaia di scudi, il che quando si seppe qui fece taie impressione negli animi di molti, non solo cristiani, ma ancora Turchi, che credettero che quello fosse stato un gastigo del Cielo, mandato al giudice per avère incarcerato i Padri senzi causa.
Cessata la persecuzione, i Padri tornarono ad esercitare i soliti loro niinisterii, particolarmente quello d'insegnare i figliuoli ; benchè furono di parère d'astenersi per qualche tempo di predicare, o di non rimetter su cosi presto la congregazione, ne servirsi délia loro cappella, sinchè N. Signore facesse loro nascere qualche buona occasione.
16. Né due anni seguenti, cioè 1634 é .1635 la città d'Âleppo essendo stata travagliata di peste, ed essendosi perciô rinchiusi i mercanti dentro i loro fondachi, seoondo Tusanza loro, per dod pratticare con persoue soapette, uno de'Padri f& pregato da alcuni di essi d*andare star con loro per ajutarlt nelle x)ccorenti nécessita, il che egli fece, ed in quel tempo procurô con sermoni é ragionamenti spirituali d'eccitarli alla devozione, ed a implorar la divina misericordia con assistere ogni mattina alla santa messa, con recitare insieme il vespero, le domeniche ed altri giorni di festa, e cpn fare altre orazioni straordinarie, e massimamente con frequentare i santissimi sagramenti délia coiifeasione e comunione.
17. Da quelle che sinora s'é dette in questa relazione aggiunto a ciô che nella prima si scrisse, puô ognuno facilmente vedere che Dio Benedetto ha volute fondare questa Missione sopra le oontradi-. zioni, persecuzioni, com*egli suol fondare l'opère sue sopra simil fondamento, il che è claro nella fondazione délia Santa Ghiesa, ch' egli fabbricô sopra le persecuzioni che i principi infedeli mossero contra di essa per rovinarla, le quali uondimeno piuttosto servirono per istabilirla e maggiormente innalzarla, Il medesimo ci ha fatto qui N. Signore toccare col digito, acciô non dubitiamo questo esse negozio di Sua Divina Maestà e non impresa umana ; poichè oltre aile occasioni di meritare che gli operarii di questa Missione hanno avuto,e la consolazione che'hanno goduto di sperimentare più volte la protezione particolare di Di6, con queste persecuzioni la Missione è stata più stabilita, e laCompagnia più conosciuta non solo da cristiani, ma ancora dagV infedeli, trà quali vi fù chi considerando i portamenti del Padre mentre stava prigione nella casa del luogotenente del bascia^ gli disse un giorno che la sua fede era miglioredi quellade'turchi ; ed un altro avendolo conosciuto nella medesima casa, ed essendosi poi dopo la liberazione del Padre, abbattuto in esso nella strada^ dopo cortesi saluti lo congiurô per la verità del Vangelo di ricordarsi di lui nèlle sue orazioni.
18. Ma oltre a ci6, il Signore ha voluto fondare questa missione ancora sopra la povertà, essendo che gli operari di essa inân dal principio sino ad oggi, sono sempre vissuti con molti stenti e con gran mancamento délie cose necessarie, vivendo d'accatto, senza avère mai avuto limosina stabile ; ma è cresciuta maggiormente la
loro povertà, dopo che per comprar la casa cKe hanno e per mantenerla poi, sono stati costretti di torre in presto il danaro a ciô necessario. Imperocchè se ben ebbero la casa a vil prezzo, nondimeno la chiave o entrata che bisogno pagare al principio, la licenza di fare le riparazioni necessarie, la spese che yi ando a farle, Vavania, che fece loro Tappaltatore delfondaco; di più, la pensione annuale ed il diritto délia porta, tutte queste cose insieme fanno una somma notabile che passa le mila settecento e sottanta piastre reali, délia quale se ben si e pagata sinora una parte con le limosine mandate da cristianità 0 avute qui, ben che queste non hanno potuto essere moite, per essere grandemente scaduto il traffico, e la nazione molto impoverita per le frequenti perdite ; nondimeno i Padri restano ancora indebitati di settecento piastre, oltre alla pensione annuale e diritto délia porta che montano a centotrenta piastre reali l'annote si pagano anticipa temente, senza che sappiamo donde torre neppure un quattrino, essendo assai che nello stato nel quale sono oggi le cose, possano trovare limosina per il vitto necessaria. Con tutto cio, tra tutti questi stenti di povertà, i Padri hanno sperimentato spesse volte, la provvidenza di Dio, madsime quando hanno dovuto trovare danari per pagare i Turchi, che non aspettano punto, ed anco nel vitto ordinario. .
19. Finalmente, Nostro Signore ha volulo fondarequesta Missione con la morte d*uno de'migliori operarii di essa, il quale dopo avère servito la Compagnia di Francia lo spazio di sei anni, e qui diecinove anni. esercitando gli ufâcii domestici cou granda edificazione e soddisfazione di tutti, già maturo per il cielo, beachè molto giovane di anni, stimato ed amato straordinariamente da tutta la nazione per le sue moite virtù, mori di peste ed andô ricevere la ricompensa délie sue fatiche, agli 8 d'agosto dell'anno 1634, quasi nel medesimo tempo che egli erà stato un anno avanti incarcerato con uno de' Padri, lasciando i suoi fratelli e compagni, dall'una parte molto afflitti per una perdita cosi grande, ma dall'altra pieni d'una certa speranza di dover bentosto sentire gli effetti deirarrivo di esso alla corta del cielo. (1)
(i) Il s'agil du frère coadjuteur, l'Ieury Béchesne. Voir Syrte Saïnie du P. Besson, p. 25-26, et ici-même, les lettres du P. Maniglier.
20. Si corne in fatti segui, poichè Iddio disponendo le cose con gran soavità, la cappella de*Padri, la quale si stimava cosa malogevole, anzi poco meno che impossibile il poterla rimettere nel suo primo essere, fù senza spender niente e senza diffiooltà, al fino delV anno, dopo il suo transite, cioè a' 15 d'agosto del 1635, restituta nel suo pristino stato, e le radunanze délia congregazione dellaB™^ Vergine, che si erano tralasciate, e con esse le prediohe si sono poco dopo incominciate, e di più la Missione è stata proweduta di un nuovo operario molto qualiâcato, il quale dopo aver letto molti anni la Filosofia e la Sagra Scrittura in Francia, con mol ta soddisfazione e lode,è yenuto ridursi a insegnar qui l^abicidA fanciuUi (1); è ânalmente la scuola si vede accresciuta d'un buôn numéro di scolari di diverse nazioni e riti, Maroniti, Greci, Armeni et Francesi* che arrivano in tutto a trentacinque, [sMmpara] la greca volgare, l*arabica e la siriaca ; impara la dottrina cristiana in greco volgare ed in italiano, e s'imparebbe anoora in arabico se vi fossero i libri a ciô necessarii ; s'impara la grammatica greca e la latina \, si recitanoogni giorno lesolite orazioni inlingua latina, greca, arabica e siriaca ; si spiegano i misteri délia nostra santa fede ; si tien cura che i âgliuoli odano la messa ogni giorno, si confessino e comunichino a* tempi suoi ; e affezionarsi a' fanciulli di lingua e di costumi tanto differenti da noi, non si comporta poca fatica, massimamente che bisogna stare con loro dalla mattina insino alla sera, restando essi, tutto il di, nella scuola, e pigliando in essa la loro refezione. Ne si puô avère altro giorno di riposo che la domenica, perche tutti gli altri giorni di festa bisogna farli leggere, per accomodarsi loro quanto si puô, già chè i Greci e gli Armeni non convengono con noi nel celebrare le feste.
Ma la più gran fatica sta nello scrivere le lezioni a tanti Agliuoli; il che i Padri sono costretti di fare con grande perdita di tempo, perche non si sono qui i libri necessari,nè greci, ne latini, ne italiani, nemanco siriani ed arabici. Aggiungo che tutta questa fatica è stata sempre sopportata da un solo, insino al fino deiranno passato, che egli è stato soUevato con la venuta d'un nuovo operario délia Chiesa e délia Compagnia ; a cui si è ancora aggiunto un
(ï) Le P. Jean Amieu. Voir tome I des Doctim» et Syrie Sainte du P. Besson.
onorato sacerdote maronita, il quale, perché sinora i Padri non haono potuto attendere allô studio délia liogua siriaca propria de* maroniti, va ogni giorno insegnarla a* figliuoli de* Maroniti, che stanno nella scuola de' Padri, pagato aquest'efifetto benchè scarza^ mente da parénti di essi figliuoli. Clie se fosse qualche salarie stabile asseguato dalla Sagra Congregazione al dette sacerdote, il quale infine non pu6 mantenersi con quel poco che riceve daquelli figliuoli, essendo i Maroniti la più parte molto poveri, il numéro delli scolari crescerebbe , e se al medesimo modo si potesse mantener altrêsi nella scuola de'Padri qualche maestro che insegnasse la lingua armena, gli Arraeni non mancherebbero di valersi di cosi fatta comodità di potere imparare senza spender uientè la loro lingua, ed insieme con essa ancora l'arabica e Titaliana. Ed imparando gli uni e gli altri con le lettere la verità délia nostra S. Fede, ed il timor di Dio, ne seguirebbe che tante anime che vivono involte in varii errori ed-in una grande ignoranza délie cose di Dio Signore Nostro, facilmente e soavemente rientrerebbero nel grembo délia S. Chiesa cattolica, per conseguire la salute eterna, a Iode e gloria di Sua Divina Maestà ed esaltazione. délia medesima S. chiesa, che è il fine che la Sagra Congregazione e la Compagnia di Gesù hanno in tutte le loro Missioni,
In Aleppo, a di 23 di febbrajo 1636.
GiROLAMo QuEiaoTio délia Comp. di Gesù.
'39. Le p. g. Maniglier au R. P. Général *
MUTIUS VlTBLLESCHI.
Alexandrette, le 8 Mars 1636.
(Archives S. J,)
Sommaire : Progrès de la Mission des Jésuites à Alep ; urgent besoin de ressources ; avanies que les douaniers juifs font subir à des missionnaires revenant des Indes.
Sequenti nocte, vel crastina luce, ex Alexandretta porta soluturus has postremas litteras adm. R. P. V. ex hoc Oriente conscribo. Res missionis Aleppinae felici gressu progrediuntur : Sacellum instauratum, nemine contradicente ; sodalitas B. Virginia redintegrata ; scliola discipulorum numéro in dies fit auctior, et jam triginta sex numerat, cum Maronitas, tum Graecos, Armenos et Gallos : Uberioris in postremum fructus cum linguae arabicae superata fuerit difâcultas, spes major ; sola premit nécessitas, oui ex orbe christiano prospicere necesse eât ; et in piimis œs alienum extinguendum, tum prospiciendum utcirciter 150(scuta)quotannis suhmittantur ad solvendum censum domûs et jusjanuae et domesticos sumptus faciendos. In hoc rei cardo versât ur, eô collimandum^ si Missio cordi ait, si operarii formandi, si vinea hujus Orientis à Societate excolenda sit. Eo déficiente, non video quomodo possit consistere Missio, quomodo formari possint operarii? quae spesdoceudae juventutis, instruendorum rudium, juvandorum proximorum ? qui enim fîeri potest ut muti et surdi, doctissimi licet, confessiones excipiant, concionentar, doceant et reliqua munia obeant ad juvandas animas necessaria ?
Pluribus Aleppo scripsi ad R. P. V., via Constantinopolitanâ, simulque cum nostris litteris, PP. nostrorum qui in India morantur litteras transmisi ; R. P. Joannes de Norogna ex India cum R. Pâtre Epiphanie carmelita rediens, Aleppi et Alexaridréttae ab Hebraeis qui vectigalibus praefecti sunt, maie exceptus est, in carcerem
conjectus, mulctatus et nummis spoliatas est(l). Âlexandrettam appelions, apud illum divertens me benignissime àccepit, quamdiu Âlexandrettae commoratus sum, et se nostrae Societatis studiosum ostendit ; nostrae Missionis relationem et varias nostrorum litteras defero, qaas si Romam penetrare possim, R. P. V. reddam, sia minus transmittam.