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Cholmogory

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lutta la Gerniania, sono venuti in questa città. lo scrivo quesli particolari <à Vostra Sercnità, per che forse questo è un camino, che mai più altri, che sono venuti di Persia, Thanno lentato. Ha l’Amb'’ Inglese lasciato un’ altro suo fratello detto Alberto, con forse otto servi tori in quei Regni, et si crede il Rè l’habbia voluto tener per ostaggio délia sua fede, et del suo ritorno. Grazie etc. etc.

Di Pi’aga alli xxui di Oltobre M. D. G.

Di V. Ser'“

PiERO Duodo, Cavalier Ambr.

E arrivato qui il Dottor Pelzen, et hanno mandate anco a

chiamare il Negroni Dragomano, per assistere alli Amb" Persianï, et per tradurre le loro lettere. Questi non si fidano molto di taie Ambasciata, raccordandosi quelle lor successe di quel Gabriele Ruonaventura hebreo, il quale già pochi di hanno anco date ordine che sia impiciato con tutti li suoi, eccetto uno. Mandô l’Amb'' Inglese a dire a Mons’’ Nontio, ùalmeno cosimi disse S. S. R™'*, che le fosse raportato per un certo frate scalzo Portughese, che è venuto con loro, che desiderava, che S. S. R™* lo favorisée, con dire, che egli fosse stato mandate in Persia per ordine di S. San‘^; a che il Nontio fece subito rispondere, che il Papa non era amico di gloria finta et vana et che gli perdonasse, perche egli non poteva far questo. Intesa la risposta dall Amb'’®, che gli fii portala dal medesimo secretario del Nontio, disse egli, che non haveva mandate a dire cosi : ma che lo pregava, che dovesse escusarlo appresso S. S‘^, se egli non andava prima a Roma, corne erano le sue commissioni, et che fosse venuto prima qui, et lutte esser causale dalla qualità del viaggio, che haveva falto. Quelle, che portano, di certo non si sà, non havendo ancora havuto l’audienza ; ma perù dicono essor cose di gran momento, il che viene interpretato cose di leghe scritte, et altri anco aggiongono paradossi maggiori assai, dicendo che quel Rè pensi di farsi Christiane. Il signer Ambasciator cattolico dubita di un’ altra cosa, per la calitcà del camino, che hanno tenulo, che quel Rè non pensi, corne altre volte si è trattato, di far voltare le specierie délié Indie per quella parte, et per più breve camino farle capitare in Inghilterra nelli Paesi hassi, et per lutta la Germania, et

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queslo tanto più lo move, il veder che siano venuti per acqua contra la Volga tante giornate, dove più presto sarebbono venuti per terra, lo scrivo a vostra Ser‘‘^ tutto quello passa qui in questo proposito

Di Praga alli xxx di Ottobre M. D. G.

PlERO Düodo,

Cavalier Amb’’.

Hieri hebbero audienza questi Ambasciatori del Rè di

Persia. Parlù l’Inglese in spagnolo, et in sostanza offerse per parte di quel Rè a Sua Majestà Ces*^ la mossa d’arme contra il Turco, et di far uscire anco in campagna seco et gli Arabi et li Georgiani, et sicome la oblatione è stata fatta a tempo, cosi piacesse a Dio, che gli effetti non dovessero esser più tardi di quello sarebbe necessario.

Di Praga alli viii di Nov'”'® M. D. G.

PiERo Duodo.

Dopo cbe questi Amb" di Persia hanno havuto audienza,

tutti li Amb" li hanno visitati, corne ho fatto anch’io, per far quello havevano fatto gli allri,eti’lnglese mi confermù, le sue negotiationi esser per cose di leghe, et che starebbe attendendo quello gli forse commandato da S. non aspettandosi allro, che la tradottione délia lettera portata, non essendo ancora venuto Andrea Negroni, che aspettavano. Mi entré poi a parlare délia grandezza di quel Rè, il quale, dopù baver vinto Osbech et uccisolo con il fîgliolo, si era fatto padrone di cinque Regni, col mezzo de’ quali di sopra il mar Caspio adesso confinava col Mocovito , et che stupiva corne in Persia, essendovi tanto grande l’abbondanza delle sete, et tant’allre merci, alcuno delli nostri mercanti non andasse a résider’ in quei paesi, et particolarmente nel Corazan, acquistato novamente da quel Rè, che per esser corne il centro di tutte le Indie, sarebbe paese attissimo per far girar quasi tutte le specierie, che vanno nel Portogallo, per quest’ altra parte, et mi entré a discorere molto diffu-

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samente délia facililà, che ci sarebbe di inviarle per il mar Caspio, et la Volga, et Duina in questi mari settentrionali, alTermandonii in Moscovia esservi un medico del Gran Duca cbe attenlamente pensava a questo partito

Di Praga alli xin di Nov**™ M. D. G.

PlERO DdODO.

Hieri, parti il Petzen per Vienna con fama di andar con

ordine di consigliare con quei colloneli il modo di proseguire la guerra secondo il disegno scritto nelle precedenti ; ma alli’i credono anco babba portato seco qualche commissione nel proposito délia pace. Andrea Negroni perd che è finalmente arrivato qui questa settimana, non è andato con lui, et è fermato per occasione di questi

Persiani, i quali ancora non sono spedili

Questi Amb" Persiani ancora non partono ; la sua traltatione contiene solo due capi : dimandano lega contra il Turco, et che si prometti di continuare la guerra, ciascuno dalla sua parte, nè far pace l’uno mai senza l’altro. Qui non si mettera difbcoltà di dar parola del tutto, per quanto mi ha detto qualche ministre : ma il secondo articolo vedono ben difficile da osservare, quando si dovesse mandare in Persia ogni volta, che si rappresentasse occasione di cosa taie, o che la nécessita constringesse. Quello, che pone un poco il cervelle a partito alli ministri interne le persone, et li negotij di questi Amb", a che l’Inglese dice, che prima bisogna che vadi in Inghilterra, et di là poi passera in Ormus, et in Persia per mare ; il che afferme anco à me uno di questi di, che fù a restituirvi la visita, corne ha anco fatto con tutti li altri, et questi non sanno vedere a che fine posso esser fatto questo viaggio, sapendo che la Regina è arnica de ïurchi, et poco desidorosa délia grandezza et del bene di questa Casa, et perd dubitano, che qui sotto ci sia altro che essi non veggano. Egli si escura, con dire, che quando fù trattenuto tanti mesi in Moscovia, il Gran Duca gli facesse prometter di andare in Inghilterra, et se tornasse per Moscovia senza haver atteso il concertato, dubitarebbe di incorrer in qualche disordine ; tuttavia lo vanno persuadendo destramente

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che voglia fare il viaggio per la Polonia, et per la Moscovia : per dove lui medesimo confessa, che senza impedimento tornerebbe in due mesi in Persia, et che manderanno innanzi et genti et altro, che facesse bisogno, per fare che il Grau Duca, il quale ha cosi stretta amicitia cou S. M., desse loro il passo liberamente ; ma li Persiani in particolare, che hanno provato il mal trattamento di quella barbaria, si mostrano renitentissimi di stornarsi, oltre al desiderio, che ha 1 Ambasciatore, dopo che si è condotto tanto innanzi, di veder qualcho altra parte di Europa, prima che transferirsi al padrone ; et se quesli lornassero per il camino desiderato dalli Cesarei, et veramente la loro Ambasciata fosse reale, ne havesse altra mica che questa, si potrebbe sperare di sentir qualche movimento ail’ anno venturo, Che faccia Dio segua per beneficio délia Christianilà.

Di Praga allixx di Nov^’’’® M. D. C.

PiERo Duodo.

Questi Amb" Persiani finalmente presto saranno licen-

tiati. DesideravaS. M., che tornassero quanto prima in Persia, corne avisai et che lasciassero a dietro tutte le lettere che hanno portato per divers! principi délia Christianità, ofîerendosi lei, per messi espressi mandarle a tutti ; ma essi non hanno voluto intenderla per alcun verso. In hne, si sono et una parte et l’altra accordati, che S. M. Ces’^ mandi le procure et ratificationi in mano del fratello deir Amb''® Inglese, che è reslalo in Persia, per persone espresse, et che queste siano accompagnate con lettere delli Amb" : che siano inviate queste et per Moscovia, et per Ragugia, et per Soria, et duplicate, afhne che con certeza possano capitare in quel paese, et la sostanza è, che S. M. promette di continuare la guerra, ne fare la pace, se non con le condition! da loro proposte. Non anderanno più quesli Amb'*, per puonto mi disse il principale ministre, in Inghilterra ne in Francia; ma passeranno in Italia, et di là a Genova, et in Spagna^ dove dissegnano imbarcarsi poi per il loro ritorno. Portano salvi condotti del Rè di Persia per tutti li Christiani, che vorranno andar’ in quel paese, et anco per l’essercitio publico délia nostra religione, corne V. Ser‘** potrà vedere più amplamente

per la patente, che sarà con queste. E bene che le EE. V. V. ordinino che non si publichi, fin tanto ch’ essi nol facciano, liavendola io havuta da buona parte, senza perù la loro saputa

Di Praga alli xvii di Novembre M. D. G.

PiERo Duodo.

In lettcre di Germania di 57 Nov^’’^ 1600. — Copia.

Privilegio

DEL PoTENTISSIMO ChAH ArBAS GrAN SoPHY DI PeRSIA.

Noi il Gran Rè, l’Imperio di cui si estende fino alli quattro Cardini del raondo, la parola di cui nissuna forza, ne potenza potrà infringere, ne per noi stessi, ne per nostro figlio, nè anco per li nostri successori :

Dechiariamo per le presenti, che nostro mandamento, volontà et piacere è taie : Che nostri Regni, Dominii et Provincie siano da qui innanzi aperti a tutti li Christiani, et alla loro Religione, in ogni libertà di poter sciegliere i luoghi già fondati, o fondarne al tri per l’essercitio di essa, sià in puhlico, o in privato, seconde che loro parera buono in ogni luoco, di maniera che nessuno di nostri di qualonque conditione che sià, non sarà si ardito di pigliare impresa, per dar loro il minimo disturbo, o impedimento, in che sorte che si sià. Et per causa dell’ amicitia, che havemo per il présente di stabilire, et mantenere con li Principi Christiani, mercanti, et ad altri di quelconque conditione, o qualità che siano, di poter conversare, et traficare dentro, et in ogni banda de li nostri Regni, Dominii et Territorii, senza pericolo, molestia, o danno qualconque, anzi senza esser caricati, o ricercati, per alcuno de nostri officiali, Duchi, Principi, Governatori, o dalli deputati di qualonque qualità, che siano, anzi ogni robba, che vi meneramo, sia di tal maniera privilegiata, che nessuno di qualonque dignità, primenenza, o auttorità, che sia, non haverà potestà di ricercarli o arrestarli, per causa délia commodità di nostra propria personna, sino al valore di un’ aspro. Et con tutto cio nessuno dei nostri Religiosi di qualonque qualità che sia, non pigliera ardimento di dar loro qualche

faslidio in fato, o in parole, overo per gesti o scgni, qualonque in materia di religione.

Nostra giustitia anco non si piglierà ardimenlo di metter la mano sopra le persone, o béni loro, per causa o attione di qualonque maniera che sia.

Che se per avventura qualche mercante Christiano vi morisse, non sarà permesso a nessuno di toccar qualche cosa appartenante al detto defunto; ma se il detto morto bavera compagne, o société, il detto compagne, o sua société haveranno potesté di pigliare la possessione intiera di tutti li béni lasciati.

Et se per avventura, il defonto fosse trovato solo con suoi servitori, il Governatore del luogo, o chiunque saré rispondente, et tenuto per la restitutione di tutti quei béni o qualonque délia medesima natione, che si troveranno nelle Provincie nostre. Si vero accadesse, che questo mercante morisse subitaneamente senza lasciar dopô se herede, compagne, o servitore di modo che la volunté del defunto restasse inconosciuta, il Governatore del luogo manderé quei béni al prossimo luogo dove si troveré qualche altro mercante délia medesima natione dentro le provincie nostre. Et a quelli che in nostri Regni, Dominii et Territorii tengono i datii et gabelle defendemo espressamente di non pigliar cosa nessuna ne intromettersi per ricercare alcun mercante o altro qualunque cristiano di qualonque conditione che si siano.

Al resto, si qualche cristiano desse credito a qualcuno dei nostri sudditi di qualunque conditione, preminenza o qualité che essi siano, per queste nostre patenti avéré o averanno potesté di ricercare ogni governatore et giustitiere, i quali subitamente saranno tenuti di far loro avéré, senza induggio, il pagamento con débita sadisfatione, senza pero pigliarne alcun dono o remunazione, accio li proseguenti ne siano totalmente disciolti et senza fatica. Perche la nostra determinazione et volonté è direttamente taie che tutti li Cristiani siano trattati per tutti i nostri Reami et paesi con ogni bénignité et mansuetudine alla loro intiera contentensa et senza che nessuno presumi da qui innanzi d’impedirli, o dar loro fastidio nessuno in domandare o ricercare qualche cosa da loro. Et non ostante che sia una consuetudine in nostro Regno ordinariamente osservata et fin qui inviolabilmente mantenuta, che tutte le nostre patenti siano d’un anno air altro rinnovate, perù vogliamo che la présenté tenga vigore et pieno effetto a sempre mai, senza côntravenzione o mutazione nessuna.

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Questi Amb" Persiani ancora non sono licentiati, et

ringlese è stato moite volte dall’ Amb‘‘ cattolico, et si crede pure sopra queste loro trattationi. Già due settimane have(va) lettere di Persia per via di Venezia et disse, dopo haverle vedute, a chi le porto, che le lettere mandateli dal suo Rè erano reslate costi in mano di colui, che ne haveva la cura, per dubbio che non si perdessero nell’ inviarle, et che il Rè l’haveva anco gratiato di una importante signoria in quei paesi. Che teneva aviso haver il Turco mandate un Amh'’® in Persia, per domandargli per ostaggio un suo figlio, et che il Ré haveva ordinato suhito, che l’Amh'^'’ fosse fatto morire : ma ad intercessione de suoi più cari, l’haveva liherato con alguante hastonate, et se hene questa cosa sia di moite tempo^ et che forse V. Sert* l’haverà saputa moite prima da altre parti, ho perô creduto esser mio dehito di scriverla ad ogni huon’ fine : per che si veda la poca intelligenza, che passa, se sarà vero l’aviso

Di Praga alli xviii di Dec^''®.

PlERO DuODO.

Commandement du Roij de Perse au vizier d’Aspahan à ce qu'il ait à donner logement aux Capucins dans ladite ville, en faveur du Roy de Finance.

Commandement de celuy qui gouverne dans le monde est donné pour estre manifesté au tres-noble vizier, prince Mehemmed Zaher c’est-à-dire pur vizier de la maison impériale d’Aspahan, à ce qu’il sçache pour certain qu’à ces religieux capucins, subjets du Roy de haute gloire le roy de France couronné du soleil, leur volonté est d’hahiter en la ville métropolitaine susdite, c’est pourquoy il est necessaire que la maison soit destinée pour l’amour d’eux, en laquelle vous les ferez habiter avec honneur, faveurs et grâces et de tout cecy gardez de ne rien transgresser. Et quant à ce qui touche à vostre

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office envers ces Peres et leur continuel estât, il est necessaire que vous soyez tres-diligent et prompt, observant leurs besoings et que l’on me donne souvent advis de toutes leurs affaires et pretensions qu’ils pourront avoir à ce que avec parfait honneur je y satisfasse. Et que toutes ces choses se mettent en execution, chacune en particulier, et que chacun sçache que ce commandement est stable et vray. Donné au mois d’octobre 1038 selon les Mahometans, et des Chrestiens mil six cens vingt huit.

Autre commandement du Roy de Perse au Cam ou duc de Babylone pour donner une maison aux Capucins en ladite ville de Babylone , capitale de C aidée.

Commandement de celuy qui gouverne dans le monde est donné pour estre manifesté à l’excellent gouverneur de grand et illustre domaine, grandement relevé et annobly en dignité, nourrisson d’Aly le prophète, Cefy Coly Cam, capitaine general des armées qui sont autour de Babylone, subjet du roi qui est protecteur d’icelle région et la gouverne avec faveur et grâces Royalles. Estant ainsi que des l'eligieux capucins subjets de la tres-haute majesté du Roy de France, couronné du soleil, ont volonté d’habiter en la maison de paix, Babylone ; il est necessaire que pour l’amour d’eux, maison leur soit destinée et vous aurez grand soin, cure et solicitude d’iceux : faites qu’ils soient receus avec honneur et qu’on n’oublie rien à leur faire caresse. Donné au mois d’octobre 1038 de Mehemmed, et des Chrestiens mil six cens vingt huit.

Lettre du Roy de Perse Abbas à la Majesté Tres-chrestienne du Roy de France Louys le Juste, xiii® de ce nom.

Dieu soit loué et exalté.

Le soleil du monde de la majesté, de l’honneur et de l’acceptation est la présence du Roy des royaumes de France.

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A la présence de tout l’ordre celeste, du gracieux aspect lunaire, de la subtilité intellectuelle de Mercure, de l’amiable conversation de Venus, de la splendeur du Soleil, de la victoire martiale, de la fortune de Jupiter et de la sublime grandeur de Saturne, de la force du Lyon, de la valeur du roy Rustan, du lustre et de la splendeur de Darius et de Giara, les exercites et armées desquels ne se pouvoient non plus nombrer que les estoilles du ciel, la couronne duquel et la gloire de tout ce que dessus est nostre beau soleil qui embrase le monde et reluit avec parfaite splendeur, le roy de France Louys XIII à qui Dieu donne une bonne et heureuse fin, auquel puisse arriver pour sort la multitude de toute exaltation et de sublimité. La quantité de tous les honneurs du monde qui, sont ornez d’amitié, c’est-à-dire tons les honneurs qui, par, amour sont rendus aux hommes, soient choisis et triez et vous soient envoyez à notre souhait.

Ce que nous vous faisons maintenant sçavoir, à vous dis-je sur qui la grâce de Dieu se puisse infondre, est que nous vous conjurons qu’entre nous, l’edifice de parfaite amitié et concorde soit immuable pour jamais, que les fondemens et colomnes de la familiarité soient stabilicés avec toute perfection et complaisance et c’est surtout ce que nous recherchons de vos amoureux et relevez regards, de manière que tout ce que nous désirerons l’un de l’autre ne soit jamais caché ni retenu. En outre, nous donnons advis à vostre haute Sapience que desià est arrivé à nous un de vos apostres, sorti de vostre païs (il use de ce terme, pour le venerableP. Pacifique), qui nous a fait présent de l’image acceptable qui ressemble à vostre haute personne et sublime presence, effigiée par main de maistre tres-excellent, de maniéré qu’à présent est desià changée l’amitié corporelle qui estoit entre nous, par le moyen de la spirituelle et l’allegresse que nous avons ressentie nous mesme vous voyant ainsi, nous a fait croire que le jardin de nostre amitié commençoit à fleurir de nouveau, car nous avons ressenty peu moins de joye, voyant ceste effigie que si nous avions veu son illustre présence et joïeux de sa splendide conversation et ainsi est adjoustée amitié sur amitié, se vérifiant en cecy ce que dit un de nos poetes : Entre moy et mon amy, il y a un attrait si puissant que si je ne puis aller à luy, il court à moy. Et l’effet que nous attendons de tout cccy, est que l’amitié et union qui est entre nous deux soit éternelle et tout ce qui accusera à vostre pensée, tout ce que vostre noble mémoire pourra imaginer en quoi nous la puissions contenter par deçà, qu’elle le manifeste à son ainy, à ce qu’il le mette à execution et

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l’achemine à sa perfection selon qu'il en aura les advis. Et sigillons et fermons la lettre avec l’amitié pour cause de briefveté, priant Dieu pour la longueur de vostre vie et pour la durée de voslre régné jusques au jour du jugement.

Donné à Cazbin le mois d’octobre 1038 des années de Mehemmed, et des Cbrestiens mil six cens vingt huit.

Lettre du Roy à celuy de Perse.

Très haut, &c.

Les Rev'*® Pères Jésuites, qui sont dans vos Estats et que V. M. y a si favorablement accueillis, ayant une parfaitte cognoissance de l’estime que nous faisons de l’amitié de V. M., ont bien jugé qu’il n’y a point de nouvelle qui peut nous estre plus agréable que celle de la protection qu’ils reçoivent de V. M. et des diverses grâces que vostre main liberalle espanche journellement sur eux ; et, pour cette considération, ils ont pris soin de nous en advertir, en y adjoustant une autre qu’ils sçavent bien aussy que nous recevrions tresagréablement. Que le règne de Y. M. prospère et que sa puissance s’esleve de beaucoup au dessus de celle de tant de grands Empereurs qui l’ont précédé, et pour ne desfaillir pas de nostre part aux témoignages que nous recevons de vostre royalle affection, favorisant ceux que nous luy avons recommandés, nous avons estimé ne debvoir pas demeurer un moment de temps, sans remercier V. M. des bons traitemens qu’ont receus d’Elle les Pères Jesuistes et la liberté avec laquelle V. M. leur permet d’annoncer nostre sainte foy, et que nous espérons de la divine bonté qu’elle comblera vostre règne de mille bénédictions, fera redoutter sa puissance de tous les princes ses voisins, et dans les occasions que la justice lui fera naistre, d’accroistre son Empire. Elle en aura la gloire et le bonheur. Nous aurions à souliaitter d’y pouvoir contribuer, affinque V. M. par des effets solides fut pleinement esclaircye que nous ne passionnons pas plus nostre grandeur que la sienne. Et attendant que les moyens s’en présentent, nous adresserons continuellement nos prières au Dieu Eternel Tout-puissant, Tout-bon et Tout-liberal, qu’il comble vostre personne Royalle de toutes les bénédictions qui peuvent estre attendues de luy; quelles passent à vostre postérité et qu’autant que

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ce monde doibt durer, l’Empire de Perse ne sorte point de la famille qui y régné présentement; et qu’en eux comme en vous, les bornes s’en esloignent et que sa divine Majesté vous ayt et en sa tres-sainte et tres-digne garde.

Escrit à Paris, ce 28 avril 1659.

LeAtre du Roy me Chah de Perse.

Le 7 février 1G64.

Très-haut, tres-excellent, tres-puissant, tres-magnanime et invincible Prince, nostre ü’es-cher et bon amy. Dieu veuille augmenter vostre grandeur avec fin tres-heureuse. Comme il est du debvoir de tout Empereur chrestien de s’entremettre pour favoriser ceux qui professent la mesme creance, nous avons résolu, pour satisfaire à cette obligation, d’employer nos offices et nostre crédit auprès de Vostre Hautesse en faveur des catholiques qui se sont habitués dans ses Estais; et d’autant que nous sommes persuadez qu’elle recevra bien agréablement nostre priere estant fondée sur la justice qui est la vertu principalle qui fait regner les Roys et sert de base pour eslever leurs Ihrosnes et establir pour tousjours la grandeur de leurs Empires, nous no ferons pas difficulté de représenter sincèrement à Vostre Hautesse l’estai déplorable des chrestiens habitués dans les pays de son obéissance; lequel provient sans double du traittement différend de celuy des Mahometans, non seulement par le peu de considération que l’on a pour eux, mais mesme par les lois rigoureuses auxquelles on les a soubmis ; ayant introduit cet usage que touttes les foys qu’un catholique change de Relligion et qu’il abjure la sienne pour professer la Mahomettane, dès ce moment, l’on despouille sa famille de tous ses biens pour luy en faire un don. Celte maxime nous ayant paru contraire à l’équité naturelle et trop sévère pour des estrangers qui cherchent à s’habituer dans les Estais d’un grand Empereur, nous avons creu qu’elle pourroit estre préjudiciable aux interests de Vostre Hautesse, puisque par ce moyen en acquérant un seul sujet, elle en perd en mesme temps plusieurs autres, lesquels sont obligés, parce traittementdesere tirer et quitter leur demeure pour aller chercher ailleurs une meilleure fortune. C’est ponrquoy nous avons bien voulu luy faire cognoislre

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combien il seroit proffitable et avantageux à Voslre Hautesse d’abrogei’ celle loy; car, outre qu’elle feroit en cela un acte de tresgrande justice, nous nous tiendrions obligés que Voslre Hautesse s’y soit portée à noslre considération et pour luy tesmoigner combien nous nous intéressons dans ses prospérités et dans sa grandeur et que nous ne demandons rien qui puisse eslre tiré à conséquence, pour ses sujets naturels, nous avons expressément chargé le Père Anthoine François lani de l’ordre de Saint-Dominicque, docteur en sainte théologie et vicaire général en Orient, qui présentera cette lettre à Voslre Hautesse, de luy déclarer que le bon traitement que nous desirons procurer à ces pauvres catholiques, se restrainct à ceux qui sont appellés Francs et qui ne sont point schismatiques, lesquels n’auront pas moins de soubmission pour vos ordres que les iMahometans mesmes, ainsi que le Père lani luy fera plus particulièrement entendre de nostre part ; auquel nous remettant de tout ce que nous pourrions adjouster à la présente sur ce sujet, nous nous contenterons de le recommander à Voslre Hautesse comme une personne d’un singulier mérite et d’une probité recognue et après avoir tesmoigné à Vostre Hautesse que nous luy sçavons beaucoup de gré de touttes les faveurs qu’elle départira à ce bon religieux et à tous les catholiques qui sont soubs sa direction, nous prierons Dieu pour la prospérité des armes de Vostre Hautesse, pour l’affermissement de son throsne et qu’il veuille, très-haut, tresexcellenf, tres-puissant, tres-magnanime et invincible Prince, nostre tres-cher et bon amy, augmenter Vostre grandeur avec fin toute heureuse.

Escript à Paris ce 7o jour de febvrier 1664,

Vostre tres-cber et bon amy,

Louis.

A Paris, le 29® octobre 1664.

Monsieur,

Ayant establi depuis quelque temps une grande compagnie en ce royaume par les ordres du Roy pour faire le commerce des Indes orientales, et ladite compagnie envoyant vers le Roy de Perse trois de ses députés accompagnés des S" Lallain et de la Boulaye qui ont cognoissance du pays et de la langue, afin de commencer l’es-

tablissement dudit commerce dans les Estais de ce Prince, Sa Majesté m’a commandé de vous écrire de sa part qu’elle se promet de vostre zèle à son service, et de l’affection que vous avez sans doute pour l’advanlage de ceux de vostre nation, que vous assisterez, autant qu’il vous sera possible, lesdits S*'®Lallain etdelaBoulaye et les favoriserez de vostre crédit dans toutes les occasions où ils en pourront avoir besoin au lieu où vous estes. Ils sont chargés d’une lettre de Sa Majesté pour ledit Roy de Perse, et comme ils vous entretiendront amplement de vive voix du sujecl de leur voyage, je me conlenteray seulement de vous asseurer que je suis.

Monsieur,

Vostre tres-affeclionné serviteur,

Valet de chambre du Roy de Perse.

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