N^ III
Copia délia lettera che serisse D. CAisoroFoaa Colombo, vice re di Spagna, e abnirante délit isole Indie alli ctisitiarmsimi e potehti re e /»• gina di Spagna nos tri signoriy neUa quale gli manifesta ^pmntQ gli sia accaduto nel suo viag-^ gio, e le terre y province y città, fiumi e altre case degne di ammirazione y e ancora le terre dove si ^ troi^ano le inmiere d^ora in grande quantità, e altre cose di grande vaiore e riechezza.
SEREHISSIMI E MOLTO POTENTÏ PRIWeiPI RE E REGINA NOSTRI SIGNORI ,
Da Calèse (*) passai nelle isole dette Canarie in quattro giorni, e dà li passai aile isole chiamate Indie in giorni sedîci; dove scrissi a vostre
(*) Cest'k'àire Cadix, Ferdinand, fils de Christophe , dans ses histoires écrit Caliz ;-Ajnéric Vespuce Colis j; dans les temps du Bas-Empire on disait Codés.
maestà che taia int^done evà di dàrmt pre^à nel mio cammiAo , per rispetto cht iô avevâ li navîgli novi ben fofnitî di vitt^fêtlie e di géilté, e che mîa volontà era tenderô nellà idôla chià^ mata lanaica (*). Ne!k îâola chiamalà Dotïienldà scrksi questo fin dondé sempi^ avei tî tempo à domandare a bocca. Questa medesima notfe che quivi intrai fu con gi*atide fottuna 6 tonnento, che sempre da pôi mi perseguito. Quando arrivai sopra la isola Spagitola cosi nominàta , âàandai un mazzo di lettere a vostre irtâestà , néîle qiiali gli domaiâdava di grazia un navigliô éori miei danari : perché un altro, che k> ne avéva; era già fatto innavicabile^ e già non soffriâ le véle : le quali lettere vostre tnaestà saperaïifio se le hanno ricevute, La risposta dhe vôstré maestà ttré mandarono fu questa , che io noti volessi atidaWji ne slare il) terra : per la quâ) to^ caseô lo ^him& aile gente che con mi erano^ per pauî^a che iù li voleva menar di lungi, dicendo ché se âtcun caso o pericolo gli accadesàe, che non sâriatto r^mediati : anzi saria di loro fotto pôca estimsl, e a cui parve disseno che le terre che iô guâdâ-^ gnassi^ vostre maestà le farian provedêré di âflïrâ: persona, che di me. Ta fortuna era grande, e it)
(*) lanaica pour Jamaica.
244 APPE3^mC£.
quella notte mi smembro li navigli, e ognuno meno in sua parte senza alcuna speranzaaltra che di morte: ognuno teneva per certo che li altri fiisseno persi. Chi nascette, senza quietare (*) lob, che non fusse morto disperato; che in tal tempo , per mia salvazione e di un mio piccolo figliolo e fratello e amici , mi fusse difesa terra e li porti , quali per divina volontà guadagnati ave va a Spagna, sudando sangue?
Torno alli' navigli , cte la fortuna grande levati mi aveva; quali quando a Dio piacque me li restituitte. 11 naviglio innavicabile avevalo posto in mare, per scampare fin alla isola Galliega chiamata; il quai perse la barca è ancora gran parte délie vittualie. Quello nel quale io andava era travagliato a gran maraviglia : Iddio , per sua pietà, che non avei alcun danno lo fece salvo. In quello sospettoso era mio fratello , il quale , dopo di Dio , fil suo rimedio. Con questa fortuna cosi in gattone mi andai appresso lanaica, e quivi si muto di alto mare in calma e gran corrente, e mi mèno fino al Giardin délia Regina, senza mai vçdere terra : e di qui quando puotti navicai alla terra ferma, dove mi si incontrô corrente terribile e vento alF opposito , con quali combattetti
(*) De Quitary mot espagnol qui signifie laisser de côté , omettre.
cOn loro giomi 60 : in fine non puotti guadagnarli altro^ che leghe 70; che sono miglia 35o; perché una lega per acqua è miglia cinqne, per terra è quattro; dunqueogni fiata, tettore, che trovarai léghe , cavarai' per discrezione quanti mîgUa saranna.'
In tutto ; questc tempo non puotti intrare in porto, ne mat mi lasso fortuna del mare, ne actpxa. dal cielo^ e trôni, e folgori continuamente, che pareva essere il fine del mondo. Andai al fine, e ringraziâi Iddio,'il quale di quimi dette pi'ospero vento, e corrênte : questo fil a' ii^ di settembre; Erano passati ottantaotto di , che non mi avea 1^ terribile fortuna mai abbandonato, talménte daenè sole, nèstelle, ne altro piâneta in tutto quellotén>po conobbero gli occhi miei: li naviglvmi aveva aperti, le veïe rotte, e perse ancore e sarte, e barche, e ogni fornimento; la gente molto inferma, e tutta contrita, e molti con votitdi santa religione, e non nissuno senza altro voto , a peregrinaggio : moite fiaté l'uno e l'altro si érano confessati, dubitando e di ora in ora aspettando l2^ morte. Moite altre foçtune si hanno viste, ma non durare tanto, ne con tanto tormento; molti di nostri , quali avevamo per più forti marinari , si perdeyano di animo. E quello che più mi dava passion e , era il dolore del fi-
â46 APWBfDICJE.
gBo (*) , Afi io aveva con meco i e tauito più^quanto ara per esserecfc età dianm i3; e vederlo durare tanta fat;ica , e passane tanita passione, e durare aïicorâ^ più cbe ni$wno di noi altri : Dio, mm altri, gli detie tal fort^za di aoiroo: lui alU altit Éaceva core e animo nelle opère «ue : era taie, corne se avas^ oa^icato oKaola sont, nûrabile cosa da credere; o»de k> ou mUegraYaalquanto. Io era stato infenuo, e ipolte fiate al seguo di worte era aggioato : da uoa caméra picc<da, cfate feci fare 19 cima coperta délia nave, comai^vt il viaggio* £, conae ho ditte, mio firatello era nel pi^ tristQ ^avigUQ e pai pericoiosoi f gnuade do- Ipre era i) mio , e mo^to maggiore, per aiwrfe meiiato CQutra sua volonté; perdsiè per mia disveutura pooo mi ba«giovato ^inti anni di servmo, quali io ho servito cou ^nta htàcst e pe^ rtcolo, çhe oggidi uou abbîa ip Castillîa usa t^zza, e $e voi^io disnare o cenare o doraEiire, i^MHi ho, salvQ la ostaria, ultiuio relugio; e il più delk yolte mi mauca per pagare il scotto. Altira cosa aucora mi da^a grande dolo^re y che l^ra doA Diego mio figlio, che iô laasai in ^lagna
(*) MorelK croit qu'il veut parler ici de Fer^nànd, auteur des hifitoape» , qiù dil hû-méme avoir accoHppagné sou père dans ce
tasto orisuM e privo di onore efacoltà; beadiè teneva per certo che tostre maestà , come giusli e non ingrati principi , gU restîtuisse con aocreseimentou
ArrÎTaî ad una terra Cariai nôminata , é&vt qua mi restai a remediare le havi ^ ^ ogni pt^e^ paramento neceseario , e «darje riposo alla a£&i^ oata gente , quai per .ia lunga fatica era già Te*iittta manco : e io insieme con lôro si riposammo quivi. In q^vesta terra intesi noVfe délie minere di oro detla proTiûda di Ca»J)ia cosl ditta^, la quai io andava cercando: Quivi tolsi du^ U6^ mini deUa ioro nazione , quali mi menarono ad im altra terra ^ chiamata Carambarù ; dove le genti vanno nude , e portano al coUo un s'pecchio di oro ^1 qu^e per nissun modo Togliono ▼endere , ne barattare. E in questo luogo mi noœtnarona in Ioro ling^ molti altri luoghi alla Costa del mare , dove mi diceano essere grande oro e minière : Io ultimo luogd era Beragna itttto^ hingi da H ^5 legbe. Per la quai cosa mi partitti di qui coi^ animo di cercarli tutti ; e quasi che era aggionto al mezzo , intesi corne a due giornate dt cammino vi era minière di oro, c délibérai mandarle a vedere. Il vespero di San^ ti Simon e Giuda , che avevamo da partire , in que^a trotte si levô tanto mare e irento , che fu
nècessàrfcîdi î^conrere dove lui; Tolse : e qtielli <3Uie;;Uomini- sêmpre vYtoiieiMi cotame per mos^ -trarmi le Bftinei«iev^'t L , ;^ r^ il ..;
In tutti questi luoghi, dove io era^tato tFOvai e^aèr e i^îerità . totto «quôUo avev9^ ^mtëso > & qnesto «ijcei'tificè pha^.fujsise- la verètà .detia provincia diCîguiJce .^i^^cpalô sepondo loua è distroAta, ed è ;ncn^ gjiarn&te di camnûna per. terra vctisa potteptiBi. LiafftriBaoo cbe 3Îainfî»ito o»p,eaH djLCono : ^l^fe ; portano .corpne diiOro in testa, anjçUi.alli bracei e;alU piedi.^çfa^ossi di ora; ç chg di oro teicareghe , casse.,- tàwoleformsco* no ; e fodraïap , .wïîie nqi altri faociamo^ di ferra. iVncpra mi di^^^J^p qhe le femmine di li portaiounp çojlari appiceati dall^ testai ^,fino aile spalle peudenti di pro^ In questo Itiogo ,^he io dico\, tuttà la gente di questi luoghi çoncordano esserc cosi la vèrità , e dicoptc^ esservi tanta ricchezza , che. id jie saria ,contento ! délia décima parte!. Quivi portavamo cou :iipi pevero: tutta questa gente, Io ppnobbero. In Cigùaré fanno mercaoaie e.fiere, come npi: tutti Qostoro)Çôsi me Io Jfianno affermato, .e mi insqgnavano il modo e lafprr ma Qhe teneno nel loro vendere e jbarattare. Aûqora dicono che navicano corne noi ^ e.che)le navi loro portano bonibarde, archi , frezze; spade ,, cora^ze ; e vanno \îestiti. come n<H > e
lianno cavaUi, e usano guereggiare, pôrtano isicelie vestiture , é. hanno . bone case.- Dicoiio an€or^ che ii mare bolle i^ella ditta provincia di Cigtiare y e chç di li a giorni dieci vi è il fiuipe Ga^ige^.^ppeUatp. Pare che queste terre stiano cpurBWftgua come sta Torto$a con Fonterabia , Q Pi^t'Otm Venezia. Qixando io mi partii da Caraii^barù , ç ^ggionsi a questi luogbi cbe ho ditto,, trovai la gente à quello medessimo uso , s^TO che gU specchi di or-o , che avevano , gli dayano per tre sonagli di sparviero per ùno , àncom che. pesassino dieci o quindici ducati Tuoo. Io tutti su^i usi soiio come quéUi délia 3piignpla i^ola»»Lo oro ricogUeno con altra arte, benchè e luna e l'altra non abbia a fare con la ' arte nostra. Questo che io ditto è quello che ho udito da queate; gente dire. Quello che io ho visto e so , adesso vi contarô.
Lo; anno de nonanta quattro navicai in 24 gradi verso ponente in termino di nove ore ; che npn gli .fu fallo, perche in.quella ora fu eclissi , il sole era in libra e la luna in ariete. TuttD quçistp che io per parole intesi da queste gente gia lo aveva io $aputo longamente per scritto. Tolomeo credette lui avère ben satisfatto aMarino, e adesso si trova suk scrittura / ben propinqua al vero. Tolomeo mette Gatigara sCi^
a5o APPENDICE.
linee Itingi dal sao occideiiie , qud a€feniio e^ sere sopra Capo Santo \mcenxo in Pr>rtc^aik( due gradi e un terzo. Marino in 1 5 linee coistî» tuitte la terra. Qnesto medesimo Marino in Etio^ pia ftCriTe sopra la linea equinoKiale pin ai %^ gradi ; e adesso die K Portogallesi H naTÎcano , lo trovano essere vero. Tolomeo disse die la tei^ ra più australe è il primo termino , e die non abbassa più di 1 5 gradi e un t^*zo. U mondo è poco : quello die é sutto ^ doè la tcarra , è sei parti : la settima solamente è coperta di aoqua : la esperienza gia è stata idsta , e a vostre niae$tà la scrissi per altre mie, con aclomamaito délia Sacra Scrittura , ancora con il stto del Paradiso terrestre , quale Chksa Santa prova. IMco die il mondo non è tanto grande, corne il volgo cMce, e che un grado délia linea equinoziale è mi«glia 56 e due terzi : presto si tocdierà con mano. Di questo non è mio proposito in tal materia parlame, salvo di darvi conto dd mîo duroe af&tticoso viaggio , ancora cbe sia il più nc^le e utilissimo.
Dico che il vespero di Santi Simcm e Giuda scorsi dove il vento mi lerava , senza poierU hre reststenza in un porto , nel quale schivai dieci giorni di grau- fortuna di mare e dal eâelo. Quivi délibérai di non ritornare a dietro aile
APPEirOIGE. 25l
minere , e biaMiIe stare come cosa guadagnata : partU per sogiiire mio viaggio piovendo. Come X>iQ valse , arrivai ad un porto dioiandato Basti- Hientos , doveiîptrai son di buona volontà. La £L>rtuna e gran corrente mi serro in ditlio porto per 6pa2»o di giomi quattcH*dici : da poi , ancora cbe non eon bon tempo, di qnivi mi partitti. Quando mi trovai aver &tfto drca 1 5 ieghe, sfor- ^tamente mi ritorno in dietro il vento e corrent^ forioso* Ritornando io al porto di dove era $alito , trovai 4n cammino un altro porto nc»ninato Betrete, dove mi ritrassi con assai pericolo a cfotwbo, e hen fiaitieato io k gente e li dstvigli. In questo porto mi atetti molti di , che cosi voir $e il cradel tempo ; e quando mi credetti avère finito , allora mi trovai cominciare. Ivi mutai proposito di «roter ritornare aile minere , e far ^Ctina cosa , fin che venisse tedipo per ritoma* re a) imo^viaggio , dove che appresso il porto à quattro kghe ritorno grandissima fortuna , e mi lisitico tanto e tanto , che io medesimo non $apeva di me. Quivi si mi rinfresco del maie la ptaga : nove gibrni andsâ perso senza alcuna tperKOzsL di vita : occhi mai vedettero mare tanto zh)Q , ne co» brutto ^ come allora era , buttava spumsi assai : il vmito non ara per andare innanxi y ne ancera neû dava hiogo per andare verso
^5î APPESOiCE.
alcuna parte sahro die mi detaae^fSL m questo mare £sitto corne sangue : boUeva come caldera per gran fiioco. U cielo gîammai fii TÎsto cosi spaventoso: un di e una notte ^plette come forno , e buttava né piu ne manco la fiamma con K folgori , che ogni fiata stava guatando se mi avesse arso li mastelli con le vêle : venivano questi folgori con tanta foria e spaventevoli , che tutti si esistimavano dovessino affondare li naviglirin tutto questo mai cesso acqua dal cielo, non per dire che piovesse , se non che rassomi^iava un altro diiuvio : la gente gia era tanto Ëiticata e penosa , che ogn\mo per se desioso era di morte , per uscire di tanto martiro : li navigli due fiate già avevano perso le barche , le ancore , le corde , senza vêle , erano ancofa aperti.
Quando piacque a Dio y ritomât ad un porto dimandato porto Grosso , dove meglio che puot* ti mi préparai di ogni cosa mi era necessario , e tornai un altra fiata verso di Beragna per il mio cammino: ancorâ che io era in ordine per navicare*^ tuttavolta. mi erano il vento e corrente contrarii. Agg'onsi quasi dove prima era aggionto , e un' altra fiàta mi venue vcntoi e corrente air incontro , e tornai un' altra fiata al poi;jb*; che non avei ardimento aspettare la opesizton di Saturno con Marte, tanto disbarattato in costa
APPENBICE. 2 53
brava, perche lo più délie volte mena tempesta, o forte tempo. Questo fii it di di Natività a ora di messa. Tornai un' altra volta dove che era uscito con molta fatica : e passato Tanno novo tornai a tentare e perfidiare per andare a mio cammino ; che ancora mi fusse fatto bon tempo, già aveva li navigli innavicabili e la gente inferma e morta. Il di dell' Epifanta senza alcuna forza aggionsi a Beragna : qui Iddio mi preparo un fiume sicuro porto : benchè nella intrata non avesse più che dieci palmi di fondo, con fatica intrai nel ditto fiume. Il di seguente un altra yolta ritorno la fortuna , quai se mi avesse trovato fiiora , non avria possuto intrarvi. Piovette senza mai cessare fino a i4 di febbraro, che mai avei loco di intrare in la terra, ne pigliare remedio in alcuna cosa. EsSendo' già sicuro a 24 di gennaro venue il fiume all'improvviso molto grande et forte, ruppemi le gomene e prese, e poco manco che non levasse li navigli; e -certo io li vedetti in più pericolo , che mai. Iddio mi remedio, corne sempre fgce. Non so sel sia stato alcuno con più martiro, ne più pena délia mia. A sei di febbraro, sempre piovendo, mandai settanta nomini addentro délia terra cinque leghe, e trovarono moite minare di oro. Li Indii, cioè quelli due uomini che andavaho con loro , gli
254 APMirnïGB.
meRarono ad un monte motto alto, e di qtlivi
gli inostrarono in tulte le parti quanto gli ôccM
poteyano vedere, dicendo cbe in ogni parte vi
era oro assai, e che fino al ponente aggiongevanor
le minere vinti giornate; e nôminavano le terre
ville e luoghi, dove pîù e manco si trovava oro.
Da poi intesi io che il Quibian (che cosi diman-
dano il signore délia terra) il quai mi aveva dati
questi due Indii, gli aveva comandàlo che mi
mostrassero le minere che erano pîù lontane,
e di un altro signore suo contrario; e che dî
dentro del suo popolo ricoglievano ogni di
quando lui voleva oro; e che un'uomo solo in
giorni tiieci ricoglieva una mazzata di oro. Gli
Indii suoi Êmiigli testimonii di questo menai
con mi dentro di questo popolo, dove le bar-
che aggiongono. Tornô ^io fratello con questa
gente, e tutti con oro, che ayevano ricolto in
spazio di ore quattro; che non tardarono più.
La quantità é grande , avutorispetto che nissuno
di costoro mai aveva viste minere, et il piu di
loro per avventura mai vedette oro , perche la
più parte di loro era gente di mare, e quasi tutti
grimetti. Io aveva grande apparecchio e ordine
per edificare, e molté vittaalie : feci mio assento,
e con mia gente, e edificai certe case di legnami,
e présentai di moite cose ilKJuibian, cioè il si*
APP£IfDI€£. a 55
gnore. lo ben vedeva e giudicava che non era uostra concordia per durar mol^o : loro erana molto rustjci, no&tra gente molto importuna, e ancora mi me appossessionava in suo tenniina. Da poi che vedette le case fatte e il traffîco cosi abbondante e générale, delibero di abbruciarle tutte e anunazzarne noi aUri quanti fussemo.
Moho in contrario li venne suo proposito; perché come piac€|ue a Dio, resto preso lui, mogUe, figUoU e fiamiglia ; benchè la disgrazia yolse che restasse poco tempo preso. Il quibian si ftigitte ad un certo uomo degno , al quàl lui se gli aveva oôerto con guardia di upmini. Gli figlioli si ri^ fuggirono ad un maestro di navi^io, il quale li ipeno a luogo sicuro.
Nel mese di geianaro si era serrata la bocca di questo fiume.. Nel mese di aprile li navigU erano tutti mangiati da pruina e bruma, e non po^eva so^enerli sopra V acqua. In questo tempo il detto fiume £ece nn canale, per il quaW cavai tre di loro con grande pena svoti : le barche tor^ ig^rono dentro per sale e acqua e altre cose : il mare venne molto grande e brutto ^ e non le lasso cavarlç fuora. Li Indii étano molti, e gronti insiem^e combatterono le ditte barche : in Gim furono tutti morti. Mio fratello e 1' altra gente tutta ^a in. una nâye che era restata nel fiùme ;
2 56 AFWEÎIDiœ.
e io solo di foora in tanto brava costa, côd forte febbre, et tanta Êitica, che la speranza di scampare era già morta. Pur corne meglio puotti^ montai suso lo pià alto délia nave, chiamando con voce timorosa, e piangendo molto a pressa, li maestri délia guerra di vostre maestà; e ancora chiamando tutti quattro li venti per soccorso : ma mai mi risposeno. Stracco mi- addormentai. Gemendo, una voce molto pietosa sentii, che diceva queste parole : O stolto e tardo a credere e a servire il tuo Iddio e Iddio di tutti! Che fece egli più per Moisè e per David suo servo? Da poi che nascesti, lui avè di te sempre gran cura : quando ti vedette in età délia .quâl iii contento, maravigliosamente fece sonare tuo nome nella terra. Le Indie, che sono parte del mondo cosi ricca, te le ha date per tue : tu le hai ripartite dovç ti è piaciuto, e ti dette potenzia per £sirlo. Delli ligamenti del mare oceano, che erano serrati con catene cosi forte , ti dono le chiave; e fusti ubbedito in tante- terre, e dalli cristiani ricuperasti cosi buona fama e onorevole. Quai cosa fece più al popolo di Israele, quando lo cavô di Egittc)? ne ancora per David, che di pastore lo fece re di Giudea? Torna a lui e cognosci lo error tuo; che sua misericordia è infinita. Tua vecchiezza' non imp^irà a tutte
cose grande : moite eredità grandissime sono a
suc potere. Abraam passava anni cento, quando
ingenero Isaac, lié anche Sara era giovene. Tu
chiami per-soccorso incerto. Respondemi, chi ti
ha afflitto tanto e tante volte, Dio, o il mondo?
Lî privilegii e promissioni che Dio dà, non gli
roiiipe mai ad alcimo , ne mai dice dopo di aver
ricevuto il servizio, che sua intenzione non era
qu^ta, e che si intenda di altra forma, ne da
martiro par dare colore alla forza. Lui va in capo
del testo : tutto cio che promette attende con
accreseimento : questa è sua uzanza. lo ti ho
detto quanto il Creatore abbia fatto per te, e fa
con tutti. Àdesso rai mostro il guidardone e paga-
mento de' tuoi affanni e pericoli, che hai passa ti
ad altri servendo. E io cosi mezzo morto sentiva
ogni cosa; ma mai non puotti riaVere resposta,
per respondere a parole cosi certe, salvo pian-
gère per li miei errorî. Costui fomittediparlare,
chi vogiia che si fusse, dicendo : Confidati e non
temere , che tribulazioni starino scritte in pietra
di marmore, non senza cagione.
Levaimi quando puotti , e al fine di nove giorni fece bonaccia, ma non per cavare li navigli del fiume. Feci rixMjlta délia gente che era in terra , e di tutto il resto che mi fii possibile, perché non erano bastanti perrestare; né pér navicare li na-
Digitîzed-byVjOOQlC
2 58 APP£2IIMGE.
vigli. lo mi satrei restato a sostenere il popc^ con tutta mia gente, se Tostre maestà avessino questo saputo. 1^ paura cfae màiqam Teniriano navigli alcuni mi d^^rmino a doYermi di xpi partire : e ancora il conto è questo^ che cpiaiido si abbia a proTedere di soccorso j si procède di tutto quanto Êr bisogno. Partimmi in nome dèUa Santa Trinità la notte di Pasqua con li na^igli marcii. e miifToIenti, tutti fatti pieni di bncfai. Lassai uno il più triste li in Beleemi, con assai cose : in Bel Porto feci il simile. Non mi rimaseno salvo che due in stato delli altri,e senza barche, ne proidzione alcuna, per avère da passare sette mille miglia di mare e acqua; o morire in cammino îo con il povero figlio, e fratello, e tanta gente. Bespondano adesso questi tali, che soleno opponere e riprendere dîcendo : Perché non Êicevi tu cosi? perche non cola? perche non ti govemavi costi? Io li avèria voluti avère là in questa giomata. Io ben credo. die un'altra di altro sapere li aspetti : ovvero nostra fede è nuUa. A' tredici di maggio aggionsi nella provincia di Mago, la quai parte con quella del (iataio; e di quivi mi partii per la Spagnola. Navicai due di con tempo bono, il quai di subito mi si voltô contrario. Il cammino che io feceva era per disimbrattarmi di tanto numéro di isole, e non
iml>ar^z;&anni «eiUi: loro ba^i. Il m^r hrmo mi 4(epç .forza,.(io^e n^ii^: for^a rUjorâar^. addietro sejteasViçle. SprgettUn m^ isola^idove tre^n^cpre ip una fiata persi , e alla lai^zaiiotte , cbe pçir^va che Upaoïydo face^iiç; fii^^ , si ruppejtio.ie goniene ail' î^ltrQ.Diiviglia:: e £u maliraviglia cojne nontsi l*e^$ino in pezzi tutti due, perche 1' uno veniie addosi^ air alXro . caîi gra^idç, /imp^to , : Pio ne aiuto. Una a»cpra sokt fu quella che mi sostenne, 4a poi del Divino ausiUo. In ^apQ digiorni ,6, chi& era già fatto bonacoia nf l mare tornammo al aojstro viaggio cosi.çon.li na\îigli., tali cjuali erano, da.xermi màngiati, © tutti forracchjati perô più, cbe nm> panaro di axe; cfeie,faniiO il m^^lQ; ,<Q la gente fatta di çosi poco ariimo , .qhe c^iilksi era^o pemi,. Passai. non ijiQUpt ippanzi di quello.avea Êitto prin^a , doye.lafortUna;pilTitQFpo adîetro: ritornai nella medesima ispja àj? porto più sicuro, in capq di'Otto giomi tprnai alla via medesima. In fine di giugno aggionsia la^Baiçia, ^epipre eon vefljti trayersçypli^ eji Mvigliin peggion stato : çp^ tre.b.Qîiibe tii^ç. e çald^'e^ cpja tujtta fei gCA^e, non pot^yg^ reyinc^re l:acq^^^çbc ^jeH^ nave intrava, pç yi çr4 altî'a cura i^m^diq di .quq^to. M^ssimi nel qamipino per venire tutti^ fiata, ^p-^ prosii3[iandp alla Spagn'ola^ che spno 28 l^ghe; e
non . yprria avère cami»ciatp% L'altro naviglio
260 âJKUlIlCE.
scorse a trovar porto, qus&i annegato. lo volsi <x>ntrastare la volta del mare : il navîgiio si mi .annegô, che mii«icolosaiiiente Iddio mi mamio a terra. Chi crederà qiielk> che io scrivo? Dico che délie cento parte non ho una scritta in questa présente lettera ; délia quai cosa queUi che furcmo in mia compagnia lo testificaranno. Se a vostre maestà piace di farmi'grazia di soccorso un naviglio che passi di LXIIII tcwrielle, che sono botte con âoo quintali di biscotto, e alcuna altra provisione; basterà perportarmi me ecpiesta poyera gente a Spagna. Dalja Spagnola in lanaica già dissi che non vi sono cbe 28 le^e. Io non saria pero andato alla Spagnola, benchè li navigli fusseno stati boni, perché già dissi corne mi fii comandato da vostre maestà che non andassi in terra : se questo comandamento abbia giovato, Dio il sa. Questa lettera mando per via e mano dei Indii : grande inaraviglia sarà , se la aggionge. Del mio viaggio dico che* con me e in mia compagnia veniva cento e cinquanta uomini, fra quali vi erano- persone assai sufficienti per piloti e grandi marinari ; non pero alcuno puô dare ragione certa per dove ftimmo ^ ne per donde rrtomamroo. La ragione è -presta. Io mi partii disopra il porto del Brasil nominato nella Spagnola : non mi lasào la fortuna andare al
cammino cfce io voleva ; ânzi mi fu forza corrcre dove il venfo volse* In questo di eascai io molto infermo. Nessuîio aveva navicato verso quella parte. Cesso il vento e il mare di li a eerti giorni, e mutossi la fortuna in calma e grande corrente. Fui a battere in una isola, quale si dice de las Pozzas , e di li a terra ferma. Nissuno puo dare conto vero di questo, perche non vi è ragione che basti, perche sempre andammo c6n correnti, senza mai veder terra, tanto numéro di giorni. Seguitai la costa délia terra ferma : questa si assento e mi^uro con compasso e arte : nissuno vi è che dica di basso quai parte del cielo sia. Quando io mi partii da quivi per ve- . nire alla Spagnola, li piloti pensavano venire a mettere capo nella isola di S. Giovanni; e ci trovammo in terra di Mago , che vi sono 4oo leghe di più.dî quello loro giudicavano verso il ponente. Respondano, se sanno dove sia il sito diBeragna? Dico che non ponno dare altra ragione ne conto, salvo che furono a certe terre dove vi era molto oro, e certificaronlo : ma per ritornarvi saria bîsogno tornar a discoprirle corne di prima; che il cammino è ignoto. Un conto e ragione di astrologia vi è , quale è certissima, e non si puo errare. Chi la intende questo gli basti : a visione profetica si riassomi-
afo' APPEjriHCE.
gUa questor f^ navi délie Indie se non na^icaDO safvo che a poppa , non è per la loro malfeite2za, corne alcuBÎ rogliono, «è eziandîo per essere raolto grande. Li ccHrrenti- tenribili , iiisieme con il vento €he ivi occoire, fanDO che nissone navichino di altra sorte ^ perché in un giorno perderiano qnello die avessino guadagnato : ne anco eccettiio caravelle , ancora che siano latine e Portogallése, che per mali tempi si ■ de^engono alcuna volta sei e otto mesi in porto : ne è maraviglia , poichè in Spagna moite volte altrcttanto accade. .
La gente di chè ^rive papa Pio ^condo (*) , il sito e segnali ^di esse, si è parlato, ma non delli cavalli ; pettorali , freni di orb : ne è maraviglia alcuna ,* perche ivi le terre délia costa del mare non vî richiede cavalli , ma più presto pescatori; né io vuolsi restarmi a cercare'tali cose, perché andavà molto in fretta. In Cariai e in quelle terre dï sua giurisdizîone sono grandi incàhtatori e molto spaurosi ': averianmî dîâto qtianto avéssi s^puto addimandare, perché non vi fussî restato un'ora. Quando aggionsï, incontinente mi mandarono due fanciulle omate di
(*) Pie II publia un livre qui a pour titre : Cosmographia s eu historia rêrum ubiqiie gestarum loeorumque descriptio.
ricchi vestimenti : la più di ' tempo non saria di etÀ di anni undici , l'altra di sette; tutte due con tanta prattica, con tanti atti, e tanto vedere , che saria bastato , se fossero state put* tane pubbiiche vinti anni : portavanb con esse loro polvere di incantamenti, e altre cose délia loro artç. Come fiirono aggionte , commandai che fusseno adomate di nostre cose, e le mandai subito alla terra. Ivi vedetti una sepultura dentro nel monte grande come una casa , e lavorata Suttilmente con grande artificio, e un corpo vi stava sopra discoperto , quale guardan do dentro pareva che stesse : di altre arte mi disseno quivi essere di più eccellenza. Animali grandi e piccolî vi sono assai , e molto divers! dalli nostri :: fra li qualiio vi vedetti porci di forma spaventevole , che un cane di quelli di Irlanda non ardiva aspettarli. Gon ima balestra aveva ferito un animale , che proprio si rassomii^ glia a .gattomaimone , salvo che è.njolto più grande, e ha lafeccia come volto di uomo : avevalo passato da parte bltre con una saetta , co^ minciando dal petto fino la coda; e perche era ferocissimo , gli tagliai un pie dinanzi , che più presto parevano mani , e uno di dietro. Li porci vendendo questo cominciarono ad incresparsi, e fuggirono tutti con gran paura, vedendo il
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sangue di queiraltro animale. lo ^lando Tedctti questo, fecili buUare le vegare, certi animali che cosi le cliiamano^dove ello slaYajeapprossimandomi a lui cosi standoalla morte, e la saetta sempre nel corpo, gli botto la coda per b laUbri délia bocca, e gli amarro molto forte, e cod Faltra mano mi era restata lo pigbo dietro|la coppa, come a nemico. Lo atto cosi grande e novo, e bella campagna, e monteria ■*y mi fece scrivere questo a vostre maestà. Di moite forme di animali vi erano , ma tutti morono di diverse .malattie : vedetti animali di più sorte assai, lecmi , cervi , e altri animali scorsi quasi rassomiglianti , e cosi augelli volatili : vedetti galbne molto grandi : che le piume loro erano come lana, ne più né manco. Quando io andava per quello mare in pena e affîmno , in alcuni intro certa £uitasia nella testa che fussimo da costoro stati incantati ; e oggidi stanno in tal proposito. Trovai ancora altra gente che mangiavano uomini come noi altri mangiamo allri animali ; e questo è certo : la deformita delli loro visi e Êitteze lo conferma. Ivi dicono che vi sono grande minere di rame e torce di rame e altre cose lavo-
(*) Mânteria est un mot espagnol qui signifie un combat de bées sauvages.
rate saldate e,gittate avei da loro : e vi è ancora tutto suo apparecchio come di orefici. Ivi vanno vestiti ; e in quella provineia vedetti lenzuoli grandi di bombaso lavoratî di suttiiissimi lavori; e altri ne vedetti dipinti molto suttilraente con colori e pennelli, Dicono che nella terra a dentro verso il Cataio li lenziîoli loro sono tessuti di oro. Di tutte queste terre e délie cose diverse che in elle vi sono , per mancamento di lingua, non si puô sapere cosi presto. Li popoli benchè siano spessi, tutti hanno differenziata lingua , e tanto dico differenziata, che V unp l'altro non in tende più, chè noi ci intendiamo con quelli di Arabia : e a mio giudicio credo che questo sia nella gente che sta dietro alla Costa del mare , che è quasi come silvestre , ma non nella terra a dentro.
Quando discopersileindie, dissi a vostre maestà ché erano dell^ piii ricca signoria che nel mondo fusse : io dissi deJl' oro perle piètre preziose spezierie, e di tràtti fiere mercanzie e altre cose^ e perche tutte queste cosç cosi in un tratto non venneno a luce, fui scandalizzato : onde per questo castigo e ammonizione, adesso mi fa che non diea, ne scriva, salvo quello che io uditti dalli naturali délia terra. Di una ardisco dovere scrivere, perche molti rai sono testimonio, che
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io vedetti in queste terre di Beràgna maggior segnai di oro in due giorni primi , che non abl»a visto nella Spagnola in quatro anni : e ancora le terre di sua giurisdizlone non poriano essere più belle, ne più lavorate di quello che sono , ne le genti più codarde e di poco animo di 'quello che sono, ne il porto poria essere. megliore di quello chë è , e il fiume beUissimo , e più del mondo difensibile. Tutto questo è sicurtà e centezza di signoreggiare a' cristiani, con grande speranza di onore, e accrescimento délia sacra religione cristiana. E sappiano vostre maestà che il cammino per andarvi sarà cosi brève, corné andar alla Spagnola, perche questo ha da essene naVicato con vento di akra forma. Tanto vostre maestà sono -certi di es6ere signori* e patroni di queste terre, corne di Spagna e Granata. Sue navi che vi andaranno, porranno dire che vafiino a casa sua ; e di 11 cavaranno oro a^iJ Nelle altre terre, per avère oro, è forza fidarsi di uno di quelli salvatichi; o per avère di quelle cose che vi sono, conviene averle pier forza, e nonsenza grandissimo pericolo délia vita loro.
Le altre cose che io lasso di dire, già- dissi la causa. Kon dico cosi, ne mi afferme con il tridoppio di tutto quello che mai àbbia ditto ne scritto; e dico questa è la fonte,. dove io sono.
Appewdice. 267
Veneziani , Genovesi è tutte genti, che abbiano perle, piètre preziose e altre cose di valore, tutti li portano fino in capo del môndo per barattarle e vènderle , e fltialînënte convertirle in oro. Lo oro *è métallo sopra gli altrt eccellentissimo , e deir oro si fanno li* tesori,*e chi lo tiene fa e operia quanto vtiole ncl mando, e finalmente* aggionge a niandare le anime al paradiso; Li signori di*^ quelle terre del territorio di Beragna quando muoiorto sotterrano li corpi loro con quantooro che abbiano; e cosi è sua usatiza. A Salomone portarono in una volta seicento e cinquantasei quintali di oro, senza quello cbe portarono H marinari e mercatanti, e senza quello che pagarono in Arâbia. Un quintale pesa i5o lire. Di questo oro Salomône fece fiare* a 00 lancie e trecento scutiye fecesi fare un tavolato di oro, che gli aveva da stare. in cima loro , tutto di oro , adornato di molfe piètre preziose; e ancora fecesi fere di questo oro moite altre çose,.vasi grandi môlti adornati similmente di piètre preziose , riechissima cosa. Gioseffo de AnÛquitatibus' ludœorum lo scrive ; e ancora nel Paralipomenon^ e nreilibro dei re si scrive queslo. Gioseffo vole che questo oro si avesse nella isola Aurea appellata : la quai cosa se cosi fosse , dico che quelle minere délia Aurea sono le medesime che si con-
tengono con queete di Beragna; perché, come vi dissi, si allonga al ponente xx giomate, e sono in una distanza lungi dal polo, e anche dalla linea. Salomone compro tutto quello oro piètre preziose e argento damercatanti : vostte maestà lo ponno ad ogni sua requisizione far ricogliere , se gli piaçe, senzaalcuno pericolo. David nel suo testamento lasso tre mille quintali di oro dellc Indie isole a Salorhone , per aiutar ad edificare il Tempio ; e , secondo scrive Gioseffo , David era di queste medesime terre , e €osi si legge. Gerusalemme e il monte Sion, come si scrive, ha da essere reedificato per mano di cristiano. Chi ha da essere questo? Dio per bocca del profet^ nel decimo quarto salmo cosi lo diee. Lo abate loachim disse che questa personaaveva da essere di Spagna. Santo Geromino a quella santadonna gli mostro il cammino per doverlo fare. Lo imperatore del Cataio già molti giorni domando e fece gran cosa per avère uomini intelligenti, che gli insegnassino nella fede di Cristo. Chi sarà coluî che se li offerisca" a Éairceli avère? Se Iddho mi porta con bene a Spagna , io prometto a vostre maestà, e mi obbligo condurceli io, con V aiuto di Dio, sani e salvi : e coà lo mettero in opéra, come lo dico.
Questa gente quale è veîouta con me , quella
che è ritornata ha passato grandissimi stenti e pericoli délia loro vita : domando di grazia a vostre maestà che si facciano pagare incontinente, a causa che sono poveri, e che secondo la lôro condizione vostre maestà gli facciano qualche grazia , accio un altra volta abbiano a servire a vostre maestà di bon core ; che a mio giudicio a quanto credo , gli portanale naegliori novelle che mai portasse uomo in Spagna: Lô oro che aveva il signore di Beragna, benchè secondo informazione fusse molto, e ancora delU suoi sudditi e terre circonvicine , non mi parve doverglielo torre per via di latrocinio ; ne ancora non era servizio di vostre maestà di pigliarlo per via di robameoto. Il buon ordine évitera scandalo e mala £ama di vostre maestà; e con bon modo affatto il cavaremo , e lo fei^emo ritornare al tesoro di vostre maestà , che non vi mancherà grant) , per quanto che '1 sia grande quantità. Con un mese di buon tempo io avria finito tutto il mio viaggio, e per mancamento di navigli non volsi stare ad aspett^re per tornarvi : ma per ogni cosa , che in servizio sia di vostre maestà, mi offero,-e spero in quello onnipotente Iddio, che mi fece, dandomi sanità, trovare cose e vie ascondite, délie quali vostre maestà con tutta la cristianità »6 ne allegraranno e farranno festa meritamente.
lo credo che vo&tre maestrà ^i dqlibano. arrie«rdare, cheiovplev^ferfis^re certi n^vigli di ,iM>Ta forma; opia la brevità del tempo non uû lasso, perche io già aveva visto quellp gli d'à bisogpo per. vi dovere navicare , per rispetto che iyi spno altre sorti di ^are e venti, ^e^ a Dio placera^ }o metteremo in opéra, corne sia a^ionto, piacèndo a vostre maest^ ^ i
Io ho «in più estimas^ione questa &ice;ada di que$J:e terre. C; minière con questa scala e si^oria,che tutto i'^ltro chçho fettp.uelle Indie isole. Non è figlio questo per dar a nutrine a matrigna*» Pella Spagnola, delja Paria, e délie altre terre non me ne arricordo mai ^ che leJacrime non mi cadano dagli occhi. Credevami io che lo.eseQipio di queste dove^^e? essore per queste altre. Al içojatrario lorp staupo con la bocca* in giuso , benchè non muoiono, La infermità è Jncurabile, o moUo longa. Chi fii causa di questo vaotg^ adesso , se puo , o se sa, a cur^rle. A discooaporre ogmino è maestro; ma a compQare^pojchi maestri vi isi trova. I^e grazie e aocrescjjmenti sempre si soghono dare a chi ha posto il corpo e la vita al pericolo; ne è ragione che phi è stato taçto contrario in questa aegoziazioi^e le godano , ne ^uoi eredi. Quelli che si fuggirono délie Indie per fuggir fatiche , dicendo maie di loro e di me.
tornarono con çoir^missiojai; e cosi acj^so si ordinava di Beragna;.* malo ^sentipiQ;, e senza utile di questa impresa. E per.cipetto délia giusti?;^ia diel monda , questa paura con altri cs^si a^sai , mi fece; e cojastrinse domjandare di gracia a YO|stre qaaestà, chie anzi ch^, io venissi a. discoprire queste i^ole et tçrre ferme , me le volessinp a me lassare goveri^are^in sijo nojwe reale. Piaequeli, e mi fu coppesso con. priyilegio e assento, e con $igiUo ,e giuramçnto :. e mi intitolarono di vice ye admirante e governatore générale del tut^o, e flai nssegnaronp il termiAO sopra la isola delli Astori çento legbe, e quelle del C^ipo Verde, çhe passanp di polo a poloper linea : edi questo e di, tutto quellQ.cbe.ogni di si discoprisse : e mi diedeno ancora . potere amplo , come la scrittura parla. ' Altr,o n^goziç fc^pio^is^imo sta con li bracci ^perti cfa^amando : Forestiero è stato fin adesso. S^l^tianni stettiio in çqrte di vostre maestà , cliea quanti di qu^st^ .impf esa si parlaya , tutti ad una yope diceano cbe eran ciançe e pataraggie (*) : al présente ^fino li sartori e calzolçiri dpmandano di gra;fia a.vp^tre ];nae^tà per (discoprire terre. È da criftdere cbe vanno asçaltando : e se
(*) Patarùggte^ mot qui dérire de l'espagnol /?«frtf/ï«^ , et qui si^ni&e plaisamerie, raillerie , etc.
vostre maestà gli concedono che, con moho pregiuçlicio délia imprega e del mio onore, recuperino cosa alcuna; buona cosa è dare a Dio il suo, e a Cesare quelle gli appartiene : e qiiesta è giusta sentenza, e di giusto principe. X.e terre che obbediscono e cognoscono vostre maestà per suoi superiori di queste isole sono più, che tutte le altre de' cristiani, ricchissime, da poi che io per Divina volontà più presto , che per sî^pere, le ho poste sotto la sua^realç e alta signoria; e pcfete dico in termino per avère vostre maestà di. esse grandissime intrate. Alla improvisa aspettando io ta nave per n»e dômandata a. vostre maestà per venire al suo alto consj)ett6 , con vittorie e grande nove di oro e di diverse ricchezze, molto allegro e sicuro tenendomi essere; fui preso e messo in un naviglio con due fratelli , caricato di ferri , nudo in corpo, con molto maie trattamento, senza* essere chiamato, ne ancora vinto per giustizia. Chi vorrà credêre che un povero forestiero si avessevoluto alzarsi in tal luogo contro vostre maestà, çenza causa , e senza braccio alcuno di altro principe? Massimamente essenflo io solo in ihezzo tutti questi , che con mi erano , suoi vassalli e naturali di regni di vostre maestà : e ancora avuto rispetto che io teneva tutti li figlioli
iniei in sua rcal corte. lo venni a servira vostre maestà di tempo di anni 28 , e adesso non ho capello che non sia canuto , il corpo débile e infermo e tutto danato. Quanto io aveva portato con me, da costoro mi fu tolto ogni cosa a me e miei fratelli, fino il saio; s^iza essere ne udito ne visto, con grande mio disonore. E da credere che questo non si facesse per suo reale mandamento : e se cosi è , corne dico , la restituzione del mio onore e de' miei danni , e castigamento a chi lo ha fatto , faranno vostre maçstà sonare per tutto il mondo : e altrettanto di coloro che mi hanno rubato le ricchezze , e mi hanno fatto datmo nel mio almirantado.
Grandissima fama e virtù con esempio sarà a vostre maestà : se questo £ainno , e restera in Spagna e in ogni altro luogo gloriosa memoria di loro , come aggradevoli e giusti principi. La intenzione bona e sana , quale sempre ebbi al servire di vostre maestà , e il disonore e remerito tanto disequale, non dà luogo ail' anima che taccia, benchè io voglia : délia quai cosa domando a vostre maestà perdono.
Io sono restato cosi perso e disfatto. lo ho pianto fin qui per altri, che vostre maestà gli abbiano misericordia. Pianga adesso il cielo , e
pianga per me la terra nel temporale , che non
ho solo una quattrina , per far offerta in ^irituale* lo sono restato qua nelle Indie isole déûk forma che ho sopra ditta , isolato , in gran pena e infenno , aspettando ogni di la morte , e circondato da innumerabili selvaggi pieni di cru^ delta e nemici nostri ; e cosi lungi da Sacramenti délia Santa Madré Chiesa, che credo si smenticherà questa anima, se del Corpo esce fuora. Pianga per me chi ha carita verita o giustizia. lo non venni a questo viaggio a navigare per guadagnare onore ne roba : questo e certo , perché la speranM era del tutto già persa ; ma vi venni per servire a vostre maestà con sana intenzione e bon zelo di carità : e non mento. Supplico a vostre maesta che, se Dio vuole che possa di qua salirmi, che mi vogliano concedere e abbiano per bene che io vada a Roma e altre peregrinazioni. Cui e vite e alto stato la Santa Trinilà conservi e accresca. Data nelle Indie nella isola di lanaica a 7 di iulio del 1 5o3 (56).
APPENDICE. QnS
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