‹ Histoire de la Compagnie de J©♭sus en FranceChapitre 431 sur 457 · LETTRES DE JUSSION DU 9 OCTOBRE · texte numérisé non relu

LETTRES DE JUSSION DU 9 OCTOBRE

« Françoys par la grâce de Dieu Roy de France, à nos amez et féaulx conseillers les gens tenans nostre cour du parlement de Paris, salut et dilection.

Encorés que feu nostre tres honoré seigneur et pere, le roy dernier décédé, que Dieu absoulle, et nous, vous ayons par plusieurs nos lettres patentes mandé procéder à l'émologation des bulles octroyées et accordées aux religieux prestres et freres de la compagnie de Jésus par les papes Paul el Julles dernierement décédés, néantmoings vous avez jusques à présent différé d'y procéder sous umbre de quelques advis sur ce donnés, tant par nostre ami et féal conseiller, l’'évesque de Paris que par la faculté de théologie, cy attachés soubs le contresel de nostre chancellerie, lesquels advis ayant faict voir par aulcuns des gens de nostre conseil privé et congneu qu'ils sont fondés sur ce que l'on prétend lesdites bulles contenir quelques choses préjudiciables aux Concordats et aux droits épiscopaulx et parrochiaulx, à quoy ainsi que nous ont remonstré aulcuns de ladite société, ils n’entendent

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auculnement préjudicier, comme aussi par la visitation qu’avons faict faire desdites bulles, il ne s'y treuve aulcune chose contraire, et sachans le grand fruict que la dicte compagnie a ja faict en plusieurs endroicts de la chrestienté, où elle a esté reçue et establie, où nous sommes advertis qu'il se nourrist ung si bon nombre de gens doctes, savans, et qui pour estre comme des prestres séculiers peuvent plus aysément aller en pays estrangers et mesmes es lieux qui n’ont encores recu la foy et religion chrestienne, ou qui se sont séparés de l'union de l’église, que cela nous faict singulierement désirer, ayant ce siecle plus de besoing que n’eurent oncques les précédens d’avoir nombre de gens de bien, zélateurs de la foy catholique et qui incessamment preschent, admonestent et instruisent, que ladite compagnie soit reçue en nostre ville de Paris et aultres endroicts de nostre Royaume pour l'espérance que nous avons que le fruict qu’elle y fera, passera de beaucoup les inconvénients et incommodités portés par lesdits advis de l’évesque de Paris et de la faculté de théologie, auxquels d’aultre part, s'ils adviennent, il sera aysé de pourvoir par les évesques et prélats, lorsqu'ils résideront dans leurs dioceses, ayant l'œil, comme ils doibvent avoir, à toutes choses qui touchent l'instruction et édification du peuple.

À ces causes et aultres bonnes raisonnables considérations à ce nous mouvans, nous mandons, ordonnons, enjoingnons tres expressément ceste fois pour toutes, que sans vous arrester auxdits advis, vous ayés à passer outre l’émologation, vérification et interinement desdites bulles en faisant du contenu en icelles jouyr lesdits freres de ladite compagnie de Jésus, tant en nostre ville de Paris que en tout nostre royaume, sans y faire aulcun refus ni difficulté, ni qu'il soit besoing vous faire sur ce entendre plus amplement nostre intention, car lel est nostre plaisir, nonobstant que par les lettres de feu nostre tres honoré seigneur et pere il soit seulement parlé d’ung college de ladite société en nostre dite ville de Paris et quelconques oppositions, lettres, ordonnances, mandements ou deffense à ce contraires. »

Donné à Saint-Germain-en-Laye, le neufviesme jour d'octobre, l’an de grâce 1560 et de nostre regne le deuxiesme

Pour le roy Monseigneur le cardinal de Lorraine présent de L’Aubespine.

(Gallia, Epistolae ad Generalem, t. I, f. 132). Discours DU PÈRE LAINEZ À Potssy.

(15 62) JHS

Madama, ancorche il Pelegrino non habbi a essere curioso nella republica d’altrui, tamen perche la fede non è di particulari nationi,

ma universale, e catholica, non mi pare inconveniente proporre a V: M" quelche incorre, tanto parlando in generale di quelche qui si tratta, come in particolare, respondendo ad alcune obiectioni fatte da fra Pietro Martire, e dal suo collega. Et quanto al primo per quel ch'io hù letto e si è visto sempre per esperienza, mi pare cosa molto pericolosa trattar con persone, che escano fuor della chiesia, ne senürle; perche come l’ecclesiastico dice : Quis miserebit incantatori a serpente percusso, et omnibus qui appropiant bestiis?..… Quelli adunque che escano della chiesia si chiamano nella Scriptura serpenti, e lupi in vestimentis ovium, e volpi accio intendiamo, che bisognia molto guardarsi da loro, specialmente per la loro fintione, laquale sempre hanno usato, come per essempio li Pelagiani, liquali negavano il bisogno della gratia de Iddio e tribuivano alla natura le forze che non haveva, costretti da superiori confessavano essere necessaria la gralia, e poi nelli cantoni dicevano alli soi che per la gratia intendevano la natura, quale gratiosamente ci era concessa da Iddio. Altri ancora negavano la resurrectione del corpo, e dicevano che sola l’anima risuscita, quando si giustifica; dapoi dimandati se credevano di resuscitare, dicevano di si; et interrogati apresso di resuscitare in questa carne, rispondevano di si; e poi dichiaravano il suo senso, il quale era che l’anima essendo in questa carne risuscitata quando si giustifica ; e cosi si potria dire d’altre particolari sette; et in universale tutti vengono in questo, che confessano tutti la chiesia catholia, e li ministri di essa e l’authorità delle scripture, almeno d’alcune; e tutti fanno loro istessi chiesia catholica et li soi ministri legitimi ministri; et il senso loro delle scripture senso catholico; et tamen la verità à che la chiesia loro, ministri, e senso ch’ inpongono alle scritture, ne sonno Catholici, ma simie delli catholici, e perd bisogna a chi gl'ascolta aprire molto gl’ occhi per evitar’ li pericoli. Perilche, Madama, mi occarreva representare a V? M‘ doi remedii, l'uno mi par buono, l’altro manco malo. Il 1° è che intendi V* M“ che ñon spetta a lei, ne a prencipi temporali trattare le cose della fede, perche non hanno l’autorità oltre che non sogliono comunmente occuparsi nelle sottilità e minutià di quella, et 6 ben consentaneo che tractent fabrilia fabri; tocca adunque alli sacerdoti trattarla; e perche le cose della fede sunt causae majores, tocca al sommo sacerdote, et al concilio generale definirle, il quale essendo al presente aperto, non par conveniente, ne legitimo far simili congregationi : e pero li Padri congregati nel concilio basiliense, determinarno che durante il concilio generale, e sei mesi prima, non si facessino i concilii particolari. Adonque il migliore remedio è, che. V* M‘ indrizzi castoro al concilio, perche là convengano huomini dotti di tutti le nationi, e quelche è piu, c’è l’assistenza infallibile del Spirito Santo, laquale qui non ci possiamo permettere (sic), e S. Santita non mancherà di darli salvo condotto et ogni sicurtà necessaria. Se adunque vogliono essere ammaestrati, come dicono, la si potrà fare molto meglio; ma per dire il vero, io non credo che pretendono essere ammaestrati, anzi ammaestrare, e spargere il suo veneno; perche in luoco di udir gl’ altri, fanno prediche, che durano un’ hora, e mezza etc. Il secondo rimedio,

non buono, ma manco malo é, che gia che per usarli misericordia, e-charità, e per guadagnarli, vuole V* M‘“ che si disputi, si facci questo solamente in presentia di persone dotte et essercitate, dellequali non sia pericolo che s’infettino, ne convinchino, anzi siano atti a convincer’ loro, et ammaestrarli, et in questo modo s’escusaria V: M“ e questi Ill Signori di fastidio, et la cosa saria piu sicura.

Quant’ al secondo, che è rispondere ad alcune obiettioni; vedo bene che non è necessario, perche, per gratia del Sig” Ill° Cardinale di Lorena specialmente, et ancora gl’ altri dottori gl hanno risposto suffitientissimamente, e non solo risposto, ma in molte cose convinto; perche in vero, Madama, in quella cosa della missione loro gl’ hanno fatto sudare : e similmente quanto a quello che dicano che non si hà da credere cosa, che non si pruovi per la parola espressa d’Iddio : e perù io dico brevemente : E prima quanto a quello che dicano delli nostri vescovi, che si fanno per simonia, e per non sonno legitimi, oltra quello, che è risposto e ben risposto, dico, che se pure fosse alcuno, il quale re vera fosse simoniaco, quantunque in presentia d'Iddio sia malo, e reo, e non sia entrato per la porta, tamen quanto a noi, e quanto alla chiesia, quae non judicat de occultis, è legitimo, insin’ à tanto che in foro exteriori è convinto e declarato tale; et il

. S° Dio, quanto all’ amministratione delli sacramenti, e quanto alla dottrina, fà per mezzo di esso quelche per li altri legitimi; perche la prelatione è gratia che si dà in utilità degl’ altri, aiquali non imputa il S° il peccato occulto del ministro. Quanto à quel che diceva fra Pietro Martire, che saria meglio che li populi eleggessino, come si faceva anticamente, oltra che in questo dimostra che non viene per essere .ammaestrato, ma per dar legge, direi che come si vede per esperienza, sonno state chiare [varie] forme di eleggere, et in tutte sonno entrati abusi; perche per dare uno essempio del Papa, è chiaro che qualchevolta l’elettione si faceva dal clero, e populo romano, poi dal clero solo, come si fà anche hoggi, et in Alemagna nella elettione de vescovi e poi delli imperadori come si fà hoggi delli vescovi in Francia e Espagna delli Rè, e tamen in tutti questi modi con il tempo sono entrati abusi come si è detto, perche non meno si possono corrompere molti della moltitudine delli elettori, che un pre[njcipe. E cosi potria entrar la simonia di modo che l’argumento di quella tanto stringe contra loro, che vogliono che la moltitudine elegghi, come contra coloro, che vogliono che elegghi il rè, il quale, come à stato detto, hà il consenso dei populi.

Quanto agl’ altri argomenti che faceva fra Pietro Martire della loro missione, cioè che gl’ apostoli, e li propheti senza impositione de mano havevano predicato, e per la necessità la moglie di Moyse circoncise suo figluolo (sic), e per quella medesima puû un Turco battezzare uno che si vuole far christiane ; e cosi loro fanno per là necessità legitimamente, etiam che non sieno mandati d’altri superiori, hè habbino l'impositione delle mani. Primieramente mi maraviglio che si comparino alli propheti, et agli apostoli, perche quelli, oltra la vita, furono mandati immediate da Iddio, il quale non è astretto ad imponere le mani a suoi ministri e puû dare l’effetto del sacramento senza

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