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PROSE ANCIENNE

Noiavemo pagata pervoi, per vostre lettere, a Cambino Bonizzi e a Paganello Benciveuni e alla moglie di Diolajuti Montieri quella quantitade délia moneta che ne maiidaste dicendo. lu altre lettere v'avemo iscritto il parère nostro di quelle che volemo che per ugnanno si faccia per noi in Iiighilterra e in Iscozia sopra la coglietta, e ancora in lane di magioni. Nostro intendimento si è di volere che si faccia 200 sacca di lena coglietta tra in lughilterra e in Iscozia, in quelle luogora che più utilitade credete che si ne possa fare.

... Sopra '1 fatto délie saje di Luja non fae mestiere più di scrirere , ch' assai vi n'avemo scritto per altre lettere ; ed è nostro intendimento che, quando avrote questa lettera, quelle che rimandare ci dovete per ugnanno, ci avrete riniandatein Fiandra.

Quelques chapitres de la Compagnie d'Or Saint-Michel, à Florence, sont du 18 juin 1297 :

Anche ordiniamo che, conciossiacosachè, per cagione del mercato del grano e per altre cose che si fanno uella detta piazza sotto la loggia, la tavola di messer Santo Michèle si impolveri et si guasti, li capitani siano tenuti di farla stare coperta acciô kessi (che si) conservi nella sua hellezza et non si guasti. Salvo kel sabbato dipo' nona, disfacto il mercato, la debbiauo fare discoprire et stare discoperta per tutto il di de la domcnica, e cosi si faccia per le feste soleuue che mercato non si faccia. Che non si mostri, overo si scuopri la figura di detta nostra donna senza torchi accesi.

Dans leStafuto di parte guelfa de 133.5, publié naguère par Bouaini, le chap. xxxvii porte :

Accio che li statuti eziandio a layci siano manifesti, proveduto è

che due volumi di statuti presenzialmente si facciano; uno per lec-

tera, e l'altro in vulgare. Il quale statuto in vulgare stare debbia

nel palagio de' capitani, legato al desco del notajo con una cate-

nella , sicchè continuamente si possa leggere et vedere.

Ainsi, dès cette épofjue, la langue vulgaire s'écrivait a Florence;

dans l'année 1293, Tizio dit même que les statuts des tailleurs de

pierre de Sienne materna Ihirjua édita sunf, ad ambiguitates tol-

lendas.

Frère Guittone d'Arezzo, blâmé par Alighieri, perchènon si diede mai al vulgare cortigiano, devrait nous offrir un bon témoignage de l'idiome de ce temps. Le jugement d'Alighieri et les amplifications de Perticari (i) ont fait à Guittone une réputation bien inférieure à

(1) Perticari s'appuie entièrement sur les arj^uments et l'opinion de M. Raynouani;

5^22 GUITTONE d'AREZZO.

celle que méritent ses œuvres ; ces deux sonnets en sont la preuve :

Quanto più mi distrugge il meo pensiero,

Che la durezza altrui produsse al moudo,

Tanto ognor ( lasso ) in lui più mi profondo,

E col fuggir délia speranza , spcro.

lo parlo meco, e riconosco invero

Che mancherô sotto si grave poudo :

Ma'l mio fermo disio tant'è giocondo,

Ch'io bramo, e seguo la cagion cli'io pero. Ben forse alcun verra dopo qualch'anno,

Il quai leggendo i miei sospiri in rima(l),

Si dolerà délia mia dura sorte :

E chi sa, che colei, ch'or non mi estima,

Visto con il mio mal giuuto il suo danno,

Non deggia lagrimar délia mia morte ?

Donna del Cielo , gloriosa madré

Del buon Gesù, la cui sacrata morte,

Perliberarci dalle infernal porte,

Toise l'error del primo nostro padre ; Risguarda amor con saette aspre e quadre

A che strazio n'adduce ed a quai sorte :

Madré pietosa, a noi cara consorte,

Ritranne dal seguir sue turbe e squadre. Infondi in me di quel divino amore

Che tira l'alaia nostra al primo loco,

Si ch'io disciolga l'amoroso nodo.

Cotai rimedio ha questo aspro furore.

Taie acqua suole spegner questo foco,

Corne d'asse si trae chiodo conchiodo.

Nous avons de ce Guittone, sur des sujets moraux, quarante lettres, dans lesquelles, au milieu de formes vieillies et de constructions lourdes ou grossières, on rencontre parfois le pur italien ; ainsi , au lieu de le mépriser, il faut répéter , au sujet de cet écrivain, ce que Tullius disait de Catou : Ântiquior est hujus sermo, et quxdam horridiora verbci; îta enim tnm loquebantur.

Lettera V. — Soprappiacente donna, ditutto compiuto savere, di pregio coronata, degua mia donna compiuta ; Guitton, vero

mais cette opinion a été répudiée par tous ceux qui, plus tard, se sont occupés de l'origine des langues romanes, surtout M. Ampère, Formation de la langue française, chap. m, p. 23-34,- Ed. du Mébil, Introduction à Flaire et Blcatceforf; Faukiel, Leçons sur Dante et les origines de la littérature italienne. (<) Pétrarque s'en est souvenu, comme Dante a imité la lin du suivant.

GUITTONE D'AREZZO. ri23

devotissimo fedel vostro, diquanto il vale e puo, umilmeuîe se

medesimo raccomauda a.voi.

Gentil niia donna, l'onnipotente Dio mise invoi si maravigliosaniente compinieuto di tutto bene, che maggiorniente sembrate angelica criatura cbe terreaa, in detto e in fatto e in la sembianza vostra tulta, che quanto uomo vededi voi, sembra mirabil cosa a ciascuno buono conoscidore. Perché non degni fummo che tanta preziosa e nobile figura corne voi siete abitasse intra l'umana generazione d'esso seculo mortale ; ma credo che piacesse a lui di poner vo'tra noi per fare meravigliare , e perché fuste ispecchio e miradore ove si provedesse eagieuzasse ciascuna valeute e piacente donna e prode uomo, schifando vizio e seguendo vertu. E perché voi siete diletto e desiderio e pascimento di tutta gente che vi vede e ode, or dunque, gentilemia donna, quanto il Siguor nostro v'ha maggiorniente allumata e smirata a compimento di tutta preziosa vertute, più ch'altra donna terrena, e cosl più ch'altra donna terrena dovete intendere a lui servira e amare di tutto corale amore , e di pura e di compiuta fede. E perô umiliatevi a Lui, riconoscendo ciô ch'avete da lui ; in tal guisa cio che l'autezza (altezza) deU'animo vostro, né la grandezza del cuore, né la beltà, né'l piacere dell'onorata persona vostra non vo'faccia obliare, né mettere a non calere Lui che tutto cio v'ha dato ; ma ve ne caglia tauto , che'l cuore e'I corpo e'I pensier vostro tutto sia cousolato in Lui scrvire, acciocchè voi siate in uella corte di paradiso altresi maravigliosamente grande corne siete qui fra noi ; e perché l'onorato vostro cominciameuto e mezzo, per preziosa fine vegna a perfezione di compiuta laude. Ché troppo fora periglioso dannaggio, e perta {perdita) da pianger sempre mai senza alcun conl'orto, se per difetto vostro voi falliste a perfetta e onorata fine (1).

Pensées, expressions, tout est convenable ; avec la suppression ou la modification d'un petit nombre de mots , il reste un italien bon et pur, au milieu duquel on peut se mouvoir sans broncher.

Mais écoutons-le quand il élève la voix et parle avec cette ferveur qui exaltait les Italiens toutes les fois qu'il s'agissait de la patrie :

Lettre XIV. — Infatuati miseri Fiorentiui ; uomo che di vostra

perta perde, e dole di vostra doglia, odio tutto a odio, e amore

ad amore eternalmcnte.

La pietosa e lamcntevole voce del periglioso vostro e grave infer-

mo {l7)fermifà)per tutta terra corre lamentando la maliziasua grande,

unde ogni cuore benigno fiede e fa languire di pietà... ^edetevoi se

(I) "Non puoi fallire a glorioso porto,» a dit Daiile.

524 GUITTONE D'AREZZO.

vostra terra ècittà, ese voi cittadiniuomiiiisiete. E doveto sapcre che non città fa già palagi, ne rughe belle, ne uomo persoua bella, uè drappi ricchi ; ma legge naturale, ordinata giustizia e pace e gaudio intendo che fa città ; e uomo, e ragion et sapienza e costumi onesti e retti beue... Corne città puô dire ove ladroni fanno legge, e più pubbrichi (pubblicani) islaimo che mercatauti? e ove signoreggiano micidiali , e non pena ma merto ricevono dei micidj ? e ove sono uomiui divorati e denudati, e morti come in diserto? O reina délie città , corte di dirittura, scuola di sapienza, specchio di vita e forma di costumi, li cui figliuoli erano régi regnando in ogni terra, e erano sovra degli altri; che divenuta se' non già reina ma ancilla, conculcata e sottoposta a tributo!... O che temenza ha ora il Perogino non gli togliate il lago? e Bologna che non l'alpe passiate? e Pisa de! porto e délie mura?... O miseri, miserissimi disdorati, ov'èl'orgoglio e la grandezza vostra, che quasi sembrate una novellaRoma volendo tutto soggiogare il mondo!...0 miseri, mirate ove siete ora, ebenconsiderateovesareste, se fustevi retti ad una comunitate. Gli Pvomani soggiogaro tutto il mondo ; divisione tornati halli n neiente quasi... r^on arditeora di tenere leone, che voi già non pertene; e se'ltenete, scorciateo vero cavate a lui coda edenti e unghi, e'I depelate tutto, e in tal guisa potrà fîgurare voi... E se loco a guerra reputate alcuno, non è città ma aipi, ove alpestre e selvaggi si sogliano trovare uomini come fere. IMa alla gran mattezza de' cittadiui , alpe son città fatte, e città alpe. Isbendate oramai, isbendate vostro bendato viso ; voi a voi rendete, e specchiate bene in voi istessi , e mirate che è da guerra a pace ; e ciô conoscerete ai Irutti loro. Oh che dolci e dilettosi savorevili frutti gustati avete già in uel giardino di pace ; e che crudeli e amarissimi e venenosi in nel deserto di guerra !... Non onore, non prode, non onta ne danno alcuno hauno vostri vicini, che non voi in comune abbiatene parte. Chi sou vostri vicini ? non son nati di voi, e voi di loro ?... Ingannati siete se mantenete lo giuoco lungameute; che fmalmente voi essi consumerete ed essi voi , come dei barattieri l'uno consuma l'altro al giuoco giucando lungamente... E perô non s'infiuga alcun uomo di scampare li suoi a se. Non dican no : Non è m/ofatto, chè suo fatto e ben taie ogni fatto. Buono spendere è dauajo che soldo salva, e buono sostener maie che toglie peggio; e nioneta con angostia non poco costa a voi conquistare la vostra infermitade, e non meuo vi Costa a mantenerla. E che mattezza maggiore, che sollicito e largo essere uomo in accattar maie, e uegrigente e scarso bene acquistando ? Vinca, vinca, ormai saver mattezza ; e se non pietate ha l'un di voi dei mal grave dell'autro, aggialo almeu dei suo, e per amor di se partasi dal maie.

On ne connaît pas d'une manière certaine l'époque à laquelle

GUIDO GUINIGELLI. 525

écrivit frère Guittone ; mais à coup sûr Sébastien Ciampi se tronipt', lorsqu'il suppose que ses lettres furent écrites en latin, puis traduites en langue vulgaire. Nous croyons pouvoir affirmer que leur lecture modifiera beaucoup le jugement qu'en ont porté les rhéteurs; loin de lui reprocher, à l'exemple de Dante, une excessive vulgarité, nous l'accuserions, au contraire, d'avoir trop étudié son style, au lieu de s'abandonner à la langue qu'il parlait , et dans laquelle des marchands et des artisans de son temps écrivaient avec une si grande naïveté.

Chaque jour verra se fortifier l'opinion qui le compare à Guido Guinicelli, de Bologne, appelé moAv>«mo par Dante, et tel que / suoi detti sarebbero cari quanto durasse Vuso moderno. Il mourut exilé en 127C. Voici quelques morceaux de ses poésies ;

Al cor gentil ripara sempre Amore Siccome augello in selva a la verdura ; Non fe Amore anzi che gentil core, Ne gentil core anzi che Amor natura (1). Ch'adesso (2) com'fu il sole, SI tosto lo splendor suo fue luccnte, Né fue davantial sole :

E prende Amore in geutilezza loco, Cosi propriamente Com'il calore in clarità del foco.

Sonnets.

Uomo ch'è saggio non corre leggiero,

Ma pensa e guarda come vuol misura ;

Poi ch'ha pensato, ritien suo pensiero

lu fino a tanto che'l ver l'assicura.

Non si debb'uomo tener troppo altero,

Ma dee guardar suo stato e sua natura :

Foll'è chi crede sol veder lo vero,

E non crede che altrui vi pogna cura.

Volan perl'aer augei di strane guise,

Ed hanno in lor diversi operamenti,

Né tutti d'un volar, ne d'un ardire.

Dio in ciascun grado sua natura mise,

E fe dispari senui e intendimenti ;

E pero ciô ch'uom pensa non dee dire

(i)Le Politien ilit :

Amor non vien se non da gentillezza, Ne gentilezza rej^na sen/'amore.

(2) A peine, aussitôt, au moment même. Alighieri a dit : Enoi venimrao al lir'ind'albero adesso.

lo vo'del ver la mia donna laudorc,

E rassembrarla alla rosa ed al giglio;

Piii che Stella Diana splende e pare;

E ciô che lassù è bello, a lei somiglio. Verdi rivere a lei rassenibro e l'a're,

Tutti i color di lior giallo e vermiglio,

Oro ed argento, e ricche gio' preclare (i):

Medesmo Amor per lei raffina miglio.

Passa per via si adorna e si gentile,

Cui bassa orgoglio, e oui dona salute;

E fal (2) di nostra fè se non la crede. E non le pub appressar uom che sia vile ■

Ancor ve ne diro maggior virtute,

NuH'uom puô mal peusarfmchè la vede (3).

Ouesto, qui vivait encore en 1301, était aussi de Bologue; voici un sonnet de lui :

Ragione e vediniento de' avère

Qualunque è posto per sentenzia dare,

E con discrezione provedere

Quai ch'è d'assolver e da condannare ; Giusta bilancia in sua mano tcnere,

E tanto giustamente bilanciare,

Che bilanciando non faccia parère

Lo piombo più che l'auro discarcare.

Pero, messeri, aggiate providenzia;

Prezzo non vaglia ; ne odio ne amore

Kon vi diparta délia dirittura.

Chi contra d'uomo giusto dà sentenzia,

O salva lo più iniquo peccatore,

E Dio n'offende, e disouor non cura.

J'ai trouvé dans la bibliothèque du Vatican un recueil de poésies antérieures à l'année 1300, sous la forme de prose et d'un style grossier, mais dont plusieurs n'ont été citées ni par Allacci ni par Valeriani : François Massi en a publié quelques-unes dans un Sagrjio di rime il/ustri inédite del secolo deciterzo-^ Rome, 1840. Je vais rapporter quelques-uns des meilleurs sonnets,dont le premier, [xicotnpiuta Donzella di Firenz-e, n'a été mentionné, que je sache, par aucun écrivain :

(1) Pour acre et gioje.

(2) Loj'a; le convertit à noire religion, s'il est mécréant.

(3) Alighieri a dit :

Ancor le ha Dio per maggior grazia dato Che non puo mai linir chi le ha parlato.

Lasciar vorria lo moudo, e Dio servire,

E dipartirmi d'ogni vauitate,

Pero che veggo crescere e salire

Mattezza, villania e falsitate, Ed aucor senno e cortesia morire,

E lo fin pregio, e lutta labontate;

Ond'io marito non vorria ne sire,

Tsè stare al mondo per mia volontate.

Membrandomi che ogni om di mal s'adorua,

Di ciaschedun con sorte disdegnosa,

E verso Dio la mia persona torna.

Lo padre mio mi fa forte pensosa ,

Che di servire a Cristo mi disdorna,

Nonsaccio a cui mi viiol dar per isposa.

Le suivant est de Chiaro Davanzati, contemporain de frère Giàttone :

La risplendente luce quando appore

In ogni scura parte dà chiarore.

Cotanto ha di virtute il suo guardare ;

Che sopra tutti gli è il suo splendore. Cosi madonna mia face allegrare

Mirando lei chi avesse aicun dolore ;

Ed essa lo fa in gioja ritornare ;

Tauto sormonta e passa il suo valore.

E l'altre donne fan di lei bandiera

Imperadrice d'ogui costumauza ,

Perché di tutte quante è la lumiera.

E li pintor la miran per usanza,

Per trarne esemplo di si bella ciera,

Poi farne all'altre genti rimostrauza.

Cet autre est de Boudie Dietajuti :

Quando l'aria rischiara e rinserena,

II mondo torna in grande dileltanza,

E l'acqua sorge chiara dalla vcna,

E l'erba vien fiorita per scmbianza, E gli augelletti riprendon lor lena

E fanno dolci versi in loro usanza,

Ciascun amante gran gioja ne mena

Per lo soave tempo che s'avanza.

Ed io languisco, ed ho vita dogliosa ;

Corne altro amante non posso gloire.

Chè la mia donna m'è tanto orgogliosa, E no mi vale amar ne ben servire :

Perô l'altrui allegrezza m'è nojosa, E dogliomi ch'io veggio rinverdire.

On ne connaît pas l'auteur de celui-ci :

Va, mio sonetto, e sai con cui ragiona ? Con la più fina cli'ha il nome di flore, Quella che di beltade ha la corona, Lo pregio, l'adornezza e lo valore.

Quando sarai davanti a sua pcrsona, Salutala per me suo servidore ; Dille che d'altra cosa non ragiona Lo mio intelletto, che del suo amore.

E perch'io sia lontan di Ici vedere, Lo core ha seco, che le sta davanti, E non le flna di mercè cherére.

Ond'io le raccomando per innanti, Inlin ch'io torni al suo dolce piacere, Che il dimorar mi dà sospiri e pianti.

L'auteur des vers suivants est de même inconnu :

Corne per dilettanza

Vanno gli augelli a rota,

E montano in altura,

Quando è il tempo in cliiarezza ;

Cosi per l'allegranza

IMi porto, {pokhé) la rota

Che gira la ventura

Mi mena in suaaltezza,

Per la bella che miro,

Che rai rende le sguardo

Di si fina sembiauza

Che pur certanza aver mi par d'ara or e,

Et non dona martiro

L'innamorato dardo

Chetragge per amanza,

Ma rintendenza affina entro lo core.

E sol délia veduta,

Tanto che divisare

Core d'om nol poria

Ne lingua profferère Come di gio' compiuta M'averia d'allegrare Lo ben quanto saria !

Purificami'l core La sua vista amorosa, Siccome fa la spera Del sol la margherita, Che già non ha splendore, ' Ned è virtudiosa, Tnfm che la luraiera Del sol non l'ha ferita ; Cosl ferito essendo Del suo chiaro sguardare Che par che luce spanda, Corae a la randa del giorno la Stella, Virtii d'amar ne prendo, Poi deU'iunamorare, Amorosa ghirlanda Amor comanda ch'io aggia per

ella. ..

Più allegro e giocondo Saria, che ben cilestro Non è il gioruo al mattino Quand'è serino in parte d' orien-

te (1), E cavalcar lo monde, E ciel menare a destro Potrei saldo e lino ; Che il suo domino è di virtù possente.

Il ne faut pas oublier Brunetto Latini, maître de Dante

Lo Tesoro comenza Al tempo che Fiorenza Fiorio e fece frutto Si ch'ell'era del tutto La donna di Toscana, Ancora che lontana Ne fosse l'uua parte Riraossa in altra parte

Quella de' GhiboUini Per guerra de' vicini.

Esso Comune saggio Mi fece suo messaggio AH'alto re di Spagna Ch'or è re délia Magna, E la corona attende Si Dio non gliel contende.

Frère Jacopone de Todi, mort en 1306, a laissé diverses poésies pieuses et satiriques :

Povertade poverella, Umiltade è tua sorella ; Ben ti basta una scodella Et al bere et al mangiare.

Povertade questo vole Pan et acqua, erba e sole :

Se le vien alcuu di fuore, Si v'aggiunge un po' di sale...

Povertade non ha letto, Non ha casa ch'aggia tetto ; Non mantile ha pur, né desco ; Siede in terra a manducare...

Povertà che non è falsa Fa ben sempreper usanza, E nel cielo aspetta stanza Che'l de'averper reditare...

Povertade graziosa,

Sempre allegra et abondosa, Chi puô dir sia indegna cosa Amar sempre povertade ?

Povertade , chi ben t'ama, Più t'assaggia piii n'affama, Che tu se' quella fontana Che già mai non puô scemare.

11 mérite de fixer l'attention par les formes diverses du mètre; eu outre, on lui attribue l'invention du vers de huit syllabes. Voici comment il fait parler l'épouse du Cantique des Cantiques :

Ogn'altra dolcezza Mi par amarezza; Sol tua vaghezza Mi dà consolanza.

Inebriami'l core Di te, dolce amore !

Ogn'altro sapore Mi fa conturbanza.

(I) Le lecteur aura sans doute remarqué plusieurs rimes assonnanles, telles

qu'elles furent conservées par le peuple ilalien, et même par la littérature espagnole.

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