DOCUMENTS AUTHENTIQUES
GlUDO STKICA — RANIERI DI LODI ORLANDINO DE CASUCCIA FEICE.
Elle est rapportée par Ripetti ad voceni; mais il affirme à tort que cette langue ne fut jamais « au moins. dans les choses publiques, usitée avant la moitié du treizième siècle. »
On trouve dans les archives de Sienne la lettre que Tuto Enrico Accatapane écrivait, en 1253, à Roger deRagnolo, capitaine de ce peuple pour Conrad, roi des Romains et de Sicile :
A vol, mesere Rugiere da Ragnole, per la grazia di Dio e di domino re Currado capitano del comune di Siena, Tuto Arrigo Acatapane vi sie va raccomandando. Contio vi sia, che io sono in Peroscia, e giosevi giovedi due die entrare ottobre, con una grande quantitae di cavaieri délia valle di Spuleto e délie contrade di la giuso ; e quandio gionsi in Peroscia si vi trovai Aldobrandino Gonzolino, unde sappiate che io me ne voleva venire coi detti cavaieri per chello che io voleva esere in Siena coUoro innanzi voi per vedervi, e perché voi intendeste i pati che sono da me e dalloro anzi ch'ellino vi scrivesero, i quali pati apaiono per carta a mano di notaio ; unde io facio contio che i pati son cotali ch'eglino vi deano servire a vostra volontà di die di notte con buoni cavalli domi di trenta 8 e di più e bene armati come cavaieri, et anno impromeso selli verra neuuo che non pia, che li vi deano satisfare e di chesto avemo di catauno buone ricolte e rendere e dinari colla peua del dopio impero. Io facio contio che io me ne sarei volentieri venuto coUoro : ma Aldobrandino Gonzolino si rai disse da vostra parte ch'io non mi partisse di Peroscia anzi vi riraanesse per pagare i cavaieri délia contrada, e disemi che allui conveuiva andare a Cortona per tare la sicurtà a i cavaieri di Cortona ; und'io volendo obedire , Io ci sono rimaso. E stando me in Peroscia il detto giovedî a sera si ci giunsero ambasciadori di Radicafano cadauno a domino papa a cascione de la preda che tolta l'avete , incontanente si fece un meso e mandandolo la note a Bonifazio ad Asisi e mandalili dicendo perchelli ne fuse più savio e pensato che da fare ne fuse anziche gli ambasciadori giognesero inanzi domino papa. Chesti di soto sono i nomi de cavaieri che vi mando.
Nous avons, avec la date certaine de 1265 , la paix conclue à Tunis entre l'ambassadeur pisan et le roi de ce pays :
Terminus pacis.
Et fermosi questa pace per anni xx . La quale pace sempre sta ferma in de Io soprascripto termine a di xiii. de Io mese di sciavel
anui Lxii, et dc seconde lo corso de li Saracini, et sub aunisDomiui M ce Lxv, indictione vu, tertio idus augusti seconde lo corso de li Pisani...
Lo testimoniamento et lo dotale di questa pace.
Et testimoniove dominus Parente per culoro che lui mandono in sua buona volontade et in sua buoua niemoria et in sua buona sanitade, che questa pace a lui piace et cusl la ricevette e fermove. Et inteseuo li testimoni da lo Scheca grande et alto et cognosciuto secretario etfaccia di domino ElniiraCaliffoMomiui. Et faccitore di tutti li suoi fatti, lo quale Dio mantegna et in questo mondo et in questo mondo et in de l'altro. Et rimagna sopra li Saracini la sua benedicione. Baubidelle filio de lo Scheca, a cui Dio faccia misericordia. Buali Aren filio de lo Scheca alto, cui Dio faccia misericordia. Elbulusaid filio Said lo gentile, cui Dio guardi. Et lo compimento di questa pace soprascritta corne ditto este in questo modo soprascritto. Et fue scripta in die di sabbato ali die xiiii. de lo mese che si chima Isciavel amii xir. dc. secondo lo corso de li Saracini. Et sub annis Domini millesimo ducentesimo sexagesimo quinto, indictione septima, tertio idus augusti, secondo lo corso de li Pisani. Li nomi de li testimoni Bulcassomo Elbeuali Elbinelbata et Teuucchi. INlaometto Benondi da Gebbit. Maometto Etteams. Maometto Bertaliet Beneabrai. Abbidercamen Beneumat Elcarci. Vabidellaid Mee Bidonie. Ali Ebbram e Bine biamaro. IMaometto Bencabraiu Lorbosi. Et per la gratia di Dio et sapiendo et cognoscendo ettestimoniando qucste cose predicte. Maometto Benmaometto Benelgamezzo, lo quale este Cadi. Et abbia salute chilunque la legera.
Bainerius Scorcialupi Notarius Scriba publicus Pisauorum et Comunis Portus in Tunithi, presens, translatum huius pacis scripsit, existente interprète probo viro lionaiuncta de Casciua de lingua arabica in latina.
Le testament authentique de la comtesse Béatrix, fille du comte Rodolphe de Capraia, et veuve du comte Marcovaldo , est de l'année 1278; il a été publié par le docteur Lami dans le tome premier des Monmnenti délia C/u'esaJiorentina, p. 75; puis, avec un plus grand soin, par Philippe Brunetti, ensuite par Ciampi à la suite de son Albertano gludice, enfin à Padoue, en 1841, par L. Ferri. En voici un fragment :
Item a mess, l'abate da settimo et a suoi monaci, si lascio di che debiano ispendere L. xxx. per lanima di donna Giuliana la quale fue mia kameriera , siccome loro para ke sia piu utilita delà sua anima. Item olo spedale di San-Domenico a fighine kessi debiano ispendere per acrescimento delo spedale in utilita de poveri L. xv.
CHRONIQUES. o33
item ala kalouica di monte Varchi chessi debiauo ispeudere in un paramento da prête, col quale vi si debia dicere messe per anima del conte Guidoguerra mio figliolo il quale sia sepellito ala detta kalonica, et non si , debiauo ispendere in altro se non uel detto paramento , L. x. Item a frati minori da Castello Corentino, L. XXV. Item a madouna Biatrice, figliola ke fue del sopradetto conte Rugieri mio ligliolo, L. c. sella è viva in quel tempo et di questo voglio kessia contenta et piu non possa kiedere ne domandare... Item a donna Jacopa, seroccbia ke fue di messer Ridolfesco da Pomino, la quale è stata et sta meco in kameriera, L. c. j I quali denari li fidecommissari ke saranno le debbiano dafe in sua nécessita per vita et vestimento, et savenisse ke la detta donna Jacopa raorisse prima che detti denari fossero ispesi in lei, lo rimanente i fidecommissarj-,ke seranno debbiano ispendere per sua anima come para ala detta donna Jacopa... Item a mess, lo conte G. Salvalico figluolo ko fue del conte Rugieri mio figluolû, L. V. et dil questo voglo ke stea contento , et per neuna altra ragione non possa ne debia piu avère delà mia ereditade e de la mia ragione, et ne per neuno altro modo possa piu kiedere ne domandare, in percio kegli non ma dati i miei alimenti siccome dovea, e la mia ragione si ma molestata, et quando sono istata inferma quasi a morte non ma visitata, ne non se portato di me siccome da fare nepote, di sua avola. Item voglo et lascio et ordino miei fidecommissarj il priore di Santa-Maria Aovella el guardiano de fi'ati minori da ïempio et frate Glierardo ^"asi et frate Donato delPordine de frati predicatori, se saranno vivi in quel tempo, a pagare tutti i sopradetti legati : a quali ûdecommissarj SI do piena et libéra potestate di domandare e di ricevere tutti i miei denari quali avesse Rinieri de mess. Jacopo Ardinghelli od altro mercatante o persona ke glavesse , i quali fidecommissarj si voglo ke debiano pagare in primamente et senza neuna diminutione a Bardo Bemincenpi da Cona livre ciento, et a Martino da CorticelladaPontorme livre cinquanta, et a Baldesi Bonfigliuoli popoli Santa Febcitati, livre cento i quali sono soprascritli. Et se questi denari veuissero meno a pagare questi tre legati, voglo kessiano pagati kome glaltri legati di sopra dale sue rede, et si do piena et libéra podesta a sopradetti fidecommissarj di far fine et rifiutascione et pacto a sopradetti debitori et a ogne altra personna da le quali ricevcssero alcuua quantità di danari se mistieri fosse... E tutte queste cose sivolgloke valglano et tegnano per ragione di tcstamento e di codicillo c per qualunque altra ragione possono più o meglo valere, et si do piena et libéra podesta aie sopradette mie herede et fidecommissarj kepossano questo testamento fare aconciare a senno de loro savi in qualunque modo melglo possa et più;^ valere, tengendo il con-
tratto fermo, et saparisse fatto per me alcuno altro testameuto 0 codicillo et leghato ueuno inoanzi a questo, si volglo ke quello cotale sia kassoet vano et di neunovalore...
Nous avons de la même année la traduction en langue vulgaire des Trattati morali d'Albertani, juge de Brescia, faite par Soffredi de Grazia, notaire de Pistoie. Il existait probablement une version antérieure ; mais celle-ci est d'époque certaine , et Ciampi , dans son édition de 1832, reproduisit l'orthographe de l'original. Si l'on retranche cette orthographe incorrecte et quelques formules municipales, il reste un italien bien formé :
Une giovane, lo quale a'nome Melibeo , uomo potente e richo, lasciando la moglie e la figliuola in chasa, le quali molto amava, chiuso l'uscio de la chasa andossi a trastuUare, e tre suoi nemici antichi e suoi vicini vedendo questa chosa, apuose le scale, e intrando per le fiuestre de la chasa, la moglie di Melibeo, la quale avea nome Prodenza, fortemente bactiero, e la Ggliuola sua fedita di cinque piaghe, cioè'ue 11 ochi, 'ne l'orechie, 'ne la bocha, nel naso e 'ne le mani, e lei quasi morta lasciando se spartiero, e ritornato Melibeo , vedendo cio inchumincio a gran pianto U suo' capelli tirare , e i suoi vestimenti isquarciare si come pazo : e la sua moglie, ancora che taciesse, inchumincio lui a chastigarc, e quelli sempre piuo gridava, e quella rimase di chastigarlo ricordandosi de delà parola d'Ovidio de amore che disse; Lascia chel'uomo irato s'adimestichi cho l'ira, e s'empia ranimo,e sazilo d'ira e di pianto , e alora si potrae quel dolore temperare con paraule. E quaudo lo suo marito di piangere cessasse, inchumincia la Prudenza lui a amonire dicendo :Macto, perché impathe, e perché lo vano dolore tichostringe? lo tuo pianto non achatta né levaalchuuo fructo ; tempera lo modo e'I pianto tuo, forbi le tue lagrime, et guarda che fai ; non pertiene a savio uomo che gravemeute si doglia, e la tua figliuola a la speranza di Dio beneguarrà. Ânchora se morta fosse, non per lei ti dei tùo distrugere, percio dicie Senacha : Non si distruge l'uomo savio per perdila di figliuoli e delli amici ; chon quelli medesimo animo ti soffera de la loro morte chon che aspecte la tua, ed io voglio che tuolasci anzi lo dolore, chel dolore lasci te, erimanti difarequeste chose, che possa che tuo lo volessi lungaraente fare non potresti. Melibeo rispuose : Chi potrebbe in si grande dolore chostringere le lagrime e'I pianto? ma'l nostro Signore Dio di Lazaro amicho suo 'ne lo spirito si dolse, e lagrimoe. E Prudenza disse : Lo temperato pianto da color che sono tristi, e intra loro non è vietato.
lie livre se termine ainsi :
Or finisce lo libro del consolamento e de! cousiglio, io quale Al-
CHRONIQUES. 53u
bertano giudice di Brescia de la couirada di Saucta Agata compuose 'ne r anni d. mcclvi del mese d'abrile, ed imagoregato in su questo vulgare 'ne U anni d. mcclxxv del mese di sectembre.
Chi scrisse questo vulgare Dio li dia bene a capitare,
Chi scrisse ancora scriva
Sempre e ognora.
Une langue dans laquelle on rédigeait des actes importants, publics et privés, dans laquelle on jugeait convenable de traduire les productions de celle qui fut autrefois nationale, devait être adulte et connue des lecteurs plus que l'ancienne. Déjà, à cette époque, l'idiome vulgaire avait servi pour des travaux en prose assez longs. Louis Bossi, dans les notes au neuvième volume de sa traduction de la fie de Léon X, assure qu'il po.ssède un recueil sur parchemin contenant d'anciens écrits italiens, parmi lesquels une nouvelle, dont il offre un fragment ; mais sa manière de citer et ses assertions erronées d'ordinaire lui enlèvent toute conBance. Dans les Efemeridi litterarie de Rome de 1722, tom. IX, p. 158, figurent quelques fragments d'un recueil de Ghigiano, qu'on suppose écrit en Sicile avant les Vêpres siciliennes, et qui peut-être n'était qu'une version du provençal.
Mathieu Spinelli de Giovenazzo, de 1247 à 12G8, écrivit rhisto'>e de Naples dans le dialecte de son pays. Elle est insérée dans les lier. Ual. Script. VII ; en voici quelques passages :
Alli 13 di marzo 1248 nella città di Trani une gentiluomo de li meglio, che si chiamava messer Simone Rocca, aveva una beila mogliere, et alloggiava in casa sua un capitauo di Saracini , chiamato Phocax : se ne innamorao, e a mezzanotte fece chiaraare messer Simone, et corne quello aperse la porta délia caméra, intrao per forza, et ne lo cacciao da là senza darli tempo che si cauzasse (1) et vestisse, et ebbe da fare carnalmente cou la mogliere. Et la mattina che si seppe, si fece prestameute lo parlamento, et andaro tre siudaci délia città et messer Simone et dui frati di detta donna con la coppoli inuante agli occhi per la vergogna che l'era stata fatta. Et trovaro lo imperatore a Fiorentino, et se inginocchiaro, gridando misericordia et giustitia, et li contaro lo fatto. Et l'imperatore disse : Simone, ove è forza 7ion è vergogna. Et poi disse alli sindaei : Andate che ordinaraggio chenonfaccia più taie errure ; et se fosse stato del régna., faveria subito fatto tagliare la testa...
Lo jorno di San-Pietro de lo mese di iugno 1255, intrao in Isapoli
(I) Calzasse, comme /««^a ^ontjulsa.
papainnocentio, etpigliaone possessioneper lasantaChiesa, etscrisse brevi a tutti li baruui, et aile terre di dcmaiiio, che venissero a darli obbedicDza. E tanto è venuto iu fastidio a tutti lo govierno deili Tudischi etSaracini, che tutto lo riame se rallegra de taie novella grandemente. In quisto tiempo Matteo (1) era di xxni anni ; et me trovai a Barletta, et par vedere la corte del papa andai a Napole insieme con messer Fozzoliuo de la Marra , che andao siudico di Barletta...
Me venue proposito di notare, per una delle grau cose successe in vita mia, lo fatto di quisto messer Rugiero de Sanseverino, corne me locontao Donatiello di Stasio da Matera servitore suo. Me disse, che quaudo fo la rotta de casa Sanseverino allô chiauo de Canosa, Aimario de Sanseverino cercao de salvarse, et fugio inverso Biseglia pertrovare qualche vasciello de mare, per uscirne da regno. Et se arricordao di questo Rugiero, che era piccieriilo (2) di nove anni ; et sevoltao a Donatiello che venia con isso, et le disse : J me abbastano quisti dui compagni: va, Donatiello, et Jorzaii cli salvare quello figliulo. Et Donatiello se voltao o scapizzacoUo, et arriva© a Venosa aile otto ore, et parlao allô castellano ; et a quillo punto proprio pigliao lo figliulo, et fino a quaranta augustali, et un poco di certa altra moneta, et uscio délia porta fauza, senza che lo sapesse nullo de li compagni, et mutao subito li vestili allô figliulo et adisso, connu cavallo de vettura, connu sacco diamandole sopra, pigliaro la via larga, allontanandose sempre da dove poteva essere conosciuto. Et in cinque giorni arrivaro alla valle Beneventana a Gesualdo, dove stava messer Dolfo de Gesualdo zio carnale di quello figliulo, etcome lo vidde, disse a Donatiello : Faite con Dio : subito levamillo délia casa \ che non vogliope7'dere la mia roba per Casa Sanseverino. Et Donatiello se avviao subito per portarlo a Celano, dove era la contessa Maria Polisene sorore di detto messer Aimaro da Sanseverino : et faceva poco viaggio lo iorno per non stracquare lo liglio. Et come se facea notte, lo ponea sopra lo cavallo. Et conie fo alla taverna de Morconente, venue ad alloggiare l'arci prête di Beneveuto, et sempre tenue mente quando lo figliulo maugiava alla tavola delli famigli, che parea lo sfidasse, et maugiava assai delicato, et con tutto che audava con vestiti tristi et stracciati , parea sempre che lo figliulo mostrasse gentilita. Et domandao a Donatiello, che fera chillo figliulo, et Donatiello rispose, che fera figlio. Et l'arciprete rispose : Non te assimiglia 7iiente;et esso replicao : Forse moglierema m'avra gabbato. Et poi li fece granne interrogatione; et quaudo andao alla caméra a
(0 C'est-à-dire l'auleur. Ce fail conlirnie la date de cette histoire. (2) On le dit encore pour bambino.
CHRONIQUES. o37
dormire, intese Donatiello che l'arciprete tra se parlava di questo figliulo. Et Douatiello happe paura, chenoalo facesse pigliare. Et cosi a Dio et alla ventura entrao uella caméra, et se li ingenocchiao a pede allô letto, dove stava corcato Tarciprete, et le disse in coufessione tutto lo fatto, et pregaolo per amor di Dio,. che volesse ponere in salvo chillo povero figliulo. L'arciprete le disse :\Yo« dicere nullo a chiù e sta di biion animo. Et lo fece ponere sopra lo cariaggio et veDne isso a la via di Celano, e lo appresentao salvo alla detta Contessa, et cosi scappao. Et quando la Contessa lo vedde cosi stracciato, scappao a chiangere (1) che lo avea saputo otto giorni innante délia rotta, et lo fece recreare, et ponere subito in ordine. Et perché era una sagace femina, lo maudo subito con quattordici cavalli a trovare lo papa, perché Casa Sanseverino era stata strutta per tenere le parti délia santa Ecclesia. Et me lo mandoe assai raccomandando : et lo papa ne haveva assai pietate, et ordinao che se dessero mille fioriui lo anno a Douatiello per lo governo suo. Poi da là a dui auni mori la contessa di Celano, et lassoe ventiquattromila fiorini allô detto messer Rugiero. Et poi lo papa dui anni innanti che moresse Timperatore Federico , li dette per mogliere la sorore del conte de Fiesco ; et allora le dette mille onze d"oro per subventione, et per mantenere li forasciti di Napole et dello reguo, che tutti fecero capo a messer Rugiero, che era fatto uno bello giovane et dispuosto. E tutto questo, corne Thaggio scritto, me l'avea coutato Donatiello de Stasio de Matera, che allô présente sta con lo detto messer Rugiero de Sanseverino.
Ricordani Malespiiii dit avoir commencé, en 1200, à écrire son histoire; mais il y a erreur sans doute, puisqu'il mourut en 1281 ; pour concilier ces deux dates, on pourrait supposer qu'un autre commença le récit, continué par Ricordano, comme lui-même fut continué par son neveu Giacchetto. Quoi qu'il en soit, il fut le premier qui écrivit l'histoire eu toscan ; une brève citation suffira pour montrer combien ce dialecte surpasse le napolitain. {Rer. ital. Script, viii, p. 906 et 927. )
lo Ricordano fui nobile cittadino di Firenze délia casa de' j\lalespini , e ab antico venimnio da Roma. E' niiei antecessori, rifatta che fu la città di Firenze, si-puosono presso aile case degli Ormanni in parte, e in parte al dirimpetto délie case dette degli Ormanni ; e dirimpetto aile nostre case era una piazzuola, la quale sichiamava la piazza de' Malespini, e chi la chiaraava piazza di Sancta Cecilia. E io sopradetto Ricordano ebbi in parte le sopradette iscritture da un nobile cittadino romano, il cui nome fu Fiorello : ebbe le dette iscritture di suoi antecessori, scritte al tempo, in parte quando i
(4) Ruppe a piangere.
Romani disfeciono Fiesole, e parte poi ; perocchè '1 detto Fiorello l'ebbe, che fu uno de' detti Capocci, il quale si dilettô molto di scrivere cose passate , ed eziandio anche molto si dilettô di cose di strologia. E questo sopraddetto vide co' suoi proprj occhi la prima posta di Firenze, ed ebbe nome Marco Capocci di Roma. Poi al tempo di Carlo Maguo fu un nobile uomo di Roma, il quale fu délia sopraddetta schiatta de' Capocci, ed ebbe nome Africo Capocci, il quale trovando in casa loro a Roma le sopraddette iscritture, seguitô lo scrivere dei fatti di Fiesole, e Firenze, e di moite altre cose. Ed io sopraddetto Ricordano fui per femmina, cioè l'avola mia, dclla casa Capocci di Roma, et negli anni di Cristo mille dugento capital in de' Roma in casa a' detti miei parenti, e quivi trovai le sopraddette iscritture dei fatti délia nostra città , cioè di Fiesole, e ancora di Firenze, e di moite altre croniche e scritture vi avea iscritto e fatto memoria per lo sopraddetto iscrittore. Délie quali cose non curai di scrivere, ne copiare : anche iscrissi le cose in parte cli'io trovai di questi nostri passati. E ancora iscrissi assai cose, le quali vidi co' miei occhi nella detta città di Firenze, e di Fiesole, e a Roma stetti da dl due agosto anni 1200, e a dl 11 d'aprile anni... e ritornato ch'io fui nella detta nostra città di Firenze, cercai moite iscritture di cose passate di questa medesima materia : e trovai molle iscritture e cronache, eper lo modo ne trovai, n'ho fatto iscritture emenzioni, e per innanzi ne scriverô più distesameute, ed eziandio di mia uazione.
Cet ensemble de citations doit sufflre ; concluons par les paroles de Quintilien à l'occasion du plus ancien poëte latin : Enniuni sicut sacras vetustate locos adoremus, in quitus grandia et antiqua rohora jam 71011 tantmn habent speciem quam religionem.
Jusqu'ici nous avons eu pour objet de combattre cette opinion , puisée dans les écoles , que la langue italienne est le produit d'un mélange des idiomes allemands ; il est bien vrai que l'italien a reçu du Nord quelques mots, comme rubare, fiasco, sprone, araldo, sciabola, arnese, /alto... mais non de nombreuses familles, et moins encore un système grammatical. Le provençal , dont quelques-uns ont voulu faire la souche de l'idiome de la Péninsule , avait sans doute le fond latin ; mais, par les terminaisons, il tenait plus de l'allemand que l'italien.
Il est vrai, d'ailleurs, qu'il est impossible d'écrire l'histoire de la langue et des dialectes d'Italie, sansparler beaucoup du provençal. En effet, dans les troubadours, et surtout dans ceux des vallées alpines, on trouve un langage qui, avec peu de changements, prend la forme de l'italien ; mais, à notre avis, il faut tirer de cette ressemblance des conclusions tout autres que celles de Raynouard et, après lui, de Perticari {Scrittort dei Trecento). A l'égard des faits, il est bon de consulter Jean
Gahani T Sidla verità délie doftrine perticariane neljatto storico délia Unyua ; Rlilan, 1 845. Quant aux théories, elles sont répudiées par les écrivains les plus récents.
Il faut examiner avec une attention particulière les dialectes qui se sont conservés dans les pays où s'établirent des colonies latines et des légions pour la défense des frontières, comme la Rhétie et les Principautés danubiennes.
La langue valaque a la même origine que l'italien : elle est parlée par des peuples qui s'appellent encore Roumains, comme les Italiens sont appelés Wcdschen par les Allemands, nom de la même famille que Walachen, Woloch par les Polonais, IVlach par les Bohèmes. Cette langue contient un grand nombre de mots latins, mêlés à des vocables slaves et aplohelléniques, turcs, allemands.
Les ressemblances lexiques sont si nombreuses qu'on peut dire que les deux langues sont identiques. Citons quelques exemples :
Parenté et affinité. — Fiu^fda, fiiastru, frate, sora, nepotu, genere,nuora, socru, onu, muiiere, vechiîi,jime, veduvu, amicu, vecinu.
Fonctions et métiers — Principu, princîpesa, duca, duchesa, capitanii,conte/jubernator,ministru,cancellarm^coniiilicnHu,secretariu, assesor,nobllu, résidente, jude,procurator ,medicu, doclor, inrjeniru, majestrxi,negotlatoi'iu jinctor, musicu, comedia7ifu , carbonariu,spreziariu, barbieru, macelai'iu,caldarariu,funarlu, olariu, ciabotariu (ciabattino),/awro, argentariu, ferariu, murariu, pescarlu, pastoriu, boariu, vacariu , porcariu , j)^curariu.
Habitations et vêtements. — Casa, castelu, corte, palatu, porta , nscia, fondamenta , pariete, caméra, cucina^ stala^ granariu, arniarîu, arca , scamnu, candalabru , candela^ luminade cera o de sevu , focu , fuinu, esca, caminu , fumai^iu , cai^bone; vesta- 77ientu, cainiscia, calciuni^ maneca , colaru; vas; acu , foi'feci, scope , fusu, secure , chiae, basto/iu , saeu.
Aliments, repas. — Prandgiu, cîna, colaz-ie ^ pastetu, merinda, pane , farina , lardu , untu , acetu, rosol, vinu de xloi, de trei qui; albu, rosciu, nncscatu, bxdelia , ola.
Corps. — Capu , vultu, facie, fronte , temple ^ nasu, ochiu , urechie, buca, dinte, barba, iimei'o, dosu, braciu, mana , palma, degetu , imghle , sinu , latu,costa , stomachu, genunchiu , polpa , nerva, vena, carne, songe, pelé, os, cornu, e restu.
Actions. — Sta, sedè, dormi, saltare, avère, vedere, tucere, cadere, auscultare , sonare, facere, stringere, arare, Jocare, ducere, ardere , armare, cantare, cercare,dare ,frangere,jTgere, fumure, gustare, împlere, 7'inasce7'e , pascere , perde7'e, pilacere, radere, curere, vendere.
Le valaque a couservé beaucoup de radicaux dont il ne reste que les
5i0 -DIALECTE VALAQUE.
dérivés en italien, comme albo,fur, ove, qui produisent en italien albore , albmne , Jurtiva , ovile; de même, tundere , ningere, querere, cucurbitu, vulture, venare.
Comme en italien, le nom des arbres est masculin, et celui des fruits, féminin ; yorMw/ et prune ^ péri qX père. Le's diminutifs et les expressions mignardes abondent dans le valaque : muiierone, una donuona ; omotw, unomaccione; domicelu, unsignorino; caniibiu^ un cagDUolo ; mariutia, negrutiu, orbetiu , fiiastro ; d'où Ton pourrait conclure que de pareilles altérations existaient déjà dans le langage parlé par les Latins à l'époque oli ils fondèrent ces colonies.
Le pluriel se forme, non par l'addition de 1' s au singulier, comme dans beaucoup d'autres langues européennes , mais par le changement de l'a en e , de Vu eu /. Un grand nombre de noms finissent en uri, comme juguri dejugu, noduri de nodu., fumuri de fuma. Le valaque n'a pas de neutre ; il emploie l'article , qu'il a tiré de ille ; mais au lieu de le placer devant, il l'ajoute à la fin: parinte-le, il parente; do77inu'l, il donno, omu'l, l'uomo ; le féminin en a, oa; se termine en é au pluriel. Voici la déclinaisoji de homme :
N . omu'l ' oameni-i • G. a omu-lu a oameiii-lor
D. omu-lui a oameni-lor
Ac. pre omu-lui pre oameni lor
F. omu-le oameni-lor
Jb. de la omu-lui de la oameni.
Ainsi, comme on le voit, les Valaques ont adopté les suffixes des Épirotes, mais avec addition de l'article italien. Les pronoms ressemblent à ceux de la langue italienne : eu, tu, elea, densu; nei, voi, ei; nostru, vestru, loru , acest., acelu, unii, tôt, nîmene, amendoi... Le superlatif et le comparatif se forment à la française : mai bon, cet mai bon; les numéraux sont identiques à ceux de l'italien jusqu'à cento , qui se dit sata comme dans le sanscrit. L'infinitif des verbes a quatre désinences, syncopées comme dans les dialectes de la haute Italie, en à,è, e muet, i; en outre, il est toujours précédé de Va comme le verbe anglais de to , par exemple a cantà chanter. Les Valaques ont perdu le futur simple , qu'ils remplacent par voiire, vouloir; mais ils conservent le plus-que-parfait : eu avusem, j'avais vu. Le passif se fait ainsi : eu me vedic , je suis vu ; el se vede, il est vu; ils attachent, comme les Italiens, le pronom à la fin des verbes; dami, dai, dali, pour dammi, dagti, danne. Voir Eliade, Parallelismu dut intre limba romenasci italiana.
Dans le moldave, on dit encore porta, bove, vacca, leo, lupe, volp, wrs, passere , niegro , verdie , alb, vin, œr, argint, aux 0X0), fier (ferro), plumb, flore, uccis , domne, femaya, ferestra, herba, sordisce, vulture, magine, ciudad, altérations peu sensibles
PASSAGE DU LATIN A l'ITALIEX. 541
Aq domine , femina , fenestra , herha , sorex , vulliir, margo ^ civifas; on trouve encore les xerhescresk^floresk, nesfc, schîo, pour cresco, floresco nascor, scio.
Ces colonies furent établies avant l'immigration des barbares ; donc la langue qu'elles ont conservée avait déjà cours pendant l'existence de l'empire ; donc nous arrivons encore par cette voie à la conclusion que la langue italienne n'est que le latin , tel qu'il était parlé dans les temps classiques et peut-être avant. Quel motif, en effet, pouvait engager un peuple, qui ne changea point de patrie, à renoncera sa langue pour adopter celle des conquérants, d'autant plus que ceux-ci étaient peu nombreux et vivaient séparés des vaincus ?
Après la corruption du langage , retardée par les écrivains, l'usage prévalut avec sa mobilité. Les mots latins devinrent italiens au moyen de ces changements que les grammairiens ont classés de la manière suivante -.protase, lorsqu'on ajoute une lettre ou une syllabe au commencement; aphérèse, quand ou la retranche; apocope , quand on supprime la finale ; syncope, lorsqu'on supprime dans le milieu du mot une lettre ou une syllabe, par exemple, ruggine ierubigine, pat'ola de parobola, cltfàdecivitas; Po,venti,bontà, Jare, 7nisui'a,pesare, de Pado, vigmti, bonitas, facere, mensura, pensare; épe7ifhèse, quand ou introduit une lettre nouvelle , comme p/e^rr? ei fiera, de petra,fera; antithèse, si l'on change une lettre : ainsi diurnus , de mane ^ horde uni , vesiro, radium; deviennent giorno, domani, orzo ,vostro, raggio; métathèse , quand on change l'ordre des lettres , comme dans aer, luscinia, super, qui se transforment en aria^ ussignuolo, sopra ; antiphrase, lorsqu'on donne au mot un sens contraire, comuie vir bonus qui devient birbone. 1j' euphonie, c'està-dire la douceur de la prononciation, est la cause principale, peut-être la règle suprême de tous les changements.
Quelques mots ont passé directement du grec dans l'italien , qui dit palla, tandis que les Latins avaient faitp//a depa/la. Dans beaucoup de mots , la racine du latin n'a été conservée que pour les composés : ainsi l'italieu a costruire, mais nonslruere; condurre^ addarre ,prorfwrre, mais non ducere; convoco, /«roco, mais non voco; arclamare, maisnon clamo; dipingo, mais non pingo.
La belle forme du langage moderne ne s'est pas constituée subitement ; la transition a été lente et pénible, comme l'attestent les œuvres des premiers écrivains. Si nous voulions recueillir dans ces auteurs, sans excepter Dante, leurs modes si différents des nôtres, et qui montrent leur inexpérience , nous y trouverions beaucoup de mots latins : Dece , il libito fe licito, asperna, pretio, carpe ^parco , cogitare, manduca,unqua...; les pluriels campora, ramora , palcora, nomora...; des mots prononcés comme cnlatiu, umeri, triumphi, justo, Jurare; des changements de lettres, resurressione , terso , penza , perzonçi , resprendenfe , stiajfo, stiena, dovunche, oblico.
n4-2 FORMES ANTIQUES.
fragello, boce, forvici, paravole, brivilegio , f édita , adaslo, Cicilia , savere , namcare, hanjio, granne,foi, mobole , rimore , sanza, neente ^ Deo, eo; ou bien des mots dont le genre est changé, les sacramente , \a flore, la mare, Voblia, ii iiojo, il sedio. On trouve dans les œuvres de Dante domando, vélo, et surtout l'article lo pour il, ou bien l'emploi continuel des désinences provençales en anza, aggio. Parfois les lettres sont transposées, comme prêta, grolia, impretare , grillanda, stormenti, gralimare , palora , frebae,aire; ou bien on en supprime , comme dans memora, desidero, manera, molesta , lussura , sciutto , scolfato , rede , pitafio , dificio , subitano, brobbio, propiamente, gioane, stribuire, douto; d'autrefois on en ajoute de superflues, comme triemare, bointà, Europia, superbio, istando, auccidere , ausare , aoperare, appruovare, puose, bascio, rasgione, tegnendo, vogliendo, cognosco, vuogli, adsai , ciptadini, ecceptiamo. Tantôt ou multiplie les diphthongues, comme dans audire, tesauro, aulente , claudo, pausare, gaudei^e; tantôt ou change une des voyelles en consonne, comme blasmo, claro , plangere, galdio, laldare, aldire.
Syncopes étranges : semmana, volno, pensrà, sert (seuza), avan\ soven' , ca, foss' , fi, fol , ntU, venno.
Mots allongés, surtout dans les finales : partiraggio , rifitoe, piite, sarabbo , farajo , saccio, pietanza, cor aggio ^onx cuore , qX tue , mené, quici, mee.
Les finales sont souvent altérées : iîiteresso, crimo, leggisto, pianeto, nomo, giovano, comxmo, leporti, febbra , adessa; et parfois on supprime la préposition : dico voi, grazie voi sia, ja noi grazia, ou bien on la prodigue : in ninferno.
La conjugaison des verbes est défectueuse : spegnare, allegrere, parire, jinare , sentere , abbassirsi; Dante emploie schermare , favorare, giojare,pentere, et l'on trouve chez lui comme ailleurs dissono, vedia, sentette, dicette, abbo, ei (ebbi), ablavano, avemo et avamo,sentimo, sappie, vinsono, parlasseno, passarebbe, iovorrebi avère, poria, dea, et les participes : feruto , falluto , pentuto, suto. Ces participes sont employés souveut.comme noms : Il destinato , il gloriato, il petisato ,Vimperiato, ifalliti, lafinita, pour destina, pensiero, gloria, impero , falli ,fine ; cet usage a laissé dans l'italien moderne il concordato , Varbitrato, il giiidicato, et autres.
Beaucoup de mots de cette époque ne sont plus employés : disianza, dolciore et dolzura,perdigione , bellore, increscienza , incominciaglia, usaggio , rancura , smagare, dottanza et dotta, vengiare , issa, grazire , amanza, gelore et gelura, sezzajo , primajo, tostano, prossimano, temoreiite, bontadioso, pensivo, allegranza, acceleranza, iristanza. L'italien moderne a rejeté aussi les affixes dans fratel-ino , moglie-ma , casa-ta, signor-so.
Les vers, outrele manque d'harmonie, étaient gâtés par des cacopho-