HI8T. UNIV. — T. X
finga alcun uomo di scanipare li suoi a sè. Non dican non Non i fatto , chè SUD fatto è beo taie ogni fatto. Buono spenderc è danaio cbe soido salva , e buono sostener maie che toglie peggio ; e moneta con asgostia non^poco costa voi a conquistare la Tostra infermitade, e non meno mi costa a mantenerla. £ ctie mattezza maggiore, die sollidto e largo essere uomo in accattar maie , e negrigente e scarto bene acquittando? Yinca, yinca, ormai saver mattezza ; e ^ non pietate ba T on «fi Toi dei rotil grave delL' aHro , aggfalo almen del soo , e per amor &k se partasi dal maie.
Ou je me trompe fort , on ces lettres font concevoir de Gnittone une idée tonte différente de celle qne qoelqoea rhéteurs ont voulu donner de lui.
Mais déjà avant lui la langue vnigaire avait été employée dans de losgs morceaux de prose. Louis Bosst , dans les^ notes ajoutées au 9* volume de sa tradnction de la Vie de Léon X , prétend posséder un manuscrit sar parchemin contenant de T italien très-ancien^ et entre autres on conte dont il cite on passage ; mais la manière dont il s'est comporté dans d'autres circonstances ne permet pas qa'on ait ta moindre confiance dans ses assertions. Dans les Épkétnérides littéraires de Rome pour 1722 ( t IX, p. 158 ) , on rapporte quelques fragments d'un manuscrit appartenant è la famiHe Chigi , que Tou prétend avoir été écrit en Sicile avant les fameuses Vêpres ; c'est peut-être une tradoctioo du provençal.
Matteo Spinello de Giovenazzo, de 1247 à 1368 , a écrit Tbistoire de Kapla en patois de son pays. Voici quelques passages de ce travail , qui a été inséré dans les Ber, ital. Script,^ VII :
Alli 13 di marzo 124S, nella cittàdi Trani nno gentiluomo de li megKe, che si chianiava messer Simone Rocca , avea ona bella mogliere , et alloggiava in casa sua un capitano di Sarracini , chiamato Phocax : se ne innamorao , e a mezza notte fece chiamare messer Simone , et corne quello aperse la porta délia caméra, intrao per forza et ne lo cacdao da là senn darli tempo che si cauza<;se (1) et vestisse, e ebbe da fare carnalmeate con la mogliere. Et la mattina che si spppe, si fece prestamente lo parianiento, et andaro tre Mndacî délia cîttà et messer Simone et dm' fraii di detta donna con la coppoli innante agii ochi per la vergogna che 1' era stata fatta. El trovaro lo imperatore a Fiorentîno , et se inginocchiaro , gridando misericordia et giuAtitia et li contaro lo fatto. Et 1* imperatore disse : « Simone , dovc è forza non è vergogna. >* Et poi disse alli nndaci : « Andate che ordinaraggio che non faccia più taie errore ; et se fosso siato del regno, V averîà subito fatto tagliare la testa
Lo jorno di san Pietro de lo mese di iugno 1255, intrao in NapoK papa Innocentio , et pigliaone possessione per la sauta Cbiesa , et scrisse brefi a tutti li barimi , et aile terre di demanio , che venisséro à darll obbedienza. E tanto è venuto in fastidîo a tutti lO goviemo delli Tudîsdii et Saraciai, che tutto lo riame se ralte^^a de taie novella grandemente. In quislo tiempo Matteo (2) era di xxiii annl ; et me trovai Barletta, et per ve4ere
Parlan tatU, fraleiU 11 dice Lo stranlero
Lo stranfero
Voglloso ne* canipt V attende
Ove U TOJitro fratello péri. (Maiizoni. ) (1) Cauzaste = calzasse , qnll se chaussât; coimne /ausa = /aUa. (s) C'est-à-dire rauteur. Cette toaroure date bien l'ouvrage.
NOTIÊS ADDITIONNELLÈâ.
la corte del papa andai a Napole insieme con meftser Fozzolino de la Marra, che andaosindico di Barletta.
A dl 26 di julio arrivaimo a Napole , et quillo iomo proprio messer Fozzolino predetto hasciao le pede allo papa. Alla corte de lo papa Iro- Taimo qiiesti signori : Lo conte dt Fiesco nipote de lo papa , lo conte Ricoiardo de TAquIla, lo conte de Fiindi, lo conte dt Celano, lo conte Landulfo de Aquino, che era stato cacciato da re Corrado, et assai conti lorobardi, et messer Sinibatlo, et messer Odorise de Sangro et altri baruni d'Apruzzo , et messer Rngiero de Sanseverino capo delii forasciti del regno.
Me venne proposîto di notare, per una delle gran cose successe io vita mia , lo (alto di quisto messer Rugiero de Sanseverino , corne me lo contao Donatiello di Stasio da Matera servîtore suo. Me disse , che qiiando fo la rotta de casa Sanseverino allo chiano de Canosa , Aimario de Sanseverino cercao de salvarse, e fagio inversio Biseglia per trovare qualche vasciello de mare , per usciroe da regno. Et se arricordao di questo Rugiero, elle era piccierillo (1) di nove anni; et se voltao a Donatielle^ ciie venia con isso , et le disse : A me abbastano questi dui compagni. Fa, Do^ natiello, et fortati di salvare qnello figliolo. Et Donatiello se voltao a scapizzacollo, et arrivao a Venosa allé otto ore , et parlao allo castellano; et a quillo punto proprio pigliao lo figlîulo , et fino a quaranta augastali , et un poco di certa altra moneta , et oscio dalla porta fauza , senza che lo sapesse nullo de 11 compagni, et rautao subito li vestili allo figliulo et ad isso , con un cavallo de vetfnra, con un sacco di amandole sopra, pigliaro la via larga , altontanandose sempre da dove poteva essere conosciuto. Et in dnque giorni arrivaro alla valle Beneventana a Gesuaido, dove stava messer Dolfo deGesualdo, ziocarnaledi quello figliulo ; etcome lo vidde , disse a Donatiello : Vaftê con D,io : subito levamillo délia casa; che non voglio perdere la mia roba per Casa Sanseverino. Et Donatiello se aviao subito per portarlo a Celano , dove era la contessa Maria Polisene, sorore di detto messer Aimaro da Sanseverino ; et faceva poco viaggio lo iomo per non stracquare lo figlio. El come se facea notte, lo ponea sopra lo cavallo. Et come fo alla taverna de Morconente , venne ad alloggiare 1* arciprete di Benevento, et sempre tenne mente quando lo figliulo roangfava alla ta vola delli famigli , che parea che lo sfidasse , et mangiava assai delicato , et con tutto che andava con vestiti tristi et stracdati , parea sempre che lo figliulo mostrasse gentilità. Et domandao a Donatiello che V era chillo figliulo , et Donatiello rispose che 1* era figlio. Et r arcipreste rispose : Non te assinUglia niente; et esso replicao : Forse moglierema m' avrà gabbato. Et poi li fece granne interrogatione ; et quando andao alla caméra a dormire, intese Donatiello che V arcf prête tra se parlava di qnesto figh'alo. Et Donatiello happe paura che non lo faceiise pigliare. Et cosi a Dio et alla ventura entrao nefla caméra, ot se li ingenocchiao a pede allo letto , dove stava corcato Tarciprete , et le disse in confessione tutto lo fatto , et pregaodo per amor di Dio che volesse ponere in salvo chillo povero figliulo. L'arciprete le disse : Non dicere nullo a chiùt è sta di buon anima. Et lo fece ponere sopra lo cariaggio et venne isso a la via di Celano , e lo appresentao salvo alla detta contessa, etcosi scappao. Et quando la contessa loveddecosi stracciato, scappao
(I) Piccierillo &e dit encore aujourd'hui pour bambino.
a chiangere (1), clie lo avea sapoto otto giorDi innanie délia rolU, et lo fece recreare , et ponere subito in ordine. £t perché era nna sagaoe fcmina, lo niandd sabito con quatlordici ca?alli a trovare lo papa ; percbè Casa Sanseverino era stata strutla per tenere le parti délia saflta Ecclesia. Et meio mandoe assai reccomandando : et lo papa ne haTeva assai pietate , et ordinao che se dessero mille fiorini lo anno a Donatiello per lo Roveno suo. Poi da là a dui anni mort la conlessa di Celano , et lassoe reiitiqiiattromila fiorini allo deito messer Rugiero. Et poi lo papa dui anni imianti che rooresse 1' imperatore Federico , li dette per mogliere la sorore dd conte de Fiesco; et allora le dette mille onze d* oro per sabreotione, et per mantenere il forasdti di Napole et dello regno, che tutti feoero cipo a messer Rogiero, che era fatto uno bello giovane e dispuosto. E tntto questo, corne 1' haggio scritto» me V avea contato Donatiello de Stasio de Matera, che allo présente sta con lo detto messer Rugiero de Sanseyerino.
Gnido Gninicelli de Bologne, que Dante appelait le Grande H dont il disait que ses écrits seraient aimés tant que durerait le langage moderne , TÎTsit Ters 1250. Voici on échantillon de sa poésie :
Al cor gentil ripara sempre Amore Siccome augello in selva a la Tcrdnra ; Non fe amore and che gentil core , Nè gentil core anzi che amor natiira.
Ch*adesso (2) com' fu il sole, Sltosto losplendor suo fue lucente, Në fue davanti al sole :
E prende Amore in g^tilena loco, Cosi propriamente Com' il dklorein ciaritàdd foco.
A la même époque apparaissent aussi des poètes en Lombardie, comme Pierre de Rescapé, qui en 1264 écrivait une histoire fort grossière d'après l'Ancîeii Tes* ment :
Como Dec a facto lo monde E como de terra fo lo homo formo, Com el descendé de celin terra In la Yergene régal poizella, £ cum el sostené passion, Per nostra grande salvation, E cum yera el dï del ira Làosàrà grande rovina Al peccator darà grameza , Lo in sto avrà grand alegreza
Peu de temps après, frà Bonvicino da Riva écrivit en vers marteUietu cliquante courtoisies de table que l'on conserve en manuscrit à la liibKotbèqac Ambrosienne ; elles commencent ainsi :
Fra Bonvexin da Riva che sta in borgo Legniano D' le cortexie da descho ne dixette primano,
(1) 11 éclata en ptears : cMangmrt ss pianoeri» tf) A peine, au même instant.
Ben a rexonke 1* om inteada De que traita sta legenda
In mille duxento sesaata quatro
Questo libro si fo facto.
Et de iunio era si era lo primîer dl
Quando questo libro se fini,
Eera in secunda diction
In un venerdi abbassando lo sol.
NOTES ADDITIONNELLES
le cortexie cinquante cbe s' de usar a desdio Fra Bonvexin da Riva ne parla mo de fresco.
J'ai trouvé à la Yaticane un manuscrit de poésies antérieures à 1300, écrites grossièrement et comme de la prose, mais dans lesquelles il y a beaucoup de pièces qui n'ont été publiées ni par Allacci ni par Valeriani. Fr. Massi, écrivain latin de cette bibliothèque, en a publié un certain nombre (Saggio di rime illusiri inédite del secolo XUI ; Roma, 1S40 ) ; je vais reproduire id quelques-uns des meiUeurs.sonnetsJJe commence par ceux d'une femme qui sintitule la Demoiselle accomplie de Florence; elle n'est mentionnée d'aiUeors nulle part, que je sache :
Alla stagionche il mondofoglia et fiora,
Accresce gioja a tulti fini amanti.
Vanno insieme alli giardini allora
Che gli augellettifanno nuovi canti.
La franca gente tutte s* innamora,
£diQ servir ciascun traggesi innanti,
Ed ogni damigella in gioi* dimora ;
£ a me n' abbondan smarrimenti e pianU. Cbe lo mio padre m*;ha messa in errore,
£ tienmi sovente in forte doglia;
Donar mi vuole a mia forza signore; £d io di dd non ho desio nè voglia;
£ in gran tormento vivo a tutte V ore ;
Perè non mi rallegra fior nè iolia.
Lasdar vorria lo monde, e Dio servire,
E dipartirmi d' ogni vanitaCe,
Perè che veggo crescere e salire
Blattezia, villania et falsitete, £d ancor senno e cortesia morire,
£ lo fin pregio e tutte te bontete ;
Ond' io maritonon vorria nè sire,
Nèstere al mondo per mia voluntete.
Membrandomi che ogni om di mal s* adoma,
Di dascheduncon sorte disdegnosa,
£ verso Dio la mia persona torna.
Lo padre mio mi fa forte pensosa,
Che di servire a Cristo mi disdoma ;
Mon sacdo acui mi vuol dar per isposa.
Celui-d est de UûaroDavanzati , contemporain de Guittone d'Arezso :
La risplendenteluce qoando appare In ogni scura parte dà chiarore.
Cotante ha di virtete il suoguardare, Che sopra tutti gli è.il soosplendore.
Cosl madonnamia face allegrare Mirando Id cbi avesse alcun dolore; Ed essa lo fa in gioja ritomare; Tante sormonte e passa il suo valore.
E 1' altre donne fondi Id bandtera Imperadrice d' ogni costumanxa, Perché di tutte quanteè la lumiera.
NOTES ADDITIONNELLES
E li pintor la roiran per usanza, Per trarne esemplo di si bella cera, Poi farne air altre geDti rimostranza.
Et celui-ci^ de Bondie Dietajuti :
Quando Taria rischiarae rinserena, Il mondo torna in grande dilettaïua, E r acqqa sorge cbiara dalla fena, El' erba vien fiorita per sembianca,
Ë gU augelleUi riprendon ior leaa E fanno doici versi in loro usanza, Ciascan amante gran giojane mena Per lo âoave tempo che s' avanza.
Ed io languisco, ed lio vita dogliosa ; Ck)mealtro amante non posso gioire, Che la mia donna m'è tanto orgogliosa.
£ no mi vale amar nè ben servi re :
Per6 V altrui allegrezza m' è nojosa, E dogliomi cli' io veggio rinverdire.
On ignore Tauteur du suivant ;
Va, mio sonetto, esaiconcui ragiona?
Con la pitL fina ch' ba il nome di ûore, Qoeilachedi beltade ha lacorona, Lo pregiOy 1* adornezze e lo valore.
Quando s^rai davanti a sua persona, Salutaia per me suo servidore :
Dille che d'altra cosanon ragipna Lo mio intellettocbe del suo amore.
> E perch' io sia lontan di lei vedere, Lo core ba seco, che la sta davanti, E non le fina di piercè cberere.
Ond' io le raccomando per innanti, Ii^m ch' io torni al suo dolce piacere, Che il dimorar mi dà sospiri e pianti.
On ignore également Tauteurde cette chanson :
Corne per diletlanza Vanno gU augelli a rota, E montano in altura, Quando è il tempo in chiarezza, Cosi per 1* allegranza Mi porto, poi la rota Che gira la ventura Mi mena in sua attezza, Per la bella che miro, Che mi rende lo sguardo Di si fina sembianza Che pur certanza^ aver mi par d' a- E non dona martiro [ipore, L' innamorato dardo
Che tragge per amanza, Ma l' intendenza — afflna entra lo Purificami 'Icore [core.
La sua vista amorosa, Siccome U la spera 0el sol la margberita, Che gîà non ba splendore, Ned è virtudiosa, Infin cbe la luonera Dei sol non V ba ferita, Çoiï feritoesseido Del suo cliiaro sguardare Cbe par che luce spanda, [stdla , Corne a la rapda * del giorno la
NQTES ^DBJT^ONNBLLEÇ.
Virtù d^amar ne prendo, Poi deir innaraorare, Amorosa ghirlanda Amor comanda — ch' io aggia per ella.
Si son sorpreso d'ella, Che stando a lei uscente Tutta mta miradura Sembra lei imiiDagiiiata, Si obe a creder m^abbelû Lo spirito e la mente Clie 8ia propria G^ura, Siccom* eU'è incarnata.
E si gii occhi ne formo, Comi* omo nello speglio Si yede affigurato,
Cosi il suo stato — paremi vedere :
Ed ancor quando dormo Certo piu côn lei vegUo Che un altro innamorato Non sta svegliato ~ con ipolto pia- Se dilelto e piacere [ cere.
È sol délia veduta, Tioto die divisare Core d' om nol poria, Nè lingua profferece Ckmie di gioi' cpmpiuta
M* aveiâa d' allegrare Lo ben quanto saria !
Piû allegro e giocondo Saria, clie ben cilestro Non è il giorno al roattino Quand* è sereno ~ in parte d'orien* E cavalcar lo niondo, [ie (1),
Ë ciel menare a destro Potreisaldoe fino; jCbe il 8i|o domino — è di vertù pos- Amor, signor possente, [ sente.
Per vostra virtù sia Ch^io piaccia alla sovrana, Corne bo lei in piacimento Che naturalmente Di due placer si cria Lo gioi* cbe Hora grana Dello innamoramento.
Ed in ciè disiando Mio core inquella parte Più 90veflte mi tira .
Cbe non si gira — Y ago acalamita, Ma siane al suo comaudo|; Cbe asaai n' aggio gnm parte Quanto cb* ella mi mira, Si di lei spira— dilettosa yita.
Frà Jacopone de Todi, mort en 1306, a laissé divers cantiques, dont voici quelques froments :
Dolce amor de povertade,
Quanto ti deggiamo aroare !
Povertade poverella,
tJmiltade è tua sorella,
Ben ti basta una scodella
Et al bere et al m'angiare.
Povertade questo vole
Pan e acqua, erba e sole :
Se le vien alcun di fuore,
Si v' aggiunge un po' di sale....
Povertade non ba letto,
Non ba casa ch' aggia tetto ;
Non mantiie ha pur, nè desco,
Siede in terra a manducare
Povertà che non è falsa
Fa ben sempre per usanza,
£ nel cielo aspetta stanza
Cbe '1 de' aver per reditare
Povertade graziosa,
Sempre allegra e abondosa,
(1) Le lecteur a pu remarquer Ici plusieurs rimes par simple assonance. Cet usage a été conservé dans l'itaUen vulgaire, et aussi dans l'espagnol littéraire.
NOTES ADDITIONNELLES
Clii pu6 dir sîa indegna cosa ' Amar sempre povertade?
Povertade, chi ben t* ama Più V assaggia più n' affiama»
Chetu se* qnella fontana Che già mai non pu6 scemare.
On lui attriboe llnveDtion du yen de huit ayUables; ce qui est eertain, c'ert que ses cantiques méritent d'être remarqués pour la variété de leurs «ètrek U fait parler ainsi l'épouse du Cantique des cantiques :
Mais y pour peu qu'on veuille subtiliser, on objectera contre toutes ces dta* tion la difficulté de préciser les dates, surtout en fait de poésies. On ne possède nulle copie contemporaine des auteurs; et peut-être qu'en passant de bouche en bouche les < vers se sont pliés aux changements de la langue dans les diverses époques, jusqn' au moment où ils ont été fixés par l'écriture. Ainsi le temps où Guittone a écrit n'est pas si bien déterminé qu'on le prétend, bien que je regarde comme excessifs les doutes du*chevalier Claœpi, qui soupçonne que ses lettres pourraient bien avoir été dictées en latin, et ensuite tradailes en langue vulgaire.
Pour arriver à la certitude, il faudrait des inscriptions ou des docomcnts authentiques ; heureusement, ni les uns ni les autres ne nous manquent. Outre 1^ inscriptions citées plus haut, en voici une du Camposanto de Pise :
t DIE SCE MARIE DE SECTEBRE ANNO DNI HLLO CCXLUI INDICT. I. HAUIFBSTD AlIROl E^AL PIU DELE P80RE OHE NBL TEMPO DI BUONACOSO DE PALUOE U FMAHI AHDAM» A eu GAI.EE CV E VB VAC. C. PORTO VEKERE 8TETTEKVIRP DIB XV E GUA8TAR0 TVCTO E ARBBBERIX) PSO MON FUSSE LO CONTE PANDALO CHE NO^VOLSE CHERA TRAITOBE H U CORONA E POI N ANDANMO NEL PORTO DI GBROVACU ClU GALBE Di PISA E C VAG- CHECTB E AVAREMOLA COBADUTA NO FUSSE CHEL TEPO NO STBOPIO. DUS DODCS mOT PUPLICARE HOC 0PU8.
Si cette inscription n'est pas de Tannée 1243 elle-même, elle ne peut avoir été mise beaucoup plus tard.
En voici une autre, qui est au Moulu du Palais, dans le val de Merse, près
Sienne :
AL TEPO DE GUALCIERI DA CALLCINAJA PODESTA'— GUIDO STRIGA — EANICRI M bOM ORLANDINO DA CA8UCCIA FECE (1).
Yoici un acte de 1208 rapporté par P^'da dans son recueil de dironiqQes, journaux et autres opuscules appartenant h l'histoire du royaume de Ifa|iles (t. I, 25):
In nomine Salvatoris ChristI, anno millesimo ducentesimo octavo, régnante imp. Federico.
(1) jépud RKFiTTf. Dition. advocm.
Ogn' altra dolcezza Mi par amarezza ; Sol tua vaghezza Midà consolanza.
Nel cor suo fo letto La sposa al diletto»
Abbraccialo stretto Ckmgran sicuranza.
Tant* è lo dolciore
Inebriami '1 core
Di te, dolceamore?
Ogn' altro sapore Mi fa conturbanza.
Quai etla ba nel core.
Clie more In amore £ grida moranza.
MGCXLVl
NOTES ADDITIONNELLES. 681
lo ttoUre Joaime Coriale sango stato chiamato, e preftto per parle de loonesto homo per nobûia lennaro Siripando, corne lo suo frateUo carnale si morio da qaista Ttta pdseate, et sta sibilito ad Sancta Maria Muntana, confine con S. Eestitata , ad |>edi 1' autaro nuyore. In quillo antaro enge mnlti indulgencie. Lo d) de Sanc to Spirito, cnlpe et peoe ; et lo di de pasca RourrcctioDe et li qnatro dominicbe de maio, calpe et pêne; et dicte iodolgende geie donao sto SUvestro papa; et in dkta cappella eage la tribuna colb Spirito Sto, et supra de lo Spirito Sto enge ont mano che fn asolociooe» et dicio Antonio SIripanno» morto di questa Tîta présente, ai lassa trt misfie la simana in dicta cappeHa, et lassange lo annioersario dnppio enge donao trioento docati Tanno; et enge on rolato dni tammnle de pane et barile quattro de fino per anima de contorom heredes et socoessores, sive per agnomen casa Siripanno , et a cantela de li nobile bomfaie de casa Siripanno , et ei facta quista retroditta scripta ecclesia Sta Maria Montana, prisente lo jndice ad contracte Antonio de Patia. Per Ampolonio Nameo Constant! greco. Facta quista escricta per mano mia Jeanne Coriale et suprascripte testimonie, et signe meo signaTi ut démens SalTatori Cristo.
t Ego Antonio de Pa?! testi siim Jodex a contractns. t Ego Costantino 6reco.
Joanni Cnrialis testi som.
La lettre qui suit est tirée des archives de Sienne; elle a été écrite en 13S3, par Tuto Henrico Accattapane àftuggîero di Bagnolo, capitaine do peuple siennois, pour Conrad, roides Romains et de Sicile :
A Yoi, mesere Ruggiere da Bagnole , per la graaia di Dio e di domino n Currado capitano dd commune di Siena, Tuto Arrigo Acatapane Ti sie Ta racooBMMdado. Contio Ti sia, che io sono in Perosda, e giosoTi gioTedI due die ei^rare ottobre, con una grande quantitae di caTaieri délia Talle di Spuleto e dalle eontrade di la gluso , e qnandio gionsi in Perosda A Ti troTai Aldobrandino Gomolino , onde sapiate che io me ne ToleTa Tenire coi deiti caTaieri per cbdio che io ToIcTa esere in Siena colloro innami Toi per TederTi, e perché Toi intendeste i pati che sono da me e dalloro ami ch' ellino Ti scriTesero, i quali patk apaiono per carta a mano di notaio; onde io flMio contio che i pati son cotaU ch' eglino tI deano serTire a Tostra Tolontâ di die di notte con buoni .caTalli demi di trenta 8 e di plù e bene armati oome caTaieri, ^ anno impromesso sdli Terra neuno che non pia, che li tî deano satistare e di chesto aTemo di catauno buone ricoite e rendere e dinari colla pena dd dopio impero. Io fodo contio che io me ne sard Tolentieri Tenuto coUoro : ma Aldobrandino Gomolino si mi disse da Tostra parte chMo non mi partisse di Perosda ami Ti rimanesse per pagare i caTaieri délia contrada, e disemi che aUui cooTeniTa andare a Cortona per lare la sicnrtà a i caTaieri di Cortona; und' io tolendo obedire, lo d sono rimaso. E stando me in Perosda il dette giovedl a sera si d (^unsero ambasdadori di Radicafano cadauno a domino papa a cascione de la preda.che totta V aTete , incontanente si fece un meso e mandanddo la note a Bonifaxio ad Asisi e mandaKIi dicendo pmhelli ne fuse plù saTio e STercTi pensato che da fore ne fuse amidie gli ambasdadori giognesero mami domino papa. Cliesti di soto sono i nom! de caTaieri cheTimando.
NOTES ADDITIONNELLES
Nous possédons encore, comme document ayant date certaine, le traité de paix conclu à Tunis entre le roi du pays et Pambassadenr de Pise :
Questa este la Pace facta inter Dominum Elminam Mommini Regem de Tunichi et Dominum Parentem Visconte amt^asciadore de lo Gomune di Pisa per lo Comane di Pisa :
Et fermosi questa Pace per anni xx. La quale Pace sempre sta ferma in de lo soprascripto termine a di xhi. de lo mese di sciavel anni lxii, et ne secondo lo corso de li Saracini, et sub annis Domini m cclw, indictione th. tertio idus augusti secondo lo corso de li Pisani
Et tqstimoniove domious Parente per r^iloro che lui mandono in sua buona Yoloi^tate et in sua buoua memoria et in sua buona sanitade, che questa pace a lui piace et cusi la ricevette et fermove. Et iuteseno U testimoni da lo scheca grande et alto et cognosciuto secretario et faccia di domino Ëlmira Calirro Momipi. Et faccitore di tutti li suo| fatU, lo quale Dio mantegna et In queslo mondo et in de V altro. Et rimagna sopra li Saracini la sua benedicione. Banbidelle lilio de lo Sclieca , ^ cui Dio Taccia misericordia. Buali Âren lilio de lo Scheca alto , cui Dio faccia misericordia. Elbulusaid filio Said lo gentile, cui Dio guardi. Et lo conipimento di qoesta pace soprascritta chôme ditto este in questo modo soprascritto. Et fue scripta in die di sabbato ali oie xiui. de lo mese che si cliiama Isciavel anni xii. ne. secondo lo corso de li Saracini. Et sub annis domini millesimo ducentesimo sexagesimo quinto indictione septima, tertio idus aogusti, secondo lo corso de li Pisani. Li nomi de li testimoni Bulcassmo Elbeoali Elbinelbata et Tenuccbi. Maometto Benondi da Gei>bit. Macmetto Etteams. Maometto Bertali et Beneabrai. Âbbidercamen Beneumat Ëlcard. Vabidellaid Mee Bidonie. Ali ffbbram et Bine bianoaro. Maometlo Bencabrein Lorbosi. Et per lagratiadi Dio et sapiendo et oognosoendo ei testimoaiando queste cose predicte. Maometto Beomaometto Benelgameizo , lo quale este Cad).
Et «bbia sainte chiJunte la lagera.
Rainerios Scorcialupi Notarius Scriba putilicDS Pisanoram et Comomis Portus in Tuoithi, presens, translatum hnius pacit scripsit, exiateote interprète probo Yiro Bonaiuncta de Caacina de lingna arabica ia latioa.
Nous avons aussi, pour Tannée 1278 , te testament authentique de la comtesse Bjéatrix, fille du comte Rodolphe de Capraja (1), etTeuve du comte Marcovaldo. Le voici :
In Dei nomine Amen. m. oc. lxxtui. Lo contessa B&etrice, figliuola ke fui del conte Ridoifo da Capnja, et moglie ke fui de conte Maroovaido» sana delà mente et del corpo / vegiendo la fragUitate deU* uomo , per uiilitate de la mia anima, con licentia di Ghino Baldesi mio manovaldo, Tolgiendo disponero la mia ultima volontade, dispongo et ocdino coak dele mie
(1) Ce testeiDMJt a été publl»» en iSSo par le docteur Laml , dans le tome de ae» Monumenti deUacfyicsa fiorentiiia, p. 75; pui», avec plu<( d'csacUtade , par Philippe Anuettl, ensuite par Sebastien Clampl , à la fin de son Albertano Giudice ; et cnOn à Pfttfooe, e« 1841 . par L. Ferrl , à l'occasion d'une thèse.
Terminus pacU,
Lo testtmoniamento etlo daiaUdi questapace.
cose et de miei beni et fonne testamento in iscritti. loprima A frati minori da Santa Croce aXempio, L. c. Item a Trate Paolo da Prato del detto ordine, se vivo in quel tempo, L. m. Item a catuno degli allri frati ke saranno di questo convento da Tempio , L. i. Item a frate predicatore di Santa Maria Noveila» L. c. Item a frate Gherardo nasi del ordine dei Frati Predicafori, se vive allora , L. xxv. Item a frate Donato di questo ordine de predicatori, se vive allora, L. v. Item a frate Pasqiiale di questo ordine de predicatori, se vive allora, L. v. Item a (rate Bonajuto converno di questo ordine, se vive allora, L. ii. Item a cattuno degli altri frati ke saranno di questo convento di Santa Maria Novella, L. i. Item aile donne del monasterio di Monticelli , L. ccc. Item a madonna Giovanna Badessa del detto monasterio, se vive allora, L. v. Item a madonna Gherardina sorore in questo monesterio , se vive allora, L. xxv. Item ala sorore Bonaventura servigiale di questo monasterio, se vive allora , L x. Item a catuna dell altre donne et servigiali del detto monasterio, L. i. Item aie donne del monesterio di Ripole, L. c. Item a suora Jacopa degi Adimari sorore in Ripole , se vive allora, L. ii. Item a suora Prima et a suora Odeiringà, sorori in Ripole, se vivono allora , L. v. Item a suora Lucia del Baldese sorore del detto monesterio di Ripole, se vive allora, L. ii. Item a catuna dell altre donne del detto monesterio di Ripole , L i. Item a frati servi Santé Marie di Cafaggio, L. l. Item a frati délie sacca di San Gilio, L. XV. Item a frati di Santa Maria del Carminé, L. xxv. Item a frati Romitant di Santo Ispirito , L. xxv. Item a frati di San Giovanni Battista, L. X. Item a frati d'ogne Santi, L. xxv. Item aie donne del monesterio di san Donato a Torri. L. l. Item a catuna di queste donne del detto monesterio , L. I. Item aie donne Rinchiuse dea la Crocie a Montesoni , L. x. Item aie donne convertite rinchiuse a Pinti , L. xx. Item aie donne da Fonte Domini , et a quelle ke stanno nçla casa ke fue di frate Jacopo Sigoli a Pinti, kessi cliiamano le Fratelle, L. x. Item aie donne del monesterio rinchiuse da Gingnoro, L. t. Item aie donne rinchiu<;e da Majano, L. v. Item aie donne rinchiuse da Santo Stefano da Boidrone , L. v. Item aie donne del monesterio da Kastello Piorentino, L. L. Item a suora Lucia del detto monesterio , et tigliola ke fue di messer Pàghanello da Sanminiato se vive in quello tempo, L. x. Item a suora Filippa del detto monesterio, figliola di madonna Imelda di mess. Arrigho Malpilgli da Sanminiato, se vive allora, L. m. Item aie donne del monesterio di Volterra , L. xxv. Item a poveri da Sanghallo, et kessi debbiano ispendere in gonnetie et in kamiscie et in un mangiare in consolatione de poveri et non in altro, L. l. Item alo spedale dal Bigallo , kessi debbiano dare in terra per lo spedale , L. x. Item aie donne rinkiuse nel monesterio da Sangagio, L. x. Item a poveri delo spedale di Sanpiero Ghattolini , kessi ne comperino letta per li poveri , L. V. Item alo spedale da Sancasciano, kessi debbiano dare in terra overo famé casae riconciare per 11 poveri, L. xa. Item kessi debbiano ispendere per omamento del corpo di nostro Signore a Santo Ambruogio, L. XX. Item a padre Alt>erto , lo quale dimora a Santo Ambruogio , se vive allora , L. x. Item al monasterio di Sangiorgio da Kapraja , et kessi debbiano ispendere in terra, ovvero in racconciare la kiesa, overo le case et non In altro, L. c. Item a cafnna dele monake del detto monesterio a Sangiorgio, L i. Item aie donne rinchiuse da Camaldoli, L. i. Item ala kiesa di Santo Istefano da Kapraja , kessi spendano in utilita delà kiesa , L. V. Item ala pieve a limite, kessi spendano in utilita de la kiesa; L. m. Item ala caloniclia di Sandonato in Valdibotte , kessi spendano per ntili-
NOTBS ADDITIONNELLES.
Ude délia kiesa*, L. ni. Item aU calonicba da Samonfina , keisi spendano in uiilita delà kiesa, L. m. Item ala kiesa di San Michèle da Pontorme, kessi spendano in ntilita delà kiesa , L. ii. Item a la kiesa dî San MartiM da Pontorme, kessi spendano in uUlita delà kiesa, L. u. Item alla kiesa di Santa Maria in Campo , kessi spendano in accresdmeoto delà kiesa , L. x. Item aie donne monacbe da Prato Yecchio , et kessi debiano ispeodere per raconciare la kiesa over lo dormenlorio od altroTe fosse magiore raistiere, ke sia utilitade et aconciamento del monasterio et non innaltro, L. L. Item ala badessa del detto monesterio di Prato Yecchio, L. i. Item a catuna menaça del detto monasterio di Prato Vecchio , L. x. Item a ministri de' frati di Penitentia di Firenze, et ke si debbiano dare in terra per U poTeri, kome toro para ke sia più utile per 11 poveri, L. oc. Item a mess. 1* abate da Settimo et ne suoi monad , si lascio di che debiano ispendere, L. xxx, per V anima di donna Giuliana U quale fue mia kameriera, siccome loro para ke sia piu utilita delà sua anima. Item alo spe* dale di San Domenico a Fighine, kessi debiano ispendere per acreadmento delo spedale in ntilita de poreri , L. xt. Item ala kalonica di Monte Yarcfai cliessi debiano ispendere in uno paramento da prête , col qnale fi si debia dicere messe per anima del conte Goido Guerra mio figliolo, il quale sia sepellio ala detta kalonica, et non. si debbiano ispendere in altro se nos nel detto paramento , L. x. Item* a frati minori da Castello Fioreatiao» L. XXV. Item a firati minori da Barberino di Yaldi Eisa, L. xxt. Item a ftati minori da Fighhie, L. xxv. Item a frati mhiori da Prato, L. xxt. Item a frati minori dal Borgo a Sa' Lorenzo di Mugiello , L. xxt. Item a frati bûnori da Licignano di Mogiello, L. xxv. Item alo spedale delà MiaericonUa da Prato otc albergano i frati predicatori, L. xt. Item alo spedale di lYespiano , kessine debiano comperare Icltta et panni per li poTeri , L. t. Item al opéra delà kiesa de frati predicaAri di Santa Maria MoTella, L. c Item aie donne del monesterio di Sanmaffeo Darcietri, L. ti. Item aie donne del monlsterio dal Borgo a San Lorenzo di Mugiello , L. x. Item a madonna la contessa Angnesma, figliuola ke fue del conte Rugieri mio ligliolo, L..XXT. et di questo Toglo ke stea contenta, et plu non kiedera ne domandare. Item a madonna Biatrice, figliuola ke fue del sopradetto conte Rugieri mio figliuolo , L. c. sella è TiTa in quel tempo, et di qoe^lo Toglio kessia contenta et piu non possa kiedere ne domandare. Item a mess. Bastardo figliolo ke fue del conte Guido guerra, L. ccc, ia qoesto modo, kel detto mess. Bastardo debia rifare carta a ki sara mia ereda delà ragione dt mia madré , delà quale elli a carta da me. Item aie Biœ tigliola del detto mess. Bastardo , se viene ad etate ke compia legittimo matrimonio, OTcro si rinkiuda in monisterio kiuso, L. ce. Item ala gianaa, tigliola ke fue di mess. Rinuccio da kastilione, lo quale è dele Testite da Hanta crocie, sella tItc in quelle tempo, L. c. Item a donna Jacopa, saroccliia ke fue di messer Ridolfesco da Pomino , la quale è stata et sta meco in kameriera, L. c. Iqualidenari li fideconmiissari kessaranno le debbiano dare in sua nécessita per .Tita et Testimento, et saTenisse ke la detta donna Japona morisse prima che detti deoari fossero ispesi in lei , b rimanente i fideoommissarii ke saranno debbiano ispendere per soa anima come para ala detta donna Jacopa. Item ala Lippa , figliola ke ftoe dî mess. LoUenngo da Bogole, la quale diniorata et dimora mecho, L. c Item a due figlinole di Filippo di mess. Paganello da Sammiaîato , L. c. in questa condizione , sel podere ke fue d'Alberto conte si raquisia, del qoale io contessa Bietrice riceTetti carta dal detto Filippo, et se le dette luicîaUe
NOTES ADDITIONNELLES
sono Ti?e io qnello tempo, debbiano avère de detti dtnari katana livre dnquanta , et selluna inorisse suceda V altra in tutti , et se roorissero ambodue sieno dati per mia anima. Item a la Saradna FigUuola Ke fue di madonna Bietrice, mogle ke fue di Tadeio de Donati, se la delta Saradna si marita , si cbe vengna compimento di legitimo matrimonio oTero intrasse in roonisterio , L. l. et se morisse prima che] facesae le sopradette cose, i detti danari voglo ke sieno dati per mia anima. Item a Monna Contelda Vestita dele donne di penitenzia di Santa Maria MoTella , se tivA in quel tempo, L. m. Item a madonna Giemma, donna di penitenzia ke fue matringna ditGiuda Pazzo, se viva in qud tempo, L. m. Item ala Romeia zoppa dele Yestite da Santa Maria Novella , ke pel popolo sanla Maria in Campo, se Tiva in quel tempo , L. xxx. Item a la Benvenuta zoppa del popolo di Santa Maria Maggiore , se yira allor%, L u. Item a ser Federico da Kapraja notajo, L. ixy. Item a Bardo figUo Bendvenni da Cona, L.C. Item a Gieri figlioke fue del detto Bindyenni da Cona , L. l. Item a Martino da Porticella da Pontorme, L. l. Item a Baldese figliuolo Bonfigliuoli del popolo di Santa Felidta , L. c. Item a Latino figliuolo ke fue Bonsegnori notajo da Caino , se vive allora, L. x. Item al figliuolo ke fue di Gianni di Sibuono da San Leonico lo quale è mio filiocdo, se vivo in qudlo tempo , L. ii. Item a Coderino figluolo die fue di Guido Pazzo dl sopra a Prato Vecdiio, lo quale fue miofiglocdo, se vive in qudlo tempo, L. II. Item a Bartolino figluolo ke fue.\ . . tavolacciajo del popolo di San Gristofano, se yIto in quello tempo, L. xx. Item ala eompiuta da Roma die stanel popolo di Santa Maria Noyella , se vira allora , L. xxx. Item a dom. Francesco monaco dell ordine da Settîmo i quali debia dare aie sue serochie, L. xxx. Item a mess. Giamberto et a Gieri et aGudfoeta chante et a Bindo fratelli et figlioli ke furo di mess, têghiajo Giamberti de Cayalcanti, a tutti insieme, L. ccc. Item a madonna donnigia mogle ke fue di ser Pagano del Corso degl Adimari, se viya in quello tempo, L. t. Item a Kusdo figliolo Ruberti Altabruna da Kapraja , L. xxt. Item per lo passagio doltremare il quale si fa in arjntorio delà tera santa, L. C. Item a mess, lo conte G. Salvatico figluolo ke fue del conte Rugieri mio figluolo, L. V. etdi qiiesto voglo ke stea contento, et per neuna altra ragione non possa ne debia piu avère delà mia ereditade e de la mia ragione , et ne per neono altro modo possa piu kiedere ne domandare, in perdÀ kegli non ma dati i miei alimenti siccome dovea, e la mia ragione si ma molestata, et quando sono istata iuferma quasi a morte non ma visitata, ne non se portato di me siccome da fare nepote , di sua a vola. Item voglo et lasdo et ordino mIei fidecommissari il priore de frati predicatori di Santa Maria Novella et Guardiano, de frati minori da Tempio et frète Gberardo Nasi et frate Donato deir ordine de frati predicatori, se saranno vivi in qud tempo , a pagare tutti i sopradetti legati : a quali fidecommissari si do piena et libéra potestate di domandare e di recever^ tutti i mid denari quali avesse Rinieri di mess. Jacopo Ardinglielli o daltro mercatante o personna ke glaTesse, i quali fldecommissarj si voglo ke debiano pagare in primamente e senza neuna diminutione a Bardo Ben* vincenni da cona livre ciento , et a Martino da Corlicella da Pontorme livre dnquanta, et a Baldesi Bonfigluoli Popoli Santa Felidtati, livre cento i quali sono soprascritti. Kt se qoesti denari venissero meno a pagare questi tre legati, voglo kessiano pagati kome glaltri legati di sopra dale sue rede , et si do piena et libéra podesta a sopradetti fidecommissarj di far fine et rifiutascione et pacto a sopradetti debitori et a ogne altra
NOTES ADDITIONNELLES
persona da le qaali ricevessero alcuna quantità di danari se mistieri fusse. In tucti gli altri roiei beni mobili et imniobili ke si pertengono a me per ragione dereditade o per compera o per qualunque alira ragione fosse in Firenze et nel suo distretto , in Pistoja et nel siio distretto , in Luccba et nel suo vescovado , în Pisa et nel sno distretto et in qualunque allro loogo fosse kome si pertenesse et per qualunque ragione. Si iHtituischo. fo. et lascio mie herede il monesterio e labate el convento di San SalTadore da Settimo dellordine di Castella, stando loro in quello luogo la o?e*sono» ^ dattrove il convento si mutasse , dando al predetto abate et conveoto piena et libéra podesta df kiedere et di ricevere tutti i miei beni come detlo è di sopra et la compera kio feci da Filippo di mess. Paganello da Saminiato e denari i qaali debo rice?ere dal comune di Pisa et dal erede di Giudice di<Glialluria et del Giudicato di Galluria, de la quai compera et de li quali debiti s! sono le carte acol dette abate et monesterio , et volglo et commando kel predetto abate et conTento mie herede di tutti i denari i quali rasquisteranno et averanno dal comune df Pisa o dal erede di giodire sopradetto o da qualunque altra persona fosse, le due parti de detti danari si debiano tenere a se per utilitade del monesterio loro , et delà terza parle volgio ke sia tenuto 1' abate el conyento di dare e di compiere a predettl fidecommissarj tutto quello kalloro menoroa;^ a pagliare i aopradetti legati de danari , i quali i detti fidecommissari a?eranno da Rinieri Ardhinghelli sopradetto o da altra persona ; et savenisAe ke detti fidecommissarj non potessero avère niente di mîd danari da Rinieri Ardinghelli o da altra persona , volglo ke sia tenuto labate el convento di dare interamente et sanza molestia tutta la sopradetta terza parte a sopradetii fidecommissarj , de quali denari elli debiano paghare i sopradetti legati interamente; e sela detta lerzà parte non bastasse a paghare tutti i sopradetti legliati, volglo ke sia sottratto per livera et per solde conoe ne locchcra tratto el legato di Bardo Bencivenni da Cona et di Marti no da Corticella di Ponlorme et di Baldese Bonfiglioli soprascritfi , i quali legati volglo ke sieno pagati interamente et sanza dhninutione. etse de la detta terza parte soperkiasse, pa:{hati tutti i detti legati, volglo die detto abate et fidecommissarj quello cotale superchio debiano dare per mia anima kome aloro para ke sia il melglo , et tratto ciento livre ke volgk> khe detti commissarj debiano dare al detto abate per piatire et racquistare le sopradette kose. Le quali ciento livre volglo kel detti abate et convento siano tenuti di rendere et paggare a detti fidecommissarj de primi danari kelli racquisteranno et averanno , non contaadoli nela quantità de la terza parte. £ tutte queste cose si volglo ke valglano et tegoano per ragione di testamento e di codicello e per qualunque altra ragione possono più o megio valere, et si do piena et libéra podesta aie sopradette mie herede et fidecommissarj ke possano questo testamento fare aconciarc a senno de loro savi in qualunque modo melglo possa et più valere, tengendo il contratto ferme , et saparisse fatto per me alcuno altro testamento o codicello et leghato neuno innanzi a questo , si volglo ki quello cotale sia kasso et vano et di neuno valore. lo contessa Bietrice sopraddetta queste mio testamento inniscritti si apresentaî chiuso con otto corde alinfrascritti testimoni. A frate Paolo da Prato et a frate Leonardo del ordine de Frati Minori , et a frate Gratia, et a frate Simone del ordine de frati da Settimo, a prête Alberto da Santo Ambruogio, et a ser Bindo Montanini, et a ser Filippo Marzoppi de Tordine de Frati di Penitenzia di Firenze flde, et pregoli kelli ke fossero testimoni etponesseroci i loro sigilii, et
NOTlfiS ADDITIONNELLES.
questo feci nel palagio de conti Giudi nella caméra doT io sUva, uel Popolo di Santa Maria in Campo, anno Doinini ■cclxxtiii. del messe di febrajo x?iu. di intante Indictione seltima, et pero si ci ^puosi il mio sigillo.
Suifent les légalisations en latin.
on a de la même année, avec date bien précise, une traduction des Traités moraux d^Albertano, jugede Brescia) taile par Soffredi del Garzia, notaire de Pistoie. Probablement il y en avait en déjà quelque version antérieure; mais je cite celle-là parce qu'elle a une date certaine, et que M. Sebastien Ciampi, en rimprimant (1), a poussé le soin jusqu'à conserver Torthographe de Toiîfinal dans tonte sa grossièreté. Si Ton fait abstraction de cette orthograplie et de quelques formulés qui sentent le terroir, on aura de bel et bon italien. En voici un exempte :
Uno giovane, Io quale a* nome Melibeo, uomo potente e ricbo, lasciando iamoglie ela figliuola in cUasa,le quali moUo amava, cliiuso Tuscio delà ciiasa andossi a trastullare, e tre suoi nemici anliclii e suoi vicin! vedendo questa cliosa, apuose le scale, e intrando pèr te tinestre de la cliasa, la moglie di Melibeo, la quale avea nome Prodenza, Tortemente bactiero, e la (igliuola sua fedita di cinque piaghe, cioè 'ne ii ocbi, 'ne i'orecliie, 'ne la bocba, neinasoe'ne le mani, e lei quasi morta lasciando se spartiero; e ritornato Melibeo, vedendo ci6 incliumincîd a gran pianto H sno' capelii tirare, e i suoi vestimenti isquarciare si come pazo ; e la sua moglie, ancora cbe taciesse, incimmincièlui a chastigare, equelli sempre piuogridava, e quella rimasedi cbastigarlo ricordandosi delà parola d'Ovidio de amore che disse : Lascia che V uomo irato s'adimesliclii clio Y ira, e s' empia l'animo, e sazilod' ira edi pianto, e alora si potrae quel dolore temperare con paraule, e quando lo suo marito di piangere cessasse, incliuminda la Prodanza lui a amonire dicendo : Macto, perche impathe, e perche lovano dolore ti chostringe? lo tuo pianto non achatta nè leva alchuno fructo; tempera lo modo e 'I pianto tuo, forbi le tue lagrime, e guarda che lai ; non pertiene a savio uomo che gravemente si doglia, e la tua figliuola a la speranza di Dio bene guarrà. Anchora se morta fosse non per lei ti dei tuo distrugere. Perciè dicie Senacha : Non si distnige V uomo salvio per perdita di tigliuoli e delli amici; chon quelli medesimo animo ti soffera delà loro morte clion che aspecte la tua, ed io voglio che tuo lasci anzi lo dolore, chel dolore lasci te, e rimanti di tare queste chose, che po£sa che tno lo volessi lungamente fare non potresti. Melibeo rlspuose *. Ghi potrebbe in s) grande dotere chostringere le lacrime e M pianto ? ma M nostror signore Dio di Lazaro amicho suo 'ne lo spirito si dolse, e lagrimoe. E Prodenza disse : Lo temperato pianto da cliolor cbe sono tristi, e intra loro non è vietato.
Voici ta conclusion de l'ouvrage :
Or finisce lo libro del consolamento e del consiglio, lo quale Albertano Giudice di Brescia de la contrada di Sancta Agata conpnose 'ne H anni n. MCCLVi del mese d' abrite, ed Imagoregato in su questo votgare 'ne lianni D. M ce Lwv del mese di sectembre.
Chi scrisse questo volgare Dio li dia bene a capitare.
Chi scrisse ancora scriva Sempre e ognora
U) f'olgarizzamcnto dei Trattati morali di Mbertino GiHdice\ I^orencc, I8it.
NOTES ADDITIONNELLES
A chui Touiem voglia questo Ubn> inscrÎTere in g;ioja e in alegrezA li dia Dio a Tivere. Amen.
Dio li dont paradiso chi scrisse qnesto iibro. Amen^
Je n'ai pas besoin d'ajouter ici que ce devait être déjà une langue adnUe qoe celle où Ton écrirait tant d*actes importants, publics et privés, et dans laquelle on jugeait à propos de traduire les œuvres d'une autre langue qui avait aussi régné dans le pays ; on ne traduit pas d'une langue dans une antre al la second^ n*e6t pas plus familière aux lecteurs que la première.
Dans les Archives historiques de Vieusseux, on a imprimé le Rieordimze di Guido di Filippodi Ghidone delV Antella, cahier d'affaires domestiques, chominciate a scrivere in kalen di tiuir%oanno mcclxxxxviii; c'est de l'italien complet. Par exemple : « Ne V anno MCCLXXvni andai a dimorare con la (c compagnia de li ScaH e cbon loro stetti dodld anni , tra in Firenze e fuori <fi n Firenze. Per la detta compagnia tenni ragione in mano in Prœnza. Per loro « stetti nel reame di Francia, in Proenza, in Pisa/in Gorte, in Napoli et in « Acri, et fui loro compagno. »
Du 18 juin 1297, nous avons des statuts de la compagnie d'Or Saint^Miehel^ à Florence , où il est dit :
Anche ordiniamo che conciossiacosachè , per cagione.dei m^^to del grano e per altre cose che si fanno nella detta piazza sotto la loggia , la tavola di messer santo Michèle si impolveri esi guasti; li capitani âano tenuti di faria stare coperta accid kessi ( che si ) conservi nella sua bdlena et non si guasti. Salvo kel sabbatto dipo' nona , dtsfacto il mercato , U debbiano fare discoprire et stare discoperta per tutto il dl de la donnenica , et cos\ si faccia per le feste solenne cbe mercato non si facda. Ctie non si mostri, overo si scuopri la figura di detta nostra donna senza torchi accesi.
C'est ainsi qn'on écrivait l'italien à Florence dès cette époque I
Ricordano Malespini déclare avoir commencé en 1200 à écrire son histoire : mais il doit y avoir quelque erreur de chiffre, car il mourut en 1281 ; cependant on pourrait tout concilier en disant que c'est un autre qui a commencé cette histoire, et que Ricordano n'a fait que poursuivre , de même qu'il a été continué à son tour par son neveu Giacchetto. En tout cas , s'il n'est pas possible de la faire remonter si haut, au moins est-ce lui qui le premier a éoit l'histoire en italien ; une courte citation suffira pour montrer combien II est supérieur au napolitain ( Muratori , Rer, liai, scr^t.f Ylll , p. 906 et 927 ) :
lo Ricordano fui nobile dttaduio di Firenze délia casa de' Malesiùai, siccome per mnanzi si dirà, e abantico venimmo da Ronuu E' miei antecessori , rifatta che fu la città di Firenze , si puosono presso aile caie de^ Ormanni in parte, e in parte al dirhnpetto délie case dette degli Ormanai ; e dirimpetto aile nostre case era una piazzuola , la quale si chiamava la piazza de' Malespini, e chi la chiamava piazza di santa Cecilia. £ lo sopradetto Ricordano ebbi in parte le sopradette iscritture da un nobile dttadino romano, il cui nome fu Fiorello : ebbe le dette iscritture di suoi antecessori , scritte al tempo , In parte quando i Romani disfeciono Fiesole, e parle poi : perrochè'l detto Fiorello 1' ebbe, che fu uno de* detti Capocd , il quale si diletto molto di scrivere cose passate, ed eziandio anche mollo si diletto di cose di strologia. E questo sonraddetto vide co' sooi propri
NOTES ADDITIONNELLES
occlii la prima posta di Firenxc, eil ebhe nome Marco Capocci di Roma. Poi al tempo di Carlo Magno fii un nobile uomo di Roma , il quale fu délia sopradelta scliiatta d'e Capooci , ed ebbe nome Africo Capocci » il quale trovando in casa loro a Roma le sopradette iflcritiire , segiiilè lo scrirerc dei fetli di Fiesole, e Fircnze, c di moite allre cosc. Ed io sopradctto Ricordano fui per femmina , cioè I* aTola mia délia casa de' Capocci di Roma , e negli anni di Cristo mille dugento capital in Roma in casa a' detti mîei parenti , e quivi trovai le sopraddette iscritturc dei fatti délia nostra città.cioè di Fiesole,etancora di Firenze, e di moite altre croniche e iscritture yi aveva scritto e fatto memoria per lo sopraddetto iscrittore. Délie qnali cose non curai di scrivere, nè copiare : ancora iscrissi le cose in parte ch' io trovai di questi nostri passati. E ancora iscriasi assai cose, le quali vidi co' miei occhi nella detta cità di Firenze, e di Fiesole, e a
Roma stetti da dl due agosto anni 1200 » e a dl ii d* aprilo anni ^ e
ritornato ch*io fui nella detta nostra città Firenze, cercai moite iscrittore di cose passate di questa medesima materia : e trovai moite iscritture e cronacbe, et per lo modo ne trovai, n*bo fatto iscritture e menzioni, % per innanii ne scriverè più distesamente , ed eziandio di mia naziooe.
Al tempo d* Arrigo detto terzo, imperatore , fu un nobile uomo dei contado di Firenze', nato di messer Gualberto da Petrojo in Yaldipesa, il quale aveva nomo Giovanni. Questi essendo laico e in guerra co' suoi nimici , venendo a Firenze cou sua compagnia armato , trorè il suo nimico, che gli avea morto il fratello , assai presse délia cbiesa di San Miniato a monte , il quale suo nimico veggendosi sopr' esso, si gittè in terra a' piedi di Giovanni Gualberti, focendogli croce délie bracda, chieggendoli mercë per Cristo che fu posto in croce. Il quale Giovanni, compunto da Dio, ebbe pietà e misericordia dei nimico suo, e perdonogli, e menoUo a offerire nella cbiesa di san Miniato dinanzi al crocifisso : délia quale misericordia il nostro signore Iddio ne mostrô grande miracolo , che in «presenza di tutti il detto crocifisso si inchinè al detto Giovanni : e a lui fece grazia di lasciare il secolo , e convertissi alla religione, e fecessi monaco nella detta cliiesa di San Miniato. Ma poi trovando 1' abate slmoniaco, e peccatore, se ne andd corne romilo nell* alpe di Yalombrosa : e quivi gli crebbe la grazia di Dio, che (corne piacque a Dio ) fue primo cominciator di quella badia : e oitre poi moite badie discese in Toscana e in Lombardia, e molti santi monaci. £ dopo la sua morte fece Dio molti miracoli per lui , corne racconta la sua leggenda , e passé di questa rita alla badia di Pasaignano nel contado di Firenze, gli anni di Cristo mille settantatrè, e dal papa Ghtrigoro settimo fu poi con grande divozione calonizzato.
Concluons à cet égard , comme Qaintilien parlant du plus ancien des poètes latins : Ennium mut sacros vestutate lucos adoremus , in quibus grandia et antiqua roborajam non iantum habent speciem quant religionem.
Mais ici pourra naître un doute sur ce que j'ai avancé dans mon récit relativement à la persistance des dialectes. Avons-nous des preuves pour Taflirmer? Quelques-unes au moins.
Et d'abord le témoignage du Dante, qui, dans son temps, connaissait quatorze dialectes en Italie : Àd minus XIV vulgaribus sola videtur Italia variari; qu3^ omnia vulgaria in se variantur; ut puta in Tascia Se*