LA SITUATION DU RÉGENT
à dominer le pays et ils survej liaient étroitement le régent.
Dès son avènement à la régence, Pierre montra cependant le désir d'entrer, dans ce qu'on appellerait, en langage moderne, « le concert des puissances. »
Lors de la réunion du Congrès de Nimègue, il fut question, à plusieurs reprises, d'y admettre le Portugal comme médiateur (vu les ditficultés qui empêchaient d'accepter la médiation de Venise et rendaient précaire celle de l'Angleterre) auxiliaire du pape, qui ne pouvait pas servir de médiateur pour les hérétiques.
Le régent avait accepté et les puissances donnèrent leur adhésion, plus ou moins sincèrement; même l'empereur, quoiqu'il eût fait observer à Bonvisi que le régent ne lui avait pas encore notifié son arrivée au pouvoir, de telle soi'te qu'il ne savait quel titre lui donner. Mais si le régent n'eut pas à jouer le rôle de médiateur, cette proposition offrit à ses ennemis l'occasion de nouer des intrigues contre lui. Ainsi, le 3 mai 1677, Mgr Durazzo, nonce à Lisbonne, informe Cybo qu'il vient de paraître un livre, qu'on attribue à l'ambassadeur de France, où l'on prétend démontrer que la France a cherché à pousser le Portugal àdéclarer la guerre à l'Espagne.
Et, dans un avviso de Madrid de la même date, on Ut: «On a publié un livre, qu'on croit venu de France, dans lequel on manifeste l'idée que S. A. fasse la guerre à l'Espagne; et ce serait une manœuvre pour empêchei- que le Portugal puisse être médiateur à Nimègue. Toutefois, l'Espagne accepte la médiation si les autres l'acceptent. L'empereur aurait dit la même chose; cependant. Son Altesse est peinée de voir qu'on ait nommé ambassadeur impérial eu Espagne le comte d'Humanes, qui fut le chef de la conspiration pour enlever le roi de l'île Terziera. »
Le 31, Durazzo informe encore Cybo que, sur la porte de l'envoyé de France, on a trouvé des placards menaçant
sa résidence d'incendie, s'il y avait une guerre. « L'envoyé d'Espagne est venu me voir, écrit le nonce, regrettant le fait, et me priant d'aller présenter mes condoléances au représentant français; mais d'autres personnes, plus tard, ainsi que le ministre de France, m'ont dit que d'après les paroles contenues dans le placard, l'auteur devait être l'envoyé espagnol. »
A ce moment, le couple royal n'avait qu'une Infante de 8 ans, et on se préoccupait déjà de son futur mariage, dans l'intérêt national, pour l'éventualité de la succession à la Couronne.
Le 24 janvier 1678, Durazzo écrit à Cybo que le bruit court de l'arrivée dans le palais d'un ecclésiastique italien qui a été bien accueilli à la Cour. On dit, que c'est Don Emilio de Savoie (sic), venu pour traiter le mariage du duc avec l'Infante. Mais, un an après, le 2 janvier 1679, il l'informe qu'est arrivé le P. Pagarino, jésuite, afin de demander la main de Flnfante pour le fils du duc de Parme, et que S. A. lui en a parlé en faisant des éloges de ce prince. Toutefois, le 24 avril, il ajoute « que le Père lui a déclaré, qu'il croit, que le régent a décidé de marier sa fille avec le duc de Savoie, ajoutant que celui-ci viendrait et qu'il succéderait à la Couronne s'il n'y avait pas d'héritier mâle. »
Mgr Muzio, de Turin, écrit à Cybo, le 28 juin:
Alla fine Madama hà communicato al Consiglio non solo quanto ella haveva fatto trattare in Portogallo per maritare il Sig. Duca suo figlio con quell' infanta, ma la conclusione ancora del Matrimonio medesimo recata dallo Spinelli, che fù segretario del fù Sig.r Cardinale Roberti, e che cola fu inviato mesi sono per tal fine, benche sotto altro pretesto. Kappresentô Madama al detto Congresso li motivi principali che l'havevano indotta d'intraprendere taie accasamento, che in sostanza consistevano e nel libe-
FIANÇAILLES DU DUC DE SAVOIE AVEC L'iNFANTE 241
rarsi dal timoré concepito dalli discorsi di questo ambasciatore di Francia che il suo Re fosse per tentare il matrimonio délia sua figlia naturale con questo Sig.r Duca, tutto che l'ambasciatore predetto non gli avesse totalmente aperti tali sentimenti, corne pure nella speranza che con tal matrimonio giungesse S. A. un giorno alla corona di Portogallo; il che quando ancora non fusse succeduto non si lasciava di havergli procurata una moglie di sangue regio con una dote di consideratione costituendogli il principe D. Pietro la somma et appannaggio medesimo che il E-è di Francia costitui alla fù Madama Christina. Soggiunse che tanto più stimava avantaggioso questo suo negotiato, quanto che il principe di Portogallo restava obligato ad adempirlo, e per il contrario il Sigr. Duca restava libero di efïettuarlo, havendo lei concluso con la conditione se questo l'havesse voluto ratificare, quando havesse havuto l'età capace di farlo. Et in fine si protesté cbe à tal negotiato non haveva considerato verun suo particolare interesse, ma solamente l'avantaggio del iîglio.
Tutti approvarono quanto Madama haveva fatto, e D. Gabriel, che mi hà raccontato quanto scrivo, mi hà detto, che le accennate ragioni gli fecero lasciare la determinatione da lui fatta di opporsi à questo matrimonio. Lo sposalitio non si farà che qualche anno dopo, che S. A. sarà fuori délia regenza et allhora dovrà andare ad habitare in Lisbona, e credesi che il Sig.r D. Gabrielle . sarà mandate cola per fare le solite richieste per il matrimonio, se bene egli medesimo mi h à detto di non volervi andare.
Et, le 25 juillet, Mgr Diirazzo informe Cybo:
Vive S. A. in grand'apprensione di alcune pasquinate, che si sono vedute af&sse i giorni passa ti in varie parti délia città; una délie quali diceva: viva S. A., e moia il Duca di Cadoval, et il Marchese das Minaz ; l'altra : viva il Rè Don Alfonso, e moiano i tiranni. Sopra le quali pasquinate hà S. A. ordinato, che si faccia rigorosa inquisitione, e sebene, seconde me. sono state prodotte dalla passione di qualche particolare di poca consideratione, irritati contre il Duca di Cadoval per l'ardore, con
che proseguisce l'impegno preso di volere che tutti quelli di questa città, i quali a lui paiono benestanti, comprino e mantenghino un cavallo, e contro il Marchese das Minaz per l'impegno, con che sostiene una pragmatica, che causa danno à molta gente. Contuttocio corne cinque anni sono dopo somiglianti pasquinate, si scopri la congiura per la quale si ordina di levare dall' Isola Terzera il Rè, dal che risulto di ricondurlo à questo regno, e farsi l'esecutioni di giustitia contro varii congiurati, cosi adesso su quell'esempio pare che S. A. sii entrato in qualche timoré, corne dimostrô parlando di questi afPari al Regidore, che corrisponde quasi all'officio di Governatore di Koma, jarendogli che dimostri esservi nel regno de mali animi, i quali forse per questa via procurino d' indurre il popolo già irritato contro questi due ministri per le dae accennate ragioni, à qualche sollevatione e tumulte per profittare poi délia congiuntura,^ secondo le loro perverse intentioni.
Il Rè perô per quanto si dice, non è per dar fomente per molto tempo à queste perturbationi, perché è corso che è date in idropisia, e che non è per durare più molto tempo, benchè S. A. non manchi per sua parte di assistergli in tutto, anzi che un ministre spinto da ragioni più politiche, che christiane, mi disse i giorni passati, che S. A. faceva maie in voler impedire al Kè di vivere à suo modo, nel mangiare, e bevere, attendendo à che S. A. haveva fatta una Griunta di medici, da quali haveva volute, che si déterminasse il modo del governo del Rè, et haveva ordinato, che non se gli desse di più di quello, che i medici ordinavano, tutto in ordine alla sua salute, dove per altro il Rè inclinato à disordini, e particolarmente à bevere molto vino, verria con cio à mancare tanto più presto.
Attese queste perturbationi, non mi è parsa congiuntura à proposito per sollecitare la risposta sopra l'apprestata istanza, che feci à S. A. per consegnare i processi del S. Officie, tanto più che sô non essersi presa risolutione più favorevole délie passate,anzi persisterei in che io veda i processi qui nella maniera altre volte riferita.