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LES ESPAGNOLS REFUSENT DE CÉDER LA BOURGOGNE

Qu'ensuite ies marcliauds se seraient rendus chez le roi et lui auraient offert les fonds pour la guerre. L'ambassadeur anglais d'ici, ajoute le nonce, a reçu^l'ordre de contrôler cette nouvelle, mais il n'a pu obtenir qu'une réponse touchant la demande de satisfaction des insultes faites à don Bernard© Salinas, envoyé catholique à Londres, d'où il avait été expulsé en même temps que l'ambassadeur...

Le 5 novembre, Bevilacqua fait connaître à Yarese que les négociations du prince d'Orange en Angleterre tiennent les esprits en suspens, et qu'il est impossible de savoir quelque chose, car on garde le secret absolu (1).

Et le même jour, il ajoute que les ambassadeurs d'Espagne viennent de recevoir de Madrid l'ordre de ne rien écouter de tout ce qui n'implique pas d'abord la cession de la Bourgogne et à prendre en considération ce qui peut intéresser la Suède, car on veut éviter dans les états patrimoniaux toute occasion de gueire. Mais les Français, par contre, ne veulent pas de paix portant la restitution de la Bourgogne, ni permettent qu'on discute de la restitution de Messine et autres places de la Flandre si on ne renonce d'abord à la Bourgogne.

Et le 19, Bevilacqua écrit à Oybo :

Nella conferenza di hieri fù dagli ambasciatori protestant! detto cbe gl'Inglesi si erano lamentati altamente, che da gli Imperiali e Spagnoli si mostrasse nella loro mediazione minor confidenza, che in altri (cosi parlano sempre gl'Inglesi per sfuggire di nominare il mediatore apostolico) concedendosi à quegli sotto il pretesto di traduire, e riferire nella lingua materna le proposition i, la libertà di mutare le parole, dove adesso veniva limitata, e ristretta con obligarli à partecipare quanto stimassero degno di

(1) Et le 17. le nonce répète qu'en dehors du mariage on ne sait rien, mais qu'on dit toutefois qu'un accord a eu lieu entre la Cour d'Angleterre et la Hollande pour conclure la paix.

mutazione ; Che non essendo la lingua francese più commune all'EE. loro, che la latina à gl'altri, in avvenire havrebbono pensato di valersi ancor essi délia lingua inglese ne gl'uffici, c'havessero dovuto passare colle parti. Gli Imperiali mi hanno detto che dissimularono l'esposto, ma che conoscendo l'inconveniente havrebbono creduto ottimo che mi fossi in avvenire valsuto délia lingua latina, la quale era quella délia Corte Eomana, e dell'Imperio. Pratticandola l'Imperatore in Vienna co' Nunzii, e nelle sue lettere alla Corte di Roma con i cardinali. lo ho risposto che trovandosi già introdotta la prattica, et accettata da tutti di portarsi da me nella favella Italiana le proposizioni délie parti, non mi pareva di doverla leggermente mutare. Che la mediazione di N. Sj® non comprendendo che i principi cattolici, nelle corti de' quali la lingua predetta era ottimamente intesa, il che non succedendo dell'Inglese, per non essere fuori del regno in uso, non haveva per tal capo luogo la comparazione. E quanto alla libertà, che al Nunzio si lasciava, era ben dovuta all'officio di mediatore, quando questi non alterava la sostanza délie cose. Tanto più che professando l'EE. loro di dare le loro memorie à i mediatori non come scrlttiire, ma corne dettatare, non potevano, ne dovevano legarsi à riferire le stesse parole : Che all'hora sarebbe stato necessario di esaminare con gran diligenza le parole, quando si fossero stesi gl'articoli del Trattato ; dovendosi in ciô lasciare, che le parti pienamente si sodisfacessero, e che se l'Imperatore rispondeva in latino à SS." Cardinali in E,oma, et à i Nunzii in Vienna, questi all'incontro davano le loro memorie sempre in italiano. Per queste considerazioni l'affare è restato indécise, ed io ho il tempo di consultarne V. E. per regolarmi secondo le prudentissime sue direzioni, essendo la cosa più importante di quello, che forse apparisce. Primieramente ne gli Spagnoli, ne i Francesi sono del medesimo sentimento, conoscendo, che quando è salva la sostanza, deroga alla dignità di si alto negozio il disputare su le parole secondo l'esempio di Munster la vedere la libertà, e l'arbitrio de' mediatori circa le parole. Poiche essi furono quelli che ricusarono doppo la 2^ proposizione di voler incaricarsi di riportare gli scritti dell'una all'altra parte, e le ridussero à trattaro in voce. 3° l'obbligo de' mediatori di spogliare le proposizioni délie

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