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APPEL À LA FRANCE EN FAVEUR DES CATHOLIQUES

che sono stati inferiti à gli ecclesiastici contro la promessa solenne di lasciar le cose nello stato, in che si trovavano l'anno 1624.

L'altra di parlare in favore del Vescovo di Munster, ad eifetto che non venga obligato à, rendere à gli Svedesi tutte le conqniste fatte già dal suo predecessore, senza alcuna ricompensa, tanto più che le sue pretensioni si restringono solamente à 150 mila scudi.

Hô dunque eseguito l'una, e l'altra, rappresentando difFusamente al Sig/' di Pomponne le ragioni, e tutti i motivi, suggeritimi da Monsig.'' Bevilacqua, nell'uno e l'altro proposito; e quanto al primo negotio mi ha risposto S. E. che per parte di S. M. si passeranno gli ufficii, che si desiderano, con gli Svedesi; ma che non sa già quanto siano per esser proficui. lo perô gli ho soggiunto, che non potevano non riuscir fruttuosi, mentre era certo, che la Svezia doveva riconoscer tutto dalla Francia. Ma il Sis.'' di Pomponne hà mostrato nondimeno di sperar poco ne detti ufficii, non ostante le congiunture presenti.

Circa l'altro negozio poi, che riguardava il vescovo sudetto di Munster; mi disse liberamente l'Ecc.^ Sua che non vi era da sperare cosa alcuna, attesa la durezza mostrata dal Pè di Svezia in questi negoziati. E perché io le soggiunsi un particolare, che in tal proposito mi haveva significato Monsig/ Bevilacqua, cioè che quando alla Casa eretica di Luneburgo si erano accordati i vantaggi, che ciascuno sa, ne trattati di pace fatti con la medesima, molto più era ragionevole, che si accordassero ancora da un principe catt lico, et ecclesiastico, quai era il vescovo di Munster, tanto più he questi era stato ben intentionato per la pace, fin dal principi j délia sua elezione. A queste nuove ragioni rispose il Sig.'' di Pomponne, che gli si erano voluti dare 50 mila scudi (e parlô in modo come se ancora si stesse in pensiero di darglieli, quando il vescovo volesse contentarsene) me che egli aveva insistito per ritenere ancora la prefettura di Wildhesusen, la quale in nessun modo si voleva permetter dalla Svezia, che gli restasse. Anche à questo replicai che il vescovo non pretendeva di ritenerla se non in pegno di 100 mila scudi, per le spese délie fortificazioni, fatte nei luoghi da restituirsi che poteva dunque essere in arbitrio di dargli fin d'adesso i centocinquantamila scudi in danari, senza lasciargli la prefettura ; ma tornô il S.'" di Pomponne

à dire, che non gli si voleva dar altro, che gli accennati scudi 50 mila. Che è quanto mi occorre dire à Vostra Em/^*^, alla qnale m'inchino profondissimamente ecc. Parigi 3 marzo 1679.

Le 4 mars, Cybo loue Bevilacqua d'avoir protesté avec prudence, en l'avertissant toutefois qu'il vaut mieux formuler la protestation au moment de son départ, afin d'éviter de donner occasion à du tumulte.

Et, le 5, Bonvisi informe Cybo que, dans la soirée, après le sermon, l'empereur l'avait fait appeler pour qu'il fît prier S. S. d'obtenir du roi très-chrétien quelques adoucissements en. faveur du duc de Lorraine, afin que S. A. pût accepter les conditions et donner ainsi plus de tranquillité à l'Europe (1).

Le 10, Bevilacqua l'informe que le ministre de Lorraine n'accepte absolument pas la paix; et que l'on craint que l'empereur la refuse aussi. Les préparatifs que fait la France en province donnent des inquiétudes aux ministres, ceux de Hollande lui ont manifesté les mêmes craintes et voudraient voir les Italiens s'unir et repousser toute nouveauté.

(1) Innocent XI s'empressa de satisfaire à ce juste désir. « Il y a vingt jours, répondait Cybo à Bonvisi, le 25, que l'ambassadeur de France, ayant donné au pape l'assurance que la paix était conclue, N. S. saisit l'occasion pour s'apitoyer sur le sort du duc de Lorraine, disant que ce serait une gloire pour S. M. d'user en ce moment de clémence et de tendre en quelque manière une main secourable à la Lorraine. S. S. ajouta qu'elle était inspirée non seulement par l'affection particulière avec laquelle il admire la gloire de S. M. très-chrétienne, mais aussi par une compassion paternelle envers ce prince. Et pour ne pas laisser croire que le pape avait été poussé par d'autres à cette démarche, il ajouta qu'il en parlait sans avertir ni le nonce, ni l'empereur, ni le duc. A présent que S. S. a fait cette demande, V. S., conclut le cardinal, pourra rendre compte à l'empereur de ce qui s'est passé, en l'assurant que S. S. reviendra sur ce sujet. »

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