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LA COUR DE CONSTANTINOPLE

che dimostrano la loro intenzione di vendicarsi, oerni volta che vedranno l'Imperatore distratto, ô inbebolito. Si stima perô tanto più necessario di non rattificare la pace se prima non viene il €onsenso délia Dieta di Ratisbona, e questo tarda, perche i depuputati non havevano ristruzioni dei loro prencipi, et intanto passa il tempo prefisso nelli articoli di pace. Non manca perô la materia di frequenti consulte, e non puô darsi certezza di quelle, che sia per seguirC; aiutandosi il Sig/® Duca di Lorena, acciô che non si rattifichi se non sono megliorate le sue condizioni, e si corre rischio €he i Francesi non vogliono prorogare il tempo, per godere del vantaggio, che li porta l'haver già separato dalla lega la Casa di Bronsvich, e lo stare sul punto di fare l'istesso Mons.^® Vescovo di Munster, oltre la speranza, che haveranno, che gl'altri due prencipi non siano mai per haver confidenza con questa Corte, doppo le aspre doglianze che hanno fatte. Et à Vostra Em.^^^ faccio profond] ssimo inchino ecc. ecc.

Et la seconde:

Poco doppo l'arrivo délia Corte in Constantinopoli v'era pervenuto l'internunzio Cesareo decentemente alloggiato per commissione del Gran Signore.

L'ingresso de] Primo Visir s'era celebrato con vago spettacolo d'illuminazioni délia città, porto e suburbii per il successo di Cecrin, e per il ritorno dello stendardo del falso Profeta che fu riposto nelPimperiale casina ; indizio délia permanenza del Sultano in quella reggia.

Hà admesso quel supremo ministre doppo alcuni giorni col solito fastoso corteggio li regii ministri alla sua audienza, ricercato ad alcuno di essi come passassero le diiferenze trà principi Christiani, la composizione délie quali teneva molto sospeso il di lui animo.

Per ordine dell'istesso Visir è stato rinserrato nelle carceri de debitori anco l'ultimo ambasciatore de Ragusei^ che porto il tributo sempre più avvelenato l'animo del medesimo contro di essi.

Con la diligenza délie poste era gionto in quella metropoli Patteso inviato di Moscovia con poco numéro de suoi. stato Dro-

veduto di commissione del Visir di conveniente abitazione, guardata da Chiaussi, e Giannizzeri.

Prima di darli l'audienza è stata in gran curiosità la Corte di saper cosa portasse, ma tutta l'industria non haveva valso per penetrarlo.

Stabilitoli dunque il giorno fu condotto alla presenza del primo Visir, il quale lo ricevè con volto grave^ e severo, dimandandole (sic) senz'altra preventione di parole, se il di lui padrone voleva esser amico, ô inimico dell'eccelsa Porta, e cosa li haveva da dire.

A questa interrogazione fù presentata dal Moscovita la lettera del Gî-ran Duca, che veniva portata dal suo segretario con molta venerazione, dicendoli che non haveva da esprimersi di più.

Dal Visir perciô s'era fatto par tire senz'alcuna dimostrazione honorifica, e comandata la tradutione délia medesima, che veniva attesa anco dal G. SigJ® con impazienza si rilevô il contenuto di essa esser diverso da quello sperava la Corte.

S'era penetrato contener la medesima la risoluzione del G. Duca di voler difendere à se stesso, et à posteri l'eredità lasciatali dal padre del dominio di Cecrin, e dell'Ukrania di là, di quà dal Boristene cOntro qualunque potenza. Che ofFeriva perciô la sua amicizia al C Sig.^® quando si fosse disposto ad uscire dà suoi confini, e di non invaderli, esser altrimente pronto alla vendetta, et alla difesa con il valore, e forza délie sue mani.

Questi risoluti sentimenti del G. Duca indussero grand'alterazione nel governo che procura va far credere al populo, che li venisse chiesta con ogni sommissione la pace dal Moscovita. Contro il ministro perô non s'era potuto astenere dalli risentimenti, facendoli chiudere tutte le fenestre dell'abitatione dove era tornato per toglierle con il lame ogni communicatione ancora.

Circa la persona del medesimo niente di più positivo all'hora s'era stabilito.

Il giorno seguente all'udienza dell'istesso s'era osservato la remotione dalla carica del Bassà del mare Hibraim, sostituitovi Caplan Bassà huomo fiero, e risoluto, che altre volte è stato con simile impiego. Che il medesimo giorno s'era inalborata la fiamola sopra la galera generalitia, che indica imminente partenza dell'armata, e che s'era commesso all'Agà de Giannizzeri di estraere

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