LE DÉPART DE LA COUR GATE TOUT
Le 26, < yl)o ré[)on(l à Bonvisi, qu'il ue trouve rien d'étonnant à ce que les aml)assa(leurs Moscovites soient pointilleux et pleins de soupçons; et il engage le uonce à continuer à travailler (1).
Le lendemain, Bonvisi écrit qu'on pouvait réellement espérer d'arriver à conclure à Vienne une Ji^ue (Jéfensive avec les Polonais, mais que tout a été gâté par le départ précipité de l'empereur, « qui jamais ne sera aidé de Dieu, lui, qui abandonne ce pauvre peuple et laisse ruiner ainsi une ville qui donne tant de revenus.. . Les vivres commen- <ieut même à manquer et, quant à la t^uerre, ce sont les incapables qui ont eu ^ain de cause... A Vienne règne déjà la solitude et l'on meurt plus par suite de privations que de maladie». Et, le même jour, il lui mande:
Gl'ambasciatori di Moscovia per mostrarmi la loro gratitudine nel modo, clie è capace la loro nazione, mi mandorno à donare ■quattro zibellini, et io corrispuosi subito con un'abbondante regalo di robbe di Lucca, che furno talmente gradite, che si dichiarorno non esser degne di loro, ma del Czar, al quale le haverebbero presentate; per obligarli^ poi maggiormonte, la sera précédente alla loro partenz^ li feci pregare, che mi permettessero di andare privatamente à dargli gl'ultimi abbracciamenti. M' incontrorno
ciations et S. M. m'envoya Moiitecuccoli pour me remercier de mes efforts et de la conversation que j'eus avec les Moscovites . . . On m'assure que les pleins pouvoirs des Polonais sont défectueux et que l'ambassadeur ne peut, par conséquent, signer une ligue défensive, et l'on renvoie tout au traité que l'on signera en Pologne . . . (1) Bonvisi, à la même date, informe Cybo que l'auditeur à Venise, Jacobelli, vient de lui écrire que la République demande une satisfaction pour la tartane française... Et qu'elle vient d'accepter de donner au duc de Savoie le titre d'Altesse dans l'adresse à l'extérieur de la lettre, tandis que, jusqu'à présent, on ne le donnait qu'à l'intérieur, et on y ajoutera royale, mais pas en dehors.
molto più di quelle, che havevano fatto prima, e che io havevo praticato con loro, e mi trattorno con tanto rispetto, e cordialità^ che maggiore non si potrebbe desiderare dai cattolici, mi abbracciavano continuamente per le scale, et entrato che fui in carrozza, non mi lasciavano partire, pigliandomi à gara l'uno dell'altro la mano per baciarla. Il mio fine di rivederli fù per confermarli nelle dimostrazioni affettaose, che già mi havevano date, ma principalmente per ottenere l'esercizio per i cattolici, e per levare le diffidenze, et i disgusti, che erano seguiti con la Corte per causa de' ceremoniali, poichè prima di licenziarsi messero fuori due pretensioni, che Tlmperatore consegnasse di proprîa mano à gl'ambasciatori la lettera per il Czar, come egli praticava non solo con gl'ambasciatori dell' Imperatore, ma ancora con i suoi ablegati. L'altra che nelle scritture contenenti il resultato délie conferenze,, i ministri trattassero il Czar con titolo di Czarea Maestà, e non di Czarea Serenità, giache in simili scriture presentate già alli ambasciatori di Svezia, parlando del Re, dicevano, Regia Maestà, et havendomi antecedentemente pregato délia mia interposizione, feci ogni sforzo per farli compiacere; ma sopra il primo punto^ mi rispuosero cosi aggiustatamente, che potei quietare gl'ambasciatori, dicendo, che il Czar consegnava la lettera di propria mano anche à gl'ablegati, perche non la sottoscriveva, onde era necessario, che l'autenticasse col darla di propria mano, ma all'incontro sottoscrivendo l'Imperatore le sue, era solito, che si consegnassero dal Vice Canceljiere dell'Imperio, e perô bisognava conservare la consuetudine solita da ambe le parti, e sopra questo rimasero sodisfatti. Ma sopra l'altro, che i ministri non havesseromai dato altro titolo, che di Czarea Serenità, si erano talmente inferociti, che partivano disgustati, dicendo non convenire, che essi volessero dichiarare il Czar inferiore al Re di Svezia, e che trattassero meglio un Re stato sempre nimico, di quelle che facessero, un prencip9 stato sempre amico ; tuttavia se bene havevo guadagnati i principali ministri, havevo gl'altri contrarii, e l'istesso Imper/^ Parlai perô à dirittura à S. M.*^, rappresentandoli le vive ragioni delli ambasciatori fondate sull'esempio chiaro del Re di Svezia, ma lo trovai saldo, dicendomi, che taie era lo stile praticato con i Moscoviti, e non si poteva mutare, ne essi dovevana