‹ Innocent XIChapitre 74 sur 290 · DISGRACE DE POMPONNE · texte numérisé non relu

DISGRACE DE POMPONNE

Après Mgr Varese, le Saint-Siège fait une autre perte à Paris : le marquis de Pomponne est obligé d'abandonner son poste de Secrétaire d'Etat. Or si le marquis n'était pas assurément un ami de Rome, tout au moins était un ministre loyal, et sa disgrâce accrut encore l'intiuence de Mgr Harlay auprès du roi.

L'abbé Lauri écrit, le 20 novembre 1679, à Cybo:

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Sentira V. S. 111."^^. con queste lettere una gran nuova, che del certo la sorprenderà. Questa è la caduta, 6 sia disgrazia del Signor di Pomponne, arrivata si puô dire per la sua gran bontà e per esser stato superiore al favore e alla fortuna. Havevagli permesso il Rè d'andarsene a Pompona sua casa di campagna a sette leghe da Parigi, tutti i giovedi dopo il Consiglio; e perche anzi potessero havere i suoi ministri di Stato un giorno di più délia settimana, da poter vivere à loro mëdesimi haveva trasferito un Consiglio solito tenersi il venerdi per le materie concernenti questo regno, al lunedi ; acciô che potessero ha ver libère il venerdi, e il sabato. La domenica mattina si trovavano poi tutti a S.^o Germano al solito Consiglio di Stato; e corne il Signor di Pomponne non riconosceva il suo posto, e la sua fortuna, che dal

ambassadeurs, s'était rendu chez le duc de Giovinazzo, nouvel ambassadeur d'Espagne, auquel il aurait dit que le roi le recevrait de la même façon que S. M. Catholique reçoit à Madrid son ambassadeur ; par conséquent il ne pourrait aller à la Cour qu'en grande cérémonie en demandant audience, et non au lever, .ni au moment des repas du souverain, ni le soir dans les chambres de la reine ; que le duc lui répondit qu'il avait reçu de son roi l'ordre de venir à Paris, qu'il se proposait de faire tout que plairait au roi très chrétien et qu'il se conformerait à ses ordres. Et, le 11, Lauri confirme les ordres donnés à Giovinazzo de ne parler à personne de la Cour sans cérémonie, et il ajoute que « le roi a donné ces ordres parce qu'on dit que le duc sait, avec habileté et avec de l'argent, tirer les secrets de la Cour, ainsi qu'il le fit à Turin. »

mero favore del E-è, non si curava di collegarsi con alcuno de STioi collega ; anzi per rimuover loro la gelosia, cercava di non intrattenere il E.è di cose spettanti al suo ministrero, che alla presenza di essi. Quindi è, che moite volte avendo havuto de i corrieri per materia gravissime nel tempo che egli stava a Pomponne, non si era curato di trasferirsi a S.*^ Germano prima délia solita domenica, il che venivagli attribuito perô da suoi emuli^ a negligenza, e mancanza di zelo, verso il servizio di S. M*^ et alla sua natura placida, e poco attiva. Anzi occorse tal volta, che havendo egli voluto légère al R,è qualche dispaccio concernente alcuna notizia de' ministri che S. M. haveva ne paesi stranieri^ il Rè hebbe a dirgli che non occorreva, essendone di già raguagliato. In questo mentre gli emuli, ed i contrarii non lasciavano di rendergli cattivi uffizii, ora col farlo apparire giansenista, et ora avverso, e mal intenzionato verso quelli, che d'ordine di S. M. procuravano di levare gli appoggi, et i fomenti a tal partito . . .

Quanto sia universalmente compatito questo ministre, non saprei a bastanza ridirlo a V. S. 111.^»- Roma l'Italia, e tutti gli stranieri perdono assaissimo, perche era l'istessa bontà; e la cortesia colla quale gli accôglieva era inarrivabile. Essendo huomo giusto, e saggio, e d'un naturale placide, e moderato portava al E,e tutti i negozii con dolcezza; e più tosto che aggravare, et inasprire le materie le addulciva; onde i ministri che negoziavano seco, erano sicuri di non pregiudicare a gl'interessi de principi loro, per troppa ardenza; perche il Signer di Pomponne, compatendo tutti, et facendo caso délia sostanza del negozio, non riferiva al Re se non quelle cose che concernevano il negozio; e se questo tal volta non riusciva à grade de' ministri che trattavano seco, non era colpa sua, ma di quella fatalità che lo portava al precipizio; perche non facendosi ardito come gli altri, venivagli attribuita la sua modestia a stupidità, e poca esperienza ; e quelle che in altri sarebbe stato effetto di moderazione, e di virtù, in lui era mancamento di sufficiente capacità. Essendo pertanito paruto ad alcuni, che nell'ultimo accidente del morto Nunzio, egli havesse più tosto adherito aile ragioni di Roma; che di questo Monsignor Arc.*^, è fama che questo ancora gli habbia notabilmente pregiudicato, per essergli ciô stato imputato a vendetta

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