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CONSEILS DU NONCE AUX MOSCOVITES

Prussia ha interrotto un cosi bel corso. Domani credo, che si prenderà la determinatione. Se è prudenza l'astenersi da giudicij,qui è nécessita, ove un solo puô impedire, et ove rimane anco a superare una cosa cosi ardua, corne il convenire délie contributioni. Molti argomenti vi sono

Finii dicendo, che se il Turco vedrà imite queste potenze, non osera inoltrarsiper timoré, che dai Polacchi le sii tagliata la ritirata, e per ciô esser questoun modo certo di salvar Chiovia, ma convenire applicare il rimedio à tempo.

Queste ragioni le apportaii {sic) ', hor' essi usando una strana arte nel rispondere (perô che precedeva scmpre qualche interrogatione disparata, se non dalla matcria, almen da quel punto, che si trattava in l'hora, corne per' essempio, se S. S'a haveria dato aiuti, se vi era speranza,che i'Imperatore entrasse nella Icga ; Che facessero i Principi Christian! ? il che pense facessero per haver maggior tempo di considerar la risposta) dissero ; essere à Polacchi superfluo i 20,000 fanti,che dimandano, sendosi il Rè già espresso, che la Polonia saria stata sufficiente per far la guerra al Turco, quando non le fossero congiunti i Tartar^i ; Che se ben questi non son gran soldati, tuttavia esser cosa fastidiosissima quella, che prendevano sopra di se, dovendoli assaltare nella patria, perscguitarli nelle lor selve, e guardare, e la Ivloscovia, e la Polonia dalle loro scorrerie. Che i Turchi serian passati nella Crimea per salvar quel pacse, fortificato il Danubio, onde i Polacchi non potessero passarlo, e perô esser providenza del lor Sigre il voler pensare, et esser ben forte per quel caso. Quanto poi al tempo, ch'io dicevo, che tanto urgeva, non esser la Polonia in stato di poter far la guerra quest'anno ; esser loro forti, et atti à resistere per questo tempo ; Lascio qualche altra cosa, che dissero, che hà specie di pietà, ma che penetrandosi intimamente, è un tentare Iddio ; Cioè dare Dio i regni e toglierli, esser le cose in sua mano ; Che abbatterà, volendo la potenza Ottomanna, e cose tali. Hor' io replicai, che la Polonia è ben' atta per far la guerra al Turco, ma haver bisogno d'aiuti, e per ciô il Rè, ch'è gran guerriero, e provido, haver sempre voluto il sussidio. Questo almeno assicurar più la cosa, et esser loro interesse, perche se fosse battuto il Polacco caderia sopra i Moscoviti tutto il peso délia guerra. Quanto poi al timoré, che il Turco passasse in Crimea, li dicevo parermi vano. Che non lasceria il G. Sigre tanto paese soggetto à se esposto all'armi Polacche. Essere al contrario verisimile, che havesse chiamato à se i Tartari, non solendo, secondo la conféssione fatta prima dal secondo ambasciatore, andar mai l'armate Ottomanne, senza l'haver questi in aiuto ; Insegnarci la natura il diffender se prima, che le cose sue, et andare non il padrone dal servo, ma il servo dal padrone. Dunque essere in pericolo che riposte in Crimea le

Innocent XI — III 33

da sperare bene, ma al contrario qualche cosa, che no!o mi da grave fastidio. lo sarô domatina dal Rè per fare l'ultimi miei sforzi, come siamo nell'ultimo periodo dell'affare. Temo che si vogli spedire al Czar, perche si rilasci in qualche parte dei cavalli, il che séria pre-

cose più care, i Tartari andassero ad unirsi col Turco, e cosî sovrastassero à Polacchi, ma à queste cose potersi provedere con particolari articoli, come quelli, che non repugnano alla sostanza délia cosa, ch'è l'esser' utile aile due nationi la congiuntione, o pure esser tali che se vi remédiera successivamentc quando s'operi con buona fede ; perô che stante una sincera coUegatione, uno farà quel che richicderà il bcnc .dell'altro, et anco più dl quello, che sarà tenuto per i patti, prevalendo à questi, la consideratione del commune interesse, e deU'amore. Quanto poi al tempo, dicevo esser d'infinita importanza, che la iega si facci subito; e quanto prima si prepari quel ch'è necessario alla guerra. Non esser facili le ricuperationi, e risarcirsi con gran pcna le perdite. Ogni ragione volere, che il nemico si prevenga, senza aspettare d'essere attaccato. Poter la Polonia fare à tempo, se si concludon le cose à tempo.

Mostravan gl'ambasciatori d'esser convinti da moite di queste ragioni, quando mi dissero, che le loro istruttioni non li permettevano far piii ; m'aggiunsero perô sul fine, come speravano, che dandosele tempo di scriverne al Czar, egli l'haveria ampliate, onde séria potuta seguire la congiuntione, tanto desiderata. Hor qui doppo un colloquio di quasi due bore, parve bene à me di por fine à questa materia.

Passai dunque ad un'altra, sopra la quale ho trovato qui ordini di V. E,, che se ben non son dati per questo caso, tuttavia hô stimato, che debbano baver luogo molto più, e di dovere interpretare, che tal séria la mente di S. S*"*, se sapresse le circostanze presenti.

Sotto li 24 Luglio deir 1677 (sic) fù data à monsigr mio predecessore un' ampia istruttione di quel che egli dovesse operare per mczzo degl' ambasciatori Polacchi presso il Czar, per ripigliare, ô più tosto introdurre communicatione fra la Corte Romana, e quella di Moscovia. Hor gl'ambasciatori Polacchi, ô per negligenza, ô perche non la desiderassero non operorno cosa alcuna, ô almeno non si è veduto effetto veruno dellc loro operationi. lo considerando per una parte il vantaggio, che vi è, che il ministro istesso di S. St^ tratti il negotio, e per altra parte, sapendo quanto difficil sii trattare cola, non esendovi chi sappi, ô voglia farlo, hô stimato di dover metter in essecutione quello, che si contiene neH'istruttione in forma di risposta ad alcuni quesiti fatti dal G. Canccllierc di Lituania, e nelle lettere scritte intorno à questa materia sotto li 24, e 31 luglio, et 14 agosto 1677.

Introdussi dunque questa materia, mostrando quanto vigore poteva aggiungere alla Iega l'autorità, et il potcre del Sommo Pontefice, e con

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