CONFÉRENCE ENTRE CÊSARIENS ET POLONAIS. 64I
Venerdi si tenne in Palazzo la pi conferenza fra il Sig^ Ambasciatore et Inviato straordinario di S. M. Ces* con i Deputati del Re e Republica. Erano per questa cinque Vescovi, cinque Palatini e 18 Nuntii, et inoltre alcuni Ministri délia Corona quali tutti hanno Jus d'intervenirvi. Furono lette subito le Plenipotenze de' Ministri Cesarei, ma dalla parte de' Polacchi non si corrispose, ne poteva corrispondersi, atteso che la loro deputatione non è fatta dagl' Ordini adunati, il che non seguirà prima di Sabbato, onde mancano detti Deputati di facoltà sufBciente per obligare. In questa, et in altre circostanze apparve la facilita e buona mente de Ministri Imperiali, secondo che anco furono essortati dal Nuntio, non potendosi fare altrimenti, stante la forma di questo Governo. Ma affin che tal condescendenza non le nuocesse gl'lmperiali dissero che veruna délie Parti s'mtendesse obligata, ma tutto si havesse per un semplice Trattato, fin che le Parti non fossero in stato di poter obligarsi scambievolmente ; onde più tosto si havesse per semplice idea circa la lega per pôi v»îderse piacesse.
Il Sig^ Ambasciatore Cesareo voile tentare se le riuscisse almeno d'ottenere una dichiaratione che piacesse ail' Ordini la lega in génère, ma da S. M^ le fù risposto lo stesso, che si è detto di sopra, e corne era necessario travagliare per hora cosî, non potendosi radunare gl'ordini che neir ultimi cinque giorni, e mancando prima di questo tempo l'autorita e che se prima non fossero ben maturate e considerate le cose era impossibile che si concludesse niente.
1 Ministri Cesarei s'accomodorno à ciô, canto più, che le fù avvertito, essere unô degl' artificii di chi non vorria la lega, il procurare di far passare il tempo, senza poter esser conclusa per difetto d'esame e dovuta riflessione sopra la materia.
Cominciarono la Conferenza i Cesarei con dire, che havendo la Polonia invitato più volte Cesare ad una lega offensiva contro il Turco eran venuti per udire più particolarmente il desiderio che si ha e che perô essi Deputati proponessero quel che le occorreva perché quando potessero convenire Cesare haveva in animo d'unirsi colla Polonia contro l'inimico-commune. Hor qui i Polacchi principiorno dicendo, se Cesare intendeva d'unirsi con loro, come Imperatore o pure corne. Rè d'Ungheria, al che fù risposto, che l'haveria fatto come Re d'Ungheria e di Boemia, e come Arciduca e cosi comprendendo tutti i Stati hereditarii. Soggiunse alcuno che saria bene che l'Imperio entrasse nella lega, et i Cesarei risposero, che saria ottimo, ma il rimedio esser
Innocent XI — III 41
troppo remoto ed il maie troppo vicino. Dissero altri Deputati che saria bene che prima s'accommodassero le differenze colla Francia, al cherisposero l'imperiali anco questo essere ottimo, ma incerto luogo ; sperarsi, ma non succedendo et accommodandosi l'Imperatore col Turco, pensassero, che s&ria poi délia Polonia. Non doversi trattare qui questa materia, ma solo pensare à diffendersi dal Turco commune inimico. Dimandarono i Polacchi che cosa haveria dato l'Imperatore alla Polonia in ricompensa. Risposero i Tedeschi, à questa non esser luogo, et in ogni caso non altro, che una gran diversione ail' armi Turche, onde la Polonia, potesse ricuperare il perduto. Chiesero inoltre i Polacchi quai sicurezza se le daria per la continuatione délia lega, et i Cesarei risposero quell'istessa che la Polonia daria all'Imperatore ; replicorno à ciô li Polacchi, haver essi dato già Cracovia, et i Tedeschi risposero essere il caso différente et addussero le ragioni significatesi altre volte ne' fogli a parte. Dimandorono in ultimo luogo i Polacchi quanta gente haverà l'Imperatore in Campagna per l'Ungheria, et i Tedeschi dissero 60,000 huom. e fini la Conferenza che fù più tosto un voler scrutinare quai fosse la mente et intentione de Cesarei.
Lunedi si venue ad un nuovo Congresso, e proseguendo i Polacchi à fare délie dimande, fu discorso di ciô, che fariasi in quel caso, che militando ciascheduno da se le forze dell' inimico si voltassero tutte contro la Polonia e dicendo i Cesarei che seriano accorsi in ajuto, replicorno i Polacchi che haveriano fatto lo stesso scambievolmente, onde si concordé in cio, come anco che dovessero essere ne' Campi di ciascheduno Inviati dell'altro Principe per la communicatione e per haver parte ne Consigli e che i Generali dovessero havere piena autorità e potestà di potersi communicare vicendevolmente délia gente, restando perj l'eserciti divisi.
Ritornô di nuovo il punto délia sicurezza per l'osservanza e duratione délia lega, et i Polacchi volevano havere la Garantia di S. S^^ e del S. Collegio, e l'imperiali dissero, che la desideravano ancor essi, e perô doversi procurare, ma sopra ciô nissuna délie Parti è stata anco dal Nuntio, per udire, se sii cosa da sperarsi, egli perô, datasene occasione di parlarne, ha detto in forma di semplice discorso, credersi primieramente da lui, che l'intenzione sii, che S. S^à la faccia de consiglio del S. Collegio e che non altro s'intenda in quella forma di parlare. In 2" luogo non haver lui cognitione che il Papa habbia fatto simili Garantie, et ha mostrato gusto che se le allegassero essempi In 3° luogo hà detto, che la consideratione di Padre Commune le pare che
LA CORRESPANDANCE SÉQUESTRÉE. 643
facci qualche difficoltà, ne è passato à più, come che non si negotiava seco sopra questo et in ogni caso hà animo di rimettere à Roma.
Dal punto délia sicurezza passarono i deputati Polacchi à vedere, se le riuscisse cavare qualche utilità estrinseca dalla lega, e proposero per cio che facendosi questa, dovesse l'Imperatore restituire un' obligatione fattale, quando li soccorse contro i Svedesi, nella quale gl'ordini s'obligavano, che non si séria fatto Rè in Polonia, che fosse spiaciuto à Cesare. Quest' cbligo cosî indefinito dicevan esser fatto in queir estrema paura, e convenire alla loro libertà, e sovranità il ricuperarlo. Hor l'Ambasciatore rispose, non haver sopra ciô Istruttione, e l'inviato aggiunse che questo era fuori délia materia délia lega ; essere essi stati chiamati e venuti per questa, ne dimandarsi da loro ajuti, ma che si concertasse la diffesa commune : Esser stata fatta detta obligatione in ricompensa dell' ajuti dati ; e quai ricompensa haveria havuto l'Imperatore cassando quest' obligo ? Hor alcuni dissero, che vice versa si rimettessero in génère à Cesare tutte le pretensioni che poteva havere contro lui la Polonia, ma altri Deputati fecero tacere i compagni, come incauti, il che l'Imperatore interpretorno fosse detto in riguardo délie pretensioni su la Slesia.
L'Ambasciatore Cesareo si dolse qui che si mettessero in Campo queste cose, come disparate dalla lega, e che nel parlare di questa non si fosse proceduto ad essaminare i punti principali, ma solo si fosse studiato di scavare l'intentione loro. concludendo, che pensassero bene che l'Imperatore non era obligato à non pacificarsi col Turco, se non durante il corso ordinario délia Dieta, il di cui termine era fra dieci giorni. Cosi fini la sessione, e domani ne sarà un' altra ove si verra più aile strette, volendo S. M. che quest' Idea che si haverà à vedere se piaccia ô nô, se sii da mutarsi in qualche parte, o abbracciarsi in tutto, debba esser finita prima di Sabbato nel quai giorno si aduneranno tutti gl'Ordini (i).
(i) Et, le même jour, il ajoute que dans les valises séquestrées on a trouvé une lettre du gr. Trésorier à un certain Carlier en France ; moitié était en chiffres et, d'après ce qu'on a pu comprendre, il s'agirait de la succession, et comme selon la loi naturelle c'est le roi qui devrait survivre au gr. Trésorier, S. M. en est troublée comme si on voulait le faire partir par une mort non naturelle. Le roi appela Morsztyn qui, après quelque résistance, finit par promettre de remettre à deux sénateurs la clef du chiffre ; mais le lendemain sa femme se rendit chez Mgr de Cracovie et lui dit qu'ayant appris la saisie de la valise et craignant que son mari aurait été compromis, elle
Le 10, il informe :
Fecesi Venerdi una nuova Conferenza fra i Ministri Cesarei e Deputati Regii suUa materia dalla lega, nella quale d'altro non fù parlato che de' sussidii Pontificii pretendendo i Polacchi che intieramente dovessero spettare à loro, corne anco le Décime. Risposero quanto aile Décime i Ministri Cesarei, che queste non erano imposte, onde non era luogo à parlarne per hora, bensi non si mostrorono difficil a dividerle, quando S. S^à le concedesse. Quanto à sussidii che si havessero da N^° Sig''^ mostrorono propensione alla divisione per egual parte e degl'ottenuti già non fù trattato, ô perché i Polacchi credessero che dovesse haver luogo lo stesso, degl'ottenuti, o pure perché questo punto non fu in l'hora intieramente essaminato volendo nel corso del negotio i Deputati Regii inlormare il Re, dal quale essendo andati, e trovatolo impedito, ritornarono, riferendo cio nella Conferenza onde per all'hora fù disciolta con promettere i Cesarei, che si faria ogn'opera et ufficio, perché S. S^^ concéda le Décime.
Hoggi poi si è fatta una nuova conferenza, nella quale si è trattato di 4 cose.
Délia restitutione del foglio dell'obligo fatto da Polacchi a favore deirimperatore, quando il Regno in gran parte era in preda de Svecesi. In 2^ luogo che pretendendo l'Imperatore d'esser creditore di due milioni e più di fiorini per il soccorso dato alla Polonia in quel tempo, e per i quali li sono obligate le Salme di Cracovia, si cassi quell'obligo. Per 3° che l'Imperatore giuri l'asservanza délia Lega. Il 4° era, che essendo impossibile d'havere essatte le Contributioni à tempo di poter pieparar l'essercito a S. M* Ces^ somministri per modo di sussidii danaro per poter soccorrere gl'Uffitiali à fare le levé.
L'Imperiali udite tante proposition! e cosi alte hanno dimandato in primo luogo, se qui si restringeva tutto quello che si poteva desiderare dalla Polonia e non fosse poi per mettersi à mezzo nuove pretensioni, e dettole da Deputati che si : Entra ti nella materia doppo lunghe contestation! e moite ragioni addotte, che non vi era luogo à fare queste dimande dicendo di voler fare apparire la generosità di Cesare e quai animo habbi verso la Polonia e come vogli cumularla di béni, e stringer seco una ferma unione con legami dell'utilità di lei sono venuti à
avait jeté au feu le chiffraire. Le roi repoussa cette excuse et ordonna à Mgr de Nannica de redemander la clef. Cette lettre et d'autres encore qui ont été interceptées donnent lieu à des soupçons et des ombres.