LE ROI MAINTIENT SON REFUS. 72Î
il était décidé à envoyer plusieurs régiments au secours de César, demandant pour cela un apanage tout en regrettant que son infirmité l'empêche de combattre sous le commandement de S. M., comme il l'aurait tant désiré.
Le 23, de Fontainebleau, Ranuzzi écrit à Cybo : Per eseguire con ogni diligenza i cenni premorosissimi (sic) di N. S. portatimi dal corriero Burattino partii Venerdi di Parigi, come nell' istesso giorno accennai à V. Em^^, e sabbato mattina giunsi alla Corte, dove non havendo trovato ne il Sig"" di Croissy, ne il Sig'' di Bonevil introduttore de gl' ambasciatori non mi fu possibile di farmi appuntare l'udienza per quella mattina, nella quale S. M. usci dalla caccia, ne potendo haverla hieri in riguardo ail' esser la giornata destinata per il publico ingresso mi fù accordata per questa mattina, preventivamente alla publica cn'havero dimani. Hieri sera dopo la fontione deir ingresso e délie visite fui à trovare il S^ di Croissy, e reiterategli col' efBcacia clie seppi maggiore le instanze per i soceorsi, ô almeno per la rimotione de sospetti, che di quà riceve l'Imperatore ; accompagnai l'offizio con tornare à rappresentargli i motivi altre volte suggeri tigli délia gloria che n' haverebbe riportata il Rè, del vantaggio che gli sarebbe risultato dal conciliarsi con quest'attione gl'animi di lutta la Christianità ; e, quello che ad ogni altra cosa deve prevalere, il merito, che la M. S. si sarebbe acquistata appresso Dio giusto rimuneratore délie buone opère, et al cui servitio era ben dovere che la pietà regia impiegasse le sue forze in riconoscimento délie grazie che n' hà ricevuto, e che dalla sua mano omnipotente puo sperar' anco in avenire. Ho fatto l' istesso piîi diffusamente questa mattina col Rè, e v' hô aggiunto Teccitamento à riflettere alla conditione délia nostra humanità, ch'obligandoci à lasciare nel corso di non lungo tempo questa vita, conviene à S. M., che ha sempre havuto tanta mira nelle sue attioni d'eternare nel mondo la gloria del suo nome, valersi di cosî bella congiontura per acquistarsi nell' eternità dell' altra vita una gloria tanto piii desiderabile, quanto per ogni conto superiore ail' altra; Ma come che con queste insinuationi non s'accorda l'intéresse di stato, su'l quale si regolano le risolutioni, cosi non hanno prodotto l'effetto al quale sono dirette dal zelo di S. Beat"^,altro non havendo io ritratto, che la dispositione già accennata di dar i soceorsi, ogni volta che l'Imperatore con la pace,o' triegua offerta apra la strada ad inviarglieli, come parimente ail' altro punto di levare le gelosie che riceve l'Imp^"^,
Innocent XI, — ni. 45
mediante una positiva promessa di non invader la Germania durante la guerra del Turco. M'è stato risposto coll' istesso concetto, che tenendo S. M. nuovi avvisi di Ratisbona, che gl'Austriaci contro il sentiment© di tutto l'Imperio continovino à ricusare la pace, e triegua sudetta, anche con'modi espressivi d'una positiva speranza di finir presto la guerra d'Ungaria, e ritorcersi centro questo regno, non sarebbe savio partito l'aspettare la commodità del nemico, e porre à rischio la sicurezza de' sudditi e del regno ; Onde non è certamente sperabile d'indurre questa Corte à fare ne l'altro de passi sudetti, à quali vienne stimolata dagl'offizii di Nostro Sig^^ lo non lasciaro di rinovare le instanze, e d'accalorirle con la presentatione de' Brevi al Delfino, et altri prencipi délia casa reale, e con parlarne anco ad altri, corne ho sin' hora fatto del P. délia Chaise, essendomi accertato, che S. M. non è per haverne dispiacere. E in tanto del seguito sin' hora ne porto à V. Em^^ questa riverente notizia in adempimento del mio debito, con sommo dispiacere che le congiunture presenti non servano, corne deve bramarsi da ogni huomo da bene al fervore col quale S. Beat"« contribuisce al bene délia causa commune. Et à V. E. ecc. (i).
Et le 24, Cybo (2) écrit à Ranuzzi :
(i) Et, le même jour, répétant ce qu'il a écrit des idées du roi sur la situation, il ajoute que malheureusement le comte Caprara a laissé échapper en parlant aux Turcs, que l'empereur pouvait conclure la paix avec la France et ainsi avoir son aide ; cette phrase a porté préjudice à la nation française et il ne convenait pas de lui infliger ce préjudice hors de propos, car si S. M. était sûre de l'accord elle se déclarerait. Par conséquent on ne veut sous aucun prétexte faire craindre quoique ce soit aux Turcs et faciliter leur paix avec l'empereur. Et le nonce conclut « qu'ayant parlé d'aider à la conclusion de traités de paix avec l'Espagne, on dit oui si on accorde la démolition de Luxembourg, mais je ne peux rien répondre n'ayant pas d'instructions ».
(2) A la même date, il ajoute, « d'après ce qu'elle vient d'écrire en clair : V. S. lUme doit aussi dire au roi et à Croissy combien sont passagères les grandeurs humaines, et combien peu on jouit des acquisitions faites par la valeur et la force des armes. Ce sont plutôt les successeurs qui en jouissent, tandis qu'elles ne procurent que des soucis et des amertumes à ceux qui les ont faites, pour le compte qu'on en doit rendre. C'est la félicité éternelle, la vraie ; elle n'est pas sujette à des changements et on ''l'acquiert en aimant Dieu selon l'Eglise, en la défendant contre les Infidèles. De cette manière se sont conduits les plus clairs prédécesseurs de S. M. ; en mourant ils ont laissé une grande gloire sur la terre et sont allés en jouir d'une