LE PAPE SE REFUSE A TOUTE LIGUE. I
seulement il pouvait travailler à ramener la paix en aplanissant les différends. J'ai rappelé les démarches auprès du très-chrétien en faveur de Gênes et fait comprendre que le pape devait se borner à cela afin de ne pas l'exaspérer. L'envoyé répliqua que tout cela était bon, mais que le meilleur moyen pour arriver à la paix c'était la ligue, qui ne pouvait s'effectuer que par l'initiative dé S. S. J'ai dit que j'avais l'ordre de ne plus parler de ligue, concluant que Gênes étant proche de Rome, la République pouvait s'y adresser directement ».
Le 4, Bonvisi écrit à Cybo :
L'Inviato di Francia fece hieri gran premura di esser dà mè, et io volsi riceverlo, non ostanti i miei gravi dolori, per pigliar l'occasione di parlarli seriamente délie materie correnti, come feci con estrema libertà, che fù sommamente gradita (i). Egli mi disse di non esser informato à pieno dell'intenzioni del suo Rè, ma che sentendo dà mè, che la principal difficultà per la tregua consisteva nel credersi che l'Italia fosse esclusa dalla sicurezza, e particolarmente Genova, voleva sperare che il suo Rè si renderebbe aile efficaci e paterne istanze di
(i) Le 20, Cybo lui répond :
Non men efficace, che oppottuno è stato il discorso tenuto da V. E. con cotesto Sr Inviato di Francia in ordine à gl'affari publici. Per quel che riguarda il negozio di Genova, che tanto relieva per la quiète, e sicurezza d'Italia ; il Rè Xmo rispondendo al Brève pontificio, dice, che S. Mtâ non hà voluto attaccare alcuna piazza, ô paese dipendente dalla Repubblica, per far vedere à S. B., et à tutta Italia, quanto la M'a S. sia lontana dal voler portar la guerra nel tempo che vorrebbe ristabilir la pace in tutta l'Europa ; per il quai motivo hà fatto dichiarare dal suo ambasciatore ail' Haya, che S. Mtà vuole obligarsi di non attaccar la città di Genova né piazza ô paese, che ne dipenda. Aggiugnendo perô che si riserba la libertà di continuare il suo risentimento contro la Repubblica, ove questa non le dia ragionevoli sodisfazioni, contentandosi, che intorno à queste la Repubblica medesima confidi à S. B. quel che voglia fare : onde S. S^à, che non hà précisa notitia de' sentimenti di essa, spedisce per intenderli e participarli poi a Monsr Nunzio Ranuccio : Ciô comunico a V. E. per tutto quel che una tal notitia possa Valérie, mentre ella con indefesso studio procura di unir tutti gl'aiuti per il servizio délia causa pubblica. Non s'è lasciato mai, ne hoggi si lascia d'incaricar M^No, in Polonia, che stimoli efficacemente quel Rè ad uscire in campagna ; e si vuol credere, che S. Mtà hora vi sia perche havea data speranza à.Monsr No di trovarsi sotto il padiglione à X del corrente. ecc.
S. Stà, purchè la Republica di Genova facesse qualche humiliatione verso il Rè, et io rispuosi che se questo dovesse consistere nel mandar un'ambascieria ; quel SS" forse si ci (sic) ridurebbero, ma se l'humiliationi dovessero esser pregiudiziali alla loro libertà, et alla loro sicurezza, credevo che più tosto vorebberro arrischiar tutto. Mi assicurava rinviato replicatamente délia buona intenzione di S. M. par la quiète, et io, rispuosi, che bisognava dimostrarla con i fatti. Venendo ail' esplicita promessa, che assicurasse l'Italia, et egli più volte mi disse che sperava doversi concedere all'istanze di S. Stà, ma che per i moti del Nort S. M. non potrebbe fare esplicite promesse, perché quei prencipi dependevano dà lui. Replicai che quando la tregua comprendesse l'Italia, poco sarebbe importato che nel Nort continuassero i moti perché le forze erano bilanciate, ma che l'invasione dell' Italia impediva i progressi délia lega contro il Turco, e non era decoroso per il Rè Christianissimo che cio seguisse, et appoggiai con fortissime ragioni i miei sentimenti, et egli mai dissenti, anzi sempre accrebbe le mie speranze, onde stimerei bene che S. S^à calcasse la mano con reiterate esortazioni, sapendo che gli Spagnuoli se vedranno assicurata l'Italia, consentiranno à tutto e l'Imperatore desidera vivamente la tregua per havere i soccorsi dell' Imperio, che saranno abondantissimi E ancora necessario spingere il Rè di Polonia à vigorose operazioni, perché come V. E. haverà veduto dalla copia, che hieri mandai, degl'ordini dati al Sig"" Card^ Pio, qui si teme che il Ré voglia operare lentamente, e che consapevoli di ciô i Turchi con le corrispondenze, che il Tekeli hà in Polonia, voglino fare verso questa parte tutti gli storzi, e perô é necessario il solito vigore pontificio, tanto in Francia (i), quanto in Polonia etc. etc.
(i) Le II, il ajoute : « l'envoyé de France est revenu me faire visite et s'est mis de suite à parler d'affaires, demandant ce qu'on décidait touchant la trêve ; j'ai répondu qu'on l'accepterait comme la propose le très-chrétien, si elle est universelle et comprenne l'Italie, laissant tout en l'état où il se trouve et que probablement l'empereur obtiendrait l'acceptation des Espagnols, y comprise la cession de Luxembourg en échange de l'alternative. Le ministre dit qu'il n'est pas informé de la volonté absolue du roi, d'autant plus que S, M. s'est vengée de ce qu'a fait Gênes, mais que quelqu'autre démarche de la part de la République eut été nécessaire. J'ai répondu que celle-ci pouvait envoyer une ambassade pour justifier ce qui s'est passé, mais non accorder des restrictions visant sa liberté, car plutôt que de céder elle préférera se perdre entièrement. Quant aux affaires du Nord, j'ai dit que le roi pouvait aider ses alliés sans passer par l'Allema-