‹ La Divine comédie de DanteChapitre 52 sur 77 · ARGUMENT DU CHANT XXI · texte numérisé non relu

ARGUMENT DU CHANT XXI

Du Ciel de Jupiter Dante monte au septième Ciel, au Ciel de Saturne, séjour des solitaires contemplatifs. Des flammes radieuses montent et descendent sur une échelle d'or gigantesque. Entretien de Dante avec le saint ermite Pierre Damien.

CANTO VENTESIMO PRIMO

Già eran gli occhi miei rifissi al volto Délia mîa Donna, e V animo con essi, E da ogni altro intento s' era tolto :

Ed cUa non ridea; ma : S' io ridessi, Mi cominciô, tu ti faresti quale Semelè fu, quando di cener fessi :

Chè la bellezza mia, che per le scale Dell' etemo palazzo più s' accende, Gom' hai veduto, quanto più si sale.

Se non si tempérasse, tanto splende, Che 1 tuo mortal podere al suo fulgore Parrebbe fronda, che tuono scoscende.

Noi sem levati al settimo splendore, Che sotto il petto del Lione ardente Raggia mo misto giù del suo valore.

Ficca dirietro agli occhi tuoi la mente,

E fa di quegli specchio alla figura,

Che 'n questo specchio ti sarà parvente.

Chi sapesse quaF era la pastura Del viso mio neir aspetto beato.

Quand' io mi trasmutai ad altra cura,

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