CXXXI. Lettre de Quenza et Bonaparte à Maillard (p
11 avril 1792 (reçue à sept heures du soir).
ISous avons passé tant de jours pour accorder les choses, et l'on veut dans ce moment ruiner tout. Ce n’est pas ainsi que l’on exécute le traité d’hier que vous avez garanti vous-même.
Le coup de canon sera le signal du trouble et de la désunion. Il ne sera plus possible de retenir les gardes nationales soldés et ceux de l’intérieur qui sont venus au secours. Nous sommes au moment de voir arriver la Commission du département qui aurait arrangé tout.
Le procureur-syndic vous a fait une réquisition à laquelle vous ne devez pas résister.
Si au coup de canon il arrive des désordres, nous vous en rendons responsable.
Nous espérons de porter nos gardes nationales à l’accommodement. On veut tout précipiter, et tout sera ruiné. C’est alors que triompheront les ennemis de la Constitution, et il n’en existe que trop dans celte ville. La destruction du pays qu’on espérait d'éloigner, sera assurée dès le coup de canon Pensez-y; des mesures précipitées doivent vous faire voir que la municipalité n’est pas libre; on vous en a protesté.
Quenza et Buonaparte.
CXXXII. Lettre de Quenza et Bonaparte à la municipalité d’Ajaccio (p. 285).
(Cette lettre est celle à laquelle Joseph fait allusion dans sa missive du 14 mai 1792 (Masson, II, 38G); la municipalité la fit reproduire dans son manifeste et l’accompagna de notes.)
Signori,
Ajaccio, li 12 aprile 1792.
Dalla Jettera che abbiamo scritta al signor comandante délia piazza avrete appreso in quai posizione siano gli afïari. Noi abbiamo l’autorità concessaci dal Dipartimento di convocare in caso di bisogno le guardie nazionali dell’ interno, e l’ordine positivo del general Paoli di rimanere nei nostri postamenti del Seminario, Caserna, San Francesco, Cappuccini e la Torretta (A). Le nostre guardie nazionali non faranno la minima ostilità (B). Aspettando l’arrivo dei signori Saliceti ed Arrighi, commissari del Dipartimento, che saranno questa notte con due mila uomini in Ajaccio.
Se da quti ad un ora li canonni non sono cacciati dalle conlrade delta città, noi faremo entrare nei nostri posti in conseguenza dell’ autorité dataci le guardie nazionali dell’ interno, e spediremo dei pedoni in tutte le pievi vicine, perche venga la forza a sottomettere i ribelli ed inemici délia Costituzione (C).
Yoi, o signori, ne sarete persoualmente risponsevoli, ed in faccia délia nazione lutta, ed in faccia di ciascun particolare, che aura la sua vendetta a fare sopra di voi (D).
Avevamo presi tutti i mezzi jer sera per arrivare al gran scuopo di rimettere l’ordine e far svanire ogni apparato di ostilità, e voi per la precipitazione delle vostre operazioni avete vuoluto contribuire alla ruina di questa città, alla distruzionc degli amici délia Costituzione per far driunfare qualche indegno ciltadino, che banno la contentczza di vedere il torbido e le sciagure délia patria (E).
Siamo, o signori, ad assicurarli, che la salvezza o la ruina délia città sla
nelle vostre mani. Se non togliele i cannoni dai luoghi ove li avete piazzati, non .siamo al caso di più contcnere le nostre guardie nazionali (F). Tralteniamo i nostri pedoni lino a dieci ore e mezza, li quali sono pronli a partire. Per il battaglione delle gnardie nazionali soldale solloscritti.
Bonelli, capitano ; Tavera, capitano ; Pietri, capitano ; Susini, tenente; Peretti, capilano ; Ortoli di Tallano, capitano; Giannetti, tenente; Giov. Battista Mêla, tenente; Giov. Peraldi, tenente; Robaglia, quartier-maître; Peraldi di Zicavo, tenente; Sanseverino Peraldi di Zicavo, tenente; Peretti, capitano di granadieri; Peretti, aggiutantc maggiorc; Quekza e Buo.vaparte.
Notes de la Municipalité.
(A) . — 11 Diparlimenlo c il general Paoli sono troppo giusti ed amano piii di voi la quiele e la tranquillilà délia patria e dei citladini; questi ordini non possono essere stati provocati che dai falsi rapporti, che vi siele compiaciuti di dare, tacciando la città d’Ajaccio corne rea di ribellione c di rivolta. I nostri pedoni non poterono partire e cosi triunfô la vostra impostura.
(B) . — Doveano esserne abbastanza sazie cou la morte di tre innocent! cittadini, di allrettanli feriti e colla totale stragge che ne aveano minacciata. La sola Omnipotenza salvô tante vitlime da una ferocia e da una barbarie cosi inandita.
(G). — Ribelli ed inemici délia Costituzione sono quelli che ne conculcano i diritti e violano alla legge; la città di Ajaccio l’ha osservata religiosamente in tutle le sue operazioni. Yoi vi siete diebiarati apertamente i ribelli alla legge colle oslilità commesse contro la liberté individuale e la sicurezza dei cittadini, colla disubbidienza agl’ordini dei comandante, vostro superiore, ed aile replicate requisizioni de corpi legali ed amministraliyi !
(D) . — Non ci è risponsabîlità quando si opéra in conformité délia legge; noi confidiamo che la giustizia délia nazione renderà voi stessi risponsabili di tutti i crudeli excessi che avete praticati. La minaccia delle vostre vendette corrisponde ai sentimenti dai quali siete stati fin qui animati; ma dobbiamo richiamarvi alla memoria che la vendetta è contraria a tutte le leggi divine ed umanc, specialmente allô spirito délia Costituzione che avete giurato di difFendere e di mantenere.
(E) . — Manco male che si conlessano una volta dalla guardia nazionale gli ostili suoi apparati, e quali sono le precipitazioni dei corpi amministrativi ! Bopo quattro giorni di una generale disolazione in Città, era un dovere il più sagro délia municipalità di provvedere a tutti i mezzi per garantire la sicurezza degl’ abitanti. Non si conoscono fin qui quelli indegni cittadini che amano di vedere il torbido e le sciagure délia patria; il zelo délia guardia nazionale dovea denunciarli in vece di insevire contro de' buoni e degl’ innocenti; la città ne sarebbe stata oltre modo contenta.
(F) . — Una giusta difesa era necessaria, e la città avendone prevenuti i mezzi, la guardia nazionale vuol tirarne vantaggio, e minaccia altre volte le sue crudeltà.
CXXXIIJ. D’Anglemont (p. 282).
Jean-Bapliste-Constantin de La Haye d’Anglemont, né à Ostende le 15 août 1759, volontaire (22 août 1778) et faisant fonction de garde de la marine sur les vaisseaux du roi, élève d’artillerie (1" août 1780), lieutenant en second (12 juillet 1781) et en premier (G janvier 1785) au régiment de Grenoble, capitaine en second (19 octobre 1788), capitaine-commandant (18 mai 1792) et,
NOTES ET NOTICES
à son retour de Corse, trouvant, comme d’Arlliaud, une compagnie qui refuse de le recevoir, employé à l’armée des Alpes, sous-directeur d’artillerie à Grenoble en l’an IX, chef d’état-major d’artillerie des troupes françaises en Cisalpine depuis août 1 £0 1 jusqu’à juin 1802, inspecteur des manufactures d’armes à Valence (12 janvier 1803), chef de bataillon (18 avril 1803), et sousdirecteur d’artillerie à Cette, chef de l’état-major et directeur provisoire du parc d’artillerie de l’armée de Naples en 1805, et, sur l’ordre de Berthier et de Songis, mis aux arrêts forcés pendant un mois pour n’avoir pas eu envers son chef D’Eyssautier tous les égards et principes de subordination qu’exigeait l’intérêt du service, nommé colonel-directeur et commandant supérieur do l’artillerie à Java par décret du 24 janvier 1811 — mission qu’il refusa pour raison d’âge et de santé, - — admis à la retraite (7 février 1811), remis en activité (19 novembre 1813), réadmis à la retraite (23 juillet 1814), remis derechef en activité (1er août 1814), adjudant-commandant ou colonel d’état-major (16 novembre 1814), retraité définitivement (l01' août 1815), mort à Paris (20 août 1817).