‹ La vie et l'œuvre de Jean BologneChapitre 76 sur 103 · Qljîfl^r~'^<L-i ■ ^%mul6 l^i7^^C''iip-tt7^i'J^yi · texte numérisé non relu

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APPENDICE C fp. 40)

SIMONE FORTUNA AL DUCA D'URBiNO (Manoscrilto délia galleria degli Uffi^i.)

Da Firenze, 2; octobre 1581.

Andai anche a trovar Gio Bologna, che sta duc mïglia dicosto; il quale per esser huomo tanto raro et favoritissinio del gran dnca, io per l adrieto ho cercato di acquistarmi assai; et credo non mi vogha maie, perché ho sempre celebrato le cose sue, spetialmente alla presenza di Sua Altezza, essendosi dignata et compiaciuta di mostrarmele ella medesima più volte, massime a Pratolino. Egli è poi la miglior persona che si possa trovar mai, non punto avaro, corne dimostra l'esser poverissimo, et in tutto et per tutto volto alla gloria, havendo una ambitione estrema d'arrivare Michellagnoîo ; et a moiti giuditiosi par già che l'habbi arrivalo, et vivendo sii per avansarlo, et taie opinione ha il gran duca ancora.

In somma, doppo haverlo messo, come bisogna, in molta dolcczza, fccegli Tinstanza per un grand'amico mio, conforme in tutto all'ordine di V. E.; ei egli, inanzi che mi dicese altro, cercô, moito di sapere se le statue havevano a servir per me o per chi, e se volevo mandarle fuori di Firenze. Risposi a questo come mi parse a proposito; la conclusione è questa, doppo moite parole et discursi : che in marmo non puô faire in modo alcuno le due statuette che desidera V. E., perché in lavori si piccoli non potrebbe ricevere aiuto alcuno, cioé bisognerebbe che tutto facesse per se stesso; ingannar non vuole nessuno, et ha le mani in mille cose, non solo per il gran duca et la gran duchessa (che egli hanno accresciato la provisione a )0 scudi il mese); ma di consenso di lor Altezze fa la capella de' Salviati in S. Marco, doveva il corpo di S. Antonino, la cul spesa passera ^,000 scudi, et è molto inanzi. Et egli vi ha rhumore terribïlmente per la gloria. Il moite altre opère ha le mani, tutte d'importanza, et presto uscirà fuori un gruppo di tre statue a la fronte délia Juditta di Donatello su la loggia de' Pisani ; la statua del duca Cosimo nei magistrati, e un cavalio Traiano che getta di bronzo due volti grande quanîo quello di Campidoglio, a fronte del gigante di Mich. Agnolo; e tanto potesse supplire quanto da ogni parte vien ricercato etiam col mezzo del gran duca! Ma se V. E. le volesse di bronzo (come vuole il gran duca tutte le cose piccole), in tal caso, promette di servir ottiraamente, et darle finite, disse, prima di un anno, ma per mio amore s'ingegnerà di darle in sei et al più in otto mesi, peschè, fatti i modelli di cera 0 di terra, che si fan presto di sua mano, darà nel medesimo tempo a far le forms, il gesso et a ripularle poi agli orefici, che tiene a posta per Sua Altezza, per la quale ultimamente ha fatto le XII for^e d'Hercole^ di grandezza di mezzo braccio, cosi stupendamente, che ogni uno dicc non potersi veder cosa più bella, et che Michelagnolo né Apelle haverebbero saputo far tanto.

Ha fatto degli altri lavori piccoli etiam per 11 re di Spagna et altri gran signori, tutti maravigliosi ; et è questo huomo ora in un credito che non si puô stimare il raaggiore, come ho detto. Aggiunge che le statue piccole di marmo sono pericolose di rompersi, non che altro dal portarsi et trasmutarsi da luogo a luogo et da ogni minimo dïsastro et accidente; et non puô Ihuomo assicurarsi di fare capricci fuori dell' ordinario, come egli ha fantasia, accio le cose sue siano diflerenti da gli altri, et vogUono grandissimo tempo.

APPENDICES

Egil ha tre o quattro giovini, uno fra gU altri che di gia è in grado di molta eccellenza ; et chi puô havere délie cose di costui, fatte perô col disegno dï Gio Bologna, si tien contento et aventurato; et di tal mano sono la maggiore parte délie statue c'hanno i particulari délia città. Questo taie lo farebhe, ma perché anco esso è occupato molto, et è di corîo per andare a porlare una sua opéra a Genova, vorrebbe del tempo assai.

Ci sono degli altri scuitori assai, c'hanno fatto gli apostoli in S. -Maria dcl fiore, il duomo, ma non sono a mille miglia (etiam l'Ammanato et Vincenzio de' Rossi c'hanno pur fatto delle cosc rare et fanno), in tal riputatione et eccellenza a dirlo comme sta : voglio dire che quanto a me terrei più conto d' haver una cosa di mano de Gio Bologna che moite di quai si voglia altro di qua; et son anche come certo che se TE. V. vedesse hora con l'occhlo questi suoi lavori di bronzo, et quandio ogni giorno migliori, et come in cssi, dico in quei di bronzo, si veggono tutti i muscoli, et l'artificio anche meglio che nel marmo, mutcrcbbe opinione.

Ho fatto infmita calca per saper a un di presso la spesa, con ogni dignità et destrezza perô, et non m' è riuscito, dicendo sempre che non stima denari. Non fece mai patti con nessuno, pigliando cio che gli è dato et è necessario che ogn' un dice che non è stato mai pagato alla meta di quel che vagliono et sarebbono stimate le cose che ha fatte. Ma tanto ho rimescolato, che ho ritratto che d'un Centaiiro fatto al cavalière Gaddi, un' altra statuetta simile anche al signor Jacomo Salviati, suoi amicissiml, di 1/2 braccio, Tuno gU mandô drappi per 50 scudi, Taltro una collana di 60, perché faceva professione di non voler nulla. Ho caiculaio che se gli potrebbe a rigore dare cento scudi délia una ; et a mio giudizio sarebbono ben spesi, perché essendo di sua mano, per mio credere, non s'harebbe havere tlmor che non fossero in somma eccellenza, perché le cose c' ha fatte in gloventù che non gli son parse buone, ha usato et usa di comprarle maggior prezzo che non 1' ha vendute, per guastarle; et più volte ha supplicato il gran duca che gli lasci rifare quella Venere che ha in caméra, che V. E. dovette vedere almeno la testa, né mai ha potuto ottenerlo, di che si dispera, et hanne fatte moite querele meco, et con aitri. Voglio inferire che se, si lascierà uscire di mano una cosa per sua (che in ciô non saressïmo ingannati), sarà come harà da essere. Nel quale caso si potrebbe provederglï cento libre di bronzo, che costa in guilio la libbra, et andargli usando certe cortesie di tempo in tempo, magnative, facendo gran stima del YÏno buono, che cosî ha usato chi a voiuto essere servito bene et presto da lui. 11 quale non perde mai hora di tempo né dî né notte, restando io stupito délia gran fatica che dura senza pigliarsi mai nessuno spasso.

Hora V. E. deliberi che tanlo esegiiirô quanto comanderà. Hammi fatto quest' aUra cortese offerta, che, se pur vorrà di marmo le statuette, et non di bronzo, di mano d"uo de' suoi creati, ch' egli chiama Compagni, farcà un disegno et anche un modello di terra, ma non promette poi quella eccellenza che si desidera e meriterebbe un par di V. E. Questo è quanto mi sovvien per hora di dirle in tal materia. Se vorrà cli io parh ad altri, comandi, et credo io ci saranno di quelli le faranno per manco assai.

Délia Venere del signor Jacomo Salviati, lunga j braccia, di marmo, hebbe 300 scudi.

Bacio humilissimamente le mani di V. E. 111""% et prego Dio che la conservi fehcissima. Di Firenze li 27 d'oltobre ijSi.

D. V. E. ill'"^ dev"*" et oblig™" servitore

SlJIONE FORTUNA.

APPENDICE D fp. 40)

AL S-"" GRAK DUCA (Lettera autograi'a)

S"" Grcin Duca,

lo confesso apertamento a V. A. S. che io vcngo solamente con !a présente a farli revercnsa, perché la si degnî ricordarsi del suo devoto ser", corne li disse, presso che vecchio e raolto povero io spera fermissim'^ i tante suo promesse, e niasime nel ultimo è questo i quanto al mio negotio basti.

Quanto a quel di V. A. S. il groppo per la galcria camina et la festa sara a sno loco quando la tornaro. Che Idio cela renda, e conservi felice. Di Fiorense a di 28 febroio 158}. Di V. A. S.

hum"'" e fedel servo.

GlOliOLONGNA.

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APPENDICES

A I.y\ S'"* CRAN DUCHESSA DI TOSCANA (Leltera aatografa)

S""" Gran Duchessa.

In frà mollo promesse che ho havute dal S""" G. Duce, mio S", le ultime furno tanto chiare, et fermative che presto mt caverrià di povertà, che io manchen troppo a nô le credere per terme et vicine ad attenersi. Pure li altri suo negotie son grandi e molti da poterli alontanaro la mente nel présente occasioni. Per ciô se V. A. S. si degnerà soggiugnere ad una mia brève lettera che li scrive, pur una délie sue sanle parole, veggo colorito ogni suo e mio buon disegno. Ne la prego e ne la supplice, acciô che anco essa habbia parte ne la mia félicita che da questo ha dependere. 11 S. Iddio faccia et conservi V. A, S. felicissima scmpre. Di Fiorense, a dl 2S (tthraio i^Sj.

Hum"'^ et fedel S".

GlO BOI-UNGNA.

A LA S"^ GRAN DUCHESSA DI TOSCANA (Lettera aulografa)

gma Qj-an I)Lichessa,

H generoso e grato anima de V. A. S. et le suo promesse piene di liberalità, mi danno animo a ricordarli che la nécessita mia et li annj che mi hanno condouto a la vecchiaia poverOj sensa perô mancaro mai di lavorare et servire, mi stringono a ridurre a memoria il 5"° Gran Duca, nostro S", che adesso vacono alcune cose, per quanto mj è detto, le quali, come scrive a S. A. S. poterano forse trarmi di mano de la povertà. Se a V. A. S. per suo soma cortesia piacesse di dirne un motto al Gran Duca, forse potrie essere che io non patirie pieu, et pieu non aspetterie d'essere cavato fuori di nécessita; ne la suplico a dunque, et senza altro li prego felice e longa vita per aiuto de li povere. Scr'" suo et del S'"" suo gran consorte. Di Fiorense, a dî 9 marzo 1584.

D. V. Alt. S"^

Obligatissimo S"■^

GlO BOLONGN^.

APPENDICES

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