‹ Le voyage du Levant. Publié et annotéChapitre 63 sur 68 · DU TEXTE ORIGINAL ITALIEN · texte numérisé non relu

DU TEXTE ORIGINAL ITALIEN

[Dupuy 238, J° 23} M1' de Fresnes Canaye, 1572.

Quantunq. honorevole e bella cosa sia il cercar moki paesi e con la notitia délie lingue strane e esperienza délie cose del mondo renderse degno del governo e maneggio di esse : nientedimeno lo star troppo fuora délia patria, porta talvolta piu danno ch' il rimaner sempre in casa di vergogna.

Considerando adunque fra mestesso il tempo che mancava dalla patria : mi risolsi di contentarmi delli viaggi dell' Alema-

1. Je donne ici une transcription purement littérale du manuscrit. J'ai respecté les bizarreries orthographiques des deux copistes de Canaye. J'ai signalé les changements de main et les lacunes. J'ai indiqué également le loliotage du manuscrit, ce qui permettra au lecteur d'établir une concordance entre le texte italien et la traduction française.

gna ed Italia assaifelicementecompiti, — e per cspedirme dello studio délie leggi andarmene nell' Academia di Valenza, -ed indi a Parigi, senza consumar piu anniin pelegrinaggi longi, fastidiosi, — ed oscuri. Onde acio sollicitato etiamdio dal commandamento del mio sigr Padre, era gia in termine di partirmi da Venetia dove gia piu mesi godeva la piu tranquilla e soave vita del mondo, quando intesi che la Francia era tutta quanta sotto soprà e venne la nuova délia stupenda Tragedia del 24 d'Agosto. Questi pietosissimi accidenti mi fecero mutar proposito tal che mi risolvo di star in Venetia fin a tanto che recivessi altre lettere da mio sr Padre, dal quale in pochi giorni fui avertito che non mi movessi fin a tanto ch' egli altro mi rescrivesse.

In questo mezo ecco il sr Massiot secretario di Monsr de Nouailles vescovo de dacqs Imbasciatore in Constantinopoli, il quale tornato di corte aspettava il vento per imbarcarsi verso Levante.

Alhora vedendomi tolta l'occasioned'andar in Valenza, e gia apparechiato di tutte le cose apartenenti a far viaggio, disegno e conchiudi in un momento di far il viaggio di Constantinopoli senza sollecitatione di nessuno, ma pero non senza ragioni e cause sufficienti.

Le cose di Francia eran in tal modo disposte, che colui al mondo mi pareva felice, il quai in parte si vinesse dove nulla délie miserie di quel regno intendesse. Oltre a cio io mi credeva ch' avendo impetrato licentia dal mio sr Padre di scorrer tutta quanta l'Alemagna ed Italia, sarei riputato da poco si da mestesso senza esser d'altrui stimolato io non gli dessi da intendere di quanto desiderio io arda di veder e conoscer di moite cose. Tal che questo viagghio al mio giudicio coronava tutti gli altri di non poca gloria e contentezza d'animo. Et non dubbitava di mettermia tanta impresa, senza la saputa del Padre, assicurandomi di tornar prima ch' egli nulla ne risapesse, onde intendendo poi la tornata. l'andata non gli sarebbe occasione di ma-

ninconia o travaglio alcuno. Et benche da molti questa impresa pura pazzia fosse riputata, non volea per questo ritrarmi dal mio proponimento, ricordandome che se un corvo negro messo in mezo di bianche colombe le facea parer bianchissime, cosi ancora questa pazzia messain paragone con miei altri fatti et operationi le faria stimar da piu senno et al manco men folle o pazze .

[F0 2) v°] Con questo proposito, tolta licentia dall' Illmo Sigr Imbasciatore m'imbarcai con detto sr Massiot et una brigata di cariss' amici e cuginiin su un navilio Raguseo alli 14 di Ottobrio 1572, et a mezanottecon unprospero ventodirezzamolanostra proda verso levante costeggiando il lito dell' Istria e venimo con quello fin a Porto S. Andréa non troppo discosto da Rovigo. Alli xvi stettimo alli Brioni isola non molto discosta da Pola piena di cespugli e sterpi e mâche inurili ad ognicosafbor ch' a cacciar lepori et è lunga 4 m. larga 4 e gira 30. E smontati a terra cercando il borgo vedemmo una capella fatta per voto d'un patron di nave, con cemento e piètre tutte bagnate di malvasia. Alli xvn vohndo indi levarci per tocar a Pola fummo costretti due volte dal vento contrario di tornar in dietro non senza pericolo grandissimo di morte e naufragio.

Alli 19, passammo il Quarnero con unaTramontana gagliardissima, il nro caramuzzalino andava tanto di banda che non era nissuno il quale non havesse il viso smorto dalle gra percosse dell' onde spumanti le quali ogni volta bagnavano tutta la nra coperta. Questo passo anticamente fu chiamato sinus fanaticus da ifanatici popoli Liburni,et e pericolosiss. per isubitanei venti che di continuo l'agitano, nascendo in un momento ne monti di cheso et ossero. E con la lor guerra togliendo a marinai il modo di governar la nave han dato a questo golfo il nome del piu crudele luogho di tutt' il mar Adriatico. Ma Iddio ci condusse quel di a salvamentoa porto S. Pietro di nembo ch' è gia nella Schiavonia dove trovammo molti altri vaselli ail' ancora. Alli 20. venimo presso a Zara [au-dessus al. Iadera], ma il nro padrone non vi volse toccar per tema ch' egli havea d'esser

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mandate» a l'armata per portar sardelle o altre provisioni. La mattina seguente vedendo ch' il vento non ci serviva mi fece portar insieme con il mio cariss" eugino il sr Perrot conla barca fin a Zara laquai per piccola che sia pur e la principal citta di s. Marco nella Schiavonia, et è fortissima si per il suo sito havendo il mar da 3 . lati si per Tartificio di Venetiani i quali l'han cinta tutta di mare e di mûri e bastioni, terrazze, fossi e bolvardi inespugnabili e la provedono de vettovaglie, munitioni e soldatti, da patir un assedio quando che fosse bisogno, imperoche la sria del golfo di Venetia è nelle mani del patron di Zara.

Il paese d'intorno è buono e fertile ma poco coltivato per le corse ordinnrie d'i Turchi co quali vengono ognidi aile mani in scaramuccie esteccati. Il s1* Sforza Palavicino era governator in Zara, fuora délie cui mura al lito del mare e una dolciss. et abondantiss. fontana alla quai tutte le navi e galère vengono per aqua.

Alli 2i, passammo Mortara castel famoso per suoi buoni vini e tutta la notte non pigliammo fundo ma caminammo con buon vento e verso meza notte scoprimo una barca di scocchi che se ne venivan dritto danoi, masentendo c'incomminciamo a salutargli con archibugiate se retirarono senz' altro. Questi f 24] scocchi [la copie répète ici la phrase précédente : che se ne venivan... questo (sic) scocchi] sono ladri Schiavoni i quali essendo in gran numéro hanno fatto un capo fra loro, e scorrono per il golfo corne corselli rubando quanti vaselli incontrano inferiori a loro. Et sono massimamente nemici di Ragusei ch' hanno uccisi non so quanti di loro con uno di piu segnalati capitani, et quando le vengono Hebraei per le mani non ostante tutte le Ire di S. Marco le rubbano le robbe e: li fanno schiavi. Poi carichi di preda se retirano nelli paesi del Duca Ferdinando.

Alli 22. il vento ci lascio alla bocca di Narenta onde alli 23. ci fecimo rimorchiare et cosi passato capo Cumeno entrammo nel canal di Curzola lasciando a banda zanca Sabioncello peni-

sola di Ragusei. Evvi (sic) vini perfettiss. L'isola di Curzola è di S. Marco, stérile et la terra è povera et piccola. Qui restammo tutto il 24. perche tutti i nostri marinari s'eran embriacati con i lor parente et moglie.

Alli 25 , passammo la Giuliana passo molto picoloso con un Graeco molto furioso et restammo a porto Palazzo tutto cinto di monti steriliss. molto sicuro et grande. Jn capo del quale si vedon le ruine d'un palazzo d'un Re di quei paesi il quai si dilettava molto del pescare et conoscer la natura et varieta di pesci.

In questo porto stettimo.quattro giorni per i venti contrari, et senza i favori che ne fece l'Abbate di Sta Maria di Meleda vicina al detto palazzo da 3. m. eramo per morir di famé. Ma egli ci fece ricoverar pane et vino et un par di câpre che ci parvero allhora molto saporite et tenerine.

Alli 29 toccammo a Jamsia, donde ci levammo con vento prospero ail' ultimo di Ottobre. Ma giunti alla bocca del canal dell' Umbla la quai serra il bel porto diGravosa, tanta tempesta ci sopragiunse sotto la valle di S. Martin che non pensavamo di manco che di rumpere contra il scoglio di pettini o veramente d'esser portati d'alla fortuna in Puglia. Nella nostra nave non eran allora che 40 marinari, et un fadarino et anchora tra loro tanto discordi che tutt' il di gridavan insieme. Il che ci accresceva moka la paura non intendendo la lor lingua schiava. Pur in tanta nécessita ritrovandoci non a piangere la sua disgratia ma a combattere la fortuna, ogniuno valorosamente si mise et raccommandata la sua anima ail' omnipotente Iddio chi al timone et chi alla sarte intendeva chi a quel servigio correva et chi a quel altro tal che con la nostra diligenza fornimo il numéro di buoniss. marinari. Etoperammo si ch' in fin gittammo le ancore poi con paranzane ci avicinammo al lito con grandiss. fatica che duro' flno meza notte. Et poi havendo fatto un poco di collatione chi a contar novelle, chi a riposar se n'ando rigratiando Iddio dell' evitata morte.

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Tutt' il giorno seguente ch' era primo di Novembre stettimo in nave aspettando il vento che ci portasse fin nel porto délia citta. Ma alli 2. andammo a pie a Ragusi detta ant. Epidaurus et in lingua schiava Dobronick. Et cosi hebbe fine la nostra navigatione nella quai provammo molto bene che cosa si fusse del mare, perche sperando di far quel viaggio in 4 6 5. giorni ne stettimo 17 intieri et patimo grandi disagi et fummo in pericoli spaventosissimi. Et benche di questo infelice principio si dovesse pigliar cattivo augurio [24 v°] pur essendo scapati sani et salvi ogniuno lodava Iddio d'ogni cosa.

Ma trovando Monsigr Illmo Dacq^ tornato da Const1' contra ogni discorso humano, certo di quello che far dovessimo incomminciammo molto a dubitar. Pur aspettando che sua Eccelentia se risolvesse di tornar in Levante o di seguir suo viagoio, ci allogiammo in un hostaria, laquai piu presto ad una caravazzera Turchesca, ch' a casa Christiana si dee assimigliar. Onde standovi discommodissamente tutto il di andavamo a Saporto per la terra passegiando come fanno tutti i Ragusei privi d'ogni altra sorte di passatempi.

Ragusi è posta a pie d'un altissimo monte parte in piano, parte in colle bagnata da tre lati dal mare, da due porte solamente si puo caminar fuora, la terza e quella del porto, non e grande mapopulosaassaie ricca, etcon 12000. ducatidi tributo se tiene in buona parte col Turco. I gentilhuomini fanno gran professione di mercantie tal ch' hanno da 60. navi grandiss. le quali tornono ogn' anno di viaggi dell' Egitto et Const1', et del Ponente ancora cariche de richezze incredibili et non so si Venetiani n'habbino tante.

Ogni mese a Ragusi creano un conte il quai è capo délia signoria, et va vestito come i podesta Venetiani, et quando va in chiesa e accompagnato da XII fanti vestiti di rosso, et da non so quante pive che suonano fin che si gionto nel suo palazzo, al modo del Doze di Venetia, délia quai repub. costoro sono simie, ben che voglino dir che siano piu anti-

chi di Venetia. Accarezzano ogniuno et sono amici di tutti i Principi christiani, havendo il Papa per protettore, non hanno gran dominio, ma nel tempo délia guerra di Venetiani col Turco la lor dogana e montata fin a 200.000 scudi per che tutto il traffico di Levante non potendo andar a Venetia si fermava qui. Il Turco vi tiene un eming [efface erning] capo di mercadanti Turchi. Qucsti signori spendono assai nella cura délia sanita. Et fanno star tutte le caravanne fuora délia terra nelli Lazareth. Et cosi anchora Mons. Illus° Imbasciatore faceva la sua contumacia in un bel palazzo nel porto di Gravosa il quale è grandiss. e sicuro et molto dillettevole per le belle et fruttifere colline che lo cingono. Et Ragusi molto piu commodamente si fusse edificata in quel luogho discosto da essa solamente 3. m. che tra i sassi dove e posta quasi al dispetto délia natura, perche non si puo far forte per i vicini monti, et il porto benche stretto pur è mal sicuro, tal che spesso i vaselli portati dalla tempesta fuor délia catena si rumpono ne scogli vicini. Il canal délia Umbla si scarica nel porto di Gravosa, esce d'una fontana tanto abundante, che presso alla rocca donde sorge fa caminare piu di 12. molini, et per questo si crede [/r° 2j] sia il fiume di Trebigna il quale entrato nel monte poi riesce per quella bocca.

Fuora délia porta per la quai si va da Raguso a Gravosa c'è una rocca su un monte vicino al mare forte come si puo giudicar di fuora ma non vi lasciano entrar nessuno. Et quello ch' ha il carico di serrar le porte délia citta visita ogni sera questa fortezza. Quasi dirimpetto a Ragusi i Venetiani hanno un' Isola la quai benche stérile sia et inhabitata pur non Y hanno mai voluto vender a Ragusei. Il terrano di Ragusi e tanto sassoso che le navi che vanno a Puglia fanno la lor savorra de sassi et piètre che danno a Pugliesi per far mûri et prendono da essi terra da far giardini. In Ragusi si fa la festa di S. Biasio come a Venetia di S. Marco. Vi sono bellissime fontane, belli monisteri, et le strade grande assai belle, ma le case sono tutte mal commode dentro, anchora che di fuora via paino

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belle assai et antiche. C'é grandissa copia di naranzi et di persici.

Le donne Kagusee sono molto divote vanno sovente alla chiesa et vi stanno assai et si lasciano veder aile fenestre, ma nessuno non le prattica in casa, ne anche quelli délia terra usano liscio. Et fanno conto di capei nigri non biondi. Quando vanno per strada le fantesche per mal scalze che sieno caminano dinanzi aile padrone, et sil tempo è nubiloso le portano un capello di veluto cremesino quasi délia forma di cardinaleschi. Non è licito ad alcuna donna per nobile o ricca che sia di portar veste di seta, se non quando si fanno novize, ma usano panno cremezino o negro con tante et si spesse falde ch' io mi maraviglio corne sia possibile di portar tanto panno a dosso. Solo le maniche portano di razo con qualche bel taglio, et bottoni d'oro. Hanno fama di donne da ben, ma tutti fanno l'amor aile fantesche et scherzano publicamente con esse.

In fine Mons. Illmo dopo longa deliberatione risoluto di tornar in Constan1' mando Mons. di Montagnac suo cugino in Francia alli 5 di Xbre et indi a pochi giorni havuta la prattica venne a Ragusi, et fu allogiato a S. Dominico. Certo ils^ggiorno tanto longo in questa citta ci dispiaceva di modo che gia si trattava fra noi, di voltar le spalle a Cons1', ma in quel punto il Sr Imbasciator ricevette un plico de [sic] Venetia che egl' aspettava, et per i venu contrarij era stato tratenuto da 2. mesi in mare. AU'hora egli mando suo chauss et janisseri fuor délia terra per cavalli et piglio licentia délia Sigria. Noietiamdio lieti oltre modo per tal nuova giunti al giorno tanto desiato, fecimo provisione di fiaschi, selle, brighe et altre cose [25 v°J necessarie per il viaggio délia Turchia, pensando che troppo vil cosa sarebbe il lasciar Timpresa imperfetta.

Alli 14 di Gennaro 1573. partimmo di Ragusi 3. hore dopo la meriggiana, et fatte cargar le nostre robbe alli kirigi montammo a cavallo et caminando sempre di passo per monti sterilissimi, restammo alla guardia di Turchi non potendo andar

oltre per esser gia notte. Quivi comminciammo a usar le delicatezze Turchesche perche non trovando dove meterci al coperto dormimo alla campagna ma fummo quasi tutta la notte in piedi aspettando l*Illmo Imbas. il quale era restato alla guardia Ragusea. Et non parendogli quell' albergo troppo bono ci venne a trover 2. hore inanzi giorno et cosi di compagnia entrammo nel Imperio Turchesco, et nella Morlachia, la quai si puo dir che tenghi tutt' il paese fin in Const1' conciosia che si chiamano Morlacchi tutti quei usano la lingua schiava nell' Imperio Turchesco.

\ Autre main.} Havendo caminato da due m. lTllm0 Sr Imbasciatore ci mostrô verso il mare una bella et fruttifera pianura a piedi di alti monti dove era anticamente Epidauro et egli non è guari ch' i Ragusei trovarono in questo luogho la sepoltora di Dolabella genero di Cicérone. Questa campagna è bagnata di ruscelletti et porta perfetti vini. Indi passammo una gran pianura et varcammo un braccio del f. Trebigna, poi lo passammo un' altra volta piu grande con la barca, et restammo quel di nel caravazzera del medesimo nome . Vogliono alcuni che questo fiume delto antic. Naron divida la Servia dalla Dalmatia, et ch' in questo luogho fusse una città detta anche essa Trebigna. Hora certo non se ne vede ness'un vestigio, et parte del Trebigna corre nel mar Adriatico alla bocca di Narenta, parte si perde sotto terra. Et havendo chi primieramente veduto i caravazzera Turcheschi non sara fuora di proposito di descriverne uno per haver notitia di tutti.

Il caravansera adunque vuol dir tanto, che serraillio o allogiamento délie caravane cioè di passaggieri. Perche non essendo nessuno in Turchia che tenghi hosteria, i ricchi et grandi mossi di pieta humana hanno fatto edificar certi luoghi publici dove tutti passaggieri di tutte le religioni si possino alloggiare. Et questo non è altro che una gran stala imperoche cavalli et huomini vi stanno tutt' insieme. Ma i cavalli mangiano a terra et tutt' intorno sono corridori rilevati un poco piu alti dove sono

camini da farsi fuoco : poi ognuno distende la sua roba galan tamente et chi ha letto se n'accommoda se non si distende sopra il mattonato perche non bisogna pensarsi di trovar commodita alcuna in questi caravazzera. I belli sono coperti di piumbo corne le Moschee.

Alli 16. di Gennaro saliti su un alto et aspero monte vedernmo in sul mezo giorno a man dritta la giu in una valle amenissima due fontane belliss. donde sorge il fiume di Trebigna. Passammo a Bileche caravansera fatto da Assan bassa sangiacco hora di Castelnuovo, per esser lui nato in quel luoghod'un poverissimo padre Christiano et evvi ura bella cisterna et un sepulchro Turchesco di alcuni suoi parenti. Arrivammo molto tardi a Ternovizza, non tanto per la longhezza délia strada che per i cavalli di soma, et la litiera del Sr Imb. quali ci facevano caminar molto piano, si che quel di cavalcammo 12 hore continue senza fermarci perche in Turchia non s'usa il riposarci a mezo giorno. Questo caravazzera è sporco et mal commodo et vi mori il sr délia Vigna tornando malado di [f° 26] Const1'. Indi fu portato a Ragusi dove si vede la sua sepoltura neldomo, quai e stato edificato d'un Re d'Inghilterra tornando con la sua moglie da Jérusalem dove pensando di esser Re fu gabato de' Francesi, et si dimandava Richardo, tornando di terra sancta, et per questo fin al di d'hoggi si fa mentione délia salute d'i Re d'Inghilterra neli' orationi che di continuo vi si fanno.

Alli 17. caminando per una via a guisa di scale per conto délia gran neve, venimo a Sernizaterriciola Christiana in paese assai fertile secundo che in quella stagione che non si vedeva altro che neve si poteva giudicare. Il Cadi di questo luogho guarda che nessun' esca de Imperio Turchesco senza comandamento et passata una gran pianura molto cargadi nevi finimo la giornata a guasc povero caravazzera dove lasciammo cavalli di Ragusi et ne pigliammo d'altri.

Et alli 18. arrivammo a Ternovalucca poveriss. casai di

Graeci alla radice di altissimi monti i quali credo esser quali ch' il Sofiano chiama Sardonij et al mio giuditio sono i veri termini délia Servia, conciosia che in una gola di questi monti aspriss.ilDucaStefanoCherzech il quai era signordi tutti questi paesi metteva guardia in duoi castelletti intagliati nel monte, accioche i viandanti i quali non potevano far altra strada pagassero qui il passagio corne si suol fare ne confini paesi. Fecimo quel di la peggior strada del mondo per rispetto délie nevi, et non trovando pane in tutto questo casale, ma[n]giammo fogazze cotte sotto le cineri senza fermento, et questo non solarr.ente a Ternovalucca mapiu volte.

Il sequente giorno dormimo a Trantista buono caravazzera tra altiss' monti et hcbbimo cattivissa strada et caminammo quasi sempre a piedi.

Indi a Foscia buona terra Turchesca dove prima vedemmo mo5chite Turchesche et ivi passammo il fi. Drina sun ponte di legno il quale secundo alcuni divide la Servia délia Dalmatia, et fuora di questa terra s'imbocca in un altro fi. rapidiss0. Qui stettimo un giorno in un cattivo et puzzolente caravazzera et hebbimo tutta la notte la pioggia addosso. Tutt' i Christiani di questo luogho si sono fatti Turchi et sono nemicissimi di passagieri. Vi sta il sangiacco del Ducato quale ha sotto di se tutta la Servia.

Alli 22. salimo per strettisse vie in fino alla cima d' un monte altissimo detto Conaz dovè il caravazzera di Braha in luogho solitario et pericoloso perle caravane, poi descendemmo alborgo di Chanissa pieno di belle Moschee et buoni caravazzera coperti di piombo. Qui trovammo abondantia grandissa di péri buonissimi di Bergamotte dimendate Beiagmot inTurchesco, cioèperi di signore per la loro bonta et credo ch' il nome franceze sia derivato dal Turchesco.

Indi a Tasseliger bel borgo tra le montagne et pur in piano, alla sua Moschea [26 v°) si vede una bella et artificiosa fontana qui stettimo un giorno per le lettere ch' il Sr Illmo ricevette di

Const1' in un caravazzera grande et oscuro coperto di piombo et edifkato da un figliuolo di Memet Bassa.

Alli 25 fummo a Prepoli borgo grande di christiani dove passa il fiume Lim et poco di fuora vedemmo un antica chiesa di christiani rovinata, bello caravazzera et buon mercato d'ogni cosa.

La mattina seguente caminammo per valloni non troppo alti ma bianchi di neve et venimmo a S1 Sava monistero assai grande et bello de Caloieri Serviani li quali vestono et vivono alla Graeca ma sono Schiavi, et ignoranti di tutte l'altre lingue. Si dice che questo monistero habbia da 20.000 scudi d'entrada, et antic. il duca di Servia si faceva chiamar di S' Saba. Qui patimmo gran freddo. Mi ricordo che questi frati non usano campane ma solamentecon un martello danno sopra un ferro attacatto ad una corda.

Indi montammo un monte molto alto et periculoso per le borasche dalle quali la neve agitata sepelisce gli huomini et cavalli insieme : et termina i confini al Sangiaccato di Servia et lo divide dalla Bossena nella quale entrammo a Molocevaz cioé il castello del conte Milo il quai amazzo Sultan Amurath sotto il suo padiglione nella pianura di Pristina facendo vista di volergli basciar la mano. Et questa fu la caggione dell' usanza la quai dura fin al tempo d' hoggi che chi vuol basciar la mano al gran Sr è menato da duoiperle mani accioche mai piu simil caso intervenghi. Venimo quel di a Vaast caravazzera in piano.

Alli 27.hebbimo la strada piana et le nevi altissime et giunsimo a Novobazar terra grande et mercantile posta tra alti monti ma in luogho assai largo di piano et vi passa un' acqua bella etchiara ch' entra poi in la Morava. Il Sr Imb. vi stette duoi giorni in casa di M. Aloyse Gylliati gentilhuomo Raguseo. Qui patimmo un freddo crudelissimo.

Alli 30. a Bagnobuono caravazzera vi sono acque calde et vestigi di chiese antiche. L'altro giorno passammo a Schuve-

chen castell'antico su un monte et dicono questo antic. esser stato una fortezza del Re délia Bossina nelli suoi confini col Serviano. Indi a Mitrovizza bel borgo nel piano dov' è abundantia di frutti incredibile. Passammo Ibar fiume veloce non troppo largo il quale alcuni ingannati dalla simiglianza del nome credono esser l'Hibro del quai poi parlaremo. Costui corre aile radici délia montagna del argento, poi va inMorava. Indi venimo a Viceterno o Vociturni gran borgo dove sono assai moschee et un gran ponte di pietra sul fiume Citniza. In fin arivammo quel giorno a Breba chnstiana terriciola in bel sito dove trovammo buoni vini.

Il primo di Febraro caminando per una gran pianura ben bianca di neve venimo a Hypla borgo christiano alla graeca. Il giorno seguente ne partimmo con un pocco di garbullio, perche vedendo ch' un soldato Turco havea dato a nro Janizzero corsimo tutti a defendendo tal che tutto il borgo ci venne in contra con sassi, frezze et simitarre; ma havendo puora di archibugi si ritirarono cosi montammo a cavallo facendo voto di non intrametterci piu nelle questioni d'i Turchi.

Giunsimo quel di a Chalcanich caravazzera bello in capo d'una pianura ma deserto per rispetto délia peste pur ci fu forza di allogiarci non essendo altro albergo a piu di 20 m. intorno. Qui corre un'acqua assai bella che passammo il seguente giorno su un ponte di pietra.

Passammo per aspre vie et torte et per valloni oscuri et folti boschi. Il nro chiaussi ci fece dire che [f° 27] bisognava andar avertiti con le arme in mano essendo questo passo ordinariamente occupato da assassini et malandrini Albanesi i quali pochi giorni inanzi havevano amazzato cinque cadi con tutta la lor brigata. Mar per gratia d'Iddio trovammo la strada libéra vedemmo una torre antica etalcune ruine di castelli cavati nel monte, et sentimo le guardieTurcheschecol suono di tamburiassicurando le caravanne. Indi uscimo in una gran pianura nel capo délia quale é quasi nascosa da certi poggetti Scopia grandiss. citta sita se-

cundo alcuni nella Bulgaria ma al mio giuditio nella Macedonia servando i termini antichi et detta Stobi vicina délia Mygdonia. Vi passa un fiume Varder nominato.

Presso a Scopia vedemmo un bel Aqueducto tutto intiero ancora che conduceva l'acqua nella città ma hora é inutile essendo trovato l'uso di canali sotterranei molto piu commodi piu securi et di manco spesa. AU' entrar délia citta sono le ruine d' un castel antico et dentro di esso una chiesa greca. Ma quel che piu ci fece maravigliare furon i cimitieri che occupano piu spatio assai che tutta la citta, riempiendo tutti i monti d'intorno perche gli anni passati v' era stato una grandissima mortalita, et i Turchinonsepeliscono mai duoi corpi inunluogho. Questa terra ha un publico horrologio quai si sente per tutta la terra et batte le hore alla francese. E stato portato daSiget in Hungaria col suo maestro il quai ha buono stipendio; et in tutta Turchia non ce ne un' altro publico bene se [benche] i Turchi si dilettino assai di horrologgi et ne fanno conto grandiss. A Scopia sta il Berglierbei délia Graecia quando non é in Stambil. In questo tempo i Turchi celebravano il loro Bairan grande con mille giochi etfeste; et per questo vi stettimo due giorni in casa d'un gentilhuomo Raguseo.

Alli 6. di Febraro venimo a Dobrissa caravazzera a pie di certe colline et hebbimo cattiviss. strada. La sera poi non trovammo vino.

Indi a Serissa poca strada ma fastidiosa sopra un alto monte habitato di Graeci senza caravazzera. C'ébuon mercato di ova et è nella Bulgaria o che vogliam dire Mysia Inferior.

Poi a Chercar costeggiando i monti et in capo délie valli è i detto luogho povera terra christiana. Le donne in questo paese benche poverissime hanno infinité bagatelle intorno al capo lavorate in argento et usano certi orecchini di smisurata grandezza et si liganoalle treccie et al collo argenti aspri vetri ambri et ducati. Et quanto piu hanno di questi pendagli tanto piu credonod' esser gratiose et belle. Ben vero è che le puttine fin alli

10. anni vanno con i capelli tagliati fino aile orecchie rai che paiono putti, quando poi sono maritate o li portano lunghi su le spalle ricadenti o se gli involtano in tal guisa sopra la testa che pare habbino un tagliero grande in capo. Gli Bulgari christiani vanno rasi lasciando solamente il crino dietro del collo ciescere fin sopra gli homeri a guisa di caloieri. I Turchi al contrario lasciando un massetto di capelli alla sommita dclla testa il quale non radono mai. Io credo che l' uso d' i orecchini venghi délia Bulgaria perche et huomini et donne quivi le usano di certe foggie pero moite strane.

Alli 9 di Febraio passando un alto monte per difficil via venimo abagno terra grande [f° 27 v°] buono caravazzera, frutti assai et bagni d'acque calde i quali vengono dalle minere di ferro et altre vicino (sic) di questo luogho posto in bel piano dilettevole et fruttifero.

Ilseguente giorno hebbimo una lunga et fangosa strada cavalcando per monti dalla mattinaalla sera. Passammo il fiume Strovia su un bellissimo ponte de pietra et vedemmo molti sorgivi d'acque calde.

Arivammo a Domnissa ô Doblissa gran borgo in paese molto dilettevole fra alte et freddi montagne coperte pero di belle colline et ricche valli piene di vigne et arbori ne ci mancanno le acque mormoranti di limpidissimi ruscelletti i quali in qua et in la discorrendo cingono quasi tutto questo luogho attorno [répété attorno]. Il borgo é tutto Turchesco ma alloggiamo fuora in terra christiana commodamente per quel paëse. Et era tanta la bellezza di questo sito che nonostante il grandiss.travaglio de viaggio et istenti et disagi sostenuti c'invitava a cantar et rinovari pensieri délie abandonate virginelle i quali finallora per i grandiss. freddi et le folte nevi quasi agghiacciati dentro a nostri petti nascosi et rinchiusi si stavano. Pur non vi fecimo soggiorno alcuno ma.

Montati a cavallo a l'alba passammo un bel piano poi salimo su un altro assai piu largo del primo ma nevicosissimo in capo

del quale trovammo Samocovo terra grande dove si lavora di ferro per ancore et altre cose benissimo. Quivi ci giunse un' ollacco mandato da Assan bassa in Const11 il quale era venuto in 4 giorni daVenetiaa Castelnuovo etindi a Samocovo in sette. amazzando quanti cavalligli venivan sotto per forza di correre. Questa estrema diligenza m'e sparsa degna di memoria et Iode, ma costui ci dette una buona paura affermando ch'il Re di Francia era entrato in lega co' Venitiani. Ma il Sigr Imbasciatore dando fede aile Ire del Re ch' il detto ollacco gli haveva portate non volse restar per questo di seguir il viaggio benche dicesse il corriero haver lui stesso veduto in Venetia le alegrezze per questo fatte.

Et cosi alli 12 di Febraro caminando per balai (?) non troppo malagevoli ma bianchi di neve venimo a bagno borgo grande in una bella pianura a pie di valli giocondissime. Quivi vedemo inturcar un giovane Monsulmano et far la festa délia sua circumcisione con pompa publica. Tutti quelli délia brigata erano vestiti di strane pelli di animali selvatichi con le cimitarre ignude in mano et grande ali di aquila in testa. Et dopo alcune parole in mezo délia piazza et altri luoghi publici dette dal maggior di loro correvano all'incontro dell' altro con stridi et vili grandiss. Il giovane Monsulmano era soloacavallo con un' altro suo compagno et teniva una pezza da mandritta alzando un detto in segno che credeva un solo Iddio corne dice Machometto Alla il la la, il che é principio délia sua fede. Imperoche le historié mostrano ch' egli comincio la sua religione del tempo che tutte le chiese Orientali erano divise per la maladetta setta di Arrio di maniera che trovandole in questa discordia egli aiutato dalli infernali consigli d'un prête Arriano Sergio nominato, comincio ad insegnar che non era piu dun solo Dio et con questo fundamento crebbe tanto la sua scelerata dottrina che fin al di d' hoggi la sua fede tene piu paëse assai che la christiana [f° 2 S], Ma tornando al borgo di bagno dico che cosi è chiamato perche vi sono bagni d' acque calde et il fiume Hebrus

detto inlingua Schiava Marizzadal nome d'une belliss. vergine che vi s' annego ha qui la sua origine et mette poi nel Arcipelago appresso Galipoli. Et quantunque bello et grande sia pero la negligentia di Turchi fa ch' egli non è navighevole tal ch' in tuttol' Imperio Turcosono hora solamcnte tre fiumi che portino barche, il Tanubio, il Tanai, il Nilo.

Alli 13. uscimod'i stretti et precipitosi passi délie montagne et délie nevi le quali fin qui ci havevan dato infiniti travagli et paure, et passato un casai chiamato Berven entrammo nella gran pianura detta volgarmente di Macedonia, ma veramente è la Thracia. Et cominciamo a trovar un' aria piu temperato et non freddo et piu bellezza del paëse. Caminando adunque per quella fertilissa campagna vedemo piu di 200. monticelli non naturali ma fatti a mano da quali conobbimo quello esser il luogho dove fu data la battaglia fra Ottavio et Bruto perche sotto a questi tumuli scrivono esser sotterrati quelli che restaron morti da i loro amici o servi che rimasero vivi et quanti piu n' haveva un d'i morti tanto piu grande appare hora il tumulo. Et ne sono di quelli che vogliono in questa medesima campagna seguisse il conflitto tra Pompeio et Caesare, ma io credo che fusse presso a filipolo verso il mare. Hora dopo una larghissima giornata passammo il hume Hebrus o Marissa sopra un ponte di legno. Et allogiammo a Tartabazargic bello et gran borgo etoltremodo dilettevole dove Memet Bassa ha fatto un bagno publico molto suntuoso et magco et appresso quello un pozzo dal quale 1' acqua si conduce nel bagno tirata da un cavallo con grandiss. secchi di cuoio con 1' artificio d' una rota che fa l'elfe tto.

Giunsimo il giorno seguente a buon' hora a Filippopoli posta in sito belliss. et vaghiss. sopra quattro montagnettc in mezo d'una larghiss. campagna alla riva del Hebro il quale passammo sopra un ponte di legno lungho di piu di 30 volte, et presso alla citta fa una vaga Isoletta piena di arbori altiss. sotto di quali si sentono varii canti di mille migliaia di ucceletti. Et a

veder da lungi questa citta pare giusto una gran nave in mezo del tranquille» mare.

Hora havendo questa citta beniss. considerata ho veduto ch' il Sofiano s è molto ingannato nel sito di quella imperoche il fiume Marissa non solamente bagna le sue mura ma etiamdi la divida quasi per mezo, et egli la depinge discosta alquanto dal Hebro et quasi sotto il monte d' argento o Rodope dal quale e discosta piu di 15. giornate di caravane. I vestigi délie mura antiche dimostrano che non m mai cosi grande quanto è adelesso et gira al manco 7. miglia, ma tutte le case sono ridotte al modo Turchesco et tanto bazze et di poca apparenza che a pena poteva io credere quel che ci disse il Dragomanno Raguseo in casa del quale alloggiammo cioé ch' il gran srriceveva ogni anno da Filipopoli solo et il territorio vicino 570 some d' aspri ogn' anno, et la soma a quel ch' egli diceva monta 2000 scudi, et questo particolarmcnte contando dal vino solamente ne riceve il gran Sr 150 some d' aspri ogn' anno, dal risi 190 il quai pero non si raccoglie se non ogni quinto anno, dal ferro délie minere 70, da Toro che si trova nel Hebro 70, et dalli tributi et altri datij 40 some. Et benche questo paia molto maraviglioso pur havendo lo inteso da huomo molto prattico délie cose Turchesche lo vo credere conciosia che Venetia sola non paga manco a S. Marco. Fuora di Filibe il [f° 28 v°] gran Sr ha una razza di cavalli per i buoni pascoli di quel paëse, et 5 m. da questa terra si vedono grandi vestigi d' antichita, et molti bagni naturali di grande virtu per infiniti morbi. In uno di scogli di Filibe si vede come la imagine délia Madonna col Christo in braccio tutto naturale, la quale i Graeci che vi stanno a certo tempi adorano. Qui stettimo un giorno a riposo et indi venimo a Caianix povera terra Christiana in bel sito.

Alli 17. di Febraro fummo a Jocbuee casai Christiano in luogho deserto fra i boschi et gran foreste et la mattina seguente incontrammo in camino un sangiacco con tamburi et

sampogne sonanti molto ben accompagnato di buon numéro di cavaglieri molto furiosamente vestiti di pelle di lupi et tigri et i cappelli alla Merlacca délie medesime fodre et mascare anchora al viso di quelle et in capo grand' ali d' aquila distese quasi corne per volare.

Venimo a ponte Mustafa fatto di belle piètre lungo di 20. volte et su quello passammo un altra volta Hebro. Evvi poi a rente un commodo et grandiss. caravazzera tutto di piètre lunghiss. fabricato et coperto di piumbo, et è tanto grande che vi si possono commodamente stallare da 700. cavalli senza i corridori poi dattorno per gli huomini : et di fuora ancora sono stanze da dormir 1' estate. La Rossa moglie di Sultan Soleimano et madré di questo Selim ha fatto a sue spese quel hospedale et una Moschea a rente et evvi questo ordine che a quanti ivi capitano o Turchi o Christiani per 3 . giorni si da lor da mangiar riso frumentato et quattro pani con qualche boccone di carne alessa.

Alcuni vogliono qui cominci la Thracia hora detta Romania et mi par ben degno di maravigliar che fecimo tutto questo viaggio in quellastaggione senza pioggia o neveovento alcuno troppo molesto, ma giungendo a questo ponte Mustafa fumn.o tosesi [sic] dalla pioggia ben bene.

Indi a Andrinopoli terra seconda del Imperio Turchesco grande et mercantile piena di Graeci et Judaei posta tra colline abundanti di vino molto delicato, vi passano 3 fiumi Hebro Lim et Thuns, li quali si giungono insieme nella citta et poi si separono un'altra volta et per questo c'e la strada silicata bagnata da due lati da detti fiumi et quasi tutta fatta in ponte puoco manco lunga d' un miglio. Questi fiumi fanno gran danno alla citta et poco avanti la nra giunta qui sommersero da 6000 case quasi tutte di Hebraei. Questo Sultano ci ha uno serraglio un poco apartato délia citta et vi fabrica una Moschea di spesa incredibile sopra un monticello quasi nel mezo délia terra, vi è un bello Bezesten fatto in volte da Alibassa et un magnifico

23o VOYAGE DU LEVANT

caravazzera di Rustan baschia grande nel tempo di Soleimano. È Sultan Amurat che s' insignori il primo di Andrinopoli et vi pose il seggio del suo imperio. Quivi si vedono anchora qualche reliquie di torri et mûri et chiese antiche. I cordovanni vi si colorano perfettamente et son i maëstri di selle briglie et altri fornimenti di cavallo eccelentiss. tal che cie la piubella sellaria di tutta Turchia. Si crede che non sia minor numéro di anime in Ederne ch' in Stambol. Alloggiammo in casa di pre (sic) Giovanni Raguseo il quai a délie vini di Maezia tanto perfetti che per meglio cercr.rgli il Sr Imbasciator si contento di starvi 2 giorni.

Molto travagliati dal lungo et continuo cavalcar montammo in cocchiopensando andarpiuf/0 25?] riposato ma tutt' il contrario ci avenne percioche nelle piu triste et cattive strade nelli fanghi et aile montagne ci conveniva caminar a piedi per aiutar i cavalli morti stracchi dal continuo travaglio che gli fanno patir i avari Arabagi tal che patimmo piu assai da Andrinopoli fin in Constantinopoli, ch' in tutto il précédente viaggio. Pur al meglio fu possibile venimo alli 22. di Febraro per un paese quasi tutto di pascoli et colline a Capsa dove sono molti piccoli caravazzera da alloggiar la corte quando il gran Sigr passa in Ederne. Fecimo quel giorno poco camino ma tastidioso molto per rispetto di altiss. fanghi.

Alli [reprise de la irt main] 23. di Febraro a Schibabac bon borgo ma pessima strada, alli 24 a Bergas dove certo Memet Bassa ha mostrato quante sieno le sue ricchezze havendo fabricato tutto questo gran borgo aile sue spese in un luogho quai era quasi inhabitato, et mal sano et senza legno, vi a edificato un sontuoso caravazzera con stalle per i cavalli et stanze apartate per i viandanti, vi a fatto condurre fontane dolcissime. Dirimpetto al caravazzera egli.a posto una bella et superba moschea ornata di vaghiss. colonne di marmo et la fontana in mezo délia corte. Ci sono poi i bagni per huomini e per donne. Dali' altra banda si vede il seraglio piccolo ma delitioso in mezo

d' un bel giardino nel quale montati 3.04. gradi sentra in un corridore o portico che cinge o gira tutto il serraglio. Il tetto di sopra è depinto di coloro (sic) viviss. et vi sono le chiare fontana fin nelle camere piu secreti. Non vi sono piu di S. stanze strette pero et piccole 1' una a rente dell' altra et quasi tutte le case Turchesche sono edificate a questo modo. Oltre allô spedale Moschea, serraglio et bagni sono moite boteghecoperte ancora di Piombo, tal che la spesa fattain questo luogho e grandiss. et degna di Memet Passa il gran Sr et le sultane, passando per questa strada allogiano nel serraglio et la prima volta che questo Impr vi fu egli amazzô con una frezza uno d' i suoi piu favoriti giovani délia caméra per haver contra al suo comandamento levatovia i tapeti che Memet Bassa.gli havea distesi per tutto secundo 1' usanza. Nel caravazzera si da 3. giorni continoi da magiar (sic) et a quella spesa sono assignate le rendite di 300 borghi o terriciole.

[20 main]. Alli 25 . di Febraro venimo a Chiurlich luogho delitiosissimo alloggiammo nel hospedale quai è belliss. et tutto silicato di marmo negro con una Moschea nella cui facciada sono dipintele chiese latine greche et turchesche. Qui anchora si da da mangiar com'a Bergas presso a questo luogho combattete Baiaseth con suo figluolo Selim et lo mise in fuga.

Indi a Silivrea ant. Selimbria dove si vede un castello cinto anchora di mura antichiss. posto sopra un colle al lito délia Propontide o mar marmora, anticamente i borghi di Const" pervenero fin a questa città.

Tenendo adunque la strada per il lito venimo a Ponte grande borgo in bel sito non molto [25? v°] lontano dal quale sono vestigi d' icastella(^/c)antiche. Qui sono 4. ponte di piètre grandiss. giunti insieme sopra certi golfetti del mare quali s' incontrano con un bel lago d' acqua dolce. Questa fabrica col vicino caravazzera coperto di piombo è di Sultan Soleymano.

Il giorno seguente ultimo di Febraro levati 4 hora inanzi 1' alba salimo un assai alto et lunço monte tanto ch' a 1' alba

venimo ad un giardino del gran Sr cinto solamente di fossi piene di cipressi altiss. et fontane assai ma senza casa, percioche egli porta con esso seco padiglionutanto commodi che paiono palazzi et indi prima scoprimo con incredibile alegrezza le alte torricelle délie Moschee di Const1' et giunti a ponte piccolo riposammo alquanto in un superbo et delitioso caravazzera posto sopra un colle et edifkato a guisa di castello, et l' imperator stesso vi alloggia quando egli fa quella strada andando a Andrinopoli.

Q.ui Orambei gran Dragomanno del SrTurco venne a recevere l'Illustrissimo S'Tmb. et gli disse ch'i chiaussi délia porta gli eran venuti allJ incontro con grandiss. apparato ma inteso che sua eccelentiase ne veniva per mare se n" eran gia tornati.

Rimontati adunque a cavallo caminammo con incredibile contentezza longo le mura di Const". Ameza strada scontrammo il Magco de Presaut con la sua brigata. Et tutti di compagnia giunsimo aile 22. bore al borgo d' i Suassari quai' è in capo del porte dove lasciammogli Arabagi chirigi et quadrigi et montati in Perma con tutte le nre robe n' andammo aile vigne di Pera alla del IUmo Sr Imbre et contemplando quel bello et maraviglioso sito sopra adogn' altro belliss. ringratiammo l' omnipotente Iddio del' esser giunti a salvamento dopo con tato viaggio: et ci parve Constantino con buona raggione haver trasferito il seggio Impériale in tanto delitiosa et commoda citta degna certo per sua Eccellentia et bellezza naturale del imperio di tutt' il mondo.

Smontati alli borghi di Pera caminammo a pie su per una collina non molto aspera fin aile vigne di Pera dove alloggia il Sr Imb. Qui fummo ricevuti con grandiss. allegrezze etfeste et trovando le tavole in ordine incomminciammo convini pretiosi et délicate vivande a ristaurarci del lungo digiuno et disagio del camino. Levate poi le tavole per il giardino diportandoci hora il serraglio del gran Sr posto dirimpetto alla casa nra hora il maraviglioso porto fatto al 'hora di legni innumerabili hora il

bosforo et Scutari et Calcedonia et il golfo di Nicomedia et hora 1' isola di principi et piu lontano il monte Olymo con grandiss. ammiratione et diletto miravamo.

Et riducendoci nella mente i poveri casali gli horridi et inculti paesi ne quali 46 giorni continui con grandiss. stenti havevamo trapassati. Eramo talmente délia vista di tutte queste cose insieme abbagliati et attoniti che miracolosamente in qualche novo paradiso ci pnreva esser venuti tanto ci piaceva la vaga bellezza délie verdi et fruttifere colline sopra il cui giogo Const1' dolcemente si distende la quale per opéra sola délia benigna natura al dispetto délia crudelta Turchesca fa maravigliar chiunque la vede et tutte le sue rare doti a parte aparté considéra.

L 'importanza d'i negotij non permise al Sr Illm0 di riposarsi troppo o darsi buon tempo \fJ 30] anzi quel giorno istesso che giunsimo in Pera fece dimandar audientia al Bassa. Et ci furon recate vesti Turchesche per accompagnarlo et alii 2. diMarzo il Sr Imb. se n' ando da lui chiamato Memot primo visir dal quai hebbe particular audienza secundo che s' usa a gl' Imbasciatori li quali hanno prima da parlar con lui accioche il gran Sr sia ragguagliato délia caggione délia lor venuta. Et di spécial gratia di detto Sr Imb. basciammo le mani al Bassa senza cerimonia alcuna se non ch' essendo chiamati dal gran Dragoman del Re entramo nella caméra dove egli si sedeva col Sr Imb. sopra un soffa non troppo alto senza appoggio alcuno da dietro. La caméra è stretta senza tapeti o altra magnificetia ; gli basciammo la man destra la quai egli teneva sopra il ginocchio. Quel di era vestito d' un ferize di color columbino. Uscimo poi tutti di detta caméra et tornammo a seder in una gran sala dove egli tiene il suo Diuan publico.

Et vedendo quel serraglio edificato senza spesa alcuna degna di tanto huomo et etiamdio non coperto di piumbo corne gli altri serragli di Const11 dimandavamo quelpaèse (sic) perche egli non si facesse un palaggio corrispondente alla sua grandezza.

Essi ci dissero ch' il serraglio délia sua Sultana figliuola del gran Sr era molto superbo et splendido, ma per iuggir l'invidia egli non voleva spender nel' edificar o adornar la sua casa. La sala del Divan è grande et dipinta alla Turchesca senza niarmi o altre cose rari, tutto intorno vi sono banchi coperti di tapeti alessandrini dove si sede aspettando l'audienza. Lacorte del serraglio è piccola con una fontana in mezo. Et non vi si vede altro che si possa dir da principe se non le stalle nelle qualiegli ha i piu belli cavalli di tutta Turchia. Etvisitandoli vidimmo ch' eran tutti attaccati con corde non troppo lunghe, in terra et non se gli da damangiar alto come da noi ma molto basso. Son sempre mai coperti di 2. o 3. coperte lunghe et calde per il che hanno il pilo curto et lucido quanto un specchio. La littiera poi non si fa d' altro di letame di cavalli fatto polvere et usano gran diligentia in tenirli netti et puliti, usano assai il dipinger la coda et il crin di cavalli et talvolta tutto il cavallo talvolta anche mezo, et quanto si puo imaginar per la pompa d' i cavalli si vede la ogni giorno communemente da tutti ogni giorno esser adoperato. Et accioche i loro cavalli siano ubediente et possino quando vogliono smontar (sic) da cavallo et combatter a piedi, cosi presto corn' il poledro è nato 1' attacano come dissi di sopra et poi li mettono le corde a piedi che noi chiamano entraves, et a questo modo tengonno tutti i cavalli, di maniera che non se ne vede un solo che tiri calci o sia furioso nel montar o dismontar et stanno fermi in un luogho fin a tanto ch' il maestro tornivo da loro.

Il Sr Imb. espedito dal Bassa monto a cavallo et all'uscir del serraglio dette un par di piastre alli capigi. Il gran Dragomanno del gran Sr l'accompagno fin alla perma. Et è da sapere che quando i Turchi vanno al divan portano tutti stivali con i speroni attacati al calcagno secundo 1* usanza et per non far strepito con le lor sole ferrate caminano con la punta del piede con gran dimostratione di reverenza.

Pochi giorni dipoi il clariss. Barbaro Baylo Venitiano il quale

tutto il tempo délia guerra [30 v°) era stato serrato et tenuto priggione in casa sua guardato strettissimo da un chiaussi délia porta fu liberato per la condusione délia pace la quale s' intese poi alli 7. di Marzo con gaudio estremo di tutti i Perotti et mercanti Christian i.

In questo mezo ogniuno preparava vestimenti Turchesdii per andar dal gran Sr et alli 8 Marzo furon portati al Magco di Presaut i presenti ch' il gran Sr usa dar alli Agenti quando si partono da Const1' per la lor buon' andata. Hebbe brocato et altri panni misti d' oro et di seta per 12. veste Turchesche et oltre a cio 30.000 aspri duoi vasi d' argento da metter acqua et duoe (sic) tondini assai leggieri et di poca importanza. Ma mentre ch' egli era stato résidente nel luogo di Agente egli riceveva ogni di quatro scudi del gran Sr senza la provigion di legno et di fieno et biava per piu di 30 cavalli. Di maniera che questi Imbasciatori di Const1' corne patiscono assai nel lungo viaggio et nel starvi tra gente barbara cosi ne ricevono essi grandiss. utilita et guadagno.

Alli 9 di Marzo basciamo le mani al gran Sr et perche fummo ricevuti con grande apparato et magnificentia, et non accadde a tutti che vanno in Const1' questa gratia contarôa parte a parte corne la cosa passo. Il Sr Imbasciator haveva indosso una veste di panno d' oro pretiosiss0 et aile mani al collo et alla beretta anelli collane et gioie di bellezza et valuta inestimabile il che adiungeva non poca maësta alla sua presentia et gravita naturale. Tutti i gentilhuomini délia sua corte et noi altri eramo vestiti alla Turchesca beniss. le berrette di veluto in fuora. Et in quel arnese traghettamo in Const1' et passando per il porto tutte le navi Francese che v1 erano ci salutarono con le artilarie, et spiegando i fiordiligi aile antenne et alberi facevan honor et riverenza al Sr Imb. Il lito era pieno di tanta gente et le mura et case vicine cariche rin sopra i tetti di tanti spettatori che mai in vita mia viddi tanto popolo insieme. Quivi montammo a cavallo et tutti li chiaussi délia porta vestiti délie lor piu pre-

tiose vesti et cavalli belliss. fra le gambe ornati di vaghisse gioie et oro et un altro numéro infinito d' huomini délia famiglia del gran Sr, si misero a caminar in bel ordine verso il serraglio con pompa maravigliosa, dietro a coloro erano i janizzeri délia casa del Sr Imb. con tutti quei che per suo mezo eran fatti spachi i quali facevan guardia alla sua persona insieme con il chiaussi che 1' haveva condotto in Const1' venivan poi tre dragomanni di Francia vicini sempre ail' Imbasciator per le occorrenze.

Caminava poi solo il Sr Illmo sopra un cavallo richissimamente adobato, dietro a lui il magc0 de Presaut et acosto a quello il S1' de Germiny mandato da sua Maësta et cosi a dua a dua tutti gli altri andando di passo entrammo nella prima corte del serraglio lunga da 700. passi et larga 200.

Giunti ad un' altra porta guardata da i capigi coperta di spade machere et costellazzi appiccati aile mura smontammo a piedi et lasciati i cavalli in mani di servitori entrammo nelle secunda corte di detto serraglio. A man destra sedeva il giannizzeraga presso a la porta et a canto aquello alcuni di piu grandi délia porta. I quali il Sr Imbasciator con la testa [f° 31] et essi levatisi gli fecero riverenza. Et in un punto il rr.edesimo fecero i gianisseri solacchi et altri huomini d'arme, stando dretti et senza arme lungo il muro di detta cprte, tal che vedendo l'inchino di tanti turbanti insieme mi pareva veder un grandissimo campo di spicche ben mature tutte alla dolce aura del zefiro dolcemente abbassandosi.

Il Sr Imb. fu menato dal Dragomanno del gran Sr nel luogo de divano di tutti i Bassa, ove fu cortesemente ricevuto da Memet primo visir et tutti gli altri con il Beglierbei délia Graecia il quai vi si trovo. Lasciatolo adunque in quella compagnia fummo condotti da un capigibassi sotto un portico délia corte et trovandovi benissimo da desinar ogniuno agiacce si mese per terra le gambe in croce a modo di sartori.

Il portico era lungo et pieno di vivande d'una banda ail' altra latovagliaerabianca et i mantili dipinti allaCairinaetPersiana.

Non bevessimo vino ma sorbech molto inzuccherato et odorifero in vasi di porcellana. Non fummo serviti al modo Christiano percioche non si porto altro intavola che quello che vi si mise la piana {sic) volta vera riso miglio et molti alli legumi, cose poi di pasta di piu sorte 4. o 5. galline per piatto., et pan bianchissimo, ma vedendo ch' al altro ch' a mangiar eramo intenti tutte quelle vivande furon date a quelli ch' eran incorte et levate le tovaglie restarono i tapeti distesi sotto [un blanc de l'espace d'un ou deux mots] con gran diletto et maggior maraviglia quel numéro spaventoso di Giannizzeri et akri soldati standosi tutti lungo al muro di detta corte le mani giunte dinanzi al modo di frati con tanto silentio cha noi riguardanti non huomini ma statue parevano. Et in questo modo piu di 7 hore fermi stettero senza che mai nessuno facesse segno di parlare o muoversi. Certo egli è quasi impossibile di comprendere con l' intelletto questa disciplina et con tanta obidienza a chi veduta non 1' ha. Et gli habiti loro benche molto différend da nri non ci parevan tanto strani quanto quel silentio il quale mi fece credere cio ch' altre volte havea letto nell' historia di Rodi che quando Sultan Soleymano entro nella cittâ con tutto suo esercito dopo un assedio crudeliss. di 6. mesi continui mai si senti parola alcuna talch[e] parevano tanti frati dell' osservanza.

Il Sr Imb. et i mag" di Presaut et Germini desinarono sopra una tavola dargento insieme con Memet et Piali primo et secundo bassa. Gli altri poi Acmat, Zal et Mustafa bassa col Beglierbei délia Graecia in un' altra tavola purnel medesimoluogho. Non si portava mai piu d' un piatto grande di porcellana in tavola alla volta et levato quello se ne portava un' altro, di maniera che stettero piu d' un hora et meza a tavola.

Dopo desinar il Dragomanno del Re ci venne a chiamar per nome con quel ordine ch' havevamo a basciar la man al gran Sigr. Et cesi seguendo 1' uno l' altro fummo menati in capo délia corte dove sedeva il SrImb. con i 5 detti sri et fatta gli la débita riverenza ci misimo anchora noi a sedere aspettando ch'i Sigr

Bassa uscissero del divano dove haveano desinato et non stette quasi che li vidimmo passar 1' un dopo 1' altro con duoi chiaia de] gran Sr li quali con bastoni d' ariento (/° } i &°)facevan largo dinanzi a loro et corne s' avicinavano cosi il silentio era maggiore et tutti i Turbanti non altrimenti nel cospetto loro s' inchinavano che veggiamo le marine onde spirante turbo abbassarsi. Essi passando secundo il grado loro salutavano il Sr Illmo et egli loro. Nel luogho dove sedevamo essa i casse piene piene (sic) di robe et molti pezzi di scarlatto li quali il gran Sr donna ogni di a chi gli piace.

Dopo al quanto il Sr Imb. chiamato dal Dragomanno fu si levô et noi insieme et andando verso la stanza del Sr Turco scontrammo il chiausbassi con numéro grande di sangiacchi, zein et altri sigri vestiti di certi panni tanto ricchi et vaghi che non viddi mai cosa piu bella. Il Sr Imb. le saluto et essi lui con inchini grandiss.

Indi entrammo sotto un portico alto sotto il quale a man zanca eran gli Aga o eunuchi che vogliam dire del gran Sr da 40. disposti in tal modo che 1' uno non impediva la vista de l'altro, eti piugiovani erano dietro a tutti gli altri. Questi non so se d'oro o di perle et rubini vestiti fossero tanto lucenti mi parevano splendenti et lampeggianti. Quindi venimo in una corte lunghetta et stretta tutta silicata di marmi pretiosiss. et di varij colori et v' era un portighetto sostenuto da colonne rarissime et una fontana soaviss. et aspettando alla porta délia caméra del Sr Turco che tocasse a me d'entrarvi vidi unchiaussi il quai portava il présente del Re di Francia per quella corte et havendo fatto due passeggiate dinanzi una finestrella per la quale poteva esser visto dal Imperator ando per tutto il seriaglio mostrandodetto présente accioche ilpopolo vedendo ch* il primo Re di christiani mandava questi presenti al gran sr riconoscesse la potentia et grandezza inestimabile del lor Sigre.

Giunto il Sr Imb. alla porta délia stanza dove il Sr Turco 1' aspettava fu pigliato da duoi Aga vestiti molto superbamente

per ambe due le mani et basciato ch1 hebbe la veste del' Imp. fu condotto in un canto di detta stanza fin che tutta la sua compagnia havese fatto il medesimo. Io entrato secondo il mio ordine pigliata la berretta in mano fui menato humanalmente tal ch' hebbi tempo di far 3 inchini alla franceze et viddi i Bassa a man mancadi detta stanza stando retti in piedi et pettinandosi la barba con la mano imperoche hanno per buona creanza di comparir politi dinanzi a dio facendo le lor orationi et anche nella presentia del lor Imperatore.

Quella stanza è piccola et bassa ma beness0 intagliata etlavorata con oro et marmi et porcellana. Il camino è d' argento indorato, presso al quale è la fontana cristallina. Il gran Sr sedeva sopra un soffa coperto d' un richiss°tapeto di quellirecami di Bursia egli era vestito d' un panno d' oro rosso, et haveva i piedi sopra un cussino del medesimo panno ma erano talmente involti nella veste che non si vedevano et manco le mani tal ch1 egli é necessario o che mai nessuno non basero le mani al gran Sr o que questo sultano sia piu superbo di predecessori suoi riputando quella cortesia indegna di sua grandezza.

Essendo vicino al'imperator quelli daquali era menato s'inchinaron con i ginocchi a terra et io medesimamente inginocchiatomi humilmente basciai la fimbria délia sua veste. Et subito da costoro rilevato me ne tornai in dietro caminando a modo [f° 32] di gambari da Treviso tanto presto che non hebbi tempo di mirar quella stanza et il gran Turco corne havrei voluto. Ben pero mi ricordo ch' egli non ci guardava in viso ma con 1' ochio turbato et molto cattiva et spaventosa sciera teneva il capo voltato verso il camino non faccendo vista di tenir conto di quelli che li venivan con tanta humilta davanti. Intorno a questa caméra eramo (sic) ascosi non so quanti muti i quali sono i piu fideli et fidati esecutori d' i atroci comandamenti di quel tyrano, et tra tutti il piu favorito é quello chi per comandamento del defunto Solymano strangolo con una corda d' arco Mustafa suo primogenito.

Uscito fuori délia stanza del gran Sr me ne tornai nella corte salutando quelli Eunuchi sangiacchi et altri quanti me n'accorrevano et da-essi humanamente n'era cambiato.

Ci ragunammo tutti sotto un lauro bello et umbroso aspettando il Sr Imbasciat. et dimandando i nostri Dragomanni hora di questa cosa et hora di quell' altra viddimo un soldato tutto armato et di semblante molto furioso con la spada ignuda nella man destra et la testa d' un huomo morto nella manca. Et ci fu detto ch'egli veniva d' i confini dell' Hungaria et havendo valorosamente amazzato un Christiano Hunghero veniva a dimandarne il premio ordinario quai è di duoi sultanini per testa. Barbara certo et crudel legge ma molto potente nelli Animi d' i Avari Turchi i quali per amor solo di aspri et vil guadagno sono crudeli coraggiosi et valenti. Venne poi il Beglierbei délia Graecia quai usci délia caméra prima ch' il Sr Imb. parlasse et andassene via con gran compagnia di schiavi tutti a piedi et egli solo a cavallo secondo 1' usanza Turchesca.

Il Sr Imb. disse in poche parole la caggione délia sua Imbasciata et mostro nel parlar tanta eloquentia accompagnata di tanta baldanza et ardire che fece maravigliarsi tutti gli ascoltanti. Il gran Turco stesso cominciava a farli riposto, ma Memet bassa dicendogli che non conveniva alla maësta di tanto redi parlar troppo con Imbasciatori presa la parola fornibrevemente quello ch' aveva di rispondere. Et immantinente venne iuori il S1' Imb. et usciti di quella corte montammo a cavallo dove nel venire eramo smontati et caminando gia verso casa ecco i Janizzeri uscise[ro] dal serraglio con tanta furia che sforza fu di tirarci da banda. Et avvicinatici al muro fuor délia strada vedemmo passar tutte quelle migliaia di Gianizzeri solacchi et altri ch' in quella corte parevano una palissada di statue et ail' hora non m[ai] huomini ma in fiereaffammate o cani disligati esser cangiati.

Il Janizzeraga montô sopra un cavallo il piu bello che viddi mai, tutti i Bassa similmente con la lor brigata si partirono et

noi traghettammo in Pera et indi a casa del Sr IUmo et ivi lieti et contentiss' délia vista di quella superba Porta {32 v°\ da capo a festeggiar et confettar con grand'allegrezza incomminciammo. Udendo massim[am]ente da quelli del paese che mai per ricordanza humana Imbasciator Christiano fu ricevuto con tanta pompa dal gran Sr quanto quella volta Monsig1- Reverm0 et Illm° d'Acqs. Ringratiando adunque Iddio di haverci condotti a piu bene et honor che sperato non havevamo varij furon i discorsi tra noi délia grandezza del Turco et a questo proposito il Sr Imb. per sua amorevolezza ci mostrô certe Ire del Re al gran sigr et del gran Sr al Re, le cui inscrittioni eran tali. Il Re di Francia scrive cosi.

Très haut très excellent très puissant très magnanime et invincible Prince le grand Empereur des Monsulmans Sultan Selim Han en qui tout honneur et vertu abonde nostre trescher et parfait ami Dieu veuille augmenter vre grandeur et hr.utesse avec fin heureuse.

Le Ire del gran Srs'interpretano in Italiano dal Dragomanno a questo modo.

Al piu estimato Sigre di tutti i grandi sigri Christiani. Eletto fra i piu magni et potenti délia generatione credente al Messia. Compositore délie cose di tutti i Nazareni. Signore di diluviosi eserciti. Et di honore et di dignita. Posseditore délie guide a grandezza et estimatione Carlo Imperatore degli grandi paesi di Francia che tutti i suoi fini siano ottimi.

Qualche volta usa di piu ricercati titoli con similitudini di fiori et altri discorsi ail' Arabica. La Ira poi cominciava cosi. Il tuo Imbasciatore e giunto alla nra eccelsa et felice Porta nido di tutt1 i grandi Principi il quale ha riferito al nro intelletto che tutt' il mondo comprende, etc.

Il gran Srha questa usanza che mai per présente ch' egli habbia da chi che si sia non dice grammerce ma F ho a caro et altre simil parole ; ne mai per cosa ch' egli domandi non dice vi prego, ma farete bene et altri modi pieni di fasto tyrannico quasi insupportabile

La carta dove si scrivono le Ire del gran Sr è di seta bianchissa. ben polita et lissa non usa sigilli tagliati nell' argento o altramente corne da noi ma sol[amentej con la penna fa il suo paraffo o segno che vogliam dire. L'inscrittione délia Ira et il principio et il nome del Re et il suo et délia sua porta si scrive in oro, il resto si scrive o in azurro o con un certo inchiostro particolare al gran Sr la carta è molto lunga et s' involge in un tondo et poi si mette in unaborsa di panno d' oro. Et con tutte queste cerimonie scrive egli anchora a Memet Bassa ognidi. Al quale qualche volta il Re scrivendo non da altri titoli che

A très magnifique et illustre seigneur Memet premier Bassa. Et non si manda mai [f° )}\ présente al gran Sr che costui anchora non habbia il suo.

Il reggimento de Magco de Presaut il quale Monsr D'acqs venendosene a Ragugi haveva constituito Agente fini quel medesimo giorno ch' il Sr Imbasciatore ando del gran Sre et da lui fu ricevuto per vera imagine et organo del gran Re christianiss. Et da quel di non ricevendo piu il stipendio ordinario ci comincio a tratenire di speranza di tornarsene presto a Venetia il che gia per molti rispetti fieramente desideravamo. Ma quantunque tutto il nro viaggio fusse stato felicissimo pur Iddio non voile favorirci di cosi brieve (sic) ritorno, tal che malgrado nostro i (sic) pelegrinaggio è stato molto lungo.

La strada délie vigne di Pera in Stambol è tanto lunga che troppo fastidioso sarebbe [i" main] far quel viaggio ogni [di] onde spesso restando sulla porta di casa nostra et quivi otiosamente i strani habiti di quei che perla strada caminavano mirando miraviglioso piacer ne prendevamo et da quelli imparammo in pochi di a conoscer i solacchi da' spach' oglani, gli Azappi dalli Morlacchi, i cadi da' defferdari et tutti i nomi dell' ufficiali délia porta, et insul chindi tornavano le cadingie dal Bagno con le lor schiave cariche di pieni di tapeti et

di

Esse per la piu parte sono vestite d' un ferize negro o rosso et

raro d' altro color si vestono et non usano scarpe per la strada ma stivaletti turehini o gialli o rossi con le sole ben ferrate. Hanno il viso talmente stropato d' una tela fatta di peli di camelo tinto di color negro et il collo avolto in Macramani che le brute dalle belle non si posson conoscer ma solamente dalla voce o dal portamento o délie mani morbide et délicate (le quali qualche volta per digratia lasciano veder non usando guanti ma be[n] tengono nascose nelli vesti) si giudica del viso che non si vede et délie piu volte in cambio délie dimostrationi che facevamo di desiderar la lor amicitia ci respondevano con un raspenin o piper et altri nomi che vanno insieme.

Egli m' incresce sommamentc ch' io non possa dipingere queste Turche caminando per la strada cosi come vedute 1' ho che se far lo potesse io m' assicuro che mai voglia non venebbe a nessuno chi ben mirata quella pittura havesse di partirsi da Venetia per goder queste cadingie et certo con quel habito si potrebbe rimediar alli piu ferventi strali d' amore tanto è goffo et privo d' ogni leggiadria. Ma al contrario poi subito che son giunte in casa buttato giu quel corotto et levato da gli occhi il duro vélo si restano in gonnella tanto vagha et bella che pare {33 if] ch' in un punto la vermiglia aurora discacciate leoscure tenebri délia notte ne porti il chiaro giorno. Sono certo anche esse dolci et cortesi et gentili, vestono di seta et oro con racami vaghissimi, et corn' hanno gl' occhi nericosi usano ogni artificio di farsi i capelli negri ma di tal sorte che non meno che le treccie bionde venetiane sono lucenti non fanno rizzi o tortiglioni alla francese ma lasciano pendere un fiocco di capelli da tutte due le parti ricadente fin a mezagota. Il resto si nasconde sotto la tachia perche non li portano troppo lunghi. Si congiungono le uglia con una riga dipinta negra si depingono ancora le unghe délie mani di color giallo o vermiglio et i piedi medesimamente li quali hanno sempre bianchissimi lavandoli continuamente.

Et sedendosi alla Turchesca hanno per buona creanza che

lasciarsegli veder talvolta fin alla polpa délia gamba perche non vogliono calzette, et cingonsi le gambe con pretiosissimi manili non meno che le braccia et le mani. Portano tache beniss0 indorate con qualche pennachino lunghetto. Il petto honestamente scoperto non stringendosi alla francese o faciendosi grosse alla Venitiana ma usando i vestimenti per coprirsi solamente et non per parer altre di quel che sono. Sanno tutte sonar il cimbalo et cantar insieme, et col canto et movimento del corpo accommodato ail' intriseco desiderio del animo le lor focose passioni alli inamorati scoprono i quali al contrario per far le prove corne Amor li strugge et stratia con coltelli damaschini aile bracchia et al petto crudelissime ferite si danno aile quali pero altra medicina non adoperano che le calde lagrime, i soavi basci et dolci congiungimenti délie lor amate che mosse per un pocolin di sangue sparso per amor loro sodisfanno i feriti amanti di quanto essi richedono.

Le donne Greche vestono superbamente tal che spendono le loro facultà in pannidi seta et oro et macramanni lavorati. Non vanno stropate per strada anzi amano 1' esser guardate et nel portamento hanno ancora un non so che di quella antica superbia graeca. Usano un liscio moko lucente tutt' al contrario délie Turche le quali non altro belletto che il natural cristallo délie fontane adoperano. Le Donzelle Perotte cioe Greche vanno raro fuora di casa ma stanno volentieri aile finestre, pur cou taata selvatichezza che subito che s'accorgono esser viste si fugg[o]no, et le femine etiamdio publiche non si lasciano veder volentieri ne parlarsi et sono secrète in tutte le lor facende. Ma basti délie donne.

[F0 }jÇ\ Accompagnato da Janizzero et Dragomanno per esser sicuro dalf insolentia Turchesca son stato piu et piu volte in Pera et havendola ben guardata mi pare grande assuietpopulosa et bene edificata alla franca.

Ci sono mercadanti latini et graechi richissimi i quali vestono alla Turca ma di panno negro et hanno i dolimanni con

i colari alti portano berette Ragusee o Mantoane con una tachia sotto. Vistail bailo venetiano. La citta è edificata parte sopra un monte assai strabochevole et faticoso parte in valle et ci è penuria d' aqua tal che sene porta da Const1' et vi si vende pero a buon mercato. Ci sono chiese Latine et Greche et convenu di frati e caloieri, il cui habito e conosciuto assai a Venetia dove se ne vede continuamente, ma il nome di caloieri [en marge : caloiers] ben che nella prononciatione suona cosi corne l' ho scritto, nientedimeno in Greco si dee scrivere v.xko^poz che val tanto che in franceze Beaupere. Cotesti non magiano carne, et non si maritano corne gli altri preti Grechi et il Patriarcha ancora veste et vive alla caloiera. Ne sono alcuni tra loro dotti nella lingua antica graeca la quale essi volgarmente chiamano latina a differentia délia volgare corrotta da vocabuli Turchi et Italiani. Et e certo che intendono poco i libri grechi se non studiano corne facciamo noi. Hanno perô la pronunciatione molto dolce et grata, et da questo si conosce che la natura puo assai nelle lingue. Ma ne sono pochi tra loro che si curino d'elle scientie anzi quasi son tutti al vil guadagno intesi. Pera anticamente fu detta syca dalla bellezza et copia di suoi fighi, fu poi chiamata Pera o Pera;a cioe di la del mar perche si traghetta da Const1' in Pera, fu altresi noiata Galata non dal latte corn' alcuni credono ma da i Galli chiamati in greco -{otXaxx: i quali tennero questa citta assai tempo essendo il lor capitano Brenno. Et benche Pera habbia hora i suoi separati (sic) pur anticamente fu parte di Const1', et era la XIII regione detta Sycena et poi Justiniana. È stata soggetta alla Rep. Genovese, fin che Machometto Ottomanno prese Constan1' neh" anno

[F0 34V0, 2e main]. Alli 13 . diMarzoilfigliuolodel clariss0 Bailo Venitiano si parti in ullaco per Venetia et porto le nuove délia pace. Il Sr Imbasciator mando etiamdio Monsr de Marillac alli 17. per medesima causa in corte per la via di Vienna et secundo che poi s' intese incorse in grandiss. pericoli délia vita

nelli confini di Hungheria, tanto ch' il Sr Imbasciator ottenne che si levarebbe il sangiacco di quella Provincia et se ne mettrebbe un' altro.

Pochi di dapoi volsimo veder particolarmente tutti i liti del Bosforo et l'imbocamentodi mar negro ma per nonesser troppo lungho nella narratione délia bellezza di questo maraviglioso canale gia da molti et molti descritto mi contentaro di dire in poche parole quai fu il viaggio che vi feci in compagnia di quattro o cinque carmimiei amici.

Montammo in una Perma di 3 remi per banda a 1' ordinario con un Jannizzero del Sr Imb. per nra sicurezza et un Dragoman graeco et nell' andar verso il mar Negro non ci discostammo mai dal lito del Europa et portati dalla corrente havendo in poco tempo trascorso tutto il Bosforo poco men lungo di 18 miglia arrivammo aile Petre Cyaneae che sono in capo di quel canale.

Et tratti da fervente curiosita salimo nella cima di quella ch' è vicina alla banda di Europa con grandiss. fatica perche non é altro ch' un scoglio il quai pare che correndo contro ad un altro con grand' impeto si sia tutto fracassato corne i poëti scrivono et per questo si dimandono xuaveai, et petrae perche non sono tanto grandi che si possino chiamar Insulae.

La Cyanea Europea è talmente consumata dal continuo batter dell'onde che par tagliata in molti sassi per caso o qualche ruina l'un sopra 1' altro cascati talche gli é molto pericoloso di salirvi su pur fecimo tanto con piedi et con mani che venimo alla somità.

La su trovammo una colonna di marmo bianchiss. di médiocre altezza posta talmente sopra la sua basi che par che con un pugno si possa mener giu e pur si sta ferma gia tanti secoli. La basi è di marmo bianco medesimamente et cinta d' un intaglio quasi in forma di vite, ma mi par troppo alta per la proportione délia colonna. Si legge un inscrittione in lettere Romane quasi tutte disfatte dalP antichità con il nome di Caio Cesare la quai

mostra 1' opinione di coloro esser falsa i quali dicono questa colonna esser diPompeio quasi in Trofeo délie sue guerre contra Mitridate Re del Ponte cioé mar maggiore.

Scesi délia colonna visitammo il faro che gli è vicino et è una torre ottogona fatta corne si giudica da Christiani non da Turchi dimandata da greci oggidi oxp!.cv nella piu alta parte délia quai è un grandiss. fanal di vedro dove ognidi s'accende lume per beneficio d'i naviganti i quali venendo da Trebizonda o da Cafa, temono maravigliosamente la stretta bocca di questo canale. Et se non sono espertissimi la corrente ch' è rapidissima le porta contro al scoglio tal de spesso dopo una [j° ?/] lunghiss. etfelice navigatione vengono miserabilmente a rompere quasi nel porto.

Et rimontati in Perma ci accostammo alla gran corrente tenente il lito Asiatico, vedemmo da quella banda le reliquie del tempio di Diana, le quali fin al di d' hoggi si chiamano da i Greci Eepôv. Venimmo al luogho dove Dario fece un ponte di navi et barcbe ligate insieme per traghettar in Europa che non e piu largo d' un miglio. Vedemmo poi le horribil torri di mar Negro dalla banda di Europa, che furon primo edificate da Memet 2 il quale havendo nell' animo l' impresa di Constantinopoli edifico quella fortezza alla barba del Imperador Greco per retirai' quivi la sua gente che di continuo mandava a depredar et scorrer il paese vicino a Const". Hora vi si tengono i schiavi d' importanza con grandiss0 pezo di ferri ai piedi et al corpo senza altro lume che di candele accese et non si possono mai riscattar con danari. L' anno passato il Re cavô di questa miseria il sr Alessandro Malatesta preso nella guerra di Venitiani mandandovi il sr de Germiny a posta. Et quest anno il sr Imb. non potendo liberar alcuni cavaglieri francesi che vi sono ha impetrato dal gran Sr che parte di quel gran pezo di catene le fusse levato et le fece aprire alcune tinestrelle et ognidi le usa 1' imosine. Dirimpetto a questi torri dalla banda di Natolia è un altro castello ben fornito d'artilarie et queste due rocche si possono

assimigliar alli castelli di Venetia perche benche sieno men belli di quelli tengono pure Const1' securiss* da quella banda et serrano il pnsso a tutte le barche di marNegro.

Quindi per favor del Sigr Stanza disraontammo ad Hebraim Bassa loghetto delitiosissimo edificato nel mare, tal che presi dalla sua vaghezza et délia simiglianza ch' egli ha con le fundamenta Venetiane ci stettimo un gran pezo per quei belli giardini con grandiss. trastullo diportandoci et cogliendo fiori persi et gialli et vermigli tanto vaghi che sommamente havessimo desiderato di poterne dare aquelle che si bel prente dalli lor scgieti et fidi Amanti havesser havuto car™0. Egli è quasi impossibile di credere quanto i Turchi siano amatori di fiori et corne le hanno sempre in mano et alli Turbanti et nefanno conto corne di cosa santa. Et il gran Sre segli ha qualche albero piu caro di altri egli subito fa piantar sotto alla sua ombra molti et diversi fiori et odoriferi. Et in tutti i suoi giardini ce n' è tanta copia d' ogni sorte che distendendo sol la mano si coglie un masso ben mescolato et variato di tutti i colori che si possa imaginar. I corridori sono cinti di cipressi tanto alti che fanno maravigliar chi le vede, ma sono stretti per che il gran Sr passeggia sempre solo, et dietro del giardino sono monti et selve piene di cacciagione d'ogni sorte et massimamente di cinghiari, aqualil' Iinperator fa continua guerra poi tornandosene nel giardino o se ne va al bagno quai è in capo del giardino, o si riposa nella loggia edificata nel mare sopra colonne grosse, rivestita dentro via tutta di porcellana pretiosiss. et di fora dimarmi inestimabili, lefinestre et le porte sono dipinte alla Persiana et portate quivi da Tauris da sultan Solym non c' é altro \)$ v°] cti un colonna et un portighetto con colonne bclliss.

In fin non potendo piu commendar il luogho di quel che fatto havevamo dati alquanti aspri alli Iamoglani del giardino et a quello che ci havea aperta la loggia il Sigr Stanga ci condusse in un' altro Paradiso detto Chulabachia cioè giardino délia torre, quai non è men bello di quell' altro con corridori lunghiss. et ci-

pressi et fiori et fontane freddiss. et grotte et ombre gratiosiss. posto quasi tutto sopra un colle non troppo aspero ma piano poi verso il lito et oltre aquesto vi è una torre quadra alta di 5. stanze 1' una sopra 1' altra edificata tutta di pietra viva con le mura gross. et è fatta con tanto artificio che 1' acqua sale fin su i copi et tutte le camere hanno la lor fontana et i veroni d'ogni banda molto ben dipinti et indorati da mettersi alfresco a tutte l'hore del giorno, tutte le porte et le finestre sono dibronzo, et a pie délia torre v' e un giardinetto separato dal grande molto vagho et un vivaio pieno di pescidelicatiss. Etchi considéra 1' architettura di questa torre giudica certo facilmente ch' i Turchi non sono punto meno industriosi d'i Christiani se volessino spendere nel edificarsi pallazzi. Questo è il piu alto edificio ch' abbia veduto in Turchia degno di non poca ammiratione in quel paese barbaresco, perche 1' ordinario di Turchi è di stantiar abbasso et dicono che non vogliono montar in cielo per scalini, ne vogliono che le lor case siano tanto agiate o belle che le rincresca di lasciar le quando sopravenisse il bisogno.

Quindi andammo ad un serraglio di Memet Bassa presso Scutari quai è molto piu magco di quello dove egli sista in Const1' vedemmo la caméra di sua Sultana le mura délia quale sono rivestite di porcellana et lefenestre sono di madré di perle messe insieme con osso di tartughe molto lucenti et sono di tanto pretio che non si possono appretiar. Tutto il serraglio poi è ben dispinto et indorato con la sua fontana a l' ordinaria. Nel giardino c' e un vivaio et una stantietta fatta a modo di fanal tutta di vetro nella quai stando la sultana vede per tutt'il giardino senza esser veduta da nessuno, et ha la i suoi bagni in un canto del giardino dove si trastulla a piacere con le sue schiave et si fa stroppiciare et moscolare a bel agio.

Passammo poi a Scutari citta grande dove il gran Sr ha isuoi serragli piu superbi et voluttuosi et ognidi vi traghetta con 304. cai per darsi buon tempo et in tutti i suoigiardini tiene cani et cavalli et uccelli di caccia. I suoi levrieri sono çovernati con

23o VOYAGE DU LEVANT

gran diligentia ogniuno sta ligato ad una caviglia et ha sotto una [un blanc]bhnca. Hanno le orecchie lunghe et pelose, et la piu parte hanno la coda le orecchie et i piedi dipinti il che sta molto bene.

De Scutari fummo a Calcedonia gia gran terra hora borgo Greco dove finisse il canal Tracico et la Propontide commincia ad allargarsi. E stata chiamata Urbs [}° 36] caecorum perche havendo da edificar una citta i suoi primi fondatori si misero in un luogho senza porto o altra comodita et non viddero dirimpetto a loro il bel sito dove fu poi construtta Constantinopoli.

Il Bosforo non è dritto ma tortuoso molto il che e raggione che vi si vede due correnti 1' una del mar Negro sboccandosi con grand' impeto nella Propontide : l' altra dell' acqua laquai battuta contra i scogli non potendo tutta andar in giu torne velocissimamente verso il Ponto Euxino et quon quella corrente quelli che vanno a Trebisonda sono portati piu di2oo m. Et in questo si dee ammirare la providentia délia benigna natura laquai vedendo che se il Bosforo fosse ritto le navi non potrian mai andar suso, ha rotto con gli anfratti d'elle vicine rupi il suo impetuoso corso di maniera che la navigatione et su et giu è faciliss. a chi osserva le correntie. Et è talmente coperto tutto il stretto dalle circostanti valli e colline che le navi et galère vi stanno sicuramente quasi per tutto. Et etiamdio è tanto benigno che le segeti et fiori et alberi et herbe minutissime sono sicure fin sopra il suo primo margo senza pericolo alcuno di inundatione o naufragio.Et perche troppogran pezo sarebbe il voler tutte le sue bellezze a pieno raccontar altro non ne' vo dire se non che in esso si vedono continuamente certi uccelli non troppo grossi neri sopra et bianchi sotto i quali volano sempre in s[c Ihiera et tanto basso che spesso mezi sotto l' acqua stanno hanno il volo leggiere et non riposano mai ne passano il stretto ma corne sono in uncapo cosi presto volano ail' altro et si crede che vivono solo di quell' aria. Et per la continua fatica che

APPENDICE 25 r

durano senza riposo alcuno,da quelli del paese anime d' i becchi si addimandano. Et corne il lito Asiatico è pieno di giardini cosi dalla banda di Europa nesonoben alcuni ma vi sono tante case et cosi continue che si puo dir chs non sia ch' un borgo délie vigne di Pera fin aile colonne che dura poco mancodi 20 m.

Pieni di maraviglia et contentezza grande per le cose vedute nel Bosforo tornammo a casa ch' era gia molto tardi accompagnati di grandi schiere di delfîni i quali standoci dinanzi et di dietro et scherzando insieme facevan visto di voler portarci sulle spalle con la Perma fin al lito. Et in quel diletto giunsimo a Topcma dove si fa l'artilaria, et indi caminammo a casadove ordinatamente et lietamente finita la cena dopo varij tratenimenti ogniuno al suo riposo se n' ando.

Dopo la descrittione di tutti i luoghi vicini a Const1' tempo è d' entrar in essa citta la quale ogniuno sa esser triangolare et bagnata da due lati dal mare et posta sopra sette colli. Hora per opinione di buoni estimatori il suo giro è di 13 miglia dalla banda di terra è cinta di doppio fosso et le mura sono difese da spesse torri quadre corne si vede nelle mura délia vecchia Padova. Ma sono tanti giardini in essa et tanti cypressi che vedendo la da lontano ha piu simiglianza di cabannuzze di pastori in mezo d' un fronzuto bosco che di citta. Non ci sono palazzi alti o {36 v°] torri se non délie Moschee délie quali ne sono piu di 300 tutte superbamente edificate et coperte di piumbo come anchora i bagni publichi che sono piu di 100 et caravazzera et spedali. Tal che si vedde ch' i Turchi hanno gran cura d' i edificij publichi, ma hanno talmente destrutto tutti i luoghi antichi ch' a pena memoria alcuna sene vede. Et come Constantinopoli fu edificata et fatta seggio del imperio de Constantino figliuolo di Helena cosi è stata presa régnante Constantino figliuolo d' un altra Helena.

Hora non si vede in Const11 cosa piu belli ch' i Bezesten grande et piccolo cioé luoghi dove si vendono le merci le piu

care et i schiavi. Nel Bezesten grande si fa l' incanto ' di tutte le cose a questo modo che chi vuol vendere qualche veste o chi che sia a l' incanto loda ad un Turco il quai la porto per tutto il Bezesten gridando il pretio et chi vuol comprare alza il pretio di qualche aspri et dopo 3 o quattro volte torna al maestro délia roba, et è nel suo beneplacito o di darla per il pretio offerto o servarla per un altro giorno che ne spera trovar piu. Questo Bezesten è fabricato in volte di piètre cotte et è quadro pieno di richiss. boteghe et evvi sempre tanta gente ch' apena vi se puo star per lo gran caldo et per questo ci sono di continuo huomini i quali portano lunghi vasi attaccati sotto il braccio di forma quasi d' una ceringa da dar un servitiale pieni d' acqua et danno da bevere a chi ne vuole in una tazza di maiolica gratiss.

Nel Bezesten grande si vedono molti fornimenti di cavalli d' argento indorato con intagli et labori belliss. et molti vasi d'oro et pennachini rariss. con rubini et turchine tante insieme ch' egli è impossibile di guardarli fisso. Et si comprano per sultane et altre gran donne in summa vi si vedono tante belle cose ch' egli è molto difficile di partirsene senza metter la man alla borsa.

Intorno al Bezesten sono le boteghe di orefici et di quelli che vendono macramani et fazoletti et sciugatoi et chi dubita dell' industria délie donne Turche se ne vada da costoro et ne sara presto chiarito.

Nel Beresten piccolo si vendono i schiavi et schiave di tutte le parti del mondo. Et chi ne vuol comprar le leva il vélo ch' hanno sopra il volto et per conoscer se non siano sbellettate o lisciate le sputanno in viso guardano poi in bocca tastando e contando i denti per veder se non fossero postiti o marzi o se non crollano. Dopo questo vengon aile braccia et mani poi

1. En marge : Existimo Romae olim auctiones ita fieri solitas fuisse. Nam circulatores auctionum sunt proprie isti qui res vénales circumferunt easq. pretium magis augenti distrahunt. Vide 32 ep. famil. Cic. lib. 10.

aile gambe et coscia et indi sducciolando fin sulla groppa le parti piu secrète scrutano et trovandole sane et giovani cou tutte le membra sane et robuste s' accordano del pretio col patrone. Et le poverine cosi donne come huomini muti a guisa di pesci si lasciano stratiare [f° 37] tenendo gli occhi bassi et molli. Et talvolta vedendone alcuna di rara bellezza in questa miseria benche io mi sentissi tutto trasitto da compassione pensava pure che per mia consolatione a tanto supplicio fosse condennata vedendola patir una servitu molto simile alla pena ch' io duro per la vaga luce d' i cocenti raggi del mio chiaro sole.

Euora del Bezesten le boteghe sono molto alte et il camino per cochi et cavalli basso poi da tutte le due bande le strade sono rilevate quasi a modo di portighi Paduani et ben silicate et coperte di assi con spatio tra duoi accioche passi il lume il che è molto commodo si per la p[i]oggia come per il caldo.

Tutte le mercantie sono appartate ciascuna nella sua strada. Le cimitarre insieme, i coltelli damaschini insieme le guaine anchora di sagre hanno il lor luogho separato et i soccoli dipinti et indorati con i cocchiari et scatole son da parte, et i macramanni sciugatoi et scufie et tachie similmente.

La sellaria occupa una longhiss* strada et è bellissa cosa da vedervi le selle rosse et gialle, le brigli e i pettorali et tutti gli arnesi cavallareschi con tal ordine messi in paleseche paiono anchora piu bellic'di quel sono. Vi si vedono sacoccia daportar a 1' arcione, forzieri di campo et tutti i lavori che si fanno di corame. Pero la sellaria di Andrinopoli porta il vanto per i belli cordovani che ci sono et megliovisi colorano ch' in altro luogho di Turchia. Moite boteghe sono indorate et quasi tutte dipinte beniss0 et i botigheri si sedono sopra stoze coperte di tapeti distesi, vestiti spesso di razo et vaij affumicati come grandi Dottori délie leggi.

Si vendono in Stambol carni alesse et arrostite et confetti quali si mangiano a Venetia la vigilia di Natale, et chi falsifica

il pezo lo menano per tutta la citta con un scritto in testa (corne si fa a Venetia a quelli che si mettono in berlina) et una grossa trave in collo dalla quale pendono non so quante campanelle, et egli stesso va gridando il suo fallo accompagnato da 405. boij.

Havendo consumato i primi giorni nelli Bezesten et sellaria perche la si vede tutta l'industria Turchesca, fummo poi a Su Sofia la quale non meno per la suaincomparabile Architettura che per il sito meritamente l'occhio di Constant1' vien chiamata da coloro che dicono tutta la citta haver la simiglianza d' un Aquila che spandi 1' aie il cui rostro sia la punta del serraglio et S'a Sofia l'ochio laquale corne sa ogniuno fu costrutta da Giustiniano Imperatore, [in main] et è tutta fatta alla musaica silicata di tavole di marmo di grandezza stupenda. Ci sono corridori d' intorno dalto et da basso sostenute su colonne di porfido serpentino et altri sassi non meno per 1" altezza et grosessa loro che péril lavoro et intagliomaravigliosiss. ell'ha 9 intrate da un lato con porte di bronzo grandissime, da un altro cinque ma senza ch' io mi distenda altramente in descriverla, da questo si puo far giudicio da quanto ella sia che la maesta sua et eccellenza e stata bastante a diffenderla dalla crudelta del vittorioso Turco nemico giurato dalF antichita [37 v°] et massime di quei luoghi dicati al servigio di Dio.

I quali havendo messo sottosopra tutta Const1' non hanno pero fatto altro danno a questachiesa se non habbiano rotte le croci et depennato i visi dell' Imagini. Questo gran Sr fa metter giu le case vicine a Sa Sofia (che quasi junta con la prima porta del suo serralio) per ornarla d' una corte corne le altre Moschee.

II diametro délia volta di Sa Sofia e longo 50 passi. Tutte le Moschite Turcheschc si fanno su questo modello, ma non si trovano maestri i quali basti 1' animo di farne una al pari di questa, alla quale han fatto duoi campanili o torricelle dove monta il Telismano a gridar 1' hora del oratione corne nelle altre Moschee, cinque volte trail di e la notte et 7 il venerdi che

è lor dominica et non usano altro Horologio che la voce di questi tali, la cui maggior gloria è nel farsi ben sentire.

Presso a S. Sofia il gran Sr tiene diversi animali strani in un luogho che stato chiesa di Christiani in dispetio di Christo et délia sua fede. Ci sono moltileoni, lupi et tigri, et un asinoselvatico tanto bello che pareva un polledio del regno («V), et una vacca con 6. piedi, duoi de quali sono sulia schiena, et tre animali muschi neri et bianchi et lunghi assai con le gambe curte, et sono quasi simiglianti a gatti. Evvi anchora una testa di balena dismisurata et d' horribil grandezza.

Indi si va al Hippodromo il quale non è piu in quella forma ch' è stato nellitempi di Imperadori Graeci, maspoliato di tutti i suoi ornamenti et di case turchesche quasi tutto occupato. Et non v' é altro ch' un obeliscoaltissimo con Ire et figure diEgitto, et è posta sopra 4. dadi di bronzo, sostenuti da una basi di marmo intagliata d' historié di quel tempo con 4 versi latini. Evvi poi una piramide di sassi quadri messi insieme senza cake o cimento alcuno con versi graeci che si vedono nella Topograha del eruditiss. P.Gillio. In mezo del obeliscoet piramide e una tripode di bronzo la quale tutti i scrittori affermano esser quella di Delfos sopra délia quai' era quella tavola d' oro dicata ad Apolline. Et e fatta a modo di tre serpenti involti insieme, le teste d'i quali separate l'una in qua l'altra in la fanno la tripode. Questi serpenti tengono la gola aperta, et sultan Solymano rotte l' inferiore mandibula d'una délie teste correndo incontra con la lancia in mano, altro non ci vede nel Hippodromo, perche i Turchi odiano talmente le statue che per belle che siano, non le voglion veder in alcun luogo publico. Acmet bassa ha il suo serraglio ail' Hippodromo

[F° jS, 2e main]. Dali' Hippodromo andammo alla Meschita di Sultan Soleymano la quai benche non sia cosi grande ne sostenuta di tante colonne ne lavorata alla Musaica corne S,a Sofia pure bellisma si perche è posta in luogho alto et di gran vista per tutta la citta tal che sue quattro torricelle si scuo-

prono prima che nissun' altra cosa di Const1' si anchora per esser fabricata tutta di piètre vive con spesa grandiss. et per la sua corte quadra tutta silicata di marmi finissimi et circondata di portighi portati da colonne lucentiss. con una fontana in mezo dalla quale con artificio grande 1' acqua casca in maniera di pioggia d' entro una fossa quadra di marmo, il che tantodiletto ci porgeva chegiudicammo quella poterstare con le piu ricercate grotte di Napoli.

Oltre a questa sono piu di 30 altre fontane lungo al muro di detta corte aile quali vengon i Turchi a purificarsi prima ch' entrar nella moschea. Arente délia quai inmezzo d' un giardinetto tutto fiorito si vede la Moschea di Sultan Soleymano et poco di quella discosta la sepoltura délia Rossa sua moglie et d'uno suo figliuolo. Quella di Sultan Soleymano è fatta in modo di torre tonda et alta assai tutta di marmi finiss' et ornata di colonne le piu rare che si siano potute trover in tutto quel imperio et coperta d' un cubo di piumbo. Dentro questa torre giace il suo corpo in una cassa di marmo laquai e più larga et piu alta délia banda délia testa che da piedi et è coperta d' un zendado verde fin in terra. Verso il capo ci sta di continuo unTurbante bianchiss0 con un pennachio negro. Etsoprail zendado verde è distesa la veste ch' egli portavaquando ammalo. Et intorno a lui ci sono di contiuno 405 preti che fanno oratione per la sua anima.

Ci sono anchora molti gatti quasi sempre a quali si da da mangiar per amor di Dio. Et non è licito a nessuno d' entrarvi se non a quei preti che n' hanno la cura perche tengono quel luogho per santiss.

La Rossa moglie di Soleymano et uno suo figliuolo sono insieme sotto un' altra torre non cosi larga ne alta, et intorno aile casse dentro aile quali son sepolti si vedono sempre mai vasi di maiolica (la quale essi hanno la piu bclla del mondo) pieni di fiori odoriferi. La donna non ha turbante ma molti macramanni richiss' sopra délia sua cassa distesi et una

Tachia pretiosiss. da capo con un pennachino di rubini et turchine.

Arente la corte délia Moschea di Sultan Soleymano è un bel caravazzera et un hospedale molto [répéi. molto] magco tutto coperto di piumbo nel quale si fanno di continuo limosine a tutti et si da da mangiar tre volte il di cosi a Turchi corne a Christiani.

Quindi visitammo la Moschea di Sultan Memet quai prese Const1' et Trebisonda et quella di Baiaseth per esser délie piu belle di Const1' et dove il gran Sr va quasi ordinariamente, et le visitammo cosi dentro corne di fuora via lasciando pero le scarpe o mule a la porta secondo Y usanza perche sono strate di stoje Alessandrine finissime et spesso di tapeti Cairini. Non vi si vede pittura alcuna di cosa viva ma di fiori o lettere Turchesce in oro o azurro, sono tutte tonde corne Su Sofia et in mezo é un gran cerchio di ferro al quale sono attaccati molti specchi et lampade che s' accendono ail' hora del' orationi notturne. Le donne non vanno mai nelle Moschee [38 v°] a far le lor orationi ma stanno a casa perche la legge non vuole ch' entrino in paradiso ma le far star di fuora alla porta.

Tutte le Meschite d' i Turchi guardano verso la Mecca dove è sepolto il lor Profeta et nel luogho dove dovria esser il gran Altare stendono in terra un tapeto verde et a quanti di quello sono due grossiss. doppieri di cerabiancali quali pero mai s* accendono et tengon la i loro libri tutti scritti a mano perche nonusano la stampa coperti di verde color di Machometo, et a man dritta è un porgolo dove monta il prête per la saluta d' i ascoltanti. Usano gran diligentia in tenir le Meschite nette et polite et bianche.

Andando cosi in volta per Const1' vedemmo dirimpetto el caravazzera dove Y Imbasciatore d' Hungaria sta prigione per ottaggio délia tregua fatta con 1' imperator guardato da un chiaussi délia porta, una colonna di porfido di altezza admirabile rotta alquanto et percio cinta di molti cerchi di ferro. Il

Giglio la descrive particolarmente chiamandola colonna pur'purea, et pero senza altro indugio voltiamo i passi verso il Patriarchato il quai a tanti paesi et tante chiese a se sottoposte. Entrammo adunque nella sua casa laquai non é altro ch' un povero convento di caloieri. Lo trovammo sedendo in una sala maie acconcia fra alcuni Greci li quali vengono tutti da lui per lor difierentie cosi civili corne ecclesiastiche corne dal ioro sopremo giudice, era vestito da poverello caloiero et haveva in mano un bastone d' argento fatto a modo di meza croce corn' usano coloro che per le gotte non possono caminar.

Gli basciammo la mano et egli ci dette la sua benedittione visitammo poi la chiesa la quai per piccola ch' ella sia è pur bella et antica, ornata di musaica ; ci sono alcune reliquie le quali non volsero mostrarci fin che non hebbimo mandato il nro giannizzero fuori délia chiesa. Qui raggionammo al quanto con i signori Sigomolas il padre et il figlio amendui dottissimi nella lingua graeca et nell' antichità di Const1' versatissimi, ma il Patriarcha a quel che ci venne detto non sa la lingua greca antica.

Quanto egli va fuora a qualche solennita egli porta un grandiss. capello di Damas turchino con una gran croce di veluto negro per mezo, la veste è negra con tre striche di damasco turchino per banda. Egli paga ogni anno 40.000 ducati al gran Sr et pur non si sta troppo sicuro et non osa spendere nel edificarsi qualche palazzo o nelli ornamenti délia chiesa perche subito i Turchi 1' addimandono per far una Moschea corn' hanno gia fatto tre volte et li danno poi qualche tugurio dove le pare et piace. Et spesso di tutti i suoi ornamenti le spogliano. Nella chiesa del Patriarcato vedemmo una bella libraria greca dove si ritrovano molti utiliss. libri i quali non sono anchora stampati. Appresso il Patriarchato è una casa d' i Palaeologhi i quali Imperadori già di Const1' hora da mercatanti si vivono.

Quel medesimo giorno visitammo la colonna historiata la quai il Gilio dice esser di Arcadio et e simile a quella di Traiano che si vede in Roma nella strada di popolo.

Et non restando altro in tutte Const1' che degno di memoria ci paresse uscimo al borgo d' Isvassari [/" }<j\ posto in capo del porto vicino alli fiumi Cydaris et Barbisa ch' entrano insieme da questa parte nel porto et dal volgo greco somo chiamati X«prapixov perche vi sono moite molini da carta. Questi fiumi portando sempre con esse seco arena et altro hanno fatto il porto da quella banda dove sboccano paludoso et pero anticamente si chiamava ax%px OâXaffua cioé mar marso. In questo borgo adunque vedemmo la sepoltura di 4. figliuoli maschi et figliuole di Memet primo Bassa; et nel luogo dove era anticamente la chiesa di Cosimo et Damiano vidimmo una Moschea con il sepolchro d' un gran Profeta Turco al quale si ha grand divotione et i Bassa et altri grandi si fanno volentieri sepellire presso la sua Moschea et il gran Sr incomminciando qualche grande impresa vi va al' oratione. I Turchi a certi(«c) delanno celebrano la sua festa et tutto il di s' esercitano a cavallo. Akwni Greci voglion dire quivi essere le reliquie di Job altri di Samuel perô senza alcuna certa authorita. In questo borgo si fanno i capi di latte cosi delicati come a Padova.

Quindi montati in Perma et andando alla volta di casa lieti oltre modo délia vista di tutte le cose la cui sola fama et non desiderio di guadagno o comandamento di Re a tanto viaggio ci haveva sospinti considerando poi tutte le qualità di questo porto ci parve non men degno di Iode o maraviglia che altra cosa mai per lo inanzi veduta, si per la sua grandezza peroch' è lungo di 40 stadi, sicurezza et agevolezza per i piu grandi legni del mondo i quali con solo asse buttato in terra si possono scaricar, et per la gran copia di pesci che nutrisce tal che le donne dalle lor finestre a bel agio le pescano.

Si anchora per 1' arsenale è molto maraviglioso, il quale non per industria humana ma dalla natura istessa è stato eletto petla piu commoda et sicura statione di galère o navi che sia al mondo imperoche fabricandosi sul lito istesso con grandissimo agio poi chp compite sono nel mar si buttano. Ci sono da

26o VOYAGE DU LEVANT

200 di quelle volte separate da far una galera sotto ciascheduna come si vede nel arsenale di Venetia. Ma quel che piu stupendo è in questo porto è ch' egli è talmente sito dalla natura che i legni ci possono entrar et uscirne per tal vento che sia senza vêla oremi portati solo dal corso dell' acqua la quale come nel Bosforo d' una banda va in su dall' altra in giu. Et ogni di vedevamo barche venir et toinar dal golfo di Nicomedia da questo porto et d' altri luoghi vicini havendo tutte il vento favorevole cosa certo da far perder il cervello ad Aristotile.

Et percioche in questo tempo il gran Turco preparava la sua armata 1' arsenale era tutto pieno et vi vedevan tante galère galiazze caramuzzalini et altri navili d' ogni sorte in quel porto che pareva un grandissimo bosco di alberi da qualche tempesta di tutti i lor ornamenti nudati. Il Bassa del mare il quale hora si chiama Ali Bassa ma primo era nominato Vlachi Ali che vuol dir rinegato Ali vi tiene il suo Divan dove continuamente si vedono contaret pesar aspri et sultanini. A rente del Arsenale il [f° 39 v°] gran Sigr ha un bello et grande giardino o vigna cho vogliam dire dove egli traghetta spesso per via di diporto. Smontatno a Topana verso la sera et indi salimo a casa nra non meno contenti che stracchi délia fattica durata nel caminar cosi lungo a quei tempi caldi, havendo veduta Const1' d'una banda fin alla altra et dal primo colle fin al settimo et ultimo.

Adesso mô non piu di colonne o Moschee ma di qualche soggetto piu giocondo per ristaurarcialquanto délia stanchezza d' hieri vo raggionare, diro adunque délie nozze d' un Perotto mercante ricbiss0 chiamaro Scudi il quale piglio per moglie una ricca et bella giovane délia sua citta et desideroso di veder i costumi d' i Perotti in questi parentadi, et perche dolce sempre m' è parsa la compagnia délie donne a queste nozze andai. Alla porta délia casa stavano per guardia alcuni Gianizzeri. Tutte le donne eran ragunate in una sala dove erano scagni per li huomini cosi come per le donne, le quali pero eran tutte

in un drappel racolte et gli huomini occupavan il altra parte délia stanza. Queste Perotte vestite tutte come se d' i Regali di Francia fossero uscite sedevano intorno al throno délia nuova sposa senza parlarsi o ridere o girar gli occhi in qua et in la come 1' altre donne fanno ma con una maësta grande ascoltavano i canti et suoni d' una harpa greca li quali pero mi parevano piu funesti che convenienti al lieto Hymeneo, la giovane noviza a guisa délie Reine di Catai era assisa sotto un baldachin d' oro con una corona in testa che pareva una Diana fra le sue piu leggiadre et caste Nimfe. Il splendore délie sue perle rubini et gioie m' abbargliava si vistach' apena poreva giudicar chente (j/c) o quali fossero le sue bellezze. Et oltre a cio i suoi capelli d' oro terzo sopra li bianchi et delicati homeri ricadenti havevan un non so che di piu lucenti raggi del sole verso la merigiana i quali 1' ochio mortale non puo troppo guardare. Tanto mi ricordo ch' ella teneva le mani ascose sotto un fazoletto ch' havea attaccatto sotto il petto et la veste era di veluto cremesino faldata alla Ragusea.

Prima ch' il passemezo si prendesse si porto da confetiare, vini perfettissimi et moite altre cose inzuccherate et dopo 1' haver confettato a bastanza il marito passato per mezo lo squadrone délie donne pervenne al tribunal délia noviza et messosi a sedere a canto di lei subito furon amenduni coperti d' un ferize di scarlato, et sotto di quello nascosi è da credere che sidettero i piu saporiti basci del mondo riservando pero il compimento délia festa a tempo piu oportuno perche subito levato il sposo come se in cosi brève tempo la donna li fosse venuta a fastidio a sedere con gli huomini se ne torno. La madré o Amita délia sposa ricevette in un basin d' ariento i presenti che da parenti o Amici délia sposa le venivan fatti.

In tanto un vecchio comincio a sonar sulla harpa una carolla quasi del tuono d' un passemezo et il padre del sposo pigliata la noviza per la mano comincio a carollare et cosi molti altri parenti prese le eugine o conoscenti loro la danza seguitarono.

[f 40, 2e main. — Au bas de ■}<) v° la ira main avait écrit en signature : « Et stando. » En haut du f 40 la 2e main a écrit d'abord : « Et stando in questo spettacolo », mais ensuite elle a effacé ce début de phrase-]

Alli 6 d' aprile i Turchi celebrarono il lor Beyran Chuciuc cioe seconda Pascha et stettero in feste et in giochi tre giorni continui. Et accioche non s' imbriacassero corn' hanno per nsanza, Memet Bassa fece prohibitione grandissa a i Christiani di non vender vino a Turchi. Il primo giorno del Beyran tutti Bassa et officiali délia Porta se n' andarono a buon hora del gran Sigr il quale si sedeva alla porta del suo serraglio in una sedia d' oro vestito da grandiss0 Imperatore tal ch' egli è et vedendo venir a se Memet Bassa et dopo lui tutti gli altri gli basciarono la mano in segno di perpétua fedelta et ubidienza fatto questo i bassa tornati a casa loro si fecero medesimamente basciar la mano a tutta la sua famiglia. Poi si misero a sedere dando da mangiare per tutto quel giorno a quati li visitavano et si dice che i Bassa stanno in tavola fin a tanto che vedono che non venghi piu nessun a sedere et a mangiar, in fatto questa usanza ini par molto magca et laudevole, et tai convitti dimostrano una gran concordia et amicitia tra Principi et sudditi, insul mezo giorno poi per dimonstratione di alegria publica et universale si fece una spaventevole salva d' artilarie al seraglio al topana et ail' arsenale corne si fa a Roma nelle feste piu segnalate. Et si senti in quelle valli et colline di Const" un suono tanto horribile che pareva che tutte le artilarie del mondo fussero a questo effetto quasi ragunate. Et il bassa del mare accompagnato da 22 galère molto brave se n' ando al Bezestas et subito tornô nel porto al' arsenale. Et il gran Sigr stando alla puma del suo serraglio prendeva un gran diletto di quelle sciurme le quale in sua presentia istendevano le schiene ignude agara a gara.

Per tutta la terra si sentivano canti et lauti et testudini et altri tormenti Turcheschi et quasi in tutte le strade v' erano le-

gni Jrizzati a modo di furça et da quelli pendevano corde assai grosse dette in lingua francese[Bandollierese^e] Brandilloires. Et chi voleva sedendosi sopra queste corde si sbalzava in alto da 3. o 4. giovani dotti in questi servigi, stracco poi di star in aria si metteva giu, et tutto spruzzato d' acqua namfa etdi rose et di fior di cedro da detti giovani datigli alquanti aspri [40 v°, 2e main] ad un altro luogho se n' andava. In questi passatempi tutte le lor divotioni si consumano. Ma prima del Beiram hanno il Ramezan nel quale 30 giorni continui digiunano in tal modo pero che poi tutta la notte a tavola si stanno fin a 1' alba et cosi inganno la buon' intentione del profeta loro authore di quella Quadragesima o piu tosto Trigesimo. Per tutto il Ramezan s' accendono la sera lumi aile torricelle délie Meschite et da quelli conosce il popolo ch' il sequente giorno converra di giunare. Non hanno altre feste i Turchi ch'' i duoi Beirame, il Venerdi è [copie &]la lor domenica et quel di vanno a Moschee et vestono bene et la piu parte si riposa dalli negoti et faccende délia settimana. Ma sono tanto ingordi di moneta ch' in tutte le lor feste non vogliono mai cessare di prendere et dimandare et in quei giorni del Beiram presentano a Christiani certi fiori quasi in segno di amorevolezza ma costano caro perche bisogna dar' i aspri senza contare et essi con grand' inchini vi pagano con un Alla bin berichet fersen.

Si danno in quel tempo a tutt' i piaceri et delitie si possano imaginar dover esser nel lor paradiso et aspettando quelle belle et pure virgini da Machometto loro promesse et notte et giorno in braccio di putane et bagasciesi giaciono.

Al fine di Aprile tornô il figliuolo del Clarissimo Bailo da Venetia con diligentia grande et porto la confirmatione délia pace et la nuova d' i Imbasciadori che quel senato havea conchiuso di mandar a Const1' per ultima consummatione di essa.

Alli 4 di Maio Piali secundo bassa diede una sua figliuola per moglie al capo délia falconeria del gran Sr. Et inteso dalla sua Sultana che la giovane era molto bella et non havendola mai

2é4 VOYAGE DU LEVANT

veduta tanta voglia li venne di vederla ch' un di si nascose nel serraglio délia sua donna et quivi aspetto che la sua figliuola passasse d' una caméra ail' altra etcosi lavidde di che la madré et la figliuola istessa venne in tanto sdegno quanto per qualunque ingiuria ricevuta maggior si potesse accusando il povero Padre d' haver fatto un' oltraggio irreparabile alla sua honesta conciosia che quelle gran Sigre mai d' altr' huomo che dal marito sono vedute. Et ci fu da far assai a rapatumar la Sultana.

Per me io non comprendo questa crudele et veramente Turchesca usanza che le gratiose et dilicate virginelle si tenghino rinchiuse corne maie cose la vista délie quali sia molto nociva et al riverso gli orsi et leoni et altri animali piu selvatichi corrino sciolti per tutto tal che per l' insolentia loro non hebbi mai ardire dandar a veder i torneamenti et feste et giochi et convitti ch' in questo fpaese effacé] paio di nozze si fecero.

Solamente ho saputo da altri che la spesa fu grande et quasi incredibile, et in questa staggione vi furono mandati da Scios meloni buonissimi persighi et altri frutti fuor del tempo ordinario. Il gran Sr ci vuolse andare et è da credere che per honorarlo le magnificentie et le pompe furon grandi. Et la sera passeggiando per il giardino [/" 41} del SigrIllmo dal quai si scuopre benissimo Scutari et Calcedonia et i serragli dove si facevan le nozze. vidi dal serraglio di Piali gittar fuoghi non meno artificiosi délia girandola laquai 1' anno passato in medesimo tempo haveva veduta in Roma sopra il castel S. Angelo alla creatione di questo Papa buon Compagno. Et anchora al serraglio del gran Sr si fece il medesimo per piu giorni tal che considerando fra me stesso tutte quelle cose ho vedute in Const" conosco apertamente non mancano a Turchi buonissimi maestri et artefici di tutte le arti et inventione délie quali li credeva esser privi, et oltre a cio che da rinegati hanno imparato tutte le maestranze d' i Christiani hanno poi infinité altre gentilezze le quali costa non sono anchora portate. Altro non vo dire di queste nozze per non haverle vedute.

Niuna altra cosa ci restava di veder in Const1' che 1' andata del gran Sr alla Moschea ma questo Sultan Selim come nel bever vino egli è molto discosto dalli costumi del padre cosi nel andar alla Moschea conciosiache Soleymano ci andava ogni venerdi et costui in tre mesi che son stato in Const" non vi è andato altro che due volte.

La prima volta fu il Venerdi Santo etiamdiodaTurchi molto riverito ma quel giorno non andai a visitarlo essendo quella matin.i il Sr Imbasciator andato in Pera havendo seco tutti i suoi Giannizzeri. L' altra volta fu alli 15. di Maio.

Avertiti adunque dal Giannizzero il quale quella mattina havevamo mandato al serraglio per questo effetto, n' andassimo alla botega d'un rinegato Francese che dipinge et miniali archi et è palafreniero del gran Sr et quivi aspettammo ch' il gran Sp passasse. Et per esservi giunti a buon' hora vedemmo i chiaussi a cavallo i solacchi i Mustafaraga et tutti gli altri corteggiani con un gran numéro di Giannizzeri andarsene verso il serraglio havendo avuto aviso il giorno davanti ch' il Revoleva andar fuora. Et per questo si ragunavano alla porta. Insul mezo giorno il gran Sigr monto a cavallo. I chiaussi caminando i primi senza certo ordine pero con la mazza d' argento in mano facevan fuggir ogniuno dinanzi a loro, non affrettando pero il trotto ma in passo grave et lento seguivano hora 3 et hora 5. et hora 6. insieme. V'erano tra molti altri sri et capitani et chiausbassiet il Gianizzaga quai è la prima persona délia militia era accompagnato da buon numéro di giannizzeri senza bastone et di schiavi ben vestiti et portano certi caperoni in testa fatti a guisa di quei di Gianizzeri chi li portano bianchisenon che da dietro non sono cosi lunghi et sono ligati alla testa portano anchora un corno d' ariento ma non largo ne alto come quello di Giannizzeri. Il ferize poi et tutto il vestimento è di panno rosso.

Con i chiaussi caminavano a cavallo certi huomini d' arme capi délie squadre dimandati [41 v°] i quali hanno Gianizzeri sotto di se chi cinque chi 10. et chi 20. et portano certi penna-

chi d' egreta sopra di lor caperoni bianchi che par ch' habino un par di scovette ferraresi in testa, vestonodel resto molto superbamente. Vedemmo poi 8 cavalli menati per le redine da otto chiaussi. Et benche fossero i piu belli che mai a miei di habbia veduti, pur non mi pareva ch' a cavalli si convenissero cosi pretiosi et stupendi arnesi come eran quelli, imperoche le briglie le selle, i pettorali et le redine erano d' oro purissimo e d' ariento indorato et lavorato con tante Turchine et altre gioie che piu facilmente s'annoveralebbe il grano seminato nella Lombardia o la ghiaia del ruscelletto délia val délie donne. Le groppe eran coperte di panno d' oro schieto tutto seminato di perle orientali, le selle non si vedeano imperoche eran coperte di valtrappe di veluto cremesin con fimbrie d' oro puro di sultanini, et sotto di queste valtrappe gentilmente eran piegate le coperte di stala di detti cavalli. Il primo era gia vecchio ma si giudicava ben anchora ch' era stato belliss0 et ci venne detto ch' in parecchi guerre havea fidelmente et valorosamente portato Sultan Soleymano et per questo fin alla sua ultima vecchieza di tant' honor goderebbe. Tutti gli altri erano tanti Baiardi o frontini.

I Bassa poi insieme con gran compagnia di schiavi passarono et immédiate la guardia ordinaria del gran Sr quai è di poco piu di 200 solacchi a pie tutti con 1' arco in mano et la freccia gia sulla corda. Et hebbimente che quelli ch' eran da man destra tiravan 1' arco dalla destra quei medesimamente ch' eran alla zanca lo portavano dalla zanca di maniera ch' i lati eran ugualmente difesi et per questo effetto nelli serragli parte s'esercitano d' una mano parte dell' altra, la faretra attaccatta sopra una spalla pendeva dietro in bel modo. Costoro portano i caperoni bianchi et i pennachi giusto com' i capi délie squadre et sono talmente succinti che le camiscie bianche et suttili et molto larghe (le quali i Turchi lasciano sempre mai fuor délie calze) si vedevan sotto i leggieri saggi di razo o veluto, le braccio anchora eran ignudi fin al gombito.

Con questi erano i laquay del gran Sigr i quali portano per

berretta certi vasi d' argento indorato molto alti di figura giusto di urinali, et eran quasi tutti seminati di Turchine finissime. I loro saggi sono corti et leggieri corne d' i solacchi et usano certe camiscie di strani colori et dipinture. Alla cintura hanno certi pistolezi larghetti et un poco incurvaticonfodiïd' argento indorato et Turchino ; et il manico d'ossodi balena bianchissimo. Egli e verissimo che questi laquay non hanno milza et dalla lor gioventu se la fan tagliare et poi con beveraggi [42] totalmente consumare perche hanno per esperimento che la strachezza non vienne d' altro che d' alla milza et corne se 1' han cavata non si straccano piu. Questi sono veramente erates in lingua franca.

Dietro a costoro per poco di spatio veniva il gran Sr vestito d' un Doliman di raso perso et il ferize d' oro et d' argento figu rato insieme a modo di damasco con seta cremesina. A sua man dritta era Memet Bassa che gli parlava perche i Turchi tengono la manca piu honorevole et diconoche chi vi sta a man manca vipuo impedire di metter man alla spada ma non quello ch' è dalla dritta. Et Memet Bassa non era drittamente al lato del gran Sigr ma caminando un poco inanzi havea la testa rivolta verso sua maesta. Et viddi al suo arcione dico del gran S1' un stucchio d' ariento indorato lavorato con turchine dove egli tienesua massa com' i chiaussi. Qui non vo parlar del cavallo del gran Sr et del suo grave et tardo passo sol dico che non bisogna maravigliarsi ch' el sia tanto mansueto perche è usanza ch'il capo délia stala è sempre avertito la sera dinanzi quando il gran S'' va fuora del cavallo che gli piace di cavalcar. Et subito quello è sospeso in aria et non gli si da da mangiar tutta quella notte talchela mattina seguentenon havendo riposato ne havuto biava egli è forza che habbia il passo lento et pesato com' alla Maësta di tanto Re si conviene.

Seguivan' il gran Sigr a cavallo i duo schiavi piu favoriti i quali havevan in testa caperoni a modo di schiavi d' i altri Bassa ma senza corna et sotto i caperoni si vedevan li humidi

et profumati fiocchi délie ben pettinate treccie fin a meza gota recadenti non havevano pelo di barba et havevan certe vesti addosso molto vaghe et lascive.

L' uno di questi quai teniva il luogho piu honorato portava sopra suo arcione un cussino assai grande di panno d' oro con perle et gioie spesse, 1' altro quai è il Cigalo nato di padre Genovese et essendo fatto schiavo rinegata la fede christiana a tant' honor è venuto portava sulla spalla dritta due archi molto ben miniati et indoratiet sotto il sinistro fianco due ricchissime faretre tal ch' in quel arnese parevail Dio d' Amore che seguitasseil triomfodel Padre Baccho.

Dopo questi v' erano ancora alcuni chiaussi senza ordine nessuno, poi certi ufficiali quali gittavan aspri al popolo secundo 1' usanza.

Passando il gran Sr grandiss. et stupendo era il silentio per tutto tal che pareva ch' il suo solo sguardo transmutasse gli huomini a guisa di Médusa in marmi o pesci muti perche hanno fermiss. openione ch' il lor Sigr sia 1' umbra et fiato di Dio in terra non havendo imparato altro dalla lor gioventu nelli serragli che 1' ubedienza et riverenza che si deve air Imperator. Et con questa sola disciplina vanno sempre aumentando la sua potentia con grandissaa vergogna di tutti i christiani . Tutti i Gianizzeri di Const11 corne dissi quel di non portavan bastone,onde il gran Sigr passando per la botega (sic) dov' eramo et vedendo invi Matnut Memet et Sefer con i lor bastoni per la guardia nra dimando chi quivi fosse, et inteso ch' eran gentilhuomini francesi non dice altro che gusel gusel [42 vn] . In questa compagnia it ordine egli se n' ando alla Moschea di Sultan Baiaseth dove era concorso un grandiss0 popolo et vi stette poco piu d' un hora poi torno con la medesima gente et ordinanza ma Piali Bassa gli parlava, et Memet con i altri visiri era davanti.

Al ritorno egli volto il viso verso di noi et ci guardo et alquanto con viso mén affumicato ch' il di gli basciamo la mano. Il suo turbante gli veniva fin su gli occhi, egli ha le guancie

gonfle et guaste dal troppo bere, la barba chiara et i mostacci molto lunghi et biondi, et è di statura médiocre et d' anni 45 in circa. Non credo che fusse accompagnato da piu di 300 cavalli et poco piu di 1000 pedoni. Ma la grandezza délia sua corte si vede quando egli va fuora di Constu et questo basti quanto alla sua andata in Moschee.

Ma quando per modo di diporto il gran S1' va in qualche giardino o in qualche Isola presso Constu per trastullarsi quivi alquanti di ail' hora non è accompagnato da Bassa o secretari o altri huomini che li possino raggionar di negoti importanti ma solo con suoi favoriti giovani, buffoni, nani et muti et con costoro sguazza la vita humana. Et perche si vede rare volte perch' egli sta sempre rinchiuso nelli suoi serragli si deve tenir a mente quando per caso adviene che si veda in altro luogho che andando a Moschea. Et pero non vo scordarmi che alli 24 di maio tornando dal Divan di Memet Bassa col Sr Illmo io viddi questo Patissa passegiando solo a cavallo per suo giardino et quantunque i Iamoglani con parole ingiuriose et piètre facesser segno anripermigi diallargarsi pur lo viddimo smontar presso la punta del suo serraglio et perche quivi il f resco era grande et in questa staggione molto dilettevole egli s' assise quivi sopra un piccol asse coperto solo d' un tapeto ma senza altro apparato. 11 suo bostangi bassi gli porto subito un gran masso di fiori il quale egli piglio in mano.

Era vestito d' un zambellotto verde et non havea altra compagnia che di dua 0 tre schiavi favoriti alquanti muti et duoi nani i piu piccoli et garbati ch' habbia veduti a miei di et havevan ciascuno un' arco Turchesco in mano.

Viddi un' altra voka il gran Sr al suo giardino di Tarsena con la medesima brigata dil che in quel teTipo ch' egli voleva mandar la sua armata fuora mi maravigliava assai che non sicurasse altramente delli consigli per tante imprese et non fusse accompagnato dei capitani o Rei di galère, et pur egli è certo che non si fa nulla in tutto quel imperio che non gli sia

27o VOYAGE DU LEVANT

prima riferito et egli solo senza altrui consiglio ordina et dispone di tutto il suo statto.

Havendomi proposto di scriver particolarmente quanto ho veduto in Turchia non sara fuora di mio instituto di descrivet 1' ordine quai ho veduto osservar nell' amministratione délia giustitia accioche chiaramente si giudichi quanto s1 ingannino coloro i quali si pensano che la porta Turchesca sia un' imagine délia corte d' i Imperatori Const,ani tal che chi 1' ha veduta possa esser informato di nomi d' i officij antichi et délia propria authorita di ciascheduno ufficiale la quale è molto oscura nelli [f°4S] libriche ne fan mentione conciosiach1 il Turco è un destruttor et desolatore non solamente dell' imperij et corone antiche, ma etiamdio délie leggi usanze et costumi et anchora d' i nomi istessi di popoli soggiogati. Et si mantiene non per opinione di filosofi ma col modo d' una disciplina la quale mai per lo inanzi ch' altri che da Turchi è stata osservata.

Tornando adunque al mio primo proponimento dico che la domenica il lunedi et martidi tutti i Bassa insieme con il Mofti, i Cadileschieri, i Secretariet Thresorieri grandi et il Cancelliero si riducono a 1' alba al serraglio del gran Sig et stanno a l'audienza fin aile io. hore. Quivi si raggiona di liti d' ogni sorte et si terminano presto senza scritture et advocati ogniuno dice per se la sua raggione et se la cosa è de jure i Bassa dimandato il consiglio d' i cadileschieri subito ne danno sententia diffinitiva similmente le cose fiscali quivi si trattano et l' intrada del gran Sr si dispensa et se ne tien conto.

Passata 1' hora del Divan tutti i Bassi insieme vanno a trovar il gran Sr et Memet Bassa in poche parole l'informa di tutte le occorrenze o s' egli è di caccia o fuori di Const" li scrive in pochissime righe.

Il Bassa espedite tutte le parti montano a cavallo et a dipartirsi 1' un dell' altro si salutano con grand' inchini délia testa senza altramente parlarsi ogniuno poi se ne va la sua strada accompagnato dalla sua famiglia tutti a piedi.

Gli altri giorni cioè il Giovedi, Venerdi et Sabbato, Memet Bassa rende laraggione ad ogniuno nel suo serraglio ma prima ch' egli ascolti nessuno,s' osservaquesta santa et buona usanza. Viene un prête quale dopo alcune orationi gli ricorda di far giustitia proponendoli il giudicio d' Iddio il quale ha da giudicarlo secondo ch' egli havra altrui giudicato. Il Mercordi non si tiene Divan publico et il Bassa ha quel giorno solo nella settimana per riposarsi dalli negoti dell' Imperio le quali egli solo per la piu parte conosce.

Egli èben vero ch' egli ragguagliail gran Srd' ogni cosa o per mezo di sua Sultana figliuola del grand Sr quando ella va del Padre o per altri mezi. Et il gran Srsimilmente gli rescrive talvolta quattro et cinque et 10 letterine al di et per mantenere la sua authorita egli non manca di presentar tutti coloro che queste lettere li recano di gran somma d'aspri o di qualche ricca veste. Et di questa cosa non fo (sic) maraviglia havendo inteso da molti degni di fede che le ricchezze di questo Bassa passano 15 millioni d' oro et ha tanti magazeni pieni di vesti et drappi d' ogni sorte che da tutte le parti del mondo li vengono presentate ch' il numéro è infinito. Il che quantunque sia difficile da credere pur lo credera colui il quale sara informato da mille et mille testimoni in Const1' che morendo Rustan primo Bassa di Sultan [43 v°] Soleymano si trovorno ne magazini suoi 2000 vesti di seta guaste et corrotte per non esser state messe a l'aere senza le buone poi ch' eran molto piu et lascio a sua moglie che vive anchora un intrata di 2500 sultanini al giorno. Ma considerando la grandezza del Imperio Turchesco et il modo del governo di esso quai è tutto nella mano del primo Visir et a 1' avaritia d' i Turchi a quali non si parla mai senza qualche présente quando ben non si dovesse dar altro ch'un solo aspro non mi maraviglio punto di queste ricchezze accumulate délia medulla et del sangue di tanto popolo ma prego Iddio che si muova a compassione del suo nome et délia sua piccol

Se il lungo soggiorno che fecimo in Const1' ci annoiava molto per il gran desiderio ch' havevamo di tornar presto in Italia dove gia piu mesi eramo richiamati : d'altra parte il felice successo di tutto il nro viaggio ci porgeva non piccola consolatione, et vedendo che 1' armata era per partir presto, ci risolsimo d' aspettar di vederla partire conciosia che da tutti del paese si diceva per certiss. questa dover esser la piu potente et terribile armata che mai vedesse il Bosforo, et vedendone continua mente dalle finestre nre i preparamentigiudicammo che troppo gran pazzia sarebbe per troppo focoso desio délia tornata privarsi délia veduta di cosa tanto rara et da molti indarno desiderata. Il Bassa del mare sollecitava tutti i Reis di galère di tenirsi lesti et ogni di due volte veniva a l' arsenale. Et passando per il Topana era da tutto il popolo con gridi tanto spaventevoli salutato che fossero stati bastanti a far cader morti gli uccelli, che per quella aria da tante vocipercossa volerieno.

Ma i Turchi tengono i loro consigli tanto segreti ch' era impossibile di risaper cosa certa délia partita dell' armata fin a tanto vedemmo ioooo Gianizzeri imbarcarsiet i spacchi portar le robe et banderolle nelle galère ; et il Bassa del mare haver gia messi tre fanali sopra la sua galera et per tutta 1' armata i stendardi arborarsi. Da questi segni conobbimo la partita dell' armata dover esser presto.

Oltre acio i miseri Perotti et tutti i Graeci et i schiavi riscatati si nascondevan talch' a pena ail' hora s' havesse veduto un Christiano per strada perche subito eran presi da certi deputati a questo et menati in galera. Et se non havevan danari addosso per pagar la mancia senza altro se gli mettevan i ferri a piedi et gli davan un remo in mano. Et Galata fu in quella paûra fin a tanto che 1' armata fu aile sette torri.

Venivan poi ogni di spacchi et Gianizzeri dal Sr Imbasciator pregandolo di aiutarli col mezo di sua authorita acioche non s'imbarcassero perche in vero eran anchora talmente sbigottiti per la memoria délia rotta del 1570 che la piu parte montavan

in galera con le lagrime insulli occhi corne se ad evidentissima morte fossero menati.

I spacchi massimamente eran di cattivissima voglia, vedendo che contra 1' usanza gia tanti et tanti anni in quel imperio osservata le conveniva esercitarsi a la marina et non in terrene ispeditioni secondo la loro professione, ma il gran Sr volendo quest' anno far [f° 44] ogni suo sforzo per mare et non bastando il numéro delli Azappi per armar tanti legni non guardava a questi rispetti anzi vuole ch' ogniuno che riceve timarro sia acconcio ogni volta che gli sara comandato. Pero Memet Bassa dando privilegi sottoman a molti dinon andar a 1' armata accumulo in pochi giorni un tesoro grandiss0.

Vedendo adunque tutti i fano aile poppe délie capitane et tutta l'armata acconcia per far vêla ma non potendo per questo haver certo ragguaglio del di délia partita, il mio carissmo SrRapus et Io una dominica mattina ultima di Maio andammo al serraglio sperando d'intenderne quivi nuova certiss3 et alla riva de Const1' vedemmo al serraglio (sic) di Piali Bassa con un solo fano in poppasopra la quale era disteso un panno cremesino fodrato di damasco del medesimo color et le rondelle spuntoni archi archibugi et altre arme eran con tal ordine quivi disposte che pareva piu tosto la grotta délia Sra Isabella di Mantoa ch' una galera capitana Turchesca perche era indorata et dipinu con tanto artificio che non si potrebbe dir piu et non solo questo ma quasi tutte l' altre. Questa haveva 33 remiper banda et sette huomini per banco come anche quella del Bassa del mare la quale fu messa in mare pochi giorni avanti con gran pompe et alegrezze.

Et benche buon' hora fosse le fondamenta eran gia piene di popolo et le mura anchora cariche di riguardanti credendo ogniuno ch' il Bassa dovesse presto tornar dal serraglio col stendardo del gran Sr et poi far vêla ma per non credere a romori popolari montammo al serraglio et pensando trovarlo pieno di capitani et soldati vedemmo aile porte li ordinari

capigi soli et nella prima corte non v' era altre che carri pieni di moite provigione che si portavan nelle galère.

Alla altra porta stavan anchora non so quanti capigi non con altre arme che bastoni di canne d'India per la piu parte ma il nro Giannizzero quai in moite brighe havevam sempre provato ferociss0 pur perla riverenza ch' egli portava alla casa del Imperator non gli bastava 1' animo di condurci nella seconda corte fin a tanto ch'egli vidde ch' i capigi stessi sihavean introdotti et vera pochissima gente et tutt' i Bassa tenivan il Divano a 1' ordinario.

Onde non conoscendovi muovimento alcuno a casa ci tornammo havendo pero prima saputo da Orambey gran Drago manno del gran Sr che per cosa certa la mattina seguente si darebbe lo stendardo et fu vero.

Et il primo di Giunio Piali Bassa bascio le mani al gran Sr portando un gran pennachio sopra il turbante et la scimitarra al fîanco, il che al gênerai solo é concesso. Et ricevette il stendardo di générale quai è d' ariento indoratomanonlofece mettere sopra délia sua galera havendo provato che nell' azuffarsi

on a écrit un r au-dessus du z, sans effacer, ainsi : - quello era

un segno certiss0 a nemici per dar sempre alla générale perche havendo una volta alzato quel stendardo non si poteva piu levar per non dar a pensar a tutta 1' armata che fusse stato levato da nemici et cosi sbigottirsi et perder 1' animo main [44 v"]... do quel stendardo tutta la poppa délia générale era intorniata da infiniti altri stendardi et banderole d' armesin verde, color molto honoiato tra Turchi si che da lungi pareva un bosco di cipressi ch' havessin preso radici nel fundo del mare.

Piali accompagnato da tutti i Bassa monto in galera et levate le ancore nel porto insieme con tutta 1' armata se ne venne a Bezestas dove è la sepoltura di Barbarossa dirimpetto a Scutari et quivi detter fondo et fecero tenda in un chino d' ochio.

Tutti Bassa montati sopra d' i loro cai passarono a Scutari nel serraglio di Memet Bassa dove anchora era venuta la sua Sultana con quella di Piali la quale vedendo il suo caro consorte in ordine per partir presto non essendo modo di ritenerlo fece i piu grandi lamenti del mondo ne voleva racquetar in sospiri per consolatione alcuna.

Et certo, egli mi pare che meritamente ella si rammaricava perche non vedendo mai altro huomo ch' il marito et non havendo commodita di provare con che corno gli altri corrano et quanto il variar diletti, forza è que 1' ami. Et hora restando sola con le sue schiave et negri scoglionati altro passatempo non li resta che 1' aguecia il fuso et la conocchia o il finto vaneggiar délie sue favorite con le quali le converra sborar le sue calde passioni non potendo altramente contentar i stimoli delli giovenili desideri et focose concupiscentie.

Il Sr Imbasciator desino quel giorno nel giardino di Aias Bassa con il Illm0 Bailo Venitiano, io per veder piu commodamente tutte le galère mi fece portare in una Nave Marsiliese quai era alla cerca nel luogho proprio del armata et havevamo patteggiato con il Patron di quella di portarci a Venetia per la quale egli ci haveva dettoche cargava. Quindi mirava con gran diletto tutti quei legni et le banderolle et stendardi piantati sopra le poppe et aile bande et anche alla cima délie antenne maéstre sventolando alla dolce aura estiva ch' allora soavemente spirava, recréa van molto la vista. Et dalli colori si conosceva di quai legione di Spacchi fosse la galera perche ne sono sei sotto différend capitani, et chi porta il bianco solo chi rosso chigiallo insieme. Et cosi tutte le altre. Memet Bassa havea armato una galeazze et 12 galère che portavan tutte bianco et incarnadino. Similmente tutte 1' altre havean i loro colori apartati.

Non si sentiva rumor alcuno di tamburri di trombe o gridi insolenti corne non solamente nelli eserciti Christiani ma anche nelli conventiculi d'i piu reverendi frati si sente il che inter-

viene non per mancamento di bravura ma per la riverenza portano a loro capitani et superiori.

Concorreva da tutta Const1' et luoghi vicini tanto popolo che spavenosta cosa era a guardarlo. Et non solamente gli amici pigliavan licentia l'un dalaltro, ma anche le cadingie facendosi portar in Perma andavan a pregar buona fortuna a loro [j° 47] piu affetionati inamorati con tante lacrime et parole tanto efficaci ch' havrian di pietà spezzato un sasso.

Era poco manco di mezo giorno quando Ali Bassa montato solo sopra un cai di 7 remi si fece portar lungo il lito dove tutte le galère eran afferrate facendo segno con la mano di levar tenda il che in unmomento fu fatto. Allora si senti qualche tambur moresco et alcune sampogne Turchesche che piu convenienti sarebber stati per balarin contado sotto l'olmo che per risvegliar li animi di soldati. Ma i Turchi se ne curano pocho perô che con vili et gridi spaventevoli corrono aile zuffe et usano que stromenti piu per dilettatione che per altro.

Sentito il segno délia partenza dato dal serraglio del gran Sr con 304 canonate prima di tutte levaron le ancore cinque galiazze grande a modo di castelli et caminavan di pari a voga larga et giunte al serraglio fecero una salva sparando tutta la lor artilaria poi se n'andarono de lungo. Dietro a queste cinque galiazze venne Piali Bassa col suo figliuolo, et l'antiguardia. Poi Ali gênerai del mar con la battaglia ma senza ordine perd.

Queste galère si distesero di modo ch'occupavan tutt'il canale et facevan quasi un squadrone verso la punta del serraglio. et sparirono l'artilarie com'havean fatto le mahone ch'eran gia davanti per un buon pezzo. Partite queste levossi AssanAgarinegato Venitiano con la retroguardia et fatta la salva al serraglio dettero fondo aile sette torri dove per tutto quel giorno stette l'armata la quai era da 157 o 160 galère al piu et 5 mahone. Ma nel Archipelago si giungneranno le guardie di Necroponte, di Rhodi d'Algier di Tripoli et di Cipri et nel porto di Const" sono anchora da 40 galère et 9 Mahone venute nuovamente dal mar

negro et si mettono inconcio con diligentia estrema tal che quest'armata ha da esser molto potente et terribile. ogni galera porta un cavallo et tutte le cose necessarie ad assediar una citta et è da credere che quest'anno la Puglia havra che fare se le Mestralade non defendono i suoi liti contra la furia di questi Monsnlmanni.

La notte seguente la partita dell' armata 10 galère tornaron in dietro nel porto di Const11 et n'era una ch'havea rotto il sperone il che mi pare cattiviss0 augurio. Prego Iddio che ci la mandi buona.

Dopo la partenza di tante migliaia di soldati Const11 resto molto déserta di bravi et si poteva andar sicuramente nelli Bezesten et altri luoghi publici senza Gianizzero, et indi a pochi giorni accade un caso tanto segnalato quanto altro occorso in queste bande gia molti et molti anni.

Fu un certo prête o dottore Turco molto versato nella legge di Machometo et di grand' authorita appresso il popolo il quale gia gran tempo andava per la Servia et Bossena insegnando et predicando la legge di Christo. et havea gia acquistato grandiss. numéro [4$ v°] di discepoli. Onde divulgandosi la cosa et riferita a Memet Bassa subito egli scrive al dottore cortesissimamente pregandolo si degni di visitarlo accioche egli possa esser partecipe délie sue santé revelationi et intender da lui quello ch'alla sua salute fosse necessario et oltre a questo li manda presenti grandiss. Il Dottore o dalle finte et simulate parole stimolato o per i presenti adescato o da vero zelo mosso venne in Const'1 accompagnato perô da molti suoi adherenti. Ma il prudente Bassa fingendo hora una cosa et hora un' altra non li volse parlar fin a tanto che Farmata havesse fatto vêla sapendo per certo che quasi tutti i suoi discepoli eran Gianizzeri et altri che s'imbarcariano per l'armata. Venuto adunque il tempo che parve piu destro al Bassa egli chiamo a se il dottore et dimandolo se fusse quello che per tanti messi délia sua dottrina gli era stato riferito.

Il dottore non punto sbigottito ma tutto acceso di divina Constantin non solamente rispose del si ma comincio con grand' ardire a dimostrar gli évident! errori di Machometto protestando tutta via Christo esser vero figliuolo d'Iddio per la salute d'i credenti crucifisso. Onde il Bassa tutto avampando di rabbia lo fa mettere in prigione et ordina ch' ivi a duoi di fosse lapidato nell' Hippodromo corne heretico et perturbatore délia tranquillita publica. Ma la cosa non seppe andar cosi segreta che alcuni di seguaci del dottore non li resapessero i quali per liberarlo délia morte si ragunarono in buon numéro ail' Hippodromo il giorno designato al martyrio del povero dottore. Et quantunque si sforzassero di celar i loro disegni nientedimeno il Bassa entratone in qualche dubbio ail' hora medesima (sic) dovea l'esecutione. Egli manda in fretta un chiaus alla prigione comandandogli che nel medesimo luogho dove trovasse il dottore ivi subitamente gli mozzasse il capo et prestamente a se lo portasse. Il chiaus desideroso d'ubbedire corre alla prigione et trova il dottore gia nelle mani delli ministri délia giustitia che lo conducevan al supplicio. Et fatto lo fermar gli leva la testa et la porta volanda al Bassa. et cosi furon interrotte le imprese d'i fideli discepoli ; et acquettosi il popolo dando da intendere costui esser un chiauss, il quale per avedimentidati a Christiani fosse stato authore gli anni passati délia perdita et ruina dell' armata.

Ma quel che fece la morta di questo sant/huomo piu segnalata fu ch'un gianizzero suo partiggiano trovandosi alla sua morte vedendo ch'era morto costante nella sua openione mosso da zelo irregolato grido ch'anche egli voleva morire et con la sua morte esser perpetuo testimonio a tutt' il mondo dell' innocentia del suo Maestro. Et il finir queste parole el ficarsi il coltello nella gola basciando tutta via i piedi al morto fu tutt'uno. Et cosi in un punto si mori dicendo che inConst1', eran piu di 500 o Gianizzeri o altri délia sua fede. Et si dice che sono già molti prigioni per la medesima cosa ma per non dar da

pensar al popolo non gli fanno morir in publico et di notte le gettano in mar senz' altro romore.

Queste sono cose molto segnalate, et tanto poi che mai anchora in Turchia sara veduto un solo martire Christiano et è da credere che questoseme per piccolo che paia produzza frutti [f°46] grandiss. Et poi che ogni cosa al fin vola egli è hoggi mai tempo che quella Monarchiache gia 300 anni è sempre andata aumentando le sue vittorie et triumfi per tutte le parti del mondo, s'avicini aU'occaso essendo giunta al piu alto fastigio che possa aspirare conciosia ch'il Turco è signore di tre lingue tanto grandi che ciascuna di quella contiene sola molti regni et provincie cioè la Graeca la Schiava et la Turca o Arabica che sono differenti non soli di vocaboli ma etiamdio di caratteri, Il che dimostra un 'estrema potentia et grandezza di dominio quasi inestimabile senza che le sue finanze dico del gran Sr sono administrate con tanta fedelta ch'egli da paga di guerra ogni di a 900.000 persone.

Et regge di tal modo tanti popoli tanti diversi et di lingue et di religione et costumi che par che tutt'il suo imperio non sia altro ch'una sola et medesima citta ; tanta è la pace et ubidienza che per tutte le parti di quello si vede.

Il fastidio del lungo soggiorno contrario alli disegni ch'havevamo nel imbarcarci per Ragusi bilanciava talmente la nra allegria che altro non pensavamo ch'a d' accelerar la tornata quanto piu si potrebbe . Onde trovando nra nave Marsiliese ch'era per veleggiar presto per Venetia ci risolsimo di non perder quest' occasione di veder quel tanto famoso Archipelago et scifar la fatica del viaggio di terra et insieme il pericolo di peste ch'in quella staggione si riscalchava ogni di in quei puzzolenti caravazzera. Considerando che molto piu laudevole sarebbe il mostrarci cosi nelle marine come nelle terrestre fortune intrepidi, ch'il far due volte una strada il che a curiosi huomini troppo sarebbe stato insupportabile.

I patti adunque furon fatti col patron délia nave Su Maria

28o VOYAGE DU LEVANT

S1 Ermo chiamato Dominico Napolon, a sei scudi per huomo al meze per il passaggio et il vivere. Costui dopo moite novelle et bugie dateci alla marinaresca, in fin alli 8 di Junio venne a evar le nre robe promettendoci di levar l'ancore ivi a poche hore.

Inde non desiderando gia molti giorni altro, allegri per quella buona nuova corne se gia all'altra riva fossimo traghettati tolsimo l'ultima licentia dal Reverendiss0 et Illmo Sr Imbasciatore il quale all'hora con parole humanissime si come per lo inanzi havea fatto con fatti ci mostro quanto li fossimo sempre stati carissimi. Et havendoci proveduti di ampissimi comandamenti delgran Sr et raccommandatici a Giovanni Rousset comandatario délia nra nave quanto suoi figliuoli istessi ci dette licentia. Et ci presento biscotti muschiati et alquanti pani di quelli ch'il fornaio del gran Sr gli havea cotti, usandoci tutta via tante cortesie che ci partimmo tutti con un estremo desiderio di cercar tutt'i modi di sodisfar a tanto obligo ringratiando Iddio di molti favori da cosi humano sre ricevuti. Infin basciata li la mano et pregandoli ogni félicita ci partimmo ; et accompagnati da tutta la sua famiglia venimo al lito dove trovato la barca délia nave ci aspettava, dopo mille abbraciamenti et proferte di mutua amicitia essi se ne tornano con dimostratione del cordoglio festivano [lis. sentivanol per lapartita di tanti amici. Et noi al contrario benche il separarsi da quelli che gia tanti mesi havevamo pratticati alquanto ci dolesse ; pero non si poteva nasconder il grandiss0 contento cha la présente partita ci recava, et con quello ci imbarcammo ch'era gia poco manco di 22 hore raccommandandoci tutta fiata alla clementia eterna accioche da pericoli del mar et dalli corsali et altre fortune ci guardasse si come fin hora ci haveva felicissimamente guidati.

Stettimo tutto quel di in ponto et venuta la sera lietamente cenammo, ma la notte ci parve molto piu fastidiosa ch' il giorno fatto non haveva perche ci convenne dormir tutti et in una stretta caméra di poppa in quei tempi caldi che la pece riscal-

data ci combatteva col suo grave odore oltre a mille altri disagi et incommodita.

Il di seguente 9 di Junio levammo le ancore ma in calmo grandiss. onde con l'aiuro délia corrente del Bosforo la nra sciurma ci rimorchio fin aile sette torri che fanno un angulo di Const1' .

Non sono pero quelle antiche torri quali si legge con tanto artificio esser state fatte che gittando una pietra nella prima tutte l'altre rispondevano a modo di écho, ma queste sono fatte da Turchi et cinte di mura quasi a modo di castello et si dice ch'il gran Sr vi tiene una parte del suo tesoro.

Dopomeriggielevossi il vento et fecimo vêla fin a S. Stefano casai greco dove stettimo per negligentia di nri patroni fin alla 1 5 di Junio con gran disagio délie cose del vivere. Indi accostandoci sempre al lito fertile et ricco venimo a, Silivrea dove era gia passato venendo a Const1' et vi stettimo parecchi giorni cargando tutta via et stivando baie di lana finalmente dopo un molto fastidioso soggiorno isammo la vêla alli 20 di Giunio con un vento assai gagliardo insulla meza notte pensando di passar dall' altra banda délia Propontide a Palormo ma venuto il di fece tanta bonaccia che non solamente eramo incerti di non potervi giungere quel giorno, ma molto dubitavamo anchora non quella gran corrente ci portasse a nro dispetto verso i castelli ; ma in sul vespro il vento torno in favor nro et passate tre isolette aride o piutosto scogli detti S1 Andréa entrammo per una bocca larga da 3 miglia in un golfo o canale che vogliam dire bello et giocondo cinto da tutte le bande di ricche colline et valli fruttifere et gittammo le anchore a Palormo borghetto greco dove sono i vestigi d'un molo che faceva un piccolo porto per i navili. Qui ci venne detto che l'armata Turchesca s'era partita dalli castelli alli 16 di Giunio.

Alli 23 soggiornando a Palormo per cargar la nave scoprimo 12 galère Turchesche le quali vennero a dar fundo a rente di noi et ci cinsero d'ogni banda et quantunque stessimo

in gran dubio con questi Azappi et altre canaillie di galère che troppo [f° 47] non curano i comandamenti del gran Sr ma trovano milli modi da cavar dinari dalli poveri Jauri ci facessero qualche dispiacere pur non hebbimo da loro disturbo o fastidio alcuno anzi stettero in porto con tanta modestia che incredibile parebbe chi veduto non l'havesse, et se forse qualch'uno trasandasse subito era menato nella capitana et disteso per mezo la corsia riceveva di buone bastonade per conto secundo la qualitàdell'offesa.

Alli 24 da Const11 Giovanni Rousset comandatario délia nranave et ci reco la nuova dell' elettione di Monsieur al regno di Pologna fatta in Varsovia alli 20 di Maio, et tanto buono nuntio ci fece celebrar il di di S. Giovanni con gaudio et allegria grandiss3 ma non potendone far dimostration publica incomminciamo con vini di Palormo a far brindis a nri s" et amici di Const1' dalli quali Rossetto ci havea portati piu di 30 mille saluti il che in quei luoghi solitarii n'era di grandiss* consolatione.

Tutto quel giorno le galère Turchesche stettero in Palormo cargando biscotti per l'armata portato quivi da tutti i luoghi vicini. Et i Telismani non mancavano a l'hora solita di gridar î'oratione sulla proda délia capitana non altrimente che nell'alte torri délie Moschee nelle grandi citta sogliono. Et finita l'oration dal prête tutta la gente gridando tre volte risponde Huf Huf, il che vuol dire spirito di Dio, dimostrando anchora nell' espeditioni bellice quanto sieno diligenti nell'osservar la lor legge.

La mattina seguente levaron le ancore con grandiss. contento nro, et vedendo il lito libero et sicuro smontati a terra cercammo le fontane et colli et piani cacciando con grandiss. studio tutti li pensieri che di qualche noia ci potesser dar caggione hora con frutti freschi et nuovi et hora con fiori vaghiss. et per piu agiatemente distendar filo di nri gratiosi raggionamenti al piu gran caldo délia meriggiana ci riducevamo nelle piu profonde parti

di qualche verdeggiante e: ombrosa valle bagnata da un fresco et cristallino ruscelletto il cui dolce mormorio dolcemente nutriva le vive rimembranze d'i caldi amori nelli petti di coloro i quali altre volte provato havevano che cosa si fosse l'esser inamorate. Et cosi trapassammo tutt' il tempo che ci convenne restar in Palormo il cui territorio certo è abundantiss0 et dilettevoliss0 imperoche vi nasce il cottone in grandiss. quantita non ci mancano biade et ci sono vini bianchi perfettiss. ma gli habitanti oltre che sono poveri et mal agiati sono di piu tutti Greci cioè ignoranti et superbi tal che da costoro in vano si desiderarebbe compagnia o cortesia alcuna.

Dal altro lato dal canal di Palormo si vedono le ruine d'una grande et magcacitta [47 v°] anticamente forse Cizico al mio giuditio benche il volgo la chiami Troia, et fin al di d'hoggi vi si trovano moite colonne et pezzi di marmi finiss1 i quali diligentementessii rerbano per ornamento délie Moschee bagni et altri edifici publici. Ora in questo canale di Palormo benche stretto sia pur tanta è la differenza del terreno che dalla

banda di Palormo il vino si vende 9 et 10 aspri il.mitro -1 et

dall' altra banda perche è molto inferiore di bonta si ha per 5 et 6. Uscimo di questo canal di Palormo con un ventesin assai prospero alli 7 di Luglio, et la matina trovammo alla bocca di detto golfo l'Isola di marmora cosi detta dalla quantita di marmi che se ne cavano. Et alcuni vogliono ch' il marmor Parium dalli scrittori antichi celebrato si pigli in detta isola, ma il Parium promontorium si vede quindi non troppo discosto et è forza che Marmora sia quella ch'i Graeci antichi chiamarono -po/.c-

VY]ffOÇ.

Caminammo tutto quel di et il seguente quasi sempre in bonaccia costeggiando il lito dell' Anatolia bello et fertile ma il sole era tanto ardente ch' a pena sotto alla tenda starsi poteva et la pece discolando d' ogni banda oltre che tutti i panni ci ruinava maggior fastidio anchora per il suo puzzore al cerebro

si recava. Et ecco queste sono le morbidezze marine queste sono le delicatezze nelle quali tanto tempo habbiamo vissuto, lascio mo star le acque puzzolenti et le strettissime loggiette, le carni secche al sole ; i biscotti ranzi et mill' altre cose le quali spero quanto piu difficili ci paiono a sopportar tanto credo maggior sara la nra Iode appo coloro i quali con buon giuditio le alte et generose imprese stimano.

Alli 9 hebbimo il vento favorevole tal che giunsimo a buon hora a Gallipoli grande et antica citta dalla banda dell' Europa posta sopra un promontorio un poco rilevato la dove 1' Hellesponto comincia a ristringersi a pie délie piu amené et gioconde colline che mai la benigna natura produsse, la terra è tutta ridotta in casali Turcheschi et si vedon anchora le ruine délie mura antiche parte in mar sommerse et parte cascate sul lito. Ci sono Meschite assai. Et un castel vecchio dove sta il Sangiacco di Gallipoli il quale è un franzese di Provenza rinegato; il porto non è troppo sicuro.

Fuori di Gallipoli forse un miglio èunaMoscheaetappresso a quella una sepoltura in luogho dilettevolissimo per le verdi et fresche ombre delli olivieri et altri bellissimi alberi che d'ogni banda li fanno scorta. Et in quella giace Orcan et secondo l'opinion d'i altri Sultan Amorath il quale primo passô in Europa et occupô Gallipoli.

Dalla banda dell' Anatolia dirimpetto a Galipoli è Sardacco casai Turco posto nel luogho dove fu anticamente Lapsacus.

U Hellesponto è tanto rapido ch' il Rodano et qualunque altro hume velocissimo, pigro et lento parebbe al rispetto di questo stretto. tal che ci lamentavamo di non poter cosi bel paese piu adagio rimirare. Pero il lito délia Graecia avanza assai di bellezza quello dell' Asia. Et spesso fra quelle misurate montagnette si scoprivano certe pianure ornate di tanti olivieri, con si soavi odori et si chiari ruscelletti che la val di Spoleto [f° 48) et il pian di mognone si vergognarebbono di star a parangone di cosi délicate et morbide valli. Et quasi in mezo

dell' Hcllesponto d' alla banda Europea viddimo su un monte piu alto d'i altri et men fertile un longo muro antico tutto rotto et disfatto che resta d'un castello chiamato da Greçi Xoipdbwpoç et da Turchi in medesima significatione Domus. Il che è stato primo da Turchi nell' Europa occupato alla barba del Imperator graeco il quale la presa di detta rocca risapendo et non conoscendo anchora ilgiuditio d'Iddiosopra di se et i suoi senza punto per tal nuova moversi disse sorridendo, che poco era a un imperatore il perder un porco alludendo al nome di detto castello.

Volando adunque et non veleggiando passammo Maetta ant. Madytus hora casai Turco al lito greco molto celebrato per i suoi vini perfettiss' et in una tratta fummo alli castelli dove si per la violenza délia corrente corne per il vento stettimo assai a pigliar fundo onde i castellani vedendo che la nave scorreva verso la bocca serrata da' castelli fecero segno con il foco di voler sparar l'artilaria ma in quel punto le anchore si fermarono. Il patron subito armata la nave se n' ando dal governatore, et non ostante i comandamenti del Sre ch' egli portava li convenne dar due piastre al bombardiero il quai senza alcun rispetto del vento contrario voleva ch' allora ail' hora la nave si ritirasse indietro; dicendo essergli stato comandato dal gran Sre di far fermar tutt i vaselli a largo del tratto dell' artilaria.

Il patrone torno alla nave con un Spachi spagnuolo rinegato il quale accarezzo molto accioche non gli levasse qualche vania addosso, etda costui seppimo che 1' armata Turchesca era partita di Cio alli 5. di Luglio.

I castelli non sono nel medesimo luogho dove fu anticamente Sestos et Abidos ma un poco piu basso, et perche quello dell' Anatolia è la dove fu prima Dardano per questo fin al di d' hoggi s' addimandano Dardanelli. Quello délia Graecia è sopra il giogo d' un monte carico di belle vigne et si vede che non è stato edificato tutt' in un tempo, imperoche la torre alta et quadra ch' è in mezo d' un sperone fatto a modo di cuor' humano è molto

piu antica ch' il muro del quale detto sperone è tutto cinto et si stende lungo il lito dove sono da 25 artilarie che guardano il passo da quella banda.

Ma il castello dell' Anatolia è piu forte per esser posto sopra la punta d' una larga et spatiosa campagna tal che da i vicini monti non puo esser offeso. Egli è cinto di profondi fossi nelli quali corre il mare. In mezo di esso si vede una terrezza con moite artilarie ma non vi lasciano entrar nessuno sapendo molto bene che queste sono le chiavi di Const1' et che tutta la sicurta deir imperio Turchesco si riposa sopra queste due fortezze. Il muro del castello di Asia che tocca il lito com' ancora 1' altro ha da 25 o 30 porte et in ciascuna di esse porte sono artilarie che battono [48 v°] tutte a gala dell' aqua di maniera ch' un palischermo per piccolo che fosse non scifarebbe il passo senza esser toccato et d' una banda et dall' altra.

Stettimo ai castelli piu giorni aspettando roba da savornar la nave et perche il borgo era ammorbato et il lito molto scoperto et senza ombra o fontana stavamo tutt' il di in nave.

La sera poi al fresco andavamo a passeggiar et a notar poscia tendevamo le reti i quali la seguente mattina carichi di buoniss. pesci retiravamo. Et duro quel diletto fin a tanto ch' una notte havendoli tesi la corrente ci le porto via ail' hora certo che piu utilita ne speravamo.

Quel rinegato spagnuolo che ci visito subito che ci vidde giunti alli castelli si dimestico di maniera con esso noi {sic) ch' ogni di desinava con esso noi poi dopo pranso o la martina a 1' alba ci conduceva per tutto il paese circonvicino quai è molto abundante d' ogni sorte di frutti, et massimamente di vigne le quali piu et piu volte provarono quanto il dolce humore délie lor uve ci aggradeva.

Tra questi piani scorre il fiumicello Simois il quale in questa staggione è tutto essicato et ha perso il suo nome, pero lo riconnobimo vedendolo solo in tutta quella gran pianura dove tutte le carte greche dipingono il Simois.

Mentre stettimo nello stretto Dardano a pena si passava una mez' hora che non giungesse quivi qualche legno, il quale benche mandato dal gran Sigre calava le vêle et non si partiva senza la licentia del castellano. Ma coloro che vengono verso Const1' o Turchi o Christiani passano de lungo senza altro et non si fa cerca alcuna d' i loro legni tal che si vede che facilis descensus Avérai, ma molto difficil cosa è 1' uscirne fuora et di cio n' habbiamo fatto buon' isperienza perche essendo quasi in ordine per far vêla ecco viene un maladetto greco da Galipoli con un Gianizzero et altri Turchi i quali egli havea appostati per far fede al cadi del borgo d' i castelli ch' eramo schiavi riscattati et pero havendo un certo privilegio del gran Sre in virtu del quale i schiavi riscattati venendo a questo stretto d' i Dardanelli sono obligati di pagargli un cotanto, egli ci chiamo in giuditio per haver detta somma da noi. Andammo allegramente inanzi al cadi con il nro comandamento del gran Sre in mano, et trovatolo sentato in mezo di piu apparenti del borgo glielo presentammo.

Egli lo prese et devotamente lo basciô poi in segno di maggior riverenza lo r[i]porto al suo turbante et fattolo publicamente leggere ad un Telismano che gli sedeva appresso et inteso particolarmente quanto il gran Sr ci favoriva in detto suo comandamento conciosia ch' egli ci dava licentia di portar il turbante quando cosi si piacesse senza paura d'essere ricercati da nessuno d'i suoi subditi overo officiali [f° 49] ail' hora detto cadi ci honoro molto et ci usô moite cortesissime parole. Il Raspenin Manavara Greco tutto rabbioso se ne torno a Galipoli con i suoi falsi testimoni et noi liberi di tanta calonnia lieti et contenti volsimo i passi verso la nra nave havendo pero pagato 42 aspri al Segretario che volse haver la copia del nro comandamento.

Alli 18. di Luglio havendo fatto saper alli deputati del Dacio che volevamo partir vennero a far la nra cerca che costo alla nave 36 ducati d'oro. Et non solamente le robbe furon visitate ma anchora tutte le persone annoverate accioche trovandone

piu che non era scritto nel comandamento secondo i loro statuti ci facessero tutti schiavi.

Pero dando qualche presentuzzo et ben da bere con buone parole a quelli ch' hanno ufficio non usano tutta la diligentia in queste cerche che dovrebbono, ma senza quello sono molto rigorosi et spesso staranno un mezo di a cercar d'ogni banda un legno et per ogni minima cosa fanno grandiss' dispiaceri. Ma col mezo del nro Rinegato Spagnuolo al quale havevamo gia dato 3 scudi et Ire in suo favore al Illmo Sr Imbasciator per raccommandarlo al Bassa fummo presso spediti. Et pagato al castellano et al Bombardiero un ducato per huomo per l'Ancoraggine isammo le antenne con non minor allegrezza che se di duriss* servitu nella nra pristina liberta fossimo ritornati, et con un vento molto prospero uscimmo d' i Castelli et stando in mezo di quelli giudicammo lo stretto esser largo in quel luogho poco manco di 3 miglia. Ma verso Maetta dove furono anticamente Sestos et Abydos egli è un poco piu stretto. Basta che non si puo traguettar questo passo senza pericolo evidentiss0 essendo molto ben munito di Artilarie che batteno tutte a gala dell' acqua, se non fosse con qualche stratagema come fecero questi giorni passati alcuni Spagnuoli i quali essendo giunti alli Castelli venendo di Const1' si fermarono come è l'usanza di maniera ch'il castellano penso che fosse qualche galera che se n'andasse al'armata. A meza notte i Spagnuoli ch'eran tutti schiavi et eran rimasi d'accordo con i lor Rais di scampar in terra di Christiani non temendo di mettersi ad ogni gran rischio per ricoverar l'inestimabile liberta, a mezo notte vedendo il vento favorevole levaron le anchore senza rumor alcuno et in un tratto se ne fuggirono la quai cosa riferita a Memet Bassa il castellano fu levato dal suo ufficio et non si dice quel che dipoi gli sia stato fatto.

Passati i Castelli l' Hellesponto s' allarga in 5 et 7 et 10 miglia et termina al capo di Sula o Spedo délia banda Europea con il golfo di Margaritz d' ove 1' archipelago è tanto largo che

non si vede il lito dalla banda délia Grecia.Questo capo è discosto [45? v°] 15 miglia dalli Castelli tal che tutta la lunghessa del Hellesponto cominciando da Galipoli è 45 miglia.

Passammo poi Capo Janizzeri dalla banda dell' Asia sopra il quale si vedono fin al di d' hoggi qualche muraillie antiche che dicono esser rimase del castello di Priamo Re Trojano.

Il sito di questo capo dimostra chiaramente quello esser il Sigeum promontorium dove Constantino havea prima designato et cominciato di edificar Const1' et è da credere che queste mura sian piu tosto d'i edifici cominciati da Constantino che dell' antica Troia.

Il paese che si vede dalli castelli fin a Troia è montuoso et non troppo fruttifero nel terreno Troiano è grandiss» abundantia di rovori da quali pigliono la vellania et con grande guadagno la portano a Venetia per conciar i cuori.

Oltra il Sigaeo o capo Gianizzeri scoprimo 3 Isolette déserte l'una a rente dell' altra dimandate da Turchi et Grechi Mowpia, et molto più lontano verso la Graecia Ibro et Samothrace ove sono monti altissimi. In un tratto fummo a Tenedos notissima fama insula discosra da castelli 30 miglia, non men celebrata per i suoi vini perfettiss', che per la statione délie navi che ruinarono Troja. pigliammo fundo sotto un scoglio vicino ail' Isola non volendo andar nel porto del borgo dove era il morbo, vidimmo poi la terra da lontano posta a pie d' una montagnetta fatta in modo di punta di diamante la quai si vede fin alli Castelli.

Sopra la terra è un castello in luogho piu eminente edificato alla Christiana, dove hora perô sta il presidio Turchesco. Questa Isola gira da 30 mig. et ha un solo borgo, et non potendovi andar per rispetto del morbo ci accostammo d' i Greci i quali abandonate le case amorbate sotto capannette alla campagna si stavano, da loro comprammo uva et altri frutti et cercammo il vino il quai è molto robusto et nasce in paese di sabbia molto adusto et scoperto, et stando un di a Solazzo

29o VOYAGE DU LEVANT

presso ad una fontana scoprimo li vestigi d' una chiesa antica da Constantino edificata secondo che da popolani ci venne detto.

Tenedos è discosta dall' Anatolia da 10 mig. giusto dirimpetto a Troia, délia quale restino anchora qualche vestigi sparse et in la. Pero corne già ho detto è da credere che le ruine ch' hoggi si vedono non sieno di quelF antica Troia, ma piu tosto esser restate dalle terre che molti Imperadori Romani v'hanno di poi edificate. Non dimeno vedendo che tutte le carte pungono T antico Ilio in questo luogho in honore dell' antichità la descrivero secondo che standovi 5 giorni 1' ho potuto comprendere.

Ilio dalla banda di Settentrione era vicino ail' i radici del monte Ida (non troppo alto ma molto folto di alte et antiche quercie) in una pianura un poco rilevata a modo di [f° jo] colline discosto dal lito da 6. mig. dove non è porto ne segno alcuno che mai ve ne sia stato. Tutto questo paëseè occupato di boschi ecceto qualche campicello di vigne, non vi nasce frumento nissuno tal che n' i casali Turcheschi ch' hora vi sono non si mangia altro pane che di biava. Il hume Scamandrus che nasceva dal monte Ida non si vede piu. Vi sono bagni d' acque calde, ma i malandrini hanno fatto questo luogho quasi tutto deserto pieno di macchie stecchi et spine et pare anchora tutto funesto et oscuro per la rovina di tanta citta. Perô non havendovi veduto cosa alcuna degna di farne memoria, questo basti per sodisfattione d' i amatori dell' antichità.

Alli 24 di Luglio tre hore avanti giorno havendo compito di savornar stivar et allestar la nave isammo le anchore con una tramontana tanto gagliarda che la mattina a buon' hora ci ritrovammo al capo di Santa Maria da Greci Aexto, da Turchi Papabrono addimandato discosto da Tenedos 40 mig. et fa canale con l'isola di Mitilene.

Ma rinfrescandosi ognhora la rabbia délia tramontana ch'alzava le onde amodo di altiss' monti et spaventava i piu esperti ma-

rinari benche fosse in favor nro fu piegato iltrinchetto di gabbia et la mezana, et calata la maèstra fin a meza hasta ma tanto era potente il vento ch' in un tratto fummo a Capo Sigri nell' Isola di Lesbos ch'a perso quel nome et non si dimanda altramente che Mitilene dalla sua terra principale ch' è verso 1' Anatolia in una molto fruttifera valle nobile per i suoi vini eccellmi ma del lato checosteggiammo detta Isola ella è stérile montuosa et déserta il suogiro è di300miglia. Dirimpettoal Sigri ch'è discosto 40 miglia da capo Papabrono, è un scoglio chiamato cavalla, et indi prima scoprimo Xwç la quale in poco tempo costeggiammo discosti perô da essa 23 mig. du esta isola è tanto fruttifera et popolosa che benche non giri di 100 mig. perô vi sono moite ricche terre et mercantili, ogniuno sa. Quanto per il passato ella fosse delitiosa et abundante di tutte le delicatezze che si possa imaginare fin ad usurparsi il nome di Paradiso d'i Cazzi con T universo consenso di tutt' il mondo.

Maegli è da sett' anni che Piali secondo Bassa vizir veggendo il superbo andar di queste Sciotte, i palazzi, i giardini, il splendivo vivere et magnifico, pensandosi che dovessero esser ricchi senza misura ci venne con alquante galère et ricevuto nel porto et nella terra corne amico et accarezzato da tutt' il popolo la sacchegio tutta et in pagamento dell' hospitalità usatagli dalli gentilhuomini di Casa Giustiniana Sri et padroni dell' Isola perô tributari del Turco, gli porto tutti schiavi et huomini et donne et donzelle a Const1' lasciando la plèbe con buon [50 v°] presidio di Turchi, cosi hebbe fine la superba morbidezza et lascivia Sciotta.

Vicina a Xtc; è Wùpx isola habitata et 'Avti^upa appresso piu piccola et déserta, poi da man dritta scoprimo Sciros la quai il piloto pensava che fosse il monte santo [un blanc] detto da gli antichi Athos sopra del quale habitano da 12000 Caloieri ma cominciando a scoprir Negroponte egli s'accorse del suo errore.

Venuta adunque la sera eramo presso a l'Euboea 10 mig. et per non perderci la notte nel Icarium pelagus caminando

troppo forte corne fece 1' infelice Icario per volar troppo alto, piegammo la maestra et adoperammo solamente il trinchetto a mez'hasta et senza bonnetta.

La fortuna insieme con la notte diventava maggiore et sbalzava la nave con tanto impeto che i marinari istessi sentivan dolor di testa et di stomacho et mi pareva ch' il cuore tutto ischiantato se ne venisse fuora per la bocca et veggendoci in cosi crudele et dispietato tempo vicini a 1' horribil litoCafareo et privi del lume del sole ci parve veder gia 1' ombra délia vicina morte et sentire quel dolore che divide l'animo del corpo et provammo molto bene quali et quante sieno le forze del mar corucciato et turbido.

Passammo sotto Negroponte per un canal largo da io mig. havendo detta Isola al man dritta et Andri alla manca, et sotto quella Tenos ch' é anchora del 25 Luglio {sic) dominio di S. Marco.

La mattina seguente rassicurati alquanto dalla vermiglia Aurora scoprimo sul lito di Negroponte unafortezza detta Castel Rosso. L'isola di Negroponte o Euboëa gira 300 mig. et è separata dallo stretto o Euripo di Chalcis da terra ferma con la quale pero si giunge con un ponte di legno lungo da 12 passi [en marge Euboëa è discosta da X;îç 50 mig.J.Vidimmo poi tutte quelle Cycladi seminate per 1' Aegeo il quale ornato dalla beliezza et fertilita di tante Isole meritamente vien chiamato Archipelago.

Spinti adunque fieramente dall'incredibile forzadi Tramontana lasciammo Macroniza et Helena et capo Colonna dalla banda di Achaia dall' altra Zea grande et alta Isola 40 m. da Negroponte item Serfino et Sifano. Scorsimo poi il golfo di Napoli anticamente sinus Argolicus grande et largo et inver la sera hebbimo Antimilo et Milo alla manca la quale è sotto il ducato di Nixia ch' è hora d'un Hebraeo chiamato giovanni Miches. Et si dice ch' in quellTsola subito che vi capita qualche nave le vireinelle con le madri corron al lito dove riccvendo

amorevolmente i forestieri con infinité carezze li invitano ad usar con esse.

Scoprimo il Cerigo assai vicino ma perche il nro piloto non era troppo prattico il patrone et nochiero risolsero di non passar piu oltre quella notte cosi stettimo [/"" //] sulle volte fin alla mattina verso Bellapaôlo non havendoci da temer da Corsali per quel vento tanto fiero.

Il seguente giorno non cessando punto il vento fummo a Malvasia anticamente detta Epidaurus 100 mig. da Zea dove è una bella fortezza con buono presidio Turchesco.

Indi lasciandola voila di Candia il e [di che]altolitofacilmente scoprivamo ci accostammo al capo S'-Angelo che fa canale con Cerigo grand' isola d' i Venitiani 5 o mig. da Malvasia detta anticamente Cithera délia quai Venere fu detta Citherea et è il fine dell' Archipelago et principio del mar Cretico.

Mi certo hebbimo da far assai in su questa punta imperoche volendo entrar nel golfo di Venetia il vento non era piu in poppa anzi spigneva la nave tanto dalla banda che spesso l'antenna Maëstra era piu di quattro palme sotto 1' acqua la quai entrava fin sopra coperta.

Stavamo tutti raccolti insieme sopravento per dar qualche contrapeso alla nave mirando col viso smorto le vive fiamme che dall' onde arrabiate visibilmente splendevano.

I marinari con silentio attonito palesavan assai la paura che con parole non volevan scoprire et in tanto pericologuardavan pietosamente illito vicino misurando con la vista se ci sarebbe possibile di salvarci a nuoto sopravegnendo il bisogno et senza farsi motto l'un a 1' altro ogniuno con ardenti prieghi implorava l'aiuto délia divina Clementia laquai finalmente si mosse a pieta di noi et ci salvo da quelle mortali fiamme Citheree.

Montammo adunque Capo Malio et usciti del canale di Cerigo quai dura 10 mig. desinammo presso al golfo Lavauco detto da gli antichi Sinus Laconicus dove le galère Turche che fanno questo viaggio vanno per aqua.

Tutta questa costa délia Morea o Peloponeso è montuosa, sassosa et déserta.

Passiammo Corvi Isoletta a man dritta, ma il vento ci lascio sotto il golfo di Maina presso a porto Quaie quai è a capo Matapan et restammo con caldo grandiss0 in bonaccia et allhora ci temevamo molto dalli Corsali non sapendo del certo dove fossa 1' armata Turchesca.

Tutto il 27 ci intrategnimo in quella bonaccia et patimo una sete desperata non havendo acqua se non guasta et puzzolente et non potendo bere del vino per il gran caldo délia canicula.

Alli 28 per nra grandiss* disgratia si levarono i Maestrali contra a quali adoperando ogn' arti voltandoci, hora per tramontana et hora per libeccio infin scoprimo le isole di Sapienza.

Questo giorno iscontrammo una nave venitiana che se n'andava col vento in poppa in Candia, et havendo pigliato lingua 1' un dal altro, essi ci tiraron Ire per [ji v°] Venetia con archi poi se n' andarono la lor strada et noi meschini stetimo sulle nre volte.

Tutto quel di et la notte et il seguente giorno nel quai verso la sera rinfrescandoci il vento vedendo che per forza ci bisognarebbe pigliar la volta di Candia se con le nre volte ci allargavamo troppo da terra, deliberato quello ch' era da far non potendo afferrar al Prodano dal quale non eramo discosti piu di 3 miglia voltata la poppa al vento andammo a pigliar fondo nell' Isola di Sapienza presso a Modone anticamente Methone fummo salutati dalla terra con un canone et noi fecimo il medesimo a loro. Et essendo ragguagliati ch' erano quattro galiotte qui vicine, tegnimo le nre armi allestate et stettimo a 1' erta tutta quel notte. Subito s' accesseromolti fuochi ne' monti vicini che davan aviso l'un a l'atro délia nra venuta.

Alli 30 andando i nostri ad una fiumara per acqua intesero da oerti Grechi che 1' armata turchesca s' era partita del porto di Navarrino discosto da Modo da 6 mig. ma ch' eran restate in dietro 4 galiotte le quali il Bassa del mar haveva scritto al Aga

di Modone che le disarmasse se capitavano nel suo porto, et per questo si stavano dietro ad uno scoglio molto vicino alla nostra nave.

Et si per quelli Corsali si anchora perche il Sangiacco di Modone trattava maie le navi franceze ci consigliavano di levar le anchore et fidarci piu presto nell1 instabilità d' i venti che restar nelle mani di quelli lupi rapaci.

Certo allhora ci ritrovammo a cattivissimo partito non sapendo dove andare ne manco dove stare travagliati et combattuti dalla terra dal mare et da tutti gli elementi in una nave maie armata et peggio governata. Ogniuno gridava confusamente la sua openione per scampar da tanti pericoli senza risolvero pero cosa alcuna. Ma in quel mezo apparvero per gratia divina duoi Turchi a cavallo sul lito a quali mandammo il piloto perche intendevaTurchesco. Costui tornato nella nave ci disse che 1' Aga di Modone haveva mandati quelli duoi per intender che genti fossimo, et assicurandoci che le galiotte d' i Corsali stavano tutte et 4 nel porto disarmate ci confortavano dandar alla terra non havendo da dubitar dell' animo del Sangiacco.

Queste nuove ci rallegraron molto et con buona speranza rammorbidarono i nostri spiriti gia molto inacerbiti per la paura di tanti imminenti pericoli. Et poi che le quattro galiotte eran disarmate fummo tutti d' accordo di non levarci per tornar aile volte al dispetto del vento totalmente contrario.

Ma la mattina seguente primo d' Agosto considerando che tutte le provigioni délia compagna ci mancavano non havendo toccato dalli Castelli fin qui in nissuno luogho dove havessimo commercio di comperar per un' unovo (sic"), ^a nécessita si costrinse di levar le [f° $2~\ anchore per rinfrescar ci alquanto a Modone. A pena avanzammo un miglio ch' il vento cesso et tornammo a dar fondo sotto un scoglio tutto stérile et deserto dal quale spiccando con un coltello le marine conche ne facevamo pasto non havendo altro in nave che biscotto guasto da cacciar la famé. Et quantunque il vento durasse contrario non dimeno

ci levammo sforzandoci di avanzar fin al Prodano volteggiando con la maggior fatica che sipossa imaginar.

Il Maestro quel giorno ch'era secondo d 'Agosto non fu troppo crudele di modo che sperando andar inanzi non si fermanno a Modone ma arborando lo stendardo di Francia secondo l'usanza fatta la salva con tre canonate passammo oltra et venimo fin a Navarrino. ma il di seguente le Maëstralade si rinfrescarono di maniera che tutta l'industria marinaresca era troppo debole contra la rabbia délia fortuna, tornammo adunque indietro et fatta un' altra volta la salva gittammo le anchore nel porto di Modone. Il patrono subito armata la nave se nando dal Aga et da lui havendo gli presentato il comandamento del gran Sre fu humanamente ricevuto solamente Aga gli disse ch' egli corne amico del gran Sre non dovea tanto stentar in mare, ma dalla prima volta ch' egli era passato a Modone egli dovea fermarsi perche pareva ad un certo modo ch' egli non ci fidasse da Turchi poi ch' egli andava cosi schifando i porti.

Fummo incontanente visitati dall' Eming et molti altri a quali conveniva tutt' il di tenir corte bandita di sardelle pero et biscotto et vin guasto perche in fatto ce n' era d' altro.

Il detto Eming inteso ch1 eramo gentilhuomini venuti in quelle bande per desiderio solamente di veder quel paëse ci meno nel casai Greco quai è fuora délie mura di Modone et l' anno passato fu quasi tutto rovinato dall' armata Turchesca che fuggi quivi essendo cacciati gagliardamente dall' armata Christiana laquai perô non volendo mettersi a risigo d' esser fracassati dal artilaria ch' era sopra un scoglio che serra il porto di Modone délia banda d' Oriente senza far nulla poco animosamente secondo che da' Turchi si dice si retirarono.

Dipoi questo Eming ci meno in un bel giardino il quale benche belliss0 fosse et dilettevoliss0 per la moltitudine delli naranci et granate et cedri, fighi, persighi et altri alberi et per il fresco pozzo,

Pur istenti grandiss' durati nel lungo et faticoso volteggiar

ci lo fece stimar da molto piu che non era, et chi volesse rimembrarsi quai fosse la nra gioia giunti dopo tante miserie in luogho tanto ameno, bisognarebbe ch' egli s' imaginasse la maggior allegrezza et contentezza che neli' huraano intelletto si possa capire. Ben so io ch' i vini greci et perfetiss' non paiono piu saporiti alli delicati stomachi ch' a noi [j2 v°] parve ail' hora 1' acqua del pozzo havendone patito piu giorni grandiss0 disagio.

Stettimo in quel bostan fin alla sera et fecimo collatione col detto Eming distesi sopra tapeti Alessandrinisotto l'ombra odorifera d' i verdi et gialli naranci, et in mezo di noi fu distesa una tovaglia di cuoio tonda et poi dalla casa del Eming fu portata un' Anguria et cascio Marsiliese et pan fresco dil che fecimo gran festa concio sia che 1' acque parer fa saporite et buone la sete.

Quanto al sito di Modone ella è posta in piano bagnato dal mare da mezo giorno et levante evvi un molo dove possono star 20. galère, ma f uora di quello stanno anchora sicuramente al lito talche l'anno passato tuttal'armata Turchesca vi si ritiro.

Alla punta di detta terra è una torre bagnata da tutti i lati dal mare fuor che da quello che la giunge alla terra et in quella si fa la guardia tutta notte gridando a tutte 1' hore corne s' usa in molti luoghi di christianita. Le muraillie di Modone sono molto ben fornite d' artilarie et hanno per certi intervalli moite torri quadre corne a Const1' ella èdi forma quadra et è stata altrevolte piu grande ch' hora non è come si giudica facilmente dalle ruine d' i mûri antichi che si veggon fuora di essa. Verso terra ferma evvi un castello quasi in forma di citadella che la rende fortissima da quella banda.

Sopra la porta che guarda verso il molo si vede fin al di d' hoggi un S'-Marco testimonio del danno d' i christiani et délie vittoried' i Turchi.

Fuora délia terra si vede anchora un bel ponte di pietrafatto da Venitiani ma 1' acqua che passa sotto era secca in quella staggione. Presso aquel ponte evvi etiamdio un belliss0 pozzo

otnato del Leone Venitiano et dalla terra vi vengono molti Asini a cargar acqua che rivendono poi a quelli del castello il che dimostra che dentro le mura di Modone ne debbono haver carestia. I christiani come gia dissi hanno il lor borgo fuora di Modone et solamente Turchi et Hebraei stanno nella citta.

Modone è governato da tre Aga, Y uno è Aga del castello, l' altro d' i Gianizzeri, il terzo d' i Azappi i quali sedono tutti et tre insieme tutt' il giorno alla porta délia terra dando raggione ad ogniuno.

Alli 7. di Agosto vennè una galiotta dah" armata a Modone che ci disse che l'armata 3 giorni avanti s'era partita dal porto di Fugheres et pigliava la volta dell' Abruzzo, havendo havuto comandamento dal gran Sigre di scontrare 1' armata spagnuola se fosse possibile, o d'andar essi potessero d'armeggiar {sic) il Re di Spagna predandoet saccheggiandoi suoi paesi com' hanno gia fatto pin dell' altre volte.

Alli 9. d'Agosto venne unagalera daConst1' che se n' andava in corso. Iddio perla sua misericordia ciguardi délie sue mani.

Alli 10. giunse a Modone una galera capitana di Memet Bassa che tornava dah" armata con una Mahona laquai per la gran fortuna ch' havea patito in mar havea perso il vélo Maestro et rotto l' albero et cosi mal aconcia non sapendo dove in [ f° jj] tanta tempesta 1' armata fosse andata se n' era fuggita a Modono per rimettersi inconcio et intenderne qualche nuova.

Dell' armata si raggionava diversamente chi dicea ch' havea afferato in Calabria chi al contrario ch' era tutta dispersa in qua et in la havendo patito gran dano dal vento.

Alli 14 di Agosto venne a Modone Meming Chiaia Corso che tornava da Barbaria con la sua capitana et 3 altre galère et 3 galiotte et subito hebbe nuova da una galiotta che tutta 1' armata era a Prevesa et se in 7 giorni non andava quivi a trovar il Bassa che lo trovarebbe in terra di christiani, et cosi egli si parti alli 19 di notte havendo spalmato il giorni dinanzi a l' isola di Sapienza dirimpetto a Modone.

Lontano da Modone 8 mig. è Navarrino Castello posto sopra un colle assai alto et evvi un belliss0 porto per questo il gran Sr vi fa edificar una citta per commodita délie sua armata et la fara cingar di mûri corne Modone accioche indi egli possa piu commodamente mandare huomini al danno dell' Italia.

Mentre stavamo a Modone aspettando vento prospero visitammo Aschlit Murath Bei in Barbaria il quale era stato tre volte imbasciator del gran S'' in francia. Et havendo fatto il viaggio di Baiona col Re havea buona notitia di tutto il regno Francese il quale certo egli lodava sommamente. Et raggionando délie guerre di Francia ne dava la colpa al Papa, et si maravigliava molto che per la religione solamente la quale egli diceva dover esser libéra a tutti, il Re si muovesse adistruggere i suoi piu affettionati et fideli sudditi. Pero, diceva, se forse il Re si dubitava del Prinze di Condé che per esser del sangue Reale si sforzi di levarli la corona col pretesto di Religione non accadde altro che con presenti et belle parole invitarlo a qualche solenne banchetto, et essendo venuto senza sospetto nel palazzo del Re introdurlo solo in qualche caméra et ivi strangolarlo. Et morto il capo diceva, mai piu si muoveranno 1' altre parti inferiori. Questo è il consiglio che da parte del gran Sr egli dava al Re : ma il successo délie cose accaddute dipoi ha dimostrato chiaramente ch' il traditor et desleale mangea (ainsi souligne) Christiano non s' è contentato di quel scelerato consiglio ma n' a trovato d'altri tanto piu horrendi quanto meno la crudelta è da comportar in un Re Christianiss° che in Turco nato d' un pâtre parricida et nodrito et allevato dalli proprij homicidi di tutti i suoi fratelli.

Questo Aschlit non riprendeva altro nelli Hugonotti se non che distruggevano le chiese edificate in honor et memoria d' i santi del Paradiso. Biasimava molto la lunghezza délie liti nodrita per l' industria di quelli ch' a le lor vesti et posato andar paionola giustitia istessa, maquantunqueegli lodasse molto la

cortesia Franceze pur d' una sola graspa d' uva non si degni esser cortese a noi \^3 v°\

In fin astiditi oltre modo del lungo soggiorno, et vedendo 1' ostinata pertinacia di questo dispietato Maestro, sperando di trovar altro vento nell' alto mare alzammo le vêla alli 20 d' Agosto, havendo pagato 1' anchoragine et stettimo sulle volte con grandi stenti et tempeste fin alli 23 ch' afferrammo al Prodano Isola deserra 20 mig. da Modone, detta da gli antichi Prote.

La mattina seguente salpammo le ancore con vento assai prospero ma in punto turboss'il cielo et con spaventevoli groppade et nuvoli densi saltaron su i Ponenti, di maniera che volteggiammo 4 giorni et 4 notti prima ch1 afFerrar al Zante, il che tanto piu n' era duro a supportar quanto piu vicini talvolta ci lo vedevamo poi in vece di dar fondo bisognava da recao tornar in alto mar et duro quel ballo fin alli 29 d' Agosto che con un vento in poppa tanto debole che lo bisognava aiutar col rimorchio afferrammo nella spiaggia del Zante Isola d' i Venitiani 80 mig. dal Prodano, et in quel medesimo punto scrissi a Venetia per una nave ch1 haveva gia isato le antenne per partirsi.

Il proveditor chiamato il clarissimo Sr Lunardo Emo lette le Ire ch' haveamo del Bailo di Ccnst" et del Sr Imbasciatore ci dette libéra pratica. Et subito smontati nel borgo andammo a visitarlo nel castello quai è in cima d' un monte assai fruttifero ma fastidioso nel salirvi su, di modo ch' egli è fortissimo si per il sito, si anchora per i grandi bastioni et larghi mûri molto ben provisti di artilarie.

Et è tanto grande che dentro di esso vi è un buon casale, et quando i Turchi smontano nel Isola gli Isolani portano tutte le lor robbe in detto castello ci sono cisterne buoniss' la guardia hora non è che di 100 soldati.

Il proveditor ci ricevette cortesissimamente et ci presento la collatione di ottimi vini et uve fresche ma senza pane perche

APPENDICE 3or

ce n' è grandiss* carestia, egli ci communico gli avisi ch' havea di Francia et ci affermava che la pace era gia fatta délia quai nuova ci ralleggriammo assai.

Tolta licentia da lui torhammo nel borgo posto al piede délia montagna sul lito délia spiaggia lungo assai ma stretto et rovinato anchora daTurchi talche la piu parte délie case son scoperte et rotte. Ma hora comminciano a poco a poco a condurvi legni et altre cose necessarie per far case. Perô la gente Zantesca non si diletta altramente di palazzi anzi habitano tutti benche ricchiss' sotto poverette capanne sparagnando tutto il loro podere in contanti dinari accioche venendo il Turco nel Isola corne egli se (sic) sene possino fuggire con tutta lor faculta.

[Effacé : Non mi distendero altramente nel scriver quale et quanta fu lanra allegrezza vedendoci in terra christiana.]

Zante antic. Zacynthus gira da 60 m. è abundantiss3 di olio, vino, uva passa ci sono saline, et vi nasce anchora il cottone et se ne cava tanta regolizache la [f° $4] tengono per vilissa et ne lascian pigliar liberamente a chi ne vuole, ma vi manca il frumento non per peccato del terreno ma per avaritia d'i habitanti i quali per il gran guadagno che cavano dall' uva passa amano piu presto patir carestia di pane che di seminar il grano nelli loro campi.

Non viddi mai piu belle ne piu dilettevoli pianure ch' al Zante ombrose et verdi sopra modo cinte d' intorno di alti monti assai fruttiferi. Ci sono da 60 ville et S'-Marco ne riceve ogni anno piu di 20000 ducati d' intrada. Vi si parla greco beniss. ma tutti quasi sanno Venitiano.

Dirimpetto al Zante si vede CastelTornesenella Morea sopra la punta del golfo di Lepanto et per sicurezza délie barche che traghettano d'una banda ail1 altra la notte accendono fuochi cosi nel detto castello corne al Zante discosto da 18 miglia.

Tutto il pane che si fa in Zante si distribuisce per il cavagliere del Proveditor et è caro molto et negro et per nelle ville non ne mançiano d'altro che di orzo.

Al Zante venne la nuovache l'armataTurchesca eraalla vallona ma ch' era stata molto mal menata dalla fortuna volendo traghettar in Italia talche 8 galère s'eran perse et ne viddimo tornar 12 alla volta di Modone tutte rotte per racconciarsi et rimettersi in harnese.

Il di medesimo ch' arrivammo al Zante si parti una nave per Jérusalem nella quai era il Patriarca accompagnato da molti frati francezi.

Alli 7. di Settembre salpammo le ancore con un ventesin in poppa et mirando con grand' allegrezza il luogho dove gia 2 anni 1' armata Turchesca fu rotta dalla lega, passammo Curzolari d' onde si partiron HChristiani per dar addosso à Turchi ch' erano nel golfo di Lepanto, ma nel mezo del canal délia Cephalonia il vento si cangio et i ponenti et Maestri tornaron da recao et volteggiammo tre giorni continui in detto canale.

Alli 10 avanzammo un pochetto tanto che viddimo il castello délia Cefalonia posto sopra un monticello assai discosto dalla marina et piu piccolo di quello di Zante l'Isola gira da 80 mig. et quantunque ellasiaabundante di tutte le cose necessarie alla vita dell' huomo; non dimenoè pocohabitata si perche il porto è molto incommodo conciosiache non se ne puo uscir se non per ponente o Maestro, si perche tutte le navi di ponente et Levante afFerrano.il Zante et non si fermano mai alla Cefalonia.

A rente alla Cefalonia è Anticefalonia piu piccola et guardando verso terra ferma dietro la Cefalonia viddimo un' isoletta con tre pente di Sasso molto strabocchevole et deserto chiamata Atoco dalli moderni Greci et dall'Italiani Val Compare la quale per certo è l' Itaca patria di Ulysse, et vedendola mi maraviglio molto ch' in cosi horrido et stérile terreno nascesse un huomo degno di si chiaropoema [54 V]. Da quella medesima banda viddimo Su Maura anticamente Leucas che si giunge a terra ferma con un ponte di legno.

Dopo molti stenti montammo cr.po Sydero ch'è l'ultima punta délia Cephalonia, 30 mig. dal Zante, et cosi uscimmo del

canale che passa tra queste due Isole et corre con tanto impeto verso Levante che n' haveva portati indietro quasi fin al Zante.

Alli 12. di Settembre dopo il tramontar del sole hebbimo il vento prospero si che venimo in poche hore fin a 1' Isola di Naxo molto vicina di Corfu havendo gia passato il golfo di Prevesa o larta antic. Sinus Ambracius dove 1' armata Turchesca spalma spessiss0 et terminal'EtoliaoAcarnaniache comincia al golfo di Lepanto. Ma la mattina il vento fu contrario di modo che non potendo mantenerci sulle volte afferano a Parga casai restato solo alliS" Venitiani in tutto TEpiro. E discosto dalla Cefalonia 80 m. et 1* anno passato i Turchi lo ruinarono, ma tornano a ristaurarlo in beneficio d' i miseri schiavi i quali spesso da moite bande délia Turchiasi fuggonoinquestoasylo. Da questo casale si traghuettano manzi et altre carni in Cortu. Il capitano ci disse che 1' armata Turchesca se ne tofnava indietro havendo infelicemente provato T ardor et valor spagnuolo il che pero io non credo benche si sappidacerto che gia alcune galère Turchesche sono aile gomenizze.

La mattina seguente 14 di Settembre trovammo che le prevese ch' havevamo attaccate al lito per sicurezza délia nave erano stati tagliati di notte dalli Albanesi sperando che rumpendo la nave al scoglio molto vicino verrian poi a saccheggiarci, in fatto non sono peggiori ladri al mondo di questi chimariott^ imperoche fanno mercantia cosi di Turchi corne di christiani che nelle lor mani capitano, vendendo i Turchi alli Christiani et i Christiani a Turchi, ma Iddio per sua misericordia ci salvô, et levatosiun sirocco molto gagliardo,salpammo l'ancora la quale sola ci haveva guardati tutta la notte et in poche hore giungimo 8 mig. presso a Corfu.

Ma ecco in un momento salta un tempesta con borrasche tanta fosche che a pena si poteva arrivar da poppa a proda con la vista et la pioggia cascava in tanta furia che perdendo i marinari ogni governo délia nave piegammo tutte le vêla et arrizzato il timone da banda iasciamrr.o andar la nave alla merce

del mare , infin in manco di mez' hora cessa la pioggia ma il vento s'era voltato di Ponente di modo ch' al dispetto nro tornammo indietro fin ail' Isole di S1 Nicolo et affermammo sotto ciutta ruinato discosto da Parga donde ci eramo levati da 15 mig.

I marinari bestemiavano il cielo et la lor ventura, ma sia fatta la volonta dell' omnipotente Iddio il quale ci ha fin qui guidati per sua bonta et sa il tempo oportuno da condurci nel desiato porto.

[f° S 5} La sera tornô la pioggia fin ail' alba che torno il sole alli cui raggi ogniuno asciugava la roba bagnata. Dopo meriggie si levo sirocco et cosi allestata la nave ch' era tutta disconcia dalla pioggia et chiamata la gente ch'era andata per legni fecimo vêla et in un tratto passammo Capo bianco, prima punta dell' isola di Corfu, larga et stretta et non troppo montuosa.

Et dalla banda dell' Albania lasciammo le gomenizze bello golfo dove starian commodissimamente tutte le galère del mondo ma non v' è casai nessuno poî Bastia casai Turchesco. Et a buon' hora giunsimo a Corfu con la cui sola vista appagammo tutti i pericoli et travagli durati per afferarvi, imperoche non solamente nel dominio di St Marco ma forse in tutt' il mondo non si vede una fortezza simile a quella la quale serra il gran golfo Adriatico et fa ch' i S" Venitiani meritamente se ne chiamano patroni et signori. Et benche il porto sia scoperto da Levante et sirocco nondimeno le navi et galère vistanno sicuramente per la commodita che vi è d' attaccar le prevese in terra.

Questo medesimo giorno ch' era 15 di settembre 1' armata Turca se ne venne a Mariera Phalacrum promontorium 3 o mig. da Corfu. Pero i nri marinari non fidandosi troppo nelle loro Ire del gran Sr si risolsero di non partirsi da Corfu fin a tutto che fusse passata piu avanti.

Noi adunque smontammo nell' Isola et alloggiammo nel borgo in un hostaria laquale benche disagiata fosse et non anchora ristaurata dal fracasso ch' havea patito con tutto il borgo da'

Turchi l' anno passato, pur ci parve molto mag" vedendovi tavole et letti alla christiana il ch' era da strano per ilgran tempo ch' eramo usi di dormir et mangiar alla Turchesca.

Visitammo il Clariss0 proveditor Francesco Gritti dalquale fummo cortesemente ricevuti. Et havendoci proferto il suo palazzo per allogiamento et tutto ch' egli potrebbe adoperar in favor nro comincio a dimandarci particolarmente délie cose vedute in Levante etsoddisfatto molto del ragguaglio che negli davamo lodava sommamente il nro filosofico et veramente cavallaresco viaggio tal che il solo testimonio di tanto huomo ci basta assai contra le vane parolazze di questi sciocchi i quali goffamente et senza fundamento alcuno si beffano délie nre rare imprese et laudevoli fatiche et non sanno ch'ilbiscotto guasto da vermi et 1' acqua puzzolente aggrada piu alli sublimi ingegni per sodisfar alli loronobili disegni, ch' aile dilicate gole d' i Epicurei i tordi et pernici per contentezza di loro sensi et appetiti bestiali.

L'Isola di Corfu gira da 120 mig. et ha molti golfi dove i legni stanno commodissimamente, è abundantis3 di olivi et naranci ma per quanto ho veduto è poco continuata perche gli habitatori sono otiosi et veramente sponsi Pelenopes nebulones Alcinoique, perche anticamente era Corcyra regno di Alcinoo.

[jj v°] La terra di Corfu è aile pendici d' un monte triangolare bagnato naturalmente da duoi lati dal mare et dal terzo anchora per artificio d' i Sri Venitiani è separata dal restante dell' Isola di doppio fosso et di mûri et bastioni stupendiss1. Vi sta il Proveditor o Bailo dell' Isola ch' è sopra tutt' i alri capitani et provede et ordina d' ogni cosa. Vi stanno anchora tutti i soldati di S1 Marco cosi a pie com' a cavallo che sono da 18 compagnie, i mercanti et tutt' il popolo stanno nelli borghi i quali non sono cinti di murallie et sono grandi assai ma in molti luoghi rovinati da' Turchi a quali 1' anno che furon rotti a Lepanto basto 1' animo con 500 cavalli di smontar nell'

3o6 VOYAGE DU LEVANT

Isola et saccheggiar et abbrucciar detti borghi alla barba di tanta fortezza non senza gran vcrgogna di quei di dentro.

Nella terra sono buoniss6 cisterne per il bisogno et grandiss* provigione d' ogni cosa necessaria per un longhiss. assedio. Ci sono da 700 pszzi d'artilaria et fra quelli ne sono che portano fin in Albania. Et è da credere poi che gia Sultan Soleymano con tanto esercito non si puotte insignorir di questo luogho ch' hora sia del tutto inespugnabile.

La montagna o scoglio aile cui pendici è la terra di Corfu nella sua cima si divide in due punte quasi due corna Y una perô alquanto piu bassa dell' altra. Sopra queste due alte corna sono duoi castelli inaccessibili d' ogni banda imperoche il scoglio da se stesso è molto arduo et i luoghi dove per alcuna maniera si poteva salire sono per cura d' i Venitiani di tal modo o cinti di mura o rivestiti di terra o tagliati ch' è cosa stupenda da veder. In ciascheduno di questi castelli è un capitano. Ma per fuggir le occasioni di tradimento è prohibito a quello ch' è nel piu alto castello il quai guarda dalla banda di terra discender mai abbasso sotto pena capitale fin a tanto ch' il tempo ordinato dal Senato Venitiano sia fornito. Et spesso vi stanno da 7 anni continui. Dirimpetto alli castelli è un' isoletta detta d' i vido piena d' olivi tal che questo carico si da piu presto per punitione ad un gentilhuomo che per honore.

Alli 19 di Settembre il castello piu alto sparo un colpo d' artilaria et arboro una bandiera il che era segno a tutta l' isola che si scopriva 1' armata Turchesca, pero tutti i soldati et le galère ch' eran nel porto si misero in ordine ciascheduno in suo luogho, ma T armata quel giorno si fermo à Botronto 9 mig. da Corfu antic. Butrotum.

Il di seguente Assan Aga rinegato Venitiano molto favorito dal Bassa del mare et V Eming o thesoriere gênerai dell' armata con 3 alti fano et 2 altre galère senza fano vennero a Corfu et da lontano fecero la salva.

[f° j6] Le galère Venitiane ch' era 12 sotto il governo di

Marco Quirini detto il stenta le risposero con i loro canoni, et alla risposta si conobbe che le galère venitiane sono meglio fornite di canoni et hanno bombardieri piu esperti ch' i Turchi. I capitani Turchi montarono sopra la galera del detto Stenta et desinarono quel giorno a casa sua.

Smontarono assai altri Turchi in terra i quali benche senza arme fossero pero andavano sicuramente per tutto, et con non manco bravura che si in Const1' 0 altra terra Turchesca stati fossero.

Tra costoro ne fu uno il quale vedendo le calze d' un soldato con il braghetto ridendosene il domandô se li bastava 1' animo d' amazzar un Turco con quelle calze a brachetto. Il soldato risposto del si lo mena in luogho un poco appartato et ivi valorosamente combattando da pari amazzo il scioeco et embriaco Turco. Se cossi fosse di tutti quelli che tutt' il di si beffano in Stambol di poveretti Jauri certo il viaggio ne sarebbe piu sicuro et manco fastidioso. Il proveditor intesa la cosa volse far impicar il provero Christiano ma i Turchi istessi pregarono per lui et cosi hebbe sua gratia.

Questi Turchi compravano panni scarlati et carisii in gran quantita ma molti per strada d' alli soldati ne venivan spogliati tal ch' in fin sene lamentarcno al Proveditor il quai subito fece un strettiss0 bando sopra questi ladri et ne fece impiccar duoi del che i Turchi si mostrarono contentissimi.

Alli 22. l'armata Turchesca si levo da Botranto et venne a pigliar fundo a Basta forse Pelodes portus ma caminava senza ordine et tanto vicina a la banda dell' Albania ch' a pena si poteva annoverar. Pero per quanto ci disse un cavalier di Malta Franceze schiavo del Ochiali eran da 230 galère et se tornavan in Const1' senza far altra impresa per quest' anno. Solamente havevan abbrucciato presso a Galipoli un borgo detto castro, et pigliatovi alquante anime et giunse un' altra nuova peggior anchora di questa cioé che l'Ochiali haveva tagliato per forza duoi cavalieri francesi suoi schiavi chiamati

3o8 VOYAGE DU LEVANT

1' uno Semur 1' altro Bertocourt, per non renderli al Re il quale gia con moka istantia le gli haveva di mandati. Et da questo si vede in quai stima sua Maësta (sic) appresso i Turchi.

Mentre le galère turchesche eran ne porti vicini a Corfu ogni di ne venivan a Corfu rinfrescarsi. Et al paragone délie Venitiane certo parevan Mahone imperoche hanno le poppe molto piu alte et li speroni piu rilevati; sono anche raeglio dipinte et indorate. Le Venitiane perô sono meglio armate et portano piu artilaria.

Molti Christiani in questi giorni se ne fuggivano a Turchi et rinegavano la fede cattolica, ma tra li altri che correvano in fretta ail' armata il Bassa del mar ne rimando 18 in ferri al Baylo o ch' egli si temesse da qualche tradimento o veramente per dar da intendere ch' egli non tiene conto di cosi vili poltroni. Il Baylo li fece tutti attaccar ad un banco di galera accioche col tempo si possino pentire da cosi scelerato et abominevole proposito.

[j6 v°] Nell' isola di Corfu è una fontana detta Cardaseth la cui acqua si vende in Corfu perche c' è carestia di buoni pozzi et non hanno altra fontana di questa laquai gitta duoigrossiss' canali d' acqua buoniss".

Alli 25. di Settembre ci levammo da Corfû in conserva d' un' altra navetta franceze in calmo grandiss0 quel giorno ci fecimo rimorchiar solamente fin a Porto Potranto alla bocca del canale di Corfu con la costa dell' Albania dove l'armata Turchesca haveva afferrato alli 19 et se ne parti alli 22 ma prima ch' arrivarvi viddimo una torricella sul lito Albanese discosta da Corfu da 7 mig. ch' è stata fatta in memoria d' una pala di canone che fu tratta dal castello di Corfu nel tempo ch' era assediato da Soleymano, et porto fin al luogho dove hora è la torre. Appresso il Casai di Botranto è una belliss* peschiera nella quai si piglia una quantita stupenda di pesci delicatiss1 che si portano in Corfu perche la carestia di carne vi è grande.

Alli 26 ci levammo con un Levante assai prospero, passammo

un canal stretto poco manco di quello d' i Dardanelli nel mezo del quale è un scoglietto pericoloso per le navi che navigano di notte, venimo a Casopo, portus Cassiope picciol casale tutto rovinato da' serpenti per quelche dicono, vi è una Madonach' i nostri marinari salutarono con una devota oratione et tre pale di canoni. Viddimo poi dalla banda dell' Epiro un castello sopra una montagna molto arida chiamato Sopoto il quale nel tempo délia guerra era stato occupato da' Turchi et nell' accordo délia pace hanno promesso di restituirlo a Venitiani.

Montammo capo Sydaro ch' è 1' ultima punta dell' Isola di Corfu discosta dalla citta laquai è in mezzo di essa Isola da 30 mig. sopra questo capo sono le Isole di fano Mariera et Samothrace tutte déserte, ma intorno a Cimera ch' è ne monti Acroceraunij il vento cesso di modo che non viddi mai stagno cosi tranquillo corn' allhora era il mare che tanto cheto nelsuo letto si giaceva che pareva piu presto olio ch' acqua et stettimo in quellabonaccia con un caldo incredibile tutt' il 27 et 28tornando piu presto indietro che caminando inanzi, la notte poi del 26 si levô un Greco col quale passammo una strada bianca ch' appare ne monti Epirotici la quai forse sarebbe la via Egnatia posta da gli antichi nella Macedonia o Emathia che comprende tutto l' Epiro. Eramo gia sopra il capo Glotta o délia lingua quando a 1' alba scorse un Mestrale tanto rabbioso che ci porto indietro poco manco di 80 mig. fin a Mariera la quai disgratiaè délie piu segnalate che ci siano intravenutein tutt' il viaggio. Et non posso ricordarmi quale et quanto fosse il nro cordoglio ricevendo dopo tante bonaccie tal scorno dal vento chio non mi senta occupar tutti i sensi da un estremo affanno et dolore.

Et pero me ne passo alla seguente mattina, la quale per gra bonta divina quanto il giorno précédente n' era stato contrario tanto ne fu ella benigna et favorevole.

Et ail' alba salpammo le ancore con un levante tanto gagliardo ch' in poche hore tornammo al capo délia lingua et indi

3io VOYAGE DU LEVANT

a Saseno Isola nella bocca del golfo délia Vallona detta antic. Aulon. Quindiseguendo la nra prospéra fortuna, ci allargammo [f° jj] in mar di modo che non si vedeva piu terra da nessuna banda se non che si scopriva un pochetto la Puglia la quale pero apenasi poteva discernere per esser piana et senza monti.

Il vento ci servi di modo ch' alli duoi di Ottobre ci apparvero le montagne di Ragusi. Et quella sera si rinfresco talmente il sirocco ch' havessimo giurato d' esser il giorno seguente a Parenzo caminando a 14 o 15 mig. per hora.

Ma a meza notte quel spaventevole sirocco salta in un momente in Maestro, il piu crudele che sia stato di tutto 1' anno dal quale fummo costretti con rammarico grandiss0 di voltar la poppa dove prima tenevamo la prora. Il mar in contrario non potendo in cosi brève istante lasciar il suo primo corso veniva da sirocco contra la travagliata prora con tanto impeto ch' a sentir il romore délie percosse pareva che la nave desse contra un scoglio.

La nave sbalzata dalla furia dell' onde si drizzava hora su la poppa et hora su la proda si che una galiotta sarebbe passata tra la canna et 1' acqua. La notte era oscura il nocchiero correndo in qua et in la al bisogno cascava da ogni passo.

AU' hora ci ritirammo nella nra caméra non per desiderio di dormire in cosi dubbiosa fortuna ma per non dar impaccio alli servigi délia nave et consolandocil' un l' altro pregar la Maésta divina ch' usasse ch' usasse (sic) in tanto pertcolo sua usata misericordia verso di noi. Et quantunque quella caméra fosse molto alta il mar pero sbalzandosi entrava nelle finestre di quella et ci spruzzava d' una spuma tanto terribile chio non. possa credere che di quella o simile fosse nata Venere. Non era cosa sopra coperta che non cascasse sotto sopra. Onde 1' oscurita délia notte et i gridi d' i marinari giunti al fremito dell' onde tanto gonfie et al strepito ch' ogni picciol cosa faceva cadendo, ne fece credere ch' il pericolo fosse anchora maggiore di quel ch' era.

In fin la surgente Aurora sgombrô quellagran paûra insieme con le fosche ombre délia notte benche restasse sempre il doloredi tornar indietro, pero ch'il Maestro duro tutt'il giorno ch'era 3 d' Ottobre et non trovando porto piu vicino andammo piu di 120 mig indietro tanto ch' afferrammo dietro dell' Isola di Curzola Corcyra negra o [/.eXava detta dalla quai pero per il sospetto del morbo non potrammo havere rinfrescamento alcuno fin ail1 acqua talmente che bevemmo di quella di Const1' che s'è conservata 4 mesi intieri nelle botte.

Il porto dove afferamo era sicurissimo onde credendo il piloto ch' i Mestrali in quella staggione non durarebbono troppo gittammo solamente un' ancora per esser piu lesti quando verrebbe il vento in favor nro. Ma il terzo di che vi stettimo ch'era 6 d' Ottobre verso la sera venne una groppada da tramontana tanto a l'improviso che prima ch'alcuno se n'accorgesse ci levo 1' ancora et portava la nave [pj v°] contra ad uno scoglio molto vicino dove toccando senza dubbio si sarrebbe fracassata.

Il nocchiero tardi avedutosi del présente periculo venne in tanta paura et disperatione ch' a pena poteva egli attendere a rimediarvi. I mercanti impauriti da cosi sinistro caso pensando che le lor robbe eran gia sommerse con prieghi tremanti et la smorta faccia dismostravan assai quanto la presentia di cosi dura morte le spavantasse. Et mentre il nocchiero et tutta la sciurma bestemmia et maledice la sua fortuna : la nave spinta dal fiero et crudele Borea avicinosse di modo dal scoglio che dalla poppa si poteva facilmente saltare in terra onde per solo miracolo d' Iddio fuor d' ogni giudicio marinaresco trovammo fondo in quel luogho.

In quel estremo punto che non pensavamo piu d'altro che di salvarsi la vita si gittô giu dalla proda un' ancora la quai in buon' hora fermo la nave che per poco piu che si tardava se n1 andava in mille pezzi et le persone havessero havuto da far assai a salvarsi a nuoto o nella barca laquale i marinari havevan gia apparechiata per fuggirsi con essa.

3i2 VOYAGE DU LEVANT

Scampata adunque la morte per mezo dell' ancora ripigliammo Animo poi con le gumene ci ritirammo in piu alto fondo et stettimo fin a meza notte in armeggiar la nave poi ringratiando Iddio del felice successo délie nre fatiche n' andammo a riposar fin a 1' alba.

Seppimo di poi come la sola negligentia d' i nri patroni et nocchieri a tanto rischio ci havea condotti i quali in 3 di ch' erano stati in quel porto sopra un piede solo non havevano mai visitato l' ancora inde girando la nave hora in qua et hora in la verso il vento la gumena sera impacciata con 1' ancora di maniera che la borrasca la levo facilmente, et la nave sciolta se ri andava alla merce del vento dalla cui rabbia certo la sola bonta dell' Onnipotente et non alcuna industria di questi Marrani marinari Marsiliesi ci ha ritratti.

Alli 10. d'Ottobre a l'alba fummo rimorchiati nel canale di Curzola stretto di poco piu d'un miglio et longo da 10. molto profundo et sicuro per le navi, la terra è in capo dell' Isola et pare piu bella assai di fuora via che dentro, vi si stanno barche egli è da duoi anni che le sole donne Curzolane senza i mariti ch'eran fuora dell' Isola diffeserola terra valorosamente contra i Turchivestendosi da huomini accioche paresse a Turchi che la terra fosse piena di soldati et non pensando di poter la ispugnar facilmente se n' andassero de longo come accadde ail' hora 1' Isola è stérile affatto ma dalla banda di Sabioncello anticamente Oncum promontorium qualè di Raguse si vede unacintura di vigne buonissirne intorno ail' arido monte. Il che dimostra la gran vigilanza di questi Schiavoni nel procurarsi le cose necessarie al dispetto délia natura.

Dopo mezo giorno con un ventesin in poppa molto leggiere aiutati dalla corrente \f° j8] passammo capo Cumeno et la bocca del fiume Narenta. Et costeggiando l'Isola di Lésina laquai credo che prima fosse detta faros o faria non troppo alta ma lunga et in molti luoghi stérile dettimo fondo quella sera a Torcula o Torta isoletta dishabitata in buono et sicuro porto. Et

avicinandosi l'alba ci levammo alli raggi délia Luna et alla prim' horadelcrepusculo fummoal borgo di Lésina posto al pie del monte sopra del quale è un castello forte et grande assai guardato da un gentilhuomo Venitiano. Ivini di quest' Isola s' annoverano fra i perfetti di tutta quella costa.

Indi scorrendo con un Levante in poppa passammo a man manca le Isole di Lissa, S1 Andréa et Melicello lasciando a la destra la Braza, Stolta, Drevenice. Et 3. hore dopo mezo giorno eramo sul capo Sesto dove il nro veneto piloto avea dhesignato di fermarsi quella sera ma vedendo il tempo in favor nro et temendo di perderlo senza poter lo poi ricoverar si resolse col patrone di navigar tutta notte, essendo la luna piena et il cielo chiaro senza nuvoli o altro indicio di borrasche.

Et non parendogli troppo sicuro di pigliar la volta per mezo dell' Isole et di scogli che sono verso terra ferma tornammo nel alto mare. Et ne fu il tempo' tanto favorevole ch' a 1' alba ci ritrovammo a S . Pietro Isola non troppo grande ma bel porto.

Quivi il vento che tutta notte era stato Levante o Greco Levante cangiossi in Greco col quale pero aiutandoci venimo sopra l' isola di Sansego dove il mar correva da Mestrali che vi havevano regnato tutta notte tal che combattuti dal vento et dal marestettimo tutto quel giorno ch' era 12. di Ottobre sulle volte senza avanzar nulla et tornando un poco indietro pigliammo fondo nell' Isola di Ossero.

La mattina seguente avertiti da una galera Venitiana ch' il tempo era buono di fuora isammo le antenne, et caminammo di lungo Ossero stérile ma coltivato in molti luoghi et passato Sansego dalla manca lasciammo a banda destra Nia ch' è di moite Isole tutte comprese sotto quel nome che si dice esser il primo capo di Schiavonia.

Indientrati nel pericoloso et fanatico Quarnero arrivammo alli promontori senza disturbo alcuno et indi volendo venir a Parenzo il vento saltô in Tramontana onde havendo gia passato

3i4 VOYAGE DU LEVANT

il porto Silacrio et molti altri vicini alli promontori che si conoscono dalle mongioie dirizzate sopra ciaschedun porto in beneficio d' i marinari, et non potendo montar nel porto di Pola il quale perô ci videvamo appresso gitammo un' ancora dirimpetto a Pola dalla quale perô eramo tanto discosti che le nre Prevese eran troppo cuorte per arrivarvi.

Pola è citta molto antica posta presso al lito sopra una collina alquanto rilevata, vi è un porto sicuriss°per navi et galère, et un' arena la quale il vulgo dice essere il palazzo d'Orlando. Il paëse intorno Pola è buono assai ma l' aère vi è tanto cattivo ch' al tempo dell' estate tutt' i cittadini abandonano le case et non tornano fin al verno. in una porta et nel domo di Pola si vedono ancora alcuni vestigi di antichita.

[j8 v°] La Tramontana durô tutta notte molto furiosa, onde stando solamente sopra d'una ancora et pigliando piu di a[o] braccia di fundi in un luogho da tutte le bande a tutt' i venti scoperto era gran pericolo che rumpend[a] la gumena per i gran sbalzi che faceva la nave non andassimo in malhora, pero i marinari stettero [a] l'erta tutta notte accioche occorrendo il bisogno in un momento isassero il trinchetto.

La mattina a buon' hora ch'era 14 di Ottobre (nel quale gia un' anno eramo partiti da Venetia con speranza di tornar in 405 mezi al piu) volendo retirarci nel porto di Pola cominciammo a volger l'arg[ano] per salpar l'ancora ma il vento fu tanto terribile che gitto quasi la nave sotto sopra di modo che l'antenna Maestra ando piu d'un braccio sotto l'acqua del che il pilotto sbigottito et piu sicuro délia morte che dubbioso délia vita fece voto a Mad* di Loretto d'un capo di gomena. Et subito che la nave fu dirizzata vedendo ch' in tal rabbia del vento si romperia piu presto la gumena che non si salparebbe l'ancora, lasciandola a la merce del mar corruciato scampammo ad un porto ch'è fra fasana canal distria et il' borgo d'i Brioni dimandato campagne di Pola dalla quale perô è lontano da 3. mig. cessato poi il vento i marinari andarono con la barca a

levar l'ancora la quale trovarono facilmente havendovi lasciatoil segnale.

Il paese intorno a Pola è assai fruttifero et dilettevole per la gran copia d'i olivi et altri fronzuti alberi i quali per quelle campagne spessissimi si vedono ma il color livido et pallido d'i habitanti è segno manifesto délia cattivita dell'aria et dell'acque, imperoche mancando loro le fontane usano dall'acqua del Cielo la quale essi conservano in piscine mal fatte dove ella si corrompe prestiss0.

Alli 16 vedendo che la nave era per restar anchora parecchi di in quelle campagne di Pola et non potendo piu sofferire l'estremo desiderio di reveder i cari amici che già un'anno in Venetia ci aspettavano, pigliammo una brassara laquale in 2 hore ci porto con tute le nre robbe a Rovigno 15 m. antic. Aurupinum posta sopra un colle ornato di molti olivi et tutto entorno bagnato dal mare, pero d'una banda giunto con un ponte al continente.

La sera poi pigliammo una barca a posta la quale volando con un graeco levante in poppa ci porto la seguente mattina nelle paludi Venitiane le quali benche serrate non sieno di fossi o di murallie, pero ci fermarono il passo a l'ufficio délia sanità, secondo l'usanza di quella serenissima Repub. dove in pochisse hore fummo visitati da molti nri carimi consanguinei et amici li quali vedendo sani et allegri del nro felice benche pigro ritorno tutti i miei sensi si sgomentanod'infinita gioia et contentezza d'animo.

Il di seguente 18 di Ottobre non^ostante la grandissa istantia fatta dall' Illmo Sr Imbasciator per nra prattica fummo mandati al Lazaretto aspettando il patrone o scrivano délia nra nave che desse fede délia sanitadi tutta la sua gente.

Alli 20 di Ottobre hebbimo libéra pratica et accompagnati dalla carma brigata tornammo all'inclyta Venetia et visitammo rillmoImb. Monsr du Ferrier dal quale per sua cortesia humanissimamente fummo ricevuti et quella sera con molti giorni seguenti stettimo in convitti et feste.

Hora prego la maesta deH1Eterno Iddio la cui paterna Clementia da tanti pericoli manifesti cosi di terra corne di mare m'ha conservato che lodando ogni giorno délia mia vira il suo nome non sia mai ingrato di cosi segnalati benefici, ma aspiri sempre et volga la mia proda a quel céleste porto nelquale egli a preparato a tutti i suoi eletti un perpetuo et sicuriss°riposo.

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