LE ORIGINI DELLA SEPARAZIONE IN FRANCIA
« La reazione non ba anima altrove che nel clericalismo » fu detto nel Congresso del libero pensiero del 1902. La frase, benchè isolente e per alcuni lati ingiusta, contîene
senza dubbio una gran parte di vero. Lo dimostrano perle cose francesi questi due libri scritti da due ferventi cattolici : un laico, Léon Chaîne, uno dei capi di quella che si puô chiamare la scuola di Lione e che ora ha la sua espressione più autorevole nella rivista settimanale Demain; e un prête, Pietro Dabry, molto noto nel campo giornalistico e democratico francese. Ambedue sono uomini d'azione e presero parte attiva ai maggiori avvenimenti politico-religiosi délia loro patria. Onde dériva loro un grande calore di espressione e una mirabile chiarezza d^ vedute nel gettar il loro sguardb retrospettivo suggli ultimi anni e studiare le lezioni délia storia.
Léon Chaine, il cui volume non è più recentissimo, prendre le mosse da quella campagna di menzogne sfrontate, d'insinuazioni perfide, di false notizie, che si condusse contro il povero martire giudeo Alfredo Dreyfus Da convinto dreyfusard egli si lagna, con parole di sangue, che quasi tutti i flgli di quella Chiesa la quale nel venerdi santo al momento di adorar la croce prega per i Giudei, si sian lasciati accecare nel terribile « affaire » dal livore antisemiticoeabbianomandatoilgridoselvaggio« Abbasso i Giudei ! d . Il dogma délia colpevolezza di Dreyfus s'impose cosi estesamente e cosi accanitamente ai clericali, chei partigianidiDreyfusnonsoloneeranoconsideraticomplici, ma anzi chiunque pur senza pronunciarsi suUa colpevolezza o innocenza reclamava la rescissione del processo e la sua pubblicità era stipendiato — nell opinione loro — da un sindacato di tradimento. Solo il a Comitato cattolico per la difesa del diritto », fondato da Paul VioUet delFIstituto, ebbe il coraggio di opporsi risolutamente alla campagna infâme nella quale si voleva a ogni costo coinvolgere la religione : e diede man festa prova che, anche in mezzo al fervore délie passioni e al conseguente oscuramento de la ragione, non era venuta meno la serenit à del giudizio critico inalcuni pochi cattolici, tra i quali fortunatamente
si natavano non solo laici ma e preti e qualche religioso. L'A. p i estendel'argomento e passa in rassegna, fustigando con santo sdegno, vari allri atteggiamenti pratici e disposizioni di spirito dei clericali : il militarismo, lo chauvinisme nazionalista, l'opposizione sistematica alla repubblica e le pretese politiche dei realisti contro i quali sestiene che la storia dei reè il martirologio dei popoli,la cecità antidemocratica e persino certe devozioni che fanno dei cristianesimo una religione di do ut des. Ma cîô che più arma la sua ira, fatta di amore al vero e al giusto, è la diffiden a intellettuale, la timidità meticolosa di ogni progresso nel campo délia liberté e délia scienza, che caratteriz ano molli cattolici famelici di autorità e sltibondi d'obbedienza. Di costoro è la colpa se furon elevati degli ostacoli tra la fede e la scienza, scavati dei fossi profondi ira le credenze religiose et il progresso sociale, sesul nome cattolico venne formandosi la triste leggenda di oscurantismo intelletuale e civile. L'A. perô non è unilatérale : chè, mentre ai correligionari fa una spietata re uisitoria dei vecchi metodi délie vecchie concezioni, non lascia d'altra parte di stigmatizzare con veemenza le leggi di odio settario contro la Chiesa, Tattaccamento alla qualegli strappa pagine vibranti in difesa dei cattolicismo. Insomma il suc è un libro di critica senza misericordia, ma leale e vera, critica che logicamente si rapporta a quello spirito savonaroliano che informa Tattività di un certo numéro, che va ognora crescendo, di cattolici illumin ti di varie nazioni.
PietroDabry, invece, studia piuttosto, come appare dal titolo stesso dei suo libro, il lato politico délie intricate questioni che agitano la coscienza cattolica francese : e sotto questo aspetto ci présenta un esatto quadro storico dei cattolicismo in Prancia daU'anno dei famoso toast dei Gard. Lavigerie (1890) ftno al i903. I venti anni che precedettero quel gran e avvenimento furon caratterizzati da
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continue disfatte, dalle quali i cattolici non ebbero Tavvedutezza di trarre profitto corne da lezioni che loro porgeva la storia quotidiana délia vita pubblica. Questi non compresero che la forma repubblicana era ormai unaconquista legata aU'istinto e alTamore del popolo francese, e che del popolo impunemente si attraversa la volonté. Sostennero prima le rivendicazioni politiche dei discendenti délie famiglie principesche, poi, scomparsi questi, li sostituirono con un feticcio, Tidea cioè vaga e imprecisa d'un dittatore e délia monarchia. Onde Raoul Duval qualificava questa la politica del feticismo. Ma il peggio si era che taie politica, la quale per partito preso si opponeva alla repubblica — chiamata in tono sprezzante la gueuse — come quella ch'era contraria alTidea del diritto divino, si ammantava di motivi religiosi : la difesa del cattolicismo. Viene Tanno 1890 e col toast di Algeri Leone XIII fa la liquidazione àeWancien régime iniziando quel ralliement che sarebbe stato Taurora délia vera repubblica, il principio d'una nuova èra di féconda emulazione fra tutti i francesi. Fu egli seguito? I veri cattolici, che de la religione si servono non di sgabello ai fini di un partito, accolsero con entusiasmo operoso, sans arrière pensée^ Tinvito del gran pontefice. Basta leggere a tal riguardo i numerosi articol i apparsi sui giornali meglio intonati del tempo e dare un'occhiata anche superficiale all'azione pratiqua che subito generarono i propositi di quei volonterosi. Ma i realisti la cui fondazione richiama il nome delFabate Carlo Maignen, il quale allora celebrô la messa per implorare le benedizioni del cielo s pra cotesto giornale che si proponeva di resistere aile istruzioni pontificie, di neutralizzarne o, comunque, impedirne il benefico effeto e di desolare la Chiesa di Francia — non entrarono nell'edificio repubblicano, ma preferirono restare alla porta e farvi fracasso. Sembrava ch'essi dicessero : « perisca tutto piuttosto che il nostro partito ». E ancora quando la paroladi Leone XIII
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lanciô i cattolici sulle vie luminose délia democrazia e fece rifîorire una rigogliosa messe di studi ed istituzioni sociali, quegli eterni rintracciat ri d'una Dulcinea evanescente fra le ombre dcl passato furon pronti con le solite armi, affilate nelle ténèbre delTipocrisia e délia calunnia, a mettere tutto in giuoco per scompaginare le ener ie cattoliche nelTatto stesso che si componevano in ass ciazioni nazionali. Ne loro mancarono alleati nelle file del clero : poichè i Délassas e i Maignen, nomi ben noti nella storia delle menzogne giornalistiche e delle aberrazioni dello spirito reazionario, non risparmiarono improperi contro q\\ abbés démocrates^ colpevoli di aver destato una coscienza più intensamente evangelica in mezzo al clero. Intanto la tattica d'opposizione a ogni movimento che avesse, sia pure lontanamente, un addentellato al ralliement ottenneil suo scopo : la divisione degli animi e la confusione dei vitali interessi religiosi e politici. Lo scacco subito dale forze cattoliche nelle elezioni generali del 1898 e nelle altre che seguirono dimostrô la impopolarità sempre crescente del cattolicismo cui i settari facevano, con loro utilità, tutt'uno col clericalismo infeudato ai vecchi partiti. Impopolarità che scopoiô in quelle misure draconiane che tutti conoscono e di cui non è lecito ancora veder Tepilogo : la soppressione delle congregazioni, la legge contro Tinsegnamento cristiano, la denuncia del concordato, la legge di separazione.
Sono amare constatazioni quelle contenute nei due libri or ora scorsi. Ma dinanzi ai mali presenti che travagliano la Francia, val la pena di ricercarne spassionatamente le cause e proporre ai cattollici un serio esame di coscienza, ben più vantaggioso di tutti gli épicedii che altri volesse intonare sulle rovine di un passato che scompare.
Angelo Gambaro.
Le Matin (Anvers), 7 décembre 1906.